AUTISMO INCAZZIAMOCI

autismo da combattimento

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autismo e scuola

PERCHE’ TUTTO QUELLO CHE SI FA PER L’AUTISMO A SCUOLA E’ GROSSOLANO, RAFFAZZONATO E SOSTANZIALMENTE INUTILE?

Posted by Autismo Incazziamoci on 27th July 2010

Parte del problema è la diffusa convinzione che in questo campo educativo-riabilitativo non esista un approccio scientifico…
C’è la libertà di insegnamento. L’educatore a scuola è libero di fare quello che vuole (spesso di… non fare nulla!) e di ignorare ipotesi che sono state validate con metodi scientifici e risultati che sono stati replicati.

Se l’educazione strutturata ed intensiva non piace all’insegnante, che puo’ fare un genitore?

Affidare l’educazione e l’avvenire di un bambino con Autismo alla scuola pubblica è come affidarlo a un lancio di dadi.
In quasi venti anni non ho visto cambiare nulla: c’è sempre il massimo disprezzo per le esigenze educative degli autistici.

Oserei dire che, transitoriamente, una forma di protesta e di provocazione potrebbe essere non mandare questi bambini a scuola, far perdere posti agli insegnanti, far diminuire le classi!

CARLA MARTA

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GLH DI ISTITUTO E GLH OPERATIVI

Posted by Autismo Incazziamoci on 25th June 2010

Nella scuola devono esistere, per legge, due gruppi di lavoro dedicati all’handicap: il GLH di istituto e i GLH operativi.

Al GLH d’Istituto e di Circolo partecipano le seguenti componenti: Dirigente scolastico, Docenti curricolari, Docenti specializzati, ASL/Specialisti, Personale Ente Locale (assistenti sociali), Genitori.

Alle verifiche GLH (operativi), che si tengono per ogni singolo allievo certificato, partecipano i soggetti indicati al comma 6 art. 12 legge 104/92: operatori delle ASL e della scuola, famiglie. (Atto di indirizzo, D.P.R. 24-2-94 art. 6)

Se ai GLH non viene il personale delle ASL, il Dirigente scolastico può diffidare formalmente il Direttore Generale, quello Sanitario e quello Amministrativo della ASL, facendo riferimento all’Atto di indirizzo D.P.R. 24-2-94 e alla Legge 104/92, nonché – dove esiste – alla Legge regionale per il Diritto alla Studio. Può inoltre fare riferimento al Provvedimento accompagnatorio della Legge finanziaria n° 549/95, art.1, comma 17. Tale norma afferma che la ASL può fare richiesta alla Regione e stipulare un accordo per prestazioni di questo tipo. Se la ASL non presenta domanda per l’autorizzazione o se la Regione non risponde, si può fare denuncia, nei confronti della ASL o dell’Assessore regionale alla Sanità, per omissione d’atti di ufficio.


Se i GLH non esistono e il Dirigente si rifiuta di convocarli può essere denunciato (anche se – bisogna dirlo – siamo in Italia e non è detto che la denuncia vada a buon fine) perché è un abuso di potere.

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DISABILI E SCUOLE PRIVATE: UN RAPPORTO DIFFICILE

Posted by Autismo Incazziamoci on 9th May 2010

COPIO-INCOLLO DAL BLOG rainbowman56

La legge sulla parità del 2000 prevede che gli istituti che ottengono il sì del Ministero debbano accogliere tutti, disabili compresi. Ma la realtà a volte pare diversa

ROMA - «Signora, ma perchè non iscrive suo figlio in una scuola statale? Lì sono organizzati meglio. Noi i ragazzi disabili non li prendiamo, non sapremmo come gestirli, non abbiamo insegnanti di sostegno». Iscrivere un bambino alla scuola paritaria può diventare un percorso a ostacoli per un padre o una madre se quel figlio ha una disabilità. Non bastano le difficoltà quotidiane e il pensiero assillante di quel giorno in cui mamma e papà non ci saranno più. Ci si mettono pure le discriminazioni in ambito scolastico. Eppure la legge sulla parità del 2000 prevede che le scuole che ottengono il sì del ministero debbano accogliere tutti, disabili compresi. Tanto che ogni anno vengono stanziati dei fondi per il sostegno. Il concetto lo ha ribadito anche il tribunale di Roma nel 2002 e nel 2008 il ministro Mariastella Gelmini ha rincarato la dose con un decreto in cui si dice che si ottiene la parità solo se si rispettano le norme di inserimento degli alunni disabili.

