AUTISMO INCAZZIAMOCI

autismo da combattimento

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I CONTI DI GIULIO TREMONTI, GLI PSICODINAMICI E LA SOLUZIONE FINALE

Posted by Autismo Incazziamoci on 16th July 2010

C’è un cancro enorme e multiforme che percorre e contagia la nostra società nella sua interezza. Questo cancro è la “fantascienza psicodinamica”, quell’impostazione di pensiero e di azione basata sulle follie di un pazzo cocainomane vissuto a Vienna nei primi anni del ventesimo secolo e ancora – incredibilmente – vitale e onnipresente.Il cosiddetto approccio psicodinamico, è ormai chiaro, ha fatto danni incommensurabili e può essere paragonato, senza tema di smentita, ai vari fascismi che si sono succeduti sulla faccia di questa terra, scatenando morte e distruzione.

Siamo arrivati al punto che, ormai, l’intera nostra società è fondata sulla follia psicodinamica. Le trasmissioni televisive, becere e letali raggi laser sparati tra le palle, sono costruite da psicodinamici che creano artificialmente dinamiche che in natura non esistono, ma che esistono nella concezione malata delle teorie psicanalitiche. I dibattiti televisivi sono pieni di psicodinamici che blaterano di famiglie sfasciate, di giovani malati perché senza guida, di genitori freddi (frigoriferi?) e madri distanti che non sono cresciuti e – quindi – hanno generato figli inabili e disabili.

APRITE GLI OCCHI! E’ TUTTO FALSO. E’ UNA FOLLIA E UNA MONTATURA.Per colmo di sventura, su questo pianeta, in questa parte delle terre abitate, le scuole e le università continuano a sfornare giovani formati su quelle fesserie letali. Giovani che discettano secondo fantascientifiche fantastiche teorie di genitori malati, di rapporti difficili nella società del malessere, di follie psicogenetiche, di drogati che sniffano per colpa della società, di stragi del sabato sera colpa delle madri frigorifero.

Se parlate con uno psicodinamico, addossandogli e addossando alla sua categoria la colpa dell’orribile caso del dottor B., vi dirà: BETTELHEIM NON ERA NEMMENO UN MEDICO, ERA UN CIARLATANO.

Ma non c’è mica solo Bettelheim. Ci sono centinaia di psicodinamici pazzi e famosi che hanno parlato di autismo come psicosi e hanno ipotizzato un’origine psicogenetica per l’autismo.

L’autismo non è un errore di percorso del pensiero psicodinamico: è la punta dell’iceberg. E’ il segno inequivocabile che ci troviamo di fronte a delle metastasi che vanno estirpate, a dei medici, studiosi, pensatori che vanno eliminati in tutti i modi.

Per questo, caro ministro Tremonti, voglio suggerirle un metodo infallibile per risparmiare sulla disabilità e per evitare quel terribile stipendificio che sono le ASL italiane. Basta preparare (magari nei sotterranei di Arcore) delle comode DOCCE collegate a una conduttura di gas letale. Il suo amico Berlusconi può invitare nella sua villa i neuropsichiatri del 99 per cento delle UONPIA Italiane, offrir loro un rinfresco e poi dire: VENITE TUTTI A FARE LA DOCCIA CON LE LETTERINE. I primari-neuropsichiatri si guarderanno intorno, nel locale doccia, e non vedranno nemmeno un paio di tette. Subito dopo, dalle docce comincerà ad uscire il gas…


p.s. Per le Neuropsichiatre-psicodinamiche donne, come esca si può usare Gerry Scotti: lui va bene per tutte le stagioni.
PEPPE LIGUORI

 

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Caserta, scoperta una truffa negli Usa nel nome del piccolo Francesco Pio

Posted by Autismo Incazziamoci on 2nd June 2010

CAMERA IPERBARICA? PARLIAMONE!
RIPORTO DA ILMATTINO.IT

Francesco Pio con i genitoriCASERTA (23 maggio) – Una truffa vile ed indegna. Una speculazione economica su un dramma. Il dolore della comunità americana per la tragedia che ha stravolto i familiari di Francesco Pio e Nonna Enza, si è trasformato in un business indegno. Lo sciacallo era dietro l’angolo.

Anzi dentro il centro fisioterapico che ha tenuto in cura per sei mesi il piccino. Eileen De Oliveira, proprietaria del Therapist4kids, attraverso la Bright Steps Forward, la loro associazione no profit, hanno organizzato una raccolta fondi per Francesco Pio.

Senza il permesso dei genitori, ha pubblicato la foto del piccino, scrivendone erroneamente il cognome «Martenese» sulla pagina web, promuovendo una raccolta fondi fasulla mentre Francesco Pio stava ancora combattendo fra la vita e la morte; un’agonia durata 42 giorni presso il reparto grandi ustionati del Jackson Miami Hospital, dopo il tragico rogo della camera iperbarica del primo maggio 2009 presso il centro Oceanhbo, ove il piccino stava effettuando l’ultima seduta di ossigenoterapia accompagnato dalla nonna Vincenza Pesce, morta poche ore dopo l’incendio nell’estremo tentativo di proteggere il nipote dalle fiamme con il proprio corpo.

La De Oliveira, con lo slogan «con una piccola offerta puoi fare una grande differenza nella vita del bimbo» ha raccattato i soldi della solidarietà locale utilizzando la foto del piccino, rimasta on line per diversi giorni, finchè i genitori Luigi Martinisi e Katia Ruscio, stravolti per l’agonia del figlio, sono stati informati della raccolta fondi fasulla in atto. «Abbiamo fatto intervenire i nostri avvocati – ricorda Luigi Martinisi – così abbiamo ottenuto la rimozione della foto di Francesco Pio».

