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Archive for the 'ABA' Category

ABA: NUOVA IMPORTANTE SEZIONE DEL FORUM

Posted by Autismo Incazziamoci on 15th April 2010

Il forum di Autismoincazziamoci ha aperto una nuova sezione.

La speranza è che questa nuova sezione (OFFERTA/RICERCA tutor-consulenti) possa servire a “riformare” il mercato. L’auspicio è che tale mercato non sia più dominato da superstar inarrivabili dotate di liste d’attesa chilometriche o troppo impegnate per garantire una presenza e un’attenzione regolare, ma che possano affacciarsi alla ribalta le nuove leve.

Inoltre, spero che tale sezione del forum possa essere di aiuto per i genitori che spesso si trovano nella pupù più totale quando devono trovare le persone adatte per cominciare un trattamento ABA. E che serva anche ai/alle tutor ABA formati/e per entrare in contatto con i genitori.

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L'ESTINZIONE SPIEGATA AL POPOLO

Posted by Autismo Incazziamoci on 24th March 2010

COPIO-INCOLLO DA UN DOCUMENTO MOLTO CHIARO E MOLTO SEMPLICE (gran cosa la semplicità in un mondo fatto di tecnicismi cazzuti) PRESENTE SUL BLOG Giuliaparla (G.P.)

Un comportamento aumenta se è seguito da un rinforzo. Al contrario, se il rinforzo viene costantemente sottratto, il comportamento andrà scomparendo.
Questa procedura viene definita estinzione.

Esempi di estinzione:

  • Ferrante ride nervosamente mentre svolge alcuni esercizi. La maestra ha provato a dirgli di smettere di ridere, come avrebbe fatto per un altro bambino. Purtroppo il rimprovero è stato un rinforzo perché Ferrante ha ottenuto l’attenzione della maestra. La maestra applica allora l’estinzione e tutte le volte che Ferrante ride lo ignora, come se non fosse accaduto nulla.
  • Veronica non vuole finire di dipingere il suo disegno e getta per terra il pennello ed il barattolo di colore. La maestra decide di estinguere questo comportamento e senza dire nulla riprende il pennello e la porta a completare il compito.

ATTENZIONE!

  • Una volta che avete deciso di estinguere un comportamento dovete essere costanti perché un solo cedimento da parte da vostra comprometterebbe l’efficacia della strategia.
  • Esempio: la mamma decide di estinguere Francesco quando per attirare la sua attenzione accende e spegne la luce. Cosa succederebbe secondo voi se il papà gli prestasse attenzione, dicendo ad esempio “smettila con queste luci!”?
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LE CLASSI OPERANTI DEL COMPORTAMENTO VERBALE

Posted by Autismo Incazziamoci on 23rd March 2010

COPIO-INCOLLO UNA INTERESSANTE TABELLA ESPLICATIVA TRATTA DA UN DOCUMENTO DEL BLOG “Giuliaparla
(sd sta per “stimolo discriminante”, sr per “stimolo rinforzante”)

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FRANCESCA, una donna che insegna l'ABA

Posted by Autismo Incazziamoci on 21st March 2010

Riceviamo e volentieri pubblichiamo (G.P.)

Ho seguito dal 18 al 20 marzo, a Cicciano (NA), il workshop di primo livello di Francesca degli Espinosa.
E’ stata una bella esperienza, che mi ha convinta ancora di più che l’ABA – ora come ora – sia veramente l’unica metodologia efficace nell’autismo proprio perché intensiva, martellante e attuabile in tutti i contesti di vita del bambino.
Certo… i workshop non bastano per diventare analisti del comportamento o semplici operatori ABA. Ad esempio – per quanto mi riguarda – devo riflettere un pò su come proseguire il mio percorso formativo, ma immagino che la soluzione migliore sia quella di fare un master serio e che fornisca una solida preparazione tanto teorica che pratica e – naturalmente – una certificazione riconosciuta.
Spero però di poter continuare parallelamente a lavorare per capire bene chi è “la logopedista Chiara Bonfatti” (che è “appena nata”), anche perché ho appena ricominciato a riprendere le fila della mia vita che negli ultimi anni – in cui mi sono dedicata anima e corpo allo studio della logopedia – ho trascurato totalmente… inutile dire che dentro di me le acque sono un pò agitate.
Comunque – a parte me – ritengo che questi workshop possano offrire utilissimi suggerimenti e strategie d’intervento immediato ai genitori di bambini autistici. Ma, anche nel caso dei genitori, penso che sia necessaria una pratica quotidiana dell’ABA attraverso la guida e la supervisione di un vero e prorpio analista del comportamento e di tutor ben preparati.
Per quanto riguarda Francesca degli Espinosa, è veramente in gamba: ha 34 anni, è sposata con un analista del comportamento e ha tre figli… ti fa sentire un moscerino insignificante…
Le sue esposizioni sono chiarissime e semplici e ti fa vedere moltissimi video tratti dai suoi interventi presso pazienti tanto inglesi che italiani, che hanno lo scopo di offrire esemplificazioni pratiche dell’intervento ABA.