OLTRE LA LEGGE IL «FAI DA TE» - Fin qui la legge, ma nella realtà regna il fai-da-te. Una giungla in cui la Dire ha deciso di avventurarsi. Telefono alla mano, abbiamo contattato numerose scuole private paritarie, scoprendo che molte volte il bambino disabile riceve un «no». Ma anche quando scatta il «sì» arrivano i problemi sul sostegno. E su questo punto la confusione è totale. C’è chi dice «noi non ci attiviamo neanche per averlo», scaricando la colpa sul ministero “che non garantisce i rimborsi, che stanzia pochi fondi”, chi chiede rette aggiuntive per pagare l’insegnante in più, chi contributi parziali.

IL PROBLEMA DEL SOSTEGNO - Qualche esempio. Chiamiamo un noto istituto privato romano, di quelli che pubblicizzano la loro attività a forza di maxi cartelloni. Ci risponde una cortese segretaria a cui chiediamo di iscrivere alla prima elementare un bimbo affetto dalla sindrome di down. «Non credo ci siano problemi- risponde la donna in un primo momento- chiedo alla direttrice». Poi il verdetto cambia: «Non abbiamo l’insegnante di sostegno in questo momento. Può provare nelle scuole statali dove il sostegno c’è sempre. Le iscrizioni sono ancora aperte». Il no è condito da un «mi dispiace» che si ripete ad ogni diniego, con, appunto, il consiglio di mandarli alla statale, i bambini con disabilità, perchè lì, si sa, sono «più organizzati». Di fatto, uno scarica barile. Che penalizza le scuole pubbliche e, soprattutto, le famiglie, che non hanno liberta’ di scelta su dove far studiare i figli.
Cambiamo ciclo scolastico, ci riproviamo con le superiori. Di nuovo scegliamo un istituto paritario romano dei più pubblicizzati. Anche qui scatta il no al ragazzo down: «Non sappiamo come gestirli- risponde un uomo al centralino- non abbiamo l’obbligo di prenderli, non ricadiamo nella legge della scuola pubblica. Non prendiamo ragazzi con disabilità».

«SI CREA UN PROBLEMA» - Il problema è il sostegno? Domandiamo. «No, è che non li prendiamo proprio perchè ci si viene a creare un problema. La cosa migliore, signora, è la statale, che è più organizzata di noi». Ci risiamo. In un istituto cattolico gestito da una grande fondazione (la struttura è a Roma e ha laboratori, centri sportivi, teatro, piscina) si aprono le porte per il nostro bambino che deve andare in prima, ma, ci dicono dalla segreteria, «noi siamo una scuola paritaria e vi dovete prendere l’onere del sostegno. In attesa che il ministero vi riconosca le ore e vi rimborsi, ma chissà quando avverrà». Scoraggiarsi è d’obbligo. In un’altra scuola cattolica blasonata della Capitale ci dicono che «non c’è un sì o un no a priori, certo poi bisogna vedere se si concretizzerà l’iscrizione». Ci lasciano nel dubbio.

RETTA INTEGRATIVA - Istituto di suore a Milano: il sostegno non c’è, il bambino non trova spazio. «Il fatto- ci dicono- è che il ministero paga solo un ‘quid’…”. Colpa di viale Trastevere, insomma, se un bambino non può scegliere la scuola che vuole. In un istituto di Verona ci dicono che anticipano loro la «retta integrativa per la disabilità». Poi la famiglia chiederà un sostegno alla Regione che andrà girato all’istituto. «E se non ce lo danno?». «Non è mai capitato, ma certo il rimborso si potrebbe fare in molte rate». Si parla, infatti, dello stipendio di un docente per un anno. E anche al Sud la musica non cambia: a Palermo ci invitano a portare il nostro bimbo alla statale, «da insegnante- ci dice una operatrice- le dico che è meglio». (Fonte agenzia Dire)

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OVOLI RINGRAZIA L’ITALIA PER AVERLE INSEGNATO L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA!

Posted by Autismo Incazziamoci on 7th May 2010

Sono molto contento di scrivere ai miei amici Italiani. Io adoro l’Italia e ammiro molto il modo in cui affrontate la scuola e la disabilità!

Sono Aldo Brullo, Dirigente dell’Ufficio Scolastico di Ovoli. Sono stato invitato dalla redazione numerosa e immarcescibile di Autismoincazziamoci per raccontare come – ad Ovoli – abbiamo ristrutturato la scuola seguendo il vostro luminoso esempio.

