CONFLITTI D'INTERESSE
Posted by Autismo Incazziamoci on September 27th, 2009
Sarò breve.
Dalle poche informazioni in mio possesso, in molte regioni una percentuale tra l’80 e il 90 per 100 dei contributi stanziati per la disabilità serve per finanziare i centri diurni.
Tali centri diurni riescono ad avere una cospicua fetta di tali finanziamenti soltanto se i bambini/adolescenti che li frequentano rimangono nel centro – tutti i santi giorni escluso sabato e festivi – dalle 4 ore in su.
Per questo motivo, il mio sogno (e quello di tanti altri genitori) che prevede un adeguamento della scuola alla realtà della legge 104 e alle “belle parole”
SCUOLA INCLUSIVA e INTEGRAZIONE SCOLASTICA cozza inesorabilmente contro il conflitto d’interesse delle associazioni che gestiscono i centri diurni. Le quali associazioni sono le stesse che fanno parte dei GLIP provinciali.
Possiamo davvero pensare che siano proprio queste associazioni a premere perché gli allievi disabili frequentino quanto più possibile le scuole e quanto meno possibile i centri diurni? Possiamo davvero pensare che queste associazioni difendano fino in fondo i diritti dei disabili a scuola, che promuovano la lettura e l’applicazione nelle scuole delle Linee guida per l’integrazione scolastica, infischiandosene dei mancati “ricavi” per le mancate iscrizioni ai loro centri?
Gianni Papa

September 29th, 2009 at 15:35
Credo di non aver capito quello che vuoi dire. Cosa c’entrano i servizi diurni con la scuola inclusiva?
September 29th, 2009 at 17:43
L’organismo che dovrebbe garantire – a livello provinciale – l’inclusione scolastica si chiama GLIP. Nei GLIP ci sono le stesse associazioni che gestiscono i centri diurni (e ricavano tanto ma tanto da questa gestione). Secondo te i GLIP hanno interesse a che i ragazzi vadano a scuola invece che nei centri diurni?
September 29th, 2009 at 18:50
Ma i Centri diurni non si occupano di utradiciottenni? Cioè – potenzialmente – di gente che dalla scuola dovrebbe essere uscita e/o in uscita?
September 29th, 2009 at 18:54
E no. Nei centri diurni vanno anche i ragazzi in età scolare. Vanno pochissimo a scuola e per la maggior parte del tempo sono nei centri diurni. Ci hanno provato anche con mio figlio quando non aveva nemmeno tre anni: la neuropsichiatra del centro diurno continuava a dire: “Il bambino ha bisogno di stare qui almeno 4 ore” (perché con il “+4″ prendono il massimo di soldi dallo stato).
September 29th, 2009 at 18:57
La scuola non ha l’obbligo di segnalare l’inadempienza scolastica alla Procura presso il Tribunale per i Minorenni? Dovrebbe farlo anche in questo caso!!!
September 29th, 2009 at 19:27
Ma figurati: i genitori portano un’oretta o due i ragazzi e scuola e poi… di corsa al centro! Questo fino alle elementari. Alle medie, i disabili veramente gravi (a parte i down: quelli vanno a scuola sempre, mi riferisco soprattutto agli autistici, a quelli con la PCI, ai tetraplegici etc. etc.) sono rarissimi.
Dove sono?
Nei centri diurni!
Non c’è nessuna inadempienza perché le UONPIA “collaborano”, la scuola collabora, la famiglia collabora (accettando di non mandare i figli a scuola)…
E allora inadempienza verso chi? E chi dovrebbe denunciarla? Le associazioni che difendono i disabili?
SONO LE STESSE CHE GESTISCONO I CENTRI DIURNI!
September 29th, 2009 at 20:16
Ok Gianni. Non sarò breve, per cui se ritieni puoi tranquillamente cestinare. Magari ne farò una nota per Facebook!!!
Sono un assistente sociale che nella pratica lavorativa si occupa prevalentemente di minori che commettono reati, ma anche di immigrazione, carcere, affidamento familiare, ecc. Non mi sono mai occupato di disabili, mai …. prima che toccasse a mia figlia.
Da allora me ne occupo, come papà che è anche assistente sociale.
La costruzione delle politiche socio-sanitarie nel nostro paese, fatte salve le competenze statali e quelle regionali (in qualche modo sempre più residuali) e provinciali (che dovrebbero riguardare anche di disabili) dovrebbe avvenire a livello distrettuale. Cioè a livello di quel gruppo di comuni (numero variabile) che sono o dovrebbero essere in qualche modo omogenei dal punti di vista di cultura, tradizioni, problematiche, ecc.
