AUTISMO INCAZZIAMOCI

autismo da combattimento

Archive for the 'neurodiversità' Category

KIM PEEK

Posted by Autismo Incazziamoci on 8th April 2010

PER LA GIOIA DEL MIO AMICO MINGUCCIO, COPIO-INCOLLO (ANCORA UNA VOLTA) DAL BLOG “IDIOT SAVANT”

Il più famoso savant nonchè quello con le capacità più straodinarie è Kim Peek, nato a Salt Lake City nel 1951 e recentemente scomparso: fin da piccolo era in grado di memorizzare intere pagine che i genitori gli leggevano, e crescendo riusciva a leggere un libro in un’ora e a ricordarsene il 98% a memoria. Nel corso della sua vita ne ha memorizzati 12000 senza scordarsene una sola parola! Inoltre era in grado di leggere contemporaneamente due pagine. La sua memoria riusciva a spaziare in diversi campi: conosceva i cap di ogni località degli Stati Uniti, era in grado di riconoscere migliaia di brani di musica classica e di ricordare un pezzo sentito decenni prima e di riprodurlo al pianoforte. Riusciva a indovinare compositori di musica mai sentita ricorrendo al paragone con le migliaia di pezzi che aveva in mente. Le sue capacità si estendevano anche alla matematica, riusciva a fare a mente calcoli complessi in pochi secondi e a scomporre numeri altissimi in numeri primi! A differenza di molti altri savant Kim è eccezionale anche nel fatto che ha dimostrato crescenti capacità socializzanti e senso dell’umorismo.

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DANIEL TAMMET

Posted by Autismo Incazziamoci on 8th April 2010

DAL BLOG “IDIOT SAVANT”

I savant prodigio al mondo sono circa una cinquantina, fra questi uno dei più straordinari è sicuramente Daniel Tammet, un londinese affetto da autismo e sindrome di Asperger. Le sue abilità sono particolarmente sviluppate nel calcolo e nelle lingue. La sua percezione dei numeri è del tutto singolare: ci racconta che nella sua mente ciascun numero intero fino a 10000 ha la sua particolare forma, colore, struttura e sensazione tattile: questo procedimento mentale viene chiamato sinestesia.Daniel può “vedere” nella sua mente i risultati dei calcoli semplicemente come se fossero dei paesaggi senza dovere fare uno sforzo consapevole, inoltre dice di poter “avvertire” se un numero sia primo o composto. Ha descritto la sua immagine visiva del 289 come particolarmente brutta, mentre il 333 sarebbe assai attraente, il Pi greco bello. I numeri 23, 667 e 1179 hanno un’immagine particolarmente grande, mentre il 6 non avrebbe un’immagine distinta. Tammet non si limita a descrivere verbalmente tali visioni, ma ha anche creato un lavoro artistico: una rappresentazione in acquerello del Pi greco. Una delle sue performance più spettacolari è proprio legata a quest’ ultimo numero: durante una manifestazione, nel marzo del 2004, Daniel ha recitato il pi greco fino a 22514 cifre in poco più di cinque ore!
Ma come accennavo all’inizio del post i calcoli e i numeri non sono le uniche abilità spettacolari di Daniel, ha anche una spiccata predisposizione ad imparare le lingue: ad oggi ne parla ben undici fra cui l’inglese, il francese, il finlandese, il tedesco, lo spagnolo, il lituano, il rumeno, l’estone, il gallese, l’esperanto e l’islandese (imparato in una sola settimana!). In più sta creando una nuova lingua chiamata Manti.
Tammet si distingue dagli altri savant perchè è uno dei rari esempi di ottima gestione della malattia: ha tenuto molte interviste in cui appare disinvolto e ironico, aspetto quasi sempre assente nei savant. Vi riporto il link di una sua intervista al David Letterman Show (mi dispiace ma non sono riuscito a trovarla in italiano); ha scritto anche un libro Nato in un giorno azzurro in cui racconta la sua vita, un’altalena tra malattia e genialità.

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Autismo: Temple Grandin, la donna che parla alle mucche

Posted by Autismo Incazziamoci on 9th March 2010

Autismo: Temple Grandin, la donna che parla

COPIO-INCOLLO DA PANORAMA

di Marco De Martino

Si veste quasi sempre allo stesso modo, con un foulard al collo sopra una camicia da cowboy decorata con i disegni degli esseri viventi ai quali si sente più vicina: le mucche.

