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Archive for the 'SCIENZE' Category

Fattori ambientali nella diagnosi di autismo

Posted by Autismo Incazziamoci on 18th April 2010

Navigando nel web mi ha colpito un articolo scritto da una psicologa (psicodinamica o relazionale/sistemica). COPIO-INCOLLO DAL BLOG PSICOLINEA

Se nessun bambino vivesse a 500 metri (o meno) di distanza da un bambino autistico, ci sarebbe una riduzione del 16 per cento nelle diagnosi di autismo.
Questi, in sintesi, i risultati di una recente quanto sorprendente ricerca statunitense. L’effetto vicinanza è stato infatti considerato più significativo degli altri fattori testati, come ad esempio l’età della madre (che ha spiegato circa l’11 per cento di aumento nelle diagnosi di autismo) o l’istruzione della madre (che incide per il 9 per cento).

Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Istituto di ricerche economiche, sociali e politiche presso la Columbia University, ha scoperto che i bambini che vivono in prossimità di un bambino che ha precedentemente ricevuto una diagnosi di autismo, hanno una probabilità molto più elevata di essere essi stessi diagnosticati come “autistici” l’anno successivo. L’aumento della probabilità diagnostica di autismo non è dovuta a fattori ambientali o ad agenti contagiosi, ma ai comportamenti dei genitori, i quali vengono a contatto con i problemi relativi all’autismo conoscendo i genitori del figlio autistico.

“La probabilità di ottenere una diagnosi di autismo è chiaramente associata alla trasmissione di informazioni da persona a persona”, ha affermato il Dr. Peter Bearman, sociologo, autore dello studio insieme a Ka-Yuet Liu e Marissa King. I genitori che conoscono l’autismo e i suoi sintomi, scoprono che i medici sono in grado di diagnosticare tale patologia, e dunque imparano a gestire il processo per ottenere una diagnosi (e relativi servizi sociali ad esso legati), seguendo il percorso degli altri genitori con un figlio autistico.

I ricercatori sottolineano che i risultati non significano che l’autismo non sia reale o che sia diagnosticato in misura eccessiva. “Il nostro studio non affronta la causa dell’ autismo,” sostiene il Dott. Bearman, “Stiamo solo descrivendo il meccanismo attraverso il quale il numero di diagnosi è in aumento. È possibile che la reale incidenza della malattia si stia scoprendo solamente ora.”

In California, dove è stato condotto questo studio, il numero di casi di autismo gestiti dal reparto della California dei Servizi dello Sviluppo è aumentato del 636 per cento tra il 1987 e il 2003.

Il team della Columbia University ha esaminato i dati relativi a oltre 300.000 bambini nati tra il 1997 e il 2003 in tutta la California. I ricercatori hanno scoperto che i bambini che vivonoa meno di 250 metri da un bambino con diagnosi di autismo hanno una probabilità del 42 per cento più elevata di ricevere essi stessi una diagnosi di questo disturbo nel corso dell’anno successivo, rispetto ai bambini che non vivono in prossimità di un bambino autistico. I bambini che vivono tra i 250 metri e i 500 metri da un bambino con autismo hanno “solo”il 22 per cento in più di probabilità di ricevere questa diagnosi. Più lontano, dunque, i bambini vivono da un altro bambino autistico, minori sono le probabilità di ricevere la diagnosi.

Lo studio ha utilizzato diversi test per determinare se questi risultati possono essere spiegati con un effetto di influenza sociale, o se le cause possano dipendere da agenti ambientali, ad esempio un virus. I ricercatori hanno esaminato dei bambini che vivono vicini, ma in zone opposte del loro distretto scolastico. Questi bambini sono probabilmente esposti alle stesse condizioni ambientali, ma i loro genitori dovrebbero appartenere a diverse reti sociali. Si è scoperto così che la probabilità maggiore di diagnosi esiste solo quando i genitori risiedono nella stessa zona. I bambini che vivono ugualmente nei pressi di un bambino autistico - ma che frequentano un altro distretto scolastico – hanno la stessa probabilità di ricevere la diagnosi di autismo dei bambini che non hanno per vicino di casa un bambino autistico. I risultati dimostrano che l’effetto prossimità è dunque un fenomeno sociale e non un semplice risultato ambientale.

