AUTISMO INCAZZIAMOCI

autismo da combattimento

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TECNOLOGIA PER L’AUTISMO E PER LA NOSTRA TRANQUILLITA’

Posted by Autismo Incazziamoci on 24th July 2010

Parlo da genitore (e da genitore di quelli seri: non ho certo la tessere dell’ANGSA o di chi sa quale partito).

Perché non dotare i nostri figli di una diavoleria di queste? (E’ solo un sito a caso che si occupa di microtelecamere: non faccio pubblicità)

Penso alle scuole, dove i bambini trascorrono tante ore e dove chi agisce con loro può farne di tutti i colori – in senso negativo – contando sul fatto che gli autistici non sanno raccontaare.

P.S. E’ possibile usare diavolerie del genere anche per vedere qant’è brava una determinata maestra, mica solo con fini bellici!!!!!!!!!

PEPPE LIGUORI

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L’impulso che fa uscire i bambini dall’isolamento

Posted by Autismo Incazziamoci on 30th June 2010

Da Il Corriere Online

MILANO - La stimolazione vagale (in sigla VNS), tecnica basata sui microimpulsi di un neuro-pacemaker posto sotto la clavicola e avviati al cervello tramite il nervo vago che transita nel collo, si sta rivelando un’inattesa soluzione per le cosiddette comorbidità, termine che indica patologie che si presentano insieme. Utilizzata per curarne una, finisce per funzionare anche nell’altra, sorprendendo gli stessi medici. L’ultima sorpresa arriva nell’autismo, la malattia dell’isolamento psichico, che colpisce fino a 60 bambini ogni 10 mila. Usando la stimolazione vagale su oltre 300 bambini affetti da epilessia e autismo i neuropsichiatri infantili diretti da Michael Levy dell’Università della California hanno visto migliorare anche questo disturbo.

L’AUTISMO HA VARIE FORME - «L’autismo può assumere varie forme — spiega Nelia Zamponi, responsabile del Centro di epilessia infantile del Presidio Ospedaliero ad Alta Specializzazione Salesi di Ancona —. Si parla infatti di spettro autistico intendendo i suoi vari aspetti, come mancata interattività con gli altri, evitamento dello sguardo, non immediata comprensione delle intenzioni altrui, comportamenti ripetitivi e problemi di controllo emotivo e di comunicazione. Il 40% di questi bambini soffre anche di epilessia, spesso non grave e se questa insorge nel primo anno di vita la comorbidità è più frequente». Lo studio californiano, appena pubblicato sul Journal of Neurosurgical Pediatrics, indica che il trattamento ottiene un miglioramento della qualità di vita degli autistici pari a quello ottenibile nell’epilessia, malattia per la quale la VNS ha avuto l’approvazione della FDA americana nel ‘97. Nel 2004 il metodo ha ottenuto anche l’autorizzazione per depressione cronica resistente e due anni fa la sua doppia azione si è presentata anche nell’emicrania associata a depressione: i ricercatori del Besta di Milano, trattando la depressione farmacoresistente di una paziente emicranica, hanno visto migliorare entrambe le patologie. Nel 2003 i ricercatori dell’università canadese di Halifax, curando l’epilessia farmacoresistente di un paziente anche emicranico, ottennero addirittura un miglioramento dell’emicrania superiore a quello dell’epilessia. Che la stimolazione vagale riesca ad agire su varie malattie neurologiche, da sole o in comorbidità, può essere spiegato dalle molteplici ramificazioni del nervo vago nel cervello. Gli impulsi della VNS hanno di conseguenza un’ampia e rapida propagazione e, dato che i neuroni sono cellule elettriche, i suoi impulsi ne resettano l’attività. Si è visto che nella depressione tale effetto rimodula i neuroni della corteccia cingolata anteriore e orbitofrontale, dell’ippocampo e dell’amigdala.

