Articolo di Newsweek tradotto da Elena Corona
Gli scienziati sono vicini a scoprire i geni collegati all’autismo. Quindi perché Ari Ne’eman è così preoccupato?
E’ primavera a Washington, e Ari Ne’eman – con la sua divisa della Marina e il trolley di pelle – è nel bel mezzo della sua solita raffica di riunioni. Ne’eman è un signore della comunicazione, un ragazzo che si penserebbe nato in un ufficio di campagna elettorale e allevato nelle sale del Campidoglio. Padroneggia discorsi politici e interagisce senza interruzioni con ufficiali di alto livello (è appena andato a pranzo con il vice-presidente in carica della Commissione per le Pari Opportunità d’ Impiego) e giornalisti invadenti allo stesso tempo. E’ formale ma affabile e ha un ben ponderato senso dell’umorismo. Ha anche un problema con il velluto. Sapevo questo di Ne’eman – lo menzionò lui stesso quando iniziammo a parlare un anno e mezzo fa – ma ora, in un bar di Washington DC, entra nei dettagli sensoriali. Suo padre era solito guidare una macchina con cuscini arricciati simili al velluto, e Neemann diventava matto a sedercisi. “Sobbalzavo perché pensavo a come poteva essere averli sotto le unghie” dice. Penso di vederlo rabbrividire al ricordo.
Ari Ne’eman ha 21 anni e ha la sindrome di Asperger, una diagnosi ad alto funzionamento all’interno dell’ampio spettro dell’autismo. La profonda avversione di Ne’eman nei confronti del velluto, si innesca da qualche parte profondamente nel suo cervello,un cervello che gradisce. Non vuole che nessuno si immischi o, Dio lo vieti, curi la sua sindrome di Asperger. E’ ciò che egli è,ciò che è sempre stato. Ecco perché ha avuto interessi ossessivi fin da bambino ai primi passi. A due anni e mezzo, vide lo scheletro di un dinosauro al Museo Americano di New York di storia naturale e disse “ Questo è uno pterodattilo”. Da quel momento si fissò sul baseball, recitando nomi di giocatori e stadi fino alla nausea, indipendentemente se ci fosse qualcuno che ascoltava o meno: un comportamento che gli esperti chiamano perseverativo.
Più tardi si fisso con la legge costituzionale. Il suo amico Ben DeMarzo ricorda un weekend durante il liceo, mentre guidava con Neeman e altri due compagni di classe. DeMarzo e gli altri volevano ascoltare musica – i Beatles erano i loro preferiti – ma Ne’eman aveva altri piani.
“Ci fece ascoltare le dispute orali della Corte Suprema, fu brutale” mi dice DeMarzo.
“Era in minoranza, come ha fatto ad averla vinta?“.
DeMarzo ride. “Ari vince sempre” dice.
Certamente Ne’eman ce la mette tutta a vincere: si batte bene. Ne’eman studia ufficialmente scienze politiche all’Università del Maryland, Contea di Baltimora, ma è a capo anche della Rete Autistica per l’Auto-Patrocinio, un’associazione no profit che ha fondato nel 2006, l’anno dopo che si è diplomato a scuola. Il compito che ha intrapreso è spaventoso e controverso: vuole cambiare il modo in cui il mondo vede l’autismo. L’autismo non è un mistero medico che ha bisogno di essere risolto, argomenta. E’una disabilità, ma anche un modo diverso di essere e la “neurodiversità” deve essere accettata dalla società. Le persone autistiche ( preferisce questo termine a “persone con autismo” che invece molti genitori usano, perché considera la condizione intrinseca alla persona) devono essere collocate in classe o nel luogo di lavoro e aiutate a vivere in maniera indipendente come adulti – ed egli sta spingendo affinchè ciò accada per chiunque all’interno dello spettro. Devono anche essere ascoltati.
“Stiamo avendo una conversazione nazionale sull’autismo senza le voci di coloro che dovrebbero essere al centro della conversazione” dice.
La rete di Ne’eman ha sedi locali in 15 stati, e lavora a stretto contatto con organizzazioni come l’EEOC e l’Associazione Americana delle Persone con Disabilità. Gli attivisti della neurodiversità vedono la loro missione come una lotta per i diritti civili, e Ari e gli altri sono desiderosi di sollevare agitazione.
“ Ari è molto deciso” dice Lee Grossmann, capo della Società Autistica americana, “dice le cose come sono dal suo punto di vista”.
Ne’eman ha preso di petto organizzazioni potenti, nello specifico Autism Speaks, il più grande gruppo nel paese di scienza e avvocatura, perché crede che si basino troppo su stereotipi pericolosi e focalizzino la loro ricerca troppo pesantemente su cosa causi l’autismo, invece che a migliorare la qualità della vita delle persone autistiche.
L’anno scorso aiutò a fermare una tagliente campagna pubblicitaria creata dal Centro Studi del Bambino dell’Università di New York per sollevare consapevolezza sull’autismo. Uno slogan diceva “Abbiamo tuo figlio e lo stiamo conducendo ad una vita di completo isolamento”. Era firmato “Sindrome di Asperger”.
Neemann fu sconvolto. “C’è una percezione errata che l’autismo sia un ladro che nella notte sostituisce un bambino normale con uno autistico” dice “ Non è vero”.
Lo spettro autistico – tuttavia – è un universo con molte galassie, che include bambini non verbali che si mordono da soli e studenti di college che non riescono a dire la differenza fra sarcasmo e serietà. Questa complessità porta a punti di vista appassionati e conflittuali: non tutti sostengono Ne’eman e molti si oppongono al suo punto di vista in maniera decisa. La maggiore area di disputa: la ricerca scientifica che include la caccia ai geni dell’autismo.
