L’insegnante di sostegno: un danno per l’alunno disabile

 COPIO-INCOLLO DAL SITO DI AUTISMO TRIVENETO (grazie a Giuseppe Felaco per la segnalazione)

INTEGRAZIONE REALE PER UN RAGAZZO CON AUTISMO
di Donatella Festi Toniatti
Insegnante Scuola Media Barbarani, S.Martino B.A. VR

PRESENTAZIONE

Sono un’insegnante di lettere di scuola media e ho condotto una sperimentazione durata tre anni, finanziata dal Provveditorato agli Studi di Verona e presentata quale esperienza nel Centro di Formazione Docenti e Documentazione per I’Handicap dello stesso Provveditorato. Questo lavoro è stato anche oggetto di una tesi.

Essa riguarda l’integrazione in classe di un ragazzo con problemi di autismo, che chiamerò Luigi per comprensibili motivi di riservatezza.

Egli durante la prima media non era mai entrato in classe con i compagni perché non era in grado di rapportarsi con loro, non si controllava nei gesti e nel linguaggio.Si copriva gli occhi costantemente con entrambe le mani. Ha trascorso quindi il primo anno di scuola con due insegnanti di sostegno e l’assistente dell’USL in un’aula, peraltro accogliente, riservata anche ad altri due ragazzi portatori di handicap.

Nei primi mesi della seconda media ho cercato di integrarlo nella classe; all’inizio la sua presenza era di qualche minuto durante le mie ore, poi sempre di più; dopo due anni rimaneva per tutta la mattinata con i compagni.

L’obiettivo era stato raggiunto!

PERCORSO REALIZZATO

Mi chiedevo come si potessero risolvere i problemi di relazione di un ragazzo isolandolo dai compagni e inoltre come si sentisse lui, Luigi, un ragazzo di 12 anni sempre con gli stessi adulti, anche durante la ricreazione. Ne parlai con i miei alunni invitandoli a mettersi nei panni del compagno.

Concludemmo che, se avessimo concentrato tutti su di lui le nostre forze e la nostra attenzione ( eravamo in 25), gli avremmo trasmesso una grande energia. Bastavano pochi minuti per ciascuno al giorno e forse la barriera che ci separava sarebbe crollata.

Sapevo che la loro sensibilità e il loro entusiasmo mi avrebbero rassicurata nel tentare un progetto ambizioso; era importante che fosse costantemente motivante per i ragazzi, che li maturasse personalmente, che allo stesso tempo realizzasse le abilità richieste dall’insegnamento della lingua italiana e quelle trasversali alle varie discipline.

E così, per ancorarlo a solide basi, lo articolai su più piani, conducendolo dapprima con la collaborazione dell’assistente dell’USL, della Preside, poi del dott. Goran Dzingalasevic e della dott. Thiella, neuropsichiatra, e in seguito di qualche collega.

Il mezzo con cui ho realizzato l’integrazione sono stati i compagni stessi, che sono divenuti per lui TUTORS, insegnanti e amici, modelli di comportamento e fonte di conoscenze. Un compagno, attraverso le tappe che illustrerò, si metteva a disposizione di Luigi a turno e secondo l’ordine alfabetico. Per un’ora si estraniava dalla lezione (sulla quale poi sarebbe stato aggiornato) in modo da seguire solo Luigi.

Rispettando una serie di riti, lo gestiva e gli sottoponeva un’UNITA’ DIDATTICA, composta di alcune pagine che aveva preparato a casa ed era il frutto della sua riflessione, delle conversazioni in classe, ma anche della rielaborazione personale di alcuni contenuti appresi a scuola e tradotti in un linguaggio comprensibile per Luigi.

IL PROGETTO PREVEDEVA

la FORMAZIONE degli alunni attraverso:

CONVERSAZIONI in classe

ANALISI DI TESTI in prosa e in poesia relativi:

· alla conoscenza di se’

· alla conoscenza degli altri

· all’originalità della persona

· all’impegno personale nella vita

COMMENTO Dl FILM E DOCUMENTARI

INCONTRI CON ESPERTI (Dott.Goran Dzingalasevic – Dott.Thiella)

SCAMBI Dl IDEE CON I PRESIDI che si sono succeduti.

L’lNFORMAZIONE DEI GENITORI durante i consigli di classe:

cercavo di spiegare che l’integrazione del compagno non rappresentava una perdita di tempo, ma una ricchezza, che ciò’ che i compagni davano a Luigi era niente rispetto a ciò che avrebbero avuto in cambio.Documentavo questo con le riflessioni dei ragazzi raccolte durante la mia lunga esperienza nella scuola.

Il COINVOLGIMENTO dei colleghi

Un nuovo rapporto con l’OPERATORE USL che aveva stabilito una costruttiva collaborazione con la classe e che per la sua formazione personale era ritenuta dagli alunni dispensatrice di buoni consigli e di indicazioni nello studio.

