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Archive for March, 2010

Comunicare

Posted by Autismo Incazziamoci on 24th March 2010

COPIO-INCOLLO da lastampa.it

Elisa G. è una insegnante di biologia in un istituto professionale. Fin da piccolissima ha sviluppato una passione: disegnare e dipingere, preferibilmente visi che esprimono emozioni. Elisa ha anche al suo attivo esperienze di rieducazione artistica in neuropsichiatria infantile. Giulio M. è un ragazzo di quindici anni e frequenta la prima classe nell’istituto dove insegna Elisa. E’ un soggetto autistico con un discreto funzionamento cognitivo, in grado di apprendere e di lavorare al computer da solo. Non è aggressivo. Segue le lezioni a fasi alterne. Non è alunno di Elisa e solo da qualche tempo lei lo ha notato. E’ successo un sabato mattina. Il sabato Elisa ha delle ore libere e le trascorre tra la sala insegnanti ed il laboratorio di scienze, stanze che si aprono in un corridoio. Nello stesso corridoio si trova l’aula di Giulio. Quel sabato Elisa sente in corridoio una strana voce in falsetto: “Sono io, sono io”: un ragazzo sta parlando con le mani racchiuse a mo’di telefonino ad un interlocutore invisibile, muovendosi, quasi un uccello in gabbia, da una parte all’altra del corridoio, soffermandosi dietro le porte chiuse, praticamente invisibile a tutti.

Elisa chiede ad un collega: “E’ schizofrenico?”. Lui risponde: “E’ autistico. Il sabato manca il suo professore di sostegno”. A quanto pare Giulio non riesce a stare in aula senza un supporto. Lo disturbano anche le intemperanze dei compagni durante il cambio degli insegnanti (si alzano, scherzano, parlano a voce alta, si spingono). Il senso di disagio è così forte che esce continuamente in corridoio lasciandosi andare alle sue stereotipie preferite (brevi corsette, ondeggiamenti tra una parete e l’altra, parlottare con un interlocutore immaginario). Quel sabato Elisa lo chiama in sala insegnanti, cerca qualcosa da fare con lui. Sfogliano in pochi minuti un grosso catalogo di apparecchiature tecniche che si trova sul tavolo, Giulio chiede: “Cos’è? A che a cosa serve?” E passa velocemente all’immagine successiva.

Elisa si chiede quanto riesca trattenere di quello che ha visto. Ne parla con il professore di disegno di Giulio. “Molto – le risponde – dovresti vedere i suoi disegni. Stiamo studiando l’anatomia del volto umano e Giulio disegna il cranio con una grande attenzione ai particolari”. Elisa gli consiglia di cercare di curare maggiormente le espressioni facciali rispetto all’anatomia in senso stretto. Nei giorni seguenti il professore invita il ragazzo a disegnare le espressioni facciali della compagna che lui preferisce (una ragazza dal volto molto dolce e dagli occhi espressivi) ma lui si rifiuta, diventando quasi aggressivo.

Ogni volta che lo incontra in corridoio, Elisa lo guarda e lo saluta: “Ciao Giulio”. Lui risponde: “Ciao”, dirigendo lo sguardo verso il basso o di lato. Due settimane dopo, di sabato, Elisa sente per il corridoio la strana voce in falsetto con un tono un po’ agitato: “Sono stato licenziato, hai capito, sono stato licenziato!”. Dove ha sentito quella frase? Forse in televisione. La donna decide di provare ad entrare in contatto. Lo chiama, lo invita a seguirlo in laboratorio dove in quel momento non c’è nessuno. Il ragazzo appare un po’ titubante. “Quando posso tornare in classe?” – chiede. “Quando vuoi”, risponde Elisa. Questo sembra rassicurarlo. Si siede felice davanti il computer e comincia a navigare in internet. Ecco, ha trovato quello che cercava: un breve filmato tratto dal film “Avatar”. Tengono basso il volume per non disturbare nessuno. Ad un certo punto Giulio alza di scatto il volume, vede che lei sobbalza leggermente, e con una voce dal timbro quasi automatico le dice: “Non volevo spaventarti”. Lei pensa: “Sta parlando veramente con me, è me che non voleva spaventare?”. Gli chiede: “Non volevi spaventarmi?”. Lui risponde: “No, assolutamente no”.