AMIGDALA - Proprio l’azione sull’amigdala ci riporta all’autismo: uno studio inglese dei ricercatori del Cambridge Autism Research Centre, pubblicato sugli Archives of General Psychiatry, ha indicato che fino a 3 anni gli autistici hanno un’amigdala più grossa del normale; poi diventa più piccola per lo stress cronico dovuto all’angoscia dell’isolamento sociale vissuto nell’infanzia. «Pur avendo vari limiti metodologici, come un’inadeguata divisione dei pazienti o la mancanza di soggetti di controllo in doppio cieco, lo studio americano indica che la VNS può rappresentare un buon trattamento sintomatico — commenta Zamponi —. Qui in Italia stiamo allestendo uno studio pilota nazionale, nel quale vogliamo essere più precisi degli americani scegliendo bambini autistici con epilessia lieve: se, infatti, l’epilessia è predominante, si corre il rischio di non capire se il miglioramento consegua all’effetto sull’epilessia, o se si è invece esplicato specificamente sull’autismo. Fondamentale è quindi creare un buon protocollo per selezionare i pazienti. Difficoltà organizzative hanno rallentato l’inizio dello studio, ma intanto abbiamo preparato meglio i pazienti, dividendoli in autistici puri e in comorbidità con epilessia. Nei primi 16 già trattati si confermano i risultati degli americani: cala l’aggressività e migliorano tono dell’umore e vigilanza».

Cesare Peccarisi
29 giugno 2010

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I neonati imparano anche mentre dormono

Posted by Autismo Incazziamoci on 19th May 2010

DA TISCALI

19 maggio 2010. Un nuovo studio americano ha evidenziato per la prima volta come il cervello dei neonati sia in grado di apprendere una serie di informazioni molto velocemente anche mentre dormono.

Condotto da neuroscienziati della Columbia university di New York, lo studio ha analizzato le reazioni di 26 neonati venuti alle luce uno o due giorni prima: i piccolissimi sono stati sottoposti all’ascolto di brevi toni musicali seguiti da uno spruzzetto d’aria fresca sulle palepebre per 200 volte nel giro di mezz’ora.

Ben 124 elettrodi intorno alla testa dei neonati hanno registrato le loro reazioni: gli scienziati hanno così potuto osservare che nel giro più o meno di 15 minuti tutti i neonati si aspettavano lo spruzzetto di aria e strizzavano le palpebre.

Gli elettrodi hanno inoltre registrato un aumento dell’attività nella parte frontale del cervello durante i test, indicando così un continuo ‘aggiornamento’ nella memoria immagazzinata dai piccoli. Anche il ‘cerebellum’ è risultato coinvolto durante gli esperimenti e questa è un’area cerebrale che risulta invece danneggiata nei bambini autistici.

Pubblicata sulla rivista specializzata Proceedings dell’Accademia nazionale delle scienze Usa, la ricerca osserva che “ora risulta chiaro quante informazioni il cervello infantile è in grado di assumere durante il sonno”.

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Autismo, i neuroni specchio non c’entrano

Posted by Autismo Incazziamoci on 14th May 2010

DA Le Scienze del 13-05-2010

Nei soggetti autistici, i risultati mostrano un’attivazione di quest’area cerebrale sovrapponibile con quella dei soggetti normali.

Il risultato, riportato sull’ultimo numero della rivista Neuron, confuterebbe le teorie che vogliono una disfunzione dei neuroni specchio all’origine delle difficoltà d’interazione sociale mostrate dai soggetti affetti da autismo.

Tale sistema, secondo le attuali conoscenze, è composto da due aree cerebrali, dotate di una caratteristica unica: sono entrambe attivate quando eseguiamo dei movimenti e quando osserviamo qualcuno che fa la stessa cosa. Per molti anni si è ritenuto che queste aree siano fondamentali per il controllo del movimento, dal momento che soggetti con un danno a carico di queste aree soffrono di deficit motori. Solo recentemente è stato scoperto che esse si attivano quando osserviamo gli altri.

