AUTISMO INCAZZIAMOCI

autismo da combattimento

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I CONTI DI GIULIO TREMONTI, GLI PSICODINAMICI E LA SOLUZIONE FINALE

Posted by Autismo Incazziamoci on 16th July 2010

C’è un cancro enorme e multiforme che percorre e contagia la nostra società nella sua interezza. Questo cancro è la “fantascienza psicodinamica”, quell’impostazione di pensiero e di azione basata sulle follie di un pazzo cocainomane vissuto a Vienna nei primi anni del ventesimo secolo e ancora – incredibilmente – vitale e onnipresente.Il cosiddetto approccio psicodinamico, è ormai chiaro, ha fatto danni incommensurabili e può essere paragonato, senza tema di smentita, ai vari fascismi che si sono succeduti sulla faccia di questa terra, scatenando morte e distruzione.

Siamo arrivati al punto che, ormai, l’intera nostra società è fondata sulla follia psicodinamica. Le trasmissioni televisive, becere e letali raggi laser sparati tra le palle, sono costruite da psicodinamici che creano artificialmente dinamiche che in natura non esistono, ma che esistono nella concezione malata delle teorie psicanalitiche. I dibattiti televisivi sono pieni di psicodinamici che blaterano di famiglie sfasciate, di giovani malati perché senza guida, di genitori freddi (frigoriferi?) e madri distanti che non sono cresciuti e – quindi – hanno generato figli inabili e disabili.

APRITE GLI OCCHI! E’ TUTTO FALSO. E’ UNA FOLLIA E UNA MONTATURA.Per colmo di sventura, su questo pianeta, in questa parte delle terre abitate, le scuole e le università continuano a sfornare giovani formati su quelle fesserie letali. Giovani che discettano secondo fantascientifiche fantastiche teorie di genitori malati, di rapporti difficili nella società del malessere, di follie psicogenetiche, di drogati che sniffano per colpa della società, di stragi del sabato sera colpa delle madri frigorifero.

Se parlate con uno psicodinamico, addossandogli e addossando alla sua categoria la colpa dell’orribile caso del dottor B., vi dirà: BETTELHEIM NON ERA NEMMENO UN MEDICO, ERA UN CIARLATANO.

Ma non c’è mica solo Bettelheim. Ci sono centinaia di psicodinamici pazzi e famosi che hanno parlato di autismo come psicosi e hanno ipotizzato un’origine psicogenetica per l’autismo.

L’autismo non è un errore di percorso del pensiero psicodinamico: è la punta dell’iceberg. E’ il segno inequivocabile che ci troviamo di fronte a delle metastasi che vanno estirpate, a dei medici, studiosi, pensatori che vanno eliminati in tutti i modi.

Per questo, caro ministro Tremonti, voglio suggerirle un metodo infallibile per risparmiare sulla disabilità e per evitare quel terribile stipendificio che sono le ASL italiane. Basta preparare (magari nei sotterranei di Arcore) delle comode DOCCE collegate a una conduttura di gas letale. Il suo amico Berlusconi può invitare nella sua villa i neuropsichiatri del 99 per cento delle UONPIA Italiane, offrir loro un rinfresco e poi dire: VENITE TUTTI A FARE LA DOCCIA CON LE LETTERINE. I primari-neuropsichiatri si guarderanno intorno, nel locale doccia, e non vedranno nemmeno un paio di tette. Subito dopo, dalle docce comincerà ad uscire il gas…


p.s. Per le Neuropsichiatre-psicodinamiche donne, come esca si può usare Gerry Scotti: lui va bene per tutte le stagioni.
PEPPE LIGUORI

 

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PSICODINAMICI PRETERINTENZIONALI (epilogo)

Posted by Autismo Incazziamoci on 10th May 2010

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Alla prima valutazione degna di questo nome, usciamo con la diagnosi di “Disturbo Pervasivo tipo Sindrome di Asperger”. Ci viene anche fornito il nominativo di un neuropsichiatria di un ospedale della nostra città per la presa in carico “sul territorio”.

Torniamo a casa soddisfatti. Dobbiamo aspettare 2 mesi per incontrarlo.

Purtroppo ci metterà alla porta senza tanti complimenti. Ha studiato con il Professor Vile, sarà un caso? Ci rivolgiamo a un presidio della ASL che dovrebbe essere informato sulla SA. Niente da fare. Passano i mesi.