Lo studio ha inoltre dimostrato che l’effetto di prossimità porta a diagnosi meno gravi, nello spettro autistico, forse perché i genitori di bambini gravemente disabili sono più propensi a riconoscere il disturbo senza bisogno di input provenienti dai contatti sociali.

Studi precedenti avevano scoperto un legame tra autismo ed età dei genitori . I genitori di oggi hanno i figli in un’età più avanzata della vita, il che potrebbe essere la causa dell’incremento dei casi di autismo. Altri studi hanno trovato che anche l’educazione impartita dai genitori ha una sua valenza: meglio genitori istruiti, che hanno una maggiore probabilità di ottenere una diagnosi per i loro figli quando vi sono sintomi allarmanti.

L’influenza sociale, dunque, nell’autismo è molto forte: i ricercatori stimano che l’effetto di prossimità spieghi circa il 16 per cento dei recenti aumenti di diagnosi di autismo.

Lo studio è stato finanziato dal NIH premio Pioneer per la ricerca sanitaria innovativa.

Fonte:  Ka-Yuet Liu, Marissa King, and Peter S. Bearman. Social Influence and the Autism EpidemicAmerican Journal of Sociology, 2010; 115 (5): 1387-434 DOI: 10.1086/651448 viaScience Daily

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

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E IL DSM V?

Posted by Autismo Incazziamoci on 10th April 2010

DAL BLOG PSYCOCECI

Nel 2012 (massimo 2013) dovrebbe uscire quinta edizione del DSM (DSM V). Ma quali saranno le novità?

Sicuramente sarà da superare un problema tipico del DSM: esso, attualmente, non descrive quello che realmente gli psichiatri vedono: persone con più di un disturbo, una versione meno grave di una patologia, o ancora un problema chiaramente diagnosticabile, ma intriso di altre patologie. Spesso una persona con 4 dei nove sintomi inclusi nella lista, è più problematica e compromessa di una che ne presenta sei.

Da questo punto di vista il DSM V dovrà provvedere a descrivere i disturbi in maniera più dettagliata, evidenziando le possibili varianti delle malattie “classiche” in base all’età, il genere, la razza, la cultura e la salute fisica e  riflettere maggiormente la vita e la complessità delle persone reali, non semplicemente di evidenziarele diagnosi più chiare e definite.
Altri cambiamenti riguardano invece l’introduzione di nuove patologie, quasi tutte nate come riflesso dei tempi moderni: l’obesità (probabilmente catalogata come sintomo o fattore di rischio per alcuni disturbi mentali), il gioco d’azzardo, la dipendenza sessuale e quella da internet.

Altre modifiche riguardano in aprticolare le malattie infantili. Le novità più importanti sono le seguenti:

1. La sindrome di Asperger non sarà più una categoria a sè, ma rientrerà nell’autismo. I dati statistici hanno evidenziato che Asperger e autismo sono due dimensioni della stessa malattia. Questa fusione ha i suoi pro e i suoi contro: da un lato una persona con sindrome di Asperger, che in molti casi riesce ad avere una vita più vicina alla normalità rispetto ad un autistico, può sentirsi maggiormente stigmatizzata e sottovalutata con una diagnosi di autismo;  dall’altro lato, una diagnosi di autismo può dare accesso, specialmente nell’infanzia, ad un range molto più ampio di servizi e di trattamenti.

2. Ai bambini non sarà più diagnosticato il disturbo bipolare, ma sarà loro attribuita la nuova diagnosi di disregolazione dell’umore con disforia. Molti studi infatti hanno evidenziato che sebbene ci siano gruppi di bambini con un’umore marcatamente altalenante e con comportamenti problematici, essi non s’inseriscono appieno nella diagnosi tradizionale di disturbo bipolare. Spesso questi bambini con la crescita manifestano disturbi quali depressione, abuso di sostanze e problemi comportamentali, ma non disturbo bipolare.

3. Il tagliarsi sarà classificato come un disturbo mentale a sè stante e non più come un sintomo del disturbo borderline di personalità. Questa nuova classificazione ha lo scopo di spingere clinici e famiglie a determinare se si tratta del sintomo di un grave disturbo o solo di una fase di sfida.