Il primo workshop parte dai cardini della scienza comportamentale, che sono di matrice skinneriana: cosa è il comportamento, cosa sono i rinforzi positivi e negativi, le punizioni positive e negative, l’estinzione, il time-out ecc…
La prima cosa che un analista deve fare e l’analisi del comportamento del paziente, quindi annotare la forma o topografia dei comportamenti problema del soggetto e la loro funzione (il perché dei comportamenti).
Mi piace la visione non da manuale che Francesca ti trasmette dell’autismo, ossia: l’autismo causa incapacità a comunicare e per questo il bambino non sa come comportarsi. Se attua dei comportamenti non idonei, problematici, pericolosi, non lo fa perché è autistico, ma perché non ha strumenti per comunicare: è l’ambiente che deve insegnare al bambino tali comportamenti, perché lui – essendo autistico – non li impara naturalmente.

Prima cosa da fare, dopo la valutazione iniziale e prima di trattare i comportamenti, per eliminare quelli problematici che impediscono l’apprendimento, è il Pairing e il dare al bambino strumenti di comunicazione con cui poter fare delle richieste. Nel pairing chi interagisce con il bambino  deve essere in grado di conquistarlo.
Ma come conquistare un bambino autistico? Individuando i rinforzi e controllandoli!
I rinforzi vanno “controllati” per evitare che il bambino vi abbia libero accesso: deve capire che – per averli – deve passare per il genitore, il terapista ecc… che diventa l’erogatore dei rinforzatori (cose da mangiare, giochi, video… qualsiasi cosa il bambino gradisca).
Con il pairing in bambino impara a fidarsi e a non evitare l’adulto che interagisce con lui, ma anzi a collaborare. Grazie alla fiducia reciproca nata con il pairing sarà possibile – per il bambino – acquisire serenamente strumenti di comunicazione – che all’inizio e soprattutto se il bambino non parla o non si capisce quando parla, saranno ausili di Comunicazione Aumentativa, come i segni (ovviamente non si deve imparare la LIS vera e propria, ma pochi fondamentali segni) o i pecs. Con questi strumenti, il bambino dovrà imparare a fare le sue richieste: solo se impara a comunicare e a esprimere le sue richieste, sarà possibile impostare gli altri operanti verbali, come: la denominazione/etichettamento, l’ecoico/imitazione vocale, l’intraverbale.
Per quanto riguarda il Cosa Insegnare, le Aree Curriculari sono: Comunicazione, Imitazione Vocale, Denominazione, Ricettivo (eseguire istruzioni, rispondere a descrizioni), Imitazione finomotoria (imitazione dei segni), Imitazione Grossomotoria, Visuo-spaziale, Accademico (leggere, scrivere, matematica, pc), Sociale, Gioco (indipendente, simbolico, immaginario, cooperativo, con regole di gruppo), Autonomia personale.

Le sessioni di insegnamento sono domicilari, condotte da un tutor e/o genitore; insegnamento incidentale che avviene ogni giorno – durante l’intero arco della giornata – ed è condotto dal genitore; l’insegnamento a scuola avviene con sessioni individualizzate, sessioni in piccolo gruppo ed in sezione….

Spero di aver dato informazioni utili.
Immagino che già lo conosciate… comunque il suo sito è: www.analisicomportamentale.com

CHIARA BONFATTI

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IL RINFORZO E LA PUNIZIONE

Posted by Autismo Incazziamoci on 4th March 2010

Il rinforzo è quel “qualcosa” che, successivo e contingente ad un comportamento, aumenta la probabilità che la persona ripeta il comportamento stesso.
Il non-rinforzo può mandare in estinzione un comportamento-problema? Non è detto.

Occorre mettere in atto delle strategie di reindirizzamento del comportamento errato (cioè insegnare alla persona con autismo ad ottenere lo stesso effetto tramite un comportamento socialmente accettabile) o delle strategie di punizione.

Per stabilire se è necessaria la punizione, occorre capire quanto un comportamento è forte e radicato e se ha, al suo interno, un rinforzo naturale.
Un’autostimolazione (per esempio un bimbo che si dondola sulla sedia cantilenando NDR) è già rinforzante di suo, e ignorarla non serve a nulla. Bisogna per forza reindirizzare il comportamento.

Faccio un esempio concreto: un bambino piccolo butta in terra degli oggetti ed è rinforzato dal rumore che fanno cadendo… Come fai a mandare in estinzione il comportamento, se è in sè stesso rinforzante?

Devi per forza usare una strategia punitiva. Dirgli: “Li hai buttati per terra e adesso mi aiuti a raccoglierli”.
Se vuoi puoi anche adottare la strategia di non lasciare a vista oggetti che il bambino può lanciare ma, oltre ad essere molto faticoso organizzativamente, non ti salva dal fatto che domattina, quando il bambino andrà a scuola – e troverà qualcosa da lanciare – riproporrà il comportamento rinforzante.

Usare la punizione non vuol dire torturare il bambino.

Pensiamo a noi stessi: perchè stiamo molto attenti quando maneggiamo la bottiglia dell’olio? Perchè – se cade – è difficilissimo e frustrante pulire.