Nel frattempo, chiediamo le restituzione dei referti al Professor Vile e alla dott.ssa Plotino.
Pessima idea. Ci ritroviamo davanti due capolavori postmoderni. La cartella clinica del Professor Vile gioca su due piani: dimostrare che non siamo un granché come genitori e dimostrare che la diagnosi di esclusione di DGS è fondata su criteri scientifici (ah, ah, ah).
Ci vengono quindi messe in bocca dichiarazioni mai rilasciate, del tipo che i nostri rapporti sono “spenti e stressati”, litighiamo, io ho passato l’intera gravidanza a letto in preda a fantomatiche preoccupazioni circa la salute del bambino, durante il post-partum “stavo male, ero confusa”, trattiamo X come un adulto, “ci rivolgiamo a lui come un nostro pari”. La perla: durante un colloquio, mi sarei rivolta al mio compagno esortandolo “digli anche tu che ho oscillazioni dell’umore”.

Sull’altro versante, scopriamo che X non è autistico perché lo dimostra l’ADOS test.
ALT. Fermi tutti! Nel Dipartimento del Professor Vile semplicemente ignorano l’esistenza dell’ADOS test e X, da loro, non l’ha mai fatto! Il referto dell’asserito test è palesemente falso, che anche un neurotipico qualsiasi lo capirebbe.
Ve lo riporto “Somministrazione Scala (SIC!) ADOS: X ottiene un punteggio negativo per l’area della comunicazione e dell’interazione sociale reciproca e, pertanto, non vengono raggiunti i cut-off per i disturbi dello spettro autistico”.

Tutto qui. No ADI-R, no video. Nessuna notizia sul tipo di attività svolte. Niente sul gioco/immaginazione. Per contro, la cartella clinica si apre con la tecnicissima diagnosi del prof. Vile: reazione di adattamento con aspetti emozionali misti (rischio di sviluppo atipico???).

Passiamo alla Plotino. Lei gioca più di omissione: via il test d’intelligenza (attesterebbe pericolosamente la discrepanza QI performance vs QI verbale, per carità), via le altrettanto pericolose osservazioni delle insegnanti sulla difficoltà nel gioco libero, via l’anamnesi, via la storia medica (sapete, c’è quel pericoloso certificato della psicoanalista dell’ASL di “sospetto DGS”), via i risultati del Autism Quotient Test che abbiamo compilato anche per noi (io e X risultavamo pienamente Asperger).

L’ADOS test, ve l’ho già detto, era falsato in partenza dando a un bambino con QI verbale di 147 il modulo 1. In compenso, aggiunge che il bambino avrebbe effettuato due sessioni di test psicologici (delle quali però non esiste alcuna risultanza: quali test? somministrati da chi? dove? quando?) e lo dimette “in osservazione per patologia psicologica” e ci avrebbe consigliato la celebre Flavia Pennetto per lavorare sulla relazione genitori-bambino.

Lei, che gira il mondo quale cultrice degli Asperger, scrive di me nei seguenti termini: la signora, che potrebbe presentare il disturbo di Asperger, ha difficoltà a distinguere quando fa riferimento a se stessa e quando si riferisce al bambino”, “tende a fare delle attribuzioni sui comportamenti atipici che non sembrano corrispondere a quanto viene visto.

Va finire che ci sentiamo obbligati a denunciarli. Mica per altro: dobbiamo proteggerci.

Volete sapere come è andata a finire? Considerate, vi prego, che per entrambe le denunce l’ipotesi di reato è “falso ideologico” (per la precisione: 479 c.p.p.).

Denuncia Plotino

Il PM ha chiamato uno psichiatra consulente tecnico della Procura, la cui perizia è consistita in un amichevole colloquio (lo dice esplicitamente) con la Plotino, la quale, nella triplice veste di indagata, testimone e perito di se stessa, ha garantito della bontà della propria consultazione. Poi, visto che c’era, la Plotino ha aggiunto che nel nostro nucleo familiare esistono delle difficoltà relazionali che determinano in X “comportamenti non adeguati alla sua età e al suo sviluppo”. Inoltre, una madre che vuole sostituirsi ai medici “non giova allo sviluppo armonico del figlio”.

Sulla base di tale perizia, è stata richiesta l’archiviazione.

Denuncia Vile

In sostanza, il PM ha interrogato la dott.ssa Dadà e lo psichiatra del CSM. Pensate un po’ chi sono andati a ripescare! Che c’azzecca con il reato di falso? Ce lo chiediamo anche noi.

Questo tizio sostiene che io sarei “ambivalente” perché penso, badate bene, di avere un figlio che è sia autistico che dotato intellettualmente. Poi sono “molto fredda, razionale” e, dulcis in fundo, avrei riferito che le persone dicono di me che mi invento le cose.

Ovviamente, anche qui, richiesta di archiviazione.

Siccome la trovo particolarmente suggestiva ve ne trascrivo un paio di passaggi. Spero vogliate commentarla insieme a me.

Si noti che – in realtà – la maggior parte della denuncia si fonda su documenti scritti, ma questo per la Procura è un dettaglio trascurabile.

