COPIO-INCOLLO DA RAT RACE

Devo chiedere preventivamente scusa per questa specie di incrocio tra una recensione e uno sfogo personale.
In genere i film sull’handicap presentano storie eroiche di persone che superando incredibili ostacoli riescono in grandi cose, storie alla Pistorius per intenderci. Con una disabilita’ come l’autismo questo e’ parecchio più difficile; gli autistici non sono soggetti proprio facilmente piegabili alle regole della retorica cinematografica, specie americana, in quanto assai poco sensibili agli obiettivi cui sono sensibili i normali. Cosi’ anche nel primo e piu’ famoso film su di un autistico, Rain Man, il protagonista, pur dimostrando sbalorditive competenze matematiche, sbanca un casino’ facendolo pero’ piu’ o meno involontariamente.
Autism: The Musical, un documentario della celebrata rete americana HBO (quella di Sex and The City del bellissimo The Wire, per intenderci) in parte vuole proprio raccontare la storia di un gruppo di bambini autistici che riesce in un’impresa impossibile, quella di mettere in scena un musical, sembra di capire proprio sull’autismo. Non per niente la faccenda va sotto il nome (uno zinzino ambizioso) di “Miracle Project”…
Alla guida della compagnia si trova Elaine aka “Coach E”, la madre di uno di loro, un bambino russo adottato, Neal, di circa 10 anni, affetto da una forma di autismo piuttosto severo. Gli altri protagonisti sono Adam, un 8enne che suona il violoncello, Henry, Asperger appassionato di dinosauri (figlio niente di meno che di Stephen Stills dei Crosby, Stills and Nash), Wyatt, un altro — sembra — Asperger dalla sbalorditiva autoconsapevolezza, e Lexi, una 14enne ecolalica, però piuttosto brava nel canto.
In realta’ del musical e di come vengano affrontate tutte le possibili difficolta’ dell’impresa (mi sembra allucinante anche la sola idea di trattenere in una stanza una masnada di autistici) nel film si vede piuttosto poco e da questo poco si ha l”impressione che in molto siano intervenuti gli adulti per supportare sulla scena i bambini. Ci sono poi alcune scene di isteria prima dello spettacolo, che credo si verifichino in ogni saggio di danza o analoghi che si tenga sulla faccia del globo, anche se qui ovviamente assume connotati un po’ piu’ seri.
Il documentario quindi parla soprattutto dei cinque bambini protagonisti, delle loro storie e di quelle dei loro genitori.
Non e’ stata per me una visione ne’ facile ne’ rassicurante. Il tono generale del documentario, derivante direttamente dai genitori, e’ che avere un figlio autistico e essere autistico e’ una tragedia. Una frase tipica e’ detta proprio da Elaine: “Il mondo per un bambino autistico e’ un posto triste e spaventoso”. L’insegnante di sostegno di Adam poi scuotendo la testa si chiede cosa sarebbe quel bambino (che sembra veramente un tipo in gamba) se non fosse autistico. La madre di Lexi racconta di come e’ caduta in depressione per via dell’autismo della figlia.
Devo dire che avrei voluto entrare nel film e litigare con questa gente. Si’, i vostri bambini sono autistici, e’ un gran casino, ma sono belli, sanno fare un sacco di cose e potrebbero godersi la vita, con i dinosauri e quant’altro, se non gli trasmetteste la sensazione che tutto e’ terribile, che li vorreste normali, che siete angosciati per il loro futuro.
Nel documentario manca piu’ o meno assolutamente il senso dell’umorismo e qualunque persona normale che lo guardera’ si commuovera’, certo, ma forse non capira’ fino in fondo la bellezza di questi bambini.
E loro invece sono proprio belli e a volte anche buffi e divertenti. Certo il mondo che li circonda non e’ fatto per capirli e accoglierli.
Mi ha impressionato il fatto che Wyatt, un bambino che faceva discorsi di una profondita’ assai difficile da riscontrare in un adulto medio, sia considerato sulla base dei test sostanzialmente un ritardato.
Pero’ dobbiamo cominciare noi genitori a scoprire quello che c’e’ di bello in loro, perche’ nessuno altrimenti lo verra’ a sapere, nemmeno i nostri bambini, che sono autistici si’, ma mica scemi. E che loro non sentano di essere belli e speciali, questo si’ che e’ un dramma.
Comunque, se vi capita, guardatelo Autism: The Musical; gira su Cult, il canale sofisticato del gruppo Fox in una rassegna dal titolo irritante come “L’elogio dell’imperfezione” (e che, gli esseri umani “normali” sono dei perfetti che possono permettersi di guardare con condiscendenza agli altri?).
Ma guardatelo per i bambini, che sono veramente uno spettacolo. E non date troppa retta ai genitori, le cose sono assai meglio di come dicono loro.
Ho trovato molto toccante questa esperienza. Ho sentito molto vicine a me le vite di quei genitori. Avere un figlio autistico non è una tragedia, lo so e se penso a mio figlio cerco sempre di vedere tutti gli aspetti positivi; non è una tragedia ma credo che sia onesto poter dire a se stessi quanto sia molto faticoso, a volte preoccupante la vita con un bambino in questa condizione. Mi figlio, che ora ha 10 anni, è stato seguito fin da piccolo ed è migliorato molto, ma accanto a momenti molto belli ne trovo anche di disperazione assoluta, che non nego e riconosco anche le mie debolezze.
Ringrazio molto questo sito per la qualità e l’onestà delle informazioni.
Come mamma di un bellissimo bambino autistico non posso che trovarmi perfettamente d’accordo.
A chi ci lo con compatimneto o pietà direi di guardarsi allo specchio, se proprio vuole trovare qualcuno da compatire….con noi ha sbagliato soggetto.