(testo tratto da Ippocrates.it)
Avete mai imparato una lingua straniera o visto qualcun’altro imparare l’inglese? Quando all’inizio state imparando sembrate dei robots, forzati ed innaturali e sentite lo sforzo di far uscire le parole giuste a tenere la conversazione. Con il tempo e la pratica il linguaggio diventa più semplice e più naturale. Quando vi presentate a qualcuno avete difficoltà perfino a dire “My name is…”. Mesi dopo, è difficile immaginare come poteva essere complicato – ma adesso state avendo esattamente lo stesso problema con i condizionali: “I should…I would…”.
Oppure, potreste imparare alcune frasi di ruotine su qualcosa da dire in situazioni tipiche, come mangiare al ristorante. Per un osservatore, sembrate scemo ad ordinare sempre la stessa cosa tutte le volte – perché è ciò che conoscete meglio e vi fa sentire tranquillo. Ma il desiderio di poter accedere a tutto il menù vi invoglierà a masterizzare il linguaggio fino a che non sembrerete naturali nell’ordinare un pasto completo, e potrete parlare anche con lo staff del ristorante.
Guardiamo ad un esempio più rilevante. La mia bambina di tre anni imparò ad identificare le emozioni usando un “approccio a sviluppo tipico” – che significa apprendere dall’osservazione e dalla pratica.
Faceva errori frequenti – “Non vuoi guardare la TV, sei imbarazzato” o “Sto pescando – stai molto calmo, per cui non preoccuparti”. Siccome poteva parlare spontaneamente e senza ritardo di tempo, questi commenti sembravo deliziosi, non “robotici”. Di nuovo la verità è che stava facendo esattamente cosa stava facendo il mio figlio maschio – facendo pratica di linguaggio, facendo errori, correggendosi ed apprendendo.
Serve tempo e pratica ad ognuno, ad ogni età, con qualsiasi grado di abilità o disabilità, per raggiungere la padronanza. È assolutamente entusiasmante che un bambino con una severa disabilità posso raggiungere la padronanza nel linguaggio, nel gioco e nelle abilità sociali. Il fatto che queste abilità possano sembrare poco naturali all’inizio dovrebbe dirci che il bambino ha bisogno di più pratica e più opportunità di apprendimento, non che gli dovrebbe essere negato un metodo d’insegnamento provato. “I bambini non sbagliano nell’apprendimento, gli insegnanti sbagliano ad insegnare”.
(Ps: uno dei programmi di mio figlio era “Parlare come un robot”—I suoi compagni sapevano come farlo, ma lui non l’ha imparato “naturalmente”!)
…“I bambini non sbagliano nell’apprendimento, gli insegnanti sbagliano ad insegnare”….aggiungerei che il programma stesso probabilmente non è pensato su misura per quel bambino. Troppo spesso si cerca di adattare il bambino al metodo ma questo non dovrebbe mai avvenire nella pratica….sono i metodi che devono adattarsi al bambino! Molti educatori (o insegnanti), soprattutto quelli appena formati,pur di realizzare in pratica quello che hanno appreso, operano con molta rigidita privandosi di quella conoscenza spontanea delle abilità di quel bambino…..