Andiamo a Tor Cervara. Primo incontro: 2 ore di raccolta anamnestica.
Il bambino – nel frattempo – dovrebbe prendere dimestichezza con l’ambiente nel “laboratorio ludico”. Le accuratissime dottoresse di Tor Cervara, assistenti della Plotino (nume tutelare dell’associazione degli Asperger), ci chiedono dettagliatamente anche della storia medica del bambino.
Parliamo dell’esperienza freudiana alla ASL. Scuotono la testa. Parliamo del Professor Vile. “Eh” dicono, non siete i primi a fare questa trafila”.
Ci chiedono dei test che X ha già fatto. Ma non ne sappiamo niente. Molto giustamente ci esortano ad ottenere i referti. Dopo una serie di inutili tentativi telefonici, scriviamo al Professor Vile: vogliamo i referti dei test.
Ci fissano un appuntamento. Avverto il mio compagno: non facciamo troppo caso a quello che dirà il Professore, assecondiamolo, l’importante è arraffare i referti e tornare a Tor Cervara con il bottino.
Arriviamo all’appuntamento. C’è anche la dott.ssa Dadà. Il Professore tira fuori una relazione, ce ne consegna una copia ciascuno. Leggiamo. Non c’è traccia di referti. Si tratta di una serie di pensieri in libertà sulla nostra famiglia, pensierini indirizzati nientemeno che “A tutte le autorità competenti”. MINCHIA!
In sostanza: il bambino non ha niente, è solo stressato; la madre soffre di disagio mentale e interpreta come patologici comportamenti che sono normali (!), vuole essere contenuta nel rapporto con il figlio, muore dalla voglia di essere spedita al Centro di Salute Mentale (!!); il padre è assente (?); la coppia vive negativamente la scuola (eh?), il sostegno è da escludere in quanto pa-to-lo-giz-zan-te; se non cessano le incomprensioni tra i coniugi (ma de che?!?) verranno allertati i servizi sociali nell’Estrema Tutela dei Diritti del Minore.
Il mio compagno tenta di ribellarsi, io gli assesto un calcio sotto il tavolo. Assecondiamolo: a contraddirlo rischiamo guai peggiori!
Ci fissano un altro appuntamento da lì a 3 mesi: ovvero marzo. Torniamo a testa bassa a Tor Cervara. Abbiamo un colloquio con la Plotino in persona, mentre a X viene somministrato il test d’intelligenza.
Spieghiamo alla Plotino quello che è successo, le diamo una copia della relazione del Professor Vile. Siamo furiosi.
Lei, seraficamente, ci esorta a recarci all’appuntamento di marzo:chissà, magari ci daranno i referti.
Poi con la dottoressa ci intratteniamo sugli aspetti della SA in età adulta. Ah, finalmente una che se ne intende!
Arriva marzo, torniamo alla carica. Vado al colloquio con la dott.ssa Dadà: altro che referti, ci vuole un altro ciclo di esami! Decidiamo di troncare formalmente i rapporti con loro. Ci rispondono con una letterina dal solito contenuto minacciosamente alludente: state attenti, ché X ha un problema!
Ma quale? Per loro non è autistico. Quindi? Ha un altro problema? Se sì, cosa aspettano a rivelarcelo? Se no, cosa vogliono ancora da noi? Ci stanno torturando.
Decido che basta. Voglio segnalarli, voglio denunciarli, voglio fermarli. Soprattutto: voglio tutelare la mia famiglia.
Contatto il Tribunale per i Diritti del Malato. Contatto l’associazione degli Asperger. Contatto varie associazioni. Contatto addirittura io i Servizi Sociali dell’ASL.
Nessuno si sdegna, nessuno fa niente.
Tranne Fantomas, presidente di un’associazione delle parti di Forlì. Costui mi chiama più volte. È molto premuroso. Gli inoltro l’esposto che ho preparato per il Tribunale per i Diritti del Malato: mi consiglia non fare nulla prima di avere in tasca la diagnosi di autismo da Tor Cervara. La diagnosi rafforzerà le nostre ragioni.
Lui è in contatto addirittura con il Presidente Nardo Francocci: si occuperanno loro di noi.
Intanto ci forniscono il nominativo di una terapista privata che lavora nella nostra città.
“Va bene” gli rispondo “Aspetteremo il termine della consultazione a Tor Cervara prima di agire legalmente”
Nell’attesa del primo colloquio con l’equipe di cervelloni che ci prenderà in esame, la sottoscritta si lancia in una ricerca personale su Internet approdando alla scoperta della Sindrome di Asperger. Inutile dire che il quadro coincide in maniera sorprendente. Anzi, finalmente prendiamo coscienza di altre caratteristiche di X che avevamo notato ma, come dire, non percepivamo come elementi collegati: gli interessi bizzarri e a tratti ossessivi (all’epoca già collezionava candele e boe), lo sfarfallio delle mani nei momenti di eccitazione, la selettività con il cibo, ecc. ecc.
Non solo: mi si affaccia prepotentemente un sospetto alla mente, soprattutto leggendo le descrizioni dei casi più lievi (molto in voga nel mondo anglosassone) e cioè che anch’io condivida con mio figlio non pochi tratti autistici. Sulle prime, è quasi un sollievo. È come se per la prima volta riuscissi a interpretare correttamente la mia vita. C’è un problema, ma l’abbiamo inquadrato, dobbiamo solo gestirlo al meglio. Il più è fatto. D’ora in poi la strada sarà in discesa.
Andiamo al primo colloquio con la dottoressa che ci seguirà. Metto subito in campo i miei sospetti, mi sembra corretto (voglio dire… abbiamo già perso un sacco di tempo).
La dottoressa, la dott.ssa Dadà, inorridisce e mi diffida dall’informarmi ulteriormente. Loro sono gli specialisti, noi genitori dobbiamo solo tacere e aspettare il responso. Il bambino verrà sottoposto a dei rigorosissimi test, ci assicura la dottoressa. Quali test? Signora, ci lasci lavorare, lei è un po’ troppo apprensiva.
Per 4 giorni consecutivi accompagno il bambino per questi misteriosi test. Successivamente, veniamo convocati per un colloquio. La dottoressa Dadà ci dice che il bambino è solo molto intelligente, non ha niente, siamo noi che non lo sappiamo gestire. Rimaniamo perplessi.
“Ma l’aggressività” chiediamo.
“Ma quale aggressività! Voi non capite i bambini, è normale, piuttosto, smettetela di trattarlo come un piccolo adulto, parla troppo bene”.
“Ma perché non c’è verso di togliergli il pannolino?”
“Ma è ovvio che siete voi che non siete capaci… un bambino così intelligente, è un vero peccato!”
“Ma perché non gioca come gli altri bambini?” incalziamo.