Sono le regioni che stabiliscono i distretti.
I distretti, a loro volta, per rispondere ai bisogni del proprio territorio, hanno l’obbligo di istituire dei tavoli tematici, che raccolgono le proposte delle risorse formali ed INFORMALI sull’area oggetto del tavolo. I bisogni evidenziati da ciascun tavolo vengono poi elaborati distrettualmente in un documento chiamato Piano di Zona, che la conferenza dei sindaci del distretto ha il compito di vagliare, fare delle scelte ed approvare. Il piano, triennale, individua i bisogni principali e appronta gli interventi per farvi fronte L’ho detto in soldoni e comunque faccio un esempio pratico.
In un distretto, al fine della costruzione del piano di zona, vengono affissi manifesti che chiedono alle associazioni (anche di genitori, nel nostro caso), alle cooperative, ai cittadini di partecipare ai tavoli tematici. Tavolo minori, anziani, dipendenze, disabilità, ecc.
Ho fatto l’esperienza in prima persona. Mi sono presentato al tavolo disabili. C’erano tante persone, anche in rappresentanza delle famiglie. C’erano i centri diurni. I centri di ippoterapia, di riabilitazione in acqua, ecc. C’era la SCUOLA, udite udite, persino la scuola!!! (l’intervento è stato davvero pessimo, bleah!!! Ma questo è il mio censurabile parere). C’era l’ASL!!! (Un funzionario amministrativo che non ha aperto bocca se non per presentarsi). C’era un altro genitore di una bambina autistica, proprio come me! Fantastico. Era stato attento, aveva visto i manifesti ed aveva deciso di partecipare.
Iniziata la discussione, tutti avevano progetti da presentare Centri di qua, terapie di là ecc. E i bisogni? Sono forse scontati? Quando è arrivato il mio turno ho detto che mancava una porta di accesso per i disabili nel distretto, che nessuno conosceva chi fa, cosa, dove e quando per i disabili nel territorio, ecc.. Per cui quando una famiglia si viene a trovare con una disabilità in casa non sa nemmeno a chi rivolgersi. Nessuna rete di auto-mutuo-aiuto.
Le associazioni tuttavia hanno fatto di un progetto che prevedeva l’apertura domenicale del centro, non meglio precisato del resto, quasi una questione di buona pratica. I genitori, infatti, a loro dire, gli portavano i figli la domenica per andare allo stadio o al centro commerciale.
Attento: lì c’erano anche i loro controllori (ASL, servizi sociali territoriali, familiari, ecc.)! Non avrebbero potuto fare un’affermazione del genere se non suffragata da fatti. Sarebbero stati presto smentiti. Ed allora, il problema è anche nelle nostre teste. E’ un problema anche culturale.
I centri diurni, probabilmente servono (anche se io non ho ancora chiaro cosa facciano), ma se non vogliamo che siano in qualche modo alternativi alla scuola (come dici tu, ma io di questo fenomeno non ho riscontri, almeno sul mio territorio) cerchiamo di essere più presenti e maggiormente autorevoli!!!
Un saluto
P.S.: magari la prossima volta ti parlo di come può essere approntato un buon ABA su un distretto. ? Non ti preoccupare scherzo!!!
September 29th, 2009 at 20:20
Quello che è stato scritto in questo post è vero. Ora raffigurare il conflitto di interessi è ovviamente complicato ma lo è, lo confermo, dal punto di vista morale.
Il funzionamento è semplice. Per una serie molto vasta di patologie (è infinita ed in crescendo dal punto di vista dei numeri, va dall’autismo, all’epilessia farmacoresistente, down, tutta la sfera psicofisica oltre le emergenze della dislessia, disgrafia, ed iperattività) una mancata attività “abilitativa” eo riabilitativa in età evolutiva, quindi un percorso che si snoda mediante un corretto inserimento scolastico (chiaramente chiamato in Italia “integrazione scolastica” per gli evidenti motivi di scelta, giusta scelta diversa dalle scuole speciali) ed una serie di attività orientate all’ottenimento della maggiore autonomia personale possibile ed il massimo sviluppo cognitivo e psicofisico generale. Fino ad arrivare alla tanta agognata verifica della possibile vita futura, vita fatta di un lavoro, di una attività occupazionale…tutte cose che con gli attuali centri diurni, non hanne niente a che vedere.