Il PM scrive: [Per quei punti basati sulla nostra parola] è chiaro che la prova in dibattimento potrebbe fondarsi solo sulle dichiarazioni dei querelanti che, come di seguito, più ampiamente si dirà, per le particolarità della vicenda non appaiono dotate di sufficiente attendibilità […]. Questi ultimi hanno dovuto affrontare, ed ancora fronteggiano, un problema gravissimo che tocca quanto di più caro hanno al mondo e che risulta particolarmente complesso e insidioso anche per le sue implicazioni di natura psicologica […]. Appare evidente che, in tale marasma, i querelanti abbiano percepito come odiosa e offensiva ogni insinuazione che (sic) i problemi del figlio potessero dipendere da situazioni di disagio familiare, da inaffettività nei confronti del bimbo o da contrasti fra loro. Tale sentimento può [aver] influenzato la loro obiettività e la loro capacità di osservare e ricordare lucidamente gli eventi, portandoli ad una posizione di contrasto/rottura nei confronti dei sanitari, visti addirittura come “nemici”.

PASQUINA

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PSICODINAMICI PRETERINTENZIONALI (quarta parte)

Posted by Autismo Incazziamoci on 6th May 2010

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Dopo il tourbillon delle segnalazioni circa l’operato del Professor Vile, ci chiamano da Tor Cervara: “Avete ancora due appuntamenti, poi, via, fuori dalle balle”.

Rimaniamo un po’ interdetti. Andiamo al primo degli incontri: noi genitori rispondiamo all’ADI-R, nel frattempo X rimane nel laboratorio ludico.
Dopo un’oretta, scusate il dettaglio, ma devo andare in bagno.

Nel corridoio incontro la tizia alla quale avevamo affidato X nel laboratorio, mi chiede di firmare un modulo per poter eventualmente filmare il minore. Occhei, non c’è problema. Sopraggiunge la dottoressa che ci stava somministrando l’ADI-R. Appare visibilmente sorpresa dall’iniziativa della collega.

“Ma, cosa fai?”
“Niente, è che gli abbiamo fatto l’ADOS”
“Oggi?!”

La dottoressa dell’ADI-R è imbarazzata. Farfuglia:
“Bhé, a questo punto….la prossima volta potete venire anche senza bambino…facciamo qualche questionario”.

Ci consegna un test per le insegnanti che dovranno redigere anche delle osservazioni sul comportamento del bambino a scuola.

Quando le insegnanti ci restituiscono il materiale, m’incazzo e non poco.

Il questionario, che è il Conners test (specifico per l’iperattività), è una sfilza di zero. Zero, non c’è neanche un comportamento minimamente anomalo, secondo loro. Neanche una mummia otterrebbe un simile punteggio, figuriamoci X, nota peste bubbonica!

Punto secondo, nelle osservazioni scrivono che il bambino ha difficoltà nel gioco libero, quindi loro hanno organizzato dei laboratori di gioco guidato per piccoli gruppi di bambini.

Beh: noi genitori non ne sapevamo nulla, deilaboratori di gioco guidato! X quotidianamente ci riferisce di aver passato la giornata giocando con F. (altro bambino turbolento) “nel posto della punizione” mentre gli altri bimbi dipingono, fanno teatro, inglese e quant’altro.

Tale pratica barbarica, sempre negata dalle insegnanti-aguzzine, si trasforma in “Laboratori di gioco guidato per piccoli gruppi di bambini”. Geniale, bisogna ammetterlo.

Da Tor Cervara ci convocano per il colloquio finale. La dott.ssa Plotino è lapidaria: X non è Asperger. Lo dimostrano i risultati dell’ADOS test e il questionario compilato dalle insegnanti.

Ci ribelliamo, il questionario non è specifico per i DGS! E poi, come può quello che dicono le insegnanti contare più di quello che diciamo noi genitori? Noi ci viviamo con X!

Per quanto riguarda i risultati dell’ADOS test scopriremo in seguito che scientemente gli hanno dato il modulo 1, che è del tutto sottodimensionato rispetto al livello linguistico di X. Quindi, è ovvio, non supera i cut-off.

Io sono terrorizzata all’idea che non avrà il sostegno. La dottoressa ci spiega che possiamo prendergli uno psicologo privato che lo segua a scuola e per le terapie. Domanda: Ma quali terapie, se secondo lei non ha niente? Risposta: Potrebbe avere un non meglio specificato disturbo della regolazione emotiva.

Va bene, mi va bene tutto purché abbia il sostegno. Però dovete comunque rilasciare una diagnosi. No, niente diagnosi, però vi vengo incontro, come psicologo privato vi consiglio una persona di fiducia, Flavia Pennetto. Questo è quanto.

Protestiamo, obiettiamo. Non è accettabile!

