ABA e SCUOLA (ABA a SCUOLA): COME FARE? (senza peli sulla lingua)

Formare gli insegnanti?

La formazione degli insegnanti non porta a nulla: le scuole la organizzano in maniera molto asettica e senza nessuna applicazione pratica nella scuola reale.

E allora?

Quello che si deve ottenere è… collaborazione di Ufficio Scolastico Regionale (USR) e Ufficio Scolastico Territoriale (UST). Questi organismi devono emanare (è auspicabile che lo facciano) delle direttive per le scuole

Cosa ci deve essere scritto nelle “direttive”?

Nelle direttive ci deve essere scritto che l’ABA è il trattamento migliore per l’autismo, secondo tutte le linee guida nazionali e internazionali, e per questo motivo gli insegnanti devono lavorare secondo le indicazioni del consulente scelto dalla famiglia, facendo workshop mensili a scuola e facendo le sessioni 1:1 richieste dal consulente

Che risultati si possono raggiungere a scuola?

La scuola può arrivare a fare 20 ore settimanali a tavolino e 20 ore di attività in NET o incidentale.

40 ore tutte a scuola?

40 ore tutte a scuola!!!

C’è bisogno di una formazione di tutti gli insegnanti?

Non c’è bisogno di nessuna formazione degli insegnanti in generale: c’è bisogno che gli insegnanti facciano ABA. Facciano i tutor.

Quindi non c’è formazione?

La formazione c’è ma viene fatta nel workshop iniziale, come in tutti i trattamenti ABA, solo agli insegnanti che seguono il singolo alunno autistico. Gli insegnanti eseguono quello che dice il consulente. Per eseguire quello che dice il consulente basta essere di mente aperta: aiuta molto avere già esperienza, mentre aiuta pochissimo avere una formazione teorica.

Punto.

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18 Risposte

  1. Mio figlio ha settimanalmente 22 ore di sostegno e mi sono sentita dire che le insegnanti di ruolo la vogliono mettere accanto a mio figlio in mensa. Ora mio figlio è appurato che sa stare a tavola da solo e sa mangiare da solo, vorrebbero usufruire del sostegno non per insegnare a mio figlio ma per fare da balia ad altri scalmanati di bambini. Ora io vorrei sapere che mansioni ha la maestra di sostegno insegnare o fare da balia? Veramente vorrei sapere se c’è una legge per appigliarmi a questa cosa per me assurda. Grazie mille della risposta

  2. Sono una mamma disperata , mio figlio autistico , ma lieve, va i terza , ma da tre anni ho un sostegno , con il quale non fa progressi , come devo fare . sono estraniera perdonate il mio Italiano.grazie

  3. CIao, vi ho letto e sono un’insegnante di sostegno, ho lavorato in una scuola speciale per 20 anni a Milano e adesso sono in una scuola normale da 2, quindi prevedo altri 22 anni di lavoro almeno. Non confondete il terapista con l’insegnante, questa ha una funzione di sviluppo delle potenzialita’ all’interno di un contesto sociale reale e quindi per quanto si voglia pensare che un buon metodo diminuisce difficolta’ e aumenta potenzialita’ se poi non esiste un ambito naturale nel quale sperimentarle e modifcarsi in itinere e’ lavoro perso.
    Nella speciale potevo permettermi il lusso di fare molta” terapia” ma senza momenti reali di scambio non scatta il beneficio e la motivazione che il processo d’integrazione innnesca, dove ognuno e’ protagonista e partecipa. Ma non e’ tanto questo, mi preme dirvi che il lavoro del sostegno nella scuola non e’ assolutamente facile, i sostegni nella normale risentono pesantemente di una marginalizzazione e di un mancato protagonismo di corresponsabilita’ che richiede un intervento attivo e di costruzione di tutti ( tipo i GLH) perche’ si sciolga il loro lavoro dai pregiudizi e dagli stereotipi. Ho trovato molto piu’ bloccate le insegnanti della normale e non per mancanza di talenti ma perche’ imbrigliate in un meccanismo sbagliato. Cmq visto che siamo in tema di liberalizzazioni vi anticipo che in parlamento a giugno e’ stata presentata una proposta di legge sulla privatizzazinoe del sostegno a carico di cooperative di educatori quindi bisognera’ valorizzare questa figura che quanto meno ha una doppia preparazione rispetto alle altre insegnanti e beneficia di ore di programmazioni che vanno a solo vantaggio di un lavoro di qualita’.