“Cos’è un avatar?” le chiede. Cercano insieme una definizione su internet.

Dopo alcuni minuti Giulio trova alcune scene del film “Wolfman”. Lei prova una intensa sensazione di angoscia nel vedere un uomo che in pochi istanti si trasforma in un lupo mannaro. Elisa non riesce a trattenere dei sospiri di orrore. Il ragazzo sembra percepire il disagio di lei “E’ finto”- lui afferma – non mostrando alcuna reazione emotiva. Ogni tanto la guarda direttamente, ne controlla le espressioni facciali, le dice: “Non spaventarti”; se è distratta da altri pensieri: “Non mi stai ascoltando”, o se lei si allontana: “ Non te ne andare”. E poi, lesto: “Sabato prossimo vengo di nuovo”.

Poi lui trova in internet le immagini di due lupi mannari con le fauci spalancate. Lei li disegna prontamente su un foglio, ma il ghigno di un lupo non pare minaccioso. “Sembra quasi un sorriso”, dice Elisa. “Non sorride” la corregge Giulio stizzito. Elisa insiste: “Creiamo una storia tra questi due personaggi?”. “Lo farò domani” risponde Giulio. Ogni tanto, tuttavia, il ragazzo cerca di fare un minimo di conversazione: “Come va oggi?”, “Come ti sta andando oggi?”, chiede più volte. “Bene!” – risponde immancabilmente Elisa. E ancora: “Cosa si fa il sabato?”, chiede Giulio. “Si va a scuola” risponde incerta Elisa. “Si va alla partita. Vado alla partita stasera, con mio padre. Si cena dalla nonna. Più tardi viene Adriana a prendermi”. “Chi è Adriana?”. “Mia sorella”.

Ad un certo punto lei va a tenere una lezione per un’ora, mentre lui rientra in classe. Ma quando Elisa ritorna Giulio è di nuovo in corridoio. Stavolta il computer del laboratorio è occupato da un professore. Giulio lo interpella: “Come va oggi?” e aspetta pazientemente che il professore si alzi e se ne vada. Riparte la ricerca in internet. Trova un filmato e le spiega succintamente la trama: si tratta di persone chiuse in un sottomarino “come in una prigione”. Ma di lì a poco si presenta un’altra scena orribile: uno squalo sfonda la vetrata del sottomarino. “Cosa sta succedendo? Cosa fa lo squalo?” Chiede Giulio. Lei riprova il solito senso di angoscia quando lo squalo apre la bocca. Ma stavolta è Elisa che dice a voce alta. “E’ finto”, come a rassicurare entrambi. E lui risponde: “Come fai a dire che è finto?”. Effettivamente la scena sembra spaventosamente reale. Lì per lì Elisa non trova niente di meglio da dire: “Perche è un film”. Ma avrebbe voluto trovare una spiegazione migliore.

Nonostante la contraddizione con quanto Giulio ha affermato prima a proposito della realtà e della finzione, Elisa si rende conto che lui l’ha accettata come sostituta del professore di sostegno, che la sta addirittura usando come strumento del suo pensiero per conoscere ed interpretare la complessità del mondo. Era esattamente quello che lei voleva.

ROSALBA MICELI

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L'ESTINZIONE SPIEGATA AL POPOLO

Posted by Autismo Incazziamoci on 24th March 2010

COPIO-INCOLLO DA UN DOCUMENTO MOLTO CHIARO E MOLTO SEMPLICE (gran cosa la semplicità in un mondo fatto di tecnicismi cazzuti) PRESENTE SUL BLOG Giuliaparla (G.P.)