La paura di passare molto tempo a pulire l’olio ci induce a comportarci nella maniera giusta, cioé ad evitare in tutti i modi di farlo cadere.

Il fatto stesso che un comportamento errato possa avere conseguenze fastidiose, manda in estinzione un comportamento.

FABIOLA MATTEINI

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L'INVIDIA DEI MEDIOCRI?

Posted by Autismo Incazziamoci on 2nd March 2010

Di recente ho sentito una stimata psicologa e psicoterapeuta, di matrice TEACCH, insinuare che l’intervento sul comportamento non sarebbe morale e che – prima di intervenire sui comportamenti problema – si deve intervenire sulla persona autistica, sull’ambiente in cui vive e sulle persone  che gravitano nella sua orbita.

Ciò significa, in parole povere, che il fatto che la persona autistica rimanga incolume e che rimangano incolumi le persone che gravitano nella sua orbita, non viene considerato – dalla suddetta psicologa/psicoterapeuta (e – per esteso – da una larga fascia di “TEACCH addicted”) – necessario.

Faccio un esempio:
Peppiniello di notte non vuole dormire. Anzi continua a sbattere la testa sulla spalliera sul letto o addirittura si alza e passa la notte a cadere a peso morto – con la testa – sul comodino.

Un “Abista”, attraverso l’analisi funzionale degli antecedenti, del comportamento e della conseguenza, cercherebbe di risolvere prima di tutto il problema comportamentale, che comporta gravi rischi di ferite per il bambino. Un “TEACCHista” come la suddetta psicologa/psicoterapeuta, invece, no. Per lei, intervenire sul comportamento senza prima intervenire su altro (questo altro, poi, sarebbe la solita “strutturazione del tempo, dello spazio, della testa”) non è morale.

Ma vi pare possibile che una psicologa/psicoterapeuta di matrice TEACCH permetta che Peppiniello si fracassi il cranio? A me no.

Infatti.

La psicologa/psicoterapeuta di matrice TEACCH, in presenza di un comportamento-problema grave, non esiterebbe a “rubare” all’ABA l’analisi funzionale e a cercare di salvare il salvabile, passando sopra a tutte le sue “convinzioni”.

E dunque per quale motivo la suddetta psicologa/psicoterapeuta di matrice TEACCH se ne va in giro a dire quelle cose?

Per il solito motivo. La gente ha ormai capito che un approccio TEACCH, soprattutto un approccio TEACCH puro come quello che considera immorale l’intervento comportamentale, non ottiene risultati, se non in rarissimi casi e in tempi molto lunghi. E, per paura che i genitori passino all’ABA in massa e loro restino letteralmente “senza lavoro” (cosa che accade sempre piu’ di frequente), screditano l’ABA con tutti i mezzi possibili.
In un modo decisamente maleducato e decisamente immorale.

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L'ESTINZIONE

Posted by Autismo Incazziamoci on 27th February 2010

RIPORTO ANCORA UNA PARTE DI UN INTERESSANTISSIMO DOCUMENTO PRESENTE SUL BLOG GIULIAPARLA

L’estinzione è assenza di rinforzo. Al comportamento emesso non viene data alcuna forma di attenzione.

E’ molto difficile da applicare: i genitori e gli insegnanti sono spesso incapaci di ignorare i comportamenti negativi, preferiscono rimproverare, mettere in castigo, arrabbiarsi piuttosto che far finta di niente.

“Giuseppe prendeva a pugni la porta della sua cameretta tutte le volte che squillava il telefono. Mi arrabbiavo da morire, ma continuava a tirare pugni e non più soltanto alla porta. Ho provato ad ignorarlo. All’inizio ho resistito bene, facevo finta di cucinare e non lo guardavo, ma la situazione peggiorava. Allora ho dovuto prestargli attenzione, non avevo scelta. Avrebbe distrutto casa. Le volte successive ha tirato i pugni sempre con maggiore violenza e abbiamo deciso di eliminare il telefono dall’appartamento. ” (mamma di Giuseppe)

“Allo squillo del telefono, al quale non era tanto abituata, Paola lanciava per terra con violenza tutto ciò che trovava sul tavolo. Ho deciso di ignorarla. All’inizio la situazione è peggiorata: per attirare il mio sguardo e il mio intervento ha lanciato per terra anche gli oggetti sui mobili. Poi s’è calmata ed il comportamento si è verificato gradualmente con sempre minore intensità.” (mamma di Paola)

Gli esempi riportati ci dicono chiaramente che l’estinzione funziona se applicata con tenacia e che, se ignorato, il comportamento problematico potrebbe inizialmente presentarsi con maggiore intensità, per poi tendere a diminuire.

Sono frequenti i casi di applicazione incostante dell’estinzione: l’attenzione che a volte viene data ed altre no rinforza il comportamento non appropriato in maniera intermittente (vi ricordate che è più efficace di quello continuo?).

Conclusione: meglio non utilizzarla affatto se non si è in grado di utilizzarla sempre.