“Siete voi che non sapete dargli gli stimoli adeguati. Anzi: vi proponiamo una bella cosa, una serie di osservazioni di gioco madre-bambino e padre- bambino”
“Ma il sospetto di autismo?”
“Escluso. Figuriamoci: con quei livelli cognitivi…” Ribadisco di essere convinta di avere – perlomeno io – qualche tratto autistico.
Diamine, sono adulta, potrò parlare di me stessa con un minimo di cognizione!
Su questo punto invece la dottoressa è d’accordissimo. Eh, sì, signora, è lei che ha bisogno di parlare con qualcuno, le fissiamo un appuntamento con una collega che si occupa di adulti, va bene?
Nella mia irrimediabile ingenuità accetto, convinta che parlerò con qualcuno che se ne intende. Nel frattempo iniziano le noiosissime osservazioni di gioco. Noi siamo sempre più scettici: insomma, se il bambino non ha niente, perché ci fissano appuntamenti su appuntamenti?
Decido di disobbedire, vado in libreria e mi compro la guida di Tony Attwood sulla Sindrome di Asperger. Soprattutto non capisco perché quando parlo di me mi danno retta, mentre quello che dico di mio figlio viene sistematicamente confutato. Chiamo il referente regionale dell’associazione degli Asperger italiani. Mi dicono di fidarmi ciecamente del centro che ci sta seguendo, anche i loro figli sono stati diagnosticati lì.
Al termine di una sessione di gioco, la dott.ssa Dadà ci propone un incontro per il giorno successivo con il Primario Taumaturgo, il celebre Professore Vile. Io non sto nella pelle: finalmente un po’ di chiarezza, questi suoi comprimari non mi sembrano il massimo. Il mio compagno invece si inalbera perché non può chiedere un permesso un giorno per un altro, giustamente.
Sta di fatto che al colloquio con il Luminare mi presento solo io. Lui parte all’attacco: il bambino non è ritardato ergo non ha niente, l’autismo è una roba rarissima, l’Asperger ancora di più, in pratica non esiste, io sono femmina e dunque suggestionabile per definizione “La smetta di andare in giro su Internet. L’ho tranquillizzata, signora?”
Rimango del tutto interdetta. Bofonchio che no, non sono convinta e vorrei vedere i risultati dei test. Alla parola “test” dà in escandescenze. Ma quali test e test, le cose si vedono ad occhio!
“Non è autistico, glielo dico io che sono il Primario, l’ho convinta?”
Mormoro che, però, lui il bambino non l’ha neanche mai visto. Apriti cielo
Tira fuori due letterine. Una è indirizzata a noi genitori e contiene il seguente messaggio “Attenzione: il bambino ha un disturbo che si può prevenire ma vive in situazione di rischio! SITUAZIONE DI RISCHIO!!”. L’altra è per me sola e mi informa che su mia richiesta mi è stato fissato un incontro nel Centro di Salute Mentale più vicino a casa.
In pratica, mi sento costretta ad andare a questo colloquio con lo psichiatra del CSM. Magari, penso, sa cos’è la SA e può darmi ascolto. Niente di tutto ciò, lo psichiatra non sa assolutamente niente di niente, a un certo punto esclama addirittura “Ma come può una madre arrivare a pensare di avere un figlio autistico?”. Con quel poco di intuito che mi ritrovo, finalmente capisco la pericolosità della cosa e rifiuto ulteriori incontri.
Decidiamo di rivolgerci ad un centro specializzato proprio nella diagnosi della Sindrome di Asperger. Scrivo un accorato appello alla dott.ssa Plotino di Tor Cervara. Ci prendono. Andiamo.
Noto che le segnalazioni degli psicodinamici, in questo sito, non provengono da esperienze vissute, ma consistono in citazioni di psicodinamici, giustamente sbeffeggiati. L’impressione complessiva, però, è che tali aguzzini (perchè questo sono) vivacchino ai margini della comunità scientifica, sotto forma di innocuo quanto anacronistico fenomeno da baraccone.
Errato: questi signori operano impunenemente nelle ASL, nelle strutture ospedaliere e financo ai vertici della SINPIA. E di eventuali segnalazioni le varie associazioni se ne sbattono altamente i cosiddetti (ma allora che ci stanno a fare con i loro vanagloriosi statuti, ’ste benedette associazioni a tutela?).
Voglio rendere nota la nostra storia, spero abbiate la pazienza di arrivare fino in fondo, è avvincente, ricca di colpi di scena.
PRIMA PUNTATA.
Al primo inserimento scolastico, a 2 anni e rotti, X dà letteralmente di matto (smette di camminare, smette di mangiare cibi solidi, prende a mordersi le mani ecc.) al punto che, anche dietro consiglio della pediatra, lo ritiriamo dopo neanche 3 settimane di scuola. Viene fuori che il bambino è “una peste”, “un discolo” ecc. e le maestre non trovano di meglio da fare che tenerlo da solo in giardino sorvegliato dalla bidella, che, non a caso, lui chiama “la mia maestra”.
Sì, perché X parla, è curiosissimo e logorroico da quando ha un anno e a detta di chiunque “è troppo intelligente per la sua età”, ecco perché non sa stare con i coetanei, ecco il perché della sua virulenta reazione alla scuola. Lo avete mandato a scuola troppo presto! Oppure: voi siete genitori troppo asociali, ecco perché poi lui non sa stare con gli altri. Parla troppo bene, chissà a cosa lo avete sottoposto, povera stella, ecco adesso i risultati: non sa neanche giocare.
Fatto sta che gli strascichi della brevissima esperienza scolastica si trascinano troppo a lungo, non me la sento di provare con un’altra scuola. Rinuncio al lavoro, voglio capire che cosa è successo al mio bambino.
Passano i mesi, l’aggressività non regredisce. Più cresce e più sembra ingestibile, è pieno di fissazioni, guai a non rispettare le sue strane abitudini.
Forse lo assecondiamo troppo? Dove sbagliamo in maniera così madornale? Alla fine, mi decido a parlare con la pediatra; secondo me c’è qualcosa che non va.
La pediatra pensa che sono io ad essere un pò depressa, perché non lavoro più, sto sempre dietro al bambino ecc. Mi consiglia il Servizio Materno-Infantile della ASL.
Andiamo tutti e tre al primo incontro, che dura circa 45 minuti. La neuropsichiatra squadra il bambino, gli fa fare il disegnino, due domande e via, passa a noi genitori, anzi, a me, LA MADRE.
Sarò la assoluta protagonista di tutti gli incontri successivi. Iniziamo con la gravidanza, il mio rapporto con mia madre e via tutto il repertorio. Il padre, pur presente, viene semplicemente ignorato.