Un comportamento aumenta se è seguito da un rinforzo. Al contrario, se il rinforzo viene costantemente sottratto, il comportamento andrà scomparendo.
Questa procedura viene definita estinzione.

Esempi di estinzione:

  • Ferrante ride nervosamente mentre svolge alcuni esercizi. La maestra ha provato a dirgli di smettere di ridere, come avrebbe fatto per un altro bambino. Purtroppo il rimprovero è stato un rinforzo perché Ferrante ha ottenuto l’attenzione della maestra. La maestra applica allora l’estinzione e tutte le volte che Ferrante ride lo ignora, come se non fosse accaduto nulla.
  • Veronica non vuole finire di dipingere il suo disegno e getta per terra il pennello ed il barattolo di colore. La maestra decide di estinguere questo comportamento e senza dire nulla riprende il pennello e la porta a completare il compito.

ATTENZIONE!

  • Una volta che avete deciso di estinguere un comportamento dovete essere costanti perché un solo cedimento da parte da vostra comprometterebbe l’efficacia della strategia.
  • Esempio: la mamma decide di estinguere Francesco quando per attirare la sua attenzione accende e spegne la luce. Cosa succederebbe secondo voi se il papà gli prestasse attenzione, dicendo ad esempio “smettila con queste luci!”?
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LE CLASSI OPERANTI DEL COMPORTAMENTO VERBALE

Posted by Autismo Incazziamoci on 23rd March 2010

COPIO-INCOLLO UNA INTERESSANTE TABELLA ESPLICATIVA TRATTA DA UN DOCUMENTO DEL BLOG “Giuliaparla
(sd sta per “stimolo discriminante”, sr per “stimolo rinforzante”)

?

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VACCINI – di Pico de Paperis (?)

Posted by Autismo Incazziamoci on 22nd March 2010

“I vaccini hanno l’autismo,
Lo provocano certamente:
contengono metalli pesanti
che distruggono la mente.
Un bambino vaccinato è un palloncino
alle prese con uno spillo…”.

E suo figlio morì di morbillo.

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FRANCESCA, una donna che insegna l'ABA

Posted by Autismo Incazziamoci on 21st March 2010

Riceviamo e volentieri pubblichiamo (G.P.)

Ho seguito dal 18 al 20 marzo, a Cicciano (NA), il workshop di primo livello di Francesca degli Espinosa.
E’ stata una bella esperienza, che mi ha convinta ancora di più che l’ABA – ora come ora – sia veramente l’unica metodologia efficace nell’autismo proprio perché intensiva, martellante e attuabile in tutti i contesti di vita del bambino.
Certo… i workshop non bastano per diventare analisti del comportamento o semplici operatori ABA. Ad esempio – per quanto mi riguarda – devo riflettere un pò su come proseguire il mio percorso formativo, ma immagino che la soluzione migliore sia quella di fare un master serio e che fornisca una solida preparazione tanto teorica che pratica e – naturalmente – una certificazione riconosciuta.
Spero però di poter continuare parallelamente a lavorare per capire bene chi è “la logopedista Chiara Bonfatti” (che è “appena nata”), anche perché ho appena ricominciato a riprendere le fila della mia vita che negli ultimi anni – in cui mi sono dedicata anima e corpo allo studio della logopedia – ho trascurato totalmente… inutile dire che dentro di me le acque sono un pò agitate.
Comunque – a parte me – ritengo che questi workshop possano offrire utilissimi suggerimenti e strategie d’intervento immediato ai genitori di bambini autistici. Ma, anche nel caso dei genitori, penso che sia necessaria una pratica quotidiana dell’ABA attraverso la guida e la supervisione di un vero e prorpio analista del comportamento e di tutor ben preparati.
Per quanto riguarda Francesca degli Espinosa, è veramente in gamba: ha 34 anni, è sposata con un analista del comportamento e ha tre figli… ti fa sentire un moscerino insignificante…
Le sue esposizioni sono chiarissime e semplici e ti fa vedere moltissimi video tratti dai suoi interventi presso pazienti tanto inglesi che italiani, che hanno lo scopo di offrire esemplificazioni pratiche dell’intervento ABA.