Fin da bambina Temple Grandin ha sempre avuto più facilità di rapporto con loro che con le persone, che a fatica accettavano la grave forma di autismo di cui soffre. Quando sua madre la teneva in braccio, Temple si irrigidiva e la graffiava cercando di divincolarsi. Solo a 4 anni ha pronunciato le prime parole: poche, sporadiche e intervallate da urla. Invece di fare puzzle masticava le tessere e le sputava, al posto della plastilina per le sue sculture usava le proprie feci. Ma con le mucche era diverso: da ragazzina nel ranch di sua zia in Arizona passava ore sdraiata tra questi animali. Le accarezzava, ne percepiva gli umori, ne capiva le paure. Read the rest of this entry »

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IO SENTO DIVERSO

Posted by Autismo Incazziamoci on 30th December 2009

Oggi, mentre eravamo in auto e tornavamo a casa, mio figlio N. ed io parlavamo di quando da piccolo (avrà avuto 5 anni) lo iscrivemmo ad un kinderheim nella speranza che – stando insieme agli altri bambini – si divertisse. Speranza vana: dopo pochi giorni dovemmo verificare il fallimento del nostro tentativo, perchè N. si chiudeva ancora di più in se stesso, diventando oltremodo ecolalico e con crisi di rabbia difficilmente gestibili dal personale del kinderheim.
Ebbene,oggi gli ho domandato se se ne ricordasse e – alla sua risposta affermativa – gli ho chiesto se sapeva perchè non gli piacesse stare con gli altri bambini da piccolo… la sua risposta mi ha commossa:
“Quando ero piccolo ero così impacciato da non sapere dove mettere le mani ed i piedi”…
Ho capito che – già alla tenera età di 5 anni – N. percepiva di non riuscire ad instaurare rapporti con i coetanei e – da quella frustrazione – cercava di tirarsi fuori con i tipici comportamenti problema..

Sapete che ho fatto? Ho fermato l’auto e l’ho mangiato di baci!

NICLA FERRARA

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Addio all'uomo che ispirò Rain Man

Posted by Autismo Incazziamoci on 22nd December 2009

copio-incollo da lastampa.it

Kim Peek è morto a 58 anni

Kim Peek, il genio autistico che ispirò lo sceneggiatore statunitense Barry Morrow per il personaggio di Raymond Babbitt nel film «Rain Man-L’uomo della pioggia» (1988), interpretato da Dustin Hoffman, è morto nell’ospedale di Murray, alla periferia di Salt Lake City, nello Stato dello Utah (Usa). Aveva 58 anni ed era un uomo dotato di straordinarie capacità mentali, considerato un genio in quindici differenti discipline, dall’arte, alla storia, alla matematica. L’annuncio della scomparsa, che risale a sabato notte, è stato dato dal padre, Frank Peek, precisando che il figlio è deceduto per un arresto cardiaco. Krank Peek ha ricordato che il figlio era in grado di imparare un libro a memoria leggendolo una sola volta.

Fin da giovane, Kim dimostrò una straordinaria memoria (secondo suo padre è in grado di mandare a memoria 9 mila libri), ma sviluppò con ritardo le capacità motorie e quelle espressive (non è stato in grado di camminare fino ai quattro anni). Come tutti gli individui autistici, Kim Peek ha avuto sempre grosse difficoltà di comunicazione. Dall’uscita del film nel 1988 – premiato con quattro Oscar, tra cui quello di miglior attore per Hoffman – la situazione di Kim è lentamente cambiata: negli ultimi vent’anni, Peek ha incontrato oltre 2 milioni di persone incuriosite dalla sua vicenda, ed era diventato più disponibile a parlare in pubblico. Inoltre, stando a quanto ha raccontato suo padre, non leggeva più soltanto saggi, ma anche romanzi. Questo non gli impediva, comunque, di passare pomeriggi interi a memorizzare l’elenco del telefono.