Dopo un paio di sedute, il verdetto: il bambino è grave, a scuola ci vuole il sostegno, ha urgente bisogno di terapie. L’unica salvezza possibile è la psicoanalisi possibilmenete freudiana, per il bambino, per la coppia e per me da sola. Purtroppo lo Stato è veramente crudele e per la psicoanalisi non esistono convenzioni di sorta. Bisogna ripiegare sul privato e siccome lei è particolarmente buona seguirà personalmente noi adulti privatamente e ci fornirà l’indirizzo di qualche suo amico per il bambino. La colpa di tutto è mia, della MADRE, faccio schifo sotto ogni punto di vista.
Usciamo; tremo come una foglia. La neuropsichiatra ci ha consegnato la diagnosi in busta chiusa. Senza una spiegazione, niente.
Torniamo a casa, apriamo la busta Una diagnosi misteriosissima: DISTURBO GENERALIZZATO DELLO SVILUPPO. E che d’è? Chiediamo lumi alla pediatra. Anche lei rimane interdetta: ma che vorrà mai dire? Alla fine conclude che evidentemente questa tizia non sapeva che pesci prendere e ha scritto qualcosa di molto generico per non sbagliare. Giuro, questa fu l’interpretazione della pediatra.
Comunque, non ci convince per niente una diagnosi stilata sulla base di una fugace osservazione. E poi che c’entra la psicoanalisi con la neuropsichiatria? Noi volevamo dei consigli pratici da applicare nell’immediato: con la psicoanalisi non avremo mai risposte rapide, anche ammesso che si arrivi a delle risposte.
E poi in che consiste la psicoanalisi su un bambino di 3 anni? Poi altre cose non ci convincono: la diagnosi funzionale non “assomiglia” a nostro figlio. Ma come “sviluppo linguistico SEMBRA nella norma”, “sviluppo cognitivo SEMBRA nella norma”?
A noi sembra addirittura superiore, e non di poco, alla norma. Ma – soprattutto – mi faccio forte di una considerazione: come madre sbaglierò pure, ma non più di qualunque altra; non c’è nessuna distorsione nell’educazione di nostro figlio che possa aver portato a simili risultati. Di questo siamo sicuri e siamo in due ad esserlo.
Questo pensavamo, da profani, nel maggio del 2008.
Alla fine decidiamo di mandare a quel paese la tizia della ASL e chiediamo alla pediatra un altro riferimento. Stavolta ci manda, a sua detta, in un centro d’eccellenza: “ci vengono da tutta Italia!”. Ottimo, finalmente avremo a che fare con dei professionisti….
QUELLI CHE SEGUONO SONO DEI DUBBI E NON DELLE CERTEZZE: NON ESISTE NESSUNO STUDIO SPERIMENTALE E DIMOSTRABILE CHE MI FACCIA DUBITARE DELLA “INTESTINO CONNECTION”: E’ SOLO IL MIO QUINTO SENSO E MEZZO.
SE QUALCUNO VUOLE CHIARIRE TALI DUBBI (CON DATI DI FATTO E NON CON ATTI DI FEDE) SONO DISPOSTISSIMO AD ASCOLTARE E CAPIRE (G.P.)
Un bambino autistico va in bagno alla scuola dell’infanzia. Improvvisamente, il suono di uno sciacquone rotto lo fa saltare dalla paura. Poi la maestra grida con una voce da aquila ferita.
Risultato, per giorni griderà terrorizzato quando si tratta di andare in bagno e rifiuterà di “fare l’atto grande”, trattenendo le feci.
Pensate che trattenere la cacca faccia bene? Io penso proprio di no.
E allora ecco che arrivano quelli dell’Intestino connection (tutti figli di Wakefield) a dire che ci sono evidenze di disturbi intestinali collegati all’autismo.
Subito dopo – ecco quelli del DAN! che dicono: “L’autismo deriva dai disturbi intestinali”.
Alcuni, come Balzola a Torino, stanno facendo degli studi nel campo.
Balzola avrebbe addirittura individuato una malattia: “L’enterocolite autistica“.
Il tutto – però – nasce da presupposti poco chiari.
Primo da tutti: Balzola è stato allievo di Wakefield e coautore di alcuni articoli con lui.
Secondo: è piuttosto chiaro che Balzola compie la sua ricerca PER DIMOSTRAREche ci sono delle connessioni tra intestino e autismo, non per studiare EVENTUALI connessioni tra intestino e autismo.
Terzo: Balzola compie le sue ricerche SOLO su soggetti autistici con disturbi gastrointestinali.
Per avere valore – tali ricerche dovrebbero essere fatte, fifty fifty, su soggetti autistici e soggetti neurotipici, e su soggetti autistici con e senza disturbi gastrointestinali (perché chi è che ci dice che – se Balzola trova l’enterocolite nell’intestino degli autistici non la troverebbe anche nell’intestino dei neutotipici? Nessun neurotipico – di norma – fa la gastroscopia o permette che si utilizzino su di lui tecniche mediche invasive per stabilire se ha la candida).
COPIO-INCOLLO DA MEDBUNKERUN LUNGO PAMPHLET SCIENTIFICO E PUNTIGLIOSO
Quante pratiche alternative esistono al mondo?
Molte di esse si fanno forti fornendo spiegazioni incomprensibili e contenenti pseudo termini scientifici per confondere chi legge o per convincere che qualcosa di serio c’è.
Uno degli scopi degli imbonitori è quello di disorientare l’interlocutore,insinuargli il sospetto, infondere il dubbio.
In una discussione sulla validità di una pratica alternativa sarà affrontato al volo il tema centrale e tutta la discussione verterà sui danni della chemioterapia, sugli affari delle multinazionali, sugli errori medici e sui costi delle medicine, tutti argomenti che con la validità di una pratica non hanno nulla a che fare e sono quindi un “fantoccio” utilizzato per instillare diffidenza nella medicina e così trovare “giustificazioni” inesistenti per l’uso di alternative.
Sul piano scientifico non esiste una sola medicina alternativa che abbia un’evidente efficacia è quindi semplice portare tutto sul piano della pseudomedicina (i flussi, le energie, i misteri della mente e le influenze astrali) o su quello della “presunzione di efficacia” (del tipo:eppure qualcosa di vero deve esserci!) che come è facile comprendere non ha nessun valore. Non si approfondisce nè si esamina accuratamente una pratica o l’altra, chi la accetta lo fa e basta, per fede. Non interessano prove a favore o contro perchè le prime saranno evidenti, le altre saranno dei casi che “non fanno statistica” (il ragionamento opposto a quello logico, come si vede).
Come abbiamo visto in questi mesi le medicine alternative hanno molte cose in comune una con l’altra e soprattutto non hanno bisogno di grosse ed approfondite spiegazioni.
