Archivio dell'autore: Gianni Papa

Gli squali del web

Gianni Papa:

leggete questo su AUTISMO MICA NOCCIOLINE

Originally posted on autismomicanoccioline:

Se sei un genitore di un autistico (ovviamente anche per altre patologie vale lo stesso discorso) potrebbe capitare che ti chieda l’amicizia una persona come questa (clicca per vedere il suo profilo pubblico), che si definisce “agente per l’Italia di cellule staminali embrionali”.squalo-di-affari_fondo-magazine

Sicuramente ti vede come potenziale cliente.
Io non mi intendo di cellule staminali embrionali, non voglio giudicare chi le usa, specie su patologie terminali ,ma NON MI PIACE assolutamente come questa persona cerchi nuovi clienti.
Non so se sia legale la vendita in Italia di cellule staminali embrionali con un sistema di marketing tale e quale alla vendita di un aspirapolvere o di un materasso. Non conosco le leggi a riguardo.
Però credo sia ,se non legale, sicuramente non etico.
NON mi piace che questa persona cerchi clienti chiedendo l’amicizia  ai genitori di bambini autistici.
Non mi piace che ci sia un agente di…

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18

capitolo 17

18

Andai di nuovo da Rita, la psicologa culona. Rita era una specie di uragano e, nella mia mente imbecille, era molto più in gamba sia di Enza Caserta che di Elisabetta Caterino.

Aveva un problema, però, Rita. Non so se ne ho ancora parlato. Aveva una “cadenza” ridicola. Pare infatti che fosse di Marcianise città, non di Caserta. E a Marcianise – mi dissero – le persone parlano in quel modo strano.

Per esempio, se doveva dire “Il nostro centro è a Marcianise”, lei diceva “Il nostro centro è a Marcianàise”. Non proprio “Marcianàise” ma qualcosa del genere, qualcosa di molto strano: non riportabile su carta, per iscritto.

Quel giorno, infatti, mi disse: “Benvenuto a Marcianàise” e mi comunicò che avremmo di nuovo lavorato con Kevin.

- Cacchio – dissi – ma qui c’è solo Kevin?

Non che avessi nulla contro Kevin, era un bambino autistico molto piccolo e biondino e adorabilino, ma per essere utile a Rosanna (era quello il mio problema, era quello che Giacomo mi rinfacciava, secondo lui volevo farmi bello e fare il figo: non essere utile a mia figlia) dovevo vedere molti bambini tutti insieme.

- Qui a Marcianise abbiamo pochi bambini sfigati. Volta per volta ne conoscerai qualche altro, ma sono sempre pochi. La maggioranza sono a Casal di Principe e sono supervisionati direttamente da Elisabetta.

- Ho visto i treni per Casal di Principe: sono di meno, ma ci sono. Basta scendere ad Albanova. Poi, a piedi, il centro è vicino.

- Dai, dai – fece Rita – Tu non ti rendi conto. Hai idea di cosa sia Casal di Principe? Non è il pianeta terra: è un altro mondo. Già Marcianàise è un posto strano ed è difficile camminare per le strade tranquillamente, ma a Casal di Principe non ci puoi nemmeno mettere piede, se non ti conoscono.

Impossibile, pensai. Avevo conosciuto anni prima, all’università, una ragazza con i capelli corti e le lentiggini che mi piaceva molto. Era proprio di Casal di Principe. Ci eravamo anche baciati nelle scale della facoltà. Poi il tutto si era risolto in un nulla di fatto, anche perché a me le donne erano simpatiche, ma non mi veniva spontaneo andarci dietro.

Poi avevo conosciuto mia moglie, mi ero sposato, e le donne continuavano ad essermi simpatiche. Ma non erano la mia strada.

Alla fine conobbi Giacomo, e Giacomo era quello che ci voleva. Il resto è bieco moralismo.

Insomma… guardai fisso quella culona marcianisana di Rita e scossi la testa.