4. Il Binge eating (l’alimentazione incontrollata) sarà aggiunto ai disturbi alimentari. Nel nuovo DSM sarà separato dalla bulimia nervosa, così da realizzare trattamenti più mirati.

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KIM PEEK

Posted by Autismo Incazziamoci on 8th April 2010

PER LA GIOIA DEL MIO AMICO MINGUCCIO, COPIO-INCOLLO (ANCORA UNA VOLTA) DAL BLOG “IDIOT SAVANT”

Il più famoso savant nonchè quello con le capacità più straodinarie è Kim Peek, nato a Salt Lake City nel 1951 e recentemente scomparso: fin da piccolo era in grado di memorizzare intere pagine che i genitori gli leggevano, e crescendo riusciva a leggere un libro in un’ora e a ricordarsene il 98% a memoria. Nel corso della sua vita ne ha memorizzati 12000 senza scordarsene una sola parola! Inoltre era in grado di leggere contemporaneamente due pagine. La sua memoria riusciva a spaziare in diversi campi: conosceva i cap di ogni località degli Stati Uniti, era in grado di riconoscere migliaia di brani di musica classica e di ricordare un pezzo sentito decenni prima e di riprodurlo al pianoforte. Riusciva a indovinare compositori di musica mai sentita ricorrendo al paragone con le migliaia di pezzi che aveva in mente. Le sue capacità si estendevano anche alla matematica, riusciva a fare a mente calcoli complessi in pochi secondi e a scomporre numeri altissimi in numeri primi! A differenza di molti altri savant Kim è eccezionale anche nel fatto che ha dimostrato crescenti capacità socializzanti e senso dell’umorismo.

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DANIEL TAMMET

Posted by Autismo Incazziamoci on 8th April 2010

DAL BLOG “IDIOT SAVANT”

I savant prodigio al mondo sono circa una cinquantina, fra questi uno dei più straordinari è sicuramente Daniel Tammet, un londinese affetto da autismo e sindrome di Asperger. Le sue abilità sono particolarmente sviluppate nel calcolo e nelle lingue. La sua percezione dei numeri è del tutto singolare: ci racconta che nella sua mente ciascun numero intero fino a 10000 ha la sua particolare forma, colore, struttura e sensazione tattile: questo procedimento mentale viene chiamato sinestesia.Daniel può “vedere” nella sua mente i risultati dei calcoli semplicemente come se fossero dei paesaggi senza dovere fare uno sforzo consapevole, inoltre dice di poter “avvertire” se un numero sia primo o composto. Ha descritto la sua immagine visiva del 289 come particolarmente brutta, mentre il 333 sarebbe assai attraente, il Pi greco bello. I numeri 23, 667 e 1179 hanno un’immagine particolarmente grande, mentre il 6 non avrebbe un’immagine distinta. Tammet non si limita a descrivere verbalmente tali visioni, ma ha anche creato un lavoro artistico: una rappresentazione in acquerello del Pi greco. Una delle sue performance più spettacolari è proprio legata a quest’ ultimo numero: durante una manifestazione, nel marzo del 2004, Daniel ha recitato il pi greco fino a 22514 cifre in poco più di cinque ore!
Ma come accennavo all’inizio del post i calcoli e i numeri non sono le uniche abilità spettacolari di Daniel, ha anche una spiccata predisposizione ad imparare le lingue: ad oggi ne parla ben undici fra cui l’inglese, il francese, il finlandese, il tedesco, lo spagnolo, il lituano, il rumeno, l’estone, il gallese, l’esperanto e l’islandese (imparato in una sola settimana!). In più sta creando una nuova lingua chiamata Manti.
Tammet si distingue dagli altri savant perchè è uno dei rari esempi di ottima gestione della malattia: ha tenuto molte interviste in cui appare disinvolto e ironico, aspetto quasi sempre assente nei savant. Vi riporto il link di una sua intervista al David Letterman Show (mi dispiace ma non sono riuscito a trovarla in italiano); ha scritto anche un libro Nato in un giorno azzurro in cui racconta la sua vita, un’altalena tra malattia e genialità.