Era importante che ogni aspetto fosse oggetto di particolare attenzione, altrimenti il lavoro sarebbe stato rallentato.Occorreva suonare insieme tutti questi strumenti perché ne uscisse una musica armoniosa!

IL COMPAGNO TUTOR ACCANTO A LUIGI

Il compagno tutor lo accoglieva e lo guidava per un’ora nel lavoro dell’unità didattica

Era importante ripetere le situazioni già proposte per non disorientare Luigi.

Esempio:

IL RITO DELL’ACCOGLIENZA

Quando bussava alla porta – il compagno di turno e io gli andavamo in contro sorridendo lo salutavamo, gli stringevamo la mano, lo accompagnavamo al posto.

Il compagno – lo aiutava a disporre il materiale

gli presentava il lavoro sorpresa

iniziava a lavorare con lui

Io dalla cattedra – lo rassicuravo

lo elogiavo nell’impegno

gli promettevo un buon giudizio

Terminavo la lezione qualche minuto prima

Osservavo il suo compagno

Lodavo il compagno per l’impegno ( lui ringraziava il compagno )

VANTAGGI PER GLI ALUNNI

in relazione ai lavori svolti per l’integrazione di Luigi

Ciò che motivava i ragazzi era l’idea che ogni lavoro eseguito avesse una sua valenza e venisse utilizzato con diverse finalità.

Non veniva archiviato negli armadi della scuola e non serviva solo per la valutazione, ma arricchiva il progetto della classe.

Alcuni compiti erano diretti, sottoforma di lettera o di relazione, all’esperto, altri al preside, altri erano importanti ai fini dell’osservazione di Luigi.

Ogni alunno aveva qualcosa di importante da dire affinché il suo messaggio fosse chiaro comprensibile e utile ; in questo modo migliorava anche la forma espositiva.

L’alunno vedeva lo studio applicato ed era gratificato del suo lavoro.

Ricercava l’ordine, che era utile ai fini del risultato, cercava di riflettere bene su ciò che voleva comunicare per semplificare i Contenuti e renderli di facile approccio.

Si abituava a: studiare un problema

a ricercare significati nei testi

a collaborare in un progetto comune

a valorizzare i lavori degli altri compagni

Rinforzava le abilità legate alle varie discipline e migliorava l’auto valutazione.

Venivano valorizzate tutte le doti di un alunno e, mentre la scuola premia di solito i successi nell’italiano, nella matematica, cioè nelle materie di studio,

qui emergono altri aspetti della persona :

· La disponibilità

· La sensibilità

· La fantasia

· La volontà

· Il carattere

· Il senso pratico

· La capacità di comunicare

e

La capacità di organizzarsi

· La gestualità.

comunicare organizzarsi

Ciò serve per l’auto orientamento e accresce l’ autostima, inoltre ridistribuisce le posizioni di valore in classe degli alunni.

L’autocontrollo del singolo e di tutta la classe vengono migliorate perché c’è consapevolezza che L. lavora bene in un ambiente silenzioso

CONCLUSIONE

Quella che ho presentato non è l’unica esperienza di integrazione, ma è quella a cui ho dato maggiore sistematicità e della quale ho archiviato un’utile documentazione che potrà illustrare a coloro che desiderano trovare conferma, attraverso la testimonianza degli alunni, di come l’integrazione di un ragazzo disabile corra parallela alla maturazione dei compagni e rappresenti una ricchezza per tutti quelli che in qualche modo vi contribuiscano.

Recapito: Prof.Donatella Toniatti Festi – insegnante Scuola Media B. Barbarani – Via Emaudi n.11

37036 S.Martino B.A.(Vr)

tel.045-990149


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Pubblicato il 12 settembre 2009, in Zuzzerellonate Autismincazzate con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 12 commenti.

  1. Eccellente esempio x tutti quelli che credono nell’integrazione.In qualità di insegnante di sostegno intendo ispirarmi alla sua esperienza x tentare l’integrazione di un alunno affetto da sindrome da alterazione globale dello sviluppo psicologico in una realtà piuttosto difficile (scuola paritaria della provincia di Napoli).
    Grazie!