Prima che approfondissimo le leggi italiane e le applicassimo, nelle nostre scuole imperavano gli psicomotricisti. Ma le cose non andavano bene, e lo dicevano i numeri. I numeri dicevano che sempre più autistici arrivavano all’adolescenza in uno stato talmente compromesso che era necessario imbottirli di psicofarmaci.

La svolta si è avuta quando mi sono interessato all’Italia e ho portato le vostre straordinarie usanze nel mio Comune.

Il primo mio motivo di interesse verso il vostro paese è stato il suo clima. Desideravo moltissimo visitare l’Italia per il mare, il cielo, le ragazze, il mandolino e la pizza.

Ma, come sapete, il viaggio da Ovoli all’Italia è ai limiti dell’impossibile: bisogna avere una conoscenza approfondita dei Salti nell’Iperspazio e delle macchine per cucire.

Però, grazie ad Internet, ho imparato che in Italia esiste una cosa chiamata integrazione scolastica.

Ho acquisito – da internet – tutte le informazioni possibili su questa “integrazione”, ho letto la vostra fantastica “legge 104“, le norme applicative di quella legge, i Decreti del Presidente della Repubblica, le Sentenze etc etc e ho pensato: “L’Italia è un paese straordinario!!!”.

Grazie a voi, sono riuscito ad organizzare – nel mio Comune – una specie di Integrazione Scolastica. Dico “una specie” perché io non sono mai stato nella vostra bellissima terra e – quindi –  non posso conoscere con precisione come avete attuato – nella pratica – le vostre bellissime leggi, ma sono sicuro che – quando abbiamo compiuto l’Integrazione Scolastica ad Ovoli – abbiamo fatto la duemilesima parte di quello che avete fatto voi.

Prima qui avevamo i bambini disabili nelle scuole – questo sì – ma non erano integrati. I bambini normali stavano nelle classi e i bambini disabili se ne stavano nell’aula di sostegno insieme all’insegnante di sostegno.

Ma non si fa così l’integrazione! Lo scopo della scuola è far stare i bambini disabili con i bambini normali e creare rapporti tra gli ugualmente e i diversamente abili.

Sono sicuro che per voi è normale e che vi riesce facile, ma noi non l’avevamo capito! L’abbiamo capito grazie alle vostre leggi!

Come ho detto, prima che io conoscessi l’Italia, per tutte le disabilità – nessuna esclusa – era indicata la psicomotricità e nelle nostre scuole lavoravano moltissimi psicomotricisti!!!
Se devo essere sincero, ho sempre avuto dubbi sulla psicomotricità: mi chiedevo come delle disabilità serie come l’Autismo (per esempio), come l’ADHD, come la Distrofia Muscolare potessero essere trattate con la psicomotricità. Che c’entra una disabilità grave con i coni, le palle enormi e i cuscinotti?

Una volta avute in mano e studiate le leggi italiane, ho immediatamente convocato nella sede dell’Ufficio Scolastico questi personaggi. Ho detto:

“Ragazzi, dobbiamo farci un esame di coscienza e dobbiamo cambiare le cose. Voi potete anche continuare a lavorare per la Scuola, ma non potete più lavorare con i bambini disabili. Potete fare i “laboratori espressivi”, potete organizzare gli spettacoli teatrali… potete fare tantissime cose. Però il vostro stipendio deve essere dimezzato, perché dobbiamo trovare le risorse economiche per trattare i bambini disabili. I bambini disabili non devono andare a marcire nei centri diurni imbottiti di psicofarmaci: i bambini disabili devono venire a scuola, e la scuola deve garantire un trattamento efficace!!!”.

Gli psicomotricisti, allibiti, non avevano la forza di contraddirmi (anche perché avevo schierato la Polizia Locale in armi).

“Per esempio” ho continuato “I bambini autistici devono avere un trattamento intensivo di almeno venti ore alla settimana (e mi mantengo basso). Come facciamo a garantire questo trattamento, se dobbiamo pagare voi?”

Dagli psicomotricisti si è levato qualche timido segnale di protesta.

“Chi non è d’accordo con la riorganizzazione, se ne può andare in mobilità al 7o per 100 dello stipendio, ma solo per 4 anni”.

Spero che siate d’accordo. Potevo mai dar retta agli psicomotricisti?
Mi ero divorato un altro documento italiano:  le “Linee guida per l’autismo” della SINPIA, e lì si parlava chiaramente di “trattamento intensivo di tipo cognitivo-comportamentale”. Non potevo continuare a tenermi gli psicomotricisti!!!

