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Archive for the 'ISTITUZIONI' Category

L’OFFICINA DELL’ARTE di Pordenone

Posted by Autismo Incazziamoci on 9th April 2010

Il 2 aprile 2010 è stata la giornata mondiale dell’autismo. Una buona occasione per conoscere un’esperienza davvero significativa: l’Officina dell’arte di Pordenone, un centro lavorativo che si prende cura delle persone adulte affette da questa malattia, troppo spesso abbandonate dalle istituzioni e dalla società (ma il delitto più grande della società è quello di abbandonare i bambini, che un domani potrebbero essere adulti da istituzionalizzare proprio per il menefreghismo verso questa grave patologia).

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LA SCUOLA ITALIANA – di Gianni Papa

Posted by Autismo Incazziamoci on 4th April 2010

Mi dicevano che la scuola italiana
era quella della legge 104
quella dell’inclusione degli handicappati
quella dell’integrazione dei poveri disperati

Mi dicevano che la scuola italiana
era quella della pedagogia speciale
quella dell’insegnante di sostegno
quella del curricolo trasversale

Mi dicevano che la scuola italiana
era quella del piano personalizzato
quella che accoglie i bambini disabili
con grande affetto e competenze probabili

Mi dicevano che la scuola italiana
era quella dei gruppi di lavoro sull’handicap
quella che ci tiene veramente
a superare qualunque gap

Mi dicevano che la scuola italiana
era un modello da esportare
ma siccome siamo in Italia
scappo nel cesso che devo vomitare

La scuola mal sopporta e digerisce
quei pesanti e goffi soprammobili
gentilmente chiamati “diversamente abili”
e quindi li segrega e li avvilisce

La scuola non dà vita ai GLH
son sconvenienti pratiche di cacca
bisogna resistere a certi impulsi
perché ci sono le prove Invalsi

Ci sono le ferie del bidello
le commissioni  e mille altri inghippi
la terza D sul Grande Fratello
la prima C su Maria De Filippi

La scuola italiana è percossa e tagliata
forse crollata come un castello
e il bimbo autistico sul pavimento
dorme pervaso d’annichilimento

GIANNI PAPA

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Troppo comodo ridurre le ore di sostegno agli altri alunni!

Posted by Autismo Incazziamoci on 30th March 2010

DA SUPERANDO

È bene ricordare quella Sentenza del Consiglio di Stato di qualche anno fa che sostanzialmente proibiva all’Amministrazione Scolastica di ridurre le ore di sostegno agli altri alunni con disabilità, in caso di sconfitta di fronte al ricorso di uno di essi. Ed è bene ricordarlo oggi, dopo che la recente Sentenza n. 80 della Corte Costituzionale ha segnato un punto fermo per il rispetto del diritto all’istruzione da parte degli alunni con disabilità, preludendo – per il prossimo anno – a un vero e proprio “diluvio” di provvedimenti favorevoli alle famiglie. E così l’Amministrazione Scolastica, nel vano e illegittimo tentativo di ridurre le spese per l’integrazione, le vedrà invece aumentare notevolmente, a causa del crescente numero di decisioni sfavorevoli

Sembra senz’altro opportuno tornare sulla Sentenza n. 1134/05 del Consiglio di Stato (depositata il 26 novembre 2004), in materia di aumento di ore di sostegno.Tale Sentenza, oggi, dopo il recente pronunciamento  n. 80/10 della Corte Costituzionale [se ne legga nel nostro sito cliccando qui, N.d.R.], sembra ormai superata in meglio a favore dei diritti degli alunni con disabilità. E tuttavia è importante soffermarsi su un aspetto procedurale, trattato preliminarmente da quella decisione e apparentemente di scarsa importanza rispetto all’esito del ricorso.

