da L'eco di Bergamo del 07-07-2009

Ore 16, telefonata a un hotel della riviera veneta: c’è posto per noi quattro. Mio papà gentilmente dice: «Guardi, mio figlio Roberto, 28 anni, è autistico. No, stia tranquilla: non darà problemi. Lui vive nel suo mondo, vive tutto in modo un po’ diverso da noi. Ma sa, vogliamo portarlo al mare, è un buon periodo e come famiglia vogliamo fare la vacanza insieme». Roby è da fine maggio che sente il caldo, guarda papà e gli dice sorridendo: «Papà… mare…». Papà riattacca.
Ore 20, suona il telefono: «Pronto?». «Sì, salve sono la signora della pensione che avete chiamato oggi. Io non trovavo il coraggio di dirglielo, ma i nostri clienti non gradirebbero un problema come quello di suo figlio. Non mi fraintenda, mi dispiace, ma sa ci sono i bambini, si potrebbero spaventare… Sa, la gente merita un po’ di riposo, del resto sono in vacanza. Poi in spiaggia mi manderebbe via i clienti.Guardi, io non c’entro niente, però devo tenere la clientela».
Questa è la nostra società. Questo il 2009, questo un mondo di uomini e donne che curano la civiltà, l’igiene, l’ambiente, gli animali, che fanno progetti, costruiscono case, tagliano striscioni, si commuovuono al finale strappalacrime di un film e crescono i figli dandogli amore, cioè preservandoli da qualsiasi anormalità potrebbe sconvolgere la loro vita perfetta: lo dicono gli psicologi, lo dice la tv. Questa la società che ha perso tutto, che non ricorda quando un uomo che aveva paura dei diversi fece scrivere su tutti i negozi un cartello secondo cui qualcuno, e non i cani, ma delle persone, non potevano entrare.
Scusi… suo figlio qui non può entrare! Beh, il perché è chiaro. Perché è handicappato. Ma scusi non è un uomo prima di essere un handicappato? No! Gli uomini hanno diritto ad una vacanza tranquilla, dove i loro piccoli non si spaventino per le abnormità di questa vita, dove in spiaggia possano leggersi tranquilli il loro giornale e mangiare nella quiete della famigliola della pubblicità i loro pranzi sudati e meritati… perché sono una famiglia normale, in un mondo normale dove il dolore è solo quello dei film horror… Sì, quello che i loro figli guardano per imparare che la vera paura non è il male ma quello che è diverso da te, anzi il dolore non c’è, lasciamolo a quei pochi che non sono come noi, loro ci sono abituati, loro in vacanza non possono andare, loro sopportano, loro… «Beh, dai bambini, non guardate, andiamo via!».
Nessuno ha chiesto com’è Roberto, nessuno ha gentilmente detto «guardi… non c’è posto». Qualcuno ha detto che per Roberto al mare non c’era posto, non aveva i target giusti, non era normale abbastanza per fare parte di questo mondo. Insomma, ognuno nel suo di mondo no?
Anno 2009, la gente sa fare tutto anziché pensare, non parlo di sentimenti ed emozioni, no, ormai quelli sono perfino banali davanti alla professionalità di un gestore alberghiero! No, parlo di pensiero, quella cosa che dovrebbe distinguerci da tutti i comuni animali di questa terra. Nessuno ha spiegato a quella donna che l’uomo è umano, che siamo fatti di terra e carne e che nessuno dei clienti di un qualunque hotel sa cosa ha in serbo la vita per lui. Mi chiedo solo questo, me lo chiedo da arrabbiata forse o forse più da delusa, di certo da stupita: se domani quella donna dovesse stare male, dovesse restare bloccata su una sedia a rotelle, anche solo per poco, non immagino né penso per lei tutta la vita, caspita, penso alla confusione di quell’hotel: i clienti la dovrebbero cacciare, troppo disturbo, loro dovrebbero continuare le loro vacanze, quella donna dovrebbe chiudersi in casa e non uscire più perché se no spaventerebbe i bambini, che sono diventati grandi coi videogiochi e non lo sanno che fuori c’è un mondo che va a pezzi, non sanno cos’è la dolcezza, la comprensione, l’attenzione verso chi è un po’ più debole e ha bisogno di loro. Poverini, loro hanno paura, perché nessuno ha spiegato loro che crescendo troveranno persone che non hanno un cuore, che potrebbero chiudergli la porta in faccia, che li spaventeranno così tanto con la loro disabilità, quella del cuore, handicappati nei sentimenti.
Saranno spaventati così tanto allora da chiedersi che senso ha questo brulicare di gente in fila come formiche, a rispettare orari, scadenze, passando in massa sopra gli altri, proprio come succede in un formicaio, dove chi si fa male resta indietro e indietro sta. Perché ognuno qui ha il posto che gli tocca e l’amore è una brutta storia che non ne vale la fatica «Bambini, non sia mai. Non ascoltate! La gente che soffre!».
Mio papà risponde sereno, è abitauto. Torna in cucina, guarda suo figlio che ha capito tutto e dice di nuovo «mare». Il papà gli risponde: «Sì Roby, quel posto qui non era alla nostra altezza. Sei troppo speciale e questi qua non mi piacevano». Roby sta in silenzio e io lo so che sente tutto perché fa la sua faccia tenera quando papà passa una mano sulla spalla di mamma; lei si rifiuta di piangere, solo ripensa all’ultima volta in cui si era detta che sarebbe stata l’ultima porta chiusa.
Io vengo al mio computer e scrivo, scrivo per me. Non tanto per protesta, ma perché ho bisogno di capire se sono diventati tutti pazzi là fuori o se sono pazza io a trovare tutto ciò veramente disgustoso e mi sorge solo questa domanda. Nessuna rabbia, nessun rancore, anzi auguro che in quell’hotel tutti si godano delle belle e serene vacanze e non sappiano mai quei bambini che in questo mondo perfetto c’è qualcuno che non sa cosa sia un uomo.

