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Svelato il segreto di Rain Man

Pubblicato da Autismo Incazziamoci su 25 luglio 2009

 DA Il Tirreno del 25-07-2009

RICERCATORI A CACCIA DEI MISTERI DELL’AUTISMO
CASCINA. La ricerca sull’autismo, tra la provincia italiana e i grandi centri americani. Uno studio sulle caratteristiche e le possibili origini dell’autismo preparato negli Stati Uniti, a Firenze, Pisa e Cascina. Progetti di ricerca per spiegare i processi di visione e presa di coscienza della realtà dei bambini e delle persone autistiche. Luoghi di studio disparati e lontani, in un percorso che ha portato alla pubblicazione di più articoli.
Sono stati pubblicati sulla rivista “Vision Research”, in un progetto di ricerca finanziato dalla fondazione “Cure Autism Now” di Los Angeles.
Un lavoro di diversi anni per lo staff coordinato dal professor Stefano Baldassi del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Firenze, da Francesca Pei dell’Associazione italiana di scienze della visione di Cascina, entrambi cascinesi di adozione, e da Giovanni Cioni per la Fondazione Stella Maris di Calambrone, dove si è svolta gran parte della ricerca.
«I nostri studi contribuiscono a spiegare perché l’autismo determini una struttura mentale e comportamentale ostinatamente analitica – spiega il professor Baldassi -. Una struttura che cerca i dettagli, capace di riconoscere ogni singola tessera di complessi mosaici percettivi o mentali, senza però riconoscerne il disegno generale. Quindi l’incapacità di osservare il quadro globale, affiancata da una maggior abilità riconoscere singoli elementi e dettagli in scene dense di informazioni».
Una ricerca che ha puntato in minor misura sul contributo della psicologia rispetto al passato.
E Baldassi, romano di nascita e toscano per l’impegno da ricercatore, presenta i punti principali degli studi: «Per quanto riguarda il problema, molto dibattuto, sull’età in cui si svilupperebbe l’autismo possiamo dire che, per gli stimoli da noi utilizzati, si potrebbe implicare che lo sviluppo neurale avvenga secondo modalità normali nei primi mesi di vita, mentre l’evento scatenante il disturbo abbia luogo successivamente».
Gli studi forse forniscono una base per spiegare come l’autistico Rain Man, interpretato da Dustin Hoffmann in un film degli anni’80, fosse in grado di contare 246 stuzzicadenti caduti in terra in un rapido sguardo, «ma è importante chiarire che l’obiettivo finale di comprendere l’autismo e di porvi intervento è comunque ancora oltre l’orizzonte».
Coinvolta nel progetto anche l’Associazione italiana di scienze della visione di Cascina. «Puntiamo alla promozione della ricerca – racconta Francesca Pei -. Un impegno a diversi livelli: curiamo l’organizzazione di laboratori nelle scuole, per la divulgazione scientifica, e anche appuntamenti di approfondimento specialistico. Nel corso del tempo abbiamo anche collaborato con diverse realtà associative e del mondo cooperativo di Cascina, come per esempio la coop Paim. Per comodità la sede dell’associazione, che non ha scopo di lucro, è nella zona di residenza mia e del professor Baldassi, anche se la maggior parte del lavoro si è poi svolta a Calambrone e all’università di Firenze, in collaborazione con gli istituti di San Francisco».
E la città statunitense è un punto di riferimento importante per gli studi dell’équipe toscana. «Sono nata ad Arezzo – racconta la dottoressa Pei -. Mi sono laureata all’Università di Roma e per proseguire il mio lavoro di studio sulla visione mi sono trasferita a San Francisco per tre anni. Sono rientrata in Italia nel 2003, con una borsa di studio per il rientro dei cervelli attivata alla Stella Maris di Calambrone». (Mi.Be. )

2 Risposte a “Svelato il segreto di Rain Man”

  1. paperinik detto

    Ma dopo tanto studio questi cervelloni, cosa avrebbero scoperto di nuovo ?
    Scusate , ma a me sfugge.

    Poi se analizziamo questa frase:
    «Per quanto riguarda il problema, molto dibattuto, sull’età in cui si svilupperebbe l’autismo possiamo dire che, per gli stimoli da noi utilizzati, si potrebbe implicare che lo sviluppo neurale avvenga secondo modalità normali nei primi mesi di vita, mentre l’evento scatenante il disturbo abbia luogo successivamente».

    Anche qui dove è la novità ? Non si sono nemmeno degnati di fare qualche strampalata ipotesi ……

  2. Monica detto

    é il titolo fuorviante non il testo.
    Comunque concordo con tè i cervelloni di tutto il mondo non hanno ancora capito un beato …..
    Si riempiono la bocca con parole tipo, Stimoli da noi utilizzati,struttura mentale,evento scatenante ” che poi, sè non hanno capito ancora che cosa è l’autismo come fanno a sapere che ci sia un evento scatenante?”.
    Filosofeggiano e filosofeggiano sperando un giorno di essere riconosciuti come qualcuno che ha scoperto qualcosa di importante.
    Giorgio.

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