In quell’occasione, dunque, l’Avvocatura dello Stato, che resisteva all’appello, sosteneva che il ricorso fosse da rigettare poiché non era stato notificato agli altri alunni con disabilità della stessa scuola che avrebbero dovuto qualificarsi processualmente come «controinteressati». Sosteneva infatti l’Avvocatura stessa che, avendo l’Amministrazione Scolastica Regionale assegnato globalmente alla scuola un certo numero di posti di sostegno, in caso di vittoria del ricorrente, le ore in più a lui assegnate avrebbero ridotto quelle degli altri compagni con disabilità; di qui l’eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di notifica ai controinteressati.
L’obiezione dell’Avvocatura veniva del resto a legittimare una prassi che si era diffusa a partire dalle prime decisioni con cui i Tribunali Amministrativi Regionali (TAR) avevano aumentato le ore di sostegno ad alunni certificati con disabilità grave. Se il Consiglio di Stato avesse accolto quell’eccezione processuale, avrebbe dunque avvalorato una prassi che sostanzialmente riduceva il diritto dei singoli alunni con disabilità a un semplice interesse legittimo, cioè tutelabile purché non in contrasto con l’interesse generale che sarebbe stato quello di non aumentare il contingente di ore di sostegno assegnato alle singole scuole.
Con la Sentenza 1134/05, invece, il Consiglio di Stato – sulla base della costante Giurisprudenza della Corte Costituzionale – sostenne che il diritto alle ore di sostegno è «un diritto del singolo alunno costituzionalmente incomprimibile neppure per motivi di bilancio». Ciò significa che, in caso di vittoria di un alunno, il numero delle ore di sostegno a lui aumentate non possono essere tolte agli altri alunni presenti nella scuola, vantando anch’essi un egual diritto soggettivo. Di qui il diniego della qualifica dei compagni come “controinteressati” e di qui l’ammissibilità del ricorso che è stato vittorioso per l’alunno ricorrente.

Quella Sentenza, per altro, è ancora arretrata rispetto alla più recente Giurisprudenza dello stesso Consiglio di Stato, poiché essa – pur in presenza di un pieno accoglimento del ricorso in appello – alla fine compensa le spese che per il vincitore sono quelle di ben due gradi di giudizio con notevoli costi per le consulenze, oltre che per le parcelle legali. Oggi, invece, sia i TAR che il Consiglio di Stato non solo condannano l’Amministrazione Scolastica resistente alla rifusione delle spese, ma anche al risarcimento dei danni patrimoniali e, più di recente, anche dei danni non patrimoniali, trattandosi di diritti fondamentali della persona.
E in ogni caso quella decisione è assai importante per l’aspetto sin qui evidenziato – pur apparentemente minore – del diniego a considerare ”controinteressati” gli altri alunni con disabilità presenti nella scuola. Infatti, a seguito della già citata Sentenza della Corte Costituzionale n. 80/10, il prossimo anno vi sarà letteralmente un “alluvione” di richieste di ore di sostegno in più e, in caso di diniego dell’Amministrazione Scolastica, un “diluvio” di decisioni dei TAR favorevoli  ai ricorrenti.
Qualora l’Amministrazione volesse ridurre i danni, riducendo le ore di sostegno assegnate agli altri alunni presenti nella stessa scuola, è quindi avvertita dal Consiglio di Stato che non potrà ricorrere a questa prassi illegittima, pena l’aumento del contenzioso in cui l’Amministrazione risulterà soccombente con condanna a spese e danni.

Ormai da anni le associazioni sostengono che se l’Amministrazione volesse ridurre notevolmente il contenzioso sul sostegno, dovrebbe adoperarsi normativamente e nella prassi a formare obbligatoriamente i docenti curricolari sulla didattica dell’integrazione scolastica, poiché è la presa in  carico da parte di questi la vera e principale risorsa per l’integrazione stessa, ferma restando  la collaborazione dei docenti per il sostegno. L’Amministrazione, però, sino ad oggi non solo non si è adoperata in tal senso, ma addirittura ha di recente aumentato paurosamente il numero degli alunni per classe, con la concentrazione di più alunni con disabilità nella stessa classe; ciò ovviamente impedisce ai docenti curricolari di prendersi anch’essi cura dell’integrazione degli alunni con disabilità, sia pur con la collaborazione dei colleghi per il sostegno. Accadrà quindi che l’Amministrazione Scolastica – nel vano e illegittimo tentativo di ridurre le spese per l’integrazione – le vedrà notevolmente aumentare a causa del crescente numero di decisioni a sé sfavorevoli.
Come mai il livello politico del Ministero dell’Istruzione e il Governo non sanno farsi i conti?

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Comunicare

Posted by Autismo Incazziamoci on 24th March 2010

COPIO-INCOLLO da lastampa.it

Elisa G. è una insegnante di biologia in un istituto professionale. Fin da piccolissima ha sviluppato una passione: disegnare e dipingere, preferibilmente visi che esprimono emozioni. Elisa ha anche al suo attivo esperienze di rieducazione artistica in neuropsichiatria infantile. Giulio M. è un ragazzo di quindici anni e frequenta la prima classe nell’istituto dove insegna Elisa. E’ un soggetto autistico con un discreto funzionamento cognitivo, in grado di apprendere e di lavorare al computer da solo. Non è aggressivo. Segue le lezioni a fasi alterne. Non è alunno di Elisa e solo da qualche tempo lei lo ha notato. E’ successo un sabato mattina. Il sabato Elisa ha delle ore libere e le trascorre tra la sala insegnanti ed il laboratorio di scienze, stanze che si aprono in un corridoio. Nello stesso corridoio si trova l’aula di Giulio. Quel sabato Elisa sente in corridoio una strana voce in falsetto: “Sono io, sono io”: un ragazzo sta parlando con le mani racchiuse a mo’di telefonino ad un interlocutore invisibile, muovendosi, quasi un uccello in gabbia, da una parte all’altra del corridoio, soffermandosi dietro le porte chiuse, praticamente invisibile a tutti.

