Il mondo dell’Autismo sembra essere diviso in tre parti.

1) Quelli che non fanno un trattamento intensivo, che stanno a casa con i genitori e vanno a scuola (con una diagnosi inappropriata)  a passare il tempo in aula di sostegno senza nessuna chanche di progredire

2) Quelli che hanno avuto una diagnosi all’incirca giusta e che vengono seguiti – in maniera non intensiva e molto psicodinamica (nella convinzione – dei terapisti e non dei genitori – che prima o poi il ragazzo si sblocca, la crisalide diventa farfalla e l’autismo rimane un ricordo brutto).

3) Quelli che fanno ABA.

I genitori dei primi non li prendiamo nemmeno in considerazione.
Dovrebbero essere presi piuttosto in considerazione dalla legge. Qualcuno dovrebbe stabilire che privare un bambino/ragazzo autistico di qualsiasi trattamento e di una diagnosi è un reato penale.

I genitori dei secondi sono quelli che soffrono. Vagano tra centri lontani da casa, ricoveri in strutture “specializzate” per giorni e giorni etc. etc. E si crogiuolano nelle 1 o 2 ore psicomotricistiche e logopedistiche, capendo benissimo di fare poco o nulla, ma alzando le spalle dicendo: “Mica posso fare ABA. L’ABA costa troppo. E poi con l’ABA i bambini diventano soldatini. L’ABA va bene per le scimmiette”.

I genitori dei terzi sono quelli che spendono di più (mentalmente, fisicamente e “monetariamente”)  ma che – nel contempo – hanno il grosso vantaggio di curare in prima persona la “pratica-riabilitazione”, di avere rapporti con un professionista che fa il programma per il proprio figlio e di scegliere in prima persona i/le terapisti/e che lavoreranno con il bambino.
I genitori dei terzi sono gli unici che possono davvero permettersi un trattamento intensivo, di 20-30-40 ore alla settimana.

E i costi?
Restano alti, ma qualcosa sta cambiando.
Grazie allo IESCUM (o per sua colpa: dipende dal punto di vista) i costi della supervisione si sono abbassati.
Vengono indetti ormai con una certa frequenza dei Master che sfornano analisti (soprattutto analiste) comportamentali, subito pronte per prendere in carico i nostri bambini.
Da questi master sta nascendo una nuova generazione di supervisor che finirà inevitabilmente per mettere in crisi il mercato. I prezzi dovranno scendere inevitabilmente e sempre più persone potranno permettersi l’ABA.

Nel frattempo, sta già accadendo qualcosa. Oggi chi vuole fare ABA può rivolgersi – ad esempio – al MIPIA di Paolo Moderato, che supplisce con il know how aziendale alla mancanza di esperienza delle sue consulenti (tutte donne).
Non solo: accanto al MIPIA, tante piccole realtà hanno intrapreso la strada dell’ABA e stanno formando consulenti che si presentano sulla piazza a prezzi competitivi, offrendo servizi affidabili e trattamenti ABA con tutti i crismi.

Inoltre, i genitori possono ingegnarsi per risparmiare sui terapisti, diventando loro stessi tutor dei propri figli (un genitore ha sempre una marcia in più), facendosi mandare dalle associazioni di volontariato ragazzi in servizio civile, reclutando volontari dalle parrocchie, dalla caritas etc. etc. Unico limite: la fantasia.

Il punto è uno solo: pagando per fare ABA, si garantisce al proprio figlio l’intensività del trattamento.
QUESTO, IN ITALIA, NON E’ POSSIBILE IN NESSUN ALTRO MODO.

