Sono la mamma di un bambino disabile, Mattia, di tre anni e mezzo, affetto da autismo infantile.
Il bambino è stato diagnosticato giusto un anno fa e noi genitori ci teniamo che ad una diagnosi precoce segua anche un trattamento precoce ed intensivo, così come prescritto per l’autismo.
Noi siamo residenti a Ferno (comune nei pressi della Malpensa) e il bambino da settembre 2008 è seguito dal centro ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) di Novara.
Perchè così lontano da casa nostra? Perchè nell’arco di molti chilometri è l’unico centro specifico che si occupi di trattamenti per l’Autismo. Sappiamo che di autismo non si guarisce, ma sappiamo anche che un trattamento precoce può dare grandi miglioramenti, come infatti ci sono stati per nostro figlio in quest’ultimo anno.
I trattamenti sono essenzialmente di tipo educativo e quindi la scuola non può esimersi dallo svolgere il suo ruolo in maniera adeguata anche con un bambino con una disabilità come quella di mio figlio.
Dal settembre 2008 Mattia ha frequentato la Scuola dell’Infanzia di Cascina Elisa di Samarate, facente parte dell’Istituto Comprensivo di Ferno (VA).
Fin dal primo momento abbiamo capito che la scuola aveva preso sotto gamba il problema.
Avevamo portato la prima diagnosi funzionale personalmente alla dirigente già nel maggio 2008 (quando Mattia frequentava ancora il nido), avevamo avuto l’accertamento della Commissione nel giugno 2008 anch’essa prontamente consegnata. In entrambe si parlava di disabilità GRAVE con necessità per il bambino di essere seguito 1:1 da insegnante di sostegno e assistente all’autonomia e alla comunicazione per tutta la durata della sua permanenza a scuola.
Ma a fine giugno, quando al collegio docenti mio marito ha avvicinato l’insegnante di sostegno della scuola dell’Infanzia (eravamo entrambi docenti dell’Istituto) per chiederle se erano preparate ad accogliere Mattia a settembre, lei ha risposto che non sapeva niente del fatto che si sarebbero trovate a gestire un bambino autistico: avevano avuto una riunione con la preside pochi giorni prima e la dirigente non aveva nemmeno accennato al problema.
Nel settembre 2008 si sono avvicendati due maestri di sostegno, entrambi su nomina del dirigente; quando la prima è andata via nessuno ci ha avvisati che Mattia non aveva più quell’insegnante, lo abbiamo capito da soli perché non la vedevamo più e perché Mattia era più agitato del solito.
Il secondo insegnante di sostegno è rimasto fino alla fine dell’anno scolastico: a Mattia erano state assegnate dall’USP appena 12 ore e mezza di sostegno, anche se noi a gennaio 2008 avevamo iscritto il bambino per 40 ore settimanali. Abbiamo avuto un colloquio con la dirigente poco prima che iniziasse la frequenza di nostro figlio, il 6 settembre. La preside ci ha chiesto di modificare l’orario di frequenza del bambino, perché le ore a lui assegnate erano poche. Ci siamo mostrati disponibili in questo e così Mattia ha frequentato per tutto l’anno per appena 16 ore settimanali (dalle 9 alle 13 escluso il mercoledì, giornata in cui andava a Novara al mattino). Alle 12 ore di sostegno sono state aggiunte 4 ore di assistente comunale, assegnate al bambino solo e unicamente per il momento del pasto.
Faccio presente che sia io che mio marito lavoriamo, quindi siamo venuti incontro a questa richiesta di riduzione d’orario con non poche difficoltà.
A questo punto abbiamo cominciato a fare noi delle richieste, che ci sembravano del tutto legittime:
1. Che gli insegnanti di Mattia parlassero il prima possibile con i suoi terapisti, per rendersi conto delle problematiche del bambino e per poter stilare un Progetto Educativo Individualizzato il più possibile coerente col trattamento educativo-comportamentale precoce che il bambino sta seguendo.
2. Che gli insegnanti avessero dei colloqui frequenti con i genitori, i migliori conoscitori del bambino, soprattutto per sapere come affrontare le situazioni di crisi del piccolo.
Entrambe le cose ci sono state prontamente negate.
Gli insegnanti non potevano vedere i terapisti: il protocollo sulla disabilità dell’Istituto Comprensivo di FERNO, approvato in Collegio Docenti il 1° settembre 2008, al capitolo Rapporti con i servizi di neuropsichiatria recita “Non sono previsti incontri né per il rinnovo delle diagnosi, né per la firma della documentazione (PEI e PDF) [rispettivamente Piano Educativo Individualizzato e Profilo Dinamico Funzionale]“. Il che significa che c’è una legge, la 104, ma che un regolamento si permette di disattendere tale legge, e che la cosa è tollerata dall’Ufficio Scolastico Provinciale e dal Ministero della Pubblica Istruzione. Abbiamo fatto presente alla dirigente che il regolamento disattendeva la Legge, ma lei si è mostrata irremovibile su questo punto: gli insegnanti non potevano andare a Novara.
Così, messi alle strette, abbiamo proposto alla dirigente di pagare di tasca nostra gli incontri dei terapisti di Mattia con gli insegnanti. Eravamo agli inizi di ottobre. Non volevamo nulla di eccezionale: solo l’intervento precoce ed intensivo cui il bambino ha diritto secondo i pareri concordi della comunità scientifica internazionale.
Dopo il primo colloquio con le maestre, agli inizi di settembre, durante il quale tutto si era svolto in maniera serena e collaborativa, non siamo riusciti più ad avere ulteriori colloqui fino al 3 di novembre. La nostra richiesta di far venire a scuola i terapisti – ripeto, a nostre spese – giaceva sulla scrivania della dirigente e nessuno si degnava di risponderci. Gli appuntamenti presi con la dirigente venivano annullati al mattino stesso del giorno convenuto (questo è accaduto almeno tre volte) e senza una briciola di spiegazione. Lo stesso accadeva per i colloqui fissati con le maestre, soprattutto con l’insegnante di sostegno, assolutamente blindato dalle maestre. Abbiamo poi saputo - per ammissione della stessa dirigente – che lei aveva messo un veto ai colloqui, in quanto riteneva che non fosse giusto che i genitori influenzassero in qualche modo gli insegnanti.
“Per il mondo dell’educazione le conoscenze scientifiche che oggi abbiamo sull’autismo rappresentano una responsabilità. Si può agire per cambiare il destino di un bambino. Non farlo significa esserne in qualche modo responsabili.” Enrico Micheli
Agli inizi di novembre – finalmente – siamo stati convocati dalle maestre di Mattia e dalla psicopedagogista della scuola. Ci siamo fiondati, fiduciosi che finalmente la situazione si fosse sbloccata e potessimo collaborare. In realtà volevano solo sottoporci il PEI già scritto per farcelo firmare. Ovviamente ci siamo rifiutati di firmare un PEI che era stato scritto senza interpellare i terapisti e noi genitori di Mattia.
Qui la dirigente ha dato il meglio di sé.
Ha convocato prima me, che purtroppo sono insegnante di scuola media nella scuola che lei dirige, per convincermi a firmarlo. Non l’ho firmato, dicendo che la legge parla chiaro e la scuola non può scrivere e mettere in pratica (se pure ci riesce) un PEI precompilato fatto con le crocette o col copia/incolla, senza confrontarsi con terapisti e genitori.
Allora la dirigente ha dato ordine ad altre persone presenti nella scuola di avvicinarmi per farmelo firmare.
Mi sono ulteriormente rifiutata.
Successivamente, la dirigente ha convocato me e mio marito nel suo studio, esordendo con queste parole:
“Questa convocazione è per la firma del PEI: io adesso vi do il PEI e voi me lo firmate. Non potete rifiutarvi di firmarlo! Ci mancherebbe altro!”
Al nostro ulteriore rifiuto si è aperta un’accesa discussione. Tra le varie cose mio marito le chiedeva come mai nell’istituto da lei diretto non fossero stati ancora istituiti i GLH d’istituto e i GLH operativi. A questa ulteriore richiesta, alla quale ha risposto urlando “Ma cosa volete di più, vi abbiamo anche dato un’educatrice che aiuta il bambino a mangiare!” ci ha cacciati letteralmente fuori dalla sua stanza.
Intanto, la nostra richiesta di formazione degli insegnanti di Mattia giaceva ancora sul suo tavolo. Eravamo ormai a dicembre. Qualcuno penserà che in fondo tre mesi sono pochi per far partire un progetto di formazione: ecco, a quella persona io ricordo che la plasticità del cervello di un bambino che ancora non ha compiuto i tre anni è tale che tre mesi hanno un valore incommensurabile. Gli incontri con i terapisti vanno fatti subito, ad inizio anno scolastico, a settembre, massimo inizi di ottobre, non oltre: come ripeto, l’intervento deve essere “educativo”, ”precoce” ed “intensivo”.
La preside continuava a convocarmi con una scusa o con l’altra. In un altro colloquio tra me e lei le ho detto che avrei firmato il PEI solo quando i terapisti di Mattia fossero venuti a scuola – a nostre spese in una scuola che riceve dai comuni decine di migliaia di euro per il diritto allo studio! – a parlare con le maestre. Lei si è imbestialita, ma ha funzionato.
Il 17 dicembre 08, dopo tre mesi dalla nostra domanda, la pedagogista clinica dell’ANGSA di Novara è potuta entrare nella scuola, ha potuto incontrare finalmente le maestre e cominciare a parlar loro dei problemi di Mattia. Da allora ci sono stati altri quattro incontri tra i terapisti e le maestre, conclusisi nel mese di aprile.
Le maestre erano entusiaste degli operatori di Mattia: ci hanno detto che erano stati degli incontri utilissimi e che avevano davvero capito come comportarsi col bambino. Così, ci siamo abbastanza tranquillizzati.
Tra gennaio e aprile abbiamo avuto due colloqui con le maestre. Ci eravamo un po’ abituati alla scarsità di questi incontri e perciò non chiedevamo di più: la situazione però sembrava più serena. L’insegnante di sostegno, al di fuori del proprio orario scolastico, mi ha chiesto di venire con me e Mattia un giorno a Novara per vedere il trattamento educativo dallo specchio unidirezionale.