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IL RINFORZO

Posted by Autismo Incazziamoci on 26th February 2010

RIPORTO PARTE DI UN INTERESSANTISSIMO DOCUMENTO PRESENTE SUL BLOG GIULIAPARLA

Rinforzo primario e secondario

Il rinforzo primario risponde ad esigenze fisiologiche che non hanno avuto bisogno di essere apprese. Non serve avere alcuna abilità per riconoscere gli stimoli della fame e della sete e sono quindi rinforzi primari il cibo e le bevande.

Il rinforzo secondario ha avuto bisogno di essere appreso. Materiali, attività piacevoli, elogi, giochi fisici sono rinforzi secondari, non rispondono ad un’esigenza prettamente fisiologica.

Condizionare all’uso di rinforzo

Affinché il rinforzo risulti tale, è necessario creare quegli stati tecnicamente definiti di deprivazione e sazietà.

Un bambino abituato a mangiare cioccolata tutte le volte che lo desidera, non si sforzerà di svolgere alcun compito per riceverne un pezzo. Deprivarlo significherebbe ad esempio limitare l’uso della cioccolata ai momenti di insegnamento.

Chiara mangia sempre troppe patatine, potrò utilizzare una dissetante bibita come rinforzo. Il sale ha creato nella bambina un senso di sazietà che la farà desiderare qualcosa da bere.

E’ fondamentale selezionare rinforzatori efficaci tra le cose che il bambino ama di più e deprivarlo.


Primario o secondario?

Genitori ed insegnanti sono spesso scettici nell’utilizzare il primo, ma di frequente mi capita di constatare che sia il più efficace, soprattutto all’inizio dell’intervento o quando si richiede ai ragazzi uno sforzo troppo grande. Il rinforzo primario non è offensivo per chi lo riceve. Trovereste offensivo promettere ad un bambino senza diagnosi d’autismo un gelato alla fine dei compiti?

Il rinforzo primario non crea dipendenza assoluta: gradualmente è doveroso sfumarlo e far apprezzare ai ragazzi rinforzi di tipo secondario.

Ricordiamo: un rinforzo è efficace se incrementa un comportamento, saremo spesso di fronte a soggetti che non riconoscono altre gratificazioni se non il bere e il mangiare; in questi casi non utilizzare rinforzi primari costituirebbe una violazione dei diritti della persona disabile ad imparare e crescere.

Dal primario al secondario o viceversa

“Quando ho iniziato a lavorare con lui, Alessandro desiderava solo mangiare pane e marmellata ed era l’unico rinforzo possibile, ma tutte le volte che gliene davo un pezzo associavo al cibo un commento sociale del tipo “bravo” “grande” o gli porgevo anche un gioco di cui poco gli importava. Sono passati due anni e adesso apprezza i giochi ed i rinforzi sociali quanto il cibo”.

“Nico non avrebbe mai mangiato nulla.. all’inizio dell’intervento si nutriva solo di latte in biberon, quindi non potevamo usare rinforzo primario. Abbiamo deciso di lavorare con i video dei cartoni animati, che sembrava apprezzare. Gradualmente l’abbiamo condizionato ad assaggiare dei cibi associati ai suoi cartoni preferiti. Ora biscotti e cartoni animati hanno lo stesso potere”.

In entrambi i casi descritti è stato applicato il principio di condizionamento classico: uno stimolo neutrale associato ad uno stimolo rinforzante nel tempo finisce con l’acquisire le stesse proprietà dello stimolo rinforzante.


RINFORZO POSITIVO, NEGATIVO E AUTOMATICO

Rinforzo positivo e negativo

Il termine positivo si utilizza con l’accezione di “aggiuntivo”.

Il rinforzo positivo aggiunge qualcosa alla situazione che il bambino vive: tutte le volte che consegniamo un cibo o un gioco, facciamo un elogio, facciamo il solletico, accendiamo il video ecc. stiamo rinforzando positivamente, stiamo “aggiungendo”.

Esempi: chiedo a Luca di dirmi il suo nome, Luca risponde e riceve un bacio; porgo a Magda una spazzola, Magda la utilizza correttamente, le dico che è stata molto brava; metto sul tavolo un puzzle da completare, Elisa lo completa e riceve una patatina.

Il termine negativo si utilizza con l’accezione di “sottrattivo”.

Il rinforzo negativo toglie qualcosa alla situazione che il bambino vive e la rimozione di questo elemento è la ragione di rinforzo: tutte le volte che spegniamo la musica che al bambino crea fastidio, gli permettiamo di togliere le scarpe perché preferisce girare scalzo per casa, gli permettiamo di rimandare lo svolgimento dei compiti perché è stato particolarmente bravo fino a quel momento, stiamo utilizzando rinforzi negativi.

Esempi: Giulio deve restare seduto a finire il puzzle, quando finisce si alza (il rinforzo è la sottrazione del lavoro); Daniele è infastidito dalla luce accesa e mamma la spegne (rinforzo negativo); Silvia chiede alla madre di eliminare da casa un mobile che non le piace.

Per insegnare, è produttivo creare situazioni che ci consentano l’uso di rinforzi positivi.