Lei sa benissimo che X è Asperger ma non lo vuole certificare. Andremo altrove”

La Plotino ci minaccia: Non potere andare da nessuna parte. Tira fuori la relazione del Professor Vile.

“Siete già compromessi davanti alla Legge, state attenti a tutto quello che fate. Vi conviene tacere. Chiamiamo i Servizi Sociali”

Ce ne andiamo. Il giorno stesso mi chiama Fantomas che mi esorta ad accettare la psicologa privata indicata da Nardo Francocci. Non capisco, ma cos’è, una moda?

La logica suggerirebbe di avere prima una diagnosi e poi iniziare una terapia, no?

Cerchiamo un centro specializzato fuori dalla nostra città, fuori dalla nostra regione, un luogo dove non possa allungarsi l’ombra del Professor Vile…

PASQUINA

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PSICODINAMICI PRETERINTENZIONALI (terza parte)

Posted by Autismo Incazziamoci on 5th May 2010

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Andiamo a Tor Cervara. Primo incontro: 2 ore di raccolta anamnestica.

Il bambino – nel frattempo – dovrebbe prendere dimestichezza con l’ambiente nel “laboratorio ludico”. Le accuratissime dottoresse di Tor Cervara, assistenti della Plotino (nume tutelare dell’associazione degli Asperger), ci chiedono dettagliatamente anche della storia medica del bambino.
Parliamo dell’esperienza freudiana alla ASL. Scuotono la testa. Parliamo del Professor Vile.
“Eh” dicono, non siete i primi a fare questa trafila”.
Ci chiedono dei test che X ha già fatto. Ma non ne sappiamo niente. Molto giustamente ci esortano ad ottenere i referti. Dopo una serie di inutili tentativi telefonici, scriviamo al Professor Vile: vogliamo i referti dei test.

Ci fissano un appuntamento. Avverto il mio compagno: non facciamo troppo caso a quello che dirà il Professore, assecondiamolo, l’importante è arraffare i referti e tornare a Tor Cervara con il bottino.

Arriviamo all’appuntamento. C’è anche la dott.ssa Dadà. Il Professore tira fuori una relazione, ce ne consegna una copia ciascuno. Leggiamo. Non c’è traccia di referti. Si tratta di una serie di pensieri in libertà sulla nostra famiglia, pensierini indirizzati nientemeno che “A tutte le autorità competenti”.
MINCHIA!

In sostanza: il bambino non ha niente, è solo stressato; la madre soffre di disagio mentale e interpreta come patologici comportamenti che sono normali (!), vuole essere contenuta nel rapporto con il figlio, muore dalla voglia di essere spedita al Centro di Salute Mentale (!!); il padre è assente (?); la coppia vive negativamente la scuola (eh?), il sostegno è da escludere in quanto pa-to-lo-giz-zan-te; se non cessano le incomprensioni tra i coniugi (ma de che?!?) verranno allertati i servizi sociali nell’Estrema Tutela dei Diritti del Minore.

Il mio compagno tenta di ribellarsi, io gli assesto un calcio sotto il tavolo. Assecondiamolo: a contraddirlo rischiamo guai peggiori!

Ci fissano un altro appuntamento da lì a 3 mesi: ovvero marzo. Torniamo a testa bassa a Tor Cervara. Abbiamo un colloquio con la Plotino in persona, mentre a X viene somministrato il test d’intelligenza.

Spieghiamo alla Plotino quello che è successo, le diamo una copia della relazione del Professor Vile. Siamo furiosi.

Lei, seraficamente, ci esorta a recarci all’appuntamento di marzo:chissà, magari ci daranno i referti.

Poi con la dottoressa ci intratteniamo sugli aspetti della SA in età adulta. Ah, finalmente una che se ne intende!

Arriva marzo, torniamo alla carica. Vado al colloquio con la dott.ssa Dadà: altro che referti, ci vuole un altro ciclo di esami! Decidiamo di troncare formalmente i rapporti con loro. Ci rispondono con una letterina dal solito contenuto minacciosamente alludente: state attenti, ché X ha un problema!

Ma quale? Per loro non è autistico. Quindi? Ha un altro problema? Se sì, cosa aspettano a rivelarcelo? Se no, cosa vogliono ancora da noi? Ci stanno torturando.

Decido che basta. Voglio segnalarli, voglio denunciarli, voglio fermarli. Soprattutto: voglio tutelare la mia famiglia.

Contatto il Tribunale per i Diritti del Malato. Contatto l’associazione degli Asperger. Contatto varie associazioni. Contatto addirittura io i Servizi Sociali dell’ASL.

Nessuno si sdegna, nessuno fa niente.

