C’è una cosa da dire: l’ABA è il trattamento “d’elezione” per l’autismo. Quelli che utilizzano altri metodi, anche se sono professionisti validissimi, non sanno trovare nel metodo che usano e nel “sistema” col quale usano il loro metodo una efficacia nemmeno paragonabile a quella che l’ABA (scientificamente, dati alla mano) ha.
L’ABA ha un senso. Perché? Soprattutto perché tutte le sessioni che si fanno rimangono impresse su carta. Ovvero: si prende nota di tutto.
In questo modo se – per esempio – c’è qualcosa che non va e un bambino regredisce, tu vai a vedere sulle schede che hai compilato e capisci da quale momento si è verificato il problema, perché si è verificato etc. etc.
A chi non è abituato a lavorare in questo modo, sembra una sciocchezza, ma non lo è affatto. E’ il primo segreto della potenza innegabile dell’ABA.
Ma quella che – secondo me – è la cosa fondamentale, è proprio quella che viene più criticata: il sistema dell’ABA, quello che Enrico Micheli chiamava il “marketing ABA”: la catena di montaggio che va dal “supervisor” al “tutor”.
L’ABA oggi è – effettivamente – un grande marketing, ma – UDITE UDITE – è l’unico intervento che garantisce alle famiglie l’intensività, l’omogeneità e l’efficacia.
Per tutti gli altri, per tante strutture pubbliche e tanti altri professionisti, questi sembrano fattori secondari. Si continua a fare poco dicendo: “Purtroppo sono queste le risorse che abbiamo”.
Di conseguenza, anche il più bravo esperto di autismo con una formazione TEACCH non riesce a dare a un bambino e alla sua famiglia più di poche ore settimanali e non riesce a formare efficacemente i genitori per continuare a casa quello che è stato fatto “al centro”, mentre un consulente ABA sì.
Il fatto che l’ABA sia tutto “su carta”, che si scriva tutto, che nulla rimanga “parola al vento”, è un aiuto enorme anche per far lavorare con dei bambini autistici delle persone che magari non hanno una formazione specifica (ma che hanno la competenza “emozionale” ed “empatica”), perché ci sono programmi precisi da seguire, poco da inventare (tranne il modo di rapportarsi al bambino nel migliore dei modi) etc. etc.
Dunque… L’ABA ha grandi qualità ma un grosso difetto: costa.
Come rimediare?
Io, dopo lunghe riflessioni, sono arrivato a pensare che il “sistema ABA”, proprio quello che non piaceva ad Enrico Micheli, per il quale una equipe che svolge un intervento deve avere per forza un “centro” (ma il centro del San Paolo di Milano o il laboratorio della Valle Agordina sono mai riusciti a fornire ai bambini autistici e alle loro famiglie almeno 25 ore settimanali di trattamento, secondo quella “precocità” e quella “intensività” propagandate da tutte le linee guida?) sia anche il segreto del suo successo.
Allora mi dico: perché non esportare il “Sistema ABA” in altre “discipline”?
Se – per esempio – Theo Peeters venisse in Italia e dicesse:
“Io sono un consulente TEACCH”… e si proponesse come tale alle famiglie, facesse un programma da seguire a casa con delle educatrici scelte e pagate dalla famiglia e seguisse ogni tot di tempo (almeno ogni mese) l’andamento del caso (attraverso quelli che nell’ABA si chiamano workshop) – e tutti i programmi TEACCH prevedessero delle schede da compilare (carta canta!), anche il TEACCH potrebbe avere una potenza dirompente.
Secondo me è la strada da seguire. Il modo per sconfiggere il marketing ABA non è combattere la sua organizzazione, che è l’unica che funziona, e nemmeno sperare che lo Stato faccia qualcosa di concreto, perché lo stato Italiano è capace solo di spacciare per trattamento intensivo quello che è tale negli altri paesi (chiedete a quelli che in Italia dicono di fare il “Denver Model” se riescono a essere intensivi come negli USA…).
La soluzione per combattere il marketing ABA è permettere e incoraggiare la nascita di altre “società” che adottino lo stesso “sistema”.
Ricordate quando volare era impossibile, se non per i ricchi? Si andava sempre in treno, perché un volo costava quando uno stipendio.
Poi è nata Ryan-air, ed è cambiata la musica.
Ci vuole la Ryan-air dell’ABA. Un privato coraggioso e lungimirante.
..per volare con Ryan Air bisogna andare all’aereoporto
dove usano un potente filtro: il bodyscan ed i raggi x….
Mi sono accorto che all’inizio del testo parlavo di come sia sparito il mio messaggio qui… a scanso equivoci: non mi riferivo a questo blog nel P.S. finale, direi che non mi riferivo a nulla in particolare… non sia mai.
Marco Di Alesio
Caro Gianni, non ti sembra un po’ riduttivo e semplicistico come discorso?
Avevo scritto delle considerazioni più articolate, ma non mi ero ricordato che se non si compilano i campi NOME e EMAIL sparisce tutto poi.
Meglio forse… anche se è triste vedere che di ABA si può dire tutto e il contrario di tutto e che tutto sembri diventare un discorso solo per iniziati.
