Progetto ABA distrettuale, quali alleanze?

 Premetto che quanto andrò dicendo non rappresenta certamente né l’unica né la migliore delle strategie possibili. E’ una fra le tante e per di più influenzata dalla conoscenza che ho del mio territorio e di qualche altro sparso qua e là per l’Italia. Cercherò tuttavia di mantenermi su una proposta che possa andar bene quasi ovunque.
Al fine di approntare un progetto territoriale, occorre un minimo conoscere la legge 8 novembre 2000, n.328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), e tenere presente la modifica del Titolo V della costituzione che annovera l’assistenza sociale tra le materie di competenza legislativa esclusiva delle Regioni.
Ciò significa che, potenzialmente, si potrebbero avere tanti Welfare quante sono le regioni, con enormi differenze da distretto a distretto: il timore infatti è quello che, in assenza della determinazione dei LIVEAS (livelli essenziali di assistenza, vedi Glossario), previsti dalla legge 328 ed il cui compito è riservato allo Stato, sia difficile misurare l’effettiva uguaglianza dei diritti su tutto il territorio nazionale.

Stante così le cose, non ci si dovrà pertanto meravigliare se in un luogo si hanno servizi ritenuti più all’avanguardia ed in altri no. Occorre impegnarsi e pretenderli dappertutto. Vi ricordate la storia della rappresentanza delle istanze di noi genitori?
Ad aver legiferato in materia sono sicuramente almeno le seguenti regioni: Valle D’Aosta, Emilia-Romagna, Puglia, Calabria, Piemonte, Toscana, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Basilicata, Campania e Lombardia. La Sicilia, regione a statuto speciale, ha seguito la strada dei decreti. Di tutte queste regioni ho i riferimenti legislativi, se a qualcuno interessano non ha che da dirlo nei commenti a questo articolo.
L’elemento comune un po’ a tutte queste leggi è quello della territorialità degli interventi. Il territorio – cioè – viene visto non solo come luogo di lettura e identificazione di bisogni e risorse, ma anche come luogo ideale per comprendere la costruzione delle politiche sociali locali e per garantire il coinvolgimento di tutti gli attori alla programmazione e gestione dei servizi.
E’ necessaria la nostra partecipazione.
Se noi non ci siamo, come pensiamo di poter essere coinvolti? Mi direte, ma ci sono già tante di quelle associazioni di genitori che di crearne di nuove nessuno ne sente il bisogno. Può darsi. Allora entriamo in quelle che ci sono, con il rispetto necessario ma anche al fine di migliorarne la partecipazione nel senso che abbiamo descritto e che in alcuni casi è davvero deludente. Quanti possono dire di essere rappresentati dalle associazioni che conoscono? E comunque quante di queste associazioni sono disposte a battersi per un progetto ABA considerato che qualcuno continua a sognare la “città del Teacch? Questa è una domanda ineludibile!!!
In altre parole, occorre creare le pre-condizioni per un progetto ABA: una associazione di genitori; un gruppo di famiglie che hanno voglia di effettuare un intervento comportamentale sui loro bambini; la capacità di interloquire con le istituzioni pubbliche secondo i connotati della c. d. “sussidiarietà orizzontale”. Cioè il principio per cui, ogni qual volta sia possibile, le attività a fini sociali proprie dei pubblici poteri debbano poter essere svolte da soggetti singoli o associati, dalle famiglie, dalle altre formazioni sociali di cui all’art. 2 della costituzione. Sempre su specifico mandato degli enti pubblici.
Abbiamo l’associazione, abbiamo un numero sufficiente di famiglie che vogliono fare ABA, occorre cercare un supervisor che si impegni per la formazione degli operatori e che supervisioni i bambini periodicamente. Mi direte, è questo il difficile!!! Lo so. Ma non mi pare così impossibile. Possiamo sempre trovare chi voglia fare un’esperienza innovativa e sperimentale. Magari realizzare uno studio sull’esperienza, curare una pubblicazione o semplicemente guadagnarsi da vivere con il proprio lavoro.
Il passo successivo è rappresentato dalla necessità di presentare ai tavoli programmatici di cui avevo parlato in precedenza il vostro progetto corredato dall’analisi del bisogno. Questo è compito della vostra associazione. Poi occorrerà verificare se verrà riconosciuto meritevole di essere inserito nel Piano di zona.
Se viene inserito andrà probabilmente a gara. E occorrerà ribadire che non si fanno interventi sui disabili senza le associazioni dei familiari, al fine di evitare che facciano interventi sopra le vostre teste e di cui non ve ne fate nulla!!! Cercate le dovute alleanze
Buon lavoro

Nello Pomona

ARTICOLO CORRELATO:
“E’ POSSIBILE REALIZZARE UN PROGETTO ABA CHE ABBIA TERRITORIALITA’ DISTRETTUALE?”

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Pubblicato il 18 ottobre 2009, in Zuzzerellonate Autismincazzate con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Salve! siamo terapiste ABA dell’umbria, stiamo costruendo un progetto ABA per le famiglie che sono residenti qui, potreste mandarci i riferimenti legislativi delle altre regioni?
    grazie

  2. gabriella lucci

    siamo associazione di genitori vorremmo proporre nella nostra regione un progetto ABA nelle scuole,ci può mandare i riferimenti legislativi delle altre regioni? cerchiamo soprattutto un super visore, vorremmo entrare in contatto con Lucia D’Amato ma finora non siamo riusciti a contattarla, ci può aiutare? grazie e siete grandi

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