Sempre più di frequente, mi imbatto in “regolamenti” scolastici fatti con i piedi, liberamente e senza alcun vincolo. Eppure i vincoli ci sono e i Dirigenti Scolastici (a loro va la responsabilità di questo scempio) hanno il dovere di farli rispettare.

Una delle cose che mi mandano più in bestia sono i “criteri per le liste d’attesa delle scuole dell’Infanzia”. Troppo spesso, questi criteri dimenticano che i bambini disabili hanno la precedenza assoluta. SEMPRE!!!
E non lo dice una leggiùcola del cacchio: lo dice la legge quadro, la 104/92!!!

I DIRIGENTI SCOLASTICI NON CONOSCONO LA 104 O FANNO I FINTI TONTI????

Dice l’art.12, comma 2, della legge 104:

“ è garantito il diritto alla educazione e all’istruzione della persona handicappata nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie”

Che significa? Significa che il bambino disabile ha la priorità di iscrizione. Si tratta di un diritto ESIGIBILE.

A sostegno di ciò si può citare l’art. 3, comma3 della Legge 104/92:

“le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici”.

GIANNI PAPA

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  1. giorgio bianco scrive:

    Io di Gianni Papa rispetto il fatto che è padre di un bimbo con autismo, immagino le sue difficoltà, e apprezzo molto l’impostazione anti-psicodinamica. Ma su alcune cose mi fa veramente inc .. . . . .
    Questa volta però devo rendergli merito di aver scritto un bell’articolo su un tema importante.
    E mi è veramente piaciuta anche la frase finale di Eva Maggiorelli “mi trovassi in una situazione del genere non avrei dubbi a ricorrere alla magistratura”. ESATTO

  2. eva maggiorelli scrive:

    dalle nostre parti almeno questo è rispettato, di solito costituisce titolo di precedenza anche avere un fratello o una sorella con handicap. La mia terzogenita è arrivata perfino seconda nella graduatoria cittadina dei nidi di infanzia ( 200.000 abitanti non un paese….)
    Mi scandalizzo anche solo a pensare che da certi parti non sia così, ma la storia del bambino escluso dalla mensa ci dà invece purtroppo la misura che anche questo sacrosanto diritto non sia pacifico. Il problema però è anche un altro, Gianni definisce la frequenza alla materna come un intervento precoce…. bellissima definizione ma purtroppo sappiamo bene che non è così, non basta inserire un bambino autistico alla materna per poter parlare di intervento, non basta neppure assegnargli l’insegnante di sostegno per tutto l’orario scolastico. Pure la materna sarebbe fondamentale e non sarebbe neppure così difficile lavorare bene e integrare il bambino, visto che il gap di solito non è ancora cosìghettizzante. Con mio figlio è stato fatto un bel lavoro davvero alla scuola di infanzia, e non sapevamo ancora neppure la diagnosi ( figurati se sapevamo cosa era aba)
    In ogni caso non si può accettare di essere esclusi in partenza, mi trovassi in una situazione del genere non avrei dubbi a ricorrere alla magistratura

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