Gianni Papa

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  1. Angelo Faiella scrive:

    Cerco di spiegare la polemica.
    Non tutti riescono a pagarsi l’ABA, alcuni non riescono neppure a pagarsi un’ora alla settimana di terapia.
    Alcuni cercano dal pubblico un aiuto per trasferirsi in un comune piuttosto che in un altro per poter accedere agli ausili che i servizi sociali di quel comune offrono ai propri abitanti.
    Pensate seriamente che queste persone riusciranno mai a fare l’ABA ai propri figli?.
    Qualche sera fà, facendo zapping, ho sentito in un servizio di “Striscia” una mamma di un bimbo autistico che si lamentava perchè l’A.S.L. di Napoli a cui apparteneva non le avrebbe più erogato le cinque ore settimanali, tra logopedia e psicomotricità che le aveva dato sino ad ora.
    Da noi, salvo rarissimi casi, non ti passano nè la psicomotricità nè la logopedia, ma se un domani riuscissimo ad ottenere un paio di ore la settimana, magari in convenzione con qualche struttura seriamente preparata e specializzata, non sarebbe utile?.
    Riguardo il Denver model, io capisco l’amarezza di Gianni, prima illuso e poi deluso.
    A Torino si è tentato di attuarlo coinvolgendo la scuola, Moderato, l’Angsa Piemonte etc., è stato fatto un buco nell’acqua? capita quando si prova a fare qualcosa di nuovo. Ma l’esperienza si fà così: sbagliando, riprovando, insistendo fino a riuscire.
    E io mi auguro che in questo campo di “esperienza” se ne faccia ancora moltissima.

  2. Marcella Longhetti scrive:

    angelo, sono d’accordo con te nella prima parte del tuo intervento, e soprattutto sul punto del primo errore ….
    1° Errore: Etichettare e catalogare, fare di ogni erba un fascio, è spesso un errore…

    Chi conosce Gianni sa che lui lo fa spesso e con spirito polemico, è il suo modo di scatenare le discussioni.
    Però riguardo le terapie non mi sembra che tu l’abbia contraddetto. Quando un genitore venga ben informato su come dovrebbe essere fatto un trattamento logopedico corretto, gli resta il grosso buco davanti…e adesso dove lo trovo un logopedista che sia all’altezza? Quando mi venga spiegato cos’è ABA e cos’è TEACCH, e soprattutto mi venga spiegato che più ore mio figlio farà seguito da un operatore e più chance avrà di migliorare nella sua vita, mi trovo davanti lo stesso buco di prima….dove gliele faccio fare?
    Per questo non capisco la polemica. Finchè non si vede non si crede.

  3. Angelo Faiella scrive:

    Solo un ulteriore appunto a Gianni: Purtroppo neanche con l’ABA “prima o poi il ragazzo si sblocca, la crisalide diventa farfalla e l’autismo rimane un ricordo brutto”.

  4. Angelo Faiella scrive:

    Secondo il mio modesto parere di genitore di un, ormai, ragazzino di 10 anni autistico Gianni ha commesso alcuni errori di valutazione.
    1° Errore: Etichettare e catalogare, fare di ogni erba un fascio, è spesso un errore.
    2° Errore: Parlare di risultati, metodi migliori, catalogare categorie di genitori, senza conoscere genitori di adulti e piccoli personalmente, senza essersi direttamente confrontati con loro parlando, ma soprattutto ascoltando le loro esperienze il loro vissuto.
    3° Errore: Criticare alcuni tipi di terapie senza conoscerle a fondo, senza averle sperimentate sulla propria pelle, senza aver conosciuto diverse/i terapiste/i che, pur con la medesima qualifica operano in modi totalmente diversi.

