AUTISMO INCAZZIAMOCI

autismo da combattimento

Archive for June, 2009

NICOLA – Analista comportamentale

Posted by Autismo Incazziamoci on 29th June 2009

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i 5 livelli dell'Evidence Based Medicine

Posted by Autismo Incazziamoci on 28th June 2009

 Nella cosiddetta “medicina basata sulla prove di efficacia” (EBM – Evidence Based Medicine), vengono riconosciuti i seguenti cinque livelli di prova “scientifica”:
1: più studi controllati randomizzati** o revisioni sistematiche;
2: almeno uno studio randomizzato controllato;
3: nessuno studio randomizzato, ma diversi studi controllati, con risultati tra loro coerenti;
4: forte consenso (unanimità) degli esperti;
5: opinione prevalente (maggioranza) degli esperti.

A che livello è il DAN???

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EPIGRAMMA di Ennio Flaiano (?)

Posted by Autismo Incazziamoci on 27th June 2009

Ne ho proprio pieni i coglioni
di DAN!, Montinari e chelazioni

Ne ho proprio piene le palle
di glutine, caseina e farine gialle

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UNA FESTA DI COMPLEANNO

Posted by Autismo Incazziamoci on 27th June 2009

111compleannoStasera mio figlio è stato ad una festa di compleanno. Naturalmente insieme ai genitori. Rapporti con gli altri bambini? Praticamente zero. Qualcuno lo riconosceva e diceva: “Mattia”, ma poi più nulla. Una bambina gli ha detto: “Vuoi giocare con me?” e lui non ha risposto (ma ha sorriso e poi ha girato lo sguardo e se n’è andato da un’altra parte).

PERO’… a un certo punto si è avvicinato al buffet e ha cominciato a mangiare di tutto: le formidabili patatine a sfera (al gusto di formaggio), le patatine salate, le patatine leggere. I crostini, i panini. E tante buone cose zuccherate, dolci dolci dolci. Mentre mangiava – il suo autismo era sconfitto. Era un bambino che mangia.

PENSATE  SE AL POSTO DI MIO FIGLIO ci fosse stato un bambino DANnato (o – meglio – con i genitori DANnati). Dopo l’assenza di comunicazione più totale, dopo essere riuscito a sentirsi a proprio agio solo nel mettere l’orecchio sul materasso a molle per sentire il rumore e la vibrazione dei salti dei compagni, o nel camminare sull’erba a piedi nudi… dopo tutto questo… questo bambino non avrebbe potuto mangiare nulla!!!

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LA TERRIBILE VERITA' SU BRUNO BETTELHEIM SEMPRE PIU' TERRIBILE

Posted by Autismo Incazziamoci on 23rd June 2009

 Roberto Colonna di Brainmindlife ha commentato l’Articolo La terribile verità su Bruno Bettelheim, da noi ripreso da Brainmindlife. Il suo commento mi sembra molto importante ed è doveroso divulgarlo.

