Archivio dell'autore: Gianni Papa

romanzo 19

Capitolo 18

19

La mia vita non era semplice. Abitavo a Formia e andavo a fare tutte queste ore di tirocinio a Marcianise. Dovevo cambiare due treni e perdevo un sacco di tempo di viaggio. Però resistevo, con tenacia. Mi portavo il tablet con – sopra – caricati dei libri di analisi del comportamento applicata, e mi mettevo a studiare. Stavo facendo un master perché dovevo aiutare Rosanna, mia figlia, non per divertimento. E ogni istante cercavo di sconfiggere la mia stessa testa, che spesso partiva per la tangente e si metteva a pensare per i fatti suoi, “di testa sua”. Cercavo di sconfiggere la mia testa e focalizzare ogni mia attenzione su quei libri che – alla fin fine – mi sembravano gonfi di parole e mi sembravano una specie di spuma.

Avete presente la spuma? La spuma ha bassissima densità… è una cosa gonfiata. Se si potese racchiudere una bolle enorme di schiuma in un contenitore piccolo, ce ne vorrebbe uno molto piccolo.

Mi sono spiegato? Io non sono uno scrittore: sono solo un blogger. Non so scrivere ardite metafore.

Insomma: volevo semplicemente dire che mi sembrava che quei libri che leggevo in treno ripetessero sempre gli stessi tre o quattro concetti (o – meglio – due o tre) messi in croce e ripetuti in tutte le salse. Mi sembrava che definire l’ABA una “scienza applicata”, quando l’applicazione della scienza si limitava a 2 principi sicuri e provati applicati in 10.000 salse… mi sembrava una spuma… una bolla…

Insomma: pensavo che forse l’idea giusta, quella da portare avanti, era quella di divulgare la cosiddetta “scienza” il più possibile, sfrondandola dalle sovrastrutture. Far capire alla gente che la cosiddetta scienza è fatta di due concetti, far interiorizzare quei concetti e… basta!

Insomma: non è stato un bel periodo della mia vita, quello in cui andavo avanti e indietro da Marcianise. Tanto più che, nei momenti in cui ero a casa, cercavo sollievo nel mio compagno. E il mio compagno era sempre nervoso.

Mi ricordo una domenica. Io ero tornato da una due giorni di tirocinio intensivo più una due giorni di lezioni teoriche intensive di Enza Caserta.  Al centro, avevo seguito sempre Kevin. Avevo preso dei dati ossessivi su ogni suo comportamento, in maniera pedissequa e morbosa, e non lo avevo visto cambiare di un solo millimetro. Ma – tanto – i bambini cambiano in tempi molto lunghi. Non si possono vedere i cambiamenti ad occhio nudo. Lo aveva detto anche Elisabetta Caterino in una delle lezioni del master: i cambiamenti si vedono un po’ alla volta, molto gradualmente, ma dipendono sempre dall’ABA.

Insomma: ero lì a pensare ai cambiamenti graduali che avrebbe avuto Rosanna, quando sarei stato un grande e rinomato analista del comportamento, e Giacomo stava lavorando al pc, con il netbook della Acer.

Rosanna emetteva dei gridolini piccoli “Aùia” e faceva sempre lo stesso tragitto. Andava fino alla porta d’uscita e ci dava sopra un colpo, poi tornava indietro e saliva in piedi sul divano. Quando era sul divano, gridava: “Non me lo posso pemettere quindi ti dico di no!”, cercando di imitare la voce stridula di Caparezza.

Sulle prime, risultava anche simpatica, ma cominciò a farlo in sequenza, senza soluzione di continuità, ogni 15/20 secondi.

- Non me lo posso permettere quindi ti dico di no!

Giacomo sbuffò rumorosamente.

- Analista del comportamento! – fece, parlando a me – La fai smettere?

Ripensai a Kevin, a come gli insegnavo a salutare, a come sorrideva.

Allargai le braccia.

- Mi mancano le prese dati – feci – E poi dovrei farle prima un assessment. Non ho idea di cosa posso insegnargli.

Giacomo chiuse il netbook, di scatto, senza nemmeno salvare quello che stava scrivendo. Inspirò rumorosamente e mi guardò.

- Ascolta – fece – Mi prendi per il culo?

Non so cosa potevo sembrare, un quel momento. Forse un pesce che annaspa fuori dall’acqua. Mi sentii mancare il fiato.

- Perché? – riuscii a dire.

- Le stereotipie – fece – Falla smettere di fare sempre lo stesso giro e di dire sempre la stessa frase.

“Come?” pensai, ma non lo dissi.

Avevo comunque imparato che i bambini autistici, quando hanno delle stereotipie ripetitive, delle ecolalie continue o comunque delle “adesività” morbose possono essere distolti.

Mi piantai a gambe larghe lungo il tragitto di Rosanna, che mi aggirò – semplicemente – senza guardarmi e si diresse verso il divano. Ma la bloccai.

Non l’avessi mai fatto. Diventò peggio di un’anguilla e più aggressiva di una tigre.

Tentò subito di mordermi sul collo, con un  salto. Mi scansai. Allora tentò di scalciare.

Ma era piccola, mia figlia. Non poteva farmi del male. La immobilizai.

- Mi hai fatto male! Mi hai fatto male! Mi hai fatto male! – cominciò a strillare, intervallando le parole comprensibili con altri versi e gesti inenarrabili.

Venne Giacomo. La abbracciò teneramente, mentre si divincolava, e la prese tra le braccia. Poi la lanciò in alto.

L’espressione di Rosanna divenne gioiosa, all’improvviso. Eppure sembrava che stesse per piangere.

- Ooooooh – fece Giacomo, mentre la lanciava in aria e poi la riprendeva.

Io ero rimasto fermo e attonito, senza sapere cosa fare. Guardavo il mio compagno con ammirazione.

- Vai nel cassetto del mio comodino – fece Giacomo – Prendile l’Ipad.

Eseguii prontamente. A testa bassa.

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Gli squali del web

Gianni Papa:

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Originally posted on autismomicanoccioline:

Se sei un genitore di un autistico (ovviamente anche per altre patologie vale lo stesso discorso) potrebbe capitare che ti chieda l’amicizia una persona come questa (clicca per vedere il suo profilo pubblico), che si definisce “agente per l’Italia di cellule staminali embrionali”.squalo-di-affari_fondo-magazine

Sicuramente ti vede come potenziale cliente.
Io non mi intendo di cellule staminali embrionali, non voglio giudicare chi le usa, specie su patologie terminali ,ma NON MI PIACE assolutamente come questa persona cerchi nuovi clienti.
Non so se sia legale la vendita in Italia di cellule staminali embrionali con un sistema di marketing tale e quale alla vendita di un aspirapolvere o di un materasso. Non conosco le leggi a riguardo.
Però credo sia ,se non legale, sicuramente non etico.
NON mi piace che questa persona cerchi clienti chiedendo l’amicizia  ai genitori di bambini autistici.
Non mi piace che ci sia un agente di…

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