Posted by Autismo Incazziamoci on 24th July 2010
Parlo da genitore (e da genitore di quelli seri: non ho certo la tessere dell’ANGSA o di chi sa quale partito).
Perché non dotare i nostri figli di una diavoleria di queste? (E’ solo un sito a caso che si occupa di microtelecamere: non faccio pubblicità)
Penso alle scuole, dove i bambini trascorrono tante ore e dove chi agisce con loro può farne di tutti i colori – in senso negativo – contando sul fatto che gli autistici non sanno raccontaare.
P.S. E’ possibile usare diavolerie del genere anche per vedere qant’è brava una determinata maestra, mica solo con fini bellici!!!!!!!!!
PEPPE LIGUORI
Tags: AUTISM, autismo, autistic, autistico, bullismo, disintegrazione scolastica, microtelecamera, microtelecamere, scuola
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Posted by Autismo Incazziamoci on 30th April 2010
I bambini sono esposti sin dalla più tenera età ad esperienze di socializzazione.
“Nei contesti di cooperazione, i bambini giungono a costruire spontaneamente, attraverso una serie di aggiustamenti o di una esplicita negoziazione, sia delle regole relative ad aspetti più o meno specifici dei loro giochi (ad esempio riguardo all’ordine in cui cominciare, o al come assegnare i ruoli in un gioco di gruppo), sia dei principi generali di giustizia, fino a capire la necessità di trattare gli altri come essi vorrebbero essere trattati – spiega Martin Hoffman, docente di Psicologia alla New York University nel saggio “
Empatia e sviluppo morale” (il Mulino). I giochi cooperativi ideati dagli adulti a scopo pedagogico si basano proprio su questo principio:
“tu capisci che l’altro è come te e che in qualche modo devi collaborare con lui”.
I bambini sono attratti dalle nuove tecnologie al pari o anche più degli adulti. Alcune tecnologie collaborative hanno mostrato buone potenzialità nel favorire l’apprendimento di competenze sociali in bambini e ragazzi con sviluppo tipico o con autismo. In questo ambito di ricerca si inserisce il progetto europeo triennale “COSPATIAL”, coordinato dalla Fondazione Bruno Kessler (FBK) di Trento, con l’obiettivo di sviluppare una struttura di lavoro basata sui rapporti tra il modello teorico della Terapia Cognitivo-Comportamentale o “CBT” (che assume reciprocità tra il modo in cui l’individuo pensa, sente ed agisce in contesti sociali) e le funzionalità delle nuove tecnologie collaborative.
In particolare, il progetto COSPATIAL, avviato da circa un anno, indaga due tipi di tecnologie: Ambienti Collaborativi Virtuali e Superfici Attive Condivise. <>. Questi sistemi sono in genere costituiti da ampie superfici posizionate orizzontalmente (dispositivi da tavolo) o verticalmente (dispositivi a muro) sulle quali appaiono o sono proiettate delle interfacce appositamente progettate.
Nel primo anno sono stati messi a punto diversi “design concept” e tre prototipi che nei prossimi mesi saranno valutati in studi pilota. “Join-in” è un sistema ideato per bambini autistici che riprende lo schema classico dell’approccio CBT: una prima fase dedicata all’apprendimento di un problema di socialità mediante fumetti a scelta libera, seguita da un momento di gioco in cui due bambini (o un bambino e un terapista) sperimentano una situazione analoga quella descritta nella storia iniziale. Sono stati realizzati due scenari: raccogliere le mele con cesto troppo pesante per essere spostato individualmente ed un ambiente di fantascienza.
“SonicDraw” è un sistema basato sull’apprendimento per imitazione, in cui un terapista cerca di coinvolgere il bambino in un’attività di imitazione multimodale (attraverso gesti, suoni e colori) controllando l’alternanza dei turni e le modalità combinate (solo gesti, solo colori, gesti e colori ma senza suoni e così via). Il gioco, partendo dalla semplice imitazione, può evolvere in un dialogo costruito con suoni, colori e gestualità. A differenza di Join-In che è un esempio di sistema “a compito chiuso”, SonicDraw permette al terapista di sperimentare diverse attività.
“ConceptMaps” utilizza le mappe concettuali, rappresentazioni grafiche della conoscenza, molto usate nella scuola sia per valutare il grado di comprensione degli studenti, sia come modalità di presentazione delle informazioni: i cerchi rappresentano i concetti, mentre gli archi indicano le relazioni tra essi. Il prototipo consente la costruzione e la manipolazione di una mappa concettuale da parte di quattro studenti, ognuno dei quali può creare nodi e connetterli (mediante archi di relazione, con i nodi creati dagli altri), visualizzando al contempo il contributo di ogni studente attraverso un colore. ConceptMaps è un primo tentativo di “interpretare” i presupposti del modello CBT in ambito educativo anziché terapeutico in quanto permette di fare la mappa e successivamente di riflettere su come la mappa è stata costruita.