***

Desidero innanzitutto complimentarmi con coloro che lavorano per questo sito web, perché la scelta di un orientamento scientificamente rigoroso rende un reale servizio ai visitatori e a quanti utilizzano i materiali pubblicati.
Vorrei, poi, fornire qualche dato sullo scritto da voi ripreso. “La terribile verità su Bruno Bettelheim” fu redatto dallo stesso presidente della Società Nazionale di Neuroscienze, professore Giuseppe Perrella, sulla base di un’estesa documentazione e di molte testimonianze raccolte da lui e da noi, suoi collaboratori, in varie città degli Stati Uniti d’America.
In quel periodo, che coincideva con le prime pubblicazioni della Società sul sito di “BRAIN, MIND,  LIFE“, per decisione unanime non firmavamo gli scritti.
L’obiettivo della pubblicazione era fornire in estrema sintesi il dato certo – e comprovato da numerose inchieste giudiziarie – della pedofilia e delle condotte criminali di Bettelheim, accanto allo smascheramento dell’impostura rappresentata dalle sue congetture e speculazioni vendute come “teorie psicologiche” della scuola ortogenica di Chicago. Fra le ragioni che ci spinsero a mettere in rete la verità, tante volte riecheggiata nelle aule dei tribunali e impressa nelle pagine di libri e articoli scritti da dipendenti della scuola, ex-ospiti o loro parenti, vi fu la constatazione che in molti corsi di molte università italiane le suggestive e infondate costruzioni di Bettelheim erano ancora oggetto di insegnamento (quasi fossero teorie scientifiche supportate dal vaglio sperimentale) e, addirittura, si promuoveva un nuovo proselitismo italiano per quelle idee. La pubblicazione de “La terribile verità su Bruno Bettelheim“, con un certo stupore da parte di chi scrive, fu la prima occasione per molti psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili e cattedratici italiani, per conoscere e riflettere su un inganno che aveva creato false terapie, false speranze e false carriere. Molti, letto l’articolo, immediatamente ritrattarono la loro fede incondizionata nel “ciarlatano criminale”, ma pochi citarono la fonte del proprio ravvedimento. Il professor Nicola Lalli, del quale ricordiamo sempre con rispetto la grande onestà intellettuale, fece dei contenuti de “La terribile verità su Bruno Bettelheim” il modello esemplare del perché lui si fosse allontanato dall’insegnamento di Fagioli (da lui accostato a Bettelheim), riportando quasi integralmente lo scritto in un suo saggio e citandone ampi stralci sul sito dell’editore Armando.

Lo scorso inverno ho visto in metropolitana a Milano una ragazza che recava con sé quattro saggi di Bettelheim, e le ho chiesto perché leggesse quei libri. Mi ha risposto con aria grave e condiscendente: “Sono il fulcro di un’importante corso di formazione in psicoterapia dell’infanzia.” Allora ho provato ad imbastire un discorso sull’argomento, ma lei, senza darmi troppe possibilità di proseguire, mi ha spiegato, col tono di chi vuol mostrarti di aver pazienza solo per buona educazione: “Sì, tanti aspetti delle teorie possono essere discussi, ma Bettelheim è indispensabile per la terapia dell’autismo… Scusi, ma a questa fermata devo scendere“.

Inverno 2009: qualcuno ancora insegna che si cura l’autismo con quella roba. Ecco perché ritengo che abbiate fatto bene a riprendere quell’articolo e spero che lo si diffonda molto di più perché, a quanto pare,
ce n’è ancora bisogno.

Roberto Colonna

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ODE ALL'AUTISTICO – di Pablo Neruda (?)

Posted by Autismo Incazziamoci on 22nd June 2009

Piccolissimo
bimbo
sembravi
per sempre
muto,
e nelle disprassie, nascosto,
il tuo intoccabile
mondo.
Un giorno
bussarono
alla tua minuscola
porta:
era il DAN.
Con una
scarica di vitamina B
ti liberarono,
vedesti il mondo,
uscisti
nel giorno,
percorresti
citta’,
il tuo gran fulgore arrivava
a illuminare le esistenze,
eri
un frutto terribile
d’elettrica bellezza,
venivi
a affrettare le fiamme dell’estate.
E allora
giunse
armato
d’occhiali di tigre
e armatura,
con camicia quadrata,
con sulfurei baffi
e coda di porcospino,
giunse Antonucci
e ti sedusse:
chèlati,
ti mormorò,
pungiti tutto,
autistico, ché sembri
un bambino sano
e la B6 ha effetto passeggero
e casuale, svolgi i tuoi doveri
sammarinesi,
adagiati
sul mio lettino,
metti i soldini in questa cassettina.