Elisa chiede ad un collega: “E’ schizofrenico?”. Lui risponde: “E’ autistico. Il sabato manca il suo professore di sostegno”. A quanto pare Giulio non riesce a stare in aula senza un supporto. Lo disturbano anche le intemperanze dei compagni durante il cambio degli insegnanti (si alzano, scherzano, parlano a voce alta, si spingono). Il senso di disagio è così forte che esce continuamente in corridoio lasciandosi andare alle sue stereotipie preferite (brevi corsette, ondeggiamenti tra una parete e l’altra, parlottare con un interlocutore immaginario). Quel sabato Elisa lo chiama in sala insegnanti, cerca qualcosa da fare con lui. Sfogliano in pochi minuti un grosso catalogo di apparecchiature tecniche che si trova sul tavolo, Giulio chiede: “Cos’è? A che a cosa serve?” E passa velocemente all’immagine successiva.

Elisa si chiede quanto riesca trattenere di quello che ha visto. Ne parla con il professore di disegno di Giulio. “Molto – le risponde – dovresti vedere i suoi disegni. Stiamo studiando l’anatomia del volto umano e Giulio disegna il cranio con una grande attenzione ai particolari”. Elisa gli consiglia di cercare di curare maggiormente le espressioni facciali rispetto all’anatomia in senso stretto. Nei giorni seguenti il professore invita il ragazzo a disegnare le espressioni facciali della compagna che lui preferisce (una ragazza dal volto molto dolce e dagli occhi espressivi) ma lui si rifiuta, diventando quasi aggressivo.

Ogni volta che lo incontra in corridoio, Elisa lo guarda e lo saluta: “Ciao Giulio”. Lui risponde: “Ciao”, dirigendo lo sguardo verso il basso o di lato. Due settimane dopo, di sabato, Elisa sente per il corridoio la strana voce in falsetto con un tono un po’ agitato: “Sono stato licenziato, hai capito, sono stato licenziato!”. Dove ha sentito quella frase? Forse in televisione. La donna decide di provare ad entrare in contatto. Lo chiama, lo invita a seguirlo in laboratorio dove in quel momento non c’è nessuno. Il ragazzo appare un po’ titubante. “Quando posso tornare in classe?” – chiede. “Quando vuoi”, risponde Elisa. Questo sembra rassicurarlo. Si siede felice davanti il computer e comincia a navigare in internet. Ecco, ha trovato quello che cercava: un breve filmato tratto dal film “Avatar”. Tengono basso il volume per non disturbare nessuno. Ad un certo punto Giulio alza di scatto il volume, vede che lei sobbalza leggermente, e con una voce dal timbro quasi automatico le dice: “Non volevo spaventarti”. Lei pensa: “Sta parlando veramente con me, è me che non voleva spaventare?”. Gli chiede: “Non volevi spaventarmi?”. Lui risponde: “No, assolutamente no”.

“Cos’è un avatar?” le chiede. Cercano insieme una definizione su internet.

Dopo alcuni minuti Giulio trova alcune scene del film “Wolfman”. Lei prova una intensa sensazione di angoscia nel vedere un uomo che in pochi istanti si trasforma in un lupo mannaro. Elisa non riesce a trattenere dei sospiri di orrore. Il ragazzo sembra percepire il disagio di lei “E’ finto”- lui afferma – non mostrando alcuna reazione emotiva. Ogni tanto la guarda direttamente, ne controlla le espressioni facciali, le dice: “Non spaventarti”; se è distratta da altri pensieri: “Non mi stai ascoltando”, o se lei si allontana: “ Non te ne andare”. E poi, lesto: “Sabato prossimo vengo di nuovo”.

Poi lui trova in internet le immagini di due lupi mannari con le fauci spalancate. Lei li disegna prontamente su un foglio, ma il ghigno di un lupo non pare minaccioso. “Sembra quasi un sorriso”, dice Elisa. “Non sorride” la corregge Giulio stizzito. Elisa insiste: “Creiamo una storia tra questi due personaggi?”. “Lo farò domani” risponde Giulio. Ogni tanto, tuttavia, il ragazzo cerca di fare un minimo di conversazione: “Come va oggi?”, “Come ti sta andando oggi?”, chiede più volte. “Bene!” – risponde immancabilmente Elisa. E ancora: “Cosa si fa il sabato?”, chiede Giulio. “Si va a scuola” risponde incerta Elisa. “Si va alla partita. Vado alla partita stasera, con mio padre. Si cena dalla nonna. Più tardi viene Adriana a prendermi”. “Chi è Adriana?”. “Mia sorella”.