Kim Peek era affetto dalla nascita dalla cosiddetta «sindrome del saggio», un ’puzzlè scientifico che ha appassionato i ricercatori, compreso quelli della Nasa, derivato da una disfunzione neurologica rarissima che occorre nel 10% delle persone affette da autismo. Si sono registrati casi di questa sindrome in seguito anche ad altre patologie neurologiche o a lesioni. Le persone come Peek (in tutto nel mondo ce ne sono una cinquantina) dimostrano, in genere fin da molto piccole, abilità eccezionali in determinati campi dello scibile e una memoria eccezionale. Finora, nessuno è stato in grado di spiegare con esattezza le singolari caratteristiche di Peek.

Considerate le sue straordinarie capacità mentali, molti lo hanno considerato un «marziano». Sarà per questo che la Nasa, l’agenzia spaziale americana, ha deciso nel 2003 di esaminare la sua testa con gli strumenti normalmente usati per studiare gli effetti dei viaggi spaziali sul cervello degli astronauti. Kim è stato sottoposto a una serie di test, tra i quali una Tac e una risonanza magnetica, che sono servite a riprodurre una mappa tridimensionale della sua struttura cerebrale.

Gli scienziati della Nasa hanno poi confrontato questa immagine con quelle prese nel 1988 dal dottor Dan Christensen, il neuropsichiatra che seguiva Peek all’Università dello Utah, e vedere quali cambiamenti ci sono stati negli anni. Peek mostrava infatti la sorprendente tendenza a diventare più intelligente con il passare del tempo. Una caratteristica che si sovrapponeva alle già straordinarie qualità del soggetto considerato un genio in quindici differenti discipline del sapere umano.

Il film «Rain Man – L’uomo della pioggia» del regista Barry Lewinson racconta la storia di Charlie Babbit (Tom Cruise), giovane commerciante di auto, che scopre, dopo la morte del padre, che l’unico erede dell’immenso patrimonio familiare è Raymond (Dustin Hoffman), un uomo affetto da autismo, che scopre essere suo fratello maggiore.

Charlie, sentitosi tradito dal padre e indebitato sul lavoro a causa di investimenti fallimentari, decide di portare via Raymond dalla clinica di Cincinnati in cui è ricoverato nella speranza di riuscire ad essere riconosciuto dalla legge come suo tutore e quindi beneficiare del patrimonio paterno. Durante il viaggio verso Los Angeles, che si allunga per le necessità di Raymond (non può volare, non può fare l’autostrada, a causa della sua paura degli incidenti), Charlie comincia a conoscere veramente suo fratello, un individuo tutto gesti meccanici e frasi ripetitive ma dotato anche di una incredibile memoria, grazie alla quale i due ottengono ingenti vincite a un casinò di Las Vegas.

Piano piano Charlie si affeziona a lui, grazie anche all’aiuto della sua fidanzata Susanna (Valeria Golino), scoprendo anche che lo strano personaggio che gli cantava le canzoncine da bambino, che egli chiamava «Rain Man» (una storpiatura del nome Raymond) e pensava fosse frutto della sua fantasia, non era altri che suo fratello, del quale è stato privato per tutti questi anni. Charlie deciderà infine di riportare Raymond nella clinica, rinunciando al denaro (e anche a un assegno da 250.000 dollari che gli era stato offerto per dimenticarsi della vicenda) e promettendo di frequentarlo appena possibile.

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L'ASPERGER E IL SURF

Posted by Autismo Incazziamoci on 24th October 2009

COPIO-INCOLLO-TRADUCO DA SCIENCEBLOGS.COM

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=_xp18I_9gH0]

Clay Marzo è uno dei più famosi e capaci surfisti del mondo. Kai Barger, un collega di Maui nonché campione della ASP (Association of Surfer Professionals) lo presenta così:

è il migliore di noi, ed gli viene naturale, non deve nemmeno impegnarsi…

Ma questo non è vero. Marzo è sempre in acqua, e quando si trova sulla terraferma, passa il tempo a guardare (anche al rallentatore) video che immortalano le sue performance (si dice che possa rimanere incollato al video per dieci ore di seguito) o a studiare le onde del mare.

Leher racconta di averlo visto sulla spiaggia a fissare il mare senza dire una sola parola per più di un’ora – per poi scattare a gran velocità verso qualcosa di ancora invisibile che, nel giro di qualche secondo, si sarebbe trasformato in un “muro di due metri di azzurro scintillante”.