Se qualcosa funziona ci si chiede il perchè ma quando un rimedio non serve a nulla che bisogno c’è di sapere mediante quale meccanismo non funziona?
Così il Prof. David Colquhoun, dal suo blog DC’s Improbable Science, ci fornisce un elenco di medicine alternative corredato da brevi e generali spiegazioni. Stupefacente notare che pur se affrontato conironia, è tutto corrispondente alla realtà.
Le medicine alternative spiegate alla gente quindi. A prima vista l’ironia abbonda ma ad uno sguardo più attento ogni definizione spiega benissimo e senza errori ogni termine. L’omeopatia ad esempio è daremedicine che non contengono nessuna medicina o la reflessologia è ilsemplice massaggio del piede mischiato ad inesistenti connessioni tra il piede e la tiroide. Pratiche come l’iridologia o il Vega test sonotruffe create per vendere cure che non funzionano per malattie che non ci sono oppure l’agopuntura è un placebo teatrale senza reale effetto curativo e così via…
L’elenco è apparso anche nel Financial Times. Qui l’originale.
Insomma, una bella carrellata di medicine che non funzionano. Come fare allora a riconoscere un ciarlatano, un venditore di illusioni? Un truffatore?
Il Daily Mail, popolare giornale britannico, ha pubblicato circa un anno fa, un articolo sui rimedi alternativi. L’articolo ne ricalca altri che giungono alle stesse conclusioni.
Curiosamente ho ritrovato in molti di questi articoli le impressioni e le considerazioni che in questi mesi nei quali mi sono occupato di medicine alternative, ho avuto modo di fare. Esistono delle “regole” nella pratica della ciarlataneria, regole non scritte ma seguite in maniera precisa da tutti i guaritori, probabilmente perchè hanno dimostrato di raggiungere il loro obiettivo.
Si può così ragionevolmente concludere che un occhio esperto o chi è abituato a studiare questo tipo di fenomeni, riconosce facilmente chi propone cure o rimedi senza alcun effetto reale.
Queste regole sono le stesse che venivano utilizzate dai ciarlatani “urlatori” dei secoli passati, quando non esistevano mezzi di comunicazione se non il passaparola e qualche documento inaccessibile al popolo ed era un privilegio non permesso a tutti disporre di medicine o cure efficaci.
Il termine “Ciarlatano“, sembra derivi da “Cerretano“, abitante diCerreto, piccolo centro nei pressi di Spoleto in Italia, noto proprio per la provenienza di numerosi “venditori di unguenti magici” che con mille espedienti e trucchi, passavano dai paesi per imbrogliare la gente; questa origine è confermata anche dall’accademia della Crusca:
“coloro che per le piazze spacciano unguenti, o altre medicine, cavano i denti o fanno giochi di mano che oggi più comunemente dicesi Ciarlatani, …da Cerreto, paese dell’Umbria da cui soleva in antico venir siffatta gente, la quale con varie finzioni andava facendo denaro“
Un’altra tesi vuole che il termine derivi dal francese poichè uno dei primi “giocolieri” di strada (un certo Tabarin) annunciava il suo arrivo in città con colori, luci e suoni assordanti.
Il guaritore in ogni caso, come Tabarin, arrivava in paese con tanto di clamore e rumori. Spuntava dal nulla, non era conosciuto, non aveva un nome “ufficiale” (lo cambiava spesso, per ovvi motivi), era molto appariscente e si serviva dei “compari“, che lui chiamava assistenti.
esercitano questi uomini d’andar per il mondo vendendo il Zafferame et pepe et altre spetiarie , coralli como anco una certa sorte d’herba che chiamano corallina, qual ridotta in polvere vendono per dar ai putti per scacciar i vermi… Non si dilettano, pare a me, né d’armi né di lettere, sì ben d’andar per birri, questo par sia lor particolare professione…”. [...]quel costume che hanno di andare a torno accattando o cialtronando”. (Cipriano Piccolpasso, 1565)
Bastava fermarsi nella piazza del paese, tirare fuori dalla valigia un flacone pieno di un liquido colorato (meglio se di un colore “appariscente“) e se ne elencavano le virtù.
C’era il guaritore che prometteva la completa rinascita dei capelli ai calvi, quello che garantiva la guarigione da tutte le malattie, l’altro che giurava sull’efficacia della pozione per evitare le “crisi isteriche delle donne” e quello che aveva fatto riguadagnare la vista a chi non vedeva. Si puntava naturalmente ai problemi di salute dell’epoca (esattamente come si fa oggi, avete mai visto un guaritore vendere nel proprio sito, la cura infallibile per il mal di denti? No, vende quella per il cancro…). Il rimedio non doveva costare troppo, si puntava sulla quantità. Un prezzo eccessivo avrebbe allontanato le vittime ideali, rappresentate dal popolo ignorante, i poveri, i contadini, gente con poche possibilità economiche e mentali.
C’era sempre il “colpo di scena“: era il clou dell’esibizione.
L’assistente si confondeva tra il pubblico e poi veniva “scelto a caso” beneficiando (secondo il tipo di “trucco” da mostrare) di una o dell’altra pozione: zoppicante ricominciava a correre, cieco cominciava a vedere benissimo, muto cominciava a gridare. Funzionava nel 90% dei casi, naturalmente…
Il guaritore sapeva che raramente un vero non vedente o un vero sordo sarebbero stati presenti alla sua esibizione, ma sapeva che tantissimi, soprattutto in quegli anni, conoscevano una persona malata o avevano bisogno di quel rimedio, per un proprio famigliare.
In ogni caso, la scelta cadeva sempre sull’assistente. Sono scene che accadono anche oggi in certi mercatini, con certi giochi di abilità…
Al ciarlatano, bastava piazzare 30-40 confezioni del “fluido magico” per aver concluso con successo quella sua giornata di lavoro.
Si ripartiva e ci si recava in un altro paese, rigorosamente lontano e rigorosamente con un altro nome…il rischio di prendersi un colpo di zappa sui denti era altissimo (ed a volte, accadeva…).
Dopo qualche giorno i suoi “clienti” si accorgevano dell’imbroglio ma era ormai troppo tardi, chissà dove si era nascosto il ciarlatano in cerca di altri polli…
Da questi fatti epici nacque l’epressione americana “snake oil seller” il venditore di olio di serpente (sostanza inesistente che veniva venduta porta a porta come toccasana per decine di malattie), equivalente al nostro termine “imbonitore“, ciarlatano appunto.
Il ciarlatano moderno adotta gli stessi metodi, aggiornati ai tempi.
L’arrivo in piazza strombazzante è sostituito dalla pubblicazione di un sito web, colorato, appariscente, strapieno di notizie e links di termini pseudoscientifici e di immagini mediche. Si è dato un’aura di “serietà“, si fa chiamare dottore o professore anche se senza titoli.