Abbagliati da questi buoni auspici, alla fine di febbraio abbiamo rinnovato (purtroppo!) l’iscrizione del bambino in quella stessa scuola.
Pochi giorni dopo l’insegnante di sostegno ci ha chiesto la disponibilità a far parte del GLH d’istituto. La dirigente aveva deciso di istituire quello che mio marito le aveva chiesto quando ci aveva cacciati fuori in malo modo. Ma il suo intento era quello di istituire un GLH pro forma, assolutamente inutile, dove la componente genitori era stata praticamente scelta da lei – come si evince dalla delibera n° 143 del Consiglio d’Istituto. Nessun rappresentante della Neuropsichiatria Infantile era stato invitato a far parte di questo Gruppo di Lavoro sull’Handicap. Sapendo benissimo che questo non era regolamentare, la dirigente è passata alle presentazioni solo negli ultimi cinque minuti della riunione. Ho fatto presente che l’assenza di un rappresentante della Neuropsichiatria in una riunione sulla disabilità era molto grave. Lei mi ha liquidata dicendo che i rapporti con la neuropsichiatria erano tenuti dalla psicopedagogista, la quale ha annuito visibilmente imbarazzata.
A questo punto lei non vedeva l’ora di chiudere la riunione, le ho ancora fatto un’altra richiesta: al GLH d’istituto sarebbe seguita l’istituzione dei GLH operativi? Lei mi ha risposto: “I GLH operativi non esistono, sono contemplati dalla letteratura, ma la 104 non ne parla (sic!).” Poi - tutta alterata – si è alzata di scatto dicendo: “Professoressa (dimenticando che lì io ero in veste di genitore), se poi dovessi istituire anche i GLH operativi dovrei solo impiccarmi. Ed adesso scusate, il tempo è scaduto, buonasera”. Inutile dire che gli altri genitori, i docenti di sostegno, la psicopedagogista, gli assistenti sociali presenti non si sono permessi di fiatare durante l’intera riunione. Ad oggi – come componente del Gruppo – aspetto ancora di ricevere il verbale di quella riunione, svoltasi il 12/03/09.
Una delle insegnanti di Mattia, a maggio, è poi venuta (solo al sabato, quando la scuola è chiusa) a Novara al Convegno sull’Autismo organizzato dall’ANGSA.
Subito dopo il Convegno, la neuropsichiatra dell’ANGSA ci ha comunicato l’opportunità di partecipare ad un importante progetto sulla diagnosi e il trattamento precoce dei disturbi della comunicazione. Il progetto si basa sul Modello Denver di Sally Rogers. Il modello Denver si basa sui seguenti principi:
a) inserimento del bambino in relazioni sociali coordinate e interattive per la maggior parte delle ore di veglia, in modo da poter stabilire sia l’imitazione che una comunicazione simbolica e interpersonale affinchè possa avvenire la trasmissione di conoscenze ed esperienze sociali.
b) insegnamento intensivo per “colmare” i deficit di apprendimento che derivano dalla passata incapacità di accedere al mondo della socializzazione, dovuta agli effetti dell’autismo.
I mezzi principali per raggiungere questi due obiettivi terapeutici comprendono l’insegnamento dell’imitazione, lo sviluppo della consapevolezza delle interazioni sociali e della reciprocità, l’insegnamento del potere della comunicazione, l’insegnamento di un sistema di comunicazione simbolica; il cercare di rendere il mondo delle interazioni sociali comprensibile come quello degli oggetti per portare il bambino nel ricco ambiente degli scambi sociali.
E’ chiaro che la scuola rappresenta il contesto privilegiato dove sviluppare un progetto basato sulla comunicazione e l’intersoggettività. L’adesione al progetto prevede che vengano realizzati dei video in tutti gli ambiti di vita del bambino, soprattutto quello familiare e quello scolastico che sono i luoghi in cui il bambino trascorre più tempo. Inoltre tutte le persone che ruotano intorno al bambino (familiari, insegnanti e terapisti) seguiranno delle giornate intensive di formazione che si terranno tra il 28 settembre e il 1 ottobre 2009.
Non appena abbiamo illustrato questo progetto alle maestre nel colloquio conclusivo agli inizi di giugno, una delle due, la stessa che già era stata al Convegno di Novara, si è mostrata entusiasta ed ha dato la sua piena disponibilità sia a fare i video che ad andare al corso di formazione. Ma la psicopedagogista l’ha subito interrotta, dicendo che doveva essere interpellata la dirigente: non solo per la partecipazione degli insegnanti alle giornate di formazione, ma anche per i video.
Abbiamo risposto che sapevamo benissimo di dover fare una richiesta formale alla dirigente, ma che non ne avevamo avuto ancora il tempo perché noi stessi eravamo stati avvisati da pochi giorni.
E poi?
Poi c’è stata la festa di fine anno, dove Mattia praticamente è stato trattenuto dall’insegnante di sostegno ai margini del gruppo senza essere messo in grado di partecipare a nulla, nemmeno alle canzoncine (che a lui piacciono tantissimo). Qui ci siamo proprio arrabbiati: modello inclusivo, integrazione, trattamento precoce ed intensivo per l’autismo…ma a chi interessano tutte queste belle cose? Ma al di là della mancata partecipazione alla festa in quel pomeriggio del 12 giugno 09 (scusate ma per le date io avuto sempre una gran passione!), la cosa che inevitabilmente mi chiedo è: cosa faceva Mattia a scuola durante la prove e i preparativi di questa festa di fine anno? Anche in quei momenti veniva “trattenuto” affinchè non disturbasse i compagni e il normale svolgersi delle attività? Mi rattrista il solo pensarci, ma provo anche tanta rabbia. Purtroppo il mio bambino non può tutelarsi da solo, tra l’altro oltre ad essere autistico è anche un bambino molto dolce e remissivo. Ma c’è la sua mamma che lo tutela.
Di getto, il 15 giugno abbiamo scritto e consegnato brevi manu in segreteria una lettera per la dirigente, dove dicevamo quello che – secondo noi – non aveva funzionato durante l’anno scolastico e (soprattutto) chiedevamo la partecipazione del bambino al progetto Denver.
La risposta è arrivata esattamente dopo 15 giorni: lapidaria e – casualmente – nella data giusta per non consentirci più di fare nulla: il 30 giugno. Cambiare scuola il 30 di giugno significa avere pochissime possibilità che il bambino sia accettato da un’altra scuola statale, tutte strapiene, con le classi già formate da 25 bambini. Significa intervenire all’USP affinchè le ore di sostegno siano spostate in un altro istituto ma il 30 di giugno i giochi sono fatti. O, in alternativa, significa rivolgersi ad una scuola privata, dove però il bambino non ha diritto all’insegnante di sostegno ma solo all’assistente comunale. E sapete quante ore di assistente comunale erano state chieste dalla scuola al Comune di Ferno per mio figlio per l’anno scolastico 09/10? Appena 10 ore settimanali, sebbene lo avessimo iscritto per il massimo delle ore di frequenza, 36 a settimana.
Quella che segue è la risposta ricevuta dalla dirigente dell’I. C. di Ferno riguardo alla partecipazione del bambino al progetto:
“In merito alla VS del 15 u.s. siamo a comunicarVi l’impossibilità a rispondere positivamente alle richieste avanzate.”
Argomentazioni? Motivazioni? Pare che non ne abbiamo diritto!
Rossella Sorrentino
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“Insegnanti, parlate con i genitori dei vostri alunni disabili!!!“
“Cerchiamo le buone prassi, ma stiamo molto attenti anche alle cattive!“
Per Rossella Sorrentino, non sei sola come tè ci sono tattissime mamme che ogli giorno lottano non con il figlio e la disabilità ma con la società!!!!!
sono la mamma di un bimbo di 7 anni. all’atto dell’iscrizione al primo anno di scuola primaria ho fatto richiesta scritta al Dirigente scolastico di un incontro con i docenti e gli operatori prima dell’inizio del nuovo percorso scolastico, non ebbi ne risposta e ne incontro. inizia la scuola e comincia a frequentare, non ebbi il piacere di conoscere l’insegnante di sostegno e di parlargli delle problematiche di mio figlio (non verbale). su mia richiesta di convocare il gruppo H mi fu riferito che non riuscivano a stabilire l’orario di incontro tra la scuola e la psicologa. anno scolastico finito . oggi secondo anno scolastico sempre su mia richiesta di convocare il gruppo H ad oggi non ho avuto notizia. l’insegnante di sostegno poca aperta al dialogo e un orari a mio avviso molto personale e anti_didattico con una continuità di 6 o 7 ore giornaliere e poi 2 o 3 ore (essendo tempo pieno con 40 ore settimanali). non è il problema della disabilità di mio figlio che mi preoccupa, ma le persone che gli stanno vicino e che non fanno il proprio dovere. mi resta dire GRAZIE A QUANTI CI AIUTANO E CI SOSTENGONO PER FARCI AFFRONTARE LE GIORNATE CON SERENITA’ . LA SCUOLA NON E’ UN PARCHEGGIO, E LA BELLA L. 104 CHE ABBIAMO E SOLO SULLA CARTA!!!!
M.M.
Salve, cerco famiglie in BG che seguono ABA per avere informazioni per mio figlio di 5 anni, grazie.Laura
Sono la mamma di un bambino con disturbo pervasivo dell’infanzia non altrimenti specificato in cura con il Prof.Zappella.Sto avendo molti problemi a scuola con l’insegnante di sostegno
Io non so come si sia preparato Lei sull’autismo. Do per scontato che sia un buon padre (e non credo che esistano madri frigorifero), che conosca suo figlio, che si sia informato e che sappia fare bene il suo lavoro. Gradirei che si dia per scontato che lo stesso si facesse con me, ad ogni modo nel primo post indicavo in linea di massima la mia formazione e le mie esperienze. Volevo sottolineare che i miei commenti partono dall’argomento scuola (ambiente che conosco solo attraverso i contatti con i collaboratori che seguono i miei stessi casi) e vanno oltre, dopo l’età scolastica. Rimanendo in argomento scuola, posso dire che purtroppo ho avuto modo di conoscere situazioni di ragazzi con sindromi che non hanno nulla a che fare con l’autismo (preferirei non precisare quali) e che trascorrevano la quasi totalità delle ore scolastiche in uno scantinato. I genitori di questi ragazzi non avevano, però, a sostenerli, un’associazione di genitori con un certo peso politico come altri ed hanno combattuto soli.
