Ci arriva dal pianeta Scuola una delle solite storie di disintegrazione scolastica e neuropsichiatrica. La pubblichiamo senz’altro, chiedendo – a chi può dare aiuto o suggerimenti all’autrice – di scriverlo nei commenti (G.P.)
Salve, sono una docente di sostegno e sono capitata per caso sul vostro interessantissimo sito in quanto sto effettuando delle ricerche per informarmi al meglio sull’autismo. Quest’anno a settembre, mi è stato assegnato per 9 ore settimanali un ragazzino di 13 anni la cui diagnosi cita testualmente: “Disturbo evolutivo del linguaggio con stereotipie motorie”… della parola autismo nemmeno l’ombra.
Inizio a conoscere questo ragazzino (che frequenta la prima media n.d.r.) e mi accorgo subito che qualcosa non quadra con la diagnosi. Dò un’occhiata rapida e mi accorgo che risale al 2001… aveva 5 anni!
I primi di ottobre si riunisce il primo GLHO e lì ho il piacere di conoscere i genitori di C.
Mi fanno subito presente che il bambino parla bene di me a casa, che è contento del nuovo ambiente bla bla bla… Mi azzardo a chiedere al medico un aggiornamento della diagnosi e mi viene risposto picche: non ci sono aggiornamenti da fare.
Resto a dir poco basita.
Ok, dico a me stessa e all’assistente specialistica (che lo segue per 15 ore), diamoci da fare!
Abbiamo approntato per lui una programmazione ad hoc, basandoci sui programmi della scuola elementare, ho scaricato materiali, mi sono procurata libri, ho approfondito le mie osservazioni, ho parlato con le sue ex maestre… insomma, mi sono attivata per capire quello che nessuno mi voleva dire.
Ho creato una sorta di diario di bordo dove annotavo i suoi comportamenti, i suoi dondolii, le sue frasi ripetute fino allo spasmo, il suo agitare le braccia e le mani… e alla fine un giorno C. – nella sua persistente ecolalia – ha detto queste parole: “Questo ragazzo ha paura di tutto, questo ragazzo è autistico”.
Io e S. (l’assistente) ci siamo guardate sbalordite e gli abbiamo chiesto: “C., ma chi ha detto questo, la mamma?” e lui, candidamente ha risposto: “No, papà“.
In più, il bambino – dalle 4 ore giornaliere della scuola elementare – si è ritrovato a dover frequentare per 6 ore, dalle 8 alle 14. Veniva sempre più assonnato e stanco e durante la mattinata per lo più dormiva. Ho tentato, in accordo con la coordinatrice, di contattare la famiglia per chiedere – se possibile – di portare C. a scuola un pò più tardi per farlo riposare un pò di più, ma non ho ottenuto risposta.
Con il passare delle settimane la situazione è letteralmente precipitata. La famiglia, sempre più assente, delega completamente tutta l’educazione del bambino alla scuola, le comunicazioni avvengono solo tramite il diario di C. In più il bambino ha iniziato a manifestare il suo disagio e le sue paure in maniera sempre più evidente. Canta, si ribella, si rifiuta di lavorare e chiede sempre più spesso di uscire.
Posso capirlo, è inserito in una classe cosiddetta “difficile” con gravi problemi di comportamento e di socializzazione degli alunni, pertanto gli insegnanti di classe (me compresa) hanno necessità assoluta di mantenere un atteggiamento severo ed austero nei loro confronti. Tutto questo spaventa C.?
Si aggiunga che il ragazzo è nel pieno dello sviluppo, sta vedendo il suo corpo crescere e cambiare. Anche questo lo disorienta?
Vi chiedo di darmi un consiglio, un aiuto per comportarmi al meglio con questa creatura. Sta diventando sempre più ingestibile, insofferente e a tratti aggressivo e non voglio questo per lui.
Grazie.
M.
Mi inserisco soltanto per dare un paio di informazioni che forse possono tornare utili, senza entrare nel merito del caso in questione in quanto non lo conosco e le informazioni sono poche.
Per avere l’insegnante di sostegno è necessario un documento (la diagnosi funzionale) che è soggetto a rinnovo al termine di ogni ciclo scolastico (ovvero alla fine della scuola dell’infanzia, primaria, secondaria…). Questo vuol dire che il ragazzino in questione ha sicuramente avuto un aggiornamento della diagnosi prima dell’ingresso alla scuola media altrimenti non potrebbe avere il sostegno.