Marilisa Bravi
Calusco d’Adda

»

  1. farfallina scrive:

    continuo a constatare purtroppo che gli animali, ed io rispetto molto gli animali, sono più tutelati dei nostri figli…
    molti gestori si fanno pubblicità col fatto che sono attrezzati per ospitare al megli i “nostri piccoli amici a 4 zampe”, al bar, in hotel, in spiaggia e tutti lì a dirgli quanto sono bravi e civili, servizi in tv inclusi…
    mentre i nostri piccoli (o grandi) cuccioli speciali è meglio stiano lontani dagli occhi (e dal cuore) e solo raramente qualcuno si sogna di sbattere questi incivili nel tg di prima serata, a meno che i genitori non facciano un gran casino.
    ogni volta che un esercizio pubblico rifiuta un disabile dovrebbe essere marchiato a vita, ovvero costretto ad esporre, il cartello “non si accettano disabili”…. la mia è OVVIAMENTE una provocazione, ma forse i suoi clienti normali smetterebbero di andarci, se non altro per salvare la propria faccia e dire “io con quel cattivo non ho niente da spartire”!

  2. franz scrive:

    amareggiato, ma non stupito.

  3. Rosita scrive:

    Ciao, sono anch’io disabile, penso che tutto ciò nn sia giusto, xkè il mondo ci considera ancora come 50 anni fa cioè persone da evitare, nn so xkè ma lo fanno. Quando esco x strada con la mia sedia a rotelle mi sembro un animale allo zoo, mi guardano come se vedessero un animale raro chiuso in gabbia. Dicono che il mondo abbia fatto progressi, penso proprio che nn sia successo, se ancora oggi, si rifiutano persone con disabilità. Siamo tutti uguali noi abbiamo solo qualche PROBLEMA IN PIù, ma sappiamo dare tanto anche essendo disabili. SPERO CHE QUALCUNO ANCORA LO CAPISCA E CHE IL MONDO IMPARI AD ACCETTARCI X QUELLO CHE SIAMO………

  4. Galadriel scrive:

    Che mondo è?
    Semplice:un mondo di m…a.
    Scusate la volgarità, ma la mia profonda riflessione è sorta spontanea…..