Sento spesso lamentele più che giustificate, da parte di chi ha esigenze particolari (vedi il tema immigrazione…) ed anche da parte dei cosiddetti “normali” (tristemente famosa è la vicenda degli edifici non a norma all’Aquila).
Probabilmente le risorse sono impiegate male, forse semplicemente non sono sufficienti, e questo non fa piacere a nessuno, ma vale per tutti.
… e qui chiuderei l’argomento…
I miei migliori auguri!
Le garantisco che (anche se non parrebbe) siamo dalla stessa parte.
chi discrimina gli altri disabili? Lei? La scuola?
Non c’è nessuno più discriminato degli autistici, a scuola. Gli altri disabili (per esempio i down, tranne quella percentuale che per sfiga ha anche l’autismo) posseggono le abilità sociali e – soprattutto – viene diagnosticata per bene. Riguardo all’autismo invece sopravvivono gli odiosi psicodinamici, che fanno diagnosi del tipo “disturbo dell’affettività con tratti autistici” e a scuola, dato che la scuola è impreparata, si finisce per dire “oh poverino, chi sa che famiglia terribile che ha”.
Ah è preparato sull’autismo? Cosa sa? Che ha letto? Che ha visto?
Me lo faccia sapere anche in privato. Basta che mi scriva da qui
http://autismoincazziamoci.org/segnalaci-le-tue-incazzature/
Carissimo GIANNI,
Come precedentemente scritto, condivido la crtica a delle istituzioni sommerse dalla burocraza e ad una scelta di dirigenti frequentemente orientata da necessità economico/politiche. Dico anche che la certificazione della qualità avrebbe in teoria lo scopo di rendere trasparenti i processi agli utenti del servizio e non di complicare la vita di noi tutti, come in realtà accade. Devo, però constatare, che ancora una volta mi trovo di fronte a visioni piuttosto bizzarre; autistici utilizzati come cavie (facciamo le verifiche in corsa, poi se abbiamo fatto danno si vedrà…), altri disabili discriminati (ogni essere umano è complicato, vi prego di approfondire questa cosa) e scarsa volontà di riconoscere il prossimo, di accettarlo e rispettarlo (si può sempre migliorare, ma la mia esperienza è documentata, quindi ritengo il suo invito allo studio un’offesa).
Cordiali saluti!
Carissimo Roland, nella scuola è talmente raro trovare qualcuno che capisce qualcosa di autismo che – nella zona in cui lavoro io – ce ne saranno 2 o 3 nell’arco di un centinaio di chilometri.
Ciò detto: in questo articolo si parla dell’ottusa immobilità dei dirigenti e del loro essere interessati solo ad avere “le carte a posto” e non si rendono conto che l’integrazione scolastica è una scelta culturale ben precisa della nostra società, e che dobbiamo portarla fino in fondo. Di fronte all’integrazione scolastica deve passare in secondo piano tutto: i test invalsi, la certificazione di qualità e stupidaggini del genere.
Vatti a leggere le linee guida per l’integrazione scolastica e se vuoi lavorare con l’autismo studia, perché non è una disabilità qualunque.
Salve, sono un educatore e da 11 anni lavoro nel settore disabilità. Ho avuto modo di accompagnare diverse persone autistiche nel tempo e quest’estate ho lavorato in un centro estivo per autistici. Oltre all’esperienza lavorativa ho alle spalle una laurea triennale in educatore professionale e diversi corsi sull’autismo. Negli ultimi anni ho approfondito l’argomento, letto libri come quelli di Nuala Gardner e Gaia Rayneri, visto diverse lezioni su youtube di Temple Grandin. Rispetto i genitori dei ragazzi autistici (ma anche di tutti gli altri disabili), e credo di aver cominciato a comprendere le difficoltà che incontrano, le incertezze sulle cause, le ansie per la diagnosi, le difficoltà di fronte a delle istituzioni troppo lontane, che spesso seguono logiche politiche invece che analizzare i reali problemi della gente. Il problema, poi, non esiste solo a scuola. Successivamente al periodo scolastico, se possibile, il sistema diviene ancora più rigido e lontano. Quando mi trovo di fronte a genitori di ragazzi disabili a conclusione dell’età scolastica, vedo spesso persone diffidenti, insoddisfatte. Ammiro i genitori che hanno la forza di combattere per i sacrosanti diritti dei propri figli, ma devo onestamente dire che spesso ci si trova di fronte a pregiudizi e non di rado a discriminazioni fra disabili stessi. Le lamentele spesso arrivano ancor prima che possiamo metterci all’opera e poco importa se ne possiamo qualcosa; finiamo comunque in mezzo al marasma di lamentele. Per l’ubicazione dell’istituzione, per la scarsità di mezzi di trasporto, per la mancanza di pc, per la mancanza di alimenti senza glutine (pur in assenza di allergie o intolleranze), o, ad esempio per un rapporto di accompagnamento che non è MAI di 1:1… In nessun luogo dove io abbia lavorato, per nessuno, ne per un’autistico ne per un down (tutti i genitori vorrebbero il meglio per il proprio figlio). E’ molto difficile, quando ci si sente denigrati, considerati degli incapaci, inesperti, ignoranti, mettersi l’animo in pace, sorridere, essere simpatici e mettersi a lavorare serenamente. In tema autismo poi, le difficoltà nascono anche tra i professionisti stessi, poichè la confusione che regna fa si che ognuno possa presentare il proprio metodo (senza peraltro necessità di legittimarlo, vedi CF… ) e pretenda che noi lo applichiamo, senza chiedere se abbiamo un’opinione in merito.
Credo che in tutto questo casino dovremmo distrarci un’attimo dai grandi o piccoli singoli problemi quotidiani, registrare il contesto, riconoscerci a vicenda, capire quali sono i differenti ruoli, modificare il modificabile, ed infine tornare ad occuparci del particolare. Altrimenti questa litigiosità andrà avanti, senza vantaggi per alcuno, eccetto che per chi ha intresse affinchè le cose continuino a restare come sono… perchè la poltrona è comoda…
[...] o ne ha fatti due????MATERIALE UTILEL'ASSISTENTE ALL'AUTONOMIA E ALLA COMUNICAZIONECOME ORIENTARSILa scuola e l'autismo: un esempio di prevaricazione.ATTRAVERSO LO SPECCHIO: il mio coinvolgimento con i ciarlatani dell'autismo – di R. LaidlerCi [...]
E ancora, in fondo a pagina 14:
“Una progettazione educativa che scaturisca dal principio del diritto allo studio e allo sviluppo, nella logica anche della costruzione di un progetto di vita che consente all’alunno di “avere un futuro”, non può che definirsi all’interno dei Gruppi di lavoro deputati a tale fine per legge. L’istituzione di tali Gruppi in ogni istituzione scolastica è obbligatoria, non dipendendo dalla discrezionalità dell’autonomia funzionale. Per tale motivo il Dirigente Scolastico ha l’onere di intraprendere ogni iniziativa necessaria affinché i Gruppi in questione vengano istituiti, individuando anche orari compatibili per la presenza di tutte le componenti chiamate a parteciparvi.”
Ancora, all’inizio di pagina 14 delle “Linee Guida”, tra i compiti del Dirigente Scolastico:
“coinvolgere attivamente le famiglie e garantire la loro partecipazione durante l’elaborazione del PEI”
Qualcuno vuole ancora commentare?
DALLE “Linee Guida dell’Integrazione Scolastica degli alunni con disabilità”, Ministero dell’Istruzione, 4 Agosto 2009, pagina 13:
“L’integrazione/inclusione scolastica è, dunque, un valore fondativo, un assunto culturale che richiede una vigorosa leadership gestionale e relazionale da parte del Dirigente Scolastico, figura-chiave per la costruzione di tale sistema. La leadership dirigenziale si concretizza anche mediante la promozione e la cura di una serie di iniziative da attuarsi di concerto con le varie componenti scolastiche atte a dimostrare
l’effettivo impegno del Dirigente e dell’istituzione scolastica in tali tematiche (come per esempio corsi di formazione, programmi di miglioramento del servizio scolastico per gli alunni con disabilità, progetti, iniziative per il coinvolgimento dei genitori e del territorio, costituzioni di reti di scuole per obiettivi concernenti l’inclusione, partecipazione agli incontri di GLHO, istituzione del GLH di Istituto, favorire la continuità educativo-didattica, programmi di miglioramento del servizio scolastico per gli alunni con disabilità, partecipazione alla stipula di Accordi di programma a livello dei piani di zona, di cui all’art 19 L.n. 328/00, direttamente o tramite reti di scuole,
ecc.)”.
Il ministero della Pubblica Istruzione ha emanato le Linee Guida per l’Integrazione scolastica degli Alunni con Disabilità.
qui trovate la normativa
http://www.pubblica.istruzione.it/normativa/2009/prot4274_09.shtml
qui trovate il pdf delle linee guida
http://www.pubblica.istruzione.it/normativa/2009/allegati/prot4274_09_all.pdf
Cordiali saluti a tutti e soprattutto a Pulze Giovanna, a Riflessione e a Danila.
Leggendo e rileggendo l’intervento “Riflessioni” sono ogno volta pervaso da sorpresa e sconcerto.
I motivi sono molteplici ma due i principali:
1) la capacità di ogni lettore della lettera “Scuola e autismo: un esempio di prevaricazione” di percepire l’onestà dei genitori di Mattia
2) la tracotanza della Dirigente sia nel gestire l’accoglienza e l’integrazione di un alunno diversamente abile sia nei riguardi delle proposte didattiche offerte dai suoi genitori.