Tranne Fantomas, presidente di un’associazione delle parti di Forlì. Costui mi chiama più volte. È molto premuroso. Gli inoltro l’esposto che ho preparato per il Tribunale per i Diritti del Malato: mi consiglia non fare nulla prima di avere in tasca la diagnosi di autismo da Tor Cervara. La diagnosi rafforzerà le nostre ragioni.

Lui è in contatto addirittura con il Presidente Nardo Francocci: si occuperanno loro di noi.

Intanto ci forniscono il nominativo di una terapista privata che lavora nella nostra città.

“Va bene” gli rispondo “Aspetteremo il termine della consultazione a Tor Cervara prima di agire legalmente”

PASQUINA

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PSICODINAMICI PRETERINTENZIONALI (seconda parte)

Posted by Autismo Incazziamoci on 4th May 2010

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Nell’attesa del primo colloquio con l’equipe di cervelloni che ci prenderà in esame, la sottoscritta si lancia in una ricerca personale su Internet approdando alla scoperta della Sindrome di Asperger. Inutile dire che il quadro coincide in maniera sorprendente. Anzi, finalmente prendiamo coscienza di altre caratteristiche di X che avevamo notato ma, come dire, non percepivamo come elementi collegati: gli interessi bizzarri e a tratti ossessivi (all’epoca già collezionava candele e boe), lo sfarfallio delle mani nei momenti di eccitazione, la selettività con il cibo, ecc. ecc.

Non solo: mi si affaccia prepotentemente un sospetto alla mente, soprattutto leggendo le descrizioni dei casi più lievi (molto in voga nel mondo anglosassone) e cioè che anch’io condivida con mio figlio non pochi tratti autistici. Sulle prime, è quasi un sollievo. È come se per la prima volta riuscissi a interpretare correttamente la mia vita. C’è un problema, ma l’abbiamo inquadrato, dobbiamo solo gestirlo al meglio. Il più è fatto. D’ora in poi la strada sarà in discesa.

Andiamo al primo colloquio con la dottoressa che ci seguirà. Metto subito in campo i miei sospetti, mi sembra corretto (voglio dire… abbiamo già perso un sacco di tempo).

La dottoressa, la dott.ssa Dadà, inorridisce e mi diffida dall’informarmi ulteriormente. Loro sono gli specialisti, noi genitori dobbiamo solo tacere e aspettare il responso. Il bambino verrà sottoposto a dei rigorosissimi test, ci assicura la dottoressa. Quali test? Signora, ci lasci lavorare, lei è un po’ troppo apprensiva.

Per 4 giorni consecutivi accompagno il bambino per questi misteriosi test. Successivamente, veniamo convocati per un colloquio. La dottoressa Dadà ci dice che il bambino è solo molto intelligente, non ha niente, siamo noi che non lo sappiamo gestire. Rimaniamo perplessi.

“Ma l’aggressività” chiediamo.

“Ma quale aggressività! Voi non capite i bambini, è normale, piuttosto, smettetela di trattarlo come un piccolo adulto, parla troppo bene”.

“Ma perché non c’è verso di togliergli il pannolino?”

“Ma è ovvio che siete voi che non siete capaci… un bambino così intelligente, è un vero peccato!”

“Ma perché non gioca come gli altri bambini?” incalziamo.

“Siete voi che non sapete dargli gli stimoli adeguati. Anzi: vi proponiamo una bella cosa, una serie di osservazioni di gioco madre-bambino e padre- bambino”

“Ma il sospetto di autismo?”
“Escluso. Figuriamoci: con quei livelli cognitivi…”
Ribadisco di essere convinta di avere – perlomeno io – qualche tratto autistico.

Diamine, sono adulta, potrò parlare di me stessa con un minimo di cognizione!

Su questo punto invece la dottoressa è d’accordissimo. Eh, sì, signora, è lei che ha bisogno di parlare con qualcuno, le fissiamo un appuntamento con una collega che si occupa di adulti, va bene?

Nella mia irrimediabile ingenuità accetto, convinta che parlerò con qualcuno che se ne intende. Nel frattempo iniziano le noiosissime osservazioni di gioco. Noi siamo sempre più scettici: insomma, se il bambino non ha niente, perché ci fissano appuntamenti su appuntamenti?

Decido di disobbedire, vado in libreria e mi compro la guida di Tony Attwood sulla Sindrome di Asperger. Soprattutto non capisco perché quando parlo di me mi danno retta, mentre quello che dico di mio figlio viene sistematicamente confutato. Chiamo il referente regionale dell’associazione degli Asperger italiani. Mi dicono di fidarmi ciecamente del centro che ci sta seguendo, anche i loro figli sono stati diagnosticati lì.

Al termine di una sessione di gioco, la dott.ssa Dadà ci propone un incontro per il giorno successivo con il Primario Taumaturgo, il celebre Professore Vile. Io non sto nella pelle: finalmente un po’ di chiarezza, questi suoi comprimari non mi sembrano il massimo. Il mio compagno invece si inalbera perché non può chiedere un permesso un giorno per un altro, giustamente.