E’ la sindrome di Asperger, un disturbo pervasivo dello sviluppo simile all’autismo, a rendere Marzo un surfista tanto incredibile: si tratta di una patologia che comporta un interazioni sociali difficoltose, difficoltà di espressione, tendenza a concentrarsi su attività ripetitive e fissazioni maniacali su un argomento specifico. La cosa curiosa della sindrome di Asperger, come sostenne il pediatra viennese che la scoprì, è che i suoi sintomi spesso sono il lato oscuro di un grande talento nell’arte o nella scienza:

per avere successo in questi campi è necessario un pizzico di autismo, che causa la capacità di astrarsi dalla cose di tutti i giorni e di concentrare tutte le risorse su un unica specialità

Le persone affette dalla Asperger sono in genere piuttosto scoordinate nei movimenti, e Marzo non fa eccezione – Lehrer lo ha visto battere con la testa sul tetto della macchina mentre vi entrava e racconta che ha rovesciato due bicchieri di acqua su un tavolo in un quarto d’ora. Questo sulla terraferma. La musica cambia quando Clay prende la sua tavola ed affronta l’oceano.

Si potrebbe pensare che la malattia lo abbia reso un fissato. Ma nemmeno questo è vero. Il ragazzo che non riesce quasi a spiccicare parola, sistematicamente sopraffatto dagli altri, quando è calmo e a suo agio, si rivela un raffinato artigiano delle parole: quando gli è stato domandato come ci si senta dentro un “barrel” (un’onda vuota che descrivo un cerchio prima di infrangersi, anche conosciuta come “tubo”) ha risposto:

è come essere all’interno della gola di uno che tossisce e ti sputa fuori

Sorprende, Clay, quando lo sentiamo sussurrare:

le onde sono giocattoli che Dio ci ha regalato

Sembra proprio che Marzo abbia un mondo articolato dentro di sé e che disponga anche degli strumenti per esprimerlo. Ma che faccia fatica a condividere questa ricchezza con gli altri.

E se la nostra mediocrità fosse figlia della nostra “dispersione” in mille rivoli? Saremmo tutti geni se potessimo abbandonare il mondo e perfezionare noi stessi in eremi dove tutte le relazioni fossero deliberatamente abolite? Come eremiti e guru delle diverse tradizioni. Ma il prezzo da pagare non sarebbe troppo alto? Dunque si può solo essere geniali e freddi oppure umani ma mediocri?

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AUTISMO: UN DIVERSO MODO DI ESSERE

Posted by Autismo Incazziamoci on 14th September 2009

COPIO-INCOLLO DA DIOGENE MAGAZINE

Pubblichiamo i punti principali del programma di Aspies For Freedom, il movimento di liberazione degli autistici. L’AFF ha scelto il simbolo dell’infinito per indicare l’autismo e rifiuta il puzzle, l’altro simbolo comunemente usato, perché favorisce l’idea che gli autistici siano in qualche modo “mancanti”.

Prevenire l’eliminazione eugenica degli autistici.
Poiché l’autismo è genetico e l’opinione diffusa è che sia una tragedia, la disponibilità di un test prenatale porterebbe a una decimazione della popolazione autistica e a una scomparsa della sua cultura, come già sta avvenendo per la Sindrome di Down. La maggior parte delle raccolte-fondi per l’autismo supportano la ricerca genetica; se invece questi fondi fossero destinati al miglioramento dei servizi per gli autistici, aumenterebbero le possibilità per questi di condurre una vita migliore. Pertanto, AFF si schiera contro il finanziamento della ricerca che condurrebbe all’elaborazione del test prenatale.Opporsi ai trattamenti fisicamente o mentalmente dannosi.
Tra le forme diffuse di trattamento non etico dell’autismo vi sono terapie comportamentali restrittive, come la somministrazione di dolore fisico, la negazione del cibo e il deliberato sovraccarico sensoriale. Sono in uso anche terapie basate su teorie discreditate o su credenze religiose, come l’esorcismo, o ancora quelle che si direbbero torture se non fossero applicate ai bambini autistici (come l’elettroshock). Bisogna quindi valutare i trattamenti anche dal punto di vista etico. Esistono varie terapie benefiche per gli autistici, ad esempio quelle fondate sul dialogo e l’integrazione sensoriale. Bisogna poi incrementare i servizi di sostegno: servizi specifici, sia medici sia di supporto per l’impiego. Come pure la diffusione di apposite case per gli autistici.