Ad un certo punto lei va a tenere una lezione per un’ora, mentre lui rientra in classe. Ma quando Elisa ritorna Giulio è di nuovo in corridoio. Stavolta il computer del laboratorio è occupato da un professore. Giulio lo interpella: “Come va oggi?” e aspetta pazientemente che il professore si alzi e se ne vada. Riparte la ricerca in internet. Trova un filmato e le spiega succintamente la trama: si tratta di persone chiuse in un sottomarino “come in una prigione”. Ma di lì a poco si presenta un’altra scena orribile: uno squalo sfonda la vetrata del sottomarino. “Cosa sta succedendo? Cosa fa lo squalo?” Chiede Giulio. Lei riprova il solito senso di angoscia quando lo squalo apre la bocca. Ma stavolta è Elisa che dice a voce alta. “E’ finto”, come a rassicurare entrambi. E lui risponde: “Come fai a dire che è finto?”. Effettivamente la scena sembra spaventosamente reale. Lì per lì Elisa non trova niente di meglio da dire: “Perche è un film”. Ma avrebbe voluto trovare una spiegazione migliore.

Nonostante la contraddizione con quanto Giulio ha affermato prima a proposito della realtà e della finzione, Elisa si rende conto che lui l’ha accettata come sostituta del professore di sostegno, che la sta addirittura usando come strumento del suo pensiero per conoscere ed interpretare la complessità del mondo. Era esattamente quello che lei voleva.

ROSALBA MICELI

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SOCRATE E LA DISINTEGRAZIONE SCOLASTICA – di Platone (?)

Posted by Autismo Incazziamoci on 10th March 2010

…Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistite o esistenti è puramente casuale…

Socrate camminava per le strade di Varese, seguito da un nugolo di discepoli adoranti, quando – più o meno all’altezza del Mc Donald’s – Fedone gli pose una domanda.

- Maestro, mio cugino Anassimandro ha avuto un figlio con autismo. Nel momento in cui suo figlio è stato iscritto alla scuola dell’infanzia, nonostante l’handicap fosse grave, gli sono state date soltanto 12,5 ore.

- Ma qui a Varese?

- No, mio cugino è a Gallarate. Ma sembra che tutta la provincia funzioni allo stesso modo: si va al risparmio. E pare che anche nel resto d’Italia non vada meglio: in alcune regioni ci sono autentiche mobilitazioni delle famiglie. Ma non esistono regole ben precise?

- Esistono regole e anche leggi, ma l’Italia non è come la Grecia: non c’è l’etica che c’era nell’epoca d’oro. Le leggi si fanno, ma si fanno proprio per essere eluse. Non per essere rispettate. Nella Grecia dell’epoca d’oro c’erano poche leggi, erano chiare e dunque non potevano non essere messe in pratica: qui in Italia si fa una legge al minuto proprio perché non è obbligatorio tenerne conto. Così – per esempio – per legge dovrebbe essere d’obbligo l’integrazione scolastica, ma chi è rispetta questa regola? Gli alunni disabili sono malsopportati e sono affidati completamente all’insegnante di sostegno, avulsi dal resto della classe. E – siccome l’insegnante di sostegno viene concesso per poche ore – per tutte le ore in cui l’allievo disabile si trova nel gruppo è come spaesato, non si riconosce più, vorrebbe tornare nella sua amata “aula di sostegno”… Eppure – per legge – dovrebbe essere incluso nella classe.

- Maestro, vuol dire che anche un bambino autistico deve stare con i compagni di classe?

- Vuol dire che deve avere le stesse possibilità dei suoi compagni di classe: deve essere un allievo della classe e non un allievo dell’insegnante di sostegno. In alcuni casi e per alcune ore – quando una disabilità è così grave – è necessario che l’allievo svolga attività individualizzata, ma questa attività individualizzata non deve essere il pretesto per isolarlo. Lo so che il discorso è complesso, ma un paese come l’Italia che si è inventato una cosa complessa come l’integrazione scolastica, perché poi dovrebbe pretendere di avere tutto facile?

- Maestro, mio cugino mi ha raccontato anche che, al momento di iscrivere suo figlio alla scuola dell’Infanzia, gli hanno detto che non potevano accoglierlo perché risiede fuori dal comune, a Samarate invece che a Gallarate, e che quindi era inutile che facesse la domanda, perché sarebbe solamente finito in una lunghissima lista d’attesa.

