copio-incollo da Psicozoo

Non è un’impresa facile per un autistico andare al cinema. La tendenza a emettere suoni e la difficoltà a stare seduto e fermo per due ore, le luci spente, l’ipersensibilità ai rumori, sono tutti elementi di gran disagio per chi soffre di questa patologia. Gli autistici devono quindi rinunciarvi?

Se vengono create le giuste condizioni non è detto che il cinema debba essere  per loro un’utopia e l’ennesima negazione di un diritto. Ci hanno pensato negli USA, dove è possibile per le persone con autismo, godere di un bel film. In 93 sale “sensory friendly”, dislocate in 47 città attraverso 30 stati americani, dal 10 aprile sarà  possibile per loro assistere alla proiezione di “How to Train Your Dragon”, un film di animazione computerizzata della Dreamworks. Le luci saranno abbassate, ma rimarrano accese e il volume sarà smorzato. Le proiezioni avverranno alle 10 del mattino senza anteprime nè pubblicità, le famiglie con speciali bisogni nutrizionali saranno autorizzate a portare il cibo da casa e se i bambini urleranno o si metteranno a passeggiare nel cinema, nessuno protesterà.

Questa iniziativa, condotta in collaborazione tra la AMC Entertainment e la Autism Society nell’ambito del mese della conoscenza dell’autismo, segna l’anniversario  del Sensory Friendly Film program, con il progetto di estenderla ad altre città (speriamo si affacci anche in Italia).

L’esperienza delle mamme

Marianna ci ha provato ad andare alle normali proiezioni cinematografiche con il suo piccolo Xander, 6 anni. “Abbiamo tentato qualche volta di andare al cinema” - spiega –“Siamo sempre dovuti andar via nei primi 15 minuti, perchè Xander diventa così euforico che comincia ad eccitarsi e a fare rumore. E’ stato molto stressante.”

Il comportamento di Xander è tipico di molte persone con autismo (1 ogni 110 bambini secondo il Centers for Disease Control). “Una delle sfide per le persone con un disturbo dello spettro autistico è far fronte alle forti stimolazioni sensoriali” – afferma la psicologaSandra Harris, che lavora presso il  Douglass Developmental Disabilities Center presso la Rutgers University a New Brunswick, nel New Jersey. “Possono essere sopraffatti da suoni forti, luci abbaglianti, folle di persone. Una persona autistica di qualsiasi età può battere le mani, torcersi le dita, lanciare delle urla o dondolarsi quando è eccitata da un evento come la visione di un film.”

Anche Silvia ha provato a portare suo figlio Bailey a vedere un film, una volta. “E’ stato orribile.” – afferma -“Era terrorizzato quando le luci si sono spente. E quando  la musica ha iniziato ad alzarsi, si è coperto le orecchie e ha iniziato a gridare dal forte dolore”. Ora Bailey adora i sensory-friendly films.

L’idea dei film “amici dei sensi”  iniziò a farsi strada nel 2007, quando Marianne Ross protò sua figlia autistica Meaghan, di 7 anni, a vedere Hairspray. Marianne scelse un orario al mattino, dove ci sarebbero state poche persone. “Meaghan adora Zac Efron, così, quando è apparso sullo schermo, ha cominciato a ballare, contorcersi, battere le mani e saltare su e giù.” Molti spettatori cominciarono a lamentarsi e il direttore del cinema chiese alla famigliola di lasciare la sala. “Mi sono sentita così frustrata, arrabbiata e sfiduciata” – ricorda la Ross – “perchè Meaghan era così contenta di vedere quel film. Ho pensato che ci fossero molti bambini nella stessa situazione”. Il giorno dopo, la Ross chiamò il teatro locale della AMC movie e parlò con il manager Dan Harris, chiedendo se ci fosse la possibilità di mettere su una proiezione speciale. Harris, che fino ad allora non aveva mai conosciuto nessuno con l’autismo, incontrò la signora Ross, ascoltò i suoi suggerimenti e si mise a lavorare per creare delle proiezioni adattate alle persone con questo disturbo, che fossero più amiche dei sensi. La Ross parlò degli adattamenti anche con la Autism Society.“Temevamo di avere un auditorium vuoto” – ha ricordato Harris.“Avevamo 300 posti e abbiamo dovuto mandare via le persone. ” In tutti i luoghi dove questa iniziativa è stata diffusa, ha ottenuto un grande successo.

“Assistere ad un film in una sala dove sai che tutti gli altri sono nella tua stessa situazione, o almeno dove le persone sono informate che lì non vige la regola del silenzio, dà un grande senso di relax” – afferma Angela, che porta regolarmente il piccolo Ray, di 5 anni, alle proiezioni. Quando Marianne Ross va con Meaghan alle proeizioni, porta con sè anche Gavin, altro suo figlio di 8 anni, non autistico. Il bambino ha creato un network di fratelli di persone con autismo e ha fatto conoscere le proiezioni anche a loro.

Molte altre famiglie, non solo con bambini autistici, ma anche con altre disabilità e bisogni speciali, hanno cominciato a frequentare le sale con un forte senso di accettazione. “I nostri bambini sono sempre sotto esame” – afferma Marianna, la mamma di Xander. “Gli autistici sembrano normali, così le persone pensano che siano solo maleducati. Diventa estenuante cercare di difendere il loro diritto ad essere se stessi. Ad una proiezione sensory-friendly, la nostra famiglia può finalmente andare a vedere un film e rilassarsi. Ragazzi, non è fantastico?”

Un plauso a queste iniziative che dimostrano ancora una volta come l’handicap sia un problema della società e non di chi ne soffre.

[Kids With Autism at the Movies: Where Shhhh Isn't Allowed - Time.com]

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