    Rispondo alla sig.ra Chiara Pezzana pregandomi di perdonarla per la mia eccessiva crudezza:
    La “colpa” di questi fraintendimenti, di queste errate valutazioni, è vostra!
    Io in questi anni non ho mai sentito uno di voi, seri e competenti professionisti superspecializzati sull’autismo, avvertire una famiglia che il/la “collega” era un/a incompetente.
    Ora io capisco che l’etica professionale non vi permetta….. ma allora spiegate chiaramente come deve funzionare un intervento logopedico per un autistico, come deve funzionare un intervento psicomotricistico, quali sono gli scopi, le differenti finalità che ci sono tra Aba, intervento cognitivo, comportamentale, relazionale, emozionale, etc. .
    Purtroppo ci sono una moltitudine di neuropsichiatrie che si limitano a burocratizzare l’autismo; logopedisti, magari geni della rieducazione foniatrica, che alla ventesima seduta ancora non riescono a far entrare il bambino da solo nella stanza con loro; psicomotriciste che per anni si limitano ad osservare il gioco ripetitivo e stereotipato dei nostri figli cercando di intravedere in esso i segnali di stati d’animo interiori.
    Ma non sono tutti così.
    Ci sono Neuropsichiatri e Psicologi che creano una rete di professionisti competenti e preparati che lavora in sinergia sull’Autismo dei nostri figli.
    Logopedisti/e che lavorano sulla relazione in modo serio, partendo dall’attenzione dalla condivisione dello sguardo, dall’attenzione, dalla coordinazione oculomanuale per arrivare alla condivisione delle emozioni e degli stati d’animo, all’esternazione del proprio vissuto, alla comprensione dei quesiti con più variabili, agli schemi di conversazione etc. .
    Psicomotricisti che usano il gioco come strumento per entrare in contatto con il bambino variandolo un po’ alla volta, interagendo con i nostri figli insegnandogli ad interagire col mondo esterno, a capire di più il mondo esterno, ad essere più flessibili, a tollerare gli altri, ad accettare i cambiamenti, a rappresentare attraverso il gioco il mondo imparando a conoscerlo.
    Allora io invito i professionisti come la sig.ra Chiara Pezzana a spiegarle queste cose, perchè è importante che le famiglie sappiano e capiscano bene cosa è l’intervento logopedico, l’intervento psicomotorio, la terapia occupazionale, il raggiungimento delle autonomie, l’ABA, quali sono le differenze tra le tipologie di intervento, i limiti e i pregi di una e delle altre.
    PERCHE’ NON E’ SOLO UNA QUESTIONE DI QUANTITA’ E COSTI!

  5. Marcella Longhetti scrive:

    Mi piace l’intervento di Valentina, sono d’accordo con lei. E con chi in termini diversi prima di lei ha espresso lo stesso concetto. Non esiste solo ABA. E questo e’ vero anche per i più piccoli. Un centro che assista le famiglie di bambini-adolescenti-adulti affetti da autismo deve avere a disposizione strumenti (ovvero tecniche) diversi e sapersi adattare al singolo caso. Secondo me questo e’ verissimo. Pero’ sono altrettanto convinta che quando si ha che fare con un bambino piccolo, convenga affrontare con una via ben autoconsistente il suo trattamento almeno nei primi anni di vita. Se non ricordo male, circa un anno fa a Bassano del Grappa ho potuto ascoltare un intervento della Dottssa Paola Visconti di Bologna in cui sono stati messi a confronto i risultati ottenuti su di un (ridotto) campione di bambini in età prescolare trattati seguendo diversi protocolli. Fra questi ad esempio c’era un bambino (uno solo!) seguito per intero con un DIR FLOORTIME intensivo. Alla fine tutti i trattamenti intensivi hanno avuto riscontro in un sensibile miglioramento delle capacità dei bambini, tranne i pochi casi in cui i diversi trattamenti erano stati mnescolati. La coerenza e’ fondamentale. Va bene il DIR, va bene il TEACCH e va bene l’ ABA, se sono intensivi. Non vanno bene le mescolanze. (che invece magari vanno benissimo con degli adolescenti, questo non lo so, sia ben chiaro!) E allora si torna al punto. Come fa un genitore a seguire un TEACCH intensivo ad esmpio a milano o novara? e come fa a seguire un dir-floortime? Molto piu’ facile affidarsi ad un consulente ABA. Questo c’e’. e’ a portata di mano e puo’ essere piu’ facilmente degli altri percorsi seguito. Questa è la realtà di oggi. Se il futuro saprà offrire altri trattamenti intensivi domani, ben vengano!

  6. Marcella Longhetti scrive:

    errata corrige… di cui al punto 3 va sostituito con di cui al punto 2 … che errore!