Nello stesso tempo però, lui è “uno di noi“, non è per forza uno scienziato o un medico e se lo fosse sarebbe sempre “dalla parte della gente“.
Fa di tutto per sembrare umile, alla portata di tutti, disponibile e cordiale, oggi appare sempre come un perseguitato, è l’unica giustificazione al suo agire “di nascosto”. Una volpe.
Questo perchè il rapporto tra ciarlatano e cliente è impostato sullafiducia. Un medico DEVE agire secondo scienza e coscienza, un ciarlatano no, è quindi obbligato a fare tutto “in amicizia” e quindi le sue parole, il suo modo di discutere è a livelli bassissimi, informali, familiari.
Le sue risposte non sono mai “certe”, definitive. L’imbonitore parla a metà ed usa molto gli “eccetera eccetera“, dice e non dice, è il cliente che trae le conclusioni, lui non promette nulla, è il cliente che ha capito male…
Questo atteggiamento è riassunto da una frase tipica: “io non fornisco risposte ma faccio solo le domande“. L’imbonitore fa le domande in modo da indurre le risposte che LUI vuole si dia il pubblico e che sono tutte risposte comode alla sua causa.
Perchè se un rimedio alternativo funziona lo fa al 90% e non nella totalità dei casi?
Perchè così la possibilità è altissima ma quel 10% è un’ottima via di fuga: quando la cura non funzionerà la colpa sarà sempre del 10%.
Ma anche in quella piccola percentuale di insuccessi, si troverà il modo di far ricadere la “colpa” dell’insuccesso sul paziente: non ha fatto bene la cura, non ci credeva, ha usato il prodotto sbagliato, ha esagerato e così via.
Il ciarlatano è un “signor nessuno” che afferma di aver perso dignità, fama e successo a causa della sua strabiliante scoperta. Non dice però che prima del suo “colpo di genio” non aveva nessun successo e la fama si era dimenticata di lui e probabilmente proprio per questo si è dato alla ciarlataneria. Probabilmente anzi elencherà una serie di titoli, riconoscimenti e successi che lo dipingono come un coraggioso che ha abbandonato le certezze per amore “del popolo”. Ad un’analisi approfondita questi successi e persino i titoli non sono in realtà mai esistiti. Hamer si definiva il più giovane medico laureatosi nella storia tedesca. Invece non è vero. Simoncini afferma di essere stato ospitato nei più importanti congressi di medicina e non è vero. La Clark dice di aver curato personaggi noti in tutto il mondo, mai dimostrato, così come la Caisse diceva di non aver mai avuto occasione di far provare alla scienza la sua scoperta: falso.
Il ciarlatano è un bugiardo cronico, vive sulle sue bugie.
Le promesse le conosciamo: guarigione “quasi” sicura, nessun effetto collaterale, costo praticamente nullo (ufficialmente, perchè poi il guaritore è di una venalità estrema) e centinaia di casi risolti.
Il “compare” è rappresentato dalle testimonianze, scritte, audio o video. Tutte generiche, molto vaghe e quasi sempre ambigue.
Si contatta il guaritore e si entra nella sua spirale.
I prezzi inizialmente banali diventano abnormi, con giustificazioni ridicole (spese non previste, acquisto di materiali, costo delle cliniche), gli effetti, naturalmente, non arrivano e cominciano i peggioramenti (che vengono giustificati come “merito del processo di guarigione” e quindi alimentano altre speranze invece di spegnerle), le condizioni della povera vittima peggiorano, il guaritore cerca di spillare l’ultimo quattrino che riesce a prendere e poi abbandona la vittima al suo destino.
Il fallimento è giustificato sempre con le stesse scuse: “è statosfortunato” “questa volta il trattamento non ha funzionato” o con il più tipico e descritto prima 10% di possibilità di non riuscita.
La storia finisce male e la vittima purtroppo ormai non può più raccontarla.
I familiari in genere non hanno voglia, per vergogna o per cancellare certi ricordi di rifarsi sul guaritore che la fa franca (non sempre…fortunatamente).
Fateci caso, agiscono tutti nello stesso identico modo.
Poi la fuga dal confronto, le scuse del boicottaggio, la mania del “genio incompreso“.
Ma allora in teoria, esiste un modo per riconoscere chi ci vuole imbrogliare nei nostri problemi di salute?
Sì, e non è così difficile, come abbiamo visto. Chi di voi ha “affinato” le sue armi ed ha capito i trucchetti degli imbonitori, può fare un servizio utilissimo alla società, cominciando dalla propria famiglia, dai conoscenti.
Proviamo quindi a capire come si riconosce un ciarlatano, secondo il Daily Mail:
L’Oxford English Dictionary definisce ciarlatanocome qualcuno che fa “l’impostore in medicina“.
Riconoscere la ciarlataneria è facile, se si conoscono i principali elementi distintivi; un ciarlatano:
Tratta solo condizioni croniche come la fatica, il mal di schiena e l’intolleranza agli alimenti. I guaritori evitano la competizione con i medici. Così, non si troverà mai un’erba cinese o un trattamento reflessologico per trattare una frattura o un infarto.
Usano dei disclaimers (degli avvisi). Questo li protegge da attacchi legali quando i loro metodi falliscono.
Dicono che ti sentirai male prima di sentirti meglio. La medicina, raramente crea un peggioramento dei sintomi originali.
Dicono che le origini del trattamento risiedono in “conoscenze antiche“. Ma questo non vuol dire che possano funzionare.
Affermano che c’è una cura per ogni malattia ma i medici non lo dicono per non vedere sminuita la loro importanza.
Hanno una percentuale di successi attorno all’80%. Non è una cifra che appare incredibile ma è abbastanza alta per suscitare il fascino dell’irresistibile. Ma non si troveranno mai dettagli delle persone che formano quell’80%, potrebbero pure non esistere.
Esaltano tantissimo la tua individualità. Diranno che anche se un rimedio non funziona per gli altri, potrebbe funzionare per te.
Insomma, stiamo in guardia.
Un bell’elenco di caratteristiche del ciarlatano lo possiamo leggere qui: ne esistono in tutti i campi, da quello finanziario a quello commerciale ma se i soldi si recuperano ed un oggetto difettoso lo si butta, la salute è sacra. Nell’articolo consigliato c’è una frase da riportare qui: il ciarlatano va trattato come un appestato, è una piaga sociale. Tutto vero.
Non dimentichiamo inoltre che moltissimi tra i sedicenti guaritori vanno ben oltre il deprecabile tentativo di truffare la gente con le loro pratiche inutili. Sono frequenti infatti i casi di vere e proprie associazioni a delinquere, di violenze sessuali ed abusi fisici, anche su bambini.