Non enfatizzare le differenze tra le categorie di autismo.
Per classificare le varie forme di autismo esistono troppe etichette: autismo high functioning, low functioning, sindrome di Asperger e così via. Le differenze tra queste varianti sono a volte minime e spesso prendono in considerazione solo lo sviluppo infantile dell’autismo, non quello dell’adulto. I servizi di sostegno agli autistici sono di frequente assegnati in base a tali classificazioni, quando invece sarebbe più opportuno guardare ai bisogni di ogni singolo individuo; la generalizzazione all’interno di ogni gruppo è controproducente.

Opporsi all’idea della cura dell’autismo.
È opinione diffusa che un soggetto autistico sia, in realtà, una persona normale rinchiusa dentro una sorta di “trappola” dalla quale può essere liberato, separato. Tuttavia, essere autistici influisce su ogni aspetto della persona: condiziona gli interessi, il sistema etico, la visione del mondo e in generale il modo in cui si vive. L’autismo è parte di chi si è. “Curare” qualcuno dall’autismo significherebbe distruggere la sua identità e rimpiazzarla con un’altra. Il finanziamento della ricerca per la cura dell’autismo è improbabile che produca risultati; i soldi perciò andrebbero meglio spesi per l’assistenza piuttosto che per la ricerca. Inoltre, inculcare ai bambini l’idea che essi siano “frammentati” e che debbano essere “rilegati” produce conseguenze a lungo termine sulla loro salute mentale.

Opporsi alle campagne di pubblicità negativa.
Attualmente le raccolte-fondi per l’autismo fanno leva su campagne pietistiche diffuse che dipingono l’autismo come una malattia “peggiore del cancro”, un’epidemia che bisogna fermare. Solitamente in queste campagne vengono mostrate nient’altro che sequenze di bambini (presumibilmente) autistici durante accessi di collera e successivamente di genitori che si lamentano delle loro vite. È raro vedere immagini di bambini (e ancor più raro di adulti) autistici impegnati in normali attività. C’è chi vede gli autistici come gente “senza anima” o “incapace di amare”. Tale visione dell’autismo è estremamente dannosa e giustificata dallo scopo di raccogliere fondi. Essa incrementa nei fatti la discriminazione nel mondo del lavoro e l’isolamento sociale e induce certi genitori a smettere di aiutare il proprio figlio per sostenere una falsa speranza di guarigione. Queste campagne si basano su stereotipi, pregiudizi, errate rappresentazioni che devono essere cambiate.

Promuovere un’immagine positiva dell’autismo.
Questo scopo viene perseguito mostrando ciò che attualmente viene svolto dagli autistici ed enfatizzando le storie positive. Gli autistici sono un gruppo diverso dagli altri e tale diversità è una parte preziosa della varietà umana. Sebbene molti autistici abbiano raggiunto grandi successi nel campo dell’arte, delle scienze, della scrittura, non tutti gli autistici sono dei geni, come spesso si è abituati a pensare, visto che solo a loro è data visibilità e considerazione. Un’altra visione estrema ascrive qualità mistiche a certi soggetti autistici, con l’effetto di deumanizzarli. Ma gli autistici sono dappertutto e non sempre manifestano atteggiamenti patologici. L’autismo non è né una tragedia né il rovescio della medaglia della genialità.

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Un figlio disabile e la giornata di un padre

Posted by Autismo Incazziamoci on 9th September 2009

Questo è il racconto di un padre, impegnato con altri genitori nella ricerca del lavoro per giovani disabili adulti ( Sindrome di Asperger, ecc) – tratto dal blog: http://cercateancora.blogspot.com/

Mancano pochi mesi alla conclusione di un tirocinio lavorativo, cominciato da Marco più di otto anni fa, come disabile lieve in un ente pubblico e che è continuato in tre posti di lavoro diversi: insieme a lui, stanno aspettando pochi altri ragazzi.
Con un’ ansia sempre più incontenibile, attendiamo la conclusione di un’interminabile vicenda, che ha visto decine e decine di contatti, incontri, riunioni tra associazioni, comitati di genitori, esponenti di sindacati e partiti.
Ho imparato ormai a conoscere nelle fibre più intime i bizantinismi della politica italiana e gli anfratti misteriosi dei meccanismi burocratici.Ma non voglio parlare di politica. Lo faccio ogni mattina leggendo quattro giornali e girando per ore su Internet.
Voglio invece aprire uno spazio sull’ esperienza, le emozioni e le vicende che mi stanno accadendo. Ho deciso questa cosa qualche giorno, alla fine di agosto, in una strada del quartiere. Un avvenimento casuale m’ ha rivelato una parte recente di me.