I genitori hanno affrontato con grande coraggio una questione privata ma che ha un aspetto fondamentalmente pubblico: la cattiva prassi, anche pedagogica, nel gestire casi di alunni certificati.
I genitori sono, oggettivamente, proiettati su un piano nel quale vengono richiesti, non solo per se stessi, i protocolli di intesa tra le varie figure sanitarie, sociali e scolastiche atte a far sì che sia garantita la formazione del personale responsabile all’educazione dell’alunno con handicap sia la tutela dell’alunno stesso.
Non capire che le intenzioni dei genitori di Mattia sono nobilmente rivolte ad una situazione generale da migliorare, non capire che la loro battaglia ha orizzonti più vasti del contingente, non capire che il loro punto di vista è alto, non capire che il bene che chiedono è rivolto anche per coloro che si troveranno in quella scuola, amplificarlo a siti mediali è un atto rivolto alla collettività e quindi anche a quelle scuole dove si applicano bene le regole ma anche a scuole che hanno le stesse difficolà di incomunicabilità, non capire tutto questo ed altro è ottusità.
Se la Dirigente Paduletto o chi per essa, leggerà questo intervento la invito a riflettere sull’Art.54, Titolo IV°, della Costituzione Italiana, che recita: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”.
L’onore, mi permetto di osservare, si ottiene non solo assumendo le proprie responsabilità ma anche svestendosi della rigidità del ruolo professionale richiesto e assumendo quello più comunemente umano, ricco di tesori inimmaginàbili.
Sedendoci ad un tavolo con atteggiamento virtuoso e ascoltare, parlare, decidere condividendo il bene di una vita migliore, beneficeremo tutti e tutto sarà positivamente possibile.
L’intervento di “Pulze”, la invito a leggere i siti:
http://www.scuolamedialanafermi.it/normativadisabili/glh.htm
http://www.sinpia.eu/atom/allegato/148.pdf
Cordialità:
enrico.grosso@istruzione.it
P.S.
La mia, per quanto possa valere, stima alla Famiglia PAPA, Enrico.
Il commento di Pulze è molto strano… Che cosa significa? Significa qualcosa del tipo “è vero che hai portato alla luce degli atti criminali ma stai attento perché nessuno ha la coscienza pulita?”… E come deve essere visto il commento della signora Pulze? A me sembra una minaccia. Mi ricorda lo stile di Michele Greco (andatevi a cercare sui motori di ricerca chi era questo simpatico personaggio).
l’unica cosa che vorrei aggiungere alle illuminanti parole di Giogi è che l’insegnante di sostegno conta relativamente poco: a lui spetta certo il ruolo di “mediatore” dell’integrazione scolastica, ma se l’ambiente – a partire dalla dirigenza, passando per la funzione strumentale e per i colleghi “curricolari” – non è preparato all’integrazione e ha un’idea dell’alunno disabile come alunno dell’insegnante di sostegno, non c’è speranza di riuscire a cavare un ragno dal buco.
Spesso l’insegnante di sostegno finisce per essere il capro espiatorio dell’impreparazione dell’intero ambiente-scuola. Il quale ambiente-scuola non migliora certo con una rivoluzione dal basso degli insegnanti di sostegno, ma ha bisogno di direttive ferree dall’alto: intendo dagli Uffici Scolastici Provinciali, dagli Uffici Scolastici Regionali e dal Ministero (il quale Ministero sta appunto per emanare le linee guida per l’integrazione scolastica. Le attendiamo con ansia).
Che gli insegnanti di sostegno si facciano un esame di coscienza è sempre auspicabile, come è sempre auspicabile che lo faccia sempre chiunque alla fine della giornata, ma in questo contesto l’invito della Sig. Pulze mi pare poco pertinente.
Qui si parla delle RESPONSABILITA’ di un DIRIGENTE che ha il DOVERE di:
1) assicurare a tutti i bambini iscritti nella “propria” scuola il massimo dell’efficienza del percorso educativo,
2) di garantire a ciascuno i loro DIRITTI e magari andare oltre offrendo quanto più sia possibile affinchè il percorso educativo dei bambini sia il migliore possibile, se poi si tratta di bambini disabili dovrebbe adoperarsi ancora di più per trovare o accettare quegli strumenti NECESSARI a che anche il bambino disabile riceva l’intervento educativo più adeguato alle sue “speciali” esigenze.
Tutto questo può avvenire solo se i genitori vengono “accettati” (che orribile espressione: mica ci devono fare un favore, è loro dovere coinvolgerci!!!) come interlocutori nel processo di organizzazione e realizzazione del programma educativo dei loro disabili.
Concordo con Nicla, facciamo tutti un bell’esame di coscienza, ma chi è RESPONSABILE oltre all’esame di coscienze DEVE delle risposte!!!
Quanto all’ intervento firmato “Riflessione” sono alquanto allibita!!!
Dal momento in cui la Dirigente ha accettato il bambino nella scuola diventa SUA RESPONSABILITÀ il programma educativo del piccolo e da quel momento è SUO DOVERE adoperarsi al massimo affinchè si trovino le risposte più adeguate alle esigenze educative del bambino.
Non le “sembra corretto che il genitore, seppur comprendo il suo stato d’animo, si possa permettere di richiedere uno specifico insegnante sostegno e che cosa deve fare per il proprio figlio, scavalcando forse il ruolo di un Dirigente”? Che strano punto di vista! Mai sentito, per fortuna! Di solito i genitori vengono chiamati dalle insegnanti, e quando si trova il dirigente capace e intelligente da lui stesso, a confrontarsi ed esprimere le proprie riflessioni/richieste proprio all’inizio dell’anno scolastico (e poi periodicamente) con appositi colloqui personali al fine di prevenire i problemi, comprendere le esigenze del bambino e in collaborazione coi genitori trovare le soluzioni!
Lei condanna la denuncia pubblica fatta dai genitori??? Hanno benissimo argomentato le loro accuse (che motivo avrebbero di inventarsi tutto questo “dramma” rimettendoci della loro serenità? e comunque nessuno è venuto a smentirli…).
La denuncia pubblica di fronte ad un caso simile è DOVEROSA, si tratta di un servizio e di un dirigente PUBBLICI. Dal mio punto di vista hanno compiuto un atto coraggioso di utilità pubblica!!!
Che ne pensa di Striscia la notizia? e l’indignato speciale? trasmissioni da censurare? pensi che sono le uniche che salvo delle reti mediaset!!!
Non so che ruolo abbia lei (visto che non si è presentato/a) ma spero vivamente che non lavori nella Scuola pubblica!
Un genitore deve essere considerato dalla scuola una risorsa non un “rompiscatole”, è difficile lavorare con i nostri bambini, noi per primi lo sappiamo e se offriamo la nostra collaborazione si dovrebbe approfittarne poichè la scuola è spesso impreparata ai loro bisogni e noi possiamo diventare strumento per tentare insieme di soddisfarli, d’altra parte nessuno li conosce quanto noi!
Scusi sig.Pulze lei parla di coscienza però a me sembra semplicemente che nella scuola di Ferno ci siano delle prassi consolidate cioè far redigere il pei solo all’insegnante di sostegno.Non toccherebbe alla dirigente far si che questo non accada?Ci vorrebbe un bell’esame di coscienza generale e non far più accadere certe cose.
Ecco un altro commento firmato da una sedicente, inesistente, “pulze giovanna”. Anche questo commento suona come una vera intimidazione nei miei confronti (dato che faccio l’insegnante di sostegno e sono il padre di Mattia). Inoltre traspare inequivocabilmente che il messaggio della sedicente “pulze” è stato scritto da una persona molto vicina alla Dirigente dell’IC di Ferno…
A proposito:voglio raccontare una storiella…
La famosa (ormai) convocazione della dirigente in cui ci venne praticamente intimato di firmare il PEI aveva qualcosa di inquietante di cui, finora, non ho mai parlato. Mentre la Dirigente sbraitava: “Il PEI va firmato: ci mancherebbe altro!” e “Il PDF non ve lo faccio vedere perché tanto non dovete firmarlo!” aveva davanti a sé, sulla scrivania, il PEI di un “essere umano con diagnosi” seguito da me l’anno precedente (firmato dal sottoscritto, dalla neuropsichiatria infantile di Gallarate, dalla madre dell’essere umano con diagnosi, dalla coordinatrice di classe e dall’assistente comunale).
Era il solito PEI copia-incolla, sottoscritto da tutti IN MOMENTI DIVERSI e compilato – in pratica – solamente da me.
Anche quello è irregolare, certo, ma si tratta della prassi nell’Istituto Comprensivo di Ferno e semmai di questa prassi deve rispondere la scuola: non certo io. Inoltre, in quel caso i genitori non avevano chiesto (come è stato chiesto espressamente nel caso di Mattia) che la legge fosse rispettata, che fossero fatti il GLHI e i GLHO, che fossero interpellati i terapisti che seguono il bambino. Anche perché l’essere umano con diagnosi in questione non aveva una DF grave ed è senz’altro un individuo che – nella vita – troverà la sua strada e si farà la sua vita, al contrario di quello che succede nel caso dei bambini autistici (tranne che in pochissimi casi).
Perché era presente sulla scrivania della Dirigente, quel PEI? Glielo chiesi immediatamente, molto risentito. Lei si confuse, presa in contropiede. Disse che era un caso, che aveva preso il primo PEI che le era capitato tra le mani per dimostrarci che tutti i PEI si fanno come quello che era stato fatto per nostro figlio (col copia-incolla, appunto).
La presenza di quel PEI fu da me percepita come un ulteriore tentativo di intimidazione e le parole di questa sedicente pulze giovanna (signora Pulze, la invito a presentarsi con il suo vero nome e cognome) mi ricordano molto la presenza di quel documento riservato su quella scrivania (un documento non certo di proprietà della Dirigente, e che la Dirigente non può certo prendere a suo piacimento per farne gli usi che vuole: a lei tocca soltanto custodirlo).