Non considero infatti buona prassi che il bambino completi un compito per poi alzarsi, alzarsi non lo indurrà mai a trovare rinforzante tornare  a sedere per completare un lavoro, cosa che accadrebbe invece se dopo il lavoro svolto venisse premiato con un rinforzo aggiuntivo.

“Daniele a tre anni non sopportava la luce, urlava e dovevamo spegnerla immediatamente. Tutta la famiglia viveva al buio” (mamma di Daniele)

Non sarebbe stato meglio premiare Daniele per tollerare la luce accesa?


Rinforzo automatico

Un paragrafo a parte merita il rinforzo automatico, che non ha bisogno di essere controllato da elementi che si aggiungono o si sottraggono. Pensate alle autostimolazioni: il bambino che cammina sulle punte ad esempio generalmente non lo fa per attirare l’attenzione dell’adulto, ma perché camminare sulle punte è rinforzante di per sé.

Intervenire per correggere comportamenti mantenuti da rinforzo automatico appare più difficile che correggere altri la cui funzione dipende da manipolabili conseguenze. E’ comunque possibile prevedere una correzione, sostituendo il comportamento non appropriato mantenuto da rinforzo automatico con un altro che viene rinforzato da un rinforzatore esterno.

Esempio: Carlo si dondola di continuo davanti alla finestra, decido di fermare l’autostimolazione e offrirgli un sorso di succo per ogni due secondi in cui non si dondola.

Rinforzo contingente e non contingente

E’ il primo giorno di scuola. La maestra decide di creare un’atmosfera piacevole che aiuti i bambini a staccarsi dalle mamme e dai papà e cominciare a considerare la scuola un posto divertente. Decide di non proporre alcun tipo di “lavoro” strutturato, fa giocare i bambini, li porta al parco, accende lo stereo in classe, regala a tutti un lecca lecca.

Antonella è alla sua prima sessione di lavoro con Paolo. Decide di non dargli nessuna istruzione e di non pretendere nulla, si limita ad associarsi ad una situazione positiva: lo porta fuori in bicicletta, guardano un cartone insieme, gli fa il solletico sul letto.

Sono esempi di rinforzo non contingente, ovvero non strettamente connesso ad uno sforzo richiesto, ma associato a situazioni nuove, da tollerare.

La maestra assegna a tutti i bambini un disegno da colorare e quando hanno finito regala a ciascuno di loro delle bolle di sapone!

Antonella chiede a Paolo di cercare le scarpe e non appena il bambino gliele consegna esulta e gli offre una patatina.

Sono esempi di rinforzo contingente, che riguarda un’istruzione data.

Il corteggiamento è un simpatico esempio di rinforzo non contingente: Luca è innamorato di Serena e le regala fiori e cioccolatini senza che sia il suo compleanno; la chiama solo per dirle quanto sia bella; la invita  a cena fuori senz’attendere un’occasione particolare. Passano gli anni e Luca e Serena si mettono insieme: Serena rivela che il suo fidanzato le regala dei fiori solo per compleanni e anniversari e le fa i complimenti solo se indossa un vestito particolarmente audace. Il rinforzo è diventato decisamente contingente!


Rinforzo continuo e intermittente

“Cara Simona, volevamo chiederti come facciamo a smettere di dare le patatine a Francesco tutte le volte che va in bagno. Sono mesi che gli offriamo il rinforzo ogni volta che fa la pipì nella tazza, ma non appena smettiamo di dargli le patatine, nel giro di pochi giorni, ricomincia a farsi la pipì sotto.”

“E’ importante comprendere innanzi tutto che il rinforzo deve essere sfumato gradualmente. Non potete passare da uno schema continuo all’assenza totale. Qualsiasi comportamento in questo caso cesserebbe. Dovete cominciare a non rinforzare Francesco tutte le volte che fa la pipì nella tazza, ma a rinforzarlo con la patatina qualche volta sì e qualche volta no. In questa maniera, il comportamento continuerà a manifestarsi grazie ad un’aspettativa di rinforzo e gradualmente cercherete di rendere sempre più rada la patatina dopo la pipì. Ricordate che questa abilità non sarà acquisita fino a quando non verrà esibita indipendentemente dal rinforzo usato.”

Il rinforzo intermittente ha un potere di gran lunga superiore a quello del rinforzo continuo: mantiene il comportamento nel tempo.

Cerchiamo di pensare ad episodi di vita quotidiana che ce lo dimostri.

Abito in una vecchia casa con ascensore degli anni sessanta, si blocca spesso e sono costretta a scendere e fare le scale a piedi. Quando entro in ascensore sono consapevole del fatto che potrebbe funzionare o meno: il rinforzo intermittente mi porta a perseverare nel mio comportamento perché ogni volta mi dico “dai, metti che oggi funziona!”.

Abito in un moderno palazzo del centro, l’ascensore è stato fatto da poco ed è sempre perfettamente funzionante. Oggi lo prendo e ci resto bloccata: non me l’aspetto.. ha sempre funzionato! Chiamo il tecnico immediatamente e non riprendo l’ascensore fino a quando non ho la certezza che sia stato riparato.