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GUIDA ALLA SOPRAVVIVENZA PER PERSONE CON SINDROME DI ASPERGER

Posted by Autismo Incazziamoci on 31st March 2010

(pubblichiamo la “recensione autistica improvvisata” di Enrico Valtellina al bel libro di Marc Segar)

Farò una recensione autistica improvvisata. Uhm, ecco, costa come dieci caffé e vi risparmia di studiarvi l’inglese per leggere l’originale.
Ee poi è scritto meglio dell’originale, tanto meglio.
Del resto Segar è morto a ventitrè anni, io ne ho il doppio, saprò ben scrivere meglio di lui, no? (Enrico è il traduttore del libro NDR)
Comunque credo torni utile da passare a chi vuole capirci qualcosa, schivandosi le brode mediche e il DSM. Poi è stato tradotto dalla coop aspie lem, autoprodotto, autostampato, e ora anche autorecensito.
Insomma, poi è una prima edizione: i vostri nipoti lo venderanno bene sul mercato dell’antiquariato librario.
http://lem.coop/shop.html
ciao
enrico

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GUIDA PER BAMBINI CON SINDROME DI ASPERGER

Posted by Autismo Incazziamoci on 31st March 2010

COPIO-INCOLLO DA QUI

Questa guida è per I bambini, della scuola primaria, per aiutarli a capire la loro condizione senza causare complicazioni. Può essere utile ai bambini che hanno necessità di capire un compagno di classe “speciale” che ha l’AS o forse a quelli stessi che hanno avuto la diagnosi di questa condizione. Io, (Ben), ho scritto questa guida perché amo I bambini ed i bambini Asperger/Autistici sono così adorabili!!

Avere la sindrome di Asperger non significa che una persona non sia intelligente o che sia in qualche modo cattiva. Ognuno è differente, ama differenti attività e si interessa a differenti giochi. Ad uno dei tuoi amici può piacere guardare i cartoni mentre tu puoi preferire ascoltare la radio. Una persona con la sindrome di Asperger è molto differente. La Sindrome di Asperger è un tipo di autismo. Autismo significa che una persona ha difficoltà nella comunicazione con gli altri e nel fare certe attività perché può spesso trovare la vita molto più complicata, confusa e spaventosa degli altri. Se tu hai la sindrome di Asperger significa che hai uno speciale tipo di autismo chiamato “autismo ad alto funzionamento”. Una persona con Asperger ha una intelligenza nella media o sopra la media. Questo spesso significa che è molto interessata a cose come leggere e imparare, ha molte capacità e se nessuno lo dice non si capisce esattamente la sua condizione. Le persone che ti passano accanto per la strada non potranno indovinare che tu hai questa condizione. Può essere una buona idea spiegare che hai la sindrome di Asperger a pochi amici con i quali ti fa piacere parlare.

Se qualcuno ha la sindrome di Asperger significa che ha problemi con le seguenti cose:

Comunicazione Sociale - significa comprendere quello che si dicono le persone e quello che dicono a te. Per esempio, quando un ragazzo sta parlando con i suoi amici è impegnato in una conversazione e conosce quello che deve dire ai suoi amici e loro possono pensare a come rispondere. Qualche volta questo può essere molto difficile per una persona con la sindrome di Asperger. Se lo trovi difficile, non preoccuparti perché puoi avere aiuto dai tuoi genitori e dagli insegnanti per migliorare.

Comprensione Sociale – Come comportarsi quando sei con gli altri e perché le persone si comportano in un certo modo. Così come, essere tristi o felici.

Immaginazione – Essere capace di scrivere storie inusuali e divertirsi con le storie immaginarie scritte come film e programmi TV.

Un bambino con Asperger può trovare confuse alcune frasi. Se un amico fa uno scherzo, una persona con Asperger può non capirlo o credere che sia stato fatto seriamente. Una frase come ‘Sono così affamato che mangerei i miei calzoni‘ può confondere un bambino con Asperger che potrebbe meravigliarsi di qualcuno che voglia mangiare i suoi calzoni! Naturalmente, la persona non è veramente scema e parla per scherzo.