Ovviamente la famiglia Martinisi non ha mai ricevuto questi soldi, nonostante all’epoca erano numerose le persone del posto che s’informavano per poter effettuare una donazione. «In tanti commossi per la sciagura di mio figlio, che lottava fra la vita e la morte – racconta Luigi – si offrirono di aiutarci, so anche di qualcuno che ha realmente effettuato la donazione, ma non abbiamo mai ricevuto nulla». Eppure per almeno dieci giorni attraverso mail, fax, conto correnti in molti hanno creduto di dare un contributo economico, un sostegno ai Martinisi, ed invece tutti erano vittime ignare della truffa organizzata dalla De Oliveira attraverso la propria associazione no profit, fatta «nel nome di Francesco Pio».

Ovviamente non è possibile quantificare l’importo raccattato attraverso la raccolta fondi dai gestori del Therapist4kids, che nel frattempo continua a prestare cure fisioterapiche a moltissimi bimbi italiani, giunti in America attraverso grandi sforzi economici. Gli stessi genitori di Francesco Pio, avevano intrapreso il viaggio della speranza, attraverso una raccolta fondi organizzata in Italia, che aveva permesso loro di reperire i fondi necessari per le cure fisioterapiche ed iperbariche.

Ma forse l’ambiguo giro d’affari non riguarda solo le cure mediche, ma anche il soggiorno delle famiglie italiane in America. Infatti, il centro fisioterapico indirizza i familiari «per qualità, prezzi e servizi» verso uno specifico albergo della zona, i cui costi però erano al di sopra della media. «Noi abbiamo fittato un appartamento – dice Luigi – la soluzione più economica».

L’ombra della speculazione sui ”malati celebrolesi” sembra coinvolgere i viaggi della speranza collegati al Therapist4kids ed al centro iperbarico Hbo Neubauer Hyperbaric Neurologic Center, quest’ultima promossa come clinica dell’eccellenza, ma in realtà equipaggiata da macchinari obsoleti. Una realtà che non dovrebbe essere ignota ai medici italiani che fanno da anello di congiunzione fra i pazienti e queste strutture mediche, ove le carenze logistiche possono certo passare inosservate ai familiari dei malati, ma certo non sfuggono all’occhio esperto di un medico.

Stella Vigliotti

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EMERGENZACERVELLO.ORG E GALILEO GALILEI

Posted by Autismo Incazziamoci on 28th May 2010

Non dò mai troppo peso alle baggianate di Emergenzacervello.org: sono talmente prive di fondamento e stupidamente complottiste che si commentano da sole e possono essere prese sul serio soltanto da persone con un senso critico molto molto limitato. Però stavolta la mia penna birbona e insolente non riesce a tacere, perché il sitarello in questione non è rimasto sul solito piano di antiscientificità, ma s’è avventurato lungo il tortuoso ed esilarante sentiero di un antistoricismo senza precedenti.

Copio-incollo un paio di frasi illuminanti di un articolo appena pubblicato, intitolato (oh cavolo!) E pur si muove…

<<Quattrocento anni fa, Galileo Galilei, uno tra i più illuminati scienziati della storia, venne messo a tacere sfruttando la coercizione e l’umiliazione pubblica, per tentare di negare una clamorosa verità scientifica (l’eliocentrismo) che avrebbe infranto i dogmi religiosi del tempo. E pur si muove. Per quanto questa frase sia frutto di un’invenzione giornalistica della metà del Settecento, in essa si riassume tutto l’orrore della prevaricazione dei cosiddetti “poteri forti” nei confronti della scienza e delle verità “scomode”. Esattamente quello che è stato subito da centinaia di scienziati ed innovatori nel passato e che oggi subisce il dr. Andrew Wakefield.>>

Far passare per eroe un medico che si è approfittato della sua posizione per imbastire scientemente una ricerca “pilotata”, sperando di non essere scoperto, è sbagliato e fuorviante, non solo dal punto di vista degli scettici, ovvero di coloro che non credono nel legame vaccini-autismo, ma anche dal punto di vista dei DANnati. Scrive ancora Emergenzacervello:

<<EmergenzAutismo crede che tutte le ipotesi plausibili come causa per l’attuale epidemia di autismo debbano essere seriamente  studiate da scienziati indipendenti e non negate a priori. Ci sono centinaia di famiglie che hanno visto i loro bambini regredire nell’autismo dopo le vaccinazioni. Il dr. Wakefield è per loro un eroe.>>

Errore! Se tanti genitori hanno visto indiscutibili segni del danno da vaccino nei loro figli e se l’interesse intorno all’argomento è nato da un problema reale, tanto più il dottor Wakefield dovrebbe essere detestato. “Pilotando” la sua ricerca Wakefield (qui potete approfondire sui suoi metodi truffaldini) ha screditato chiunque voglia percorrere la stessa strada, che viene visto “a priori” come un ciarlatano e un fanfarone proprio a causa dei mezzi usati da Wakefield per scrivere il suo famigerato articolo su Lancet e procurarsi fama, gloria e denaro. Per questo motivo i genitori che hanno avuto il proprio figlio danneggiato da un vaccino dovrebbero odiarlo, altro che considerarlo un eroe!!! Se Galileo Galilei se ne fosse andato in giro a vendere cannocchiali inservibili e a farsi corrompere da una setta di Anticlericali per screditare la Chiesa, nonostante la realtà dei fatti ancora oggi (forse) crederemmo al Papa. Invece no, perché Galileo era una persona seria.