Però, dal momento che io non sono una bestia e che capisco che la gente deve pur lavorare, mi sono preoccupato per loro. Ho organizzato corsi per guida turistica, corsi per aiuto cuoco, corsi per aiuto idraulico, corsi per aiuto elettricista e ho detto agli psicomotricisti:

“Fatevi questi corsi, così vi riconvertite, andate incontro al Mercato e potete ancora trovare lavoro”

Fornire un trattamento precoce e intensivo ai bambini disabili gravi e – soprattutto – un trattamento cognitivo-comportamentale basato su ABA ai bambini con autismo (la disabilità più bistrattata di tutte nella scuola ovoliana del tempo) è stato fondamentale. Si è avuta chiarezza. Ci siamo sentiti eticamente a posto e non abbiamo più avuto rimorsi.

Questo grazie a voi! Alle vostre magnifiche leggi!!!

Da voi abbiamo imparato a fare bene il PEI e il PDF, a gestire al meglio la documentazione (che è fondamentale perché un progetto funzioni). Da voi abbiamo imparato (mica lo sapevamo, prima!) che l’alunno disabile è di tutto il Consiglio di Classe e che l’Insegnante di Sostegno è un insegnante della classe!

Non ci crederete, ma  - prima di adottare la legislazione italiana – ad Ovoli l’alunno disabile era considerato alunno dell’Insegnante di Sostegno! E’ grazie a voi che abbiamo capito che non deve essere così, che l’insegnante di sostegno è solo la pedina “specializzata”, ma – perché l’integrazione funzioni – c’è bisogno di tutta la scacchiera.

Ma la cosa che più ci ha cambiato la vita, quando studiavamo e cominciavamo ad applicare le leggi italiane sulla disabilità, è un concetto che abbiamo letto da più parti:

La scuola italiana è la scuola dell’integrazione. “Integrazione” non significa integrare i disabili con i compagni, ma integrare i bambini normodotati con l’alunno disabile.

Sulle prime, non riuscivamo a capire il significato di questa frase. Ci siamo scervellati.

Poi – improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno – abbiamo capito, e ringraziamo le vostre stupende leggi per avercelo fatto capire.

La scuola dell’integrazione, la scuola dove ci sono quelli che – una volta – noi chiamavamo handicappati, E’ UNA RISORSA PER TUTTI I BAMBINI NORMODOTATI.
E’ UNA RISORSA PRINCIPALMENTE PER I BAMBINI NORMODOTATI!

I bambini “normodotati” possono apprezzare la diversità, possono inventarsi linguaggi condivisi, possono imparare il linguaggio dei segni, possono imparare il linguaggio della Comunicazione Alternativa e Aumentativa… I bambini normodotati, integrandosi, possono crescere e – crescendo - arrivare a capire profondamente chi è diverso da loro.

E’ questa la grande lezione che ci avete insegnato. GRAZIE, ITALIA!

ALDO BRULLO

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GLORIA BULLO A “FORMATO FAMIGLIA”

Posted by Autismo Incazziamoci on 6th May 2010

Pubblico qui integralmente la trasmissione “FORMATO FAMIGLIA” su SCUOLA E DISABILITA’ trasmessa da TVSat2000 il 4 maggio, importante per la presenza (via telefono) di Gloria Bullo, che ha parlato dell’assenza di servizi per l’autismo. Invece quella preside…. mmmmm cosa le farei!?!
Consiglio a quella preside di leggersi questo post, ricordandole che tutto è successo in una scuola statale.

Ad ogni modo: grazie, Gloria!
(G.P.)