Ora sembra complesso da un lato riconoscere che, se tutto questo viene fatto bene (basta seguire la normativa perché ciò avvenga, senza se e senza ma) il soggetto disabile arriva all’età adulta nella condizione di gestibilità tale da non renderlo dipendente da altri (siano i genitori fino a quando sono in vita, sia un “amministratore di sostegno” che trova per lui una sistemazione). O meglio, la maggior parte dei disabili psicofisici potrebbero raggiungere tale obiettivo. Se invece tale intervento non viene messo in pratica, è sicuro che i soggetti arriveranno ad una certa età (alcuni dai 14 anni alcuni dopo…)in condizioni tali da richiedere solo la chiusura “inattivi” nei centri diurni…successivamente nei centri residenziali o semiresidenziali. Non so se voi ne avete mai visto uno, vi assicuro sono posti che tutti si augurano di non dover mai contattare.
Da qui a questa lettura di conflitto di interessi la distanza è poca. Se chi gestisce questi centri è anche una associazione o struttura del privato sociale che deve garantire l’intervento multidisciplinare in età precoce, può essere facile pensare che non si faccia tutto ciò che serve per fare la giusta attività di prevenzione atta a limitare la massimo la disabilità e la dipendenza da altri in età adulta. So che è una analisi cattiva..ma per cose di ben minore portata non si vogliono correre rischi in questo Paese. Su questo è permesso.
Emanuele Fuffa
September 29th, 2009 at 20:26
Va benissimo se mi spieghi come fare l’ABA “in un distretto” (cioè cosa intendi? Passato dal comune?”. A me piace molto l’ABA, specie se si trova un sistema per non affossare economicamente le famiglie.
La tua esperienza è interessante e se vuoi scriverla in un articolo in home page, sarebbe utile a tutti. Se vuoi inviamelo, anche dal form “segnalaci le tue incazzature”.
p.s. Nel profondo nord la situazione dell’integrazione scolastica è un disastro e soprattutto quella delle associazioni… Nella mia provincia, in particolare, nella disabilità mentale, ce n’è una troppo grande e potente, senza ostacoli, che fa tutto quello che vuole. Può persino permettersi di strombazzare ai 4 venti un progetto DIR (facendo venire in un convegno Greenspan e la Wieder) e dopo un po’ fare sparire il progetto non solo dal territorio ma anche dalla memoria storica del territorio, senza che ne rimanga traccia. Può persino pensare di strutturare questo fantomatico progetto DIR all’interno di un “centro diurno” (appunto) dove ci sono disabili di tutti i tipi, in mezzo a decine e decine di disabili di tutti i tipi e di tutte le età.
Non faccio nomi, ma se cerchi su Google la provincia dove sono stati Greenspan e la Wieder qualche anno fa, capirai qual è. E per associazione potrai giungere … all’associazione
September 29th, 2009 at 20:29
Ho letto solo dopo l’intervento di Nello. E’ vero ciò che lui dice. Bisogna puntare molto sulle forze di alcuni di noi per sbloccare la situazione e dare degli esempi. Tutte le famiglia non si muoveranno mai.
Anche io sono un papà di un autistico, e sono responsabile di una associazione (non di soli genitori e non di soli bambini autistici, odio ogni settorializzazione), abbiamo aiutato un comunu nella nostra regione (le Marche) a chiudere un centro che ospitava quasi 20 bambini al posto di mandarli a scuola. La difficoltà di far cessare tale comportamento veniva in primis dalle famiglie, terrorizzate e minacciate dai funzionari della struttura di farli rimanere in casa, con le difficoltà di gestione che avevano.
Abbiamo risolto trasformando l’intervento in una situazione mista di centro socioeducativo (per ospitare i pomeriggi le attività dei minori) e per un semidiurno per i grandi. Ora con le risorse risparmiate (oltre la situazione di decenza a cui si assite) si sta tentando di inserire qualche caso di residenziale. Con gli stessi operatori, qualificati e formati direttamente sui casi, si stanno affrontando 3 emergenze. Peccato ci siano state associazioni che si sono opposte anche a ciò (senza poter far nulla per fortuna).
Emanuele
September 29th, 2009 at 20:33
Intendo proprio passato dal comune!!!
Scriverò puoi starne certo!!!
Ciao
September 29th, 2009 at 20:54
Caro Emanuele,
io ho fatto una analisi “d’istinto”, dovuta alla mia esperienza diretta con il centro diurno che voleva “prendersi” mio figlio e alla mia esperienza di insegnante che non vede disabili.
Tu, però, possiedi altre armi e altre competenze. La faresti una analisi “economica” di questo conflitto d’interesse da pubblicare sul sito?