  2. Condivido!
    Mio figlio (3 anni all’epoca, etichettato come “bambino vivace per problemi famigliari”) l’anno scorso è stato escluso dalla gita della materna perchè giudicato “Non gestibile”.
    Mi sono quindi offerto per prendermi un giorni di ferie e accompagnarlo io, stando in disparte e intervenendo solo se fosse stato necessario.
    Mi è stato risposto che così le maestre avrebbero perso il loro ruolo di educatrici…
    Ho evitato di portare avanti la battaglia e mi sono fermato solo perchè mio figlio con quelle maestre doveva passarci tutto l’anno…
    Da quest’anno, fortunatamente, le stesse maestre hanno cambiato atteggiamento e si sono dimostrate molto disponibili nell’aiutare mio figlio, e per questo le ringrazio.
    Hanno finalmente accettato anche la mia tesi, che portavo avanti da giugno, che mio figlio è leggermente autistico, ma è servito un certificato medico per convincerle, in quanto si sono rifiutate di compilare il modulo di valutazione ATEC

  3. Complimenti per l’ottimo lavoro svolto.
    Yveline ha ragione ad affermare che l’alunno con handicap è l’alunno di tutto il team della classe e che non è delegato all’educatore e all’ins. di sos.
    Purtroppo la realtà è quella che gli insegnati curricolari seguono più i programmi e tralasciando quelli formativi ed educativi.
    Lei è riuscita ad imporsi per sensibilità e capacità professionale, conosco pochi colleghi sulla sua linea di approccio didattico, i più non hanno competenze per affrontare il lavoro in una classe che ha un inserimento di un alunno speciale e in questo modo perdono tesori inestimabili nascosti in ogni compagno di classe…Lei ha dimostrato a tutti che è possibile una didattica diversa dai soliti clichè.
    GRAZIE.
    Cordialità Enrico.

  4. bellissima esperienza….. sono mamma di un bambino di 10 anni autistico asperger…. anche lui fa un percorso simile ma in un contesto di scuola elementare….. grazie a maestre che si meritano il titolo di insegnante….. e a un comune che ha messo nelle sue priorità l’integrazione vera a scuola di bambini come lui e gli permette di avere anche accanto a sostegno un educatrice preparata. c’è inoltre una efficace collaborazione con i servizi di neuropsichiatria che lo seguono e che sono in costante collaborazione con il team di insegnante. E il mio bambino ha fatto grandi passi avanti nell’integrazione in mezzo ai suoi compagni…. non è impossibile….bisogna che le famiglie pretendono con forza che vengono rispettati i diritti alla scuola di tutti…..e che le risorse messe a disposizione vengono usate per il bambino e non come capita troppo spesso che il bambino venga solo “badato”…. o lasciato in custodia alle bidelle….il bambino con autismo fa parte della classe … è uno degli alunni e non è solo il bambino del insegnante di sostegno….o del educatore… solo se c’e collaborazione tra tutti (insegnante educatore neuropsichiatra e famiglia) può funzionare.

  5. sono un insegnante si sostegno di un alunno adhd e lavoro quasi smpre inclasse…èmolto difficle a è davvero triste per lui lavorare da solo fuori dalla classe. l’alunno va lasciato in classe anche se con molta diffcoltà

  6. Esperienza fantastica, brava insegnante, leggendo questo mi sento di poter sperare in un inserimento valido alle medie per il mio ragazzo di 11 anni l’anno prossimo.
    Grazie della condivisione

  7. Questa esperienza è FAVOLOSA, ma unica o quasi, perché questa non è la norma , ma l’eccezione dovuta ad una grande e sensibile insegnante e non alla prassi scolastica.

    La situazione nelle scuole spesso è l’esatto contrario di questo.

  8. l’esperienza che ho letto è molto bella,
    ma dovrebbe essere delle consuetudini, spesso non lo sono perchè chi è diverso spaventa!
    l’insegnante di sostegno non è un danno per l’alunno, è l’insegnante di sostegno che fa da tramite e mostra ai colleghi e alla comunità come poter aiutare anche chi è diverso da noi!
    dovrebbe essere una pratica quotidiana quella di lavorare con tutti gli alunni utilizzando le strategie migliori, ma spesso si delega l’insegnante di sostegno come unica responsabile del processo di integrazione!
    ps: cara collega, non voleva essere una critica al tuo lavoro, ma come insegnante di sostegno so cosa vuol dire integrazione ogni giorno!
    buon lavoro

  9. anna casiraghi

    ciao sono la mamma di un disabile di 10 anni inserito in un ambito scolastico molto positivo e con un team preparato professionalmente.
    e’ grazie a queste maestre che la scuola va avanti. Anche nella notte dobbiamo alzare gli occhi e guardare le stelle! questa è una delle tante cose che il mio “gioiello” mi insegna. Grazie a tutti voi che ci siete vicini. Anna

  10. Questo vissuto,se lo leggete con l’attenzione di chi vuole capire è il modo più naturale e sicuro per affrontare il problema autismo a scuola.

    Ma, Vi confesso che sono molto deluso, per lo scarso interesse che avete mostrato.

    Cordiali Saluti, Giuseppe Felaco (Genitore)

  11. Non ho parole!!!! Ma posso fare di più: Posso inviarlo ad alcuni amici che operano nel settore per sensibilizzarli. Grazie Carlo Sasso.

  1. Pingback: La figura fondamentale è l’insegnante curricolare « Autismo, che fare? Incazzarsi!

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