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DIALOGO TRA UNA CONSULENTE ABA E UNA PSICOPEDAGOGISTA – di Giacomo Leopardi

Pubblicato da Autismo Incazziamoci su 18 gennaio 2010

Consulente. ABA, vendo ABA; programmi nuovi. Bisognano, signora, programmi?

Psicopedagogista. Programmi ABA?

Consulente. Si signora.

Psicopedagogista. Credete che l’ABA sia efficace?

Consulente. Oh illustrissima si, certo.

Psicopedagogista. Come il TEACCH?

Consulente. Più più assai.

Psicopedagogista. Come il Denver Model?

Consulente. Il Denver Model non esiste, illustrissima.

Psicopedagogista. Ma come qual altro trattamento? Non vi piacerebb’egli che l’ABA fosse come qualcuno di questi trattamenti evolutivi o psicoeducativi?

Consulente. Signora no, non mi piacerebbe.

Psicopedagogista. Quanti anni nuovi sono passati da che voi fate ABA?

Consulente. Saranno vent’anni, illustrissima.

Psicopedagogista. In quale di codesti vent’anni avete avuto dubbi sull’ABA e pensato, magari, a un approccio TEACCH?

Consulente. Io? non saprei.

Psicopedagogista. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse difficile fare ABA e avete pensato al DIR o alla psicoterapia?

Consulente. No in verità, illustrissima.

Psicopedagogista. Eppure anche gli altri metodi sono validi. Non è vero?

Consulente. Cotesto si dice.

Psicopedagogista. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste, per poter studiare da Theo Peeters e diventare un’esperta TEACCH?

Consulente. Eh, cara signora, piacesse a Dio che si potesse tornare indietro. Ma anche in quel caso, farei la consulente ABA.

Psicopedagogista. Ma voi vorreste rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?

Consulente. Cotesto non vorrei.

Psicopedagogista. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io – che sono una psicopedagogista di una scuola dell’infanzia e non so niente di autismo – o quella di Sally Rogers, che fa tante buone cose in America e ogni tanto viene in Italia a far finta di portarle anche qui? O non credete che io, e che Sally Rogers, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?

Consulente. Lo credo cotesto.

Psicopedagogista. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?

Consulente. Signora no davvero, non tornerei.

Psicopedagogista. Oh che vita vorreste voi dunque?

Consulente. Vorrei una vita dove l’autismo fosse considerato fin da subito una cosa seria, dove nessuno si azzardasse a dire che è colpa della mamma, che nessuno si azzardasse a inventare metodi che non prendono dati di quello che viene fatto e dei quali non può essere provata l’efficacia. Che fosse portato rispetto ai soggetti autistici e alle loro famiglie. Che questo rispetto si chiami ABA o meno, è irrivelante.

Psicopedagogista. Solo questo? E solo per avere considerazione dei bambini?

Consulente. E le pare poco?

Psicopedagogista. Lei mitizza l’ABA. Non è importante prendere i dati, se non per fare delle statistiche. Tutti i metodi sono validi. Questi bambini sono diversi e per ogni bambino serve un metodo diverso. Ho conosciuto un bambino che gridava soltanto. L’ho rivisto dopo sei mesi e riusciva a stare un’ora a scuola senza uccidere i compagni. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che l’ABA sia un addestramento delle scimmiette e sia per i bimbi infelici e irrecuperabili una inenarrabile fonte di stress. Ci sono bambini che migliorano tantissimo e in una classe riescono a guardare negli occhi un bambino per qualche istante, facendo solo giochi d’acqua. La vita per i bambini autistici deve essere una cosa bella, non è la vita dell’ABA; non il tavolino, ma la libertà in mezzo alla classe. Stando in mezzo ai compagni ed esprimendosi liberamente, il bambino si integra. Non è vero?

Consulente Speriamo.

Psicopedagogista. Dunque mostratemi il programma ABA più bello che avete.

Consulente. Oh, per voi non ce ne sono. Li porterò direttamente alle famiglie, che hanno un figlio autistico e sanno che non devono perdere tempo.

Psicopedagogista. Come volete.

Consulente. Le auguro ogni bene, illustrissima: a rivederla. Programmi, programmi nuovi; scegliete l’ABA!!!

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