Il primo workshop parte dai cardini della scienza comportamentale, che sono di matrice skinneriana: cosa è il comportamento, cosa sono i rinforzi positivi e negativi, le punizioni positive e negative, l’estinzione, il time-out ecc…
La prima cosa che un analista deve fare e l’analisi del comportamento del paziente, quindi annotare la forma o topografia dei comportamenti problema del soggetto e la loro funzione (il perché dei comportamenti).
Mi piace la visione non da manuale che Francesca ti trasmette dell’autismo, ossia: l’autismo causa incapacità a comunicare e per questo il bambino non sa come comportarsi. Se attua dei comportamenti non idonei, problematici, pericolosi, non lo fa perché è autistico, ma perché non ha strumenti per comunicare: è l’ambiente che deve insegnare al bambino tali comportamenti, perché lui – essendo autistico – non li impara naturalmente.

Prima cosa da fare, dopo la valutazione iniziale e prima di trattare i comportamenti, per eliminare quelli problematici che impediscono l’apprendimento, è il Pairing e il dare al bambino strumenti di comunicazione con cui poter fare delle richieste. Nel pairing chi interagisce con il bambino  deve essere in grado di conquistarlo.
Ma come conquistare un bambino autistico? Individuando i rinforzi e controllandoli!
I rinforzi vanno “controllati” per evitare che il bambino vi abbia libero accesso: deve capire che – per averli – deve passare per il genitore, il terapista ecc… che diventa l’erogatore dei rinforzatori (cose da mangiare, giochi, video… qualsiasi cosa il bambino gradisca).
Con il pairing in bambino impara a fidarsi e a non evitare l’adulto che interagisce con lui, ma anzi a collaborare. Grazie alla fiducia reciproca nata con il pairing sarà possibile – per il bambino – acquisire serenamente strumenti di comunicazione – che all’inizio e soprattutto se il bambino non parla o non si capisce quando parla, saranno ausili di Comunicazione Aumentativa, come i segni (ovviamente non si deve imparare la LIS vera e propria, ma pochi fondamentali segni) o i pecs. Con questi strumenti, il bambino dovrà imparare a fare le sue richieste: solo se impara a comunicare e a esprimere le sue richieste, sarà possibile impostare gli altri operanti verbali, come: la denominazione/etichettamento, l’ecoico/imitazione vocale, l’intraverbale.
Per quanto riguarda il Cosa Insegnare, le Aree Curriculari sono: Comunicazione, Imitazione Vocale, Denominazione, Ricettivo (eseguire istruzioni, rispondere a descrizioni), Imitazione finomotoria (imitazione dei segni), Imitazione Grossomotoria, Visuo-spaziale, Accademico (leggere, scrivere, matematica, pc), Sociale, Gioco (indipendente, simbolico, immaginario, cooperativo, con regole di gruppo), Autonomia personale.

Le sessioni di insegnamento sono domicilari, condotte da un tutor e/o genitore; insegnamento incidentale che avviene ogni giorno – durante l’intero arco della giornata – ed è condotto dal genitore; l’insegnamento a scuola avviene con sessioni individualizzate, sessioni in piccolo gruppo ed in sezione….

Spero di aver dato informazioni utili.
Immagino che già lo conosciate… comunque il suo sito è: www.analisicomportamentale.com

CHIARA BONFATTI

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BUFALE! Riempire un vuoto e riempirsi le tasche

Posted by Autismo Incazziamoci on 20th March 2010

Riporto per i lettori italiani alcuni brani del libro del dottor Francesco Franceschini, che per anni ha venduto – ad Ovoli – “trappole per merli” e “terapie infondate” ed ha infine trasferito i suoi capitali all’estero, ha scritto un libro e si è ritirato a vita privata (G.P.)

