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un documentario su… l’autismo

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Pubblicato il 2 maggio 2012, in VIDEO con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 11 commenti.

  1. ho visto e sequito attentamente il suo filmato,sono 20 anni che lavoro con l’autismo,dopo aver lavorato 15 anni in un centro ,ho preferito licenziarmi e collaborare quotidianamente con le famiglie che vivono quest’esperienza.chi non conosce non sa veramente come una famiglia vive in questi casi,soprattutto quando un genitore rimane da solo.purtroppo lo stato fa molto poco lascia veramente soli,fortunate quelle poche famigle che si possono permettere di avere gli educatori a casa..le faccio tantissimi auguri e buona vita.

  2. eva maggiorelli

    beh Mimmo..allora in bocca al lupo…

    farfallina: certo che hai ragione, non tutti sono così fortunati da avere una famiglia intorno, non semrpe ci è data possibilità di scegliere e allora tutto è molto più difficile come lo è stato probabilmnete per questa mamma.
    ED è in questi casi che il vuoto delle istituzioni è ancora più vergognoso

  3. eva condordo pienamente con quello che hai detto, devo dire che anche a noi l’idea di poter avere degli altri figli non dispiace, sicuramente sarebbe un’arricchimento per la vita di M e viceversa. :)

  4. farfallina felice

    nessuno di noi ha torto e nessuno ha ragione…
    giusto che i fratelli sani siano di sostegno al fratello in difficoltà
    giusta la riconoscenza e l’aiuto ai genitori

    ma faccio la stessa considerazione di prima, non tutti hanno una famiglia
    a volte, sotto questo aspetto, non c’è scelta
    se i parenti non esistono, non esistono
    a volte non è data nemmeno la possibilità di un altro figlio
    lo dico per esperienza personale
    a volte il vuoto familiare non è una scelta, ma un dato di fatto immutabile
    ovvio che sarebbe meglio non fosse così

  5. eva maggiorelli

    MIMMO io non stavo dicendo che è giusto che sia così, ma che spesso accade e questo aumenta il senso di solitidine di chi resta solo con il figlio autistico.
    personalmente ho avuto una seconda figlia subito dopo N. quando ancora non eravamo a conoscenza dle problema, ma ho scelto perfino di farne una terza quando n. aveva già 6 anni e il problema era ormai ben chiaro, quindi puoi immaginare come la penso in proposito.
    Certo che mi sono posta il dubbio se era giusto mettere al mondo un altro figlio in una famiglia così speciale, ma mi
    rifiuto di pensare alla mia famiglia come ad una famiglia triste e disgraziata e alle mie figlie come a delle segnate dal destino.
    Certo che devono vivere una situazione non facile, affrontare pregiudizi e discriminazioni, ma hanno modo anche di crescere forse più sensibili e mature degli altri, di imparare a dare un diverso valore alle cose di tutti i giorni..
    Hanno perfino la possibilità di fare delle esperienze speciali che probabilmente si ricorderanno tutta la vita, come quando Bianca che all’epoca aveva 4 anni mi aiutava ad insegnare a leggere e a scrivere al fratello di 5 e mezzo.. o come quando questo inverno siamo stati ospiti per 5 giorni alla Dinamo Camp con altre 20 famiglie con bambini affetti da disabilità varie. E’ stata un’esperienza bellissima specialmente per i fratelli normdotati ( e anche per i genitori) di vivere con naturalezza e anche con allegria la diversità dei fratelli

    e con questo non fraintendemi, mica voglio dire che è una fortuna ..ma sicuramente che per le mie figlie non è affatto una disgrazia crescere nella nostra famiglia speciale, non è facile ma sicuramente non è triste!

  6. @eva maggiorelli, hai ragione l’unica cosa che però mi rifiuto assolutamente di accettare, e chiamatemi illuso e naive o fessacchiotto ma per me è così, è che i “fratelli fanno la loro vita”, questo dipende da noi e da cosa insegnamo loro, dai nostri valori e da quanto questi sono più solidi dei valori imperanti attualmente. Se un fratello riceve: 1) il dono della vita per la quale io personalmente sono riconoscente verso i miei genitori(anche se spesso stramaledettamente amara) 2) il dono ancora più importante della salute, sarà nostro compito sensibilizzare i figli “sani” alle problematiche del fratello più debole e fare in modo che questo “ci butti un occhio” quando noi non ci saremo più. Non si venga a dire che questo è un discorso egoistico perchè non ci credo e non lo accetto, per me si tratta di una responsabilizzazione che un figlio deve apprendere, e quindi fare suo, dai genitori…e credo che sia più difficile insegnare ad un figlio autistico a stare a questo mondo (e tutti noi ne sappiamo qualcosa) che insegnare ad un figlio senza problemi ad voler bene al proprio fratello pur con i limiti che questo può avere. Ovviamente questo non vuol dire che bisogna fare altri figli “a posta” per seguire il fratello autistico, ma se si ha intenzione di avere comunque un altro figlio (mi ricordo che parlado con Vincet Carbone che fermai per strada a bologna :) dopo il suo workshop riguardo le mie paura di avere un altro figlio autistico lui mi fece un espressione molto italiana e mi disse un “oh well…” che tanto significave ” e che ci puoi fare..tanto vale provare”) bisogna comunque tenere in conto di sensibilizzarlo al problema del fratello. Quasi scontato a tale proposito il detto ” non chiedere cosa i tuoi genitori hanno fatto per te, chiediti cosa fai tu per i tui genitori”

  7. eva maggiorelli

    non dimentichiamoci il fattore età, andando avanti è più facile che uno dei due coniugi non ci sia più, non ci sono più i nonni o altre figure di riferimento, fratelli e sorelle sono già usciti di casa e si fanno la loro vita, la diversità è più evidente e non fa più tenerezza a nessuno…
    la scuola è un ricordo lontano…

    il punto è che dobbiamo cercare il più possibile di non arrivare all’età adulta con questa situazione di gravità…probabilmente non sarà facile lo stesso, ma sarà almeno più accettabile e dignitoso per tutti.
    In questo caso mi sembra di capire che questa donna aiuti o possibilità di migliorare la situazione ne ha avuti ben pochi anche in passato…

  8. Mimmo il cerchio dipende anche dalla gravità dell’autismo . Se hai un figlio con autismo grave e problemi di aggressività difficilmente trovi aiuto. Nel pubblico oltre alla prescrizione di psicofarmaci ed al parcheggio in strutture che di riabilitativo hanno ben poco non fanno altro .

  9. ovviamente non dico che è colpa della protagonosta se non c’è una famiglia intorno, questo è scontato, ma purtroppo a me sembra un dato di fatto che in queste situazioni più persone fanno “cerchio” e meno la situazione è pesante.

  10. hai ragione…ma non tutti hanno una famiglia

  11. mi piacerebbe commentare questo video con calma e lucidità (cosa che adesso non posso fare perche sono di smonto guardia, sono stato sveglio tutta la notte e potrei scrivere cose non esatte) però lancio un primo sassolino nello stagno: la protagonista, che giustamente chiede l’aiuto alle istituzioni perche è un suo diritto ed è anche un diritto del figlio etc..etc..etc…, e’ DRAMMATICAMENTE SOLA, almeno nel video non si vede l’istituzione naturale per definizione: la famiglia. Qui casca l’asino: chiedere l’aiuto (per l’amor di Dio dovuto ed ingiustamnte negato) dello stato è cosa sacrosanta, ma se non ci aiutimo noi con ciò che neanche questo stato ingiusto e tiranno ci può negare ovvero con una famiglia che ci viene a supportore, come faremo ad andare avanti?

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