Fino a due anni fa il genitore portava la diagnosi a scuola e la scuola la trasmetteva all’ASL, ma ora non è più così.. La procedura è diventata più rigida, ci sono controlli maggiori da parte della commissione invalidi a cui va presentata una documentazione clinica completa e aggiornata.. Inoltre il genitore porta la diagnosi all’ASL e può scegliere se darla o meno alla scuola, che quindi può non avere a disposizione tutta la documentazione.
Il medico può riferire le condizioni e la diagnosi del bambino agli insegnanti solo se viene autorizzato dai genitori. Il NPI può decidere di non dare più il sostegno se non lo ritiene necessario, ma deve comunque fare prima una valutazione e rilasciare una relazione scritta con la diagnosi.
Spero di non beccare qualche calcio da Gianni Papa passando di qua…
)) (in quanto neuropsichiatra infantile)
Caro Enrico, mi hai dato preziosi consigli. Infatti una delle cose più difficili per C. è quella di comprendere il passare del tempo, il prima, il dopo e il durante, quindi ho approntato per lui un calendario nel quale lui disegna ogni giorno un simboletto che indica la situazione meteorologica (sole, nuvoloso, pioggia etc..). Ma alla molletta da bucato e alle strisce di carta non avevo pensato, per cui girerò l’idea al consiglio di classe.
Venerdì scorso (il 4/12) ho saputo che C. sarà assente a scuola fino a dopo Natale, poichè è dovuto andare con i genitori a casa dei nonni paterni che vivono in Basilicata, piuttosto lontano da qui (io sono abruzzese). Giustamente come dici tu, è la famiglia il perno portante in questi casi, e senza il loro aiuto si può fare ben poco… e, come avrai capito dalla mia storia, qui la famiglia è praticamente assente. Ma non voglio e non intendo fare il processo a nessuno, nè tantomeno giudicare il loro operato. Capisco benissimo quanto sia difficile per loro gestire C. La mamma lo porta alle 8, lo fa sedere vicino al bidello, lo lascia lì e va via. C. è nervoso e insonnolito e, quando l’insegnante della prima ora lo porta in classe, arriva già arrabbiato verso il mondo intero per cui si chiude ancora di più in se stesso e volta le spalle a tutti, docenti e compagni. Non è una situazione facile.
Mi fa bene parlare con voi e confrontarmi, mi fa sentire davvero meglio.
Un abbraccio
M.
Cara M.
Sono anch’io insegnate di sostegno, quest’anno ho P., alunno di 15 anni, mutàcico, frequentante la 3a media, per 18 ore + 12 di assistenza su 30h settimanali di lezione.
L’assistente segue P. sin dalla 1a elementare o primaria. La diagnosi risale al 1999 e terapia è iniziata dall’eta di 5 anni.
I genitori, che hanno altri due figli, hanno attivato una rete di sostegno formata dal direttore del centro diurno per bambini auitistici e la sua equipe che attiva la strategia riabilitativa D.I.R. e dallo spicologo-psicoterapeuta in età evolutiva “modello Tavistock”.
I benefici di una diagnisi e terapia sufficientemente precoce hanno portato, in parallelo con una didattica individualizzata a farsi che P. abbia raggiunto tutti gli obiettivi comportamentali che gli consentono di poter fraquentare tutte le ore di lezione in classe con i suoi compagni.
Si dalla prima media è stata predisposta l’ora dopo l’intervallo da effettuare nell’alula di sostegno, nella quale l’alunno si dedica alle sua attività preferite come ascoltare la musica sfogliando i giornalini che predilige… poi si riprende l’attività didattica.
P. sin dalla terza elementare usufruisce di un cartello visivo settimanale con, per ogni giorno, elencate le attività orarie…via via che scorrono le ore, scandite dal suono della campanella, P. fa scorrere la molletta da bucato nell’ora corrispondente.