Concordo con il signor Felaco: a volte basta cambiare un nome per cambiare metodo… anche se forse do anche un senso diverso a questa frase, soprattutto per operatori vari in fase di restyling.
Spiace che a discutere di ABA siano tutti tranne chi ci lavora (che magari tace perchè lavora in nero o perchè non ha titolo accademico o perchè molto professionale e/o troppo impegnato)…. a vari livelli… con vari approcci… tutti in un unico mare indistinto di squali, nani e ballerine.
Si spiace… e verrebbe voglia di volarsene via.. proprio con la Ryan Air, almeno c’è speranza di riuscire a pagarsi il biglietto.
Meno male che ci sono i volontari!!!
Un abbraccio a tutti.
Marco Di Alesio
P.S.: scusate se non si comprende il senso… l’importante è che si capisca che possono sparire le mail, ma non le idee e i fatti. Lo spiego meglio prossimamente.
Si parte dal presupposto di privilegiare gli interventi
con maggiori evidenze scientifiche?
Se si, bisogna considerare che i programmi teacch , a fronte
dei loro aspetti positivi, non sono mai stati validati
scientificamente. Tutti gli studi sui programmi teacch sono
stati sviluppati da coloro che propongono i programmi stessi
senza supervisione di ricercatori indipendenti e consistono
in questionari inviati alle famiglie e dati sul livello di
soddisfazione dei consumatori. Ovviamente questo non costituisce
evidenza.
Theo Peeters e’ stato piu’ rockstar di Sally e ha fatto
tantissime tourne’ in Italia. Dieci anni fa ho assistito
anch’io ad un suo corso tenuto insieme ad un’altra
dottoressa (credo fiamminga) di cui non ricordo il nome.
Nel frattempo si saranno un po’ aggiornati, ma mi gratterei
molto il capo se dovessi “affidare” alle loro consulenze
un figlio piccolo autistico appena diagnosticato…
Inoltre per quanto riguarda l’intervento precoce con bambini
molto piccoli secondo i programmi teacch, viene citata
solo una ricerca svolta nel lontano 1998 da Ozonoff and
Cathcart (“Effectiveness of a home program
intervention for young children with autism”), ma siccome veniva preso in considerazione solo un piccolo gruppo
di appena 11 bambini ,non puo’ costituire evidenza.
Sono passati tanti anni, e ancora non si vuole caspire che per affrontare l’autismo non occorrono chiacchiere o carta stampata ma si deve procedere come quel ricco contadino, che ridotto al lumicino della vita chiamò intorno a se i figli e disse loro:
nel vostro podere è nascosto un gran tesoro. Zappate, scavate, frugate in ogni dove e troverete ciò che vi prometto.
Quando fu morto il padre, i figli corsero al campo, zapparono, scavarono di qua di là la terra in ogni lato ventiquattro ore su ventiquattro,trecentosessantacinque giorni su trecentosessantacinque finché avvenne proprio quello che disse il padre loro;
ché, ottenessero dal campo lavorato e dissodato, un gran raccolto che quasi non sapevano dove mettere.
Ben saggio fu il padre nel mostrare che il lavoro da sé solo è un gran tesoro.
CINQUE PELLEGRINI INCASINATI.
Nel caravanserraglio del Sultanhani cinque pellegrini provenienti da
varie contrade dell’Asia si accordarono per proseguire il cammino
insieme, perché tutti andavano alla Mecca. Il giorno seguente, mentre
tutti chiacchierando camminavano alla volta di Konya, videro per terra
un dinaro d’argento. Subito quello che lo raccolse propose: ”
Compriamo del mafil e dividiamocelo”. Il secondo disse: “D’accordo per
dividercelo, ma io preferisco che si comperi dell’uzum”. Io non
conosco né uzum né mafil – disse il terzo – ma ho proprio voglia di
balesh. Compriamo del balesh e dividiamocelo in parti uguali”. Il
quarto, però, protestando, affermava che nulla fosse meglio del
bestan, e che un dinaro di bestan ci voleva proprio. Ma il quinto, un
poco infuriato gridò: “Tacete tutti: a Konya prenderemo del rektaf.
Nel mio paese si loda il rektaf di Konya ed io non ne ho mai mangiato.
Dobbiamo comperare del rektaf e nient’altro”. Si misero tutti a
discutere e a litigare. Stavano già per venire alle mani quando
scorsero un maestro sufi passare poco distante. Decisero allora di
rimettere a lui la soluzione del diverbio e, raggiuntolo, gli
spiegarono tutta la cosa. “Bene – ripose – venite con me. Risolverò il
vostro problema con piena soddisfazione di tutti”. Giunti a Konya li
portò da un fruttivendolo, dal quale comprò un dinaro d’uva, e tutti
furono contenti poiché, infatti, quella volevano, pur chiamandola
ciascuno con il termine precipuo della propria lingua.
Morale:
Basta che cambiate il nome a un metodo fuori moda che non funziona e il
gioco è fatto.
Oggi è il momento di A.B.A., TRA NON MOLTO CAMBIERA’ ANCHE QUESTO.
La parola da usare è “” RACCORDO TRA LE PARTI”"