Archivio dell'autore: Gianni Papa

Romanzo – 24

Capitolo 23

  24 (una digressione)

Mi rendo conto che chi legge queste mie memorie (perché di memorie si tratta, e anche molto oggettive: sapete tutti, adesso, dove è finita Elisabetta Caterino e tutti siete consapevoli delle vicende giudiziare che l’hanno coinvolta) potrebbe provare repulsione per quanto ho vissuto e per il modo in cui l’ho vissuto. Potrebbe dire (magari) non che ho fatto un travagliato percorso alla fine del quale ho raggiunto la consapevolezza e l’obiettività, ma che sto cercando – adesso – di cavalcare l’onda dei fatti di cronaca,  di mettere in cattiva luce il centro FARE e di urlare a squarciagola “Io c’ero! Comprate il mio libro!”.

Oppure, chi legge potrebbe addirittura pensare che io stia facendo un’opera di demonizzazione del cosiddetto “trattamento scientifico predittivo di efficacia” e lo stia facendo – controcorrente – proprio in un periodo in cui nascono come funghi centri e strutture che adottano l’ABA come fulcro e come ragione di vita. Proprio in un momento in cui escono articoli del tipo “Mio figlio non ha avuto trattamenti fino ai 13 anni. Oggi i bambini sono già seguiti già a 2 anni con l’ABA”.

L’ABA. L’ABA. Tutti dicono questa parola magica, facile da pronunciare, e si riempiono la bocca. L’ABA. L’ABA.

Diciamolo tutti. Ditelo anche voi. Sentite come suona bene? E come fa schifo, in confronto, il suono di TEACCH? Come sa di teutonico e poco attraente?

O come induce a strani pensieri la CAA?

“Mio figlio fa la CAA tutti i giorni, dopo pranzo”

“Anche mio figlio fa la CAA: è importante fare la CAA: aiuta la regolazione interna”

Ma basta. Stavo cercando di essere molto diretto nella mia narrazione e di attenermi scrupolosamente ai fatti, solo che – aprendo internet questa mattina – ho trovato vari articoli sull’autismo. Uno è

CHE FINE HA FATTO ENZA CASERTA? MISTERI SULLA SUA SORTE.

Si tratta di una serie di illazioni senza capo nè coda secondo le quali la presidentessa del centro Fare (e socia della Caterino) sia stata uccisa. Finora si è sempre creduto che fosse emigrata in qualche paradiso tropicale con i soldi della cooperativa, ma gli inquirenti hanno studiato bene la situazione del centro – al momento della sua sparizione – e hanno visto che ha lasciato le cose a metà.

Ad esempio: aveva un appuntamento, il giorno dopo, con una professoressa della facoltà di psicologia della seconda Università di Napoli. Aveva telefonato, la sera stessa della sparizione, al medico/abista più famoso e famigerato del sud (attivo – come sapete – soprattutto in Campania e in Puglia), il dottor Ricci, per proporgli una collaborazione. Aveva preso un appuntamento con un uomo – si suppone per motivi sentimental-erotico-sessuali – per la sera dopo.

Insomma: nulla lasciava presagire una sparizione. Nel senso che nulla lasciava pensare che sarebbe fuggita in un paradiso tropicale, come poi si è detto (come ha detto la stessa Caterino, che sostiene di averla incontrata il mattino della scomparsa).

Io sospetto che Enza Caserta sia molto furba e abbia fatto apposta a lasciare tutte le cose a metà, a prendere appuntamenti per il giorno dopo etc etc, proprio per sviare le “indagini”, e che sia campata in aria anche l’altra ipotesi avanzata nell’articolo, cioé un rapimento a scopo di estorsione, perché ormai sono passati parecchi giorni e non si è fatto sentire nessun rapitore.

Insomma: mi sono svegliato stamattina e ho letto gli articoli sul centro FARE, sul processo alla Caterino, sulle dichiarazioni del suo avvocato, Schiavone. Ho letto l’articolo sulla sparizione di Enza Caserta. E ho letto un altro articolo, su un altro sito, che predica la santa ABA come panacea di tutti i mali.

Alla fin fine e indipercui – anche se mi rendo conto che in un memoriale come questo dovrei attenermi ai fatti in maniera cronologica – trovo doveroso fare delle precisazioni sul motivo per cui sto scrivendo. Anche perché, quando avrò finito, la vicenda giudiziaria del centro FARE sarà probabilmente conclusa (però siamo in Italia… e non è detto). Dunque non potrò cavalcare l’onda del momento, quando avrò finito. Non potrò gridare “comprate il mio libro! parlo del centro sotto processo!”… Magari non se lo ricorderà più nessuno, quel centro.