Se hai problemi nel fare amicizia o trovi che i tuoi compagni di classe non ti parlano molto, non è colpa tua. Può essere che tu non capisca tutte le regole sociali e puoi dire per sbaglio qualcosa che può essere intesa come scortese. Questo è un esempio. Se un bambino con Asperger è in un negozio e vede una persona vestita in modo strano può gridare “Quella persona veste veramente strana!” Questa non è una cosa che si dice perché si può offendere la persona. Sarebbe stato meglio non aver detto niente ad alta voce, ma averlo sussurrato alla mamma, così saresti stato sicuro di non causare scompiglio. È la stessa cosa con i tuoi compagni di classe a scuola. Per esempio, se non ti piace qualcosa che qualcuno indossa e pensi che sembri strana o divertente, come un cappello rosso brillante o una grande cravatta giallo arcobaleno, devi trattenerti perché se lo dici potresti causare scompiglio.

Puoi anche avere problemi con l’immaginazione. Qualcosa che ti fa felice e che trovi veramente interessante e divertente può non esserlo per i tuoi amici. Per esempio, puoi divertirti parlando della tua collezione di monete antiche a tutti i tuoi compagni di classe. Comunque, loro possono non trovarla interessante come te. Quando ti leggono una storia del loro libro favorito ti puoi annoiare perché hai difficoltà ad immaginare i caratteri da vedere od i suoni. Inoltre, puoi non divertirti a pretendere di essere qualcos’altro, ad una festa mascherata per esempio. Puoi non volerti vestire da cowboy perché ritieni difficile immaginare come agisca un cowboy.

Qui ci sono alcune cose con le quali le persone con Asperger possono avere difficoltà:

Goffaggine

Puoi trovare difficile correre veloce come gli altri, saltare su una gamba o andare in bicicletta. Puoi essere descritto come un po’ maldestro. Puoi fare esercizio per il coordinamento facendo trampolino od altri esercizi che lo incrementano.

Antipatia per I cambiamenti

Se hai un insegnante diverso da quello che ti era familiare o vai in un’altra casa, puoi trovarlo sconvolgente.  Qualcuno con la sindrome di Asperger ama fare le stesse cose ogni giorno, come sedere nella stessa sedia a pranzo e mangiare lo stesso panino ogni giorno. Se ciò cambia una volta, può diventare scomodo e sconvolgente.

Essere affascinati da qualcosa

Puoi avere qualcosa che ti interessa veramente. Alcune persone possono essere stanche o occupate e non vogliono sentir parlare di ciò tutti i momenti. Ricorda di chiedere prima alle persone se gli fa piacere ascoltare qualcosa sul tuo interesse speciale. Alcuni con la sindrome di Asperger diventano così interessati al loro hobby o gioco preferito che spendono quasi tutto il loro tempo a farlo e dimenticano di fare cose importanti come parlare con gli amici o lavarsi i denti.

Infine, rispondo ad alcune importanti domande:

Si può morire per la sindrome di Asperger?

No! La sindrome di Asperger non può ucciderti come il cancro o un incidente di macchina. Comunque hai bisogno di cure perché la tua condizione può renderti meno pronto a capire quando qualcosa è pericolosa. Per esempio, alcuni bambini con la sindrome di Asperger possono camminare per la strada senza fare attenzione al traffico o accarezzare un cane arrabbiato, così è una buon idea dare ascolto ai tuoi genitori in queste situazioni. I tuoi genitori e gli insegnanti ti mostreranno diversi modi per aiutarti a capire queste cose meglio.

Avrò sempre la sindrome di Asperger?

La sindrome di Asperger non scompare quando cresci. Un bambino con Asperger diventerà un adulto con Asperger. Comunque diventando adulti, spesso si cambia molto e sia hanno meno problemi di quando si è bambini.

Ricorda…non sei solo! Molte persone hanno la sindrome di Asperger. Le persone con la sindrome di Asperger possono raggiungere molti grossi risultati come fare l’Università, trovare un lavoro e avere una propria casa. Avrai sempre la sindrome di Asperger ma con il tempo farai meglio le cose che adesso trovi molto difficili. Potresti anche essere capace di aiutare altri nelle stesse condizioni!