[...]…un’incredibile assenza delle istituzioni, della Scienza, della Medicina lasciavano ampio margine di inventiva a chiunque accampasse teorie dotandole di una base di vera o presunta scientificità. Scelsi l’autismo per questo motivo e non per altri: non essendoci nessun controllo, avrei potuto inventare senza vincoli, lanciando la fantasia a briglie sciolte e …[...]

[...]…la conoscete tutti: non sto a ripeterla. Si basava su una presunta permeabilità delle mucose intestinali agli stimoli esterni (cosa che forse è possibile su un altro pianeta e in un’altra dimensione, non qui ed ora)…[...]

[...]…migliaia, poi decine di migliaia, poi centinaia di migliaia. Loro mi chiedevano e io rispondevo: a caso. Il consiglio principale che davo era quello di non lavare mai i bambini con nessun prodotto che non fosse l’acqua (cosa che comportò l’aumento del fetore neonatale), ma – naturalmente – non poteva bastare: c’era bisogno di prodotti che fossero “depurativi” e “digestivi”…[...]

[...]…ueste pasticche erano fatte di semplice zucchero compresso e rivestito da una pellicola gelatinosa: eppure fin da subito i genitori mi chiamarono per raccontarmi dei progressi dei figli. Nacquero siti web, comitati… furono organizzate manifestazioni spontanee… La casistica dei bambini “guariti” grazie alle mie compresse di zucchero salì vertiginosamente[...]

[...]Il caso più eclatante fu Tarcisio Sesti, un bambino che a tre anni cominciò il mio “protocollo” (fatto di compresse di zucchero e di assenza assoluta di profumi e saponi industriali): con una velocità impressionante cominciò a migliorare, agganciò lo sguardo degli insegnanti e dei compagni di scuola e non smise più, cominciò a dire frasi sempre più lunghe e sempre mirate, a fare tantissime richieste spontanee… fino a che fu un ragazzo completamente normale…[...]

[...]…il mio protocollo fece crollare completamente – tra le famiglie che seguivo io – le vendite di saponi e profumi e fece aumentare – nel contempo – le vendite di erbe ed essenze profumate, poiché i bambini – non lavandosi più – puzzavano in maniera esorbitante. Probabilmente il periodo del mio massimo splendore è coinciso anche con il periodo di massimo fetore dell’autismo ovoliano[...]

Adesso che mi guardo indietro, la cosa che più mi stupisce è la cosiddetta “società civile”, il mondo delle associazioni. Nonostante a parole facessero di tutto per screditarmi (il professor Stentato ha scritto molti articoli contro di me all’epoca), nei fatti non succedeva nulla: io continuavo tranquillamente a visitare sia ad Ovoli che ad Ocopoli e stavo piano piano allargandomi e aprendo centri un po’ dovunque.

Nonostante io avessi inventato una teoria campata in aria, la Scienza Ufficiale non aveva il potere di fermarmi se non adducendo una “mancanza di merito” che non interessava a nessuno, perché molti genitori parlavano di miglioramenti straordinari dei loro figli e c’era sempre il padre di Tarcisio Sesti che girava i talk show per pubblicizzarmi e per far vedere come suo figlio era guarito dall’autismo, mostrando senza pudore i filmati del prima e del dopo[...]

Continuo a fare la solita vita. Non vivo più ad Ovoli perché altrimenti i genitori mi costringerebbero a riprendere l’attività, ma conduco un’esistenza serena e tranquilla.
Nonostante questo libro, la gente continuerà a dire che il “protocollo Franceschini” è capace di guarire dall’autismo e che esistono bambini guariti ed altri bambini “recuperati”.
Non per nulla, ho avuto notizia di ben sette medici che stanno “proseguendo” i miei studi, ovvero si sono fiondati per la strada tracciata da me anni fa… [...] …guadagni strepitosi.