Per questo motivo è stata avanzata l’ipotesi che tale attività rappresenti un processo di “simulazione del movimento” che permette di comprendere i significati e gli scopi del movimento di coloro che osserviamo.
Affinché il processo di simulazione funzioni in modo regolare, tuttavia, è necessario che venga simulato esattamente il movimento che si sta osservando. Ciò significa che i neuroni all’interno del sistema specchio devono riconoscere i movimenti e rispondere in modo selettivo a ciascuno di essi (altrimenti saremmo portati a confondere diversi movimenti e ad attribuire scopi impropri alle persone che stiamo osservando).

Poiché i soggetti autistici hanno difficoltà nella comunicazione sociale e nella comprensione delle emozioni e delle intenzioni degli altri, si è anche ipotizzato che essi possano soffrire di una disfunzione nel sistema dei neuroni specchio. Questa ipotesi ha ricevuto un’attenzione enorme, sia da parte della letteratura scientifica sia da parte dei media.

Per verificare ulteriormente questa influente teoria, i ricercatori hanno richiesto ad alcuni soggetti autistici e a un gruppo di controllo di osservare ed eseguire differenti movimenti mentre veniva eseguita una scansione del loro cervello mediante la tecnica di imaging a risonanza magnetica funzionale (fMRI). Le misurazioni fMRI hanno permesso ai ricercatori di valutare le risposte neurali nelle aree del sistema specchio di ciascun gruppo durante l’osservazione e l’esecuzione del movimento. I risultati hanno mostrato che il sistema specchio dei soggetti autistici non solo risponde in modo intenso durante l’osservazione del movimento ma lo fa in modo selettivo. Le risposte del sistema specchio di soggetti affetti da autismo, perciò, appaiono del tutto sovrapponibili a quelle dei soggetti sani.

I risultati, concludono gli studiosi, confuterebbero l’ipotesi dell’origine dell’autismo legata ai neuroni specchio e potrebbe servire a riorientare le ricerche su questa patologia. (fc)

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Interfacce intelligenti per imparare a collaborare

Posted by Autismo Incazziamoci on 30th April 2010

I bambini sono esposti sin dalla più tenera età ad esperienze di socializzazione.
“Nei contesti di cooperazione, i bambini giungono a costruire spontaneamente, attraverso una serie di aggiustamenti o di una esplicita negoziazione, sia delle regole relative ad aspetti più o meno specifici dei loro giochi (ad esempio riguardo all’ordine in cui cominciare, o al come assegnare i ruoli in un gioco di gruppo), sia dei principi generali di giustizia, fino a capire la necessità di trattare gli altri come essi vorrebbero essere trattati – spiega Martin Hoffman, docente di Psicologia alla New York University nel saggio “Empatia e sviluppo morale” (il Mulino). I giochi cooperativi ideati dagli adulti a scopo pedagogico si basano proprio su questo principio: “tu capisci che l’altro è come te e che in qualche modo devi collaborare con lui”.

I bambini sono attratti dalle nuove tecnologie al pari o anche più degli adulti. Alcune tecnologie collaborative hanno mostrato buone potenzialità nel favorire l’apprendimento di competenze sociali in bambini e ragazzi con sviluppo tipico o con autismo. In questo ambito di ricerca si inserisce il progetto europeo triennale “COSPATIAL”, coordinato dalla Fondazione Bruno Kessler (FBK) di Trento, con l’obiettivo di sviluppare una struttura di lavoro basata sui rapporti tra il modello teorico della Terapia Cognitivo-Comportamentale o “CBT” (che assume reciprocità tra il modo in cui l’individuo pensa, sente ed agisce in contesti sociali) e le funzionalità delle nuove tecnologie collaborative.

In particolare, il progetto COSPATIAL, avviato da circa un anno, indaga due tipi di tecnologie: Ambienti Collaborativi Virtuali e Superfici Attive Condivise. <>. Questi sistemi sono in genere costituiti da ampie superfici posizionate orizzontalmente (dispositivi da tavolo) o verticalmente (dispositivi a muro) sulle quali appaiono o sono proiettate delle interfacce appositamente progettate.