Chi ha sbagliato volontariamente, con scrupolo e fredda determinazione, dovrebbe quantomeno ammettere la sua colpa, chiedere scusa e rimediare (o almeno provarci), piuttosto che lanciare bile.
……..e come la mettiamo con la nostra coscienza ? siamo noi, docenti di sostegno ,all’altezza di cio’ di cui ci occupiamo? abbiamo applicato tutte le strategie e tutte le risorse personali possibili per occuparci degli altri bambini che nn siano nostri? prima di giudicare, accertiamoci che gli SCHELETRI NEI NOSTRI ARMADI SIANO BLINDATI!!!!!!!
Come madre sono indignata soprattutto perchè leggendo ciò che è successo e paragonato a come ha sempre agito il dirigente ed il corpo docente della scuola di mio figlio c’è un abisso!Se la scuola che ha frequentato mio figlio ha agito sempre negli interessi di mio figlio e collaborando attivamente con noi genitori e con chi ha la presa in carico del bambino,non vedo perchè la dirigente di Ferno non sia riuscita a fare altrettanto.Incapacità?Malavoglia?Immobilismo?Si faccia un buon esame di coscienza la dirigente in questione!
Non arrendetevi, noi dopo un unico anno disastroso siamo stati fortunati, io ho inoltre avuto modo di constatare di persona i risultati di una buona scuola materna con ottimi insegnanti, preparatisi e formatisi con mio figlio, con almeno altri due bambini. Una buona scuola è un’ottima risorsa…. e se non c’è ce la dobbiamo creare.
Tale denuncia su mezzo multimediale rimarrà, nonostante questa tentata intimidazione.
I genitori devono concordare con la scuola quello che il proprio figlio (disabile grave, mica pizza e fichi) deve fare e quali obiettivi deve conseguire, come previsto dalla legge. Inoltre tali obiettivi – concordati a inizio anno – devono essere verificati con una periodicità almeno trimestrale.
La scuola di Ferno non prevede “verifiche” del PEI, non ha i GLH operativi e ha instituito il GLH d’istituto solo in seguito a nostra pressione.
Il fatto che nella zona manchino i GLHI e GLHO non è una giustificazione. Le linee guida per l’integrazione – che usciranno con il prossimo anno scolastico e che ho avuto modo di leggere in bozza – citano espressamente GLHO e GLHI. Come la mettiamo?
Come la mettiamo con una Dirigente che vieta in maniera sistematica gli incontri dei genitori con l’insegnante di sostegno, con gli insegnanti “su posto comune” (se non in occasioni prefissate, tutti insieme e con la presenza vigile e la supervisione oculata della psicopedagogista)?
Come la mettiamo con una dirigente che convoca i genitori perché non hanno – a ragione – firmato il PEI, dicendo “Questa convocazione è per la firma del PEI: io adesso vi dò il PEI e voi me lo firmate. Il PEI va firmato: ci mancherebbe altro!“. Faccio notare che il PEI non è stato concordato con i genitori né con i terapisti, ma è stato scritto dalla sola scuola: i genitori hanno chiesto espressamente che il PEI fosse concordato con loro e con i terapisti (come prescrive la legge, e non come vuole la “prassi”) e questo non è stato consentito.
Come la mettiamo con una dirigente che dice: “Il PDF non ve lo faccio neanche vedere, perché tanto non dovete firmarlo”?
Come la mettiamo col fatto che il bambino sia stato trattenuto “a latere” dall’insegnante di sostegno e non abbia partecipato al gruppo dei suoi coetanei? “Adesso chiamiamo i bambini di tre anni” ha detto la maestra, e l’insegnante di sostegno non ha portato Mattia in mezzo agli altri, né le maestre “su posto comune” hanno invitato Mattia ad unirsi agli altri.
Insomma, come la mettiamo con una serie di mancanze da codice penale e soprattutto con il fatto che la lettera di mia moglie citi solo dei fatti, racconti una storia senza esprimere giudizi, e ciò nonostante lei – signor o signora “riflessione” – la veda come qualcosa che “infanga” la professionalità di una Dirigente?
Ciò detto, io ho pubblicato il suo commento perché non mi piace censurare. Penso che ognuno debba esprimersi. Ma ritengo doveroso che lei si firmi con nome e cognome, come ha fatto l’autrice della lettera, e che si assuma la responsabilità di quello che scrive.
Infine: l’autismo è una sindrome che – nella zona in cui si trova la ridente cittadina di Ferno – non trova risposte adeguate. Lei mi cita l’ASL di Gallarate: ma l’ASL di Gallarate non ha strutture in grado di trattare l’autismo secondo le linee guida del SINPIA (le scarichi e se le legga http://www.angsaonlus.org/linee_guida.html ). Anzi nella zona persiste e sussiste ancora una mentalità psicodinamica che vede il bambino autistico come “dotato di una mente preistorica”, di chiara ispirazione Bettelhemiana (a proposito: lo sa che in zona ci fu consigliata una struttura dove si pratica l’ospedalizzazione dei bambini autistici e la psicoterapia psicodinamica?).
Per questo, Novara è – senza ombra di dubbio – la città più vicina dove portare Mattia (anche a Milano ci sono buoni centri, ma infilarsi dentro Milano le assicuro che è molto più difficoltoso che fare trenta chilometri su una strada provinciale).
Inoltre, la sua “eccezione” non regge, perché la normativa (ancora una volta devo citarla, anche se nella scuola – purtroppo – la normativa sulla disabilità è spesso carta straccia) dice che l’equipe che si occupa del bambino (e che è presente nei GLH Operativi, rifiutati dalla Dirigente di cui sopra con una frase del tipo: “Se dovessi istituire i GLH Operativi dovrei solo impiccarmi” e naturalmente previsti dalle linee guida di prossima emanazione) è formata dalla Scuola, dall’ASL, dagli eventuali terapisti che seguono il bambino e dai genitori. Guarda caso: stavolta i terapisti sono di Novara. Non esiste nessuna contro-legge che escluda Novara dalla scuola Italiana o da una qualunque scuola della Lombardia.
Ma forse molti le leggi sono abituati a farsele da soli, come il regolamento d’Istituto che recita: “Non sono previsti incontri con l’UONPIA”.
cordiali saluti. Aspetto il suo nome e cognome.
Ho esitato molto prima di dire la mia ma dopo opportune verifiche devo con rammarico costatare una certa superficialità da parte di voi genitori.
Capisco che svestendosi dal ruolo di insegnati ognuno cerca per il proprio figlio il meglio possibile avanzando magari a terzi anche richieste non evadibili.
Ricordo inanzitutto che ai fini della legge 104 Azienda Servizi Sanitari Locali competente per il territorio del Comune di Ferno è Gallarate e se non commetto errori non è mai stata citata, infatti le relazioni e l’assistenza viene da Novara che è addirittura Piemonte.
Mi sembra di leggere che la Dirigente nonostante la mancanza della sopracitata documentazione dell’ASSL competente ha accolto il piccolo rispondendo al meglio.
Non mi sembra corretto che il genitore, seppur comprendo il suo stato d’animo, si possa permettere di richiedere uno specifico insegnante sostegno e checosa deve fare per il proprio figlio, scavalcando forse il ruolo di un Dirigente.
Le dichiarazioni fatte sono forti e mi auguro per voi genitori supportate da documentazione oggettiva, si perchè se io fossi il Dirigente vedendo infangata la mia professionalità, non esiterei un attimo ad agire nei vostri confronti.
Ritengo personalmente che bilateralmente sono stati commessi degli errori sicuramente maggiori dalla parte dei genitori che ribadisco come genitore che probabilmente avrei commesso anchio per cercare il meglio per il mio piccolo, l’errore più grosso e irriparabile la vostra denuncia su un mezzo multimediale
Caro babbo di Mattia,
scusami, hai ragione,infatti il contenuto entro le parentesi acute non viene letto dalla posta elettronica, come tu sai, sono un collega di sostegno nella scuola statale di primo grado,prossimo alla pensione e quasi sufficiente nella dimestichezza verso il “mondo cibernetico”…
Il testo non apparso nella prima e_mail, causa le parentesi, l’ho riscritto nella seconda, in forma estremamente riassuntiva ed estemporanea. MI SCUSO CON TUTTI GLI UTENTI DEL SITO avendo insinuato paranoicamente che vi fosse una qualche “censura” nell’arrivo della posta e conseguente cernita delle scelte da immettere alla lettura del pubblico…
Di seguito, per chi fosse interessato, e per chi volesse rendirsi conto come l’iperdonabile dirigente Paduletto non sia stata corretta nell’appicare le regole più elementari nell’applicazione della Legge104, salvaguardia delle persone dirversabili. Purtroppo non è il solo dirigente che interpreta e applica la 104 in senso riduttivo, restrittivo, personale ed empaticamente inaccettabile.
Oggi, la scuola statale è allo sfacelo, perchè, nella miopia dei governi che si sono succeduti, è considerata come luogo dove non si “produre richezza”, di spreco delle risorse materiali e umane, di pressapochismo. In quest’ottica, nell’ultimo decennio sono stati abbattuti i fondi all’istruzione che, attualmente, sono appena sufficienti alla amministrazione spicciola. Anche la drastica riduzione del personale docente e non docente, non consentirà più, se non vi sarà un maggiore impegno da parte delle persone di buona volontà, l’accesso ad una didattica nella quale sia possibile proporre agli alunni progetti formativi o nuove sperimentazioni di differente approccio alla didattica cattedrattica, rendendo possibile pensare e costruire una percezione globale e responsabile della persona, un esperienza meno frastagliata dei saperi, una sensibilità maggiore di accettare l’altro da sè e di sentirsi accettato per quello che ogniuno è, di trovare arricchimento e crescita nella relazione di aiuto reciproco tra i apri e con gli adulti, di sentirsi autenticamente apprezzati anche nei momenti difficili dell’adolescenza, apprendendo il significato più profondo dell’appartenenza ad una comunità, acquisendo senso costruttivo di una società migliore, umana, meno egocentrica, più aperta al dialogo. Ma forse ciò sarà possibile dove il cittadino è ben radicato nei valori della cooperazione e partecipazione ad una positiva crescita della comunità e del valore dei servizio pubblico e privato, presenti sul territoriali, senza discriminazioni, competitività, aperti alla condivisione del bene comune, senza egoismi e individualismi nel rispetto delle regole, la scuola diviene così uno dei punti di riferimento, una delle grandi agenzie educative per la crescita futura, orgoglio della comunità.