Mia madre gioca alle slot machine. Il suo comportamento è mantenuto da rinforzo intermittente: il fatto che qualche volta abbia vinto la porta  a perseverare nel gioco.

Rinforzo differenziato

Ci sono comportamenti che richiedono rinforzo maggiore di altri: sappiamo che Luigi è in grado di sparecchiare la tavola, ma sta imparando ancora ad apparecchiarla; è ovvio che gli offriremo rinforzo maggiore (per quantità o per qualità) quando esibirà l’abilità in acquisizione.

Il rinforzo differenziato si utilizza quindi per evidenziare con rinforzatori più potenti i comportamenti che richiedono maggiore sforzo.

“Lavoravo dieci ore alla settimana in una clinica veterinaria e venivo pagata trecento euro al mese, mi hanno proposto un aumento delle ore di lavoro, ma lo stipendio sarebbe rimasto invariato. Ho lasciato perdere”. (Valeria, veterinaria)

Valeria non avrebbe rinunciato all’incarico se le ore di lavoro supplementari le fossero state retribuite in maniera differente!

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ABA PER GRANDI

Posted by Autismo Incazziamoci on 21st February 2010

PER LA TRADUZIONE E DIFFUSIONE DI QUESTO TESTO SI RINGRAZIA LO STAFF DI IPPOCRATES

C’è un’idea sbagliata che ABA sia utile o appropriato soltanto per i bambini piccoli (sotto i 5 anni). Questa nozione probabilmente viene fuori dai successi notevoli del UCLA Young Autism Project, in cui molti bambini piccoli raggiunsero funzionamento normale.
Anche se potrebbe essere vero che il beneficio più grande si ottiene iniziando l’intervento in tenera età, questo non ha importanza quando considerate il futuro del vostro bambino: anche se è più grande, dovete essere comunque sicuri di dargli il miglior futuro possibile.

I principi d’insegnamento di ABA si applicano a tutte le persone di qualsiasi età. E’ la scienza del comportamento umano. Vi guida per raggiungere i migliori risultati nello sviluppo di abilità o d’indipendenza senza badare all’età o alla disabilità o all’abilità. Entro i limiti del potenziale del vostro bambino, l’intervento basato sui principi di ABA lo aiuterà ad apprendere il più possibile. Anche se il recupero completo (funzionamento normale) potrebbe non essere un opzione per la severità della sua disabilità o, forse, per la sua età, non c’è metodo d’insegnamento che abbia mostrato di avere la stessa capacità di sviluppare un soggetto al massimo delle sue potenzialità.

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COS'E' L'ABA? – di J. Jacobsen

Posted by Autismo Incazziamoci on 18th February 2010

Si ringrazia per la diffusione e la traduzione di questo articolo lo staff di Ippocrates.it

Durante l’ultimo mezzo secolo, l’Analisi Comportamentale è stata definita con un numero diverso di termini: modificazione comportamentale, gestione del comportamento, gestione della contingenza, approcci positivi, condizionamento operante, o psicologia Skinneriana.

Nell’area dell’intervento sull’autismo, l’analisi comportamentale è stata definita con metodi comportamentali specifici come: training di prove discrete, terapia Lovaas, insegnamento incidentale, P.R.T., o verbal behavior. Dunque, ognuno di questi metodi è un esempio di metodo di analisi comportamentale, ma ciò non significa che l’interezza dell’analisi comportamentale siano questi metodi in realtà usati soltanto uno alla volta. Altri metodi e principi sono applicati, se non per altre ragioni per il fatto che sono inerenti nelle interazioni sociali umane.

Molti di questi metodi falliscono nel catturare pienamente la natura e le dimensioni dell’analisi contemporanea del comportamento, e portano con se associazioni che sono inaccurate storicamente ed attualmente o fuorvianti. In più, ci sono molti miti sull’analisi comportamentale, e così capire cos’è l’analisi comportamentale e il suo impatto sullo sviluppo umano è essenziale così che le persone in buona fede non siano inavvertitamente ingannate.

Brevemente, l’analisi applicata del comportamento implica l’uso specifico e comprensivo dei principi dell’apprendimento umano, l’apprendimento operante e la teoria dell’apprendimento. Questi principi sono applicati per migliorare lo sviluppo, le abilità, e le abilità di auto-istruzione in bambini ed adulti con disabilità e per migliorare la produzione e le abilità di bambini in corso di regolare educazione e dipendenti di organizzazioni o in affari.

In modo da definire la pratica dell’analisi comportamentale e stabilire certificazioni per professionisti, sono state stabilite alcune adeguate e succinte definizioni della disciplina. Per esempio, le regole nello stato della Florida per l’analisi comportamentale sono:

“Il concetto, l’implementazione, e la valutazione delle sistematiche modificazioni ambientali con il proposito della produzione di miglioramenti socialmente significativi e la comprensione del comportamento umano basato sui principi del comportamento identificati attraverso l’analisi sperimentale del comportamento. Ciò include l’identificazione delle relazioni funzionali tra comportamento e ambiente. Si usano osservazioni dirette e misurazioni del comportamento e dell’ambiente. Fattori contestuali, operazioni stabilite, stimoli antecedenti, rinforzi positivi, ed altre conseguenze vengono usati, basandosi sull’identificazione delle relazioni funzionali con l’ambiente, in modo da produrre pratici cambiamenti comportamentali”.