E allora
Antonucci
ti mise nel suo gilet
come se fossi soltanto
una pillola
nordamericana,
e se ne andò per il mondo
e ti lasciò cadere
a Bari.
Ci svegliammo.
L’aurora
si era consumata.
Tutti gli autistici
caddero calcinati.
Un odore
di feretro,
di gas delle tombe,
tuonò per gli spazi.
Ascese orrenda
la forma del castigo
sovrumano,
chelazione cruenta, cupola,
gran fumata,
spada
dell’inferno.
Ascese bruciante l’aria
e si sparse la morte
a onde parallele,
e raggiunse
l’autistico
a basso funzionamento,
l’afasico
diagnosticato autistico,
raggiunse gli uccelli autistici in cielo
e i pesci autistici,
la panetteria
e i pani autistici,
l’ingegnere Aspie
e i suoi edifici,
tutto fu polvere
che mordeva,
aria assassina.
La città
sgretolò i suoi ultimi alveoli chelati,
cadde, cadde d’un tratto,
demolita,
fradicia,
gli uomini
furono d’improvviso autistici,
chiamavano per nome i figli
e i figli continuavano a gioca
re
con le ruote dei modellini.
Così, dal tuo nascondiglio,
dal segreto
manto di pietra
dove il troncoencefalo cambiava,
ti trassero,
bambino autistico, moneta sonante
dei cognitivo-comportamentali
per distruggere la tua vita,
per chelare lontane esistenze,
sotto il mare,
nell’ aria,
sulle spiagge,
nell’ ultimo
gomito dei porti,
per cancellare
i semi,
per assassinare i germi,
per ostacolare la corolla,
ti destinarono, bambino,
a lasciare rase al suolo
le mura della tua scuola dell’Infanzia,
a tramutare i progressi in nera pustola,
a chelare cervelli ammonticchiati,
ad annebbiare il sangue.
Oh autistico,
torna
al tuo tavolino,
alle tue attività TEACCH,
alle tue sedute inutili
di psicomotricità acqua fresca,
non dar retta ai banditi,
lavora per il tuo futuro,
acquisisci conoscenze,
stimola l’ energia,
infila le perline.
Non hai piu’
segreti
cammina
in mezzo agli uomini
senza maschera
terribile
affrettando il passo
e propagando
la fertilità dei campi,
separando
le montagne,
raddrizzando i fiumi
e fecondando,
autistico,
straboccata
coppa
cosmica
ad alto funzionamento.

Torna
alla pace dello spazio strutturato,
alla velocita’ della gioia
di un rinforzo ottenuto,
torna al tavolino
e al trattamento,
mettiti al servizio di te stesso,
e anziché le ceneri
chelate
della tua maschera,
anziché gli inferni scatenati
dall’ingordigia DANnata,
anziche’ la minaccia
dei terribili integratori
della Farmacia di Chiasso,
usa
il tuo magnetismo sfrenato
per fondare la pace fra gli uomini,
e così non saranno inferno
il tuo sfarfallamento,
il tuo girare in tondo,
la tua ecolalia,
ma solo felicita’,
mattutina speranza,
contributo terrestre.

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LA MENTALITA' CATTOLICO-CRISTIANA E LA DISABILITA'

Posted by Autismo Incazziamoci on 21st June 2009

 Oggi voglio stimolarvi a una discussione. Discussione che nasce dalla canzone dello Zecchino D’Oro (molto bella ma molto cattolica, d’altra parte lo Zecchino D’Oro e’ una manifestazione organizzata ai Frati) GOCCIA DOPO GOCCIA:

Non e’ importante se non siamo grandi 
come le montagne come le montagne
quello che conta e’ stare tutti insieme
per aiutare chi non ce la fa


Questa canzone e’ molto bella e piace anche a mio figlio, ma queste parole mi hanno sempre dato fastidio. Significano, in pratica, che non e’ importante essere grandi e forti, ma e’ importante stare uniti.