  5. paperinik scrive:

    Copia-incolla di una notizia del 08 luglio

    Barista caccia i disabili «I turisti non vengono»
    Messaggero Veneto — 08 luglio 2009 pagina 06 sezione: ATTUALITÀ

    LIVORNO. «Ci sono i turisti, non voglio i disabili». Con queste parole, un gruppo di ragazzini con problemi mentali in cura in una casa famiglia, è stato invitato ad abbandonare un bar che si affaccia su una spiaggia di Rio dell’Elba, a Portoferraio. Dopo due mesi di frequentazione giornaliera, la titolare del locale ha avvicinato un’operatrice che segue il gruppo invitandoli a non ripresentarsi fino al mese di settembre. «La vostra presenza – ha detto – non è opportuna. Ho sempre cercato di accontentarvi, ma con l’arrivo dei turisti sono cominciate le lamentele». Incredulo il responsabile della casa famiglia che però ha deciso di non sporgere denuncia. «Siamo esterrefatti – ha commentato – non frequenteremo più quel bar. Voglio pensare che la signora non si sia resa conto della gravità di ciò che ha detto». «Forse ho sbagliato – ha replicato la donna – ma mi sono permessa di invitare i disabili ad abbandonare il locale perchè la situazione si stava facendo insostenibile. Non sono un’assistente sociale, ma un gestore. I clienti mi chiedevano continuamente spiegazioni. Cosa avrei dovuto fare?».

    http://ricerca.quotidianiespresso.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2009/07/08/NZ_06_SEE15.html

    E purtroppo il problema non si ferma alla barista , ma sicuramente anche i clienti di quel bar si saranno lamentati.

  6. [...] Tira una gran brutta aria sulle vacanze. [...]

  7. minguccio73 scrive:

    Il problema che non si risolverà niente anche incendiando le macchine di questi signori, il problema è che i nostri figli potranno essere “tollerati ” (non accettati), se riusciranno a funzionare almeno un pò in questa società del kakkio (ricordiamoci che la società cosiddetta civile “non si abbassa” a livello dei nostri figli, saranno i nostri figli che si dovranno “alzare” – o abbassare in verità? – al loro livello).
    Lo scrivo con un’amarezza indescrivibile e sono molto sconcertato.

  8. SoNick scrive:

    Si, avevo visto.
    La mia era solo una domanda retorica volta ad esprimere tutto il mio sdegno. Non certo una critica nei confronti del blog e del suo autore.

  9. moltodifficile scrive:

    Perché già chi ha scritto l’articolo (che è stato ripreso dall’Eco di Bergamo) evidentemente non ha voluto fare nomi. Non ce n’è traccia da nessuna parte, del nome dell’hotel.

  10. SoNick scrive:

    Ma perchè non mettere nome, cognome e ragione sociale di questo assai gentili signori? Così magari se qualcuno di noi si trovasse a passare da la potrebbe lasciare un segno di ringraziamento sulla fiancata delle loro graziose macchinine.

  11. Gion scrive:

    l’avevo letto, purtroppo l’avevlo già letto.
    N

  12. Gion scrive:

    Questo è uno di quei momenti in cui mi vergogno ad essere italiano. Non conosco cosa succede nel resto del mondo occidentale ma ho ragione di credere che noi siamo veramente dei fanalini di coda.

  13. brix63 scrive:

    Per fortuna per ogni cretino nel mondo c’è una persona sensibile, che mantiene l’equilibrio…
    Ho spedito mia figlia adolescente, con sindrome di Asperger, in vacanza coi nonni a Rimini e tutto il personale dell’albergo, direttore in testa, sono stati splendidi ed hanno fatto di tutto per far sentire Chiara a suo agio.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s