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Diagnosticare l’autismo: il super-test genetico è 3 volte più efficace

Posted by Autismo Incazziamoci on 29th March 2010

da SALUTE24

Un test genetico innovativo, ma poco usato, che mappa completamente il Dna umano potrebbe rivelarsi utile nella diagnosi dell`autismo. Lo sostengono i ricercatori del Children`s Hospital Boston in uno studio che apparirà sul prossimo numero di Pediatrics, nel quale sollecitano una maggiore diffusione dell`esame, chiamato analisi cromosomica mediante microarray (CMA), per aiutare le coppie che hanno un familiare affetto dalla disturbo o un figlio già malato.

Il test che mappa l`intero genoma per individuare le alterazioni del Dna colpevoli, come la cancellazione o duplicazione di micro-sequenze genetiche, secondo Bai-Lin Wu, uno degli autori dello studio, si è dimostrato più efficace di altri esami, come il test dell`X Fragile e la cariotipizzazione.  I ricercatori affermano che grazie all`esame si potrebbero individuare il 5% di casi in più rispetto ad oggi. Lo studio ha considerato 933 pazienti con una diagnosi clinica accertata, verificando che l`esame mediante microarray (tecnologia che `traccia` il Dna grazie a un chip di silicio) ha scovato anomalie nel 7,3 dei soggetti, contro lo 0,46 dell`X fragile e il 2,23% della cariotipizzazione.

Le cause dell`autismo sono ancora, per la maggior parte, sconosciute, ma il legame con alcuni geni “malati” è ormai noto. Nel mondo, per il 15% dei soggetti la patologia, che compromette il normale sviluppo di molte funzioni cognitive, ha infatti una causa genetica conosciuta.

Data: 29-03-2010
Autore: Cosimo Colasanto

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Pum2, la proteina “trentina”

Posted by Autismo Incazziamoci on 27th March 2010

copio-incollo da galineonet.it

Un gruppo di ricerca internazionale guidato da Paolo Macchi del Cibio ha scoperto una proteina che determina la forma delle cellule del cervello

È affidata a una proteina la regia dello sviluppo dei neuroni, secondo quelle forme che li rendono adatti a ricevere e trasmettere informazioni. La proteina si chiama Pum2 ed è parente di Pumilio, la proteina neuronale del moscerino della frutta (Drosophila) scoperta nel 2004. Pum2 è stata intercettata da un gruppo internazionale di ricercatori guidati dal neuroscienziato Paolo Macchi del Cibio (Centro Interdipartimentale per la Biologia Integrata) dell’Università di Trento, già responsabile di un gruppo di ricerca al Center for Brain Research della Medical University di Vienna. La ricerca  è stata pubblicata su Pnas.

La Pum2 viene prodotta dai neuroni umani sin dalle prime fasi di sviluppo. Se la produzione risulta in eccesso o in difetto, possono verificarsi alterazioni nella forma delle cellule del cervello. In questo senso, Pum2 può essere considerata una delle responsabili di gravi forme di ritardo mentale: nelle persone affette da malattie degenerative o genetiche gravi, infatti – come per esempio l’autismo, la sindrome di Down o la sindrome di Rett (una malattia che colpisce soprattutto le bambine entro i quattro anni causando spesso gravi deficit cognitivi) -, le cellule nervose presentano una configurazione delle sinapsi più semplice, che condiziona lo sviluppo e la funzionalità del cervello stesso.

In genetica oggi la cosa più difficile non è scoprire quali sono i geni determinanti di patologie ereditarie” spiega a Galileo il direttore del CiBio, Alessandro Quattrone. Visto che ormai quasi tutti i più importanti geni causali delle malattie mendeliane, cioè quelle provocate dall’alterazione di un singolo gene, sono stati identificati, l’importante è invece scoprire perché l’alterazione di questi geni determina la malattia. “Come ben dimostra lo studio di Macchi - continua Quattrone – Pum2 è sicuramente uno dei controllori del giusto numero di ramificazioni e di contatti nel cervello, anche se  il gene che codifica per Pum2 non è tra quelli che, in seguito a una mutazione, dà origine a una malattia mendeliana”. Per questo il team sta ancora lavorando per capire se le sue piccole variazioni influenzano il decorso di queste patologie, oppure se le stesse variazioni sono coinvolte in altre patologie neurologiche non a prevalente base ereditaria, come l’autismo, dove il difetto di connessioni sembra essere il fattore scatenante l’alterazione. La scoperta quindi potrebbe dare una chiave per la comprensione dei meccanismi molecolari con i quali l’autismo si manifesta, aprendo la strada a possibili terapie. (a.g.)