Nel primo anno sono stati messi a punto diversi “design concept” e tre prototipi che nei prossimi mesi saranno valutati in studi pilota. “Join-in” è un sistema ideato per bambini autistici che riprende lo schema classico dell’approccio CBT: una prima fase dedicata all’apprendimento di un problema di socialità mediante fumetti a scelta libera, seguita da un momento di gioco in cui due bambini (o un bambino e un terapista) sperimentano una situazione analoga quella descritta nella storia iniziale. Sono stati realizzati due scenari: raccogliere le mele con cesto troppo pesante per essere spostato individualmente ed un ambiente di fantascienza.

“SonicDraw” è un sistema basato sull’apprendimento per imitazione, in cui un terapista cerca di coinvolgere il bambino in un’attività di imitazione multimodale (attraverso gesti, suoni e colori) controllando l’alternanza dei turni e le modalità combinate (solo gesti, solo colori, gesti e colori ma senza suoni e così via). Il gioco, partendo dalla semplice imitazione, può evolvere in un dialogo costruito con suoni, colori e gestualità. A differenza di Join-In che è un esempio di sistema “a compito chiuso”, SonicDraw permette al terapista di sperimentare diverse attività.

“ConceptMaps” utilizza le mappe concettuali, rappresentazioni grafiche della conoscenza, molto usate nella scuola sia per valutare il grado di comprensione degli studenti, sia come modalità di presentazione delle informazioni: i cerchi rappresentano i concetti, mentre gli archi indicano le relazioni tra essi. Il prototipo consente la costruzione e la manipolazione di una mappa concettuale da parte di quattro studenti, ognuno dei quali può creare nodi e connetterli (mediante archi di relazione, con i nodi creati dagli altri), visualizzando al contempo il contributo di ogni studente attraverso un colore. ConceptMaps è un primo tentativo di “interpretare” i presupposti del modello CBT in ambito educativo anziché terapeutico in quanto permette di fare la mappa e successivamente di riflettere su come la mappa è stata costruita.

Il programma di ricerca “COSPATIAL” che si articolerà nei prossimi due anni, prevede anche la partecipazione delle Università di Nottingham (UK) e Birmingham (UK) che si stanno dedicando ad applicazioni basate sulla realtà virtuale; mentre gruppi di ricerca alle Università di Haifa (Israele) e Bar Ilan (Israele) approfondiranno la sperimentazione in ambito clinico. La validazione del progetto comporta infine la verifica delle competenze sociali acquisite mediante le tecnologie anche in compiti precisi del mondo reale.

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DSM – Dipartimento per lo spaccio mistificato

Posted by Autismo Incazziamoci on 19th April 2010

COPIO-INCOLLO DAL BLOG PSICHEIA

“It’s not too late to save ‘normal’” (March 01, 2010|By Allen Frances)
“As chairman of the task force that created the current Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-IV), which came out in 1994, I learned from painful experience how small changes in the definition of mental disorders can create huge, unintended consequences.
Our panel tried hard to be conservative and careful but inadvertently contributed to three false “epidemics”:  attention deficit disorder, autism and childhood bipolar disorder. Clearly, our net was cast too wide and captured many “patients” who might have been far better off never entering the mental health system”.

