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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la testimonianza di una mamma (G.P.)

Mio figlio a giorni compie 6 anni, è stato diagnosticato a due anni un Disturbo Multisistemico di tipo C. Dopo circa un anno la diagnosi è
diventata DGSNAS.
Già con la prima diagnosi, ha iniziato a fare terapia neuro linguistica integrata.
Verso i quattro anni, vengo a conoscenza del protocollo Montinari.  Immediatamente mi attivo: vengo a conoscenza che nella città in cui abito ci sono dei medici che seguono il protocollo e iniziamo a fare analisi, dieta, e a prendere gli “integratori”.
Quello che mi dicevo è che non potevano fargli male … al massimo non facevano niente.
Per di più, mio figlio aveva sempre avuto problemi di diarrea e – dalle analisi – risultava una leggera intolleranza al lattosio. Pensavo che, con la dieta, almeno si sarebbero potuti risolvere i problemi gastrointestinali.
Abbiamo seguito il protocollo Montinari rigidamente per poco più di un anno. Sia il neuropsichiatra che segue il bambino, sia la terapista erano assolutamente contrari, mi dicevano che lo avrei escluso da una serie di situazioni – tra cui quello del pranzo – che sono importanti momenti di condivisione… e poi che non c’era nessuna evidenza scientifica sui risultati. Spesso ribadivo loro, anche con forza, che – se anche uno dei bambini che faceva la dieta ne aveva ottenuto dei risultati – io, da madre, avevo il dovere di provarci, ed il diritto di scegliere la cura che ritenevo più giusta.

Da subito notai che le feci erano più consistenti e che andava in bagno non più di due volte al giorno. Questo rafforzava la mia convinzione di proseguire la dieta.
Il costo era veramente esagerato per noi. Spendevamo circa 600-700 euro al mese – tra integratori, cibo, visite e analisi. A queste, andavano aggiunti i costi delle terapie.
Sicuramente vedevo il mio bambino molto più tranquillo, questo lo devo dire (ma ci credo: con tutta quella melatonina che prendeva! O – chissà – era talmente affamato che non riusciva nemmeno a muoversi).
Con l’inizio della primavera, il menù della mensa scolastica prevedeva il gelato. A mio figlio davano quello di riso, ma si accorgeva della differenza, e le maestre mi dicevano che si disperava di pianto.
A mensa non voleva più entrare e – solo con la forza – riuscivano a farlo stare seduto a tavola. Aveva iniziato a “rubare” la cioccolata agli altri bambini, a mangiare di nascosto il parmigiano prendendolo dai piatti degli altri. Io, imperterrita, ho insistito a fargli continuare la dieta, illudendomi di vedere chissà quali risultati.
In quel periodo, infatti, il bimbo faceva dei miglioramenti. Difficilmente si poteva stabilire se era il protocollo, la terapia, la crescita, l’impegno di noi genitori, la pazienza della sorellina. Forse erano tutte queste cose messe insieme.
Un giorno – a casa – mi prende per mano e mi porta vicino la dispensa in cucina e mi dice : “Mi dai un pan di stelle, per favore?”.

Era la prima volta che parlava …

Ero felicissima, aveva iniziato a fare delle richieste verbali: gli ho dato il biscotto immediatamente.
Mi aspettavo chissà quale disgrazia. Pensavo: adesso – per smaltire il lattosio e la caseina – ci vorranno almeno 15 giorni, per il glutine un mese.
Beh… invece non successe niente … ma proprio niente. Dopo una settimana era come prima del pan di stelle. Mi aspettavo almeno due o
tre giorni di diarrea incontrollata … niente.
Decisi così di interrompere il protocollo Montinari: volevo vedere cosa succedeva… nel caso in cui si fossero verificate delle regressioni o rallentamenti, lo avrei ripreso.
Ho notato che – a volte -  era più nervoso, più attivo il giorno (e quindi anche più partecipe). Dormiva come prima, anche se il suo sonno era sempre agitato, e continuava a migliorare con la stessa costanza.
E di diarrea neanche l’ombra.
Inoltre era molto felice del gelato della mensa “come quello degli altri”, delle merendine e schifezze che poteva mangiare, della fetta di torta , non più negata al compleanno degli amici, della cioccolata che gli mettevo nello zainetto… e – sorprendentemente – era diventato il più “educato” della scuola a mensa.
Anche a casa rispettava le regole della cena: anche quando aveva finito di mangiare, rimaneva seduto a tavola ad aspettare che anche gli altri finissero.

Ancora oggi mi sento in ansia pensando che – se così tanti specialisti credono nell’efficacia della dieta – forse c’è un fondo di verità.
Forse solo per mio figlio non ha prodotto effetti benefici. Forse era mio dovere perseverare.

A volte penso “chissà cosa succederebbe se riprendesse la dieta?”.
Poi penso a tutte le privazioni a cui era sottoposto. Lui è un gran golosone: non è stato mai selettivo nel cibo.

Non so se ho fatto bene a iniziare il protocollo Montinari (o a smetterlo).

Eravamo seguiti non da Montinari in persona, ma da un pediatra che applicava il protocollo.
Una volta, però, lo portai anche da lui in persona (costo visita € 250,00). L’appuntamento era alle 14,00 e ci fece entrare alle 18,00 circa (e chi ha un figlio con problemi simili a quelli di mio figlio sa bene che cosa significa farlo aspettare tutte quelle ore in corridoio).

Quando siamo entrati per la visita, non c’è stato verso di calmare il bambino, che oramai urlava e piangeva solamente. Montinari ha visto le analisi tra una telefonata e l’altra e mi ha detto di portare il bambino da Borghese, perché degli altri terapisti non si fidava.
Gli ho chiesto più volte inutilmente di spiegarmi il risultato di quelle analisi che avevamo fatto, se da quelle emergeva qualche danno da vaccino, se erano normali etc. etc..
Considerati i problemi di diarrea che il bimbo aveva sempre avuto, visto che Montinari è un gastroenterologo, mio marito ha insistito per farglielo visitare, gli ha chiesto se lo vedeva ipotonico … non so come spiegarvi la situazione, quello che ho percepito è stato un atteggiamento più inquisitorio che da medico.
Può darsi che – sia io che mio marito – abbiamo avuto una impressione
sbagliata, o siamo capitati in un momento sbagliato, ma – uscendo dalla stanza – non mi sono trattenuta e gli ho detto che per 250 euro avrebbe potuto dedicarci mezz’ora di tempo ininterrotta.

Uscendo dalla clinica in cui ci aveva ricevuti, mio marito ed io ci siamo guardati in faccia e abbiamo iniziato a ridere, sentendoci un po’ stupidi per quei soldi buttati, perplessi e amareggiati perché speravamo di trovare più risposte che domande.
Oggi posso affermare che mi sento tranquilla con la mia coscienza per averci provato, tranquilla perché la strada che abbiamo intrapreso è l’unica giusta.

Volevo solo raccontare la mia esperienza “montinari”, senza dare giudizi, senza fare commenti, descrivendo i fatti.
Ai posteri l’ardua sentenza.

P.

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