L’ABA è il trattamento più indicato per come è strutturato: ovvero un/una analista comportamentale che fa il programma per il bambino e i terapisti che lo svolgono attraverso molte ore settimanali, segnando tutti i risultati attraverso un sistema di checklist, di griglie o simili.
Insomma: solo instituendo un sistema di trattamento come quello previsto dall’ABA si puo’ avere una vera intensività e una vera unità di intenti.
L’ABA non è  – di per sè – il metodo migliore. Se esistesse un “program teacch” fatto in maniera intensiva, con una vera unità di intenti di tutti quelli che lavorano intorno al soggetto autistico, forse sarebbe altrettanto valido.
Allo stesso modo, è validissimo (in teoria) il modello “Denver”,  ma in una realtà come quella italiana (nonostante il nepotistico battage pubblicitario di ANGSA e Autismo Italia: il figlio di Donata Vivanti lavora con Sally Rogers) dove i servizi per l’autismo sono così rari e dove la cultura dell’autismo e così inquinata dalla follia psicodinamica, sia davvero di impossibile realizzazione, perchè è davvero difficile che lavorino in rete tutte le figure che ruotano intorno a un bambino, se il centro che frequenta e’ a 35 km da casa, la piscina a 20 in direzione opposta, la scuola a 5 in un’altra direzione ancora, la logopedista a 10 da tutt’altra parte.
Il Denver potrebbe funzionare se fosse davvero “Community based” ovvero se esistessero servizi validi nell’arco di pochi  chilometri.
Per questo motivo l’ABA “home based” o “school based” rimane la soluzione migliore.

Ma… c’e’ un ma…
Io non credo affatto che l’unica strada percorribile sia quella delle aziende private del terzo settore. Credo che l’educazione dei soggetti autistici spetti agli insegnanti e agli educatori. Quindi alla scuola.

Come dice Pasquale di Cresce (il pesce) in questo stesso sito, un pool di scuole potrebbe mettersi insieme e assumere un/una analista comportamentale per seguire i bambini autistici che frequentano quelle scuole, e la “manovalanza” dovrebbero farla gli insegnanti di sostegno e gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione.

p.s. Naturalmente, tutto questo discorso non va bene – adesso – per chi ha figli piccoli, perché i bambini crescono inesorabilmente.
TOCCA affidarsi ai privati, anche facendo debiti. 
Nel frattempo, però, bisogna incazzarsi, perché grazie all’incazzatura attiva possano nascere “buone prassi” e che anche i bambini piccoli – un po’ più grandi – possano usufruirne.

 

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