ABA PER SCEMI

Il nostro amico Harry Block, già autore di ABA E AUTISMO, perchè esisteva e come funzionava – ad Ovoli – la figura obsoleta del consulente ABA, ci regala il primo capitolo di una nuova saga: ABA PER SCEMI, in cui tenterà di spiegare l’Analisi Comportamentale Applicata in una maniera così semplice… come mai è stato fatto prima d’ora. Si tratta di poche pagine, rintracciabili solo su Amazon e solo in ebook, che oltretutto si interrompono sul più bello (proprio come una serie televisiva) a cui seguiranno altri volumi e altre esemplificazioni. Da non perdere, se volete avere guardare il trattamento principe per l’autismo e le disabilità evolutive in modo sagace e mordace

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I CONSULENTI ABA SONO TUTTI PSICODINAMICI

Gianni Papa:

A inizio anno, riblogghiamo un vecchio attualissimo post…

Originally posted on autismo incazziamoci:

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Riceviamo, pubblichiamo e pensiamo. Uhm… (G.P.)

Il problema è che tutte le persone che in Italia si stanno occupando, oggi, di intervento cognitivo-comportamentale per l’autismo sono psicologi (soprattutto psicologhe) o educatori (educatrici). Le psicologhe (e le educatrici), non c’è niente da fare, hanno tutte un orientamento volto a mettere “l’universo famiglia” al centro e il marasma dei rapporti interpersonali sotto la lente.

Va a finire che – nonostante si peritino di studiare lo shaping e il fading, il rinforzo e l’estinzione… e nonostante si riempiano la bocca di “Scienza” e “Scientificità”, esitino – nei fatti – di attaccare a spada tratta i colleghi “psicodinamici”, continuando a chiamarli “colleghi” e a rispettarli.

La realtà dei fatti è che anche loro sono psicologi/ghe e hanno studiato il sistema tolemaico-masturbativo freudiano.

Di conseguenza, non si assiste mai a una autentica battaglia contro l’inefficacia dell’approccio segaiolo, mai a una autentica…

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Romanzo – 27

Capitolo 26

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– Pronto.

– Ciao!

– Chi è?

– Sono Elisabetta!

– Eli!

– Chiamami Elisabetta!

– Ciao! Che sorpresa… E di domenica!

– Nulla… Avevo voglia di sentirti. Stai andando bene.

– In che senso?

– Fino a poco tempo fa, ti saresti alzato per ogni cosa che non andava e avresti sollevato una questione che non finiva più, invece alla lezione teorica, l’ultima volta, è venuta quella psicologa cognitivista e tu sai che noi abbiamo bisogno di contatti, abbiamo bisogno di gente che conosca il nostro nome e che ci faccia lavorare. Sai che nel migliore dei mondo possibili esiste solo l’ABA ma che dobbiamo accettare dei compromessi.

– Mi sarei alzato a fare un casino ma non avrei ottenuto nulla. Certo fare un master ABA e arrivare a parlare di tutt’altro, di teorie che non c’entrano nulla con l’analisi del comportamento… non ha molto senso… E gliel’ho scritto, a Enza.

– Infatti!!! Proprio questo ci ha fatto piacere! Un po’ di tempo fa noi abbiamo trovato un blogger omosessuale troppo omosessuale e troppo blogger, che “abbraccia” la causa dell’ABA senza essere nemmeno, lasciatelo dire, troppo convinto. Solo perché ha una figlia autistica. A proposito, come sta?

– Rosanna…

– Insomma, volevo complimentarmi con te perché stai imparando e stai diventando migliore. Il bigliettino lo ha letto Enza e lo ha passato a me. Lo abbiamo letto in due e non ha fatto danni. Invece un tuo intervento avrebbe potuto farne. E sai perché? Perché avresti avuto ragione! Perché non ha senso in un master ABA un intervento di una cognitivista… Ma quella cognitivista in particolare è molto importante nel nostro territorio ed è una strada che ci teniamo aperta!