  4. Con gli insegnanti (“le” insegnanti, visto che purtroppo le quote “azzurre” nella scuola non sono rispettate) quella che funziona meglio è l’estinzione. E, nei casi più gravi, la punizione.
    Cos’è il rinforzo? Si rinforza il comportamento positivo: nella maggior parte dei casi ci sono comportamenti inadeguati da eliminare.

  5. Ti sbaglio: conosco molto bene i miei colleghi (colleghe). Andandoci calmi e collaborativi, al massimo si riesce a limitare i danni. Se poi hai culo e trovi la scuola “comportamentista”, è un altro paio di maniche.

  6. eva maggiorelli

    Vedi che alla fine dici quello che dico io?

    non è quello che hai detto all’inizio che suonava in modo molto diverso.
    Comunque il tutor dentro la classe io sono sempre riuscita a mandarcelo… l’ultimo anno delle elementari alla fine le maestre lo invitavano di loro inziativa molto spesso per varie attività.
    Si tratta anche di sapersi porre, di usare un po’ di psicologia…
    pretendere che si faccia “ABA punto e basta” o che l’insegnante sia un “mero eseutore di quello che dice il consulente” senza neppure una formazione teorica dietro, mi sembra il modo peggiore di porsi e di ottenere dei risultati.

    ma così poco conosci i tuoi colleghi?
    Lo so per esperienza perchè la prima consulente che avevamo avuto si presentava a scuola come depositaria di SCIENZA dava per scontato tutta una serie di cose che per le insegnanti non lo erano affatto e le trattava come cretine.
    Dopo siamo riuscite a riscostruire un rapporto collaborativo con molta fatica.
    sempre meglio usare il rinforzo positivo…se poi non funziona allora passiamo a quello negativo…ricordi?

  7. Eva, sai benissimo che ABA non è un metodo riabilitativo: è una scienza che utilizza svariati metodi e svariate procedure.
    Ad ogni modo la mia è semplicemente una proposta volta a combattere il malcostume per il quale alcune maestre rifiutano l’uso del rinforzo e alcune scuole ostacolano l’ingresso del consulente per le osservazioni a scuola. Nulla di obbligatorio per tutti ma di obbligatorio per quegli insegnanti di quegli alunni che hanno in atto un intervento ABA. Poi proprio per questo esistono PEI e PDF: perché ogni alunno ha le proprie esigenze.
    Ciò non toglie che una circolare in proposito sarebbe utilissima per evitare il nullafacentismo e l’immobilismo psicodinamico di molto personale della scuola. “Personale” inteso in senso lato, dal dirigente all’ultimo bidello.
    Insomma: la scuola non può ostacolare quello che la famiglia porta avanti con immensi sacrifici. E questo deve essere sancito e stabilito. Per iscritto. La soluzione della Circolare Ministeriale mi sembra la migliore, in quanto una legge in proposito ha tempi lunghi e la bozza di legge che gira in rete… è proprio brutta.

  8. eva maggiorelli

    non hai parlato di seguire tecniche comportamentali, hai parlato di 40 ore di ABA ( di cui 20 di net) con l’insegnante di sostegno che “esegue” quello che dice il consulente, fa cioè il tutor.
    Mi pare una bella differenza.
    Secondo me è un modello difficile da realizzare nella scuola italiana e comunque neppure auspicabile per tutti.
    Meno che mai non lo si può imporre per legge.
    LA legge sui dsa prevede una serie di strumenti e strategie da utilizzare e anche una serie di diritti per gli studenti e per i genitori, mica impone l’uso obbligatorio di un metodo riabilitativo

  9. Se esce una circolare dove si dice che bisogna usare le tecniche comportamentali (l’RDI ha basi comportamentali, non certo psicodinamiche), poi il modello di intervento preciso si stabilisce nel PEI, che deve essere approvato dai genitori.
    Sui DSA c’è una legge specifica. Poi l’intervento specifico sul singolo allievo viene stabilito nel PDP (piano didattico personalizzato).