Questo è l’accorato appello di un uomo che molto probabilmente non riesce più a guardarsi allo specchio con serenità: Allen Frances MD, professore di Psichiatria e Presidente del Dipartimento di Psichiatria e Scienze del Comportamento alla Duke University (Durham NC, USA) ma soprattutto è stato il Presidente della Task Force che ha redatto il DSM-IV, nel 1994.
Colpisce quindi ancor di più che sia proprio lui, tra i maggiori esponenti che denunciano il rischio di una divulgazione incontrollata di false epidemie sul disturbo mentale. Parole di un esperto, perché per sua stessa ammissione sostiene di non voler veder ripetersi gli stessi errori provocati dal DSM-IV, rispetto al Disturbo da Deficit di Attenzione (ADHD), l’autismo e il disturbo bipolare nell’infanzia, che hanno portato milioni di bambini, anche di due anni, ad essere bombardati con antipsicotici ed antidepressivi, quali il Ritalin ed il Prozac.
Questo pericolo è ancora più forte nell’attuale discussione sulla quinta versione del DSM, che sta allarmando molti esperti e professionisti che operano nel campo della malattia mentale.
Fanno effettivamente pensare i nuovi disturbi mentali proposti dalla Task Force dell’APA, impegnata nella stesura del DSM-V, come ad esempio il “Temper Dysregulation Disorder with Dysphoria”, ovvero “disturbo del temperamento irregolare con disforia”, diagnosticabile ad un bambino che presenta episodi di irritabilità e rabbia in conseguenza a situazioni stressanti.
Allo stesso modo adolescenti che presentano sintomi quali: delusione, allucinazioni e una disorganizzazione del discorso, sono a rischio diagnosi per la “Sindrome del Rischio di Psicosi”.
Abbiamo ancora disturbi come, il “Disturbo da uso della Cannabis”, il “Disturbo da Sostanze”, il “Disturbo da uso di Nicotina”, il “Disturbo del risveglio dell’interesse sessuale” e il “Disturbo dell’ipersessualità”, il “disturbo dell’accumulare” e chi più ne ha, più ne metta!
Come sostiene Christopher Lane, professore alla Pearce Miller Research, presso la Northwestern University di Chicago, il “Disturbo di ipersessualità”, che consisterebbe nell’impiegare gran parte del proprio tempo in fantasie e desideri sessuali, nonché nell’attuarli, siano pratiche particolarmente frequenti nella maggior parte degli uomini e degli omosessuali. Insomma quelli che una volta erano banalmente considerati “vizi”, più o meno accentuati, ora vengono bollati direttamente come disturbi mentali!
Siamo d’accordo con il prof. Allan Frances quando esprime la seguente preoccupazione:
Questa medicalizzazione all’ingrosso di problemi mentali potrebbe portare all’erroneo etichettamento di disturbo mentale per decine di milioni di passanti innocenti. È una questione sociale che trascende la medicina” (da art. “E liberaci dal male, di Riccardo Staglianò, Venerdì, La Repubblica).
Se tutto diventa malattia, allora diventa necessario somministrare la pillola magica che tutto guarisce! D’altronde è inevitabile che questa cultura della medicalizzazione si affermi con il DSM-V, quando nella Task Force che lavora alla sua stesura, siedono membri invischiati per il 70% con le case farmaceutiche che finanziano loro ricerche e convegni. A tal proposito si segnala l’articolo di Lisa Cosgrove et al, “Financial Ties between DSM-IV Panel Members and the Pharmaceutical Industry”, Psychotheraphy and Psychosomatic (2006;75:154–160), riportato qui nel nostro articolo: “Il nuovo parto dell’APA”.
Vi lasciamo, per il momento, con questa significativa riflessione: “It not only determines how mental disorders are diagnosed, it can impact how people see themselves and how we see each other,” said Alan Schatzberg, the association’s president. “It influences how research is conducted as well as what is researched. . . . It affects legal matters, industry and government programs.”

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Fattori ambientali nella diagnosi di autismo

Posted by Autismo Incazziamoci on 18th April 2010

Navigando nel web mi ha colpito un articolo scritto da una psicologa (psicodinamica o relazionale/sistemica). COPIO-INCOLLO DAL BLOG PSICOLINEA

Se nessun bambino vivesse a 500 metri (o meno) di distanza da un bambino autistico, ci sarebbe una riduzione del 16 per cento nelle diagnosi di autismo.
Questi, in sintesi, i risultati di una recente quanto sorprendente ricerca statunitense. L’effetto vicinanza è stato infatti considerato più significativo degli altri fattori testati, come ad esempio l’età della madre (che ha spiegato circa l’11 per cento di aumento nelle diagnosi di autismo) o l’istruzione della madre (che incide per il 9 per cento).

Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Istituto di ricerche economiche, sociali e politiche presso la Columbia University, ha scoperto che i bambini che vivono in prossimità di un bambino che ha precedentemente ricevuto una diagnosi di autismo, hanno una probabilità molto più elevata di essere essi stessi diagnosticati come “autistici” l’anno successivo. L’aumento della probabilità diagnostica di autismo non è dovuta a fattori ambientali o ad agenti contagiosi, ma ai comportamenti dei genitori, i quali vengono a contatto con i problemi relativi all’autismo conoscendo i genitori del figlio autistico.

“La probabilità di ottenere una diagnosi di autismo è chiaramente associata alla trasmissione di informazioni da persona a persona”, ha affermato il Dr. Peter Bearman, sociologo, autore dello studio insieme a Ka-Yuet Liu e Marissa King. I genitori che conoscono l’autismo e i suoi sintomi, scoprono che i medici sono in grado di diagnosticare tale patologia, e dunque imparano a gestire il processo per ottenere una diagnosi (e relativi servizi sociali ad esso legati), seguendo il percorso degli altri genitori con un figlio autistico.

I ricercatori sottolineano che i risultati non significano che l’autismo non sia reale o che sia diagnosticato in misura eccessiva. “Il nostro studio non affronta la causa dell’ autismo,” sostiene il Dott. Bearman, “Stiamo solo descrivendo il meccanismo attraverso il quale il numero di diagnosi è in aumento. È possibile che la reale incidenza della malattia si stia scoprendo solamente ora.”

In California, dove è stato condotto questo studio, il numero di casi di autismo gestiti dal reparto della California dei Servizi dello Sviluppo è aumentato del 636 per cento tra il 1987 e il 2003.

Il team della Columbia University ha esaminato i dati relativi a oltre 300.000 bambini nati tra il 1997 e il 2003 in tutta la California. I ricercatori hanno scoperto che i bambini che vivonoa meno di 250 metri da un bambino con diagnosi di autismo hanno una probabilità del 42 per cento più elevata di ricevere essi stessi una diagnosi di questo disturbo nel corso dell’anno successivo, rispetto ai bambini che non vivono in prossimità di un bambino autistico. I bambini che vivono tra i 250 metri e i 500 metri da un bambino con autismo hanno “solo”il 22 per cento in più di probabilità di ricevere questa diagnosi. Più lontano, dunque, i bambini vivono da un altro bambino autistico, minori sono le probabilità di ricevere la diagnosi.

Lo studio ha utilizzato diversi test per determinare se questi risultati possono essere spiegati con un effetto di influenza sociale, o se le cause possano dipendere da agenti ambientali, ad esempio un virus. I ricercatori hanno esaminato dei bambini che vivono vicini, ma in zone opposte del loro distretto scolastico. Questi bambini sono probabilmente esposti alle stesse condizioni ambientali, ma i loro genitori dovrebbero appartenere a diverse reti sociali. Si è scoperto così che la probabilità maggiore di diagnosi esiste solo quando i genitori risiedono nella stessa zona. I bambini che vivono ugualmente nei pressi di un bambino autistico - ma che frequentano un altro distretto scolastico – hanno la stessa probabilità di ricevere la diagnosi di autismo dei bambini che non hanno per vicino di casa un bambino autistico. I risultati dimostrano che l’effetto prossimità è dunque un fenomeno sociale e non un semplice risultato ambientale.

Lo studio ha inoltre dimostrato che l’effetto di prossimità porta a diagnosi meno gravi, nello spettro autistico, forse perché i genitori di bambini gravemente disabili sono più propensi a riconoscere il disturbo senza bisogno di input provenienti dai contatti sociali.