  7. Valentina scrive:

    Come operatore e professionista che si occupa di autismo credo di non appartenere a nessuna delle ‘riduttive’ caste che sono state delineate. Credo che sicuramente l’intervento intensivo e coordinato sia la strada giusta da seguire (e le linee guida della SINPIA ci insegnano questo), ma non credo che questo sia un obbiettivo che persegue solo il MIPIA. L’ ABA è un approccio che ha ottenuto validazioni in campo scientifico ma prima di questo ci sono stati altri modelli di presa in carico che hanno avuto e continuano ad avere la medesima validità sperimentale dell’ABA. Credo che questo non vada dimenticato nel rispetto di tutti coloro che hanno lavorato con bambini, ragazzi e adulti affetti da Autismo.
    Premesso questo vorrei dire la mia rispetto alla dicotomia ‘ABA si’-‘ABA no’: forse è proprio questo l’errore, basta contrapposizioni e basta discussioni su chi fa che cosa. Forse dovremmo raccogliere tutte le esperienze che ci arrivano rispetto ai modelli di intervento (TEACCH, ABA, DENVER MODEL, DIR FLOOR TIME.. solo per citare quelli che al momento sono i più accreditati dal panorama scientifico) e creare un programma personalizzato e centrato sui bisogni effettivi del paziente e della sua famiglia, sia esso bambino o adulto, integrando vari approcci: pensiamo ad èquipe con professionisti specializzati ma con competenze diverse che possano parlare però la ‘stessa lingua’ e perseguire insieme obbiettivi comuni. Mi trovo in accordo con Chiara rispetto ad un visione multidisciplinare da cui partire per programmare la presa in carico dei pz: strategie comportamentali per apprendimenti in contesti strutturati e lavoro a tappeto per impostare la parte relativa all’intersoggetività. Perchè no?? Questo è solo un piccolo esempio di unione di modelli diversi. Gli obbiettivi sono comuni: autonomia e miglioramento della qualità di vita.
    Voglio sottolineare che la presa in carico ABA dei piccoli prevede una durata breve e che questi diventeranno grandi che avranno sicuramente avuto un’ottima base di apprendimenti ma che necessiteranno di uno spazio a volte anche ‘protetto’ ove esprimersi. Questo è quello che io e i miei cari colleghi stiamo cercando di creare.
    Sicuramente il nostro sistema sanitario e burocratico non aiuta le famiglie e i centri, presso i quali queste afferiscono, ad offrire un servizio che possa essere definito intensivo al pari dell’offerta ABA, ma se il lavoro è svolto in rete con la scuola e con la famiglia forse non è azzardato dire che siamo davanti a un ABA a basso costo e che questo non si limita solo a una certa fascia di età ma copre un range più cospicuo che varia dalla fascia pre-scolare a quella adulta.

  8. tina acampora scrive:

    Il messaggio è che le famiglie affrontano l’autismo DA SOLE. Per questo il video è così crudo e sgradevole.
    Pur non essendo un capolavoro, è ben congegnato

    caro signor papa condivido con lei che le famiglie molto spesso vengono lasciate sole dalle istituzioni e medici,essendo madre di un ragazzo di 22 anni

    ma non condivido questo spot in quanto non ho mai chiesto a mio figlio il perche’non parlasse o non sorridesse(perche’ sapevo che stava male ed intossicato da psicofarfamaci dati che non poteva prendere,certificato dalla psichiatria del policlinico perche’ gli portavano iperattivita’,regressioni ed aggressivita’e non le dico la “crudezza” nell’essere stata lasciata solo con un adolescente in quelle condizioni)ma ho cercato di rispettare e conoscerlo e curarlo e liberarlo dai psicfar………con tutto l’amore che DIO ha messo nel mio cuore

    credo che il mio ed il nostro grido disperato non sia contro i nostri figli ,ma contro le istituzioni,i medici,le riabilitazioni,e le persone che ci circondano affinche’ comincino a rispettare sia i bambini i ragazzi affetti da sindrome autistica ma soprattutto i genitori ascoltandoli ed aprendosi alle nuove terapie sia mediche che comportamentali
    saluti tina