Comunque, la definizione di analisi comportamentale ha molti elementi. Consideriamoli separatamente. I maggiori principi del comportamento includono 3 procedimenti principali ed anche un’ aspetto ambientale. I 3 procedimenti principali sono il rinforzo, l’estinzione, e la punizione. In generale, con rinforzo intendiamo che un comportamento si verifica più spesso quando è seguito da un particolare evento. Estinzione significa che c’è stata una diminuzione nel verificarsi di eventi rinforzanti che portano a una minore frequenza del comportamento nel tempo. E la punizione significa che un comportamento si verifica meno spesso quando è seguito da un particolare evento.

Ci sono molte più sottili distinzioni che posso essere fatte. Un aspetto particolarmente importante dell’ambiente che è universalmente riconosciuto è “lo schema di rinforzamento”. Questo si riferisce a quanto spesso, con che regolarità o con che prevedibilità, un comportamento è seguito da un particolare evento, che alternativamente altera quanto spesso il comportamento si verifica in futuro, nello specifico, in maniera ben capita e ben ricercata. E’ anche importante capire che non si può sicuramente supporre che un particolare evento potrà aumentare o diminuire quanto spesso un comportamento si verificherà- per alcuni bambini con autismo all’inizio dell’intervento, attenzione extra, un complimento, o un “attento, ragazzo!” è molto rinforzante, per altri è una punizione, o, al massimo, non è molto rinforzante.

L’analisi comportamentale implica anche l’osservazione delle relazioni funzionali-questo è un termine che l’analista comportamentale usa riferire a ciò che succede sia immediatamente prima che immediatamente dopo un comportamento. Gli eventi che succedono prima di un comportamento si chiamano antecedenti, o talvolta segnali d’inizio o prompts, e possono influenzare il verificarsi di un comportamento. Gli eventi dopo il comportamento sono detti conseguenze, e posso influenzare la frequenza del comportamento, verificatosi dopo un particolare segnale d’inizio o prompt. Per questa ragione, l’analista comportamentale spesso riferisce di “tre termini contigenti” o “ABC del comportamento”. A sta per Antecedente, B sta per Comportamento e C sta per Conseguenza. Gli antecedenti possono essere molto generali, come lavorare con altri bambini in un piccolo gruppo, o più nello specifico, come fare una domanda o richiedere un particolare comportamento, come “ Indica la scatola rossa”.

Ci sono alcuni altri punti chiave che dovrebbero essere capiti sull’analisi comportamentale.

Comunque gli analisti comportamentali sono spesso psicologi, e l’analisi applicata del comportamento è una disciplina ben sviluppata nel suo campo attraverso l’insegnamento di professionisti, con una conoscenza matura, standards stabiliti per la pratica, metodi precisi di servizio, esperienza riconosciuta e requisiti educativi per la pratica, e risorse definite di educazione nelle università.

Come ogni altro approccio per fornire l’intervento, istruzione, supporto, training ed esperienze per educatori e i clinici è necessario sviluppare abilità professionali. Infatti non ci dobbiamo aspettare che qualcuno diventi un abile consulente seguendo un workshop di 2 ore  di un giorno, così come il training non è mai abbastanza per preparare un educatore o un terapista a fornire un servizio di analisi comportamentale di alta qualità. Tipicamente, gli standards per riconoscere terapisti che hanno abilità nell’analisi comportamentale richiedeno il completamento di una varietà di rilevanti corsi universitari e un anno o più di pratica supervisionata. Alcuni standards importanti possono essere trovati nel sito internet degli Analisti Comportamentali certificati (http://www.bacb.com/) o nella sezione autismo del sito internet del Cambridge Center for Behavioral Studies (http://www.behavior.org/ ).

In riferimento ai principi che hanno a che fare con le relazioni funzionali, ci sono 3 principi stanno al cuore dell’analisi comportamentale:

il primo è che il comportamento può essere scientificamente studiato. L’analisi applicata del comportamento rileva una serie di principi di comportamento ben dimostrati e si focalizza sul comportamento manifestato. Questo non significa che l’analista del comportamento ignora quello che la gente dice, pensa o sente, ma significa che quando vengono considerati alcuni elementi, l’importanza è data al comportamento manifestato e dove e quando si manifesta. Tutti i campi accademici relativi alla comprensione della condizione umana sono interesse dell’analista comportamentale. Semplicemente parlando, L’analista comportamentale si preoccupa di tutto ciò che gli essere umani fanno e sperimentano, ma anche che eventi specifici si verificano intorno a noi e che effetto hanno su di noi.

Il secondo principio è che il comportamento è una funzione della genetica e dell’ambiente, con ambiente si includono considerazioni come la situazione sociale della persona ed eventi presenti, la loro storia personale che include ciò che hanno imparato nel passato, ed la loro salute passata ed attuale o le capacità intellettuali. Contrariamente a queste rappresentazioni dell’analisi del comportamento, ci si focalizza considerando come i fattori genetici e neurologici, e le opportunità per imparare abbiamo effetto sullo sviluppo del bambino e dell’adulto.