Sta di fatto che al colloquio con il Luminare mi presento solo io. Lui parte all’attacco: il bambino non è ritardato ergo non ha niente, l’autismo è una roba rarissima, l’Asperger ancora di più, in pratica non esiste, io sono femmina e dunque suggestionabile per definizione
“La smetta di andare in giro su Internet. L’ho tranquillizzata, signora?”

Rimango del tutto interdetta. Bofonchio che no, non sono convinta e vorrei vedere i risultati dei test. Alla parola “test” dà in escandescenze. Ma quali test e test, le cose si vedono ad occhio!

“Non è autistico, glielo dico io che sono il Primario, l’ho convinta?”

Mormoro che, però, lui il bambino non l’ha neanche mai visto. Apriti cielo

Tira fuori due letterine. Una è indirizzata a noi genitori e contiene il seguente messaggio “Attenzione: il bambino ha un disturbo che si può prevenire ma vive in situazione di rischio! SITUAZIONE DI RISCHIO!!”. L’altra è per me sola e mi informa che su mia richiesta mi è stato fissato un incontro nel Centro di Salute Mentale più vicino a casa.

In pratica, mi sento costretta ad andare a questo colloquio con lo psichiatra del CSM. Magari, penso, sa cos’è la SA e può darmi ascolto. Niente di tutto ciò, lo psichiatra non sa assolutamente niente di niente, a un certo punto esclama addirittura “Ma come può una madre arrivare a pensare di avere un figlio autistico?”. Con quel poco di intuito che mi ritrovo, finalmente capisco la pericolosità della cosa e rifiuto ulteriori incontri.

Decidiamo di rivolgerci ad un centro specializzato proprio nella diagnosi della Sindrome di Asperger. Scrivo un accorato appello alla dott.ssa Plotino di Tor Cervara. Ci prendono. Andiamo.

PASQUINA

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PSICODINAMICI PRETERINTENZIONALI… (prima parte)

Posted by Autismo Incazziamoci on 30th April 2010

Noto che le segnalazioni degli psicodinamici, in questo sito, non provengono da esperienze vissute, ma consistono in citazioni di psicodinamici, giustamente sbeffeggiati. L’impressione complessiva, però, è che tali aguzzini (perchè questo sono) vivacchino ai margini della comunità scientifica, sotto forma di innocuo quanto anacronistico fenomeno da baraccone.

Errato: questi signori operano impunenemente nelle ASL, nelle strutture ospedaliere e financo ai vertici della SINPIA. E di eventuali segnalazioni le varie associazioni se ne sbattono altamente i cosiddetti (ma allora che ci stanno a fare con i loro vanagloriosi statuti, ’ste benedette associazioni a tutela?).

Voglio rendere nota la nostra storia, spero abbiate la pazienza di arrivare fino in fondo, è avvincente, ricca di colpi di scena.

PRIMA PUNTATA.

Al primo inserimento scolastico, a 2 anni e rotti, X dà letteralmente di matto (smette di camminare, smette di mangiare cibi solidi, prende a mordersi le mani ecc.) al punto che, anche dietro consiglio della pediatra, lo ritiriamo dopo neanche 3 settimane di scuola. Viene fuori che il bambino è “una peste”, “un discolo” ecc. e le maestre non trovano di meglio da fare che tenerlo da solo in giardino sorvegliato dalla bidella, che, non a caso, lui chiama “la mia maestra”.

Sì, perché X parla, è curiosissimo e logorroico da quando ha un anno e a detta di chiunque “è troppo intelligente per la sua età”, ecco perché non sa stare con i coetanei, ecco il perché della sua virulenta reazione alla scuola.
Lo avete mandato a scuola troppo presto!
Oppure: voi siete genitori troppo asociali, ecco perché poi lui non sa stare con gli altri.
Parla troppo bene, chissà a cosa lo avete sottoposto, povera stella, ecco adesso i risultati: non sa neanche giocare.

Fatto sta che gli strascichi della brevissima esperienza scolastica si trascinano troppo a lungo, non me la sento di provare con un’altra scuola. Rinuncio al lavoro, voglio capire che cosa è successo al mio bambino.

Passano i mesi, l’aggressività non regredisce. Più cresce e più sembra ingestibile, è pieno di fissazioni, guai a non rispettare le sue strane abitudini.

Forse lo assecondiamo troppo? Dove sbagliamo in maniera così madornale? Alla fine, mi decido a parlare con la pediatra; secondo me c’è qualcosa che non va.

La pediatra pensa che sono io ad essere un pò depressa, perché non lavoro più, sto sempre dietro al bambino ecc. Mi consiglia il Servizio Materno-Infantile della ASL.