Conosco varie reltà scolastiche nelle quali il futuro delle nuove generazioni viene considerato punto centrale della progettazione didattica, un futuro nel quale il dialogo, anche critico, è la prassi, di apertura alla condivisione delle problematiche di tutti e di ogniuno, sò così che non tutto è perduto, ci sono dei riferimenti validi a cui attigere e prendere a modello per affrontare l’avvenire.
All’indirizzo HandyLex, consiglio di leggere l’Art.13. Integrazione scolastica.
Il comma 1, lettera a), b),c),e). Soprattutto il comma 5 sulla priorità della sperimentazione.
l’Art.15 comma 2 per quanto riguarda il Gruppo Hendicap di studio e lavoro di Istituto (G.H.) e il Gruppo Operativo (G.O..
La Legge 67 del 2006 sulla responsabilità penale e civile e di discriminazione reale o presunta nei confronti degli alunni diversabili.
Il Decreto del Presidende del Consiglio dei Ministri (D.P.C.M.) n.185/2006 sulle nuove commissioni atte alla certificazione di persone H.
Grazie, Enrico.
http://www.handilex.org/stato/l050292.shtml
E’ assolutamente disgustoso che un individuo come la “minuscola” dirigente ritratta in questa lettera lunga e particolareggiata, densa di eventi da denuncia, sia ancora a capo non solo di un istituto comprensivo, ma che le sia ancora consentito di svolgere un lavoro attinente alla scuola.
Però io mi chiedo una cosa: se questa donna è lì, c’è un motivo? Se si permette di avere certi atteggiamenti, c’è un motivo?
Quando a capo di un’istituzione importante, ma comunque limitata, come un Istituto Comprensivo c’è una persona del genere, come possono i suoi superiori (dal Ministero in giù) permetterlo? Forse la piccola dirigente qui ritratta non è altro che un ultimo anello della catena? Forse che i delitti contro la legge 104 partono dall’alto e sono talmente diffusi che non è più possibile porvi rimedio?
Ciao, una volta che è stato approvato il tuo primo intervento, gli altri vengono pubblicati in automatico. Vengono moderati solo i primi interventi di chi non ha mai scritto (non si sa mai cosa può essere pubblicato) e gli altri compaiono automaticamente nei commenti.
Mi sono accorto che al tuo commento precedente manca un pezzo, ti ho anche scritto in privato a tal proposito, ma evidentemente c’è stato un disguido (non dipendente da me). Se vuoi modificare il tuo intervento precedente, scrivimelo in privato.
A proposito delle buone prassi nella scuola per l’integrazione dei bambini autistici..
buona visione.
Enrico.
Non capisco perchè il moderatore non ha pubblicato l, nella mia precedente risposta del 14 luglio l’art.13 comma 1 lettera a), b), e), e il comma 5 della Legge 104/92, legge quadro per l’integrazione degli alunni diverssamente abili. La mia risposta in questo modo non ha senso e si tinge di ridicolo, diventando così un attacco personale sia alla responsabile dell’istituto
sia alle persone che hanno risposto, mentre viceversa è una sottolineatura delle possibilità di attivare una buona prassi di accoglienza e di strategia didattica che il caso sollevato dai genitori di Mattia richiede.Infatti l’Art. 13, tratta di integrazione degli alunni tramite accordi di programma tra istituzioni scolastiche pubbliche e private e unità salinarie e sociali pubbliche sul territorio con finalità di predisporre e attuare e verificare congiuntamente i progetti educativi, riabilitativi e di socializzazione individuali e di integrazione tra attività scolastiche e attività integrate exstrascolastiche. Le lettere a), b), trattano, sostanzialmente della necessità, per supportare l’integrazione e il diritto allo studio della persona handicappata (brutto termine, chi di noi, in qualche misura non lo è?)da parte delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado di fornisi di attrezzature e sussidi (tramite i fondi specifici per il diritto allo studio che le regioni ricevono dal ministro all’istruzione e che i comuni mettono a disposizione della scuola pubblica.
La lettera e)promuove la SPERIMENTAZIONE da realizzare nelle classi frequentate da alunni certificati.
Il concetto sulla SPERIMENTAZIONE è ripreso e approfondito nell’ comma 5) dell’Art.1 della Legge 104/92…<>.
Di quanto scritto me ne assumo la piena responsabilità dando il mio indirizzo di posta elettronica enrico.grosso@istruzione.it, sottolineo ancora una volta che il progetto di Sally Rogers “Modello Denver” presentato dai genitori di Mattia alla scuola ma rifiutato, la stesura del PEI unidirezionale dell’insegnate di sostegno senza sentire il parere dei genitori, l’assoluta rigidità delle istituzioni nel recepire le istanze e aspettattive della famiglia che si presena attrezzata pedagogicamente e strategicamente,avendo contattato associazioni specifiche sull’autismo presenti nel territorio, fanno pensare che vi sia da parte della dirigenza una sottovalutazione del caso clinico specifico di un suo alunno e conseguentemente una inadeguata accoglienza che la legge 104/92 promuove incidendo anche, e non è affatto poca cosa, sulla DIDATTICA .
Prego, susandomi per l’isistenza, il moderatore di pubblicare questa lettera alfine di dare sensatezza il mio precedente intervento, grazie.
Enrico.
Tanto per alimentare il fuoco fatuo sia della collega Angela che suggerisce, ai Genitori di Mattia, un’atteggiamento accomodante nei riguardi dell’oscura dirigente Paludetto dell’I.C. di Ferno (VA), sia la signora Danila,mando in osservazione l’illuminante Legge 104 del secolo scorso,1992 che recita quanto segue:
Questa è la legge, sta ad ogniuno di noi applicarla sino alla prossima che può migliorarla o, con i tempi che corrono, peggiorarla.
Per il Genitori di Mattia consiglio di sentire l’ufficio GLIS del ex provveditorato e l’avvocato Nocera presidente del FHISC.
Forza e coraggio, Enrico.
Angela, i buonismi fuori luogo mi hanno proprio rotto le scatole.
Il tuo intervento volto a difendere chi non fa il proprio dovere ne’ come dirigente scolastico ne’ come essere umano è proprio fuori luogo.
Vorrei vedere se tu avessi un figlio disabile in questa situazio di palese e ingiustificabile ingiustizia se saresti tanto melliflua e comprensiva
Cara Angela, ti ho scritto in privato per non alimentare polemiche in pubblico, dato che sono direttamente interessato: ti dico solo – in pubblico – che non abbiamo alcuna intenzione di far frequentare ancora quella scuola a Mattia.
Cari genitori di Mattia mi sono imbattuta casualmente in questo blog e ho avuto modo di cogliere tutto il vostro dolore e la vostra rabbia. Sono un’insegnante di scuola primaria che ha trascorso diversi anni come insegnante di sostegno con bambini con disabilità molto grave. Ho avuto modo anche di essere assegnata a due bambini autistici e so cosa significhi lavorare insieme a loro e quali gioie e soddisfazioni diano un leggero passo in avanti, un miglioramento. Comprendo le difficoltà con cui vi dovete scontrare ogni giorno perche vi vengano riconosciuti i vostri diritti, o meglio quelli di Mattia. Vi invito però a cercare di sbollire la vostra rabbia e a guardare la situazione con maggiore serenità: se ritenete che la scuola in cui vostro figlio è inserito non sia all’altezza delle vostre aspettative dovreste seriamente pensare a una nuova realtà più adatta a lui. Il vostro rancore, la scarsa fiducia che riponete non solo nella dirigente, ma anche nei docenti (il confinamento durante la festa, i mancati colloqui..) per quanto cerchiate di mascherarli sono agli occhi di vostro figlio: i bambini autistici, in forma maggiore rispetto a tutti i bambini, sono estremamente sensibili e avvertono il disagio. Mi sembra che la strada che state intraprendendo al di là dello sfogo iniziale e giustificato non vi porti da nessuna parte, non faccia altro che alimentare il vostro sdegno. L’inveire contro un Dirigente non aiuterà a risolvere il problema e ogni conquista avrà sempre dell’amaro in bocca. Dal mio modesto parere credo che la soluzione più adeguata sia riporre fiducia verso le istituzioni (come genitori ci sembra sempre di non riuscire ad avere mai il meglio per i nostri figli a cui vorremmo dare la luna). Siete insegnanti e credo che nel vostro cammino vi sia capitato di imbattervi in genitori che hanno contestato o almeno non condiviso in parte il vostro modo di lavorare anche se voi avete dato il massimo. Provate a mettervi dalla parte della dirigente e serenamente chiedetevi quali motivazioni l’hanno spinta ad agire in un dato modo. Dovete ripartire da lì, se decidete di lasciare Mattia in quella scuola, dovete trovare un punto di accordo, cercare di trovare delle linee comuni che vadano al di là delle antipatie; solo così potrete fare il bene di vostro figlio. Dibattiti accesi, ripicche non faranno altro che accentuare i dissapori e non porteranno a nulla di buono e nuoceranno al clima sereno in cui Mattia deve vivere. Siete solo all’inizio del percorso educativo e la strada da fare è lunghissima. Mi sento di aggiungere che un conto è attaccare professionalmente una persona nel suo lavoro e ritenerla non adatta (chi è al comando si trova a fare delle scelte non sempre condivise) un altro è offenderla come persona pubblicando vignette poco simpatiche.
Con simpatia
Angela
Per la “signora Danila”.
cara signora,
è chiaro che Lei non conosce le leggi.
e soprattutto non è una professionista del settore, che oltre alle leggi è “abilitata” ad interpretarle, e poi anche ad applicarle.