E – in fondo – è tutto ciò che conta.

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ASSURDITA' – di Fredric Brown (?)

Posted by Autismo Incazziamoci on 19th March 2010

Il signor F. imburrò meticolosamente la fetta di pane tostato.
- Cara – disse – Voglio che sia chiaro una volta per tutte che in questa casa non si naviga su certi siti.
-  Sì, amore. Non sapevo che…
- Certo che non lo sapevi, però fa parte delle tue responsabilità sapere cosa fa su internet nostra figlia.
- Starò più attenta, amore. Non sapevo neanche che sapesse usare il computer.

- Neanch’io l’avrei saputo se l’altra sera, scaricando la posta, non avessi per caso curiosato nella cronologia. Quel sito era stato visitato più volte, e naturalmente l’ho visitato anche io per vedere di cosa si trattava.  – Il naso del signor F. vibrava di indignazione. – Concetti assolutamente ridicoli, idee folli. Certo che Autismo Incazziamoci è proprio un titolo azzeccato!
Bevve un sorso di caffè per calmarsi.
- Nient’altro che un cumulo di sciocchezze e di assurdità – disse – Attacchi contro la dieta e contro le associazioni di genitori, lamentele sul buon funzionamento della scuola, Dio solo sa perché. Poesie e canzoni trasformate in maniera orrenda, storie ambientate in un posto che non esiste chiamato Ovoli. Assurdità, pure e semplici assurdità.
- Mio caro, sono d’accordo con te. Ti assicuro che in futuro controllerò più attentamente i siti che visita nostra figlia.
- Grazie, cara – disse il signor F., rabbonito. – Il cervello non deve essere avvelenato da certe farneticazioni.
Guardò l’orologio da polso e si alzò, baciò la moglie e uscì.
Una volta uscito di casa entrò nel pozzo antigravità e percorse, precipitando dolcemente, i duecento piani che lo separavano dal pianterreno, dove ebbe la fortuna di trovare subito un tassì atomico.
- San Marino – disse seccamente all’ autista robot, poi si accomodò e chiuse gi occhi per ascoltare il notiziario sull’autismo.
Aveva sperato di sentire le ultime notizie sui nuovi ritrovati dell’omeotossicologia suina, ma invece c’era solo il solito bollettino ANGSA.

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AUTISTICO – di Fredric Brown (?)

Posted by Autismo Incazziamoci on 19th March 2010

Era sudato fradicio e aveva fame, freddo e il luogo era livido e sporco, percorso da gente veloce che continuava a fissarlo. I nemici tentavano di portarlo nella stanza con le palle e ogni piccolo anfratto e ogni piccola porta era vitale. Stava all’erta, guardandosi intorno.

Lontano da casa propria, in mano ai nemici, a combattere mostri armati di palle giganti su un mondo straniero e a chiedersi se ce l’avrebbe mai fatta a resistere a quei ciarlatani.

E allora vide uno di loro venire verso di lui. Si contorse più che potè. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi arrivarono due esseri dal camice bianco e lo spinsero nella stanza con le palle.

Il verso del ciarlatano, la vista degli esseri dal camice bianco lo fecero rabbrividire. Molti autistici, col passare del tempo, s’erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no.

Erano creature troppo schifose, gli psicomotricisti, sempre in tuta, sempre circondati da palle giganti e da cuscini disgustosamente morbidi…

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Perché la Comunicazione Facilitata non va bene?

Posted by Autismo Incazziamoci on 18th March 2010

I miei servizi segreti mi hanno recapitato un articolo di Tiziano Gabrielli.
Non so di che data sia questo intervento: forse all’epoca era rivoluzionario… adesso infierisce su un cadavere
(G.P.)