Il concetto di unione e’ talmente forte, in questa canzone, da sottintendere l’idea non di un individuo che aiuta l’altro, ma di un insieme di individui che – siccome stanno tutti insieme – sono abbastanza forti da portare avanti anche “chi non ce la fa”.
Insomma quello che aiuta ‘chi non ce la fa” ad andare avanti non e’ il fatto che qualcuno si premura di dare vero aiuto “cioe’ sorreggerlo, insegnargli, guidarlo” ma il fatto che il gruppo se lo trascina dietro.

Diro’ di piu’: anche il “non e’ importante se non siamo grandi come le montagne” mi da’ fastidio, perche’ e’ come disprezzare chi e’ diverso da noi.
Il concetto si potrebbe anche esprimere in questo modo:
“Non mi importa se non hai una gamba, sei tetraplegico, sei autistico… e non sei una montagna per questo (traduzione: sei una schifezza), tanto siamo in tanti e camminiamo noi per te”

Tale concetto si traduce, nell’autismo (per esempio) di un peso eccessivo che ricade sulle famiglie. Le famiglie, nel momento in cui hanno un figlio autistico (ma vale per qualunque disabilita’ grave), non pensano che e’ nato un individuo che va aiutato in quanto individuo, ma pensano che e’ nato un pezzo di loro (STARE TUTTI INSIEME) e che quindi la disgrazia e’ capitata anche a loro.

Errore: la disgrazia e’ dell’autistico (se l’autistico la vive come tale, ci sono tanti autistici ad alto funzionamento – ed anche a basso – che sono contentissimi di essere come sono) e non dell’intero nucleo familiare o dell’intera comunita’ (STARE TUTTI INSIEME).
Solo in questo modo l’aiuto portato alla persona con autismo puo’ essere efficace, guardando l’autistico dalla giusta distanza e guardandolo come persona a noi molto vicina, da noi molto amata e da noi bisognosa di aiuto. E’ sbagliatissimo pensare che siamo noi ad avere bisogno di aiuto.

Credo che l’immane cappa cattolica che incombe sul nostro paese sia una delle cause per le quali siamo cosi’ arretrati nel trattamento dell’autismo, una delle cause per cui la scuola e’ cosi’ inefficiente, i dirigenti scolastici sono cosi’ spaventati e inetti, gli insegnanti di sostegno soni cosi’ ciucci e presuntuosi.

Quello che conta non e’ stare tutti insieme per aiutare chi non ce la fa.
Quello che CONTA E’ ESSERE GRANDI COME LE MONTAGNE.
TUTTI!!!
GIANNI PAPA

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L'autismo dura per tutta la vita

Posted by Autismo Incazziamoci on 20th June 2009

COPIO-INCOLLO da SUPERANDO

Con il 1° Seminario per Genitori, Volontari e Operatori, organizzato a Bresso (Milano) per il 20 giugno dall’ANGSA Lombardia (Associazione Nazionali Genitori Soggetti Autistici) e denominato “Autismo per tutta la vita non contro la vita”, ci si propone di presentare le conoscenze e i percorsi in ambito di autismo dalla diagnosi infantile alla cosiddetta “adultità”, dando spazio in particolare alle opportunità attuali e future, alla presa in carico e ai vari passaggi della vita

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Rispetto ai disturbi dello spettro autistico – che riguardano oggi nel nostro Paese almeno due persone su mille – nella Relazione Finale prodotta lo scorso anno dal Ministero della Salute, al termine dei lavori del Tavolo Nazionale sull’Autismo, si dichiarava tra l’altro che «il problema dell’autismo non è solo un problemi di servizi per l’infanzia», che «l’età adulta delle persone con autismo non può essere la perdita dei punti di riferimento e della continuità» e che «è essenziale il coinvolgimento dei servizi della salute mentale».
«L’autismo, dunque – commenta Anna Curtarelli Bovi, presidente dell’ANGSA Lombardia (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) – è una condizione che riguarda l’intero ciclo di vita, che grava spesso unicamente sulla famiglia, per la grave carenza di servizi, rischiando così la perdita di autonomia faticosamente raggiunte».