- Non è possibile – feci – Ho conosciuto una ragazza che studiava, anni fa. Era una ragazza normalissima. Non ti credo. Davvero: parlava in Italiano corretto, seguiva tutte le lezioni e faceva anche ragazzi intelligenti. Quelle sulle camorra sono solo leggende, o comunque è una minoranza… Quella ragazza era normalissima. Il padre faceva il militare, mi sembra.

- Senti – fece Rita – ma chi se ne frega non ce lo metti? Qui facciamo quello che ci dice di fare Elisabetta. Se Elisabetta dice che devi stare a Marcianise, tu stai a Marcianise. Però non ti buttare giù e non darti la zappa dei piedi perché io sono brava, modestamente. Dai, ti insegno quello che ti devo insegnare. Oggi c’è solo Kevin, nella stanza degli sfigati, ma ci siamo anche solo noi due, perciò posso farti vedere bene il lavoro.

Proprio a quel punto, sentimmo la mamma di Kevin che parlava con il bambino mentre entrava nel centro.

La mamma di Kevin era una donna bellissima. Una biondina dalla pelle luminosa. Se mi fossero piaciute le donne, mi sarebbe piaciuta. In realtà, però, pensai, mi piaceva soprattutto la sua pelle. Era proprio bella, e gliela invidiavo.

- Keviiiin!!! Keviiiin!

Oltre a Rita, vennero anche le psicologhe tirocinanti o meno delle altre stanze. Le altre stanze erano uguali alle stanze del centro di Caserta. Altre due stanze. C’erano ragazzi che facevano i compiti e insegnanti isteriche e ululanti che li aiutavano.

Cavolo, la prima volta che ero andato lì avevo visto solo Rita. Mi aveva portato subito nella stanza degli Sfigati, Rita. Poi era venuto Kevin.

Mi aveva parlato tanto, Rita. Era stata gentilissima, Rita la culona. Tanto gentile che non mi ero reso conto che quel centro non cambiava molto, rispetto al centro di Caserta. Anche là c’erano pochissimi bambini con disabilità. Per la precisione, fino a quel momento avevo visto solo Kevin.

- Ma ci sono i bambini con disabilità, qui?

Rita mi guardò con aria di rimprovero.

- Oooooh, che pesantezza!!! Mica vengono tutti i giorni!!!

Poi si concentrò sul bambino e mi mostrò le prese dati, in una griglia. Dovevo mettere una X quando il bambino rispondeva alle sue richieste e cancellare il quadretto quando non rispondeva. Avremmo preso i dati entrambi e poi li avremmo confrontati.

- Si chiama Inter Observer Agreement e in pratica serve a rendere ancora più scientifico il nostro lavoro. Trattandosi di comportamenti umani e venendo monitorati da esseri umani, c’è sempre il rischio di sbagliare. Prendendo i dati in più persone il rischio di sbagliare viene minimizzato.

A questo punto bisogna descrivere com’è fatto il centro di Marcianise, o meglio come è fatta l’aula degli Sfigati del centro di Marcianise.

Molto semplice: da una parte ci sono dei tavolini dell’IKEA per bambini, o dell’arredamento rubato ai sette nani, molto colorato, e dall’altra giochi, giochini e giochetti, sempre dentro mobili dell’IKEA.

Le “sessioni” con i bambini (quelle con Kevin e quelle che avrei visto in seguito) funzionavano così: si lavorava fino a 10 richieste e poi li si mandava a giocare con i giochetti.

I bambini restavano a giocare anche la metà del tempo. Mentre giocavano, le psicologhe, pseudo psicologhe e tirocinanti in genere se ne disinteressavano e parlavano dei cacchi propri. Se il bambino si metteva a stordirsi di stereotipie, continuavano a parlare dei fatti propri e lo lasciavano fare. Fino a che decidevano che l’alunno sfigato aveva giocato abbastanza e lo richiamavano al tavolino dell’IKEA, per altre dieci richieste.

Era un mondo inesplorato, ed era tutto il contrario di come me lo aspettavo. Come diavolo dovevo fare perché tornasse utile nella mia vita con Rosanna?

 

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