Andiamo tutti e tre al primo incontro, che dura circa 45 minuti. La neuropsichiatra squadra il bambino, gli fa fare il disegnino, due domande e via, passa a noi genitori, anzi, a me, LA MADRE.

Sarò la assoluta protagonista di tutti gli incontri successivi. Iniziamo con la gravidanza, il mio rapporto con mia madre e via tutto il repertorio. Il padre, pur presente, viene semplicemente ignorato.

Dopo un paio di sedute, il verdetto: il bambino è grave, a scuola ci vuole il sostegno, ha urgente bisogno di terapie. L’unica salvezza possibile è la psicoanalisi possibilmenete freudiana, per il bambino, per la coppia e per me da sola. Purtroppo lo Stato è veramente crudele e per la psicoanalisi non esistono convenzioni di sorta. Bisogna ripiegare sul privato e siccome lei è particolarmente buona seguirà personalmente noi adulti privatamente e ci fornirà l’indirizzo di qualche suo amico per il bambino.
La colpa di tutto è mia, della MADRE, faccio schifo sotto ogni punto di vista.

Usciamo; tremo come una foglia. La neuropsichiatra ci ha consegnato la diagnosi in busta chiusa. Senza una spiegazione, niente.

Torniamo a casa, apriamo la busta Una diagnosi misteriosissima: DISTURBO GENERALIZZATO DELLO SVILUPPO. E che d’è? Chiediamo lumi alla pediatra. Anche lei rimane interdetta: ma che vorrà mai dire? Alla fine conclude che evidentemente questa tizia non sapeva che pesci prendere e ha scritto qualcosa di molto generico per non sbagliare. Giuro, questa fu l’interpretazione della pediatra.

Comunque, non ci convince per niente una diagnosi stilata sulla base di una fugace osservazione. E poi che c’entra la psicoanalisi con la neuropsichiatria? Noi volevamo dei consigli pratici da applicare nell’immediato: con la psicoanalisi non avremo mai risposte rapide, anche ammesso che si arrivi a delle risposte.

E poi in che consiste la psicoanalisi su un bambino di 3 anni? Poi altre cose non ci convincono: la diagnosi funzionale non “assomiglia” a nostro figlio. Ma come “sviluppo linguistico SEMBRA nella norma”, “sviluppo cognitivo SEMBRA nella norma”?

A noi sembra addirittura superiore, e non di poco, alla norma. Ma – soprattutto – mi faccio forte di una considerazione: come madre sbaglierò pure, ma non più di qualunque altra; non c’è nessuna distorsione nell’educazione di nostro figlio che possa aver portato a simili risultati. Di questo siamo sicuri e siamo in due ad esserlo.

Questo pensavamo, da profani, nel maggio del 2008.

Alla fine decidiamo di mandare a quel paese la tizia della ASL e chiediamo alla pediatra un altro riferimento. Stavolta ci manda, a sua detta, in un centro d’eccellenza: “ci vengono da tutta Italia!”. Ottimo, finalmente avremo a che fare con dei professionisti….

PASQUINA

(FINE PRIMA PARTE)

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IL FALLIMENTO TOTALE DELL’APPROCCIO PSICODINAMICO

Posted by Autismo Incazziamoci on 11th April 2010

L’approccio psicodinamico ha fallito completamente, al cento per cento.
Cari amatissimi ultrapsicodinamici, non siete riusciti mai a guarire un bipolare o un depresso: ve li trascinate per anni e anni in psicoterapie infinite che non portano mai a nulla. Non siete mai riusciti a guarire un bulimico, un anoressico, uno schizofrenico, uno psicotico. Nessuno.

Solo terapie infinite, nell’illusione che la cura sia la terapia stessa.
Risultati: zero. Niente.

Che senso ha un approccio che non ottiene risultati?

Se una ragazzina anoressica va da uno psicologo cognitivo comportamentale, magari nemmeno questo riuscirà a guarirla, ma perlomeno userà tutte le tecniche possibili per guarirla e mandarla “fuori dalle scatole, nel mondo”.
In un trattamento come lo intendete voi, il futuro è il lettino. Per sempre.
E’ terribile.

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NUOVO STUDIO RIVALUTA BETTELHEIM: E' STATA LA MADRE FRIGORIFERO!

Posted by Autismo Incazziamoci on 1st April 2010

2 APRILE 2010:

L’ARTICOLO SOTTOSTANTE E’ IL NOSTRO PESCE D’APRILE 2010. QUALCUNO CI HA CREDUTO? DUE INDIZI CHIARISSIMI NON LASCIAVANO ADITO A DUBBI: L’URL DELL’ARTICOLO E L’IMMAGINE, NIENT’ALTRO CHE LA COPERTINA DEL RAPPORTO POLLAK CONTRO BETTELHEIM“.
RIBADIAMO CON FORZA CHE BETTELHEIM ERA n’ommo ‘e mmerda!