Però… quando avrò finito questo memoriale, potrò dire la mia sul senso di tutto quello che è accaduto. Di tutto quello che c’è a monte. Potrò dire se è valsa la pena e se ne vale la pena…

Insomma: ABA… Questa parola magica che riempie le bocche e i portafogli, che diavolo è?

Come diceva Elisabetta Caterino prima di essere arrestata, ABA è una scienza applicata.

Punto.

E cosa vuol dire?

Vuol dire che è l’applicazione di una scienza.

E cosa vuol dire?

Vuol dire che c’è una scienza (una scienza vera) che ha le sue leggi, e che la scienza applicata cerca di sfruttare queste leggi, per i suoi fini.

Esempio: la legge di gravità. Sappiamo che ogni corpo, sulla terra, cade verso il basso. Questa è la scienza (quella vera).

La scienza applicata è quella secondo la quale, lanciando un grosso masso su un’auto – da un’altezza di 30 metri – possiamo distruggere quell’auto.

Ma basta digressioni, oltretutto prive di senso…. Il fatto è che mi sono svegliato con la voglia di fare digressioni… Ero rimasto a quando eravamo tutti emozionati, nel centro di Marcianise, perché la magica Elisabetta stava per darci una prova della sua scienza applicata (del suo masso sull’auto), entrando con Raffaele nella stanza morbida e buia…

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MOM POWER!

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recupero%20online.png[1]Sono una mamma di un ragazzo di 18 anni, assolutamente recuperato (brutto questo termine).

Mio figlio suona benissimo il pianoforte, studia canto lirico, frequenta un liceo musicale.
Ai tempi non c’ era l’ aba, ci volevano secoli prima di trovare qualcuno che ti dicesse cosa fare, non ti spiegavano nulla.

Io ho saputo della diagnosi dal dentista quando sono andata per far curare un dentino cariato al mio bambino di 7 anni… mi sono sentita dire … “ma cosa pretende signora, che glielo curiamo senza anestesia generale???”

E – sventolandomi sotto il naso il tesserino sanitario – mi ha detto, la gentile dentista di cui ho rimosso volto e luogo di lavoro: signora , suo figlio E’ AUTISTICO!!!
Comunque dall’ eta’ di quattro anni mio figlio ha fatto psicomotricita e poi ho lavorato ogni secondo con lui.

Ho PRETESO il contatto fisico passando pomeriggi a fare il cavalluccio con lui sulla schiena, per poi finire a rotolarmi sul tappeto con lui fingendo di essere il personaggio di non ricordo quale cartone animato.

Mio marito è durato poco ancora con me, non trovava la cena pronta!!

Ah, dimenticavo di dirvi che avevo anche una bimba di 7 anni piu grande che ogni sera andava a cercare le lenzuola del letto in giro per casa (perche suo fratello disfava i letti) e si faceva ogni sera il letto prima di andare a dormire.

Far dormire suo fratello era un operazione che durava sin dopo la mezzanotte. Questo non un giorno, anni!!

Ah, dimenticavo, HO PRETESO anche da mio figlio il contatto oculare ed ogni volta che dovevo parlargli me lo mettevo sulle ginocchia e lo obbligavo a guardarmi!

Un operazione semplice come allacciarsi le scarpe ha richiesto suppergiu un anno di lavoro e di estenuanti attese prima di uscire. Col tempo mio figlio cucinava, insieme a me, usando anche il coltello tagliente, sbucciava le patate col pelapatate, si vestiva da solo, si faceva la doccia da solo, si preparava la cartella da solo.

Ora c’ e’ di moda il metodo aba che sara efficacissimo, non metto in dubbio, ma perche’NON SI INSEGNA ALLE MAMME QUESTO METODO???

Perchè mamme che ce l’ hanno fatta, come me, che hanno anni di esperienza sull’autismo sono disoccupate e fior di psicologi, educatori ed insegnanti lavorano al recupero di questi ragazzi, magari solo dopo aver fatto un corso on line?

E con quali risultati… Io non ho applicato l’ aba ma il buon senso: ho lavorato per obiettivi risolvendone uno alla volta.

Ed ha funzionato.

Perciò, mamme, non arrendetevi e PRETENDETE di essere aiutate in famiglia (io ho lasciato il mio lavoro) e di essere istruite per utilizzare vostre risorse 24 ore su 24.

Vostro figlio ha bisogno della vostra competenza, non solo di terapisti che lo vedono poche ore la settimana o al giorno.

Con l’ augurio di poter stupire anche voi un domani prossimo per il grado di sicurezza ed indipendenza raggiunti da vostro figlio!

CLAUDIA

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