Sulla serietà di Wakefield nutro ragionevoli dubbi.

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WAKEFIELD NON E’ PIU’ UN MEDICO!!!

Posted by Autismo Incazziamoci on 28th May 2010

Da Medbunker

Una buona notizia.

Andrew Wakefield, il medico britannico che diffuse l’idea della falsa correlazione tra i vaccini e l’autismo è stato radiato dall’albo dei medici.

Finalmente.

L’uomo che per interesse personale (intascò centinaia di migliaia di sterline per falsificare i suoi studi a favore di un gruppo di genitori di autistici in cerca di denaro) causò la diffusione di notizie false ed allarmanti, che fu causa delle drastica diminuzione di vaccinazioni nel Regno Unito con conseguenti morti (nel 2006 un calo drammatico delle vaccinazioni in Gran Bretagna e la prima morte da morbillo, un bambino di 13 anni) e danni gravi a diversi bambini, che non esitò a prelevare il sangue a suo figlio di 5 anni la sera del suo compleanno pagandolo 5 sterline pur di avere un caso da inserire nella sua ricercaproprio lui, dopo essere stato definito scorretto, irresponsabile e disonesto dall’associazione britannica dei medici non è più un medico.

Continui pure (come sta facendo) a fare il santone con le sue crociate contro le vaccinazioni illudendo centinaia di famiglie, intanto non sporcherà più un camice che dovrebbe essere messaggero di scienza, salute e competenza e può fare solo l’opinionista. Chi lo vuole seguire e vuol continuare ad ascoltare le sue idee lo faccia pure, a questo punto non ha nemmeno la scusa che sta ascoltando un medico.

La Gran Bretagna sta stringendo il recinto attorno agli stregoni, prima con l’omeopatia (definita stregoneria) ora con la radiazione di Wakefield, sono segni di ragione e progresso che spero arrivino presto in Italia.
Era ora.

Non si sono fatte attendere le reazioni del movimento di sostenitori di Wakefield. L’ex medico inglese che ora abita negli Stati Uniti ha organizzato un meeting di protesta svoltosi a Chicago (giorno 26 maggio scorso), l’ American Rally for Personal Choice nel tentativo di raccogliere più persone possibili che manifestassero contro il provvedimento di radiazione dell’ex medico e contemporaneamente contro i vaccini.
Informata anche la stampa e creato un servizio di sicurezza che contenesse l’imponente forza civile contro le vaccinazioni ed a favore di Wakefield.
Sono state stimate meno di 200 persone (sembra 150) e sottraendo i 30 volontari dell’organizzazione ed una decina di giornalisti e cameraman si può dire che il sostegno a Wakefield sia stato di circa 150 persone che in una città come Chicago vuol dire nulla.

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IL SOLITO FESSO – di Max Gazzè

Posted by Autismo Incazziamoci on 10th May 2010

Ciao, sono quello che hai incontrato alla festa,
ti ho chiamato solo per sentirti e basta…
si, lo so, è passata appena un’ora, ma ascolta:
quella tua proposta, chissà come, mi incanta.
Se in quello che hai detto ci credevi davvero,
vorrei tanto che lo ripetessi di nuovo…
dicono che i danni li abbia fatti il mercurio,
allora stai zitto, non parlarmi nemmeno.


Posso cominciare già la dieta?
Ma tu non pensare male adesso:
ancora il solito fesso!

Perché, sai, non capita poi tanto spesso
che il portafogli mi rimbalzi forte addosso,
ed ho l’età che tutto sembra meno importante,
ma tu prometti troppo e il resto conta niente.
Dillo al tuo compare che si metta in azione:
prepari la puntura per la chelazione!
Perché forse sospetto che sia stato il vaccino,
e tu sei il solo e l’unico che mi ha capito.


Posso cominciare già la dieta?
Ma tu non pensare male adesso:
ancora il solito fesso!


Scioglierò l’integratore nero
per somministrarlo dentro una siringa bianca,
getterò il pacco della pasta  intero
chiederò un prestito alla banca…
ma se solo potessi un giorno
credere al mondo intero
ed inchinarmi all’uomo nero!


Sai, qualcosa tipo “sei un cialtrone”
è ciò che ti si addice in mezzo alle persone…
prima del vaccino lui era diverso,
ma qui il mio conto in banca si è disperatamente perso!
Sento che respiri forte in questa cornetta…
prendi quattrocento euro per mezz’oretta!


Posso cominciare già la dieta?
Ma tu non pensare male adesso:
ancora il solito fesso!

Correrò veloce contro il buon senso
per poi regalarti tutto il mio patrimonio,
respirerò dove l’abisso discende
e venderò casa e culo al demonio…
ma se solo potessi un giorno
credere al mondo intero
e venerare l’uomo nero!


Posso cominciare già la dieta?
Ma tu non pensare male adesso:
ancora il solito fesso!


Ora ti saluto, è tardi, vado a letto…
Quello che dovevo dirti, io te l’ho detto

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PSICODINAMICI PRETERINTENZIONALI (epilogo)

Posted by Autismo Incazziamoci on 10th May 2010

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Alla prima valutazione degna di questo nome, usciamo con la diagnosi di “Disturbo Pervasivo tipo Sindrome di Asperger”. Ci viene anche fornito il nominativo di un neuropsichiatria di un ospedale della nostra città per la presa in carico “sul territorio”.

