Esprimo il concetto in poche righe, parlando da insegnante di sostegno oltre che da padre di bambino autistico: molti miei colleghi si “buttano” nel sostegno come “passaggio facilitato” per l’assunzione a tempo indeterminato. Appena di ruolo, non vedono l’ora di passare sulla propria materia o su “posto comune” (e il 90 per 100 lo fanno dopo 5 anni… e siamo punto e daccapo).
Come fare a bloccare i “furbetti del sostegnino“, che sono una vera e propria rovina per i nostri figli? Rendendo impossibile passare sulla propria materia o su posto comune.
Una scelta fatta “per sempre” sarebbe ponderata ed avremmo insegnanti di sostegno motivati.
Qualcuno dirà:
<<Ma così vengono a mancare gli insegnanti di sostegno specializzati>>
Semplice: in mancanza di insegnanti specializzati basta assumere (se richiesti e scelti dalla famiglia) degli educatori a tempo pieno, con lo stesso stipendio degli insegnanti e pagati dal ministero.
Il compagno Tremonti dirà:
<<Ma così aumentano i costi!>>.
Secondo me costa molto di più alla collettività lasciare tutto in mano alle cooperative.
GIANNI PAPA
Ho lavorato tre anni con un bambino autistico. I commenti per il mio lavoro lascio agli altri. L’unica cosa che vorrei condividere è la necessità della fiduccia e la stima reciproca tra la famiglia, scuola e la persona di sostegno o baby sitter.
Solo cosi ho ottenuto i resultati con una creatura speciale, un bambino con le difficoltà ma con un amore immenso. A me basta solo questo per cominciare e raggiungere i resultati.
Da docente sono perfettamente concorde con te perché gli insegnanti di sostegno migliori che ho conosciuto sono quelli che non lo hanno fatto come scorciatoia per entrare di ruolo. E non è un caso, forse. L’articolo di Stella invece non mi è piaciuto (l’avevo già letto) perché mischia problemi ed abusi che devono essere collocati su piani diversi se non si vuole fare torto ai diritti degli studenti (di qualsiasi parte d’Italia siano).
Quest’anno, nella scuola dell’infanzia di mio figlio (4 anni, autistico, senza sostegno grazie agli studiati ritardi dell’ASL e a liste di attesa semestrali per accertamenti diagnostici), è stato tolto il sostegno ad una bambina praticamente cieca e l’anno scorso nella scuola primaria di mia figlia sono state dimezzate le ore di sostegno anche a casi gravissimi.
Puniamo tutti gli abusi possibili però – e qui mi riferisco a molti commenti all’articolo di Stella – non mischiamo gli imbroglioni con chi viene imbrogliato.