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PER UNA RIORGANIZZAZIONE ETICA DELLA SCUOLA INCLUSIVA

Posted by Autismo Incazziamoci on April 30th, 2009

I problemi sono sempre gli stessi: le UONPIA sono incapaci di riconoscere l’autismo; quando sono capaci, non sono in grado di impostare nessun tipo di trattamento; quando sono in grado di impostare un trattamento, si limitano a un’ora di psicomotricità e a un’ora di logopedia.
Sia gli psicomotricisti che i logopedisti delle UONPIA non sono preparati per l’autismo. I logopedisti arrivano a dire, ai genitori dei bambini che non parlano, cose del tipo <<Non è autistico, perché gli autistici hanno lo sguardo privo di desiderio>>. Gli psicomotricisti si limitano ai soliti giochi-acquafresca buoni per tutte le patologie.

Come va a finire? Va a finire che i genitori lasciano le UONPIA (almeno quelli culturalmente più preparati e più aggiornati dei Neuropsichiatri – e ci vuole poco) e si rivolgono a strutture private.
Nelle strutture private si trovano – di solito – neuropsichiatri più giovani e quindi meno fossilizzati e pachidermici: magari non ferratissimi sull’autismo in particolare ma in grado di capire (per esempio) che un bambino autistico non è solo quello chiuso in sè stesso e chiuso al mondo esterno, che non è vero che il bambino autistico non ride, ha lo sguardo privo di desiderio e amenità di questo genere.
Ad ogni modo, nei centri privati il “trattamento” è – di norma – sempre lo stesso: psicomotricità e logopedia. Magari si tratta di psicomotricisti e logopedisti più in gamba, più motivati (perché privati) ma sempre inadatti per l’autismo.

Quando i genitori finalmente approdano a una realtà che funziona (un centro terapeutico privato non convenzionato, l’ABA etc.) sono costretti a sborsare un sacco di soldi. E si finisce che possono permetterselo solo i ricchi.

Noi non lo sappiamo, perché fanno di tutto per tenercelo nascosto, ma la soluzione per uscire da questo stato di cose c’è: la soluzione è la scuola.

La scuola deve formarsi. Deve essere in grado di diventare un vero centro terapeutico per i nostri ragazzi. Quando dico “terapia”, intendo terapia educativa: l’educazione è il compito della scuola, e tale compito deve essere rispettato anche nella scuola inclusiva, come veniva rispettato nelle scuole speciali italiane (quando esistevano) e come viene rispettato – per esempio – nelle scuole speciali statunitensi.

Per l’autismo, devono essere create delle scuole-polo nelle quali tutto il personale sia specificamente formato. Scuole nelle quali siano indirizzati tutti gli insegnanti di sostegno di ruolo esperti di autismo.
Deve essere formato intorno alla scuola – inoltre – un corollario di figure (esperte in autismo) – cooperative sociali etc. etc. – in grado di seguire gli alunni insieme agli insegnanti di sostegno, come educatori comunali.
Inoltre (è fondamentale) la scuola stessa deve essere in grado di gestire la presa in carico del soggetto autistico, il progetto del suo percorso e il suo trattamento intensivo.

Facendo 5 ore di trattamento ogni giorno, esclusivamente a scuola, un bambino si troverebbe a ricevere 25 ore di trattamento settimanali, alla quali potrebbero essere aggiunte altre ore domiciliari (pagate magari dai comuni attraverso la legge 162).

La scuola dovrebbe essere indipendente in questo, non deve avvalersi di consulenti esterni come gli attuali BCAB BCABA AMBARABA’ CICCI’ COCO’. Deve formare essa stessa dei consulenti, delle persone in grado di gestire le attività.

Alcune scuole, per esempio, potrebbero avere al proprio interno una persona in grado di creare un programma ABA e di fare la supervisione del trattamento dei singoli bambini: una persona non legata al BACB e al di fuori del “Marketing ABA” che ci viene dagli Stati Uniti, per ribadire in maniera chiara e forte che noi italiani possiamo anche formarci dagli Americani per quanto riguarda il comportamentismo applicato all’autismo, ma poi siamo in grado di spezzare i fili e fare da soli.

Altre scuole potrebbero avere personale in grado di fare programmi TEACCH, RDI, DENVER eccetera…

L’organizzazione che ho proposto dovrebbe essere più viva nella scuola dell’infanzia, quando i bambini hanno più bisogno di essere seguiti assiduamente e di ricevere un “input” intensivo verso quella che sarà la loro vita. In seguito, si potrebbe “allentare” l’intensità dell’intervento (anche in relazione al grado di miglioramento del singolo soggetto autistico) e inserire via via contenuti didattici e programmi scolastici.

Questo è solo uno dei modi in cui potrebbe essere riorganizzata la scuola inclusiva, in uno stato che ha fatto una bellissima legge (la 104) e non la sa applicare (anzi, spesso, non la VUOLE applicare); in uno stato che non si è reso conto che – chiudendo le scuole speciali e inserendo i disabili nella scuola di tutti – ha rinunciato a una preparazione adeguata del personale.

La scuola dell’inclusione deve essere una risorsa, non una sconfitta.

Gianni Papa

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No Responses to “PER UNA RIORGANIZZAZIONE ETICA DELLA SCUOLA INCLUSIVA”

  1. LilliputNo Gravatar Says:

    Etica? MA mi faccia il piacere…..profitto semmai. Non è un caso che i presidi ed i direttori didattici siano ora dirigenti scolastici: investire il minimo per avere il massimo profitto.Per sè.

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