Torniamo a casa soddisfatti. Dobbiamo aspettare 2 mesi per incontrarlo.

Purtroppo ci metterà alla porta senza tanti complimenti. Ha studiato con il Professor Vile, sarà un caso? Ci rivolgiamo a un presidio della ASL che dovrebbe essere informato sulla SA. Niente da fare. Passano i mesi.

Nel frattempo, chiediamo le restituzione dei referti al Professor Vile e alla dott.ssa Plotino.
Pessima idea. Ci ritroviamo davanti due capolavori postmoderni. La cartella clinica del Professor Vile gioca su due piani: dimostrare che non siamo un granché come genitori e dimostrare che la diagnosi di esclusione di DGS è fondata su criteri scientifici (ah, ah, ah).
Ci vengono quindi messe in bocca dichiarazioni mai rilasciate, del tipo che i nostri rapporti sono “spenti e stressati”, litighiamo, io ho passato l’intera gravidanza a letto in preda a fantomatiche preoccupazioni circa la salute del bambino, durante il post-partum “stavo male, ero confusa”, trattiamo X come un adulto, “ci rivolgiamo a lui come un nostro pari”. La perla: durante un colloquio, mi sarei rivolta al mio compagno esortandolo “digli anche tu che ho oscillazioni dell’umore”.

Sull’altro versante, scopriamo che X non è autistico perché lo dimostra l’ADOS test.
ALT. Fermi tutti! Nel Dipartimento del Professor Vile semplicemente ignorano l’esistenza dell’ADOS test e X, da loro, non l’ha mai fatto! Il referto dell’asserito test è palesemente falso, che anche un neurotipico qualsiasi lo capirebbe.
Ve lo riporto “Somministrazione Scala (SIC!) ADOS: X ottiene un punteggio negativo per l’area della comunicazione e dell’interazione sociale reciproca e, pertanto, non vengono raggiunti i cut-off per i disturbi dello spettro autistico”.

Tutto qui. No ADI-R, no video. Nessuna notizia sul tipo di attività svolte. Niente sul gioco/immaginazione. Per contro, la cartella clinica si apre con la tecnicissima diagnosi del prof. Vile: reazione di adattamento con aspetti emozionali misti (rischio di sviluppo atipico???).

Passiamo alla Plotino. Lei gioca più di omissione: via il test d’intelligenza (attesterebbe pericolosamente la discrepanza QI performance vs QI verbale, per carità), via le altrettanto pericolose osservazioni delle insegnanti sulla difficoltà nel gioco libero, via l’anamnesi, via la storia medica (sapete, c’è quel pericoloso certificato della psicoanalista dell’ASL di “sospetto DGS”), via i risultati del Autism Quotient Test che abbiamo compilato anche per noi (io e X risultavamo pienamente Asperger).

L’ADOS test, ve l’ho già detto, era falsato in partenza dando a un bambino con QI verbale di 147 il modulo 1. In compenso, aggiunge che il bambino avrebbe effettuato due sessioni di test psicologici (delle quali però non esiste alcuna risultanza: quali test? somministrati da chi? dove? quando?) e lo dimette “in osservazione per patologia psicologica” e ci avrebbe consigliato la celebre Flavia Pennetto per lavorare sulla relazione genitori-bambino.

Lei, che gira il mondo quale cultrice degli Asperger, scrive di me nei seguenti termini: la signora, che potrebbe presentare il disturbo di Asperger, ha difficoltà a distinguere quando fa riferimento a se stessa e quando si riferisce al bambino”, “tende a fare delle attribuzioni sui comportamenti atipici che non sembrano corrispondere a quanto viene visto.

Va finire che ci sentiamo obbligati a denunciarli. Mica per altro: dobbiamo proteggerci.

Volete sapere come è andata a finire? Considerate, vi prego, che per entrambe le denunce l’ipotesi di reato è “falso ideologico” (per la precisione: 479 c.p.p.).

Denuncia Plotino

Il PM ha chiamato uno psichiatra consulente tecnico della Procura, la cui perizia è consistita in un amichevole colloquio (lo dice esplicitamente) con la Plotino, la quale, nella triplice veste di indagata, testimone e perito di se stessa, ha garantito della bontà della propria consultazione. Poi, visto che c’era, la Plotino ha aggiunto che nel nostro nucleo familiare esistono delle difficoltà relazionali che determinano in X “comportamenti non adeguati alla sua età e al suo sviluppo”. Inoltre, una madre che vuole sostituirsi ai medici “non giova allo sviluppo armonico del figlio”.

Sulla base di tale perizia, è stata richiesta l’archiviazione.

Denuncia Vile

In sostanza, il PM ha interrogato la dott.ssa Dadà e lo psichiatra del CSM. Pensate un po’ chi sono andati a ripescare! Che c’azzecca con il reato di falso? Ce lo chiediamo anche noi.

Questo tizio sostiene che io sarei “ambivalente” perché penso, badate bene, di avere un figlio che è sia autistico che dotato intellettualmente. Poi sono “molto fredda, razionale” e, dulcis in fundo, avrei riferito che le persone dicono di me che mi invento le cose.

Ovviamente, anche qui, richiesta di archiviazione.

Siccome la trovo particolarmente suggestiva ve ne trascrivo un paio di passaggi. Spero vogliate commentarla insieme a me.

Si noti che – in realtà – la maggior parte della denuncia si fonda su documenti scritti, ma questo per la Procura è un dettaglio trascurabile.

