DA MONDO RARO
Adam Raki (Hugh Dancy) è un ingegnere elettronico di ventinove anni: dopo aver perso anche suo padre, l’ultima figura genitoriale rimastagli, si ritrova improvvisamente costretto a viver da solo nel proprio grande appartamento a Manhattan. Affetto dalla sindrome di Asperger, una leggera forma di autismo che lo rende apparentemente incapace di comunicare con le altre persone, ama rifugiarsi in un mondo fatto di ricerche ed esplorazioni spaziali, almeno quando non costruisce giocattoli per una ditta vicino casa. Beth Buchwald (Rose Byrne), una bella e dolce insegnante d’asilo con il sogno di scrivere libri per bambini, è al contrario appena uscita da un’infelice relazione con un uomo e, stanca del fatto che la sua fiducia venga spesso tradita, si è trasferita allo stesso numero della stradina di Adam nella speranza di ritrovare un po’ di pace. Purtroppo, però, rendendosi immediatamente conto che è lei la donna dei suoi desideri, nulla sembra poter fermare gli innumerevoli tentativi di approccio di quest’ultimo, nemmeno la sua totale mancanza di capacità nel comprendere le emozioni della ragazza – comunque attratta dalla viscerale timidezza del giovane.
Ne Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, il pluripremiato romanzo giallo scritto dal britannico Mark Haddon, la voce narrante apparteneva al quindicenne Christopher Boone, il quale, soffrendo anch’egli della sindrome di Asperger, manifestava svariati disturbi del comportamento, come ad esempio il non sopportare di esser toccato, l’odio per il giallo ed il marrone contrapposto all’amore per il rosso e, non per ultima, l’enorme difficoltà nel comprendere gli altri esseri umani. Alla medesima maniera, Adam Raki non riconosce il significato della parola empatia, non afferra quello delle metafore nel linguaggio parlato e, isolato com’è dalle sensazioni emotive nonché naturalmente predisposto alla scienza, nutre una gran passione per l’astronomia, da lui percepita come logica e pertanto sicura.
In effetti, si può dire che la sindrome di Asperger sia esattamente questo: un disordine mentale sì legato all’autismo, ma al contempo, invero, del tutto dissociabile dalle potenziali implicazioni della sua versione più classica, quali i significativi ritardi nello sviluppo del linguaggio o in quello cognitivo. Lo stesso termine, coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981, sta ad indicare che le persone colpite dal disturbo non nascondono unapersistente compromissione delle interazioni sociali, con schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati, attività ed interessi molto ristretti.
Sarà forse per la particolarità del caso, dunque, che il regista e sceneggiatore Max Mayer, già autore del misconosciuto Better Living (Roy Scheider), così come di un episodio delle serie televisive Alias e West Wing, si è sentito ispirato a realizzare il film Adam dopo aver ascoltato alla radio un’intervista con un uomo che aveva la sindrome di Asperger, decidendosi a creare un personaggio che potesse far da metafora alle odierne relazioni umane, dove il desiderio di ricercare il contatto con l’altro è quasi sempre inibito dalla paura del rifiuto.
Fatto sta che il film, le cui riprese sono state realizzate a New York nel dicembre del 2005, tra il Greenwich Village ed il Central Park, è riuscito a portarsi a casa il premio Alfred P. Sloan (dedicato al suo tema prettamente scientifico) di ritorno dal Sundance Film Festival del 2009, da anni il miglior filtro per un cinema indipendente vero, di qualità.
Interpretato dall’efficace coppia Dancy/Byrne (il primo già visto in Ella Enchanted – Il magico mondo di Ella, Il club di Jane Austen, Un amore senza tempo, I Love Shopping; la seconda inTroy, Marie Antoinette e Damages, il telefilm statunitense di successo oramai giunto alla sua terza stagione), Adam accosta con intelligenza l’illusione di un amore diversamente romantico all’affetto, irrimediabilmente disilluso, di una figlia (la Byrne) per il proprio padre (Peter Gallagher). Le problematiche interne ad un’intera, caotica ma perbenista famiglia (Gallagher/Amy Irving), all’emarginante solitudine di un ragazzo (Hugh Dancy) al quale è rimasto un unico, reale amico (Frankie Faison).
E, rinunciando ad avvalersi di una mimica eccessivamente accentuata, ma anzi giocando sulla fisicità trattenuta del personaggio di Adam (bravissimo, qui, l’attore inglese), che vediamo esser letteralmente “bloccato” per la maggior parte del film, quasi a voler sottolineare uno stato di interiore disagio emotivo/esistenziale, racconta una storia fatta di poesia, malinconia, riservatezza ed auto-isolamento, voglia di ricominciare ed ansia di continuare a vivere senza la costante presenza delle persone amate. Di un amore sincero,garbato, silenzioso e alle volte persino troppo distante – mai, tuttavia, realmente distaccato.
Aiutato da una splendida colonna sonora (Lucy Schwartz, Joshua Radin, The Weepies), Adam è un film coinvolgente, ben confezionato e mai scontato, ma che forse, purtroppo, non riuscirà a presenziare nelle sale cinematografiche italiane per più di una settimana. La colpa? Del solito trio: disinformazione,disinteresse e disimpegno.
Data di uscita nelle sale italiane: venerdì 14 maggio 2010
Distribuzione: Fox Searchlight Pictures
Titolo originale: Adam
Paese: USA
Anno: 2009
Durata: 99 minuti
Genere: commedia, drammatico
Regia: Max Mayer
Interpreti: Hugh Dancy, Rose Byrne, Peter Gallagher, Amy Irving, Frankie Faison
Voto: 8