La reale intensività dell'ABA e la "fiction" DENVER MODEL

I gruppi di potere che si occupano dell’autismo continuano a far circolare, in tutte le salse, notizie vere o inventate sul mitologico DENVER MODEL.
Sally Rogers, la rockstar, continua ad essere perennemente in tournee’… e l’Italietta continua ad essere uguale a se stessa.

Ma per quale motivo il Denver Model spunta fuori proprio adesso e con tale forza pervasiva? Per un motivo molto semplice: i professionisti dell’autismo si sono resi conto che – oramai – un numero sempre maggiore di genitori sceglie l’ABA come “sistema riabilitativo” per i propri figli.
L’ABA permette davvero di formare una rete, una rete molto corta, limitata alle proprie mura domestiche, e quindi molto solida con – a capo – i genitori stessi. I quali genitori, in quanto paganti, sono anche “manager‘ del trattamento dei propri figli, con conseguente efficacia decuplicata e conseguente miglioramento esponenziale della macchina riabilitativa.

E allora? E allora eccoti che viene fuori Sally Rogers, canta una delle sue canzoni e affascina il pubblico con il suo charme.

Ma il Denver Model è applicabile in Italia?

Se andiamo a vedere la documentazione americana, le esperienze portate avanti dalla stessa Sally Rogers e dall’italiano Giacomo Vivanti,  ci accorgiamo che negli Stati Uniti il “progetto” è davvero imponente e la rete esiste davvero.

Esempio: vengono formati degli operatori per lavorare nelle scuole. Questi operatori lavorano per 19 ore settimanali in ogni singola scuola di ogni singolo bambino con autismo.

Che succede invece in Italia? In Italia c’è un solo centro che può dire con cognizione di copyright (perché la rockstar Sally Rogers ha dato loro il permesso): “Noi facciamo il Denver Model”.

E’ il Centro Autismo di Reggio Emilia.

Ma con quale frequenza il Centro Autismo di Reggio Emilia segue i soggetti autistici? Siamo in Italia, no? Il rinomato Centro Autismo di Reggio Emilia segue i bambini per ben 4 ore settimanali!!!

E delle 19 ore settimanali che in America gli educatori passano con i bambini autistici, quante sono diventate a Reggio Emilia?

A Reggio Emilia viene dedicata alla scuola 1 splendente unica e solitaria ora settimanale. Ma non in aggiunta alle 4: compresa nelle 4 ore!!!

Cioè il rinomato Centro Autismo di Reggio Emilia segue i bambini per 4 ore settimanali, di cui una a scuola!!!
E gli altri centri? E’ possibile altrove il Denver Model?

Altrove, i centri hanno rapporti rari e difficoltosi con le scuole. Gli operatori – di solito – incontrano gli insegnanti per un massimo di due volte in un anno, e – sempre di solito – nessuna delle due volte risulta davvero pregnante e significativa per il progetto educativo individualizzato dell’individuo autistico.

A quali conclusioni giunge il mio istinto guardingo e – nel contempo – aggressivo?

La conclusione a cui giungo, non avendone le prove ma solo insinuando, è che i protagonisti della “riabilitazione” dall’autismo – con la complicità di Sally Rogers in Tourneè – sconfitti dall’evidenza che il sistema ABA è l’unico trattamento ad assicurare alle famiglie un vero trattamento intensivo, si nascondono dietro la parola “rete” e dietro un buon funzionamento americano che non può – in nessun modo – essere trasferito nei malfunzionamenti italiani.

Non a caso, il Centro Autismo di Reggio Emilia, lo scorso 14 settembre ha lasciato a casa molte psicologhe che lavoravano da anni per il Centro, sostituendole con educatori/educatrici giovani e inesperti, con grave perdita di qualità e di continuità.

Per questo motivo, lo dico a gran voce a tutti: datevi un pizzico sulla panza e organizzate un programma ABA per i vostri figli!
P.S. Naturalmente siete tutti liberi di commentare e di dire la vostra, o di fare delle precisazioni su qualcosa di non giusto o non completo che posso aver scritto.

GIANNI PAPA

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Pubblicato il 19 dicembre 2009, in Zuzzerellonate Autismincazzate con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 9 commenti.

  1. Gianni,

    sono strafelice di questo tuo modo di vedere le cose.
    Hai tutto il mio appoggio e consenso, per quanto possa valere.

    Adesso sono sicuro che stiamo portando avanti la medesima battaglia d’informazione, schietta, corretta e soprattutto scevra da interessi di qualsiasi natura, se non quello di aiutare il prossimo.