  9. Marcella Longhetti scrive:

    Rispondo a Chiara.
    Sentirsi svilita non è forse un po’ troppo? E’ sicuramente deprimente far parte di una categoria
    in cui ci sono tanti incompetenti, e la gente poi accomuna tutti sotto la stessa etichetta. Io sono una statale, e quando Brunetta parla degli statali fannulloni non mi fa piacere…ma non posso negare che siano tanti gli statali che hanno dato adito a questa penosa etichetta. Io non sono una fannullona (oggi ero al lavoro per amore e passione del mio lavoro…gratis!) ma non
    mi offendo quando si parla di tanti miei colleghi fannulloni. Forse Chiara può negare che tanti suoi
    colleghi siano quando va bene degli incompetenti? Non credo proprio.
    E poi chi frequenta questo sito sa che Gianni ama le provocazioni, e sicuramente la sua introduzione
    all’articolo non rende giustizia delle infinite sfumature che ci sono per descrivere tutte le situazioni di famiglie che hanno un figlio autistico. Ma non mi sembra che il punto dell’articolo fosse quello. Svilente è essere genitori di bambini autistici e trovarsi a cercare la strada da seguire da soli. Svilente è, dopo aver trovato una strada che a suon di sacrifici fatti dalla
    famiglia (anche economici) porta degli indiscutibili progressi per il proprio figlio, trovarsi a
    doverla difendere e spiegare a quei professionisti di cui al caso 3 dell’articolo di Gianni, doversi difendere dall’accusa di essere dei genitori invasati e ‘cattivi’. Svilente è la situazione di un genitore di bambino autistico che va ad un convegno della propria città ben organizzato ma che per motivi politici porta sul palco a parlare una professionista di cui al caso 3….
    Il punto dell’articolo di Gianni Papa non era sicuramente attaccare tutti ma proprio tutti i professionisti del settore autismo. Piuttosto a me pare che il succo fosse: 1) i bambini più piccoli hanno bisogno di un trattamento intensivo per poter avere delle possibilità reali di recupero ed inserimento sociale; 2) solo l’ABA può offrire questo percorso.
    Come negarlo? Chiara stessa nel suo intervento dichiara di non poter offrire nel suo centro più di 6 ore la settimana a un bimbo piccolo (e a che prezzo? un prezzo che si avvicina decisamente al costo di un consulente ABA). E allora dov’è lo scandalo? Solo un consulente ABA oggi si offre sul ‘mercato’ come pronto per gestire a 360 gradi il percorso di un bambino in età prescolare
    autistico. Non si deve occupare di centri diurni, e di liste di attesa. Queste cose vanno dette chiaramente. E con questo non si chiude la porta a nessun intervento futuro che seguendo metodologie diverse saprà offrire un pari trattamento. Al momento però non esiste. Almeno in
    Italia. Gli Stati Uniti sono lontani.

  10. Giuseppe Felaco scrive:

    ad Enrico Micheli.

    “L’applicazione di una efficace educazione incontra il maggior ostacolo nel gigantesco paradosso di una scuola che accoglie i bambini per molte ore al giorno, offre loro numerose ore al giorno di personale educativo, eppure è organizzata in modo da sprecare questa eccezionale opportunità, non offrendo ai bambini quelle attività educative di cui hanno bisogno.
    Solo se ci renderemo conto che oggi le nostre diatribe, di solito molto raffinate, sono inutili perché la maggioranza dei bambini non ha neanche un minimo decente di intervento costante e valido, e che quindi occorre costruire sempre più iniziative concrete che mettano in pratica numerose ore al giorno di intervento sensato, quel “si può” diventerà “abbiamo potuto, ci siamo riusciti”.

  11. Carla Marta scrive:

    se quel “primo dubbio” non viene al momento giusto (anche 12 mesi) e
    non fa scattare “la prevenzione” appropriata , una vita puo’ essere
    rovinata per sempre …
    con tutto il rispetto per le successive diagnosi “certe” di neuropsichiatri
    e psicologi clinici…

  12. Chiara pezzana scrive:

    I pediatri devono avere il primo dubbio la diagnosi prevede una serie di passi più specifici che competono al neuropsichiatra o allo psicologo clinico

  13. Carla Marta scrive:

    Chiara Pezzana ha scritto:
    “pur non avendo in nulla una formazione per la diagnosi diversa
    da quella dei professionisti aba”

    ma la diagnosi precoce la devono fare i pediatri!