- Anche questo lo fanno in tutta la provincia.

- Mio cugino si era documentato e sapeva benissimo che i bambini autistici non vanno in nessuna lista d’attesa e che sono iscritti automaticamente. Ha detto loro che intendeva iscriverlo comunque e che loro avrebbero dovuto agire secondo i criteri stabiliti per legge.

- E scommetto che alla fine il figlio di tuo cugino è risultato il primo della lista d’attesa.

- Come fa a saperlo, maestro?

- E’ un giochetto che fanno in tutta la provincia di Varese: quando si presentano genitori di alunni disabili, ma anche quando si presentano semplicemente genitori di alunni non residenti nel Comune, il comportamento degli addetti alla segreteria è quello di consigliare vivamente la non-iscrizione.

- Ma perché lo fanno?

- Perché una scuola è inserita all’interno del territorio, e nel territorio ci sono pressioni verso il personale della segreteria e verso i dirigenti scolastici perché siano ammessi i bambini che abitano nelle vicinanze. Una segreteria non può  trovarsi a dover ammettere dei bambini che magari hanno un diritto di precedenza, pur non risiedendo in zona.

- Dunque cosa dovrebbero fare i genitori?

- Dovrebbero fare come ha fatto tuo cugino, né più né meno. Pretendere l’iscrizione alla scuola e agire di conseguenza in caso di non ammissione.

- Di conseguenza come?

- Denunciare la cosa alle autorità preposte. Ma di solito è inutile: una scuola cerca di fare i suoi “giochi di potere” nel non-scritto: quello che è scritto non può essere modificato.

- Cosa intende dire, maestro?

- Intendo dire che possono fare cose come scoraggiare una iscrizione, ma nel momento in cui l’iscrizione viene effettuata, la scuola si attiene scrupolosamente ai criteri d’Istituto e a quelli stabiliti dalla legge (la precedenza dei disabili in situazione di gravità). Per una scuola conta avere le scartoffie a posto.

Volavano le nottole intorno alla Stazione Nord di Varese: Socrate e i discepoli continuavano a camminare, secondo quel rito antico chiamato agorazein.

- Maestro, dunque non c’è speranza che in provincia di Varese cambi qualcosa?

Socrate sospirò profondamente.

- O mio Fedone, la speranza è l’ultima a morire. Però pensa che nella provincia di cui mi parli i GLH sono in pratica entità sconosciute: semplicemente non si praticano e addirittura molti insegnanti di sostegno non hanno idea di cosa siano, li confondono con le loro riunioni tra insegnanti, i gruppi H. In questo modo i genitori degli alunni disabili non hanno i loro rappresentanti, e i poveri bambini sono lasciati alla mercé di scelte che possono essere giuste come possono essere sbagliate, senza nessun controllo da parte della famiglia.

- E i neuropsichiatri non vigilano?

Socrate alzò le spalle.

- I neuropsichiatri? – chiese – Chi è che fa le diagnosi di autismo nella provincia di Varese? Dove l’ha fatta il figlio di tuo cugino?

- A Pavia.

- E perché mai uno che abita a Gallarate deve andare a fare una diagnosi a Pavia?

Sul gruppo regnò improvviso il silenzio. Tutti riflettevano. Tutti stavano diventando più saggi.

Volavano le nottole intorno alla stazione.

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MA NON ERANO MEGLIO LE SCUOLE SPECIALI?

