Oltre le leggende sui vaccini: nuove ipotesi sulle cause dell’autismo
questo articolo non è nuovo, ma lo riproponiamo…
di Francesco Spinazzola | 20 settembre 2012
Il fenomeno autismo appare in crescita in Occidente, dove probabilmente l’attenzione clinica ed epidemiologica a questo fenomeno è molto più alta che in altri regioni del mondo e soprattutto ladevastazione ambientale è più antica. Si calcola infatti che nei soli Stati Uniti, dove i casi vengono riferiti in costante aumento, è colpito da autismo più di un individuo su 150. In Inghilterra la prevalenza è stimata nell’ordine dell’1%.
Probabilmente tale disturbo in Italia è sottostimato, ma non c’è motivo di ritenere che non abbia la stessa prevalenza rispetto agli altri Paesi occidentali. L’autismo è un importante, talora grave disturbo, dell’attività cerebrale, che può interessare tutte le età della vita, caratterizzato da marcata diminuzione dell’integrazione sociale e della comunicazione, le cui cause non sono state ancora chiarite. Sta comunque prendendo piede l’ipotesi genetica, o per meglio dire epigenetica.
Sembra infatti che numerosi fattori ambientali di varia origine e tipo: malattie infettive causate da CMV, HIV etc.; sostanze inquinanti o tossiche, ad esempio pesticidi organo fosforici o organo clorurati; anche metalli pesanti (ma in quantità e secondo modalità di accumulo ben diverse da quelle presenti nei vaccini), come lo stesso mercurio e il piombo essenzialmente (non alluminio comunque); alcune malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il morbo celiaco, agiscano stimolando il sistema delle citochine nel grembo materno, interagendo con il piccolo in formazione, modificando l’informazione genetica originale e potendo provocare dei danni sottili, non facilmente evidenziabili nel sistema nervoso centrale del nascituro. Pare che vi sia un’associazione anche con il sierotipo HLADR4. Tali danni si manifesterebbero nel prosieguo dell’esistenza sotto forma di alterazioni più o meno permanenti del comportamento, quello che chiamiamo autismo ed inoltre agiscano anche nell’alterazione di alcuni meccanismi dell’immunoregolazione [Goines PE, Ashwood P, Cytokine dysregulation in autism spectrum disorders (ASD): possible role of the environment Neurotoxicol teratol (2012)].
Quindi al giorno d’oggi l’ipotesi che l’autismo possa derivare da pratiche vaccinali potenzialmente tossiche per il sistema nervoso centrale non viene più presa in considerazione. Per quanto riguarda lo studio del Dr. Wakefield, il collega Di Grazia ne ha ampiamente ed esaurientemente trattato nel suo blog. Le società farmaceutiche non sono certamente delle associazioni di beneficenza. Agiscono secondo il principio del massimo profitto. Sono sicuramente responsabili di scelte politiche di sfruttamento e di dominio, le cui conseguenze si ripercuotono specie sui Paesi in via di sviluppo. Il caso del prezzo dei farmaci antiretrovirali è emblematico al proposito.
Ma i vaccini prodotti non sono responsabili dell’autismo, così come probabilmente non lo sono di altre patologie attribuite a torto. Mentre, ed è sciocco negarlo, hanno liberato l’umanità da numerosi flagelli. Gli effetti tossici e collaterali sono ben noti, però rarissimi, ma ci sono, come del resto nel caso di tutti i farmaci, purtroppo.
Aggiungerei che le critiche radicali, mosse nei confronti dei vaccini, come nei riguardi di altri argomenti medico-scientifici per poter risultare efficaci, devono essere circostanziate, documentate e devono tener conto del contesto scientifico e culturale presente. Altrimenti la contestazione priva di serietà rischia di limitarsi a confondere il dibattito e a renderlo sterile.
L’ipotesi epigenetica, presa in considerazione nella patogenesi dell’autismo, ma che è applicabile per tante altre patologie, ha un valore di rottura con acquisizioni scientifiche precedenti ed è ancora soggetta ad un certo ostracismo in determinati ambienti scientifici, specie per quanto riguarda la relazione con la teoria basata sulla selezione naturale classica. Nel caso in oggetto, come in tanti altri, la forza dirompente di idee nuove, però fondate su osservazioni ed interpretazioni che hanno una seria ed obbiettiva validità scientifica, va ben al di là della sciatta ripetizione di stereotipi contestativi, privi dei più elementari requisiti di attendibilità. Può darsi che le società farmaceutiche ci guadagnino pure mediante la vendita dei vaccini. Ma avete mai confrontato il fatturato di tanti farmaci costosi e in alcuni casi a bassa efficacia e alta tossicità con quello dei vaccini?
‘O Patatern’
TITOLO: ‘O PATATERN’, ovvero la figura onnipotente del consulente ABA
Riporto da un altro post (quello immediatamente precedente) il commento di Marcella, che è bene mettere in evidenza per permettere a tutti di commentare quello che dice e come lo dice. Io da parte mia dico solo che “fare il consulente ABA per il proprio figlio” è un errore. E’ il solito errore secondo il quale pensi solo a tuo figlio, pensando che sia possibile cambiare lui, fottendotene di tutto il resto: il concetto che io vorrei ribadire è che questo non è possibile: possiamo cambiare i nostri figli con autismo solo se cambiamo il mondo intorno a loro e non accettiamo pedissequamente “impostazioni imposte” dall’alto. E’ chiaro il concetto? Se non è chiaro… è giunto il momento di chiarirlo… e appena la vita mi lascia degli spazi di pensiero lucido, lo chiarirò. (G.P.)