Il terzo principio è che è necessario rilevare dati obbiettivi per valutare l’efficacia della pratica clinica su una base continua. Il raccogliere questo tipo di informazioni, che include il conteggiare e misurare il comportamento e in cambiamenti del comportamento, è una caratteristica degli analisti comportamentali. Uno dei punti forza dell’analisi comportamentale come approccio è che raccogliendo informazioni in questo modo si fornisce immediatamente un feedback ad un clinico o ad un educatore. Questo feedback aiuta i clinici o gli educatori ad adattare ed individualizzare l’intervento o ad insegnare al bambino molto più facilmente che in qualsiasi altro modo possibile.

L’analisi comportamentale è basata sul principio che l’ambiente e le situazioni possono essere modellate così che possano essere benefiche su ogni individuo. L’esatto risultato che ci si aspetta da un particolare cambiamento ambientale,o contrariamente, la misura del cambiamento che ha bisogno di far uscire un particolare risultato, non è così facile da presupporre. Comunque, rigore metodologico, incluso obbiettivi e misurazioni rivelate, specifiche procedure di attenzione, e dimostrazione del controllo funzionale, sono estremamente importanti.

La ricerca in analisi comportamentale ci ha portato allo sviluppo di molte procedure che hanno avuto un impatto clinico significativo su seri problemi in una varietà di aree e di settings. Questa ricerca continua in modo da implementare la pratica corrente e fornire soluzioni per migliorare problemi attuali irrisolti.

Sfortunatamente, molti miti sull’analisi del comportamento sono stati perpetuati, su siti internet, occasionalmente a conferenze per genitori e professionisti, e qualche volta anche nell’introduzione di libri di testo di psicologia.

Alcuni di questi miti e false rappresentazioni sono sovrageneralizzati, come il suggerimento che l’analisi comportamentale consiste soltanto in training di prove discrete a tavolino, che l’analisi comportamentale è un “effetto momentaneo” che non lascia effetti, o dall’altra parte, che l’intervento o l’insegnamento basato su approcci di nalisi comportamentale curi tipicamente solo l’autismo.

Altre false rappresentazioni, comunque possono essere basate sull’ignoranza delle scoperte della ricerca e su standandas pratici, cadono nel regno delle crude bugie. Questo include asserzioni che l’analisi comportamentale è un approccio sperimentale ( nel senso che abbiamo poche o nulle informazioni sulla sua efficacia sui bambini con autismo), che i programmi di analisi comportamentale frequentemente utilizzano “forme avversive di punizione”, o che l’analisi comportamentale è meccanica, in altre parole, che non è naturale o che è innaturale in qualche modo.

Nessuna di queste prospettive o caratterizzazioni dell’analisi comportamentale ha nessun fondamento in nessuna ricerca o scoperta dalla pratica clinica. Per esempio, il processo del rinforzo, estinzione, e punizione si verifica nell’interazioni umane malgrado che il loro uso sistematico sia pianificato o no- semplicemente si verificano. Come, ci si potrebbe domandare, è più naturale sviluppare un piano di insegnamento per insegnare a un bambino a leggere, e incoraggiare regolarmente quel bambino quando lo fa bene, chiamando questo processo insegnamento centrato sullo studente, che pianificare l’insegnamento a un bambino per parlare, relazionarsi con gli altri, o allargare il suo range di interessi con una conoscenza ed uso dei principi dell’analisi comportamentale?

Altre false rappresentazioni sono particolarmente rivolte all’intervento comportamentale precoce nell’autismo. Queste includono asserzioni che l’ analisi del comportamento produce bambini che si comportano roboticamente e non generalizzano le abilità acquisite, che l’intervento uno a uno isolato i bambini e li separano dal resto dei loro familiari, e che l’analisi del comportamento è troppo esigente e violenta per bambini piccoli, a cui viene richiesto di sedere in una sedia per 40 ore la settimana. Questa rappresentazione riflette la totale distorsione dei risultati che si hanno attualmente avuti in termini di abilità per l’intervento comportamentale precoce, o un uso improprio delle procedure comportamentali da persone con training o supervisioni inadeguate. Comunque, come generalizzazione su sia l’analisi comportamentale che l’intervento precoce, riflettono poco altro di esagerazioni letterali e sono infondate.

Questa parte ha toccato alcune delle caratteristiche chiave dell’analisi comportamentale. Altre presentazioni da questo sito, discutono di argomenti specifici come distinguere mode da interventi ben fondati o approcci d’insegnamento, e il ruolo dei genitori e le risorse di entrambi i genitori e professionisti relative all’intervento comportamentale precoce.

Fonti per la definizioni di analisi comportamentale.

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Shook, G. L., Hartsfield, F., & Hemingway, M. (1995). Essential content for training behavior analysis practitioners. The Behavior Analyst, 18, 83-91.

Stokes, T. F., & Baer, D. M. (1977). An implicit technology of generalization. Journal of Applied Behavior Analysis, 10, 349-367.

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