– Dicevo di Rosanna…

– Ascolta: come sai, noi ogni estate organizziamo l’estate degli sfigati. L’anno scorso l’abbiamo organizzata a Casal di Principe, perché la maggioranza degli sfigati proveniva da lì. Ma ora abbiamo sfigati sia da Caserta che da Marcianise… E molti sfigati vengono anche da oltre, da Maddaloni, da Caiazzo, da Santa Maria a Vico.

– E…

– Perciò quest’anno l’estate degli sfigati viene organizzata a Marcianise. Che è un centro che conosci bene e dove tu hai cominciato a capire come si lavora con gli sfigati… Noi vogliamo tenere conto delle tue motivazioni e abbiamo deciso di farti lavorare esclusivamente con gli sfigati… Quindi vorremmo che facessi parte della brigata. Come sei messo in estate?

– Di solito vado al mare con il mio compagno e Rosanna e la mamma di Rosanna, che quest’anno non è fidanzata. Quindi teoricamente dovremmo andare tutti e quattro e basta, nella casa di Baia Domizia di Giacomo, a meno che lei non porti qualcuno all’ultimo momento. Un uomo, intendo.

– Non voglio conoscere i dettagli dei tuoi rapporti familiari.

– E cosa?

– Noi abbiamo bisogno di tirocinanti per tutta l’estate. Luglio e agosto, tranne che la sola settimana di ferragosto. Finiamo il 9 settembre. Insomma. Dal primo luglio al 9 settembre, meno una settimana, puoi stare con noi? Così hai occasione di lavorare con i bambini tutti i giorni, di specializzarti nel settore che ti interessa, quello degli sfigati, e di diventare un operatore competente. Non ancora in grado di masterizzarsi coma con tutta la parte del tirocinio “tolta di mezzo”. Allora…?

– Devo parlarne col mio compagno.

– Quando ce lo presenti?

– Io non credo…

– Ciao, allora. Fai sapere a Rita, quando vieni per il tirocinio, le tue disponibilità. Noi contiamo molto su di te, perché la tua motivazione non ce l’ha nessuno.

– Eh…

– Forza, dai, ti saluto.

– Ciao.

– Ciao. In gamba, eh?

26 – Romanzo

capitolo 25

26

Madre%20Teresa%20di%20Calcutta[1]Tenevo stretto Salvatore come avrei tenuto stretta la vita in caso di rapimento, di rapina in banca con ostaggio, di amore disperato e senza uscita. In caso, insomma, che mi avessero puntato addosso un’arma.

Elisabetta si avventò su di me, ma si guardò bene dal togliermi il ragazzo. Senza parlare, mi indicò la stanza buia, la porticina con veli dalla quale vi si penetrava.

Eseguii, non senza fatica perché il ragazzino cercava di mordermi. Davanti alla porta, la aprii con un calcio e lo scaraventai dentro con forza e con un fruscio.

La mamma di Raffaele si era messa davanti al vetro buio. Cercava di scrutare dentro, ma il pomeriggio era molto poco soleggiato, il cielo era coperto e non entrava luce da nessuna parte.

La mamma di Raffaele immaginava suo figlio muoversi, poi cercare di sedersi al tavolino, inciampare (si basava sui rumori), sedersi, prendere carte e denominare le immagini che non si vedevano (era troppo buio!) e che erano state stampate in rilievo (sembra).

In realtà, era da solo, là dentro. Elisabetta doveva ancora entrare.

Entrò dopo che Rita le ebbe portato una bottiglietta d’acqua, molto fredda (si vedeva dal fatto che era appannata). Entrò dopo essersi guardata intorno e aver fatto un sorriso circolare.

Poi ci mettemmo tutti intorno alla finestrella dalla quale non si vedeva nulla. Il vetro era di quelli fatti apposta per guardare dentro senza essere visti ma, in realtà, non se ne riusciva a vedere la funzione, perché di sicuro da dentro non riuscivano a specchiarsi e – da fuori – non si riusciva a vedere quasi nulla all’interno.

Non proprio nulla, a dire il vero, intravedevamo dei luccichii, dei movimenti bruschi sulle pareti (o ci lasciavamo condizionare dai rumori).

Sentimmo la voce di Elisabetta che gridava: “Bravissimooooooooooooooo!!!” con lo stile becero che lei stessa aveva portato dal suo soggiorno negli stati uniti e aveva imposto e impostato in tutti i centri Fare.

