COPIO-INCOLLO DA Autismo: educazione, il blog di Antonio Rotundo
Ricevuta la diagnosi di DGS (autismo, Asperger, Altro) cosa dovrebbero fare i gli specialisti e cosa i genitori.
Se la diagnosi è stata fatta presso un centro riconosciuto come valido, evitare per quanto possibile di ricorrere ad altri specialisti e orientarsi al più presto verso il da farsi e questo dovrebbe essere di precisa responsabilità dell’equipe che ha svolto le valutazioni diagnostiche.
Se però si ritiene ancora incerta la diagnosi, ci si rivolga in ogni caso a un altro centro riconosciuto dal sistema sanitario e non si vada né da privati né all’estero!
I primi in assoluto ad essere correttamente informati e formati devono essere i genitori, lo ripeterò fino alla noia, che interagiscono col bambino 24 ore al giorno e questo è il nodo più critico per gli specialisti: non sono formati a informare e formare correttamente i genitori, e si evita di farlo, perché?
Per i primi mesi, i veri e unici e naturali “terapisti” del bambino sono e devono essere i genitori. Prima li si rende consapevoli di questa loro responsabilità e li si prepara adeguatamente, meglio è per il bambino che cerca una sola cosa: avere finalmente chiarezza intorno a sé, nel suo naturale ambiente di vita, sia dal punto di vista comunicativo che relazionale, affettivo ed emotivo.
Si deve perciò predisporre l’ambiente, il clima adatto per farlo sentire, deve sentirlo lui, accolto, capito e sicuro come si fa per qualunque altro bambino. Con lui è più difficile, ma non è impossibile se cambiasse l’orientamento dei servizi in tal senso.
Sapendo che ci sono diversi fattori ,e gli specialisti dovrebbero conoscerli, che “disturbano” il normale processo di “imprinting”, occorre tenerne conto e osservare, analizzare se, quanto e quello che si sta facendo, va nella direzione giusta oppure in quella sbagliata.
Questa analisi non è poi così difficile: se il bambino mostra di aver capito, collabora, si diverte nella relazione, è tranquillo ma non passivo, è sereno, ecc., allora quello che si sta facendo va nella direzione giusta.
Viceversa, se il bambino si mostra irritato, frustrato, si rifiuta di collaborare e non presta attenzione a quello che gli viene proposto, allora si sta andando nella direzione sbagliata e aumenta la sua confusione.
Riconosco io per primo che sto parlando di conoscenze per le quali non ho ancora molte competenze, ecco la necessità di una formazione permanente per tutti.
Si deve divenire consapevoli che quanto avviene naturalmente nell’educazione di un bambino sano, deve essere invece attentamente analizzato e valutato e programmato per un bambino con autismo. Ma questo compito spetta ai genitori sotto la guida degli esperti.
Un bambino confuso, insicuro e frustrato finisce col manifestare gli stessi comportamenti del bambino con autismo. Avendo però un “corredo” di base integro, completo, riesce in genere ad integrare e gestire le situazioni difficili e così facendo impara e cresce.
Al bambino con autismo che ha un corredo di base, fragile o difettoso, le operazioni suddette risultano o impossibili o per lo meno molto difficili. Vedi le diverse teorie della mente, della coerenza centrale e delle funzioni esecutive.
Quindi, un ambiente che tiene conto di queste sue difficoltà e che progressivamente si vada adattando alla maggiore conoscenza di esse e del bambino, dovrebbe consentire il prerequisito essenziale e prioritario che gli ridia quello che, senza colpa di nessuno, men che meno sua, non ha potuto ricevere, cioè l’imprinting umano. Almeno ci si provi!
La cura con cui si predispone tale ambiente, è la conditio sine qua non, per preparare il terreno ai successivi apprendimenti.
Da Famiglia Cristiana. “Una stanza a misura di bambino”: I genitori devono guardare la casa con gli occhi del neonato e adeguarla a criteri di sicurezza, comfort, salute e benessere appropriati, a mano a mano che il loro bambino cresce. (Pediatra M.T. Rigazio) Lo stesso si deve fare tenendo conto dell’Autismo del bambino!!!
Pretendere di saltare o tenere in poca considerazione questo aspetto così critico, equivale ad aggiungere ulteriori difficoltà: questa volta si, con grave colpa di chi lo ha trascurato e in primis delle istituzioni sanitarie e degli specialisti che avrebbero dovuto saperlo ma non si sono attivati correttamente per farlo, formando i genitori a questo indispensabile momento.
O ai genitori viene passato un messaggio corretto e responsabile, oppure sono pronti a viaggiare da uno specialista all’altro finchè non trovano quello che lascia loro credere che basta una dieta, delle gocce o un trattamento fatto solo dagli altri, per risolvere le difficoltà del loro bambino.