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

QUARTA PARTE

QUINTA PARTE

SESTA PARTE

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ORGANICO RIMODULATO, BAMBINO DISCRIMINATO

Posted by Autismo Incazziamoci on 27th April 2010

la disintegrazione scolastica

Siamo i genitori di un bambino Asperger di 5 anni. Quest’anno gli è stato letteralmente impedito di andare a scuola.
Dopo il primo disastroso anno di asilo presso privati, lo iscriviamo in una scuola pubblica statale, con richiesta di sostegno e relativa certificazione.
A settembre, a pochi giorni dall’inizio della scuola, sorpresa: lo vogliono mettere un anno indietro (la pretestuosa motivazione è che nella diagnosi non c’è scritto che debba necessariamente frequentare con coetanei SIC). Ci rifiutiamo, rinunciamo al posto e tentiamo di far avviare un’ispezione da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale (tentiamo, perché a mesi di distanza siamo ancora in alto mare).
Nel frattempo, ci rivolgiamo alla Scuola dell’Infanzia Comunale. Ce lo diano loro un posto a scuola. A gennaio il bambino viene iscritto in una scuola comunale. Ci dicono però che l’insegnante di sostegno ancora non è stato nominato (questione di settimane, ci assicurano) e ci invitano a far comunque iniziare la frequenza.
Non ci fidiamo e ci impuntiamo: il bambino non entrerà a scuola fintanto che non avrà l’insegnante di sostegno (oltre tutto, loro stessi parlavano di tempi brevi per la nomina).
Da gennaio ad aprile sollecitiamo la scuola e il Comune. Ieri la risposta ufficiale: l’insegnante ormai non si può nominare (ma noi è da dicembre che l’abbiamo richiesto!), quindi la scuola deve “rimodulare l’organico già a disposizione”. Tradotto: riciclare le insegnanti già assegnate ad altri bambini, sfruttandole nelle ore inoccupate (es. quando il bambino cui sono assegnate è in terapia); in pratica nostro figlio avrebbe 3 insegnanti diverse variamente distribuite nell’arco di 4 giorni (il venerdì rimarebbe comunque scoperto). E’ accettabile? E, soprattutto, ma è legale?

La Scuola dovrebbe considerarsi un pò più di un dozzinale baby-parking, no?

PASQUINA

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FUORI DAI DENTI: E’ POSSIBILE UN RITORNO ALLE SCUOLE SPECIALI?

Posted by Autismo Incazziamoci on 16th April 2010

COPIO-INCOLLO DA QUI

Per puro caso, ho incrociato un titolo che mi ha agghiacciato anche se dell’argomento mi è capitato di sentirne parlare – in maniera più o meno esplicita – più di una volta ultimamente…

Il Corriere titola: Scuole speciali: a volte ritornano. E certo. Come negare l’evidenza di esperienze fallimentari dal punto di vista dell’integrazione scolastica? Le responsabilità sono molte e trasversali e vanno dall’utilizzo di docenti non specializzati su sostegno, al taglio delle compresenze e delle risorse (umane e non) a scuola, ad una cultura dell’integrazione che diventa sempre più flebile man mano che si sale su di grado, ad ASL carenti da molti punti di vista, ad una cultura civica in via di dissoluzione che se ne frega della presa in carico della famiglia, talvolta isolata anche nel contesto delle famiglie dei compagni di classe del proprio figlio…

Tutto questo è vero. Ma non c’è solo questo. Ci sono anche storie “finite bene” e ci sono bambini e bambine che hanno bisogno di stare con i “normodotati” perché esiste qualcosa che si chiama “zona di sviluppo prossimale” che va sfruttata appieno e perché l’integrazione scolastica è un traguardo di civiltà.

Capisco i genitori che si arrendono… Ma possiamo arretrare su tutto?

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LA SCUOLA ITALIANA – di Gianni Papa

Posted by Autismo Incazziamoci on 4th April 2010

Mi dicevano che la scuola italiana
era quella della legge 104
quella dell’inclusione degli handicappati
quella dell’integrazione dei poveri disperati

Mi dicevano che la scuola italiana
era quella della pedagogia speciale
quella dell’insegnante di sostegno
quella del curricolo trasversale

Mi dicevano che la scuola italiana
era quella del piano personalizzato
quella che accoglie i bambini disabili
con grande affetto e competenze probabili

Mi dicevano che la scuola italiana
era quella dei gruppi di lavoro sull’handicap
quella che ci tiene veramente
a superare qualunque gap

Mi dicevano che la scuola italiana
era un modello da esportare
ma siccome siamo in Italia
scappo nel cesso che devo vomitare

La scuola mal sopporta e digerisce
quei pesanti e goffi soprammobili
gentilmente chiamati “diversamente abili”
e quindi li segrega e li avvilisce

La scuola non dà vita ai GLH
son sconvenienti pratiche di cacca
bisogna resistere a certi impulsi
perché ci sono le prove Invalsi

Ci sono le ferie del bidello
le commissioni  e mille altri inghippi
la terza D sul Grande Fratello
la prima C su Maria De Filippi

La scuola italiana è percossa e tagliata
forse crollata come un castello
e il bimbo autistico sul pavimento
dorme pervaso d’annichilimento

GIANNI PAPA

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Troppo comodo ridurre le ore di sostegno agli altri alunni!