Anche io ora voglio dire la mia (e sono sicura che me ne pentirò…) perchè sono stufa di sentire le provocazioni di Gianni che passano sopra le teste di tanti genitori che vivono situazioni di famiglia ben diverse dalle sue.
Io lavoro, e sono un pendolare, il che vuol dire che oltre alle ore di lavoro ne aggiungo 3 di viaggio. E sono una che puo’ permettersi di usufruire in pieno dei permessi di legge e altro, cosa che non e’ per tutti cosi’ facile.
Sono perfettamente d’accordo con lui quando dice che i genitori devono avere parte attiva nella riabilitazione-educazione dei propri figli autistici, e la loro formazione sarebbe basilare. Da questo a diventare essi stessi responsabili di tutto il trattamento ce ne passa. Per qualcuno puo’ essere fattibile, sicuramente per Gianni direi, dal suo entusiasmo. Ma non per tutti. Volenti o nolenti quello dell’esperto di psicologia comportamentale al servizio dei bimbi autistici è un mestiere, e così come non penso di potermi rifare l’impianto elettrico di casa pur avendo delle nozioni di base di elettronica e elettrotecnica…non penso di potermi sostituire a chi nella vita si dedica solo alla educazione di autistici. Non basta studiare tre regole di base per guidare un percorso efficace per il proprio figlio. Si puo’ aiutare e coadiuvare chi se ne occupa, non si puo’ fare a meno di noi, ma noi in molti casi (sicuramente non quello di Gianni) non possiamo fare a meno degli ‘esperti’. Si puo’ eventualmente discutere su chi sia o cosa sia un esperto. Ma se fai bene l’insegnante di sostegno non e’ detto che perche’ hai fatto un master farai bene anche il ‘consulente’ aba per tuo figlio.
Lasciando a parte il problema esperienza e preparazione, mi pare poi si sottovaluti in pieno il problema tempo. Molti genitori lavorano, e lavorano un bel po’ di ore. Faranno aba la notte con i propri figli? E molti genitori (questo anche Gianni, ma come fai?) hanno altri figli, e a loro e’ fondamentale riservare un po’ del nostro tempo migliore visto che la loro vita e’ pesantemente influenzata dalla patologia del fratello o sorella autistici.
Quindi non facciamola tanto facile. Non escludo che persone di talento e con delle condizioni al contorno opportune possano guidare il trattamento rieducativo dei propri figli, ma non vale per tutti e non va venduta cosi’.
E già che ci sono mi tolgo un altro sassolino. Gianni magnifica sempre il trattamento in un centro contro l’aba home based. Per me ha un sacco di contro indicazioni. Ne cito una sopra le altre. Aba in un centro significa pagare gli operatori che vi lavorano a contratto. Succede allora che io che ho la fortuna di andare in vacanza a luglio mi debba pagare questo mese di terapia (anche se non ne usufruisco) per non perdere il posto guadagnato nel centro. Al contempo ad agosto quando io sarei disponibile a fare un po’ di terapie mi ritrovo col centro chiuso. E’ solo un esempio. Per dire solo che ci sono i pro e i contro in ogni situazione. O no?
MARCELLA
ABA E AUTISMO: PENSARE IN MANIERA DIVERGENTE
Mi sento spesso dire “io non posso permettermi ABA e ABA è un trattamento per ricchi”.
Ma mettiamoci d’accordo: cosa è ABA?
ABA è la branca di scienza applicata del comportamentismo, che utilizza strategie derivate dai principi di base del comportamento per apportare cambiamenti socialmente significativi.
Insomma: ABA non è una terapia per l’autismo dove il consulente prende 50 euro l’ora e impartisce istruzioni a tavolino per guarire i bambini per 40 ore a settimana.
E’ insegnamento!!! E’ scienza dell’educazione!!!
I genitori sono i più grandi educatori dei loro figli: con una guida qualificata possono trovare delle strategie adatte per “permettersi ABA”.
Per farlo, bisogna rifiutare i luoghi comuni e pensare in maniera divergente. Creare.
E come? Avendo idee e mettendole in pratica.
Non possiamo permetterci dei professionisti superpagati? Ebbene, guidati da una persona formata possiamo creare degli esempi di ABA NON TM (trademark), ABA-DISCOUNT, ABA RYAN AIR (RYAN-ABA) in grado di funzionare meglio dei modelli “carboniani” del consulentepadreternohomebased.
Cominciamo a pensare in maniera divergente e usiamo questo blogsito per esprimerci. Diciamo come possiamo fare a cambiare il mondo.
Ricordatevi che la maniera migliore per agire sui vostri figli è cambiare il mondo intorno a loro: se vi chiudete nella vostra casa e pensate di poterli cambiare impilandoli in un angolo dietro un tavolino, state freschi!
PROCOPIO CANNOLETTA DE ROBERTIS (redattore 30.000.000.000.001 di Autismoincazziamoci)
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