  10. eva maggiorelli

    QUINDI SE MIO FIGLIO FA RDI AD ES. A SCUOLA DEVE FARE ABA PER FORZA?
    PER I DSA L’USO DEGLI STRUMENTI COMPENSATIVI E’ CONSIGLIATO, MICA OBBLIGATORIO

    in classe con mia figlia c’è una bambina DISLESSICA MA NON USA NESSUNO STRUMENTO COMPENSATIVO, PER ORA CE LA FA BENISSIMO COSI’, gli strumenti compensativi verranno introdotti quando e se ce ne sarà bisogno secondo le indicazioni di chi la segue

  11. Cara Maria Grazia, per i DSA hanno imposto di usare la calcolatrice, di dispensarli dalla lettura ad alta voce etc etc perché è quello che serve per quel tipo di disabilità.
    Per gli autistici serve l’ABA. Punto. Gli insegnanti italiani devono adeguarsi. Punto.
    E tu hai una visione deformata dell’ABA: chi l’ha detto che bisogna stare 40 ore seduti a tavolino? :-O

    Perché non ti appelli alla corte di giustizia per il fatto che tua figlia ha dei compagni che usano la calcolatrice nei compiti di matematica?

  12. eva maggiorelli

    ANCHE IO MI DOMANDAVO COSA PROPONEVI PER I BAMBINI CHE NON FANNO ABA O CHE LO FANNO IN MANIERA DIVERSA DA QUELLA CHE FAI TU
    E NON STO PARLANDO DI PISCOTERAPIA MA DI LOGOPEDIA, TEACH, RDI O DIR O ALTRO. ESISTONO IN ITALIA, CHE NE VOGLIAMO FARE: BUTTARLI IN UN FOSSO? FARGLI FARE ABA PER FORZA? CON LA FAMIGLIA CHE NON VUOLE O NON PUO’ COLLABORARE?
    MAGARI CE NE SAREBBERO DI QUELLI CHE LA VORREBBERO FARE E CHE NON POSSONO PERMETTERSELO, MA NON POSSIAMO MICA IMPORRE IL “METODO DI STATO”

    IL PUNTO NON E’ TANTO FAR FARE 40 ORE DI ABA A SCUOLA NELLA STANZETTA SEPARATA ( PERCHE’ ALLORA TANTO VALE FARLA A CASA, E’ PIU’ SEMPLICE DAL PUNTO DI VISTA ORGANIZZATIVO) MA INSEGNARE AD USARE TECNICHE O STRATEGIE DEL METODO USATO PER QUEL SINGOLO BAMBINO E CONDIVIDERE ALCUNI PROGRAMMI DA FARE ANCHE A SCUOLA ( AD ES. MIO FIGLIO HA QUELLI DI COMPRENSIONE DEL TESTO, CHE VIA VIA VENGONO INCREMENTATI DI PARI PASSO A CASA E A SCUOLA)
    NON E’ FACILE NEPPURE QUESTO. SI TROVANO SCOGLI E RESSITENZE ANCHE SU QUESTO. IN OGNI CASO LA FORMAZIONE TEORICA NON BASTA, SU QUESTO SONO D’ACCORDO CI VUOLE ANCHE QUELLA PRATICA, CON IL TERAPISTA CHE ENTRA IN AULA E AFFIANCA L’INSEGNANTE E FA VEDERE IN PRATICA COME FARE.
    IN OGNI CASO LEGGERE L’OPINIONE CHE HAI DEI TUOI COLLEGHI, E’ DAVVERO SCONSOLANTE PER I GENITORI.