Il PM scrive: [Per quei punti basati sulla nostra parola] è chiaro che la prova in dibattimento potrebbe fondarsi solo sulle dichiarazioni dei querelanti che, come di seguito, più ampiamente si dirà, per le particolarità della vicenda non appaiono dotate di sufficiente attendibilità […]. Questi ultimi hanno dovuto affrontare, ed ancora fronteggiano, un problema gravissimo che tocca quanto di più caro hanno al mondo e che risulta particolarmente complesso e insidioso anche per le sue implicazioni di natura psicologica […]. Appare evidente che, in tale marasma, i querelanti abbiano percepito come odiosa e offensiva ogni insinuazione che (sic) i problemi del figlio potessero dipendere da situazioni di disagio familiare, da inaffettività nei confronti del bimbo o da contrasti fra loro. Tale sentimento può [aver] influenzato la loro obiettività e la loro capacità di osservare e ricordare lucidamente gli eventi, portandoli ad una posizione di contrasto/rottura nei confronti dei sanitari, visti addirittura come “nemici”.

PASQUINA

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PSICODINAMICI PRETERINTENZIONALI (quarta parte)

Posted by Autismo Incazziamoci on 6th May 2010

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Dopo il tourbillon delle segnalazioni circa l’operato del Professor Vile, ci chiamano da Tor Cervara: “Avete ancora due appuntamenti, poi, via, fuori dalle balle”.

Rimaniamo un po’ interdetti. Andiamo al primo degli incontri: noi genitori rispondiamo all’ADI-R, nel frattempo X rimane nel laboratorio ludico.
Dopo un’oretta, scusate il dettaglio, ma devo andare in bagno.

Nel corridoio incontro la tizia alla quale avevamo affidato X nel laboratorio, mi chiede di firmare un modulo per poter eventualmente filmare il minore. Occhei, non c’è problema. Sopraggiunge la dottoressa che ci stava somministrando l’ADI-R. Appare visibilmente sorpresa dall’iniziativa della collega.

“Ma, cosa fai?”
“Niente, è che gli abbiamo fatto l’ADOS”
“Oggi?!”

La dottoressa dell’ADI-R è imbarazzata. Farfuglia:
“Bhé, a questo punto….la prossima volta potete venire anche senza bambino…facciamo qualche questionario”.

Ci consegna un test per le insegnanti che dovranno redigere anche delle osservazioni sul comportamento del bambino a scuola.

Quando le insegnanti ci restituiscono il materiale, m’incazzo e non poco.

Il questionario, che è il Conners test (specifico per l’iperattività), è una sfilza di zero. Zero, non c’è neanche un comportamento minimamente anomalo, secondo loro. Neanche una mummia otterrebbe un simile punteggio, figuriamoci X, nota peste bubbonica!

Punto secondo, nelle osservazioni scrivono che il bambino ha difficoltà nel gioco libero, quindi loro hanno organizzato dei laboratori di gioco guidato per piccoli gruppi di bambini.

Beh: noi genitori non ne sapevamo nulla, deilaboratori di gioco guidato! X quotidianamente ci riferisce di aver passato la giornata giocando con F. (altro bambino turbolento) “nel posto della punizione” mentre gli altri bimbi dipingono, fanno teatro, inglese e quant’altro.

Tale pratica barbarica, sempre negata dalle insegnanti-aguzzine, si trasforma in “Laboratori di gioco guidato per piccoli gruppi di bambini”. Geniale, bisogna ammetterlo.

Da Tor Cervara ci convocano per il colloquio finale. La dott.ssa Plotino è lapidaria: X non è Asperger. Lo dimostrano i risultati dell’ADOS test e il questionario compilato dalle insegnanti.

Ci ribelliamo, il questionario non è specifico per i DGS! E poi, come può quello che dicono le insegnanti contare più di quello che diciamo noi genitori? Noi ci viviamo con X!

Per quanto riguarda i risultati dell’ADOS test scopriremo in seguito che scientemente gli hanno dato il modulo 1, che è del tutto sottodimensionato rispetto al livello linguistico di X. Quindi, è ovvio, non supera i cut-off.

Io sono terrorizzata all’idea che non avrà il sostegno. La dottoressa ci spiega che possiamo prendergli uno psicologo privato che lo segua a scuola e per le terapie. Domanda: Ma quali terapie, se secondo lei non ha niente? Risposta: Potrebbe avere un non meglio specificato disturbo della regolazione emotiva.

Va bene, mi va bene tutto purché abbia il sostegno. Però dovete comunque rilasciare una diagnosi. No, niente diagnosi, però vi vengo incontro, come psicologo privato vi consiglio una persona di fiducia, Flavia Pennetto. Questo è quanto.

Protestiamo, obiettiamo. Non è accettabile!

Lei sa benissimo che X è Asperger ma non lo vuole certificare. Andremo altrove”

La Plotino ci minaccia: Non potere andare da nessuna parte. Tira fuori la relazione del Professor Vile.

“Siete già compromessi davanti alla Legge, state attenti a tutto quello che fate. Vi conviene tacere. Chiamiamo i Servizi Sociali”

Ce ne andiamo. Il giorno stesso mi chiama Fantomas che mi esorta ad accettare la psicologa privata indicata da Nardo Francocci. Non capisco, ma cos’è, una moda?

La logica suggerirebbe di avere prima una diagnosi e poi iniziare una terapia, no?

Cerchiamo un centro specializzato fuori dalla nostra città, fuori dalla nostra regione, un luogo dove non possa allungarsi l’ombra del Professor Vile…

PASQUINA

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PSICODINAMICI PRETERINTENZIONALI (terza parte)

Posted by Autismo Incazziamoci on 5th May 2010

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Andiamo a Tor Cervara. Primo incontro: 2 ore di raccolta anamnestica.