…Perché è un’ intervento parziale.

Terapia parziale: è quella che lavora su una specificità, magari bene, ma che non riguarda la complessità, che comunemente viene attribuita al termine abilitazione.

Il problema non è la validità di quello specifico intervento ma il rischio che si trasformi in una unica proposta o in una realtà che fagocita ogni altra proposta essenziale e fondamentale.

Qualcuno potrebbe controbattere che attraverso quella specificità si può giungere ad una globalità. Ma questo non è mai stato dimostrato.

C’è un retaggio che ci viene da una certa abilitazione del “ritardo mentale”e che indica come buona ogni proposta che veda emergere “capacità attentiva” e che esaurisce in questa emergenza il proprio lavoro. Si confonde qualsiasi attenzione prestata o richiamata (anche quella di sopravvivenza in acqua ad un delfino che ti urta o a un cavallo che si muove e non ti sostiene se non minimamente) con la capacità di “stare attento”.

Tutto può essere considerato un inizio di una abilità ma estendere questa illusione (delfinoterapia, ippoterapia, ecc) a ruolo di “proposta terapeutica vera” è ancora una volta scandaloso.

La capacità attentiva va insegnata come attenzione all’ambiente , alle persone, a se stessi, alle cose, agli accadimenti… attraverso la conquista di molti pre-requisiti (lo sguardo, l’indicare, ecc),  e solo la continuità progressiva nella sua pratica trasformerà gli esercizi in competenze acquisite e durature.

Insegnare la capacità attentiva dedicandosi ad un solo esercizio (es. battere a macchina parole) è un grave errore perché rende secondaria l’abilitazione all’attenzione all’ambiente, alle persone ecc.

Per es.: La comunicazione facilitata ha un elevato senso specifico, insegna una comunicazione non verbale, ma difficilmente quanto richiesto al soggetto, seppur significativo, lo aiuta direttamente in un’abilitazione di funzioni essenziali, quali ad esempio del controllo sfinteri… né la CF si potrebbe definire un pre-requisito essenziale a questa abilitazione comportamentale. In tale senso non sarà “terapia globale” ma bensì “parziale”, senza per questo perdere in valore e significato.

Una simile “terapia” è quindi necessariamente secondaria, sia in termini di valore intrinseco, sia in termini di gerarchia.

Magari poi si potrebbe parlare del perché la CF nasconda problematiche di dipendenza dal facilitatore, di comunicazione non funzionale, di chiusura in un percorso mnemonico, di business di individui feroci, di opportunismi a fronte di capacità che esistono e che meglio potrebbero essere indirizzate, ecc.

Il rischio è che non si lavori per ridurre l’handicap ma per imporlo in altre forme.

TIZIANO GABRIELLI

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PASSAPAROLA!!!

Posted by Autismo Incazziamoci on 18th March 2010

Riceviamo e pubblichiamo da Emanuela Borrelli dell’associazione Spazio Autismo di Cinisello Balsamo (G.P.)

L’autismo è un handicap complesso ma non impossibile da comprendere.
Scopri e fai scoprire  anche tu di che si tratta. Trasmetti questo messaggio perché circoli quel minimo d’informazione essenziale per conoscere questa realtà che è resa ancora più dura e difficile proprio dall’ignoranza e dai  pregiudizi  che  in tutti  questi anni  hanno creato  intorno all’autismo confusione e impotenza.
L’autismo è una  sindrome evolutiva  complessa  che  rappresenta un gruppo eterogeneo di patologie con sintomi simili ma con eziologie biologiche multiple (C.Gillberg e M.Coleman).
Si   tratta di  un disturbo dello sviluppo che si  manifesta nei  primissimi  anni  di  vita;  altera profondamente   la   capacità   di   comunicare,   il   linguaggio,   la   possibilità   di   comprendere le esperienze sociali e di parteciparne.
Le persone con autismo possono soffrire di disturbi neurologici, sensoriali, allergie alimentari, depressione, ossessioni incontrollabili, epilessia, deficit dell’attenzione, iperattività….
L’autismo dura tutta la vita, anche nei casi ad evoluzione più favorevole ed è presente in ogni Stato e in ogni Regione del Mondo, in famiglie provenienti da tutte le razze, le religioni e i ceti sociali.