Il benessere che da questa strategia (frequentemente adottata in questi casi), P. trae sono sia dal punto di vista comportamentale sia da quello affettivo…P. percepisce il tempo-spazio orientandosi settimanalmente, giornalmente e nell’orario delle lezioni…specialmente alle medie dove gli insegnanti sono numerosi…il perno di tutto ciò e per P. il suono della campanella…
I cambiamenti di qualsiasi natura, se prevedibili, sono preventivamente comunicati a P. sia in modalità verbale sia gestuale (comunicazione che predilige) sia visiva (scritta e disegnata)…per esempio oggi Venerdì, ultimo giorno della settimana scolastica, abbiamo scritto frasi come “OGGI VENERDI’ 4 DICEMBRE_DOMANI SABATO 5 DICEMBRE_ POI DOMENICA 6 DICEMBRE_POI LUNEDI’7_POI MARTEDI 8_ SONO A CASA_ MERCOLEDI’ 9 SONO A SCUOLA” (tutto in lettere maiuscole)(prima scrivo sul foglio la frase e lascio uno spazio tra una riga e l’altra, dopo leggo a P. la frase in modo lento e cercando di farla ripetere a P., infine consegno, in ordine sparso, all’alunno le corrispondenti strisce nelle quali sono riportate le stesse frasi lette che P. incolla nello spazio sottostante). Successivamente si passa al quadro visivo settimanale e consegno a P. due simboli delle casa (questo simbolo della casa è perennemente appuntato sul giorno settimanale di Sabato e Domenica)e lo appuntiamo sia su LUNEDI’ sia su MARTEDI’…in questo modo P. quando tornerà a scuola e non confonderà il MERCOLEDI’ per il LUNEDI’. I genitori a loro volta faranno informazione a casa in modo tale che P. sia preparato. A monte di questo esercizio vi è stato un lavoro di:
a) riconoscimento dei giorni della settimana
b) riconoscimento dei numeri
c) mobilità propriocettiva di intervento sul calendario visivo
Mi è stato detto dalle maestre che P. era iperattivo e scappava in continuazione ma che con una strategia condivisa al 100% dal tim degli insegnati di classe si è raggiunto il risultato di tenerlo in classe sino al suono della campanella…P. all’inizio ha sofferto parecchio ma poi ha capito…i benefici non si sono fatti attendere ora è scolarizzato nel senso che l’obbiettivo comportamentale di rispettere le regole è raggiunto.
Gli imprevisti non programmabili sono, per P., ancora molto difficili da superare, le uniche strategie che funzionano sono quelle di distrarlo o con attività da lui predilette o lasciandolo sfogare per cinque dieci minuti e aspettare che rientri in se, facendolo correre per i corridoi della scuola o dando piccole commissioni come fare una fotocopia o portere un libro, assieme ad un compagno o compagna preferiti, ai bidelli o in biblioteca… P. è bravo a superare la fase di spaesamento da imprevisto.
Spero di esserti stato di aiuto, tuttavia se tutto ciò si è ottenuto da P. è grazie ai suoi Genitori.
Cordialità Enrico.
Carissimi tutti.. grazie per l’interessamento e vi rispondo in blocco
E’ stato il medico a dirmi che non ci sono aggiornamenti da fare.. la famiglia è latitante e, da quello che mi hanno detto le maestre della scuola elementare,non vogliono avere fastidi. Per loro questo figlio sembra (e ribadisco SEMBRA, senza nessunissima cattiveria) un peso da scaricare alla scuola. Il bambino è seguito una volta a settimana da un centro senza fini di lucro dove svolge psicomotricità e logopedia. Giovedì mattina, se la situazione non è cambiata, prendo la cosa di petto e parlo con la referente del gruppo H (che vuole assolutamente essere informata di TUTTO quello che concerne i ragazzini disabili) e cerco di convincerla ad un colloquio informale con la famiglia. Purtroppo io lavoro in due sedi staccate e vedo C. solo 3 giorni a settimana.
Buona settimana a tutti e grazie ancora
M.
Per Stefania: Gianni ha il mio indirizzo messenger.. se vuoi puoi chiederlo a lui, ti aggiungerò con piacere
Io cercherei di parlare col padre,faccia a faccia, in assenza della madre.
Spesso in famiglia capita che uno dei due genitori non accetti la “diversità” del proprio figlio e l’altro, non riesca a fargliela accettare, per cui soccombe per non incrinare il rapporto di coppia.
I cazziatoni servono a poco, li fanno solo mettere sulla difensiva.
Quella di Gianni sicuramente sarebbe l’ipotesi di procedere più auspicabile…peccato solo non si possa praticare. Non credo che resti milto di diverso da quello che hanno suggerito i primi due interventi. La situazione è comunque una delle più classiche di fronte ad un caso mai preso seriamente in considerazione (non mi pare che l’utilizzo della parola autismo sia comunque “il problema”…..non è di meno qualsiasi forma di difficoltà neuropsicologica varia che comunque sembra essere probabile dal poco che si evince dal raccono dell’insegnante).
