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IL PIL E L'AUTISMO – di Josef Knutzer, nobel 2018 per l'economia (?)

Posted by Autismo Incazziamoci on March 13th, 2010

Knutzer prima del lifting

Knutzer in una foto giovanile

Per fortuna la natura ci ha dato quell’enorme risorsa chiamata disabilità, una risorsa senza la quale nessuna economia di nessuna grande Nazione potrebbe andare avanti.

In un momento come questo, di grande crisi internazionale, il mio consiglio spassionato è quello di puntare in particolar modo sull’autismo.

L’autismo è un disturbo accomunato da una patogenesi nota ma che non ha una eziologia conosciuta: per questo motivo con l’autismo, più che con qualunque altra patologia, è economicamente più semplice trovare fonti di guadagno e pretesti di lavoro, così da far crescere il Prodotto Interno Lordo.

In primis,  non essendo nota l’eziologia, l’autismo non può essere considerato un disturbo grave. Di conseguenza, le provvidenze economiche devono essere completamente annullate: gli individui autistici non devono ricevere né indennità di frequenza né tantomeno indennità di accompagnamento. La loro deve essere considerata una patologia “bonaria” e “non disabilitante”, una semplice difficoltà di relazione che può essere risolta benissimo buttando il bambino con autismo in mezzo agli altri e facendogli fare giochi d’acqua e giochi di riempimento/svuotamento con la sabbia.

Lo spingere con forza e convinzione sul pedale della mancanza di relazione creerà tantissimi posti di lavoro per persone che hanno ricevuto una formazione psicodinamica/evolutiva, come quella che viene attualmente fornita dal 99% delle università e delle scuole di specializzazione italiane. Negli USA – la mia patria – darei un consiglio diverso: consiglierei di migliorare l’ABA come macchina da marketing per massimizzare i profitti (diminuendo drasticamente le ore di trattamento per scongiurare il rischio di recuperi), ma in Italia è fondamentale inquadrare l’autismo in un’ottica relazionale e sociale, così che i posti di lavoro che attualmente esistono non vadano perduti (la perdita di posti di lavoro provoca sempre una crisi economica e quindi una decadenza dell’economia di un paese, nonché la discesa catastrofica del PIL).

Oltre ai posti non perduti, introdurre nell’educazione degli autistici i giochi d’acqua e quelli di riempimento/svuotamento con la sabbia porterà all’assunzione di un 25% in più di psicologi relazionali e psicodinamici (già formati dalle università italiane e quindi senza necessità di essere riconvertiti) e – soprattutto – farà aumentare le vendite di sabbia, nonché il consumo di acqua, di un 12% netto.

Soprattutto per quanto riguarda l’acqua – bene primario – l’aumento dei consumi del 12% ha un significato notevolissimo: significa guadagnare mezzo punto netto sul PIL.

Per aumentare ulteriormente le entrate, finanziando progetti e creando posti di lavoro, bisogna guardarsi ulteriormente intorno. Cioè: cosa offre il territorio? Come sono formate le persone che si andranno a occupare del disturbo? Come sono formate le persone che se ne occupano attualmente?

In quest’ottica, cioé in un’ottica di continuità con la situazione pre-esistente, va modificata l’economia italiana. Non cioè creando il nuovo, distruggendo e riedificando (cosa che si fa di solito negli USA e nei paesi ricchi del lontano oriente) ma perpetuando la tradizione, perché la tradizione è sempre stata – per gli Italiani – una macchina per fare soldi.

Non bisogna inoltre dimenticare che l’autismo è una grande fonte di guadagno per l’economia grazie alle molte terapie alternative, i cui “medici” sono al di fuori di qualunque controllo per quanto riguarda le tariffe e – tuttavia – ci tengono a restare nel “lecito” e quindi fatturano ogni cosa, legalmente.
Per questo motivo, sia i dan doctors che gli omeotossicologi-psicodinamici che i foniatri-dietologi vanno sì contrastati, ma bonariamente, senza alzare troppo la voce e senza scoperchiare troppo la pentola (in questo, è bravissimo un vostro professore magro magro con gli occhiali, di cui non ricordo il nome). D’altro canto tali “terapeuti alternativi” hanno un seguito nutrito e – per un disturbo non studiato e non capito come l’autismo, con una eziologia completamente sconosciuta – è difficile dimostrare (se non forzando deliberatamente la mano) che non abbiano ragione.

Si lasci dunque la maggiore libertà possibile a questi personaggi, in modo che possano applicare tariffe senza ritegno e senza limiti morali: le tasse che pagheranno faranno salire il PIL di un altro mezzo punto.

E’ infine fondamentale che – a livello istituzionale – siano preferiti i trattamenti per l’autismo che lasciano poche o nessuna possibilità di recupero o di miglioramento significativo. Bisogna quindi puntare l’attenzione sul Program TEACCH, sul DIR Floortime e al limite sul Denver Model, che utilizza tecniche comportamentali con un intento comunque evoluzionistico e comunque non risulta pericoloso quando viene praticato in Italia, dunque su una base psicoeducativa sanpaolina,
Alla larga dall’ABA, sia di tipo Lovaas che di tipo Verbal Behavior, perché può rendere i bambini con autismo non più istituzionalizzabili (e quindi creatori di PIL: posti di lavoro e danaro per le case farmaceutiche), ma futuri adulti con problemi limitati e con una propria autonomia.

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