L’esperienza mi dice che la vera gravità del problema è qui e molto meno nel danno biologico originario.
Quando una casa è crollata, e il bambino con autismo “crolla” sotto il peso superiore alle sue capacità verso gli otto-dodici mesi, prima si liberano per quanto è possibile le macerie e poi si ricostruisce, valutando a questo punto molto bene, il terreno e le risorse a disposizione.
Qualunque trattamento rivolto al bambino o si pone in questa ottica oppure finisce molto presto col creare ulteriore confusione in lui: il risultato sono i famosi comportamenti problema.
Allora i “tecnici”, sapendo tutto questo dovrebbero nel più breve tempo possibile conoscere e valutare attentamente il bambino e immediatamente istruire i genitori su come predisporsi per ricreare l’ambiente il più possibile adatto alle sue difficoltà. In questo difficile compito devono essere sostenuti, formati e accompagnati, ciascuno secondo i propri bisogni e abilità. Succede che sempre più spesso vengono lasciati a se stessi e al “fai da te”.
Non c’è trattamento o terapia senza questa precondizione essenziale che vede i genitori come primi indispensabili e responsabili attori.
Quando poi si osserva e si valuta, compito sempre degli esperti, che la “confusione” del bambino inizia a diradarsi, come quando il sole prende il sopravvento sulla nebbia e la dirada, allora si possono prendere in considerazione i trattamenti di insegnamento e di apprendimento più opportuni nelle diverse aree dello sviluppo.
Un bambino confuso e frustrato non impara nulla o impara a ribellarsi; uno sereno e sicuro è pronto ad esplorare l’ambiente che lo circonda avendo accanto il genitore che lo osserva e se necessario lo stimola adeguatamente. Questa è la peculiare abilità che deve essere insegnata ai genitori.
Ognuno si assuma le proprie responsabilità a partire dai pediatri che spesso si occupano solo degli aspetti biologici e fisici del neonato e trascurano o sottovalutano o non conoscono quelli relazionali e comunicativi.
I neuropsichiatri infantili, tutti gli altri esperti del settore che trovano forse più facile, più comodo e più economico “trattare” il bambino al sicuro della propria stanza.
E infine i genitori che, o tengono conto e si convincono della necessità di questo loro attivo coinvolgimento in ogni momento della giornata, oppure si lasciano convincere che possano essere gli altri a “guarire” o anche solo ad educare il proprio figlio.
La prima vera “stanza di terapia” per il bambino autistico appena diagnosticato è la casa! E’ lì che devono andare gli specialisti e da subito.
Per finire, un ambiente troppo stimolante, troppo pieno di giocattoli o persone, ecc. non è adatto per il bambino con autismo. Un modo di intervenire assillante, troppo veloce, troppo verbale, perfino, per alcuni, troppo fisico, non è adatto. Ma sono le risposte e i comportamenti del singolo bambino che ce lo dicono, mica le analisi di laboratorio.
Ed è per questo che appena la mamma si accorge che qualcosa non va nella relazione e nello sviluppo del bambino, il primo che dovrebbe dare le prime adeguate risposte è il pediatra. Invece questi o ripete il ritornello che ognuno ha i suoi tempi oppure tranquillizza e magari suggerisce o lascia intendere alla mamma di non essere troppo ansiosa!
Ci sono ormai fior di strumenti adatti per i pediatri per individuare i primi segnali di allarme e di conseguenza anche dare i suggerimenti più utili, come fanno nel caso dell’influenza o di una intolleranza alimentare.
In questo modo si può evitare di allarmare la mamma ma intanto si tiene sotto osservazione il comportamento del bambino. Ritengo che sia loro specifico dovere e responsabilità, perché ancora c’è tanta ignoranza e superficialità?
Genitori, pretendete di essere adeguatamente formati perché voi siete e dovete essere i migliori “terapisti” del vostro bambino. Tutti gli altri vengono e vanno, voi restate sempre!
Non sarebbe meglio concedere alle mamme sei o dodici mesi di permesso dal lavoro per essere seguite attentamente a casa da uno specialista e poter creare per quanto possibile l’imprinting mancato e ricevere tutta la guida necessaria?
Lo ripeto, a mio avviso, il problema più grave per il bambino autistico non è tanto il danno originario ma la beffa di dover fare i conti con un ambiente inadatto ad accoglierlo!
Si arriverà un giorno a offrire ai bambini con autismo un serio intervento precoce, intensivo e corretto fin dal momento in cui viene fatta la diagnosi?!
Ce lo auguriamo tutti se tutti prendiamo la giusta direzione.
Antonio Rotundo educatore
Albese con Cassano, 24-01-010