In questi casi “gli altri” guaritori si dissociano da questi individui come se appartenessero ad un altra categoria quando invece il terreno che fa germogliare questi fenomeni è lo stesso.
E’ di oggi la notizia dell’arresto di un “guru” romano, sedicente psicologo e politico, autore di libri come “Il sistema mentale a quattro sfere” e che dirigeva una sorta di setta new age con migliaia di iscritti (sosteneva di avere inventato un macchinario che trasformava la spazzatura in cibo potendo così risolvere il problema della fame nel mondo…) che ha abusato di diversi suoi “pazienti” in trattamento (soprattutto tossicodipendenti), anche di bambine. Mai sottovalutare quindi il pericolo rappresentato da gente senza scrupoli.
Nel 1950 la FDA (Food and Drug Administration, l’organo statunitense che controlla l’immissione nel mercato di farmaci, alimenti e strumenti ad uso umano) lanciò una campagna per mettere in guardia la gente sui pericoli della ciarlataneria: le vittime erano centinaia ed in più di 50 anni e soprattutto con l’avvento di internet la situazione non è migliorata per nulla.
Non lasciamoci trasportare da mitomani che pensano di avere in mano la soluzione (immediata!) per tutti i problemi. In tutti i campi non affidiamoci mai a chi promette l’impossibile, i miracoli o a chi non ha nessuna autorità nel campo in questione. Aggiungo che un medico serio e competente non prometterà miracoli nè certezze assolute nemmeno quando si parla di medicina tradizionale, nel caso lo facesse, diffidate pure di lui. Occhi aperti.
L’approccio psicodinamico ha fallito completamente, al cento per cento.
Cari amatissimi ultrapsicodinamici, non siete riusciti mai a guarire un bipolare o un depresso: ve li trascinate per anni e anni in psicoterapie infinite che non portano mai a nulla. Non siete mai riusciti a guarire un bulimico, un anoressico, uno schizofrenico, uno psicotico. Nessuno.
Solo terapie infinite, nell’illusione che la cura sia la terapia stessa.
Risultati: zero. Niente. Che senso ha un approccio che non ottiene risultati?
Se una ragazzina anoressica va da uno psicologo cognitivo comportamentale, magari nemmeno questo riuscirà a guarirla, ma perlomeno userà tutte le tecniche possibili per guarirla e mandarla “fuori dalle scatole, nel mondo”.
In un trattamento come lo intendete voi, il futuro è il lettino. Per sempre. E’ terribile.
L’ARTICOLO SOTTOSTANTE E’ IL NOSTRO PESCE D’APRILE 2010. QUALCUNO CI HA CREDUTO? DUE INDIZI CHIARISSIMI NON LASCIAVANO ADITO A DUBBI: L’URL DELL’ARTICOLO E L’IMMAGINE, NIENT’ALTRO CHE LA COPERTINA DEL “RAPPORTO POLLAK CONTRO BETTELHEIM“.
RIBADIAMO CON FORZA CHE BETTELHEIM ERA n’ommo ‘e mmerda!
Si è recentemente concluso uno studio clinico sull’autismo, che ha portato una definitiva luce sulle cause scatenanti della malattia.
Lo studio ZIO BRUNO, promosso dalla COOPERAZIONE SVIZZERA-UNIONE EUROPEA, è uno studio randomizzato, in doppio cieco, condotto su due gruppi paralleli di pazienti. Lo studio è durato 15 anni, dalla nascita dei bambini studiati fino ad oggi.
Entrambi i gruppi di bambini sono stati scelti a seconda dei problemi psichici della madre: il primo gruppo con madri che avevano sofferto o soffrivano di depressione, disturbo bipolare, amenorrea, dismenorrea, alopecia, menopausa precoce; il secondo gruppo con madri sane. Il primo gruppo era composto da 19 bambini, il secondo gruppo da altrettanti.
I bambini (tutti figli unici) di queste donne sono stati seguiti fino ai 15 anni di età. 7 bambini del primo gruppo sono diventati autistici e nessuno del secondo gruppo. 4 bambini del primo gruppo hanno sviluppato la sindrome di Asperger e nessuno del secondo gruppo.
Il risultato dello studio ZIO BRUNO spiazza completamente il mondo scientifico, in un momento in cui la teoria bettelhemiana era stata quasi abbandonata, per la pressione esercitata dal mondo comportamentista anglosassone.
Il noto analista comportamentale Vincent Carbone, intervistato ieri in lacrime, ha confessato: “L’ho sempre saputo, ma dovevo pur campare”.
FANTASiA (Federazione delle Associazioni Nazionali a Tutela delle persone con Autismo e Sindrome di Asperger) si è affrettata a emanare un comunicato stampa:
“Le recenti scoperte sulla eziologia dell’autismo mettono al primo posto nel mondo la medicina italiana e quella francese, unici paesi dove era sopravvissuta l’idea dell’origine psicogenetica. FANTASIA è lieta di questo evento, che la Federazione aveva sempre auspicato e sperato. Il nostro recente gemellaggio con Frances Tustin Memorial Trust ne è la prova. Adesso i genitori potranno finalmente rivolgersi con fiducia agli operatori NPI delle ASL e degli Ospedali, prima osteggiati, e potranno beneficiare appieno della psicoterapia di tipo Junghiano e della psicoterapia familiare“
Il Governo, intanto, ha annunciato una legge apposita che consenta la parentectomia immediata per i casi di autismo più grave e comunque un accompagnamento psicodinamico e psicomotorio per i bambini e le famiglie che convivono con questo problema.
Riporto per i lettori italiani alcuni brani del libro del dottor Francesco Franceschini, che per anni ha venduto – ad Ovoli – “trappole per merli” e “terapie infondate” ed ha infine trasferito i suoi capitali all’estero, ha scritto un libro e si è ritirato a vita privata (G.P.)
[...]…un’incredibile assenza delle istituzioni, della Scienza, della Medicina lasciavano ampio margine di inventiva a chiunque accampasse teorie dotandole di una base di vera o presunta scientificità. Scelsi l’autismo per questo motivo e non per altri: non essendoci nessun controllo, avrei potuto inventare senza vincoli, lanciando la fantasia a briglie sciolte e …[...]
[...]…la conoscete tutti: non sto a ripeterla. Si basava su una presunta permeabilità delle mucose intestinali agli stimoli esterni (cosa che forse è possibile su un altro pianeta e in un’altra dimensione, non qui ed ora)…[...]
[...]…migliaia, poi decine di migliaia, poi centinaia di migliaia. Loro mi chiedevano e io rispondevo: a caso. Il consiglio principale che davo era quello di non lavare mai i bambini con nessun prodotto che non fosse l’acqua (cosa che comportò l’aumento del fetore neonatale), ma – naturalmente – non poteva bastare: c’era bisogno di prodotti che fossero “depurativi” e “digestivi”…[...]