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Autismo: Temple Grandin, la donna che parla alle mucche

Posted by Autismo Incazziamoci on 9th March 2010

Autismo: Temple Grandin, la donna che parla

COPIO-INCOLLO DA PANORAMA

di Marco De Martino

Si veste quasi sempre allo stesso modo, con un foulard al collo sopra una camicia da cowboy decorata con i disegni degli esseri viventi ai quali si sente più vicina: le mucche.

Fin da bambina Temple Grandin ha sempre avuto più facilità di rapporto con loro che con le persone, che a fatica accettavano la grave forma di autismo di cui soffre. Quando sua madre la teneva in braccio, Temple si irrigidiva e la graffiava cercando di divincolarsi. Solo a 4 anni ha pronunciato le prime parole: poche, sporadiche e intervallate da urla. Invece di fare puzzle masticava le tessere e le sputava, al posto della plastilina per le sue sculture usava le proprie feci. Ma con le mucche era diverso: da ragazzina nel ranch di sua zia in Arizona passava ore sdraiata tra questi animali. Le accarezzava, ne percepiva gli umori, ne capiva le paure. Read the rest of this entry »

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I sintomi d'autismo appaiono già dopo i primi mesi di vita

Posted by Autismo Incazziamoci on 19th February 2010

COPIO-INCOLLO DA LASTAMPA.IT

Leggere i gesti per ottenere un’accurata diagnosi precoce

I sintomi d'autismo appaiono già dopo i primi mesi di vitaContrariamente a quanto si è creduto finora gli iniziali segni di possibile sviluppo dell’autismo si verificano nei primi 6 mesi di vita del neonato e si evidenziano specificatamente tra i 6 e i 12 mesi.
Lo afferma un nuovo studio condotto dell’Università della California-Davis (UCD) MIND Institute di Sacramento che mette il luce come i primi sintomi della malattia siano manifestati dal bambino nei primi 6 mesi di vita con la balbuzie, una riluttanza al contatto visivo e al sorriso.

Nello studio sono stati coinvolti 50 neonati che sono poi stati seguiti per cinque anni, analizzando il comportamento. Nello specifico sono stati controllati le occasioni in cui sorridevano, chiacchieravano o cercavano il contatto visivo.
Il gruppo di 50 neonati era formato da 25 ad alto rischio, con problemi famigliari e storia di autismo in famiglia. Gli altri 25 erano bambini a basso rischio, nati da gravidanza portata correttamente a termine e senza background di autismo in famiglia.
I dati raccolti a distanza di 12, 18, 24 e 36 mesi sono stati valutati utilizzando due sistemi diagnostici: il Autism Diagnostic Observation Schedule (ADOS) e il Autism Diagnostic Interview-Revised (ADI-R).

Le osservazioni hanno evidenziato che già a 12 mesi di età i bambini mostravano diverse modalità di comportamento e che l’86% dei bambini che hanno sviluppato l’autismo mostrava i sintomi dopo i 6 mesi di vita.
«La maggior parte dei bambini (autistici) nasce con una relativamente normale abilità sociale, ma poi attraverso un processo di graduale declino nella capacità di risposta sociale, i sintomi dell’autismo iniziano a emergere tra i 6 ei 12 mesi di età», commenta la dr.ssa Sally Ozonoff, professoressa di psichiatria e scienze comportamentali e coordinatrice dello studio.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla versione online della rivista dell’American Academy of Child & Adolescent Psychiatry e sono stati accolti dalla comunità scientifica come una possibilità in più per comprendere precocemente il possibile sviluppo della malattia ed essere d’aiuto già in fase iniziale ai genitori di questi bambini.
(lm&sdp)

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