    Alex
    Ippocrates Admin

  2. Dottor Vivanti, mi fa molto piacere aver risvegliato la sua attenzione. So benissimo che il Denver Model negli USA si basa sui principi dell’ABA e che Mrs Rogers e’ una persona degnissima che vuole diffondere un metodo valido per fini nobili.
    Il problema non e’ quello che fate in California, il problema e’ l’Italietta.
    Il problema sono le 4 ore del Centro Autismo di Reggio Emilia. Il problema e’ il turn over che c’e’ stato a Reggio Emilia dove moltissime operatrici formate, che lavoravano da anni con l’autismo, sono state sostituite da giovani inesperti.
    Il problema e’ che e’ stato detto: A REGGIO EMILIA SI FA IL DENVER MODEL, quando in realta’ si utilizza solo ed esclusivamente il libro di Enrico Micheli “Gioco e interazione sociale nell’autismo”.

    Il problema e’ che l’inetto Servizio Sanitario Nazionale Italiano riesce ad utilizzare persino l’Early Start Denver Model per continuare a non fare nulla. Il problema e’ che qui in Italia i vivissimi e numerosissimi psicodinamici riescono persino a utilizzare il Denver Model in contrapposizione all’ABA e riescono a farlo passare per un modello “evolutivo”.
    E aggiungerei anche che molte famiglie che erano seguite dal centro di Reggio Emilia, a causa della scarsa intensivita’, hanno deciso di passare all’ABA home based, hanno fatto una loro associazione e… il Centro Autismo ha tentato in tutti i modi di metter loro i bastoni tra le ruote.
    In California non succederebbe, ma in Italia succede.
    E allora cosa c’e’ di male nel fatto che Sally Rogers venga invitata in Italia? C’e’ di male il fatto che non viene semplicemente invitata a dei convegni: viene invitata per dare lo startup a nuovi falsi Denver Model che vengono creati solo per gettare fumo negli occhi.
    E’ per questo che dico che in Italia – al momento – l’unico trattamento che garantisce una reale intensivita’ e’ l’ABA home based.

    Il suo commento e’ molto interessante e se me lo permette lo pubblicherei sul sito come nuovo intervento.

  3. Davvero curioso questo intervento. Qualche osservazione
    1) Il Denver Model non e’ contrapposto ai principi dell’aba. Anzi, e’ strutturalmente basato sui principi dell’aba. Questo e’ ribadito in ogni pubblicazione sul tema. Se qualcuno in Italia sostiene il contrario fatecelo sapere.Gli obiettivi di apprendimento, la cornice dell’intervento e le modalita’ di implementazione sono diverse, dato che il modello e’ rivolto soprattutto all’eta’ prescolare, ma le procedure di rinforzo differenziale, shaping, fading e cosi’ via sono le stesse.
    2) Se ne parla molto ora perche’ i dati di efficacia in eta’ prescolare sono stati pubblicati di recente. Dato l’abbassamento dell’eta’ della diagnosi qui negli USA abbiamo in carico sempre piu’ bambini in eta’ prescolare e c’e’ stata una forte pressione per validare modelli di intervento orientati a questa fascia di eta’. Quindi, anche se il Denver Model esiste da tempo, solo di recente sono stati dati ingenti fondi di ricerca per studiarne l’efficacia in un studio controllato/randomizzato che coinvolge centinaia di bambini. I dati sono usciti sulla rivista Pediatrics. Si tratta di un progetto multicentrico finanziato dal National Institute of Health (NIH) che coinvolge l’Universita’ di Washington (Geri Dawson), quella del Michigan (Cathy Lord) e il MIND Institute (Sally Rogers), dove lavoro anch’io. Quindi la documentazione sull’efficacia del modello non e’ sui libri di mitologia ma sulla rivista medica piu’ importante del settore. Aggiungo che sia per avere finanziamenti pubblici negli USA che per pubblicare su Pediatric e’ richiesto un rigore metodologico assoluto. In media, un articolo scientifico deve passare al vaglio di circa un anno di revisioni da parte di quattro reviewers. La mitologia quindi non c’entra.
    3) Sul fatto che “la rockstar Sally Rogers” sia sempre in tournee vi invito a pensare prima di parlare. Sally Rogers ha scelto di condurre la sua attivita’ in una struttura pubblica (l’Universita’ della California, dove lavoriamo e’ una delle poche universita’ pubbliche americane)e a sessant’anni passati continua a vedere i pazienti all’interno della struttura, senza fare attivita’ privata. Le famiglie che vengono qui per il nostro progetto non pagano nulla, e Sally Rogers riceve il suo stipendio da impiegata dallo Stato della California. Qui in America la differenzia di stipendi tra attivita’ pubblica e privata e’ enorme. Siccome il nostro lavoro e’ basato su finanziamenti pubblici e siccome in America i soldi pubblici sono pochi e vengono dati secondo criteri rigidamente meritocratici, tutte le ricerche condotte qui devono rispondere a criteri di scientificita’e rilevanza altissimi, e non presentare conflitti di interessi. Ne’ Sally Rogers ne’ nessun altro guadagna un centesimo se un centro decide di usare il suo metodo. Per lavorare in un progetto del National Insitute of Heath non devi “cantare una canzone e affascinare con il tuo charme” devi competere con tutti gli altri centri sul terreno del rigore scientifico di quello che fai. La mitologia non c’entra, lo charme neanche, e la fiction men che meno. Sul fatto che Sally Rogers venga invitata in Italia, ecco sinceramente non mi sembra un grande danno.
    Saluti dalla California,
    Giacomo Vivanti