Di questo e altro si parlerà sabato 20 giugnoBresso, vicino a Milano (Residenza Sanitaria Disabili di Via Don Vercesi, 41, ore 9-17), durante il 1° Seminario per Genitori, Volontari e Operatori, organizzato proprio dall’ANGSA Lombardia – con la collaborazione dell’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Bresso – denominato Autismo per tutta la vita non contro la vita.
«Con tale appuntamento – spiega Curtarelli Bovi – ci proponiamo di presentare le conoscenze e i percorsi in ambito di autismo dalla diagnosi infantile all’”adultità”, soffermandoci in particolare sulle opportunità attuali e future, sulla presa in carico e sui vari passaggi della vita».

Al seminario, che sarà aperto dalla presidente dell’ANGSA Lombardia, parteciperanno Luciano Cattaneo, responsabile del Centro per l’Autismo, Cooperativa Spazio Aperto Servizi, tutor coordinatore del Progetto Regionale Sindrome Autistica; Danilo Corona, psicologo e psicoterapeuta, presidente della Cooperativa Duepuntiacapo; Antonino Guerrini, psichiatra, responsabile del Progetto Sperimentale Sindrome Autistica per la Regione Lombardia, già direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ospedale Niguarda di Milano; Tina Lomascolo, psicologa e psicoterapeuta del Centro Diurno Disabili di Milano, tutor del Progetto Regionale Sindrome Autistica; Roberto Massironi, psichiatra dell’Azienda Ospedaliera ICP di Sesto San Giovanni (Milano), Unità Operativa di Prevenzione, responsabile dell’Ambulatorio Ritardo Mentale; Lucio Moderato, psicologo e psicoterapeuta, direttore dei Servizi Diurni e Territoriali dell’Istituto Sacra Famiglia; Giuseppina Montanari, coordinatrice del Polo Sperimentale sull’Autismo del Centro Diurno Disabili di Cusano/Cinisello (Milano); Antonio Rotundo, consulente dell’ANGSA Lombardia; Marilena Zacchini, formatrice, responsabile dei progetti terapeutici della Fondazione Sospiro. (S.B.)

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Il programma completo del seminario è disponibile cliccando qui. Per ulteriori informazioni: ANGSA Lombardia, tel. 02 67387333 – 338 4834156, segreteria@angsalombardia.it.

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Autism: The Musical

Posted by Autismo Incazziamoci on 16th June 2009

COPIO-INCOLLO DA RAT RACE

Devo chiedere preventivamente scusa per questa specie di incrocio tra una recensione e uno sfogo personale.