  13. Senza peli sulla lingua? Perfetto. Se a scuola il bambino o la bambina deve fare ABA 40 ore che ce la mandi a fare? Tanto che sta a casa sua o nella “stanza” del sostegno è uguale. A quel punto è più facile ricercare una bella convenzione con cui la famiglia ha la possibilità di scegliere se usare o no la scuola come centro diurno. Tu, come genitore, non imponi a me genitore di seguirti nella tua battaglia contro il sistema secondo la tua visione (e men che meno mi imponi eventualmente i tuoi “successi” se verranno). Io la mia battaglia la conduco diversamente. E io non faccio fare diete né psicoterapie a mio figlio (giusto per evitare che negli insulti che seguiranno mi sia dia della psicodinamica e compagnia cantando).
    Sono stanca di dover ascoltare i dictat di chi vuole il sistema a proprio uso e consumo. In rete, in “presenza” e così via. Avete trovato la via del successo? Quella che reputate il meglio per i vostri figli? Vi auguro il meglio. Ma forse è meglio battersi per il sostegno della famiglia (in termini di soldi e servizi di supporto) tutti insieme che trattare come deficienti tutti gli altri genitori e come manovalanza-che-deve-eseguire le docenti in genere. Certo che se questa è l’opinione che hai dei tuoi colleghi sarà un vero spasso lavorare con te. Comunque sia, in bocca al lupo. Sappi però che io sono capace di arrivare alla Corte di Giustizia europea se mai qualcuno mi imponesse una cosa del genere. Come genitore e non solo.

  14. eva maggiorelli

    40 ore a scuola? ma da chi scusa? per arrivare ad una copertura di 25 ore ( tra sostegno ed educatore) ho dovuto quasi prostituirmi…
    e questo è solo il problema quantità, poi sulla qualità ci sarebbe da dire ben altro

    io vedo difficilmente compatibile un sistema in cui il bambino faccia aba a scuola da solo in una stanzetta per 20 ore la settimana con il nostro modello di pseudointegrazione…
    e poi di quale età parliamo? c’è una bella differenza tra la scuola di infanzia e le medie per non parlare delle superiori…

  15. Il problema principale è che le insegnanti di sostegno vanno a velocità ridotta . Per esperienza una brava terapista aba in un pomeriggio fa quanto un’ insegnante di sostegno volenterosa in 5 mattine a scuola . Il problema è far andare al galoppo chi da sempre va al passo . Puoi far fare tutta la formazione che vuoi ma non cambia niente . Poi ovviamente se ti capita una pessima insegnante di sostegno i risultati non sono modesti ma nulli ed in più tuo figlio si riempie di stereotipie ….

  16. Il principio della libertà di insegnamento non può valere di più del diritto dei nostri figli a ricevere un’educazione efficace. Tutti i principi sono sacrosanti, ma quando se ne scontrano due, come in questo caso, la giurisprudenza vuole che si segua una priorità: e la priorità va sicuramente ad un bambino già svantaggiato, piuttosto che ad un insegnante, che spesso tira in ballo il principio della libertà d’insegnamento quando sono finite tutte le argomentazioni valide per opporsi…ma poi mi chiedo “ma perchè opporsi?” Ma certo: “perchè fare aba costa fatica”. Eh già, è molto più comodo appellarsi alla libertà d’insegnamento, dire di essere contrari all’aba perchè non è etico dare il rinforzo, e intanto “buttare” il bambino autistico nel gruppo, “aspettando” che socializzi. Come se i nostri figli fossero autistici semplicemente perchè sono mancate loro occasioni di socializzazione!

  17. è vero, quando mi fanno questa obiezione chiedo:
    “la libertà di scelta dell’educazione speciale dei figli di noi genitori e soprattutto il diritto di coerenza di metodo abilitativo dei bambini, vengono prima o dopo la libertà di educazione? rispondete come se fosse vostro figlio…”
    di solito ottengo il silenzio come risposta, seguito da una fuga per motivi urgenti…. probabilmente vanno a nascondersi

  18. gli insegnanti si nascondono dietro il principio della liberta’ d’insegnamento…
    per fare quello che piu’ comoda loro…

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