Oggi ho accompagnato mio figlio alla sua prima lezione individuale di nuoto alla piscina di Sottomarina di Chioggia. La coordinatrice della piscina, informata della sua patologia, prima di inserire il bambino in un della corso collettivo voleva osservarne capacità e comportamento.
Più che una lezione a me è sembrata una sorta di psicomotricità acquatica. Comunque sono stata presente fino alla fine (circa 40’).
Al termine della “lezione”, l’istruttore, un giovanissimo ragazzo poco più che ventenne, mi ha consigliato di ripetere l’esperienza prima di iscrivere mio figlio ad un corso regolare.
Ho accettato e concordato il giorno, non senza qualche riserva; infatti, nel momento stesso in cui stava terminando la lezione, un gruppetto di bambini che stava facendo riscaldamento prima dell’ingresso in vasca, aveva attirato l’attenzione di mio figlio il quale - immediatamente – aveva espresso il desiderio di unirsi a loro.
Osservando la reazione del bambino, mi sono resa conto di quanto poco motivante ed utile fosse stata quella strana psicomotricità acquatica.
Così, contemporaneamente alla prenotazione della lezione individuale, ho fatto richiesta di una ‘ulteriore lezione di prova in gruppo’.
Inaspettatamente, mi sono trovata di fronte un muro e - nella mezz’ora di tempo in cui mi sono intrattenuta a parlare prima e a discutere poi con la coordinatrice dei corsi ed una segretaria, sull’esito di quella prima prova (premetto che mio figlio, da più anni, frequenta le piscine pubbliche durante il periodo estivo), ho realizzato quanto forte fosse il pregiudizio che ruota intorno ai disturbi dello spettro autistico e la totale disinformazione circa le caratteristiche peculiari dei nostri ragazzi.

Come è stato giustificato il rifiuto di ammettere mio figlio ad una prova in un corso normale?
1)  l’autismo stesso di mio figlio, ovvero le sue limitate capacità comunicative, l’incapacità di eseguire un comando verbale
2)  la paura ( immotivata ed irrazionale) che possa “tirare calci agli altri bambini”(?)
3) la preoccupazione per la reazione degli altri genitori nel vedere un bambino con particolari caratteristiche all’interno del gruppo.

La direzione della piscina ha deciso – quindi – di non rischiare, neanche per la durata di una lezione.
Ho tentato inutilmente di far capire loro l’importanza dell’inserimento del bambino nel gruppo dei pari e dei processi imitativi attraverso i quali mio figlio avrebbe evidenziato un funzionamento e coinvolgimento adeguati e funzionali alla lezione.
A fronte delle mie insistenti richieste (volevo sviscerare la reale natura di tanta avversione nei confronti di mio figlio, dell’autismo o della diversità/ disabilità in generale), mi è stato detto che il regolamento interno non permette l’iscrizione di un disabile in un corso normale(?), ma - quando ho chiesto delucidazioni in merito - il discorso è stato abilmente sviato.
In sintesi, a detta della coordinatrice, mio figlio non è pronto per un corso insieme agli altri bambini per una serie di motivi: i suoi livelli di partenza ovvero le sue performances, l’incolumità degli altri bambini, ed infine per una questione di prassi…. “molti disabili frequentano lezioni individuali anche per un anno”!!!!

E il valore dello sport come socializzazione?
Va a farsi benedire, insieme alla possibilità di mio figlio di poter frequentare un vero e proprio corso di nuoto.

DULCIS IN FUNDO, sono stata liquidata con la testuale frase: “Nessuna piscina federale ammetterà mai suo figlio ad un corso di nuoto” seguita da un secco: “Adesso vado ché ho da fare!”.

Anche per oggi posso dire di essere soddisfatta, ho avuto la mia giornaliera dose di incazzatura!!!!!!!!!

Francesca Bonfatti

»

  1. Laura scrive:

    NON E’ PIU’ VERO! Per fortuna il vento è cambiato! La Federazione Italiana Nuoto FIN ha aperto, grazie al supporto del CIP Comitato Italiano Paraolimpico, varie sezioni per i “diversamente abili” tra cui la Società FIS.DIR (Sindrome Down e Disturbo Generalizzato dello Sviluppo)
    Una società della mia città ha aperto i corsi di nuoto per i diversamente abili. Ci ho portato mio figlio autistico 18enne (che non ha MAI avuto accesso ai corsi comunali!) di corsa…. Non solo ha imparato a nuotare (al principio da solo, poi immesso in gruppi con ragazzi normodotati) ma è entrato nella sezione agonostica diversamente abili ed è risultato il terzo assoluto ai campionati italiani di nuoto a Pugnochiuso (giugno 2009)!!!

    Questo per dirvi: rompete, rompete, rompete le….. alle vostre società di nuoto! Ora non hanno più scuse! La federazione è dalla loro parte. Il nostro club ha addirittura organizzato il Primo Congresso “L’inserimento degli allievi con disabilità all’interno delle società sportive di nuoto” con il Patrocinio della Federazione ed aperto a tutti gli istruttori di nuoto ed ai dirigenti delle Società.
    Vi consiglio andare a vedere il sito: http://www.iceclubcomo.it
    Le società che faranno nuotare in piscine federali i vostri figli si stanno espandendo a macchia d’olio…Se richiesto, vi posso fornire una lista.
    Il vento è cambiato. Come sempre, cavalchiamo l’onda……….
    Laura

  2. Nicla scrive:

    Francesca,tutto il mio sostegno!Sono sempre più avvilita a sentire le discriminazioni che i nostri figli subiscono ogni giorno,l’integrazione sociale alla quale si auspica mi sembra una chimera..
    Abbraccio te ed Ariel!

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Gravatar
Logo WordPress.com

Please log in to WordPress.com to post a comment to your blog.

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s