  14. chiara pezzana scrive:

    Non sto dicendo che ci piova sull’intensività…e di nuovo non sto criticando aba.
    Sto solo dicendo che le tre vie di Gianni non sono tre…o almeno non sono solo quelle.

  15. trifulino scrive:

    Anche io come la dottoressa Pezzana mi sento svilita non hai descritto una tipologia di genitore a cui mi senta di appartenere….
    Sei stato un poco troppo riduttivo….. c’è tant’altro oltre a quello che hai descritto!!
    roberta.

  16. gustavo scrive:

    Non entro nel merito dell’elogio al MIPIA/iescum/Moderato, perché penso che in questo caso si volesse solo dire che sta nascendo una alternativa alle “solite note” che credono di “avercela solo loro” (secondo la mia opinione, basta già questo a santificare lo IESCUM).

    Entro però nel merito di quello che afferma Chiara Pezzana: non capisco dove vuole andare a parare. Il succo dell’articolo è che solo con l’ABA si può avere un trattamento davvero intensivo e SU QUESTO DAVVERO NON CI PIOVE.

    Ma – soprattutto – non capisco il suo modo di operare… HO CAPITO BENE? Sei ore ai bambini piccoli e quindici agli adolescenti???????????

    CHE SENSO HA?

    E allora cosa dovrebbero fare i genitori dei bambini piccoli? Rinunciare all’intensività in nome della multidisciplinarità???

    Secondo me, l’intensività è FONDAMENTALE. E una reale intensività si può ottenere solo con l’ABA.
    Ripeto: SU QUESTO NON CI PIOVE.

    Se siete capaci di darmi 30 ore di psicomotricità alla settimana (ma con un programma e degli obiettivi reali), per me vanno bene lo stesso. Datemeli!

  17. Paperinik scrive:

    Finalmente anche Papa ci è arrivato….

    una cosa che però non mi convince è l’elogio fatto allo iescum/Mipia/Moderato.
    Perché se è vero chele ore di tirocinio non sono “controllate”, mi riferisco anche alla qualità e non solo al numero, per quello che so io , prima di dare l’esame il senior tutor che vuol diventare “supervisor” deve fare 100 ore di supervisione con uno dei professori dello Iescum alla modica cifra di 75€ l’ora. Nella stessa ora può capitare che il professore Iescum venga pagato pure dalla famiglia del bambino con cui si sta lavorando.
    Non voglio entrare nel merito se le 100 ore sono effettivamente fatte o comunque solo pagate. Credo però che non sia giusto che vanga pagata questa supervisione che sa molto di obolo (7.500 € a supervisor) da pagare per entrare nel mercato ABA da supervisor. Ciò non permette a molti di diventare supervisor , poiché a tale cifra dobbiamo aggiungere il costo degli spostamenti e si riflette sulle tariffe che tali supervisor sono costretti a chiedere alle famiglie per vivere ed al contempo certificarsi.

    Io auspico un controllo del tirocinio con alcune ore di supervisione, ma assolutamente gratis.
    Per questo spero che venga insegnata all’Università con un apposito corso di laurea.

    I genitori DEVONO diventare terapisti dei figli, ma non semplicemente per un fatto di risparmio.

  18. chiara pezzana scrive:

    Voglio rispondere da professionista che della cura delle persone autistiche ha fatto il suo lavoro. Rileggendo per la seconda volta questo articolo mi sento due volte svilita. Dovrei fare parte della categoria di quella specie di ciarlatani che fanno la diagnosi all’incirca giusta, pur non avendo in nulla una formazione per la diagnosi diversa da quella dei professionisti aba. Faccio parte degli psicodinamici che aspetta la magia dell’uscita dal bozzolo. Ma non ho una formazione psicodinamica, non aspetto magici risvegli, non credo nella madre frigorifero. Credo nei trattamenti validati, curricolari, integrati coordinati e se possibile intensivi. I professionisti aba non sono miei nemici e non penso creino soldatini: sono miei colleghi e non ho nulla da eccepire nei loro confronti. Ho anzi piacere di imparare da loro nuove strategie. Ma esiste il comportamentismo ma anche il cognitivismo basato su un modello di sviluppo. Non sono cose che si litigano sono cose che possono essere anche usate in sinergia. Credo nell’importanza di una equipe multidisciplinare dove ci siano tante competenze e tante formazioni così da coordinare il trattamento in modo davvero professionale e personalizzato.
    Credo anche che ci siamo bambini autistici, ma anche ragazzini, adolescenti, adulti autistici. Ed è mio dovere lavorare con loro, continuare ad insegnare loro, mantenere quello che hanno appreso , aiutarli ad integrarsi meglio possibile con il piacere di crescere con loro e condividere con loro la quotidianità. Non posso proporre 40 ore ai piccoli… solo sei al massimo al centro. Forse potrei provare a far crescere le sinergie con gli enti locali per arrivare ad un intensivo a costi più bassi. Ma posso proporre 15 ore di intervento agli adolescenti. Non è poco.
    Bisogna smettere di contrappore professinalità che hanno solo vantaggi a dialogare e confrontarsi con pacatezza. Così le cose non cambieranno mai in Italia. E voi sapete meglio di me quanto possano e debbano cambiare. Dove c’è contrapposizione ci deve essere rispetto e sinergia (il rispetto che spesso non ha avuto Enrico Micheli che ora dite essere “un grande” quando, lui sì, veniva attaccato dagli psicodinamici). Bisogna avere, sempre citando lui, una cassetta degli attrezzi dove ci stanno diverse stretegie…è questo che fanno i grandi del mondo in questo campo.
    Mi sono sentita svilita io e ancora di più altri colleghi che sono appassionati stra-professionisti che non fanno diagnosi all’incirca e sanno molto bene quello che fanno quando impostano un trattamento, alcuni dei quali bazzicano in questo sito. Spesso è giusto semplificare ma in questo caso è un modo sbagiato di porre un problema, che tanti danni ha apportato allo stato dell’arte sull’autismo in questo paese.

  19. salvatore scrive:

    ok l’aba è il mezzo idoneo per promuovere passi significativi, pertanto più che lamentarci della difficoltà a trovare i soldi per garantire le 30-40 ore di terapia nonché le consulanti, (nel mio caso viene una consulente supervisor a caltanissetta ogni due mesi per 2 giorni di workshop da belfast,e una terapista dalle 8 alle 13,00) perché non ci impegniamo, anche promuovendo una class action in difesa del diritto alla salute, chiedendo allo stato di rimborsarci i soldi spesi per le consulenti, citando la regione Puglia, Veneto e forse anche la Toscana in cui tali spese sono rimborsabili. Per la terapista dovremmo chiedere che le gli Enti locali dia alle famiglie che non si avvalgono dell’insegnante di sostegno, figura che personalmente non ritengo idonea per un trattamento aba, il rimborso spesa, A mio parere costerebbe pure meno dell’insegnante di sostegno e sicuramente si assenterebbe pure meno, non avrebbe il giorno libero. Giorno libero mi vien da ridere, e in quel giorno cosa fa il bambino diversamente abile se ne va ai giardinetti a godersi il giorno di libertà? Il trattamento intensivo aba richiede sopratutto la figura della tarapeuta addestrata in famiglia. Di più: e nei giorni d sospensione delle attività didattiche, che fa il bambino? Chiediamo il rimborso di una terapista personale, che segua il bambino tutto l’anno, affermando che tale trattamento intensivo è un ottimo investimento per la salute del bambino e della famiglia. Inoltre è il percorso che permetterà alla Nostra Italia cattolica e tollerante di convivere con bambini non più completamente persi.

  20. Gianni Papa scrive:

    Per Giogi:
    Riguardo all’intensività, si intende che questa la si può ottenere nel caso in cui la scuola collabori e il programma venga seguito anche a scuola (quindi non a spese della famiglia).
    Riguardo alla garanzia che ci danno questi nuovi “consulenti” che si stanno presentando sulla piazza, sono a loro volta supervisionati/e da consulenti esperte alle quali possono rivolgersi in caso di problemi e che comunque controllano il loro lavoro.
    Riguardo al risparmiare sui terapisti, so di casi in cui si lavora da anni con tutor mandati dalle associazioni di volontariato (ragazzi che fanno il servizio civile). Naturalmente bisogna essere fortunati nel trovare la persona giusta, ma è possibile.