In genere i film sull’handicap presentano storie eroiche di persone che superando incredibili ostacoli riescono in grandi cose, storie alla Pistorius per intenderci. Con una disabilita’ come l’autismo questo e’ parecchio più difficile; gli autistici non sono soggetti proprio facilmente piegabili alle regole della retorica cinematografica, specie americana, in quanto assai poco sensibili agli obiettivi cui sono sensibili i normali. Cosi’ anche nel primo e piu’ famoso film su di un autistico, Rain Man, il protagonista, pur dimostrando sbalorditive competenze matematiche, sbanca un casino’ facendolo pero’ piu’ o meno involontariamente.
Autism: The Musical, un documentario della celebrata rete americana HBO (quella di Sex and The City del bellissimo The Wire, per intenderci) in parte vuole proprio raccontare la storia di un gruppo di bambini autistici che riesce in un’impresa impossibile, quella di mettere in scena un musical, sembra di capire proprio sull’autismo. Non per niente la faccenda va sotto il nome (uno zinzino ambizioso) di “Miracle Project”…
Alla guida della compagnia si trova Elaine aka “Coach E”, la madre di uno di loro, un bambino russo adottato, Neal, di circa 10 anni, affetto da una forma di autismo piuttosto severo. Gli altri protagonisti sono Adam, un 8enne che suona il violoncello, Henry, Asperger appassionato di dinosauri (figlio niente di meno che di Stephen Stills dei Crosby, Stills and Nash), Wyatt, un altro — sembra — Asperger dalla sbalorditiva autoconsapevolezza, e Lexi, una 14enne ecolalica, però piuttosto brava nel canto.
In realta’ del musical e di come vengano affrontate tutte le possibili difficolta’ dell’impresa (mi sembra allucinante anche la sola idea di trattenere in una stanza una masnada di autistici) nel film si vede piuttosto poco e da questo poco si ha l”impressione che in molto siano intervenuti gli adulti per supportare sulla scena i bambini. Ci sono poi alcune scene di isteria prima dello spettacolo, che credo si verifichino in ogni saggio di danza o analoghi che si tenga sulla faccia del globo, anche se qui ovviamente assume connotati un po’ piu’ seri.
Il documentario quindi parla soprattutto dei cinque bambini protagonisti, delle loro storie e di quelle dei loro genitori.
Non e’ stata per me una visione ne’ facile ne’ rassicurante. Il tono generale del documentario, derivante direttamente dai genitori, e’ che avere un figlio autistico e essere autistico e’ una tragedia. Una frase tipica e’ detta proprio da Elaine: “Il mondo per un bambino autistico e’ un posto triste e spaventoso”. L’insegnante di sostegno di Adam poi scuotendo la testa si chiede cosa sarebbe quel bambino (che sembra veramente un tipo in gamba) se non fosse autistico. La madre di Lexi racconta di come e’ caduta in depressione per via dell’autismo della figlia.
Devo dire che avrei voluto entrare nel film e litigare con questa gente. Si’, i vostri bambini sono autistici, e’ un gran casino, ma sono belli, sanno fare un sacco di cose e potrebbero godersi la vita, con i dinosauri e quant’altro, se non gli trasmetteste la sensazione che tutto e’ terribile, che li vorreste normali, che siete angosciati per il loro futuro.
Nel documentario manca piu’ o meno assolutamente il senso dell’umorismo e qualunque persona normale che lo guardera’ si commuovera’, certo, ma forse non capira’ fino in fondo la bellezza di questi bambini.
E loro invece sono proprio belli e a volte anche buffi e divertenti. Certo il mondo che li circonda non e’ fatto per capirli e accoglierli.
Mi ha impressionato il fatto che Wyatt, un bambino che faceva discorsi di una profondita’ assai difficile da riscontrare in un adulto medio, sia considerato sulla base dei test sostanzialmente un ritardato.
Pero’ dobbiamo cominciare noi genitori a scoprire quello che c’e’ di bello in loro, perche’ nessuno altrimenti lo verra’ a sapere, nemmeno i nostri bambini, che sono autistici si’, ma mica scemi. E che loro non sentano di essere belli e speciali, questo si’ che e’ un dramma.
Comunque, se vi capita, guardatelo Autism: The Musical; gira su Cult, il canale sofisticato del gruppo Fox in una rassegna dal titolo irritante come “L’elogio dell’imperfezione” (e che, gli esseri umani “normali” sono dei perfetti che possono permettersi di guardare con condiscendenza agli altri?).
Ma guardatelo per i bambini, che sono veramente uno spettacolo. E non date troppa retta ai genitori, le cose sono assai meglio di come dicono loro.