Posted by Autismo Incazziamoci on 30th March 2010

DA SUPERANDO

È bene ricordare quella Sentenza del Consiglio di Stato di qualche anno fa che sostanzialmente proibiva all’Amministrazione Scolastica di ridurre le ore di sostegno agli altri alunni con disabilità, in caso di sconfitta di fronte al ricorso di uno di essi. Ed è bene ricordarlo oggi, dopo che la recente Sentenza n. 80 della Corte Costituzionale ha segnato un punto fermo per il rispetto del diritto all’istruzione da parte degli alunni con disabilità, preludendo – per il prossimo anno – a un vero e proprio “diluvio” di provvedimenti favorevoli alle famiglie. E così l’Amministrazione Scolastica, nel vano e illegittimo tentativo di ridurre le spese per l’integrazione, le vedrà invece aumentare notevolmente, a causa del crescente numero di decisioni sfavorevoli

Sembra senz’altro opportuno tornare sulla Sentenza n. 1134/05 del Consiglio di Stato (depositata il 26 novembre 2004), in materia di aumento di ore di sostegno.Tale Sentenza, oggi, dopo il recente pronunciamento  n. 80/10 della Corte Costituzionale [se ne legga nel nostro sito cliccando qui, N.d.R.], sembra ormai superata in meglio a favore dei diritti degli alunni con disabilità. E tuttavia è importante soffermarsi su un aspetto procedurale, trattato preliminarmente da quella decisione e apparentemente di scarsa importanza rispetto all’esito del ricorso.

In quell’occasione, dunque, l’Avvocatura dello Stato, che resisteva all’appello, sosteneva che il ricorso fosse da rigettare poiché non era stato notificato agli altri alunni con disabilità della stessa scuola che avrebbero dovuto qualificarsi processualmente come «controinteressati». Sosteneva infatti l’Avvocatura stessa che, avendo l’Amministrazione Scolastica Regionale assegnato globalmente alla scuola un certo numero di posti di sostegno, in caso di vittoria del ricorrente, le ore in più a lui assegnate avrebbero ridotto quelle degli altri compagni con disabilità; di qui l’eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di notifica ai controinteressati.
L’obiezione dell’Avvocatura veniva del resto a legittimare una prassi che si era diffusa a partire dalle prime decisioni con cui i Tribunali Amministrativi Regionali (TAR) avevano aumentato le ore di sostegno ad alunni certificati con disabilità grave. Se il Consiglio di Stato avesse accolto quell’eccezione processuale, avrebbe dunque avvalorato una prassi che sostanzialmente riduceva il diritto dei singoli alunni con disabilità a un semplice interesse legittimo, cioè tutelabile purché non in contrasto con l’interesse generale che sarebbe stato quello di non aumentare il contingente di ore di sostegno assegnato alle singole scuole.
Con la Sentenza 1134/05, invece, il Consiglio di Stato – sulla base della costante Giurisprudenza della Corte Costituzionale – sostenne che il diritto alle ore di sostegno è «un diritto del singolo alunno costituzionalmente incomprimibile neppure per motivi di bilancio». Ciò significa che, in caso di vittoria di un alunno, il numero delle ore di sostegno a lui aumentate non possono essere tolte agli altri alunni presenti nella scuola, vantando anch’essi un egual diritto soggettivo. Di qui il diniego della qualifica dei compagni come “controinteressati” e di qui l’ammissibilità del ricorso che è stato vittorioso per l’alunno ricorrente.

Quella Sentenza, per altro, è ancora arretrata rispetto alla più recente Giurisprudenza dello stesso Consiglio di Stato, poiché essa – pur in presenza di un pieno accoglimento del ricorso in appello – alla fine compensa le spese che per il vincitore sono quelle di ben due gradi di giudizio con notevoli costi per le consulenze, oltre che per le parcelle legali. Oggi, invece, sia i TAR che il Consiglio di Stato non solo condannano l’Amministrazione Scolastica resistente alla rifusione delle spese, ma anche al risarcimento dei danni patrimoniali e, più di recente, anche dei danni non patrimoniali, trattandosi di diritti fondamentali della persona.
E in ogni caso quella decisione è assai importante per l’aspetto sin qui evidenziato – pur apparentemente minore – del diniego a considerare ”controinteressati” gli altri alunni con disabilità presenti nella scuola. Infatti, a seguito della già citata Sentenza della Corte Costituzionale n. 80/10, il prossimo anno vi sarà letteralmente un “alluvione” di richieste di ore di sostegno in più e, in caso di diniego dell’Amministrazione Scolastica, un “diluvio” di decisioni dei TAR favorevoli  ai ricorrenti.
Qualora l’Amministrazione volesse ridurre i danni, riducendo le ore di sostegno assegnate agli altri alunni presenti nella stessa scuola, è quindi avvertita dal Consiglio di Stato che non potrà ricorrere a questa prassi illegittima, pena l’aumento del contenzioso in cui l’Amministrazione risulterà soccombente con condanna a spese e danni.