Teoricamente la scuola ha molti mezzi (a partire dala segnalazione all’ASL del caso), ovviamente dalla teoria ala pratica di tempo ne corre e magari le difficoltà scaturiscono proprio da una incompentenza (sempre più riscontrabile in strutture pubbliche senza personale qualificato ed in quelle private che ormai rincorrono solo il “punto di pareggio” dei bilanci economici entro il mese di agosto di ogni anno).
Pertanto credo che se non si trova la collaborazione della famiglia ben poco possa essere fatto. Della tal cosa me ne dispiaccio ma è cosa molto frequente.
Saluti
Emanuele
secondo me gli operatori della scuola, i neuropsichiatri,
gli operatori della riabilitazione etc etc, quando c’è una famiglia che mette la testa sotto la sabbia, devono fare il culo alla famiglia finchè la famiglia non si convince a portare il ragazzo in una struttura seria per avere una diagnosi seria.
A costo di picchiare fisicamente il padre e la madre.
Perché ci va di mezzo il ragazzo!!!!! Questo ragazzo che è arrivato a 11 anni senza una diagnosi… anzi con una diagnosi poco seria!!!!
Insomma: un bel paliatone ai genitori!!!
E un calcio di quelli che fanno male al neuropsichiatra!!!
Carissima maestra io fossi in lei chiederei un colloquio coi genitori ma non in sede GLH, solo voi.
parlerei con loro dei problemi comportamentali che stanno aumentando, chiederei spiegazioni del perchè il ragazzino al mattino è così stanco e tante altre domande che sicuramente avrà in testa.
sapere cosa pensano loro di questa situazione cosa si aspettano….
Certo che, se in otto anni non hanno mai voluto e/o preteso una nuova valutazione e dice che lasciano tutto in mano alla scuola la vedo proprio una brutta situazione.
Spesso uno dei due genitori tiene la testa sotto la sabbia ma qui sembra lo facciano tutti e due!!!
Saluti cari Roberta.
cara M
io sono una terapista della riabilitazione e mi occupo di autismo (eta’ evolutiva in particolare) .
personalmente io proverei a contattare la famiglia nelle modalita’ suggerite da ketty, e magari capire da chi e’ seguito il bambino (centro di riabilitazione, centro educativo, neuropsichiatra).
consigli pratici magari possono essercene tanti ma magari se vuoi ci sentiamo su messenger e ne parliamo con calma.
tieni duro e pensa che persone come te sono preziosissime per i bimbi e i ragazzini come C. oltre che rare nell’ambiente scuola .
non mollare…
non mi è chiaro chi ti ha risposto picche per l’aggiornamento della diagnosi, i genitori? l’assistente specialistica? Che trattamenti fa? Psicomotricità? logopedia? e dove nel caso? nella asl di distretto? Quello che farei io è questo: contatterei la famiglia per avere un colloquio informale, magari anche solo col padre dato che ha avuto il “sospetto” che sia autismo.Chiamali al telefono, non tramite comunicazioni scritte, prova a porti in modo che non ti vedano come una rompipalle, fai vedere che ci tieni veramente al ragazzo e che lo fai per il suo bene. Provare a ritentare la carta dell’aggiornamento della diagnosi spiegando che avendo una situazione chiara, quindi la diagnosi di autismo, il ragazzo potrebbe avere più ore di sostegno e quindi di aiuto. La parola “autismo” fa paura, non la dicono nemmeno i medici. Quando ho portato mio figlio un’anno fa da un neuropsichiatra, sapendo che era autistico, lui ha sempre usato termini come “disturbo della comunicazione e relazione”, “chiusura”…io dicevo ” ma quindi è autismo”…lui non mi ha mai risposto chiaramente dicendo “si è autismo”. Non ti meravigliare se quindi questa parola susciterà ire ed esclamazioni varie! Specialmente se la stessa famiglia nega l’evidenza. Da quel che racconti sembra essere proprio autismo. Purtroppo, la famiglia assente è una difficoltà, ancora di più se la loro assenza è conseguenza del rifiuto della realtà. Non posso consigliarti come comportarti, ogni autistico è a sè. Io – ancora adesso – non riesco a capire completamente mio figlio…ed è mio figlio, figurati tu che lo vedi per poche ore settimanali… buona fortuna!