Mio figlio, oggi di 8 anni, che risiede nel comune di Benevento, ha ottenuto ed ottiene molto, molto di più di quanto Mattia ottenga.
Ai genitori di Mattia: purtroppo mentre dimostrerete il palese atteggiamento ostativo della preside, e mi toglierei qualche sassolino dalla scarpa con una bella azione legale di tipo pesante, purtroppo la soluzione è cambiare scuola.
Rossella e Gianni, ho letto con sgomento la situazione in cui vi siete trovati, forse l’unica soluzione per trovare giustizia è una bella denuncia alla preside, Michi ed io conosciamo dei genitori che l’hanno fatto e grazie a ciò sono riusciti ad ammorbidire notevolmente le istituzioni. L’arroganza e la presunzione di questa persona vanno fronteggiate con i mezzi adeguati che la legge fornisce. Incrociamo le dita per voi !
Stefano e Michela
Pieno sostegno a Rossella & Gianni. Amministrare solo l’ordinario è facile, lo sanno fare tutti: la differenza dovrebbe essere nel risolvere i problemi di chi utilizza il “servizio”. E quì parliamo soprattutto di persone, di futuro, della “vita” migliore possibile per un ragazzo e la sua famiglia.
buona fortuna
Danila se fosse come dice lei (cosa che non è sicuro) la preside avrebbe accettato il Denver Model…. senza pensarci un attimo, qui si gioca il futuro di un bambino….. stiamo scherzando…. i genitori di Mattia sono stati fin troppo pazienti…. io avrei URLATO prima!!!
Il preside della mia scuola pur non brillando di presenza ha sempre accettato l’ingresso degli educatori che seguono Federico al centro di riabilitazione ed anche quello di una Dottoressa che segue noi privatamente per il comportamentale.
L’anno scorso mio figlio al suo primo anno di materna aveva una maestra che non era cattiva ma si è limitata a guardare che non si facesse male e a portarlo in bagno è stato un onesto baby sitteraggio….
I nostri figli hanno bisogno di altro…. i nostri figli imparano eccome ma in modo diverso…. ci vuole costanza e perseveranza…. con tecniche e metodi ben precisi non si può improvvisare, quest’anno abbiamo avuto una maestra che gli ha insegnato tantissime cose… gli ha insegnato a stare a tavola un’ora di seguito ad usare la forchetta a lavarsi mani e viso, a giocare in mezzo agli altri…. a disegnare, a fare giochi con altri 2/3 bambini con turnazione…. etc etc.
Mi ha consegnato 2 faldoni pieni zeppi di schede didattiche, disegni, lavoretti con scritto dietro il commento giorno per giorno.
Un lavorone fatto di concerto col centro che lo segue…. perchè è così che deve essere bisogna fare un lavoro in rete tra tutti quelli che vivono accanto al bambino…
Questa donna mi è sembrata oltre che menefreghista anche arrogante… non ha bisogno di essere difesa…. la faccia tosta non le manca!!!
Robertya
Se a un bimbo disabile viene preclusa la possibilità di avere un insegnamento specifico, se ai genitori viene impedita la collaborazione con la scuola, se ci sono episodi di non integrazione, beh, allora la persona responsabile della scuola non ha fatto tutto ciò che la legge consente.
E comunque c’è differente tra:
“fare ciò che la legge consente” (e ci mancherebbe pure!) e “Garantire con zelo e professionalità i DIRITTI che la legge sancisce” (e ciò richiede uno sforzo ben più grande!).
E ancora oserei dire che una persona che ha RESPONSABILITÀ ISTITUZIONALI dovrebbe pure aggiungere nel suo operato ciò che il buonsenso suggerisce…
Basti ricordare
1) l’estrema difficoltà a parlare con gli insegnanti (soprattutto con l’insegnante di sostegno) per il veto imposto dalla signora Paludetto.
2) l’arbitraria stesura da parte della sola scuola di PEI E PDF (mia moglie non lo ha scritto: quando la signora Paludetto ci ha convocati gridando: “IL PEI VA FIRMATO!” ha anche detto “Il PDF non ve lo faccio nemmeno vedere, perché tanto non dovete firmarlo”).
3) la mancata integrazione del bambino con i coetanei sfociata nella deprimente festa di fine anno (alla quale evidentemente il corpo docente sperava che non andassimo, tanto che la mattina l’educatrice mi aveva detto: “Lo portate stasera Mattia alla festa? Se lo portate ditemelo, perché devo avvisare l’insegnante di sostegno, altrimenti non viene” e io le avevo risposto: “Festa? Quale festa? C’è una festa?”), anche questa dovuta alla mancata collaborazione e alle mancate verifiche periodiche degli obiettivi tra la scuola e il CENTRO che segue Mattia e tra la scuola e i genitori (per il solito veto imposto dalla signora Paludetto)…
Inoltre ci sono altri due elementi da considerare:
1) il fatto che nel “protocollo disabilità” dell’Istituto Comprensivo di Ferno ci sia scritto qualcosa del tipo “NON SONO PREVISTI INCONTRI CON L’ASL”
2) il fatto che nell’anno appena concluso la Funzione Strumentale per il POF avesse il compito di modificare il paragrafo sulla disabilità (ineccepibile perché fatto scrivere dal Dirigente che ha preceduto la signora Paludetto) per uniformarsi al “protocollo”.
Qui non si tratta nemmeno di leggerezza o di inadeguatezza, ma di un’azione deliberata e consapevole della signora Dina Paludetto contro i diritti più elementari delle persone disabili in generale e di mio figlio in particolare.
Danila, le rispondo per punti:
1) la lettera è mia, non di mio marito;
2) non mi interessa mettere in cattiva luce nessubo, ma raccontare esattamente come sono andate le cose, lo devo a me stessa e a mio figlio;
3) a Mattia non è stato dato tutto ciò che la legge consente, come il mio scritto espone chiaramente;
4) non mi interessa far apparire qualcuno “un mostro senza cuore”, voglio solo che quelle poche cose che vengono offerte in Italia per un bambino autistico, almeno a quelle poche cose mio figlio possa accedere, è un diritto di mio figlio e di certo non mi farò fermare senza ricevere motivazioni ed argomentazioni, se mai ce ne fossero di valide;
5)le leggi esistenti in Italia corrisponderebbero a ciò di cui il bambino ha bisogno in questo momento, è il protocollo sulla disabilità del Comprensivo di Ferno che non corrisponde alle leggi vigenti;
6) in poco meno di un attimo, quello necessario per scrivere la riga che risponde alle nostre richieste sul progetto denver, è stata preclusa una possibilità di sviluppo ad un essere umano, il mio bambino.
Mi dispiace, questo non lo accetto.
Rossella Sorrentino
Mi spiace Danila , ma non le credo ed anche se avesse fatto tutto ciò che la legge le consentiva (cosa che non credo ) è sempre troppo poco.
Non basta assegnare un insegnante di sostegno che faccia da parcheggiatore del bimbo , per aver svolto al proprio compito fino a fine anno. Noi genitori vogliamo che la scuola svolga quel ruolo educativo a cui è chiamata , anche con i nostri figli , ed anche se creano più problemi e grattacapi e costringono a qualche riunione in più , ritengo sia DOVERE del preside, e DIRITTO del bambino , che tutto funzioni al meglio. Tutto ciò facendo partecipare attivamente al PEI i genitori che sono le figure che meglio conoscono il loro figlio (per di più in questo caso pure insegnanti).
Certo capisco che per il dirigente scolastico sarebbe più facile avere a che fare con dei genitori che chiedono alla scuola solo di assolvere al ruolo di baby sitter, ma per fortuna dei bambini non sempre è così.
Mi rivolgo a tutti coloro che hanno letto e leggeranno la lettera della signora Sorrentino e di suo marito sull’autismo del loro bambino Mattia, mettendo volutamente in cattiva luce e senza ritegno, la Preside del Comprensivo di Ferno Provincia di Varese.
Signori, sappiate tutti che il Dirigente Scolastico Dottoressa Dina Paludetto, non è il mostro senza cuore che si è disinteressata delle patologie serie di un bambino. La signora Sorrentino ha esternato il suo giudizio con cattiveria. Al contrario la Preside ha sempre lavorato con lena dimostrando la sua disponibilità, responsabilità, serietà, correttezza e maturità di fronte a questi problemi gravi e meno gravi, senza mai nulla tralasciare.
A Mattia è stato dato tutto ciò che la legge consente.
E’ colpa della Preside se il protocollo legislativo non corrisponde pienamente ai fabbisogni di cui il bambino necessita?
E’ colpa della Preside se le istituzioni italiane sono disastrate e che quindi lasciano quest’ultima e tutti i suoi colleghi con le mani legate senza poter proseguire con la continuità degli aiuti necessari al bambino?
Per cortesia, smettetela di dire “si vergogni…non esca di casa” poichè tutto ciò di cui viene accusata la preside non è altro che un mucchio di fango.
In un attimo è stata distrutta senza pietà una persona e tutto il lavoro che questa ha svolto per migliorare le condizioni scolastiche del comprensorio di Ferno.
Ciao a tutti…alla prossima
La mancata partecipazione di Mattia alla recita di fine anno rappresenta una violazione del diritto all’integrazione ed all’inclusione, non soltanto nella fase conclusiva della recita appunto, ma probabilmente anche in quella precedente, che riguarda l’organizzazione e i preparativi dello spettacolo, e che doveva veder coinvolto attivamente il piccolo nel corso dell’anno scolastico, offrendogli la possibilità di dare il proprio contributo insieme ai compagni.
Una perizia da parte di medico legale potrebbe accertare la presenza di un danno materiale e/o morale al piccolo e ai suoi famigliari; questa è la strada che abbiamo percorso per ns figlio per ottenere le ore di sostegno e più avanti il riconoscimento dei danni.
Cmq con voi Mattia è in una botte di ferro!
[...] più letti La scuola e l'autismo: un esempio di prevaricazione.NUOVO METODO PER GUARIRE DALL'AUTISMO: FUNZIONA!!!i 5 livelli dell'Evidence Based MedicineUNA FESTA [...]