Ormai da anni le associazioni sostengono che se l’Amministrazione volesse ridurre notevolmente il contenzioso sul sostegno, dovrebbe adoperarsi normativamente e nella prassi a formare obbligatoriamente i docenti curricolari sulla didattica dell’integrazione scolastica, poiché è la presa in  carico da parte di questi la vera e principale risorsa per l’integrazione stessa, ferma restando  la collaborazione dei docenti per il sostegno. L’Amministrazione, però, sino ad oggi non solo non si è adoperata in tal senso, ma addirittura ha di recente aumentato paurosamente il numero degli alunni per classe, con la concentrazione di più alunni con disabilità nella stessa classe; ciò ovviamente impedisce ai docenti curricolari di prendersi anch’essi cura dell’integrazione degli alunni con disabilità, sia pur con la collaborazione dei colleghi per il sostegno. Accadrà quindi che l’Amministrazione Scolastica – nel vano e illegittimo tentativo di ridurre le spese per l’integrazione – le vedrà notevolmente aumentare a causa del crescente numero di decisioni a sé sfavorevoli.
Come mai il livello politico del Ministero dell’Istruzione e il Governo non sanno farsi i conti?

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Comunicare

Posted by Autismo Incazziamoci on 24th March 2010

COPIO-INCOLLO da lastampa.it

Elisa G. è una insegnante di biologia in un istituto professionale. Fin da piccolissima ha sviluppato una passione: disegnare e dipingere, preferibilmente visi che esprimono emozioni. Elisa ha anche al suo attivo esperienze di rieducazione artistica in neuropsichiatria infantile. Giulio M. è un ragazzo di quindici anni e frequenta la prima classe nell’istituto dove insegna Elisa. E’ un soggetto autistico con un discreto funzionamento cognitivo, in grado di apprendere e di lavorare al computer da solo. Non è aggressivo. Segue le lezioni a fasi alterne. Non è alunno di Elisa e solo da qualche tempo lei lo ha notato. E’ successo un sabato mattina. Il sabato Elisa ha delle ore libere e le trascorre tra la sala insegnanti ed il laboratorio di scienze, stanze che si aprono in un corridoio. Nello stesso corridoio si trova l’aula di Giulio. Quel sabato Elisa sente in corridoio una strana voce in falsetto: “Sono io, sono io”: un ragazzo sta parlando con le mani racchiuse a mo’di telefonino ad un interlocutore invisibile, muovendosi, quasi un uccello in gabbia, da una parte all’altra del corridoio, soffermandosi dietro le porte chiuse, praticamente invisibile a tutti.

Elisa chiede ad un collega: “E’ schizofrenico?”. Lui risponde: “E’ autistico. Il sabato manca il suo professore di sostegno”. A quanto pare Giulio non riesce a stare in aula senza un supporto. Lo disturbano anche le intemperanze dei compagni durante il cambio degli insegnanti (si alzano, scherzano, parlano a voce alta, si spingono). Il senso di disagio è così forte che esce continuamente in corridoio lasciandosi andare alle sue stereotipie preferite (brevi corsette, ondeggiamenti tra una parete e l’altra, parlottare con un interlocutore immaginario). Quel sabato Elisa lo chiama in sala insegnanti, cerca qualcosa da fare con lui. Sfogliano in pochi minuti un grosso catalogo di apparecchiature tecniche che si trova sul tavolo, Giulio chiede: “Cos’è? A che a cosa serve?” E passa velocemente all’immagine successiva.

Elisa si chiede quanto riesca trattenere di quello che ha visto. Ne parla con il professore di disegno di Giulio. “Molto – le risponde – dovresti vedere i suoi disegni. Stiamo studiando l’anatomia del volto umano e Giulio disegna il cranio con una grande attenzione ai particolari”. Elisa gli consiglia di cercare di curare maggiormente le espressioni facciali rispetto all’anatomia in senso stretto. Nei giorni seguenti il professore invita il ragazzo a disegnare le espressioni facciali della compagna che lui preferisce (una ragazza dal volto molto dolce e dagli occhi espressivi) ma lui si rifiuta, diventando quasi aggressivo.