[...]…ueste pasticche erano fatte di semplice zucchero compresso e rivestito da una pellicola gelatinosa: eppure fin da subito i genitori mi chiamarono per raccontarmi dei progressi dei figli. Nacquero siti web, comitati… furono organizzate manifestazioni spontanee… La casistica dei bambini “guariti” grazie alle mie compresse di zucchero salì vertiginosamente[...]
[...]Il caso più eclatante fu Tarcisio Sesti, un bambino che a tre anni cominciò il mio “protocollo” (fatto di compresse di zucchero e di assenza assoluta di profumi e saponi industriali): con una velocità impressionante cominciò a migliorare, agganciò lo sguardo degli insegnanti e dei compagni di scuola e non smise più, cominciò a dire frasi sempre più lunghe e sempre mirate, a fare tantissime richieste spontanee… fino a che fu un ragazzo completamente normale…[...]
[...]…il mio protocollo fece crollare completamente – tra le famiglie che seguivo io – le vendite di saponi e profumi e fece aumentare – nel contempo – le vendite di erbe ed essenze profumate, poiché i bambini – non lavandosi più – puzzavano in maniera esorbitante. Probabilmente il periodo del mio massimo splendore è coinciso anche con il periodo di massimo fetore dell’autismo ovoliano[...]
Adesso che mi guardo indietro, la cosa che più mi stupisce è la cosiddetta “società civile”, il mondo delle associazioni. Nonostante a parole facessero di tutto per screditarmi (il professor Stentato ha scritto molti articoli contro di me all’epoca), nei fatti non succedeva nulla: io continuavo tranquillamente a visitare sia ad Ovoli che ad Ocopoli e stavo piano piano allargandomi e aprendo centri un po’ dovunque.
Nonostante io avessi inventato una teoria campata in aria, la Scienza Ufficiale non aveva il potere di fermarmi se non adducendo una “mancanza di merito” che non interessava a nessuno, perché molti genitori parlavano di miglioramenti straordinari dei loro figli e c’era sempre il padre di Tarcisio Sesti che girava i talk show per pubblicizzarmi e per far vedere come suo figlio era guarito dall’autismo, mostrando senza pudore i filmati del prima e del dopo[...]
Continuo a fare la solita vita. Non vivo più ad Ovoli perché altrimenti i genitori mi costringerebbero a riprendere l’attività, ma conduco un’esistenza serena e tranquilla.
Nonostante questo libro, la gente continuerà a dire che il “protocollo Franceschini” è capace di guarire dall’autismo e che esistono bambini guariti ed altri bambini “recuperati”.
Non per nulla, ho avuto notizia di ben sette medici che stanno “proseguendo” i miei studi, ovvero si sono fiondati per la strada tracciata da me anni fa… [...] …guadagni strepitosi.
I miei servizi segreti mi hanno recapitato un articolo di Tiziano Gabrielli.
Non so di che data sia questo intervento: forse all’epoca era rivoluzionario… adesso infierisce su un cadavere (G.P.)
…Perché è un’ intervento parziale.
Terapia parziale: è quella che lavora su una specificità, magari bene, ma che non riguarda la complessità, che comunemente viene attribuita al termine abilitazione.
Il problema non è la validità di quello specifico intervento ma il rischio che si trasformi in una unicaproposta o in una realtà che fagocita ogni altra proposta essenziale e fondamentale.
Qualcuno potrebbe controbattere che attraverso quella specificità si può giungere ad una globalità. Ma questo non è mai stato dimostrato.
C’è un retaggio che ci viene da una certa abilitazione del “ritardo mentale”e che indica come buona ogni proposta che veda emergere “capacità attentiva” e che esaurisce in questa emergenza il proprio lavoro. Si confonde qualsiasi attenzione prestata o richiamata (anche quella di sopravvivenza in acqua ad un delfino che ti urta o a un cavallo che si muove e non ti sostiene se non minimamente) con la capacità di “stare attento”.
Tutto può essere considerato un inizio di una abilità ma estendere questa illusione (delfinoterapia, ippoterapia, ecc) a ruolo di “proposta terapeutica vera” è ancora una volta scandaloso.
La capacità attentiva va insegnata come attenzione all’ambiente , alle persone, a se stessi, alle cose, agli accadimenti… attraverso la conquista di molti pre-requisiti (lo sguardo, l’indicare, ecc), e solo la continuità progressiva nella sua pratica trasformerà gli esercizi in competenze acquisite e durature.
Insegnare la capacità attentiva dedicandosi ad un solo esercizio (es. battere a macchina parole) è un grave errore perché rende secondaria l’abilitazione all’attenzione all’ambiente, alle persone ecc.
Per es.: La comunicazione facilitata ha un elevato senso specifico, insegna una comunicazione non verbale, ma difficilmente quanto richiesto al soggetto, seppur significativo, lo aiuta direttamente in un’abilitazione di funzioni essenziali, quali ad esempio del controllo sfinteri… né la CF si potrebbe definire un pre-requisito essenziale a questa abilitazione comportamentale. In tale senso non sarà “terapia globale” ma bensì “parziale”, senza per questo perdere in valore e significato.
Una simile “terapia” è quindi necessariamente secondaria, sia in termini di valore intrinseco, sia in termini di gerarchia.
Magari poi si potrebbe parlare del perché la CF nasconda problematiche di dipendenza dal facilitatore, di comunicazione non funzionale, di chiusura in un percorso mnemonico, di business di individui feroci, di opportunismi a fronte di capacità che esistono e che meglio potrebbero essere indirizzate, ecc.
Il rischio è che non si lavori per ridurre l’handicap ma per imporlo in altre forme.
Il Dottor A. Wakefield che aveva pubblicato nel 1998 un lavoro su Lancet dove ipotizzava una relazione tra la vaccinazione contro morbillo, parotite, rosolia (MPR) e l’autismo é stato giudicato “disonesto ed irresponsabile” dal Consiglio dei medici inglese (General Medical Council).
L’articolo metteva in correlazione delle malattie infiammatorie croniche intestinali (inflammatory bowel disease) coll’autismo in un gruppo di dodici bambini ricoverati al Royal Free Hospital di Londra. La rivista Lancet che aveva pubblicato il lavoro ha ritirato la pubblicazione ed ora appare sul sito con un desolante Retracted stampato attraverso la pagina (qui).
Il dott. Wakefield era stato il primo ad ipotizzare una correlazione tra la vaccinazione MPR e l’insorgenza dell’autismo. Dal suo lavoro è nata una campagna mediatica che dall’Inghilterra si è diffusa in tutto il mondo accusando le ditte farmaceutiche ed il governo inglese di sottostimare i pericoli legati alla vaccinazione.