Una risposta al cellulare

Un mattino, avevo un’ appuntamento telefonico con una persona da cui aspettavamo risposte importanti per Marco e altri giovani. Camminavo avanti e indietro, in mezzo al rumore e alle spinte della folla che correva chi sa dove: il caldo spaventoso di mezzogiorno e l’ aria puzzolente mi facevano bruciare gli occhi. Ho fatto varie chiamate tutte andate a vuoto, non c’ era collegamento. Dopo il quarto o quinto tentativo, finalmente ho trovato la comunicazione. Il funzionario era impegnato in una riunione, dovevo richiamare dopo un’ ora e mezza. Non sono riuscito a tornare a casa. Camminavo avanti e indietro, passando da un marciapiede all’ altro, in preda ad un’ agitazione inaspettata. Tante volte avevo sperimentato quei ritardi.
Il funzionario poteva avere motivi più che giustificati, ma non riuscivo a capacitarmene.
Mi tornavano alla mente tante immagini: lo sguardo pieno di mute speranze di alcuni disabili che mi aveva toccato il cuore; la generosità delle associazioni, degli amici che ci hanno aiutato anche con piccoli gesti; la disperazione di quei genitori con figli colpiti da handicap gravi, senza nessuna speranza. Marco e altri ragazzi erano fragili, ma almeno potevano vivere e muoversi nel mondo.
Per anni, col ragionamento sono riuscito a placare i sentimenti di paura. Malgrado le sconfitte, ho sempre conservato nell’ intimo una speranza: l’azione pratica può dare una direzione agli avvenimenti, imporre un qualche senso al caos. Su quel marciapiede rovente, in un giorno d’ estate, stremato dalla calura, spintonato da ogni parte da passanti in corsa, ho avuto per la prima volta la percezione fisica di un’ assoluta precarietà, della radicale insensatezza dei tentativi umani di controllare gli avvenimenti.
Per mille motivi, la risposta a quel cellulare odioso poteva non arrivare mai: qualcuno era stato trasferito, il funzionario si era scocciato di noi, o magari era stata presa una decisione ostile. Il caso per la prima volta mi dominava.

Scoprire tra le auto la debolezza umana

Nove o dieci anni di lavoro potevano fallire per sempre, senza un motivo apparente.Ho sentito le lacrime inondarmi il viso: ero un vecchio idiota, che piangeva in mezzo allo strepito delle macchine, stringendo il telefonino con la mano sudaticcia. In preda alla vergogna mi sono rifugiato in un portone. Ho camminato nell’ingresso per tre o quattro minuti continuando a singhiozzare senza controllo.
Non riuscivo a smettere e la rabbia m’ invadeva. All’improvviso dal fondo di quell’ androne ho visto venirmi incontro un uomo, basso e grassoccio, vestito in modo comune.Mi è passato davanti con uno sguardo che a me è sembrato quasi ironico ed è uscito in strada. Era un’ apparizione ovvia in un palazzo popolato come quello: eppure m’ ha costretto a ritornare alla realtà. Ho asciugato le lacrime e sono uscito in quella calura soffocante, avviandomi verso casa.
Solo dopo due giorni, ho trovato la comunicazione. La risposta tanto attesa era rimandata di un mese… (continua).

UMBERTO BRANCIA

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SE LA MEDICINA AIUTA LA CRITICA D'ARTE: SAVINIO DIPINGEVA COSÌ PERCHÉ AUTISTICO