Si è recentemente concluso uno studio clinico sull’autismo, che ha portato una definitiva luce sulle cause scatenanti della malattia.

Lo studio ZIO BRUNO, promosso dalla COOPERAZIONE SVIZZERA-UNIONE EUROPEA, è uno studio randomizzato, in doppio cieco, condotto su due gruppi paralleli di pazienti. Lo studio è durato 15 anni, dalla nascita dei bambini studiati fino ad oggi.
Entrambi i gruppi di bambini sono stati scelti a seconda dei problemi psichici della madre: il primo gruppo con madri che avevano sofferto o soffrivano di depressione, disturbo bipolare, amenorrea, dismenorrea, alopecia, menopausa precoce; il secondo gruppo con madri sane.
Il primo gruppo era composto da 19 bambini, il secondo gruppo da altrettanti.

I bambini (tutti figli unici) di queste donne sono stati seguiti fino ai 15 anni di età. 7 bambini del primo gruppo sono diventati autistici e nessuno del secondo gruppo. 4 bambini del primo gruppo hanno sviluppato la sindrome di Asperger e nessuno del secondo gruppo.

Il risultato dello studio ZIO BRUNO spiazza completamente il mondo scientifico, in un momento in cui la teoria bettelhemiana era stata quasi abbandonata, per la pressione esercitata dal mondo comportamentista anglosassone.

Il noto analista comportamentale Vincent Carbone, intervistato ieri in lacrime, ha confessato: “L’ho sempre saputo, ma dovevo pur campare”.

FANTASiA (Federazione delle Associazioni Nazionali a Tutela delle persone con Autismo e Sindrome di Asperger) si è affrettata a emanare un comunicato stampa:

Le recenti scoperte sulla eziologia dell’autismo mettono al primo posto nel mondo la medicina italiana e quella francese, unici paesi dove era sopravvissuta l’idea dell’origine psicogenetica. FANTASIA è lieta di questo evento, che la Federazione aveva sempre auspicato e sperato. Il nostro recente gemellaggio con Frances Tustin Memorial Trust ne è la prova. Adesso i genitori potranno finalmente rivolgersi con fiducia agli operatori NPI delle ASL e degli Ospedali, prima osteggiati, e potranno beneficiare appieno della psicoterapia di tipo Junghiano e della psicoterapia familiare

Il Governo, intanto, ha annunciato una legge apposita che consenta la parentectomia immediata per i casi di autismo più grave e comunque un accompagnamento psicodinamico e psicomotorio per i bambini e le famiglie che convivono con questo problema.

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OBBLIGHIAMO LE UONPIA A USARE L'ICD-10…

Posted by Autismo Incazziamoci on 27th February 2010

In molti luoghi d’Italia, lì dove sopravvivono gli ultrapsicodinamici (cioè praticamente ovunque), le Unità Operative di NeuroPsichiatria Infantile persistono nell’utilizzare propri schemi mentali e proprie fissazioni “nosografiche”, approfittando di un vuoto normativo evidente del quale fanno le spese i piccoli disabili (tra cui gli autistici).

Infatti, l’unico obbligo che tali “clinici” hanno è quello di accompagnare la diagnosi funzionale con un codice preciso desunto dall’ICD-10. Ma, prima del numerino (per capire il significato del quale i genitori dovrebbero andare a prendersi in mano il ponderoso manuale), il “testo” è completamente libero.

Per questo motivo, si arriva al paradosso di trovare diciture come Disarmonia dello sviluppo (desunta dalla Classificazione Francese CFTMEA) insiema al codice ICD-10 di Ritardo mentale non specificato (F79).

Questo porta al paradosso di UONPIA DANNOSE per i bambini affetti da autismo e per le loro famiglie i quali, per poter ottenere una diagnosi attendibile, sono costretti a recarsi nei cosiddetti “centri specializzati” (magari distanti parecchie decine – se non centinaia – di chilometri).

Basterebbe obbligare le UONPIA ad attenersi all’ICD-10 nella sua totalità e di considerare fuorilegge il CFTMEA, per ottenere almeno un primo superamento delle difficoltà dovute a una errata impostazione mentale e culturale dei “clinici” che popolano le UONPIA.

Gianni Papa

p.s. Naturalmente, io faccio l’insegnante e non il medico, nè l’uomo di legge. Se ho scritto qualche imprecisione, vi prego di correggermi.

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“MANDALI AFFANCULO: NOI TI CAPIAMO”, campagna di autismoincazziamoci.org per l’abolizione degli psicodinamici

Posted by Autismo Incazziamoci on 2nd February 2010

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