Ma bravissimo di cosa?

– Adesso Elisabetta sta toccandolo e facendolo sedere. E gli dice che è bravo perché lui accetta il contatto – ci spiegò Rita (ma come faceva a saperlo?) – Adesso gli farà delle richieste a tavolino e lo gratificherà, facendogli capire che è rinforzante venire qua fuori e che quindi il comportamento di comportarsi bene è un comportamento adeguato.

Non avevo capito. Ma vidi che la mamma di Raffaele (una donna molto alta, con le tette molto grandi) guardava dentro con la bocca aperta e poi guardava Rita con ammirazione.

– Tu sei quello del blog su omosessualità e autismo, no? – fece a un tratto, rivolgendosi improvvisamente a me.

Non so per quale motivo, ma mi sentii improvvisamente incenerire da Rita.

Feci cenno di sì. Ero io.

La donna disse il mio nome. Feci cenno di sì. Ero proprio io.

– Devi scrivere che il centro Fare è un’eccellenza in Italia. Certo ci sono delle difficoltà ovunque, e qui sono soprattutto difficoltà di rapporti con la scuola, ma in quale centro sono in grado di fare questo?

Dicendolo, indicò la finestrella di vetro nel vetro… Il buio nel buio.

Non riuscivo a capirla. Le sorrisi, per non dare a Rita e alle altre ragazze che stavano guardando il buio che non ero d’accordo.

Sentimmo dei rumori. Sembrò. all’improvviso, che la camera buia stesse squassandosi, espodendo o implodendo. Poi, a un tratto, vedemmo un braccio di Raffaele vicino al vetro, nitido. Sua mamma fece un salto.

Poi vedemmo una mano di Elisabetta che riprendeva quel braccio e lo faceva piombare ancora nell’oscurità.

– Fai così – disse Elisabetta Caterino.

Rumori.

– Fai così.

Rumori. Il rumore di una bottiglietta d’acqua fredda sbattuta su una schiena con violenza.

– Fai così e così – disse Elisabetta.

– Adesso Elisabetta sta spiegando a Raffaele che bisogna seguire delle istruzioni, ma il nostro approccio è molto diverso dall’ABA-addestramento, molto diverso da quelli che fanno l’ABA nelle case. Noi vogliamo insegnare il rinforzo naturale. Per questo creiamo una stanza priva di stimoli, come quella dove si trovano loro, perché nulla possa distrarre la creazione del rinforzo sociale… Rinforzo sociale che è rinforzo intrinseco e non più estrinseco… Per esempio col rinforzo estrinseco Raffaele può smettere di mordere perché ottiene qualcosa, anche solo una caramella un mini-smartie… Col rinforzo intrinseco Raffaele ottiene – invece – il piacere di comportarsi bene e di non mordere perché, non mordendo, la gente ti accetta.

La guardai allibito. Come faceva a vedere e a sapere tutto questo? La mamm di Raffaele, invece, se la mangiava ad occhi aperti.

Erano lì davanti al vetro/specchio buio, alla finestra monodirezionale, alla finzione di qualcosa che non riuscivano a vedere e dovevano solo accettare come dogma, e sembravano felici, entrambe.

– Se vuoi – disse la mamma di Raffaele, rivolgendosi a me – posso raccontarti tutto quello che hanno fatto a mio figlio. Guarda che abbiamo fatto dei progressi enormi… e questi progressi non li avevo mai visti, prima del centro fare.

Sentimmo, dall’interno della stanzetta, un urlo disumano, un fruscio, un tonfo attutito.

– Elisabetta è bravissima – disse Rita – Scommettiamo che la vediamo uscire con Raffaele per mano che le fa le coccole, entro cinque minuti?

La mamma di Raffaele sorrideva e guardava un po’ me e un po’ Rita.

Eravamo lì, accalcati a vedere l’esibizione di Elisabetta Caterino, io, Rita, la mamma di Raffaele e… tante altre persone, dietro di noi, delle quali non riuscivo a capire la funzione e il ruolo, quasi fossero ectoplasmi.

C’era, nell’aria, un’aspettativa di santità che mi portò sull’orlo del pianto.

capitolo 27