Posted by Autismo Incazziamoci on 30th July 2009

COPIO-INCOLLO DA SUPERANDO

Un saggio destinato a fare scalpore svela il lato nascosto del pittore, fratello di De Chirico. L’analisi dei suoi quadri rivela che era affetto da sindrome di Asperger. Ma molti maestri del passato furono influenzati dai propri mali, fisici e mentali. Da Michelangelo a Van Gogh. Su Il Giornale.it

un quadro di Alberto Savinio

ROMA – Molti grandi artisti sono stati condizionati nella loro opera dall’esperienza dolorosa della malattia. Sindromi, dipendenze da droghe e alcol, schizofrenia, depressione e tutte le patologie registrate dalla scienza medica: il male fisico e mentale ha influenzato in tanti maestri la visione del mondo e la rappresentazione che ne è derivata nei loro dipinti e nelle loro sculture. Michelangelo trasfigurava in alcuni personaggi delle sue opere i molti disturbi che lo affliggevano (nel volto di Geremia, una delle 400 figure che compongono l’affresco della Cappella Sistina, l’artista rappresentò se stesso, un volto per il quale oggi verrebbe diagnosticata facilmente la «sindrome maniaco-depressiva» di cui soffriva il genio fiorentino). Vincent Van Gogh, «il grande malato» della storia dell’arte, epilettico e afflitto da pesanti disturbi psichici, dopo un lungo ricovero in manicomio si suicidò, a 37 anni. Alcuni studiosi ipotizzano che il colore giallo diventato predominante nei quadri dell’ultimo periodo dipendeva probabilmente dall’abuso che il pittore faceva di assenzio, un liquore altamente tossico perché agiva sul sistema nervoso, provocando allucinazioni, attacchi epilettici e la xantopia, ovvero la «visione gialla» degli oggetti.

Toulouse-Lautrec, l’altro «grande infermo» dell’Ottocento, morto alcolizzato e distrutto dalla sifilide nel 1901, soffriva di una rara malattia ereditaria che, causando una fragilità ossea, gli bloccò la crescita delle gambe. La tristezza per la deformità fisica lo portò a frequentare i bordelli di Montmartre. Vi ritrasse la vita quotidiana di ballerine, clown e prostitute diventate il simbolo stesso dell’impressionismo. E secondo uno studio recente del neurologo australiano Noel Dan, proprio alcuni dei grandi capolavori impressionisti potrebbero essere stati tecnicamente influenzati dalla miopia avanzata di maestri quali Monet, Cezanne e Renoir. D’altra parte le figure allucinate e le scene raccapriccianti che popolano la celeberrima serie di incisioni «Il sonno della ragione genera mostri» di Francisco Goya probabilmente dipendono dall’encefalopatia che colpì il pittore spagnolo. Così come più di un quadro della pittrice messicana Frida Kahlo nasce dal dolore, l’angoscia e la sofferenza causatole dal disgraziato incidente che a diciott’anni le fratturò la spina dorsale, facendole subire 32 operazioni…

Ora la «proficua» correlazione fra storia della medicina e storia dell’arte si arricchisce di un nuovo interessante capitolo. Carlo Alessando Landini, ricercatore presso la Columbia University e Past Fellow dell’Italian Academy a New York, ha dedicato il suo recente studio «Lo sguardo assente. Arte e autismo: il caso Savinio» (Franco Angeli) – destinato a far scalpore in molti ambienti dell’arte e della critica d’arte – alla figura e all’opera del pittore e letterato Alberto Savinio (pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico, 1891 -1952), fratello minore del ben più noto Giorgio de Chirico. Per Landini, Savinio prima che un pittore e un letterato, era un malato.

Gli errori di ottica contenuti nei suoi quadri, i tic e gli stereotipi della sua prosa, il suo carattere introverso, la sua cronica incapacità di dar risalto a concetti astratti, l’arresto della volizione, i suoi ritratti che non di rado hanno la parvenza dell’allucinazione, il feticismo d’oggetto, l’affabulazione, gli autoritratti in forma di animale (come gufi e gatti: la sensibilità aberrante della prosopagnosia ossia la difficoltà a riconoscere i volti), hanno condotto lo studioso, sulla scorta di un’ampia letteratura e del parere di autorevoli neuropsichiatri, a formulare un’interessante ipotesi. Ossia che Alberto Savinio era affetto da una forma mitigata di autismo (sindrome di Asperger), la stessa di Albert Einstein, Glenn Gould, lo scacchista Bobby Fischer e molti altri geni. E forse a livello cerebrale qualcuna delle aree che controllano il riconoscimento dei volti, specie quelle relative al campo visivo destro, era lesa («visual hemineglect»). Da un punto di vista più ampio, quello cognitivistico, neurologico, iconologico, il libro di Landini apre nuovi squarci sulla possibilità di curare l’autismo – anche quello non precoce, ossia evolutivo – e proprio attraverso una vasta disamina del rapporto fra arte e pazienti autistici l’autore formula una nuova ipotesi nel campo della «art therapy». E non ha dubbi ad affermare che Savinio, con la sua arte, abbia in certa misura contribuito a curare se stesso. E così il «cerchio» che iscrive arte e medicina, si chiude. (Luigi Mascheroni – Il Giornale.it)