Studi precedenti avevano scoperto un legame tra autismo ed età dei genitori . I genitori di oggi hanno i figli in un’età più avanzata della vita, il che potrebbe essere la causa dell’incremento dei casi di autismo. Altri studi hanno trovato che anche l’educazione impartita dai genitori ha una sua valenza: meglio genitori istruiti, che hanno una maggiore probabilità di ottenere una diagnosi per i loro figli quando vi sono sintomi allarmanti.

L’influenza sociale, dunque, nell’autismo è molto forte: i ricercatori stimano che l’effetto di prossimità spieghi circa il 16 per cento dei recenti aumenti di diagnosi di autismo.

Lo studio è stato finanziato dal NIH premio Pioneer per la ricerca sanitaria innovativa.

Fonte:  Ka-Yuet Liu, Marissa King, and Peter S. Bearman. Social Influence and the Autism EpidemicAmerican Journal of Sociology, 2010; 115 (5): 1387-434 DOI: 10.1086/651448 viaScience Daily

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

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E IL DSM V?

Posted by Autismo Incazziamoci on 10th April 2010

DAL BLOG PSYCOCECI

Nel 2012 (massimo 2013) dovrebbe uscire quinta edizione del DSM (DSM V). Ma quali saranno le novità?

Sicuramente sarà da superare un problema tipico del DSM: esso, attualmente, non descrive quello che realmente gli psichiatri vedono: persone con più di un disturbo, una versione meno grave di una patologia, o ancora un problema chiaramente diagnosticabile, ma intriso di altre patologie. Spesso una persona con 4 dei nove sintomi inclusi nella lista, è più problematica e compromessa di una che ne presenta sei.

Da questo punto di vista il DSM V dovrà provvedere a descrivere i disturbi in maniera più dettagliata, evidenziando le possibili varianti delle malattie “classiche” in base all’età, il genere, la razza, la cultura e la salute fisica e  riflettere maggiormente la vita e la complessità delle persone reali, non semplicemente di evidenziarele diagnosi più chiare e definite.
Altri cambiamenti riguardano invece l’introduzione di nuove patologie, quasi tutte nate come riflesso dei tempi moderni: l’obesità (probabilmente catalogata come sintomo o fattore di rischio per alcuni disturbi mentali), il gioco d’azzardo, la dipendenza sessuale e quella da internet.

Altre modifiche riguardano in aprticolare le malattie infantili. Le novità più importanti sono le seguenti:

1. La sindrome di Asperger non sarà più una categoria a sè, ma rientrerà nell’autismo. I dati statistici hanno evidenziato che Asperger e autismo sono due dimensioni della stessa malattia. Questa fusione ha i suoi pro e i suoi contro: da un lato una persona con sindrome di Asperger, che in molti casi riesce ad avere una vita più vicina alla normalità rispetto ad un autistico, può sentirsi maggiormente stigmatizzata e sottovalutata con una diagnosi di autismo;  dall’altro lato, una diagnosi di autismo può dare accesso, specialmente nell’infanzia, ad un range molto più ampio di servizi e di trattamenti.

2. Ai bambini non sarà più diagnosticato il disturbo bipolare, ma sarà loro attribuita la nuova diagnosi di disregolazione dell’umore con disforia. Molti studi infatti hanno evidenziato che sebbene ci siano gruppi di bambini con un’umore marcatamente altalenante e con comportamenti problematici, essi non s’inseriscono appieno nella diagnosi tradizionale di disturbo bipolare. Spesso questi bambini con la crescita manifestano disturbi quali depressione, abuso di sostanze e problemi comportamentali, ma non disturbo bipolare.

3. Il tagliarsi sarà classificato come un disturbo mentale a sè stante e non più come un sintomo del disturbo borderline di personalità. Questa nuova classificazione ha lo scopo di spingere clinici e famiglie a determinare se si tratta del sintomo di un grave disturbo o solo di una fase di sfida.

4. Il Binge eating (l’alimentazione incontrollata) sarà aggiunto ai disturbi alimentari. Nel nuovo DSM sarà separato dalla bulimia nervosa, così da realizzare trattamenti più mirati.