Posted by Autismo Incazziamoci on 8th March 2010

- Vorrei iscrivere mio figlio a scuola.
- Benissimo: abita nel quartiere?
- No, ma è autistico.
(la donna guarda l’uomo, esterrefatta; tira un sospiro di terrore)
- Deve parlare con la funzione obiettivo.
(la donna indica una porta in fondo sulla destra)
- Mi prenda prima l’iscrizione. Sono venuto a iscriverlo… Lei non può…
- Vada a parlare con la funzione obiettivo, è lì, dietro di lei. Faccia passare la signora.
(compare dal nulla una signora bionda)
- Venga, la accompagno io dalla funzione obiettivo.
- Io lascio qui la domanda. Dopo me la prende. Non me la perda.
- Ma io…
- Venga!
(l’uomo segue la donna bionda lungo il corridoio: poi svolta a destra. C’è una stanza vuota e subito sulla destra una stanza lunga con una scrivania rettangolare)
- Dottoressa, qui c’è il padre di un bambino autistico.
- Ah, ma io devo andare in classe.
(l’uomo sbuffa, visibilmente irritato)
- Perché non mi hanno preso l’iscrizione? Perché devo parlare con lei?
- Lei dove è residente?
- Che c’entra dove sono residente? Mio figlio è autistico! Non deve entrare in nessuna lista di attesa!
- Non è detto: ci sono i criteri decisi dal consiglio d’Istituto.
- A parte il fatto che nei vostri criteri, che io mi sono preso la briga di controllare, al primo posto c’è correttamente la disabilità, come da legge, se anche come primo criterio ci fosse “Abitare nel quartiere”, mio figlio verrebbe comunque prima.
- E chi lo dice? C’è gente in lista di attesa. La gente si lamenta.
- E anche se mio figlio fosse l’ultimo della lista d’attesa, perché devo subire l’umiliazione e la discriminazione di essere fermato nell’atto di consegnare l’iscrizione? Quelli prima di me l’hanno consegnata senza problemi.
- Ci sono i criteri. E poi devo andare in classe. Prenda appuntamento con la Dirigente.
- Avevo già intenzione di farlo, ma che c’entra col fatto che mi hanno bloccato sul momento di iscriverlo?
- Beh… (sospiro d’angoscia) Vada a iscriverlo. Io devo andare in classe. Prenda appuntamento con la Dirigente, magari ci vediamo in quell’occasione. Arrivederci: devo proprio andare.
(L’uomo torna al “tavolo delle iscrizioni” e passa davanti ai neuroantipatici sconcertati)
- Scusate… Scusate… C’ero prima io… Signora, ma la mia domanda è ancora qui dove l’avevo lasciata? Me la vuola prendere o no?
- Cosa le ha detto la funzione obiettivo?
- Mi ha detto di prendere appuntamento con la Dirigente, cosa che avrei comunque fatto. Me la prende questa iscrizione?
- Io gliela prendo, ma lei prenda appuntamento con la Dirigente.
- Me la prende, per favore?
- Ma c’è tutto? C’è la diagnosi funzionale? C’è il verbale della commissione?
- Sì, c’è tutto. Me la prende?
- Sì, gliela prendo. (SIGH)

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OBBLIGHIAMO LE UONPIA A USARE L'ICD-10…

Posted by Autismo Incazziamoci on 27th February 2010

In molti luoghi d’Italia, lì dove sopravvivono gli ultrapsicodinamici (cioè praticamente ovunque), le Unità Operative di NeuroPsichiatria Infantile persistono nell’utilizzare propri schemi mentali e proprie fissazioni “nosografiche”, approfittando di un vuoto normativo evidente del quale fanno le spese i piccoli disabili (tra cui gli autistici).

Infatti, l’unico obbligo che tali “clinici” hanno è quello di accompagnare la diagnosi funzionale con un codice preciso desunto dall’ICD-10. Ma, prima del numerino (per capire il significato del quale i genitori dovrebbero andare a prendersi in mano il ponderoso manuale), il “testo” è completamente libero.

Per questo motivo, si arriva al paradosso di trovare diciture come Disarmonia dello sviluppo (desunta dalla Classificazione Francese CFTMEA) insiema al codice ICD-10 di Ritardo mentale non specificato (F79).

Questo porta al paradosso di UONPIA DANNOSE per i bambini affetti da autismo e per le loro famiglie i quali, per poter ottenere una diagnosi attendibile, sono costretti a recarsi nei cosiddetti “centri specializzati” (magari distanti parecchie decine – se non centinaia – di chilometri).

Basterebbe obbligare le UONPIA ad attenersi all’ICD-10 nella sua totalità e di considerare fuorilegge il CFTMEA, per ottenere almeno un primo superamento delle difficoltà dovute a una errata impostazione mentale e culturale dei “clinici” che popolano le UONPIA.

Gianni Papa

p.s. Naturalmente, io faccio l’insegnante e non il medico, nè l’uomo di legge. Se ho scritto qualche imprecisione, vi prego di correggermi.

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PAZZI AUTORIZZATI DAL NOSTRO S.S.N.

Posted by Autismo Incazziamoci on 23rd February 2010

Ci scrive Antonella, una autentica iniezione di fiducia contro il logorio della vita moderna (per i complimenti) e una fonte ulteriore di rabbia esistenziale e di incazzatura guerrafondaia (G.P.)