Il bambino – nel frattempo – dovrebbe prendere dimestichezza con l’ambiente nel “laboratorio ludico”. Le accuratissime dottoresse di Tor Cervara, assistenti della Plotino (nume tutelare dell’associazione degli Asperger), ci chiedono dettagliatamente anche della storia medica del bambino.
Parliamo dell’esperienza freudiana alla ASL. Scuotono la testa. Parliamo del Professor Vile.
“Eh” dicono, non siete i primi a fare questa trafila”.
Ci chiedono dei test che X ha già fatto. Ma non ne sappiamo niente. Molto giustamente ci esortano ad ottenere i referti. Dopo una serie di inutili tentativi telefonici, scriviamo al Professor Vile: vogliamo i referti dei test.

Ci fissano un appuntamento. Avverto il mio compagno: non facciamo troppo caso a quello che dirà il Professore, assecondiamolo, l’importante è arraffare i referti e tornare a Tor Cervara con il bottino.

Arriviamo all’appuntamento. C’è anche la dott.ssa Dadà. Il Professore tira fuori una relazione, ce ne consegna una copia ciascuno. Leggiamo. Non c’è traccia di referti. Si tratta di una serie di pensieri in libertà sulla nostra famiglia, pensierini indirizzati nientemeno che “A tutte le autorità competenti”.
MINCHIA!

In sostanza: il bambino non ha niente, è solo stressato; la madre soffre di disagio mentale e interpreta come patologici comportamenti che sono normali (!), vuole essere contenuta nel rapporto con il figlio, muore dalla voglia di essere spedita al Centro di Salute Mentale (!!); il padre è assente (?); la coppia vive negativamente la scuola (eh?), il sostegno è da escludere in quanto pa-to-lo-giz-zan-te; se non cessano le incomprensioni tra i coniugi (ma de che?!?) verranno allertati i servizi sociali nell’Estrema Tutela dei Diritti del Minore.

Il mio compagno tenta di ribellarsi, io gli assesto un calcio sotto il tavolo. Assecondiamolo: a contraddirlo rischiamo guai peggiori!

Ci fissano un altro appuntamento da lì a 3 mesi: ovvero marzo. Torniamo a testa bassa a Tor Cervara. Abbiamo un colloquio con la Plotino in persona, mentre a X viene somministrato il test d’intelligenza.

Spieghiamo alla Plotino quello che è successo, le diamo una copia della relazione del Professor Vile. Siamo furiosi.

Lei, seraficamente, ci esorta a recarci all’appuntamento di marzo:chissà, magari ci daranno i referti.

Poi con la dottoressa ci intratteniamo sugli aspetti della SA in età adulta. Ah, finalmente una che se ne intende!

Arriva marzo, torniamo alla carica. Vado al colloquio con la dott.ssa Dadà: altro che referti, ci vuole un altro ciclo di esami! Decidiamo di troncare formalmente i rapporti con loro. Ci rispondono con una letterina dal solito contenuto minacciosamente alludente: state attenti, ché X ha un problema!

Ma quale? Per loro non è autistico. Quindi? Ha un altro problema? Se sì, cosa aspettano a rivelarcelo? Se no, cosa vogliono ancora da noi? Ci stanno torturando.

Decido che basta. Voglio segnalarli, voglio denunciarli, voglio fermarli. Soprattutto: voglio tutelare la mia famiglia.

Contatto il Tribunale per i Diritti del Malato. Contatto l’associazione degli Asperger. Contatto varie associazioni. Contatto addirittura io i Servizi Sociali dell’ASL.

Nessuno si sdegna, nessuno fa niente.

Tranne Fantomas, presidente di un’associazione delle parti di Forlì. Costui mi chiama più volte. È molto premuroso. Gli inoltro l’esposto che ho preparato per il Tribunale per i Diritti del Malato: mi consiglia non fare nulla prima di avere in tasca la diagnosi di autismo da Tor Cervara. La diagnosi rafforzerà le nostre ragioni.

Lui è in contatto addirittura con il Presidente Nardo Francocci: si occuperanno loro di noi.

Intanto ci forniscono il nominativo di una terapista privata che lavora nella nostra città.

“Va bene” gli rispondo “Aspetteremo il termine della consultazione a Tor Cervara prima di agire legalmente”

PASQUINA

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PSICODINAMICI PRETERINTENZIONALI (seconda parte)

Posted by Autismo Incazziamoci on 4th May 2010

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Nell’attesa del primo colloquio con l’equipe di cervelloni che ci prenderà in esame, la sottoscritta si lancia in una ricerca personale su Internet approdando alla scoperta della Sindrome di Asperger. Inutile dire che il quadro coincide in maniera sorprendente. Anzi, finalmente prendiamo coscienza di altre caratteristiche di X che avevamo notato ma, come dire, non percepivamo come elementi collegati: gli interessi bizzarri e a tratti ossessivi (all’epoca già collezionava candele e boe), lo sfarfallio delle mani nei momenti di eccitazione, la selettività con il cibo, ecc. ecc.

Non solo: mi si affaccia prepotentemente un sospetto alla mente, soprattutto leggendo le descrizioni dei casi più lievi (molto in voga nel mondo anglosassone) e cioè che anch’io condivida con mio figlio non pochi tratti autistici. Sulle prime, è quasi un sollievo. È come se per la prima volta riuscissi a interpretare correttamente la mia vita. C’è un problema, ma l’abbiamo inquadrato, dobbiamo solo gestirlo al meglio. Il più è fatto. D’ora in poi la strada sarà in discesa.