Sapevo che Ne’eman aveva un punto di vista sorprendente su questo, e immaginavo che avesse qualcosa da dire sulle notizie recenti secondo le quali gli scienziati hanno trovato comuni varianti genetiche, che possono essere valide per il 15 per cento di tutti i casi di autismo. Questa è una cosa grossa per un disturbo che varia enormemente da un individuo ad un altro. I fattori ambientali giocano anch’essi un ruolo, ma se gli scienziati possono fare dei test per geni specifici – molti dei quali devono ancora essere scoperti – possono essere anche in grado di intervenire molto prima per aiutare i bambini. Un giorno potrebbero perfino trovare una cura. Tutto ciò è eccitante per i genitori che vogliono scoprire le radici del disturbo. I genitori accetterebbero meglio terapie più mirate.
Ma le nuove scoperte genetiche preoccupano Ne’emann. Non crede che l’autismo possa o debba essere curato. La sua più grande paura è questa: un test prenatale per l’autismo, che conduca a una eliminazione eugenetica.
Se un test sarà sviluppato un giorno, sarà usato, dice. E persone come lui potrebbero cessare di esistere.
Quando insisto con Ne’eman sulla ricerca genetica – avrà qualche merito, no? – egli dice che non vi si oppone a priori, ma crede che gli scienziati debbano considerare le implicazioni etiche del loro lavoro con molta più attenzione. Ci sono coppie che stanno già facendo test ad embrioni sulla sindrome di Huntington, per poi scegliere di impiantare solo quelli sani. E chi può biasimarli? Ma l’autismo non è una condizione mortale. Possono le persone senza questo disordine essere autorizzate a giudicare la vita di persone che ce l’hanno? Il senso di tutto questo è che il Mondo non ci vuole” dice Neemann “e svaluta le nostre vite”.
La prospettiva di mai più nessun Ari Ne’eman – che siate d’accordo o no con lui – è spaventosa.
L’interruzione di gravidanza cone feti affetti da Sindrome di Down oggi è una routine; vista la paura che l’autismo ispira ai genitori perché non dovrebbero fare lo stesso?
E come sarebbe il nostro mondo senza l’autismo? Le grandi differenze fra gli individui all’interno dello spettro rende la cosa perfino più spinosa: i genitori cominceranno a chiedere se il loro feto sarà ad alto o basso funzionamento?
Ma è anche impossibile ignorare i genitori che farebbero qualsiasi cosa per liberare i loro figli dall’isolamento e dal dolore. Alcuni si sentono cosi senza speranza per gran parte del tempo che si chiedono – in privato – se forse sarebbe stato meglio per i loro figli non essere mai nati. E chi può biasimarli?
Ne’eman combatte anche con uno strano problema di immagine: i suoi critici lo accusano di non essere realmente autistico. Sua madre, Rina, è particolarmente sensibile su questo argomento.
“Le persone che vedono Ari oggi non hanno la minima idea di dove sia stato”dice. Da bambino, Ne’eman fu precoce da un punto di vista verbale ma socialmente più impegnativo.
“Io non capivo la gente attorno a me e loro non capivano me”; era ostracizzato e vittima di bullismo.
Allora – poi – non guardava la gente, agitava le sue mani e camminava incessantemente (cosa che fa ancora oggi) e quando era alle Elementari come lettura piacevole portava dei quotidiani.
“Penso che l’espressione scherzo della natura possa essere venuta fuori” dice. Fu – ad un certo punto – segregato dai suoi pari e messo in una scuola per educazione speciale. Questo condusse a una lotta contro depressione e ansietà così forte, che cominciò a tormentare il suo volto finchè non sanguinava.
Ho chiesto a Neeman come fa a gestire tutte le attività professionali che fa oggi. I discorsi di tutti i giorni lo mettono a disagio, ma ha imparato a gestirli. Tuttavia nessuno di questi è facile.
“Vieni fuori da una riunione dove hai indossato una maschera, che include guardare le persone negli occhi, usare determinate maniere, certe frasi” dice. “Anche se impari a farlo in maniera molto sciolta è pur sempre una recita, una recita che ti esaurisce”.
Ricorda che gli è stato insegnato, in un corso di abilità sociali, che – quando le persone sono contente – sorridono con tutti i denti, e – quando sono tristi – hanno delle rughe esagerate.
“Mi chiedevo sempre “Perché le persone attorno a me non sono né felici né tristi? Non hanno emozioni?” dice.
Quando sei autistico, l’interazione sociale può essere come una lingua straniera: non importa quanto fluente puoi diventare, ma non sarai mai un madre lingua.
Katie Miller, una compagna attivista, scherzando dice che “Ari è l’unico autistico che conosciamo il cui talento e interesse speciale sta nelle relazioni sociali”. “Ma – dice – non è venuto naturalmente, l’ha imparato nello stesso modo in cui chiunque impara l’algebra”.
Ne’eman ha un metodo per calmare lo stress: indossa una cravatta perché pone una morbida pressione sul suo collo.
“E’un buon modo per calmare la mia ansietà” dice.
Uno degli ultimi sforzi di Ne’eman è una nuova Pubblicità Progresso intitolata “Nessun Mito”, che egli ha aiutato a creare con la fondazione Dan Marino, che raccoglie fondi per la ricerca sull’autismo. In essa, Ne’eman appare con una felpa rossa e una cravatta, insieme con altre persone dello spettro, incluso un uomo che parla attraverso uno strumento di comunicazione.
“I nostri futuri non sono stati rubati” dice Ne’emann “le nostre vite non sono tragedie”.
Il messaggio è chiaro: noi siamo davanti a voi, non fateci andare via.
(di Claudia Kalb, traduzione di Elena Corona)