    Per Paola:
    Riguardo alle ore di tirocinio che qualcuna si certificherebbe da sola:
    la cosa mi giunge nuova e non ne ho esperienza diretta, per cui dovrebbe rispondere qualcuno che ne sa di più.

  21. giogi scrive:

    Vorrei fare due domande:

    1) Chi controlla la qualità del lavoro di questi nuovi “consulenti” che si stanno presentando sulla piazza? Che garanzie abbiamo noi genitori che ci forniranno un “servizio” di qualità?

    2) Risparmiare sui terapisti? Noi ci abbiamo provato…studenti di medicina, tirocinanti di Psicologia dello Sviluppo, buoni samaritani…forse siamo stati sfortunati, ma un “volontario” arriva fino ad un certo punto, se non lo fai per professione alla prima occasione (un problema personale, un’ occasione di lavoro…) le ore di “volonatriato” sono le prime che abbandoni.
    A meno che non lo facciano per lavoro non hai nessuna garanzia sulla continuità a lungo termine, il che per me può essere un problema, perchè ti ritrovi da un giorno per l’altro senza uno dei terapisti che va rimpiazzato e una volta sotituito devono passare mesi prima che il nuovo “terapista” sia sufficientemente formato per lavorare da solo col bambino.

    Aggiungo infine un’ osservazione: intensività di trattamento? 20-30-40 ore settimanali? Con tutto quello che costa l’ ABA ma chi ci arriva a 20-30-40 ore? Neanche “risparmiando sui terapisti” (cosa non proprio semplice e sicuramente non soltanto legata alla “fantasia” dei genitori) si è spesso in grado di arrivare a simile intensività…

  22. paola marangi scrive:

    subito pronte per prendere in carico i nostri bambini….

    MICA TANTO !!! E LE 1.500 ORE DI TIROCINIO CHE QUALCUNA DI LORO SI AUTOCERTIFICA DA SOLA ??????

  23. Marcella Longhetti scrive:

    Ogni caso e’ a sè, e’ vero, ma anche noi possiamo avvalerci di un ottimo psicomotricista che continua a seguire nostro figlio una volta a settimana parallelamente all’ABA. E la cosa funziona benissimo. Tra i vari contributi apportati da questa ora di psicomotricita’ c’e’ senz’altro la possibilita’ offerta al bambino di generalizzare abilita’ apprese per altra via. Ovviamente a questo si aggiunge un percorso di vera e propria psicomotricita’ che riteniamo molto utile e efficace anche ai fini dell’ABA stessa.

  24. ketty scrive:

    una piccola riflessione: non tutta la psicomotricità viene fatta male o non serve a nulla. Riccardo, mio figlio, ha cominciato a 18 mesi la PMS e ora che fa ABA, la psicomotricista si tiene in contatto e si vede con la Supervisor, la quale ha detto che è stato fatto un ottimo lavoro, molto vicino ai criteri ABA, infatti noi non abbiamo abbandonato la PMS perchè lavorano su obiettivi comuni. Ogni caso è a sè…ah P.S. Ovviamente la nostra psicomotricista non è della asl, è privata…forse anche questa è una garanzia dato che in Italia non funziona nulla.

  25. ketty scrive:

    non capisco il riferimento al fatto che sono tutte donne! Si sa che noi siamo più inclinate a lavorare con i bambini…come a scuola…la maggior parte sono professoresse…Non starai mica diventando maschilista Giannino! Comunque bell’articolo!

  26. nello scrive:

    Sono daccordo. Grande Gianni!!!

  27. MAMMA CALORIFERO scrive:

    Meglio tardi che mai …

  28. Marcella Longhetti scrive:

    E bravo il nostro Gianni Papa. Come non condivedere? Son sei mesi che te lo spiego….
    Scherzi a parte sono d’accordo con te, l’ABA oggi e’ l’unico modo di offrire un trattamento intensivo coerente, e non fatto di tanti piccoli pezzetti dove nessuno coordina niente….

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