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DENVER MODEL

Posted by Autismo Incazziamoci on 13th June 2009

COPIO/INCOLLO DA SPECIALE AUTISMO

A cura di Virginia Giuberti
Psicologa, Centro autismo e Disturbi Pervasivi dello Sviluppo dell’AUSL di Reggio Emilia

BIBLIOGRAFIA

CENTRI DI RIFERIMENTO

Che cos’è e cosa si propone
Il Denver Model è un modello di presa in carico per bambini con disturbi dello spettro autistico in età prescolare, promosso dagli inizi degli anni Ottanta da Sally Rogers e coll. all’interno dei programmi per le Disabilità dello sviluppo dell’Università del Colorado Health Sciences Center (UCHSC).
Le convinzioni che stanno alla base del Denver Model sono:- le famiglie devono essere a capo del trattamento dei loro bambini, dal momento che ogni bambino con autismo e la sua famiglia sono unici, gli obiettivi, gli interventi e gli approcci devono essere individualizzati;
- i bambini con autismo possono apprendere con successo;
- dal momento che l’autismo è in sostanza un disturbo sociale, il trattamento deve focalizzarsi sulla disabilità sociale;
- i bambini sono membri della famiglia e della comunità ed è necessario che abbiano un ruolo nella famiglia e nelle attività della comunità;
- i bambini con autismo hanno una mente, opinioni, preferenze, scelte, e sentimenti; hanno diritto alla espressione di sé e ad un certo controllo del proprio mondo
- l’autismo è un disturbo complesso che colpisce praticamente tutte le aree del funzionamento dell’individuo; è necessaria una collaborazione interdisciplinare professionale per affrontare le varie sfide che l’autismo presenta;
- i bambini con autismo sono in grado di diventare comunicatori intenzionali e simbolici, e la maggior parte di loro è in grado di sviluppare un linguaggio comunicativo utile se vengono attuati interventi appropriati e di sufficiente intensità durante gli anni prescolari;
- diversi approcci di intervento per bambini con autismo hanno dimostrato la loro efficacia usando varie metodologie istruttive; un approccio di trattamento globale e integrato deve essere in grado di estrapolare da tutte le esperienze disponibili sul campo;
- il gioco è uno dei mezzi più potenti di apprendimento cognitivo e sociale a disposizione del bambino;
- interventi efficaci per bambini con autismo richiedono che molte delle ore di veglia vengano impiegate in attività orientate alla socializzazione. E’ necessario fornire più di 20 ore a settimana di interventi strutturati per ottenere dei progressi ottimali.

Su cosa si basa

Si tratta di un modello basato sull’”approccio evolutivo” in cui l’intervento è centrato sul bambino per favorire la sua iniziativa, la sua motivazione e la sua partecipazione. La conoscenza di base o concettualizzazione dell’autismo, nucleo del Denver Model, deriva da un modello evolutivo dell’autismo proposto da Rogers e Pennington (1991) ed elaborato successivamente da Rogers, Benedetto, McEvoy e Pennington (1996) e Rogers (1999), che considera un ipotetico deficit nell’abilità imitativa dovuto ad un sottostante disturbo prassico o della capacità di programmare le sequenze di movimento che impedirebbe il precoce stabilirsi della sincronia e della coordinazione a livello del corpo così da dare inizio alle difficoltà progressive nell’area dell’intersoggettività.
Da questa concettualizzazione di autismo precoce derivano i cardini del trattamento:
a)  inserimento del bambino in relazioni sociali coordinate e interattive per la maggior parte delle ore di veglia, in modo da poter stabilire sia l’imitazione che una comunicazione simbolica e interpersonale (non verbale, affettiva, pragmatica), e così che può avvenire la trasmissione di conoscenze ed esperienze sociali.
b)  insegnamento intensivo per “colmare” i deficit di apprendimento che derivano dalla passata incapacità di accedere al mondo della socializzazione, dovuta agli effetti dell’autismo.
I mezzi principali per raggiungere questi due obiettivi terapeutici comprendono l’insegnamento dell’imitazione, lo sviluppo della consapevolezza delle interazioni sociali e della reciprocità, l’insegnamento del potere della comunicazione, l’insegnamento di un sistema di comunicazione simbolica; il cercare di rendere il mondo delle interazioni sociali comprensibile come quello degli oggetti per portare il bambino nel ricco ambiente degli scambi sociali.
L’intervento deve avvenire in ambienti strutturati che forniscano una sorta di regolazione esterna; vengono utilizzate strategie di educazione strutturata di tipo cognitivo-comportamentale.