Andiamo al primo colloquio con la dottoressa che ci seguirà. Metto subito in campo i miei sospetti, mi sembra corretto (voglio dire… abbiamo già perso un sacco di tempo).

La dottoressa, la dott.ssa Dadà, inorridisce e mi diffida dall’informarmi ulteriormente. Loro sono gli specialisti, noi genitori dobbiamo solo tacere e aspettare il responso. Il bambino verrà sottoposto a dei rigorosissimi test, ci assicura la dottoressa. Quali test? Signora, ci lasci lavorare, lei è un po’ troppo apprensiva.

Per 4 giorni consecutivi accompagno il bambino per questi misteriosi test. Successivamente, veniamo convocati per un colloquio. La dottoressa Dadà ci dice che il bambino è solo molto intelligente, non ha niente, siamo noi che non lo sappiamo gestire. Rimaniamo perplessi.

“Ma l’aggressività” chiediamo.

“Ma quale aggressività! Voi non capite i bambini, è normale, piuttosto, smettetela di trattarlo come un piccolo adulto, parla troppo bene”.

“Ma perché non c’è verso di togliergli il pannolino?”

“Ma è ovvio che siete voi che non siete capaci… un bambino così intelligente, è un vero peccato!”

“Ma perché non gioca come gli altri bambini?” incalziamo.

“Siete voi che non sapete dargli gli stimoli adeguati. Anzi: vi proponiamo una bella cosa, una serie di osservazioni di gioco madre-bambino e padre- bambino”

“Ma il sospetto di autismo?”
“Escluso. Figuriamoci: con quei livelli cognitivi…”
Ribadisco di essere convinta di avere – perlomeno io – qualche tratto autistico.

Diamine, sono adulta, potrò parlare di me stessa con un minimo di cognizione!

Su questo punto invece la dottoressa è d’accordissimo. Eh, sì, signora, è lei che ha bisogno di parlare con qualcuno, le fissiamo un appuntamento con una collega che si occupa di adulti, va bene?

Nella mia irrimediabile ingenuità accetto, convinta che parlerò con qualcuno che se ne intende. Nel frattempo iniziano le noiosissime osservazioni di gioco. Noi siamo sempre più scettici: insomma, se il bambino non ha niente, perché ci fissano appuntamenti su appuntamenti?

Decido di disobbedire, vado in libreria e mi compro la guida di Tony Attwood sulla Sindrome di Asperger. Soprattutto non capisco perché quando parlo di me mi danno retta, mentre quello che dico di mio figlio viene sistematicamente confutato. Chiamo il referente regionale dell’associazione degli Asperger italiani. Mi dicono di fidarmi ciecamente del centro che ci sta seguendo, anche i loro figli sono stati diagnosticati lì.

Al termine di una sessione di gioco, la dott.ssa Dadà ci propone un incontro per il giorno successivo con il Primario Taumaturgo, il celebre Professore Vile. Io non sto nella pelle: finalmente un po’ di chiarezza, questi suoi comprimari non mi sembrano il massimo. Il mio compagno invece si inalbera perché non può chiedere un permesso un giorno per un altro, giustamente.

Sta di fatto che al colloquio con il Luminare mi presento solo io. Lui parte all’attacco: il bambino non è ritardato ergo non ha niente, l’autismo è una roba rarissima, l’Asperger ancora di più, in pratica non esiste, io sono femmina e dunque suggestionabile per definizione
“La smetta di andare in giro su Internet. L’ho tranquillizzata, signora?”

Rimango del tutto interdetta. Bofonchio che no, non sono convinta e vorrei vedere i risultati dei test. Alla parola “test” dà in escandescenze. Ma quali test e test, le cose si vedono ad occhio!

“Non è autistico, glielo dico io che sono il Primario, l’ho convinta?”

Mormoro che, però, lui il bambino non l’ha neanche mai visto. Apriti cielo

Tira fuori due letterine. Una è indirizzata a noi genitori e contiene il seguente messaggio “Attenzione: il bambino ha un disturbo che si può prevenire ma vive in situazione di rischio! SITUAZIONE DI RISCHIO!!”. L’altra è per me sola e mi informa che su mia richiesta mi è stato fissato un incontro nel Centro di Salute Mentale più vicino a casa.

In pratica, mi sento costretta ad andare a questo colloquio con lo psichiatra del CSM. Magari, penso, sa cos’è la SA e può darmi ascolto. Niente di tutto ciò, lo psichiatra non sa assolutamente niente di niente, a un certo punto esclama addirittura “Ma come può una madre arrivare a pensare di avere un figlio autistico?”. Con quel poco di intuito che mi ritrovo, finalmente capisco la pericolosità della cosa e rifiuto ulteriori incontri.

Decidiamo di rivolgerci ad un centro specializzato proprio nella diagnosi della Sindrome di Asperger. Scrivo un accorato appello alla dott.ssa Plotino di Tor Cervara. Ci prendono. Andiamo.

PASQUINA

(VAI ALLA TERZA PARTE)

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PSICODINAMICI PRETERINTENZIONALI… (prima parte)

Posted by Autismo Incazziamoci on 30th April 2010

Noto che le segnalazioni degli psicodinamici, in questo sito, non provengono da esperienze vissute, ma consistono in citazioni di psicodinamici, giustamente sbeffeggiati. L’impressione complessiva, però, è che tali aguzzini (perchè questo sono) vivacchino ai margini della comunità scientifica, sotto forma di innocuo quanto anacronistico fenomeno da baraccone.