(30 luglio 2009)

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Svelato il segreto di Rain Man

Posted by Autismo Incazziamoci on 25th July 2009

 DA Il Tirreno del 25-07-2009

RICERCATORI A CACCIA DEI MISTERI DELL’AUTISMO
CASCINA. La ricerca sull’autismo, tra la provincia italiana e i grandi centri americani. Uno studio sulle caratteristiche e le possibili origini dell’autismo preparato negli Stati Uniti, a Firenze, Pisa e Cascina. Progetti di ricerca per spiegare i processi di visione e presa di coscienza della realtà dei bambini e delle persone autistiche. Luoghi di studio disparati e lontani, in un percorso che ha portato alla pubblicazione di più articoli.
Sono stati pubblicati sulla rivista “Vision Research”, in un progetto di ricerca finanziato dalla fondazione “Cure Autism Now” di Los Angeles.
Un lavoro di diversi anni per lo staff coordinato dal professor Stefano Baldassi del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Firenze, da Francesca Pei dell’Associazione italiana di scienze della visione di Cascina, entrambi cascinesi di adozione, e da Giovanni Cioni per la Fondazione Stella Maris di Calambrone, dove si è svolta gran parte della ricerca.
«I nostri studi contribuiscono a spiegare perché l’autismo determini una struttura mentale e comportamentale ostinatamente analitica – spiega il professor Baldassi -. Una struttura che cerca i dettagli, capace di riconoscere ogni singola tessera di complessi mosaici percettivi o mentali, senza però riconoscerne il disegno generale. Quindi l’incapacità di osservare il quadro globale, affiancata da una maggior abilità riconoscere singoli elementi e dettagli in scene dense di informazioni».
Una ricerca che ha puntato in minor misura sul contributo della psicologia rispetto al passato.
E Baldassi, romano di nascita e toscano per l’impegno da ricercatore, presenta i punti principali degli studi: «Per quanto riguarda il problema, molto dibattuto, sull’età in cui si svilupperebbe l’autismo possiamo dire che, per gli stimoli da noi utilizzati, si potrebbe implicare che lo sviluppo neurale avvenga secondo modalità normali nei primi mesi di vita, mentre l’evento scatenante il disturbo abbia luogo successivamente».
Gli studi forse forniscono una base per spiegare come l’autistico Rain Man, interpretato da Dustin Hoffmann in un film degli anni’80, fosse in grado di contare 246 stuzzicadenti caduti in terra in un rapido sguardo, «ma è importante chiarire che l’obiettivo finale di comprendere l’autismo e di porvi intervento è comunque ancora oltre l’orizzonte».
Coinvolta nel progetto anche l’Associazione italiana di scienze della visione di Cascina. «Puntiamo alla promozione della ricerca – racconta Francesca Pei -. Un impegno a diversi livelli: curiamo l’organizzazione di laboratori nelle scuole, per la divulgazione scientifica, e anche appuntamenti di approfondimento specialistico. Nel corso del tempo abbiamo anche collaborato con diverse realtà associative e del mondo cooperativo di Cascina, come per esempio la coop Paim. Per comodità la sede dell’associazione, che non ha scopo di lucro, è nella zona di residenza mia e del professor Baldassi, anche se la maggior parte del lavoro si è poi svolta a Calambrone e all’università di Firenze, in collaborazione con gli istituti di San Francisco».
E la città statunitense è un punto di riferimento importante per gli studi dell’équipe toscana. «Sono nata ad Arezzo – racconta la dottoressa Pei -. Mi sono laureata all’Università di Roma e per proseguire il mio lavoro di studio sulla visione mi sono trasferita a San Francisco per tre anni. Sono rientrata in Italia nel 2003, con una borsa di studio per il rientro dei cervelli attivata alla Stella Maris di Calambrone». (Mi.Be. )

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