Rosa, grazie per la tua solidarietà. Però ti faccio notare che la parte dell’intervento in cui racconti la tua storia non getta una buona luce sulla scuola italiana: ancora una volta lascia capire che il funzionamento o non funzionamento del “dispositivo pedagogico” è lasciato alla buona volontà e all’intraprendenza dei singoli individui, e che l’organizzazione manca del tutto. Non si può andare avanti contando solo sulla buona volontà e subendo un taglio continuo di risorse.
Ciò detto: complimenti davvero per il tuo lavoro.
ciao gianni, ciao mamma di Mattia. sono un’insegnante di sostegno delle scuole superiori che da due anni segue A., ragazzo autitistico, di quasi 18 anni. L’anno scorso A. veniva seguito per 18 ore settimanali. Io dell’autismo sapevo ben poco, e, non ti nego che all’inizio non è stato semplice. Lavoro in un Liceo Classico e il mio Preside, in queste cose è meraviglioso. Sin dall’inizio dell’anno ho subito instaurato un ottimo rapporto con i genitori. diciamo che parlavo con loro almeno mezz’ora al giorno. Dovevo capire A., anche perchè non parla, e cosa aveva fatto negli anni precedenti. sono stata ore attaccata al computer a leggere ABA, Teach, e tutto quello che mi poteva aiutare a migliorare il mio lavoro. Sin dai primi giorni di scuola il nostro Preside convoca i GLIS con la presenza degli insegnanti di sostegno, dei genitori, della neuropsichiatra della ASL, dell’assistente sociale del comune e della pedagogista della scuola affinchè ci sia una conoscenza generale dello stato dell’alunno. Ah…., volevo anche aggiungere che nella mia scuola il Preside ha voluto un dipartimento di sostegno, dove nei primi giorni di scuola tutti gli insegnanti predispongono obiettivi educativi ed eventualmente, così come abbiamo fatto noi, laboratori e progetti, alcuni solo per i ragazzi diversamente abili, altri insieme ai “normali”. Nella nostra scuola, di solito facciamo due GLIS l’anno, uno a metà ottobre, per dare la possibilità ai docenti nuovi di conoscere gli alunni, uno a maggio per predisporre il PEI. Non ti nego che durante questi due anni il mio preside non ha esitato di riconvocare il Glis tutte le volte che lo ha ritenuto necessario, per problemi che si sono verificati nella nostra scuola. Il PEI, da noi, vero è che viene scritto da noi insegnanti, ma lo leggiamo sempre davanti ai genitori e alla dottoressa e, laddove è necessario viene anche modificato e poi controfirmato dai genitori e da tutti i conponenti del GLIS. Io lavoro nel profondo sud…., in provincia di Palermo, e stiamo lavorando veramente in maniera inclusiva. Lo scorso anno A. ha pure parteciapato a un progetto di ping-pong che si svolgeva il pomeriggio. Quest’anno altri due allievi della scuola hanno partecipato ad un progetto di danze popolari.
mi dispiace molto leggere in questa lettera quello che è successo a Mattia. d’istinto ho detto a Gianni….” ma non gli hai fatto niente!!” Oggi ti dico: “Continuate a lottare, la vera forza dei vostri figli siete voi genitori!” un bacio a tutti e tre…
SALVE, MI CHIAMO MONICA E SONO UN’INSEGNANTE DI SOSTEGNO DI RAVENNA. MI SONO ISCRITTA DA POCO AI BLOG. AMMIRO MOLTO IL VOSTRO CORAGGIO E LA VOSTRA DETERMINAZIONE.
Io non ho mai avuto a che fare con persone “colpite” dall’autismo, ma ammiro chi, ogni giorno, lotta per una parola, per uno sguardo diretto, per il semplice diritto di vivere.
Spero vivamente che le cose possano cambiare presto e che le istituzioni si rendano conto dell’importanza che hanno tutti i bambini.
Buona giornata
Linkato
Hai ragione aba a scuola possibilmente passato dalla stato (sono il fissato per la convenzione dei vari supervisor, così chi non può pemetterselo potrà comunque accedere ad un buon servizio)
Paperinik, preparate anche voi un articolo con nomi e cognomi dei dirigenti e dei responsabili di tutto questo: la scuola ha il compito dell’educazione, e nel caso dell’autismo l’intervento educativo si chiama anche ABA, per cui un dirigente dovrebbe essere contentissimo che la propria scuola e i propri insegnanti vengano formati, dato che gli Uffici Scolastici Provinciali e il Ministero se ne fregano di quello che serve davvero ai bambini disabili e – per esempio – infarciscono il percorso formativo degli insegnanti di sostegno di ICF e metodo Feuerstein, assolutamente inutili per i disabili gravi. E – in questo modo – costringono i disabili gravi ai centri diurni.
Mica tutti hanno la possibilità di pagarsi l’ABA o un qualsiasi intervento intensivo: dovrebbe essere la scuola, prima di tutto, a garantirlo.
[...] Gli incubi dell'integrazione scolastica [...]
Siamo al terzo cambio di scuola, la nostra storia è simile alla vostra, e voglio solo sperare che questa vada per il verso giusto.
La dirigente e la vice della prossima scuola, sono 2 mie ex insegnanti alle quali ero molto affezionato ed anche loro lo erano verso di me.
Solo la volontà può cambiare le cose, certo ci vuole anche un pizzico di fortuna, ma quando si incontrano esseri del genere non può che essere tutto difficile.
Spero stiate pensando, una volta finita la lotta con questa pessima dirigente, di mandarla a fare in cxxo.
Andrea Giacalone
Purtroppo il vostro non è un esempio isolato. Noi abbiamo rinunciato a richiedere l’assistente comunale per permettere a nostra figlia di frequentare la scuola dell’infanzia più di quanto faccia adesso.
Purtroppo però abbiamo riscontrato da parte della scuola pochissima collaborazione per tentare un’integrazione e cercare di creare momenti di socializzazione. Quindi preferiamo mandarla solo per le 12 ore e mezza in cui ha il sostegno. Sappiamo da una delle nostre tutor , che facendo scienze della formazione è capitata talvolta alla scuola di mia figlia per il tirocinio, che si occupano poco di Iris e che la maestra di sostegno di Iris, spesso veniva lasciata sola con la classe, quindi addio alla figura ombra. Siccome la bimba adesso non da fastidio viene lasciata “giocare da sola”. Potrei anche creare della confusione con la scuola , ma poi come faccio ha controllare il loro lavoro , visto che mia figlia non è in grado di raccontarci niente ?
Il dirigente scolastico ? BEEEEEEP ! Meglio tacere , ci ha creato problemi per formare l’insegnante di sostegno ( con il metodo ABA )e non le ha permesso di partecipare ai workshop settimanali a casa nostra. Come “giustamente” mi ha detto, molto scocciato il dirigente scolastico, rispondendo alla mia proposta di formare , a nostre spese l’insegnante che si era già resa disponibile : – “Formare l’insegnante? MA IO LE METTO A DISPOSIZIONE UNA INSEGNANTE DI SOSTEGNO PREPARATA E GIA’ FORMATA, MICA UNA RAGAZZINA” .
Peccato che di autismo sapesse pochissimo, di aba assolutamente niente.
Quindi anche il prossimo anno la manderemo a scuola solo 12 ore e mezza, vista la qualità che ci offre la scuola.
Il PEI ? Nemmeno noi lo concordiamo e ci viene chiesto di firmarlo a fine anno scolastico, quindi pensate quanto si possa interagire con la scuola tramite il PEI.
ops….comunque fa lo stesso, non è che cambio le cose che dico solamente perchè è la tua storia, se la scuola dove andate fa schifo, trovate una migliore, anche se ci lavori tu! comunque sai quanto ci credo nell’intervento precoce ed intensivo e piuttosto che far stare mio figlio a “ciondolare” a scuola, lo farei stare a casa a fare qualcosa di più produttivo ( o lo manderei che ne so al centro ANGSA dove porti appunto tuo figlio, magari più spesso)
So cosa si prova quando quelli che dovrebbero essere diritti di un bambino alla scuola e all’educazione vengono ignorati come niente fosse, quando si continua a chiedere (legittimamente) e ci si sente sempre rispondere di no.
Ma suo figlio è fortunato ad avere due genitori forti come voi, che non smetteranno di lottare. Purtroppo la cultura educativa della nostra scuola e del nostro paese è così lontana dalla reale integrazione… Lottiamo per tutti i bambini che soffrono questa situazione.
Coraggio. I nostri sforzi serviranno a cambiare qualcosa..
Forse t’è sfuggito che uno di quei genitori sono io e l’autrice dell’articolo è mia moglie
bravo Papa, queste sono le cose che dovresti pubblicare! non le kakkiate sul DAN o su vattelaapesca, questi sono i problemi che giornalmente molti di noi (fortunatamente non tutti) affrontiamo. Questa è la realtà che dobbiamo vivere. Per quei genitori; tenete duro e puntate sull’educazione precoce ed intensiva del piccolo, a costo di tenere per un anno il bimbo a casa e di trovare una sistemazione migliore l’anno prossimo.
Che schifo….. spero che gliela facciate pagare cara……….!!!!
Non ho più parole per esprimere lo sdegno e l’incazzatura che provo di fronte alla sfacciata mancanza di professionalità e al menefreghismo totale di chi è capo di un’istituzione scolastica.
Le leggi ci sono, e vanno applicate.
Applicare la 104 non è un atto di carità verso un bambinio disabile,è uno dei tanti doveri a cui deve attenersi un dirigente scolastico
E siccome questa signora non vi si attiene ma si fa bellamente i cavoli suoi, non esitate a rivolgervi ad un bravo avvocato, visto che la dittatrice, pardon , la direttrice, mettendosi a fare la voce grossa con i genitori di un bambino disabile, ha respinto ogni forma di civile e sensibile comunicazione.
Che si vergogni, questa signora (?), ma tanto… da non dover più uscire di casa.