  4. Apprezzo molto caro Enrico il passo indietro fatto da lei sull’Aba.
    Apprezzo che si voglia informare prima di fare una battaglia ideologica contro una terapia.

    Mi scuso se a volte sembro duro e particolarmente polemico, ma temo che un genitore leggendo un post come il suo primo, decida di non prendere nemmeno in considerazione l’ABA fra le cure possibili. E questa sarebbe un’occasione persa.
    Certo che non è l’unica terapia possibile, ma forse una delle più efficaci.

    Sul termine iatrogeno , le do tranquillamente ragione, l’importante è capirsi.

    Devo pure concordare con Carla Marta, che difficilmente si può capire come funziona l’aba se non se ne vedono le sessioni dal vivo e se non ne possono apprezzare i risultati.

  5. non credo che dai libri si possano capire molte cose,
    dovresti assistere a qualche sessione di aba ben condotta…
    c’e’ anche un sito, “Ippocrates”…

  6. Per ora rispondo su iatrogeno, poi articolo meglio alcune perplessità rispetto all’aba.
    Iatrogeno significa che causa patologia volendosi cura, e non vale per i soli farmaci, ma anche per gli altri interventi “terapeutici”. Per cui il mio uso era assolutamente legittimo.
    Non voglio fare battaglie ideologiche, pro o contro l’aba, voglio entrare nel merito di cosa si fa, come e perché, in primo luogo per capire io stesso. Se avete dei testi che ritenete illuminanti, segnalatemeli.
    per ora ciao

  7. l’opinione del sig.Enrico forse spiega perche’ si fanno fare
    tante “tourneé”alla rockstar Sally: il modello che lei propone e’ “evolutivo” , e’ “warm”, mentre l’aba non e’ un
    modello evolutivo ed e’ “cold-blooded”…
    comunque io conosco una mamma che mi ha detto di aver provato
    tanti modelli evolutivi basati sulla relazionalita’ e sulle
    interazioni positive ma di aver visto qualche risultato
    solo quando la bambiba e’ stata messa al tavolo a fare sessioni
    strutturate….
    quindi sono i risultati che contano, e le caratteristiche
    individuali del bambino…purtroppo per alcuni (molti) le interazioni
    positive sono semplicemente impossibili senza il condizionamento
    operante

  8. Scusi signor Enrico, ma chi le ha messo in testa idee del genere ?

    Sarei curioso di capirlo, perché chiunque sia stato è potenzialmente molto PERICOLOSO.

    Intanto studi cosa vuol dire il termine iatrogeno che sta non certo nel suo vero significato.

    Lei parla di metodi bizzarri, ma li conosce ?

    Un intervento educativo che va solitamente dalle 20 alle 40 ore, ma più facilmente 20 che 40 (visto che la scuola spesso non partecipa e rende impossibile fare più di 20 ore settimanali) non deve stressare il bambino, perché le sessioni sono rese molto giocose (si gioca e si rinforza molto in sessione) .

    LEI STA GIUDICANDO CIO’ CHE NON CONOSCE.

    Con l’aba non si tratta di UNIFORMARE, ma di dare gli strumenti utili per “vivere una vita migliore”.

    Provi a parlare con qualche genitore che conosce e pratica l’ABA con il figlio si accorgerà di quante inesattezze ha scritto e del fatto che non “forzano” il bambino, ma lo stanno semplicemente aiutando a vivere più serenamente e felicemente ….

  9. Conoscendoti censore implacabile di ogni pratica delirante spacciata come cura, mi domando come mai dai tanto credito all’aba, che è la ricaduta della più ottusa delle psicologie, il comportamentismo americano, che ha un passato di pratiche violente e che trascura completamente le ragioni dei comportamenti dei bambini autistici. Prendi l’esempio della inibizione coatta delle autostimolazioni. Anziché cercare di capire le specificità sensoriali e quindi le reazioni, si condiziona ad essere conformi. Talvolta con metodi bizzarri. Per qualunque bambino un intervento educativo di quaranta ore (o più), verrebbe considerato potenzialmente iatrogeno, se è autistico invece no. Si può fornire una vita ricca di stimoli e di interazioni positive ed educative a un bambino autistico anche senza pagare pegno all’industrietta aba. O ad altra consimile.

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