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KIM PEEK

Posted by Autismo Incazziamoci on 8th April 2010

PER LA GIOIA DEL MIO AMICO MINGUCCIO, COPIO-INCOLLO (ANCORA UNA VOLTA) DAL BLOG “IDIOT SAVANT”

Il più famoso savant nonchè quello con le capacità più straodinarie è Kim Peek, nato a Salt Lake City nel 1951 e recentemente scomparso: fin da piccolo era in grado di memorizzare intere pagine che i genitori gli leggevano, e crescendo riusciva a leggere un libro in un’ora e a ricordarsene il 98% a memoria. Nel corso della sua vita ne ha memorizzati 12000 senza scordarsene una sola parola! Inoltre era in grado di leggere contemporaneamente due pagine. La sua memoria riusciva a spaziare in diversi campi: conosceva i cap di ogni località degli Stati Uniti, era in grado di riconoscere migliaia di brani di musica classica e di ricordare un pezzo sentito decenni prima e di riprodurlo al pianoforte. Riusciva a indovinare compositori di musica mai sentita ricorrendo al paragone con le migliaia di pezzi che aveva in mente. Le sue capacità si estendevano anche alla matematica, riusciva a fare a mente calcoli complessi in pochi secondi e a scomporre numeri altissimi in numeri primi! A differenza di molti altri savant Kim è eccezionale anche nel fatto che ha dimostrato crescenti capacità socializzanti e senso dell’umorismo.

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DANIEL TAMMET

Posted by Autismo Incazziamoci on 8th April 2010

DAL BLOG “IDIOT SAVANT”

I savant prodigio al mondo sono circa una cinquantina, fra questi uno dei più straordinari è sicuramente Daniel Tammet, un londinese affetto da autismo e sindrome di Asperger. Le sue abilità sono particolarmente sviluppate nel calcolo e nelle lingue. La sua percezione dei numeri è del tutto singolare: ci racconta che nella sua mente ciascun numero intero fino a 10000 ha la sua particolare forma, colore, struttura e sensazione tattile: questo procedimento mentale viene chiamato sinestesia.Daniel può “vedere” nella sua mente i risultati dei calcoli semplicemente come se fossero dei paesaggi senza dovere fare uno sforzo consapevole, inoltre dice di poter “avvertire” se un numero sia primo o composto. Ha descritto la sua immagine visiva del 289 come particolarmente brutta, mentre il 333 sarebbe assai attraente, il Pi greco bello. I numeri 23, 667 e 1179 hanno un’immagine particolarmente grande, mentre il 6 non avrebbe un’immagine distinta. Tammet non si limita a descrivere verbalmente tali visioni, ma ha anche creato un lavoro artistico: una rappresentazione in acquerello del Pi greco. Una delle sue performance più spettacolari è proprio legata a quest’ ultimo numero: durante una manifestazione, nel marzo del 2004, Daniel ha recitato il pi greco fino a 22514 cifre in poco più di cinque ore!
Ma come accennavo all’inizio del post i calcoli e i numeri non sono le uniche abilità spettacolari di Daniel, ha anche una spiccata predisposizione ad imparare le lingue: ad oggi ne parla ben undici fra cui l’inglese, il francese, il finlandese, il tedesco, lo spagnolo, il lituano, il rumeno, l’estone, il gallese, l’esperanto e l’islandese (imparato in una sola settimana!). In più sta creando una nuova lingua chiamata Manti.
Tammet si distingue dagli altri savant perchè è uno dei rari esempi di ottima gestione della malattia: ha tenuto molte interviste in cui appare disinvolto e ironico, aspetto quasi sempre assente nei savant. Vi riporto il link di una sua intervista al David Letterman Show (mi dispiace ma non sono riuscito a trovarla in italiano); ha scritto anche un libro Nato in un giorno azzurro in cui racconta la sua vita, un’altalena tra malattia e genialità.

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