Il legame tra vaccinazione e autismo, secondo Wakefield é il seguente:
Il virus attenuato del morbillo, presente nel vaccino MPR, causa dei disordini intestinale che modificano la permeabilità della mucosa.
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La mucosa intestinale danneggiata assorbe più peptidi non completamente digeriti derivati da cibi quali orzo, segale avena e caseina.
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Tali peptidi modificando il livello di oppioidi nel sistema nervoso centrale.
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Questo squilibrio distrugge la normale neuroregolazione del cervello e causa l’autismo.
È la cosiddetta teoria dell’eccesso di oppioidi formulata da Panksepp anche definita “leaky gut”.
Ma andiamo con ordine, il caso cominciò nel 1998 con la scoperta che dodici bambini dopo la vaccinazione MPR avevano sviluppato dei disturbi intestinali ed erano divenuti autistici.
I risultati del lavoro sono riportati nella tabella seguente, tratta dal lavoro originale. A leggerla oggi, anche sapendo che é frutto di una falsificazione, vengono i brividi. La tabella elenca i bambini osservati (Child), la diagnosi comportamentale ed il fattore identificato come scatenante la patologia (MMR nel testo cioè MPR in italiano la vaccinazione morbillo-parotite-rosolia).
Dieci bambini su 12 hanno dei disturbi comportamentali associati all’autismo (colonna 2), la causa scatenante é la vaccinazione MPR identificata dai genitori o dal medico curante, (colonna 3 – Exposure Identified by parents or doctor). La colonna 4 riporta il tempo intercorso tra la vaccinazione e la comparsa dei primi disordini neuropsichiatrici, e qui é veramente da paura perché tutti i sintomi sono osservati tra 1 giorno e 2 settimane dopo la vaccinazione (la media é di 4,6 giorni!). Il bambino nr 7 ha avuto delle convulsioni ed un rifiuto del contatto visivo (un primo sintomo dell’autismo) dopo sole 24 ore la vaccinazione (colonna 4)!. Se avessi letto questa tabella prima di fare vaccinare i miei figli ci avrei ripensato due volte (ma li avrei comunque fatti vaccinare).
Vediamo cosa ha scoperto Brian Deer, uno dei più grandi giornalisti scientifici che ha recentemente pubblicato i risultati della sua inchiesta sul Times (qui).
Osservando le cartelle cliniche dei bambini ammessi all’ospedale e seguendo la loro storia clinica ha scoperto delle gravi falsificazioni ed omissioni:
Child 1: all’età di 9 mesi e mezzo, 10 settimane prima di ricevere la vaccinazione, la madre é preoccupata che il bambino non sente bene, uno dei primi sintomi dell’autismo.
Child 2: i primi sintomi dell’autismo compaiono tra i 3 ed i 5 mesi dopo aver ricevuto la vaccinazione, non 14 giorni come riferisce Wakefield. La differenza é sostanziale perché in questo caso l’insorgenza della malattia si può ascrivere allo sviluppo classico dell’autismo che si manifesta tra il decimo e il ventesimo mese di vita e non ad un’insorgenza repentina dovuta alla vaccinazione.
Child 3 aveva sintomi dell’autismo ed uno sviluppo cerebrale anormale ed era stata in visita da specialisti alcuni mesi prima della vaccinazione.
Child 6: era gia stato ricoverato a causa di convulsioni prima di ricevere la vaccinazione.
Child 7: aveva gia avuto convulsioni e un EEG anormale circa 5 mesi prima della vaccinazione. Non fu poi diagnosticato come autista ma bensi con un altro disturbo comportamentale.
In totale, al momento del ricovero of Free Royal Hospital, solo due bambini avevano diagnosi d’autismo e tre avevano una diagnosi di sindrome di Asperger (ma Wakefield riporta che 10 bambini su 12 erano autistici). Alcuni bambini cresceranno assolutamente normali altri svilupperanno altri disordini.
Ma il fatto più incredibile é che dopo aver riesaminato i dati delle malattie croniche intestinali 7 bambini su dodici non avevano alcune anomalie intestinali. Questo fatto è d’enorme importanza perchè se non vi sono malattie intestinali manca l’anello che lega la vaccinazione all’autismo e la teoria dell’eccesso di oppioidi cade.
Per terminare un test molto sensibile in grado di ritrovare il virus del morbillo ha dato risultati negativi sulle biopsie dei pazienti. Niente virus, niente malattie intestinali, rari casi di autismo, la teoria di Wakefield fa acqua da tutte le parti.
Nonostante questi dati falsificati il Dr Wakefield si sente “moralmente investito” e convoca una conferenza stampa il giorno dopo la pubblicazione del lavoro. In tale sede richiede di sospendere l’utilizzo della combinazione del vaccino MPR. Più tardi proporrà l’utilizzo di un vaccino monovalente. Per quale ragione Wakefield ritiene che il vaccino monovalente sia meno pericoloso della combinazione non é chiaro dal punto di vista scientifico ma appare evidente quando si scopre che l’emerito dottore aveva un brevetto per un vaccino monovalente.
Un altro duro colpo all’onestà del Dr Wakefiel avviene quando si scopre che un gabinetto d’avvocati aveva pagato Wakefield 435.000 Sterline per fornire delle prove dell’associazione tra autismo e vaccinazione allo scopo di fare causa contro la ditta produttrice del vaccino (qui)
La carriera mediatica di Wakefield però decolla é il cavaliere solitario che lotta contro il governo e le ditte farmaceutiche che cercano di insabbiare uno scandalo di dimensioni enormi.
Uno scandalo senza precedenti a profitto dei suoi interessi economici
Quello che più rattrista in questa storia é che le famiglie dei bambini autistici sostengono ancora Wakefield. È stato infatti capace di rispondere alla domanda a cui nessun medico sa dare risposta, e vale a dire: “Perchè mio figlio é malato?”. Molti padri e madri di bambini con malattie croniche portano sempre in sé un sentimento inespresso di colpevolezza di avere “fatto” un figlio malato. Per quel che riguarda l’autismo é ancora più marcato perchè la colpa può anche essere ascritta ai genitori. Bettelheim ha sviluppato una teoria che, anche se superata, ascrive la colpa dello sviluppo dell’autismo come risposta del bambino al rifiuto dei genitori emotivamente freddi, la cosiddetta madre-frigorifero. Wakefield dava la possibilità a questi genitori di trasferire la colpa al di fuori di sé, su un cattivo vaccino.
È per questo che forse i termini usati dal consiglio dei medici inglese non sono sufficienti: Wakefield non é solo disonesto ed irresponsabile, ma anche un farabutto che ha strumentalizzato il dolore dei genitori dei bambini per asservirlo ai propri interessi economici.