Salve, sono Antonella, una pedagogista libera professionista.
Trovo questo sito veramente meraviglioso…è ricco di stimoli per farci riflettere ogni giorno di più. La sera torno a casa e leggo i vostri ultimi post perchè mi aiutano a non fermarmi mai davanti a nessuna certezza: non vi è un unica certezza quando si lavora con questi bambini ma bisogna analizzare sempre tutto, più di una volta….e voi mi aiutate a fare questo: voglio sempre rimettermi in discussione perchè dal mio operato dipende troppo per non mettermi in gioco!
Da poco ho iniziato a seguire una ragazza di 14 anni con disturbo pervasivo dello sviluppo N.A.S e la madre mi ha spiegato che la figlia non sta MAI in classe perchè due anni fa vi è stato un episodio in cui ha picchiato un’educatrice, è stata chiamata l’ambulanza e entrambi i genitori sono stati convocati dall’assistente sociale del comune affinchè trovassero un qualche accordo. Da quanto mi è parso di capire, sono arrivati alla conclusione di non far più partecipare la bambina alla vita di classe: quindi la bimba va a scuola solo per 3 ore al giorno, in un’aula con l’insegnante di sostegno per 12 ore settimanali e due educatrici che lavorano a turno: una in classe e una che aspetta fuori per paura di possibili crisi che da due anni non si sono mai più ripetute…..
Inoltre la bimba va a scuola solo dal lunedì al venerdì, perchè il sabato è il giorno libero dell’insegnante di sostegno (???????????)
A me la madre ha fatto una profonda tenerezza: per l’ennesima volta mi trovo di fronte a dei genitori che amano i loro figli ma che non sono aggueriti, non se la sentono di lottare in tutto e per tutto, credono sia giusto un provvedimento dove il figlio deve vivere isolato perchè “i medici – gli operatori sociali – la SCUOLA” dicono che è meglio così…. e – testuali parole della signora – “dicono che è l’unico modo per ridurre i comportamenti problema”.
In merito all’accaduto di due anni fa, la signora dice di non aver mai saputo il motivo di quella crisi, insomma non hanno trovato nessun antecedente….
Io ho iniziato a seguire questa famiglia da due settimane…. ho voglia di gridare a quella donna che il sistema ti distrugge se tu non lotti, non combatti, non ti fai rispettare…. devi chiedere, rompere le scatole, non puoi fidarti del tuo medico ASL di riferimento che – anche volendo – (ma vuole? NDR) non riesce a seguire tutti… ma a questo punto mi chiedo: posso sconvolgere in questo modo lo scudo di difesa che questi genitori si sono costruiti attorno?
Io credo che sia proprio questo: uno scudo, per difendersi, loro che non riescono a vincere una battaglia… figuriamoci una guerra!
Ebbene si sono proprio INCAZZATA . INCAZZATA nera!
I genitori sono abbandonati a se stessi: o hanno gli strumenti, la capacità e la volontà di lottare oppure sono in balia di “pazzi” autorizzati dal nostro S.S.N a rendere questi bambini più autistici di quello che sono!!!
Ringrazio chi si prenderà carico di questo mio inc…o, oggi ci voleva proprio!
Complimenti,
continuate così…..

Antonella

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Autismo? L'anno di saldatura non è a budget: se ne vada alle elementari….

Posted by valeriog29 on 11th February 2010

Quella dell’anno di saldatura è una pratica che non mi piace. I bambini autistici dovrebbero stare con i coetanei, sempre. Però le motivazioni addotte da questa scuola per negarlo sono quantomeno singolari, alla “Non abbiamo i soldi? Risparmiamo sugli handicappati!” (G.P.)

Sono la mamma di un bimbo di 5 anni che ha l’autismo e non è verbale.
Mio figlio,  in queste ultime due settimane, ha scoperto il favoloso mondo degli “altri”: abbraccia le persone molto di più di prima (e – soprattutto – guardandole) ma (cosa ancora più importante) ci sono i primi segni di gioco simbolico e ha cominciato ad interagire con i bambini della sua età per la prima volta.
Contentissima, comincio a sperare – a maggior ragione – sempre di più nell’anno di saldatura, anno extra di asilo su cui la neuropsichiatra che lo segue  ha sempre insistito.
Fin da gennaio – quando ho iniziato l’iter – mi è stato fatto “gentilmente” intuire (in un primo abboccamento estemporaneo con la dirigente) che “ci devono essere delle buone ragioni perché la scuola e il comune approvino l’anno aggiuntivo”(?!!) e fra queste le autonomie di base non sono da considerare (??!!)“.
“Chiedo scusa ” ho risposto ” ma che cosa allora va considerato?” (mi stavo già alterando).
” Per esempio il rafforzamento delle capacità di relazione coi compagni all’interno di un ambiente protetto, ma poi comunque quando arriverà la relazione dell’istituto che lo segue dobbiamo comunque vederci per capire bene(?)”.
“Non credo ci sia molto da capire nè da incontrarsi, io ho mandato avanti la mia richiesta e basta”.
E’ soggetta comunque all’approvazione della scuola e poi del Comune lo sa? Va bene che se la scuola dice di si il Comune di solito non si oppone…”.
“Mi sta dicendo che è lei che decide? Allora veda di decidere come si deve..”.