Lo sai che l’autismo è uno degli handicap meno conosciuti e più diffusi?  Fino a qualche tempo fa era ritenuto un disturbo relativamente  raro riguardante una persona su 10.000.  Invece studi più recenti suggeriscono che su 150 bambini, almeno uno possa essere colpito da un disturbo dello spettro autistico. Il problema è cinque volte più   frequente della sindrome di Down e tre volte più comune del diabete giovanile. Ma più che pensare che siano aumentati casi di autismo si ritiene siano migliorati gli stumenti diagnostici e a questo punto è diventato essenziale   collaborare   in  progetti   che  hanno   come   scopo  la  decifrazione  della   complessa biologia che produce una gamma così impressionante di disabilità.
Esistono poi le storie reali che non corrispondono a quelle dei film che troppo spesso trattano l’autismo   come   un   fenomeno   geniale,  molto   interessante,  ma   purtroppo   solo   sul   piano spettacolare. Nella realtà grava sulla  famiglia il peso di sostenere condizioni di vita difficili,
stressanti e spesso insostenibili.
Un handicap come l’autismo deve essere capito, compreso e seguito correttamente e non considerato solo “grave”, mentre grave è   l’assenza dei servizi pubblici, la mancanza stessa di competenza e d’interventi idonei a migliorarne le condizioni di
vita!
E’ determinante una diagnosi puntuale, valutazioni elaborate da specialisti competenti e, soprattutto,  interventi   riabilitativi   intensivi   e   precoci,   specifici   e   di   provata   efficacia   che
devono divenire servizio pubblico, patrimonio di competenze e conoscenze.
Interventi specifici e  funzionali  alla persona,  sostenuti  con coerenza e continuità dal  nostro Sistema Sanitario Nazionale e non lasciati a carico delle famiglie come avviene nella maggior parte dei casi.
Le persone con autismo sembrano richiedere, soprattutto ai loro genitori, un’abilità speciale: quella di  saper  convivere con una diversità diversa.  Alcuni  di   loro si  comportano  in modo bizzarro, altri si isolano e/o si oppongono e ci fanno sentire spesso incapaci di comprendere il loro modo di  essere persone anche  se non possono esserlo nel  modo  che noi   riteniamo
normale.
Ma sono proprio queste persone che  forse più di  ogni  altro,  ci   fanno pensare che non c’è umanità se gli  spazi entro  i  quali  l’umanità si esprime, sono spazi  che escludono,  che non comprendono e non contemplano l’esistenza di persone speciali.
Cerca di capirlo anche tu e aiutaci a farlo capire…Passaparola!

Associazione SPAZIO AUTISMO Onlus
Sede legale: via Giovanni Giolitti 23 – 20092 Cinisello Balsamo MI
telefono: 0266010376 – e-mail: erigor@alice.it Internet:  www.spazioautismo.org – C.F. 94587360150 – c.c.p. 33158163

IN OCCASIONE DEL 2 APRILE, GIORNATA MONDIALE DELL’AUTISMO, L’ASSOCIAZIONE HA ORGANIZZATO (INSIEME AD ALTRE ASSOCIAZIONI) “UNA PRIMULA ROSSA PER L’AUTISMO“, MANIFESTAZIONE DURANTE LA QUALE VERRA’ PROIETTATO BEN X.
VALE LA PENA ANDARCI, SE NON ALTRO PER IL FILM (DICONO SIA BELLISSIMO).

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