Ogni volta che lo incontra in corridoio, Elisa lo guarda e lo saluta: “Ciao Giulio”. Lui risponde: “Ciao”, dirigendo lo sguardo verso il basso o di lato. Due settimane dopo, di sabato, Elisa sente per il corridoio la strana voce in falsetto con un tono un po’ agitato: “Sono stato licenziato, hai capito, sono stato licenziato!”. Dove ha sentito quella frase? Forse in televisione. La donna decide di provare ad entrare in contatto. Lo chiama, lo invita a seguirlo in laboratorio dove in quel momento non c’è nessuno. Il ragazzo appare un po’ titubante. “Quando posso tornare in classe?” – chiede. “Quando vuoi”, risponde Elisa. Questo sembra rassicurarlo. Si siede felice davanti il computer e comincia a navigare in internet. Ecco, ha trovato quello che cercava: un breve filmato tratto dal film “Avatar”. Tengono basso il volume per non disturbare nessuno. Ad un certo punto Giulio alza di scatto il volume, vede che lei sobbalza leggermente, e con una voce dal timbro quasi automatico le dice: “Non volevo spaventarti”. Lei pensa: “Sta parlando veramente con me, è me che non voleva spaventare?”. Gli chiede: “Non volevi spaventarmi?”. Lui risponde: “No, assolutamente no”.

“Cos’è un avatar?” le chiede. Cercano insieme una definizione su internet.

Dopo alcuni minuti Giulio trova alcune scene del film “Wolfman”. Lei prova una intensa sensazione di angoscia nel vedere un uomo che in pochi istanti si trasforma in un lupo mannaro. Elisa non riesce a trattenere dei sospiri di orrore. Il ragazzo sembra percepire il disagio di lei “E’ finto”- lui afferma – non mostrando alcuna reazione emotiva. Ogni tanto la guarda direttamente, ne controlla le espressioni facciali, le dice: “Non spaventarti”; se è distratta da altri pensieri: “Non mi stai ascoltando”, o se lei si allontana: “ Non te ne andare”. E poi, lesto: “Sabato prossimo vengo di nuovo”.

Poi lui trova in internet le immagini di due lupi mannari con le fauci spalancate. Lei li disegna prontamente su un foglio, ma il ghigno di un lupo non pare minaccioso. “Sembra quasi un sorriso”, dice Elisa. “Non sorride” la corregge Giulio stizzito. Elisa insiste: “Creiamo una storia tra questi due personaggi?”. “Lo farò domani” risponde Giulio. Ogni tanto, tuttavia, il ragazzo cerca di fare un minimo di conversazione: “Come va oggi?”, “Come ti sta andando oggi?”, chiede più volte. “Bene!” – risponde immancabilmente Elisa. E ancora: “Cosa si fa il sabato?”, chiede Giulio. “Si va a scuola” risponde incerta Elisa. “Si va alla partita. Vado alla partita stasera, con mio padre. Si cena dalla nonna. Più tardi viene Adriana a prendermi”. “Chi è Adriana?”. “Mia sorella”.

Ad un certo punto lei va a tenere una lezione per un’ora, mentre lui rientra in classe. Ma quando Elisa ritorna Giulio è di nuovo in corridoio. Stavolta il computer del laboratorio è occupato da un professore. Giulio lo interpella: “Come va oggi?” e aspetta pazientemente che il professore si alzi e se ne vada. Riparte la ricerca in internet. Trova un filmato e le spiega succintamente la trama: si tratta di persone chiuse in un sottomarino “come in una prigione”. Ma di lì a poco si presenta un’altra scena orribile: uno squalo sfonda la vetrata del sottomarino. “Cosa sta succedendo? Cosa fa lo squalo?” Chiede Giulio. Lei riprova il solito senso di angoscia quando lo squalo apre la bocca. Ma stavolta è Elisa che dice a voce alta. “E’ finto”, come a rassicurare entrambi. E lui risponde: “Come fai a dire che è finto?”. Effettivamente la scena sembra spaventosamente reale. Lì per lì Elisa non trova niente di meglio da dire: “Perche è un film”. Ma avrebbe voluto trovare una spiegazione migliore.

Nonostante la contraddizione con quanto Giulio ha affermato prima a proposito della realtà e della finzione, Elisa si rende conto che lui l’ha accettata come sostituta del professore di sostegno, che la sta addirittura usando come strumento del suo pensiero per conoscere ed interpretare la complessità del mondo. Era esattamente quello che lei voleva.

ROSALBA MICELI

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