Come viene applicato
Nel modello “community based” promosso dalla fine degli anni Novanta (precedentemente si trattava di un modello “center based”, cioè i bambini frequentavano il Centro), i setting di trattamento sono tre: 1) la scuola dell’infanzia con il gruppo dei pari; 2) l’intervento individuale; 3) le routine naturali in famiglia.

Chi lo pratica, in quali contesti
Il team di trattamento è costituito da un terapista referente che coordina il team con la famiglia e lo staff della scuola, ognuno dei quali lavora con obiettivi condivisi nei setting specifici (famiglia, scuola, Centro).
Visto che il curriculo di ogni bambino è individualizzato e basato sulle sue capacità e necessità di sviluppo attuali, è fondamentale un’attenta valutazione dello sviluppo; la valutazione è attuata in due modi: valutazione annuale o biennale standardizzata (valutazione della comunicazione; valutazione psicologica; valutazione motoria; valutazione educativa), e valutazione trimestrale del curriculo per determinare il progresso in base agli obiettivi (attraverso la Denver Model Curriculum  di Osaki et al., 1997).

Chi lo ha elaborato, in quale anno, in quale paese, in quale ambito
Il Denver Model è un modello di presa in carico per bambini con disturbi dello spettro autistico in età prescolare, promosso dagli inizi degli anni Ottanta da Sally Rogers e coll. all’interno dei programmi per le Disabilità dello sviluppo dell’Università del Colorado Health Sciences Center (UCHSC). In particolare nel 1981 grazie ad un finanziamento federale quadriennale è stato fondato e realizzato il progetto, poi dal 1986 al 1998 il programma propose due tipi di servizi: 1) il “center based” costituito da un servizio prescolastico di 4-5 ore giornaliere con terapie individuali e di gruppo, per 12-18 bambini; 2) un servizio di diagnosi e valutazione educativa per un gruppo più cospicuo di bambini. In seguito nel 1994 si iniziarono a proporre consultazioni nei distretti scolastici locali e dal 1998 si passò dal modello “center based” al “community based”, cioè all’intervento intensivo ma con frequenza presso la scuola dell’infanzia locale.
Il Denver Model ha sempre avuto una base universitaria per la ricerca da cui lo stimolo al continuo sviluppo del modello attraverso l’integrazione di nuovi approcci, nella convinzione di proporre la maggior possibilità di servizi efficaci per ogni bambino e per la sua famiglia, basandosi sulle conoscenze più recenti e validate.

A chi è stato rivolto
Bambini con disturbi dello spettro autistico in età prescolare e le loro famiglie.

Per quale fascia d’età
Età prescolare.

A quali tipi di patologie è stato allargato
E’ stato proposto a bambini con altre patologie (disturbi comportamentali e/o evolutivi ma senza sintomi di autismo) in uno studio per valutare gli effetti del Denver Model (Rogers e DiLalla, 1991).

Valutazione di effetti in diversi contesti
Studio per valutare gli effetti del Denver model in quattro servizi diversi (comunità rurali e urbane) (Rogers, Lewis e Reis, 1987).

Ripercussioni in ambito familiare, scolastico o altro
Il modello prevede un intervento diretto, nonché una condivisione degli obiettivi di lavoro, in tutti gli ambienti di vita del bambino.

 

Rogers S.J., Hall T., Osaky D., Reaven J. & Herbison J. (2001), The Denver Model: A  Comprehensive, Integrated Educational Approach to Young Children with Autism and Their Families. In Handleman J.S. & Harris, S.L. (edited by), Preschool Education Program for Children with Autism, second edition, pro-ed, Austin, Texas.
Rogers S.J., Hall T., Osaky  D., Dispense Corso Reggio Emilia, 15-19 Aprile 2002.


JFK Partners, Università del Colorado Health Sciences Center (UCHSC)

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