Sempre caro mi fu quest’ospedale
E questa UONPIA, che da tanta parte
Gli handicappati riempie di cazzate.
Ma sedendo e mirando, interminate
File oltre la porta, e scandalosi
Psicologi, e profondissima incompetenza
Io avanti mi vedo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il padre
Vedo passare dell’autistico, io quello
Stordito acido a quella fila
Vo comparando: e mi sovvien la Tustin,
E gli psicanalisti, e la primaria
Becera
, e la sua tessera. Così tra queste
Falsità  s’annega il pensier mio:
E ‘l naufragar m’è dolce in questo Male.

Una Risposta »

  1. Antonella scrive:

    questa “poesia” è geniale!!!! complimenti …..davvero!

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