Consegnata la relazione sul filo di lana, la neuropsichiatra chiama lei la scuola perchè ero d’accordo cosi e – fra le righe – si sente dire che gli anni di saldatura vengono approvati con difficoltà ” perchè non viene garantito il sostegno a orario completo”: in poche parole non si vuole spendere per un anno in più, per tentare di far migliorare i nostri figli.

La neuropsichiatra ha chiesto un colloquio con le maestre per discutere anche con loro della relazione che viene disdetto e per ora non è  stato rifissato, e il mio colloquio con la dirigente – dopo ripetute richieste – non è stato ancora pianificato.
Stamattina alla mia richiesta alle docenti curricolari di dove fosse sparita la direttrice, mi sento dire che “devono incontrarsi prima loro e discuterne” e poi fisseranno un colloquio con me.
Alla mia frase ” state cercando di farmi sapere la decisione a cose fatte giusto?” ottengo solo risposte evasive, stupidamente false e nient’altro.

Domani mattina caccia alla dirigente stile bracconiere e (mi conosco) urlate: questa stessa persona di cui sto parlando ha rifiutato a Natale l’idea di un calendario con le foto dei bambini per raccogliere fondi per la scuola dicendo che era un “mercimonio delle immagini dei bambini”. Questo è tentato mercimonio, ma mercimonio di vite, di speranze dei genitori e dei loro figli…alla prossima puntata.

Elena ( una mamma potentemente incazzata)

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La formazione (?) degli insegnanti nell'autismo (un'esperienza)

Posted by Autismo Incazziamoci on 12th January 2010

COPIO-INCOLLO DAL BLOG PSICKE

In seguito alla richiesta di una mamma di una bambina con autismo, riporto una lettera che lei ha scritto alla preside di una scuola in seguito ad un GLH.
I dati sensibili sono stati omessi.

Gent.ma Preside,
alla luce di quanto è emerso al GLH del giorno (), Le confesso il mio grande disappunto per la poca informazione avuta riguardo ai comportamenti di mia figlia all’interno della scuola. Non si può giudicare senza conoscere e, in quel contesto, la conoscenza della bambina e della sua patologia era completamente assente.
La preparazione degli insegnanti di sostegno di mia figlia è completamente inadeguata al problema. E’ dalla non conoscenza che nascono informazioni sbagliate, si danno giudizi pesanti che danneggiano soltanto.
Non è stata fatta alcuna integrazione all’interno della classe ma soprattutto non è stata data alcuna informazione e preparazione alla classe che avrebbe dovuto accogliere mia figlia.
Si pretende in un contesto così difficile di mettere la bambina alla lavagna e farla lavorare? Sono stati dati agli insegnanti strumenti e linee guida da seguire, fra questi non c’era certo quella di far eseguire lavori alla lavagna. E’ chiaro che questa frustrazione è venuta fuori nel modo sbagliato.

Si parla molto d’accettazione, di solidarietà ecc. Le posso dire che con mia figlia non si può fingere perché lei sente le persone dalle quali viene accettata per quello che è. con lei falsità e finte attenzioni non passano…
Forse la scuola andrebbe molto meglio se le persone che seguono questi bambini siano preparate nello specifico con corsi di aggiornamento e altro, ma troppo spesso manca la passione per il lavoro che svolgono!

In casa la bambina ha fatto notevoli progressi, è gentile, abbastanza collaborativa e ubbidiente come può esserlo una qualsiasi adolescente. Come può essere che a scuola si verifichi esattamente l’opposto?
Il continuo cambiamento degli insegnanti (dall’inizio dell’anno sono stati ben 4) probabilmente ha comportato notevoli disagi; si sa bene che l’accettazione di nuove figure richiede tempi lunghi, ma forse questo è un dettaglio!

Sentivo di dover scrivere quanto detto per dare voce alla realtà mia e di mia figlia che è ben lontana da quella dipinta in sede di GLH, lo dovevo e lo devo soprattutto a mia figlia e a tutte quelle persone che mi hanno accompagnato e sostenuto in questo percorso di crescita con risultati concreti e soddisfacenti.

All’interno della scuola ringrazio alcune insegnanti che sono state e sono due figure di riferimento importanti per mia figlia e per me, e ringrazio Lei che mi ha prestato attenzione in questo momento di verifica sperando in una collaborazione futura più armoniosa e produttiva.
Cordiali saluti.

Successivamente la mamma mi fa sapere che:

La lettera non ha ricevuto alcuna risposta. Ho cambiato quindi scuola con tutti i disagi che questa scelta obbligata può comportare; sperando di incontrare situazioni nelle quali potrà esserci, si, un incontro professionale, ma soprattutto un incontro emotivo e umano.

Una mamma

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