Errato: questi signori operano impunenemente nelle ASL, nelle strutture ospedaliere e financo ai vertici della SINPIA. E di eventuali segnalazioni le varie associazioni se ne sbattono altamente i cosiddetti (ma allora che ci stanno a fare con i loro vanagloriosi statuti, ’ste benedette associazioni a tutela?).

Voglio rendere nota la nostra storia, spero abbiate la pazienza di arrivare fino in fondo, è avvincente, ricca di colpi di scena.

PRIMA PUNTATA.

Al primo inserimento scolastico, a 2 anni e rotti, X dà letteralmente di matto (smette di camminare, smette di mangiare cibi solidi, prende a mordersi le mani ecc.) al punto che, anche dietro consiglio della pediatra, lo ritiriamo dopo neanche 3 settimane di scuola. Viene fuori che il bambino è “una peste”, “un discolo” ecc. e le maestre non trovano di meglio da fare che tenerlo da solo in giardino sorvegliato dalla bidella, che, non a caso, lui chiama “la mia maestra”.

Sì, perché X parla, è curiosissimo e logorroico da quando ha un anno e a detta di chiunque “è troppo intelligente per la sua età”, ecco perché non sa stare con i coetanei, ecco il perché della sua virulenta reazione alla scuola.
Lo avete mandato a scuola troppo presto!
Oppure: voi siete genitori troppo asociali, ecco perché poi lui non sa stare con gli altri.
Parla troppo bene, chissà a cosa lo avete sottoposto, povera stella, ecco adesso i risultati: non sa neanche giocare.

Fatto sta che gli strascichi della brevissima esperienza scolastica si trascinano troppo a lungo, non me la sento di provare con un’altra scuola. Rinuncio al lavoro, voglio capire che cosa è successo al mio bambino.

Passano i mesi, l’aggressività non regredisce. Più cresce e più sembra ingestibile, è pieno di fissazioni, guai a non rispettare le sue strane abitudini.

Forse lo assecondiamo troppo? Dove sbagliamo in maniera così madornale? Alla fine, mi decido a parlare con la pediatra; secondo me c’è qualcosa che non va.

La pediatra pensa che sono io ad essere un pò depressa, perché non lavoro più, sto sempre dietro al bambino ecc. Mi consiglia il Servizio Materno-Infantile della ASL.

Andiamo tutti e tre al primo incontro, che dura circa 45 minuti. La neuropsichiatra squadra il bambino, gli fa fare il disegnino, due domande e via, passa a noi genitori, anzi, a me, LA MADRE.

Sarò la assoluta protagonista di tutti gli incontri successivi. Iniziamo con la gravidanza, il mio rapporto con mia madre e via tutto il repertorio. Il padre, pur presente, viene semplicemente ignorato.

Dopo un paio di sedute, il verdetto: il bambino è grave, a scuola ci vuole il sostegno, ha urgente bisogno di terapie. L’unica salvezza possibile è la psicoanalisi possibilmenete freudiana, per il bambino, per la coppia e per me da sola. Purtroppo lo Stato è veramente crudele e per la psicoanalisi non esistono convenzioni di sorta. Bisogna ripiegare sul privato e siccome lei è particolarmente buona seguirà personalmente noi adulti privatamente e ci fornirà l’indirizzo di qualche suo amico per il bambino.
La colpa di tutto è mia, della MADRE, faccio schifo sotto ogni punto di vista.

Usciamo; tremo come una foglia. La neuropsichiatra ci ha consegnato la diagnosi in busta chiusa. Senza una spiegazione, niente.

Torniamo a casa, apriamo la busta Una diagnosi misteriosissima: DISTURBO GENERALIZZATO DELLO SVILUPPO. E che d’è? Chiediamo lumi alla pediatra. Anche lei rimane interdetta: ma che vorrà mai dire? Alla fine conclude che evidentemente questa tizia non sapeva che pesci prendere e ha scritto qualcosa di molto generico per non sbagliare. Giuro, questa fu l’interpretazione della pediatra.

Comunque, non ci convince per niente una diagnosi stilata sulla base di una fugace osservazione. E poi che c’entra la psicoanalisi con la neuropsichiatria? Noi volevamo dei consigli pratici da applicare nell’immediato: con la psicoanalisi non avremo mai risposte rapide, anche ammesso che si arrivi a delle risposte.

E poi in che consiste la psicoanalisi su un bambino di 3 anni? Poi altre cose non ci convincono: la diagnosi funzionale non “assomiglia” a nostro figlio. Ma come “sviluppo linguistico SEMBRA nella norma”, “sviluppo cognitivo SEMBRA nella norma”?

A noi sembra addirittura superiore, e non di poco, alla norma. Ma – soprattutto – mi faccio forte di una considerazione: come madre sbaglierò pure, ma non più di qualunque altra; non c’è nessuna distorsione nell’educazione di nostro figlio che possa aver portato a simili risultati. Di questo siamo sicuri e siamo in due ad esserlo.

Questo pensavamo, da profani, nel maggio del 2008.

Alla fine decidiamo di mandare a quel paese la tizia della ASL e chiediamo alla pediatra un altro riferimento. Stavolta ci manda, a sua detta, in un centro d’eccellenza: “ci vengono da tutta Italia!”. Ottimo, finalmente avremo a che fare con dei professionisti….

PASQUINA

(FINE PRIMA PARTE)

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