Il programma di ricerca “COSPATIAL” che si articolerà nei prossimi due anni, prevede anche la partecipazione delle Università di Nottingham (UK) e Birmingham (UK) che si stanno dedicando ad applicazioni basate sulla realtà virtuale; mentre gruppi di ricerca alle Università di Haifa (Israele) e Bar Ilan (Israele) approfondiranno la sperimentazione in ambito clinico. La validazione del progetto comporta infine la verifica delle competenze sociali acquisite mediante le tecnologie anche in compiti precisi del mondo reale.
Tags: AUTISM, autismo, autistic, autistico, cospatial, FBK, Fondazione Bruno Kessler (FBK) di Trento, sonic draw, tecnologia, Università di Bar Ilan, Università di Birmingham, Università di Haifa, università di Nottingham
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Posted by valeriog29 on 13th February 2010
TRADOTTO DA ELENA CORONA DA IRISHTIMES.COM
L’Iphone è pronto per diventare uno strumento di comunicazione per bambini con autismo, con una nuova applicazione – attualmente in fase di test. L’applicazione, che è in corso di sviluppo col nome “Grace”, è frutto dell’ingegno di Lisa Dominican, un genitore di due bambini con autismo.
E’ stata ispirata dalla campagna di marketing O2 per l’Iphone.
Prima del lancio dell’apparecchio nel 2008, l’operatore mobile fece pubblicità sugli autobus di Dublino. Mrs Dominican notò gli annunci pubblicitari e si rese conto del potenziale del telefono come un’alternativa ai libri del Pecs usati da sua figlia Grace di 10 anni.
” Si devono costantemente rimpiazzare carte imprecise e farne di nuove” dice Mrs Dominican ” con l’IPhone lo schermo assomiglia a un libro del Pecs. Va bene per un bambino di 3-4 anni andare in giro con un libro del Pecs ma non per uno di 10-12 anni“.
I PECS sono molto importanti per i bambini, sono la loro voce. I libri sono vistosi, mentre l’IPhone è discreto ed è sempre là.
L’idea è sostenuta da O2 Irlanda , che ha fornito le apparecchiature per lo sviluppo e la fase di test dell’applicazione. La rete mobile è già coinvolta con Irish autism action ed è stato attraverso questo contatto che Mrs Dominican ha ottenuto sostegno da O2.
Mrs Dominican si è messa in contatto con Steven Troughton-Smith, uno sviluppatore di software per IPhone che ha creato un buon numero di applicazioni fra le più vendute. Mr. Troughton-Smith, uno studente della Università di Dublino, ha preso in considerazione ciò che Mrs Dominican voleva e lo ha trasformato in una versione funzionante di “Grace”. Ha sviluppato l’applicazione in modo che sembri un libro del Pecs. Così, invece di portare in giro un libro, i bambini più grandi possono usare l’Iphone per scegliere fra un gruppo di immagini e sistemarle su una striscia di velcro virtuale.
La figlia di Mrs Dominican, Grace, è talmente a suo agio con la tecnologia che aggiunge le proprie foto alla biblioteca dell’applicazione usando la macchina fotografica dell’Iphone. Si sta sottoponendo l’applicazione a prove su 5 apparecchi per vedere se altri bambini, genitori o insegnanti possono usarla facilmente. Una volta che il test sarà completato, sarà presentata nell’ IPhone App Store.
Tags: 02 Ireland, autismo, autistico, Grace, Iphone, Lisa Dominican, O2, Steven Troughton-Smith
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Posted by Autismo Incazziamoci on 9th January 2010
COPIO-INCOLLO DA SOPHIA.IT
E’ stato presentato nei giorni scorsi all’Università della Valle d’Aosta il progetto di ricerca Iromec (Interactive Robotic social Mediators as Companions). L’iniziativa, giunta alla fase conclusiva, è finalizzata alla realizzazione di un robot in grado di aiutare i bambini disabili nelle attività ludiche.
Al progetto hanno partecipato professionalità di nove paesi europei per tre anni consecutivi, con un finanziamento europeo di circa tre milioni di euro (260.000 solo per l’equipe di ricerca dell’ateneo valdostano). Il robot, attraverso alcuni scenari di gioco, permette ai bambini con disabilità (soprattutto affetti da autismo, disabilità motoria severa e ritardo mentale medio) di giocare con i coetanei, favorendo anche lo sviluppo cognitivo e il miglioramento delle competenze emotive e relazionali.
“Una delle piattaforme realizzate – ha spiegato Serenella Besio, professore associato di Pedagogia speciale dell’Ateneo – è di proprietà dell’Università della Valle d’Aosta e sarà utilizzata, a partire dal prossimo anno, per nuovi progetti di ricerca anche sul territorio valdostano”.
Per l’Italia, oltre all’ateneo della Valle d’Aosta, ha preso parte al progetto anche l’Università di Siena. I due centri accademici hanno fornito esperti e tecnici con elevate competenze ed
esperienze nei diversi ambiti disciplinari, quali pedagogia, psicologia, ICT e robotica, in grado di condividere l’importante know how tecnologico e metodologico derivante dai precedenti progetti di ricerca su riabilitazione e robotica.
Link all’articolo:
Progetto IROMEC (Interactive RObotic social MEdiators as Companions)
Tags: autismo, autistico, ICT, Interactive Robotic social Mediators as Companions, IROMEC, pedagogia, psicologia, robotica., Serenella Besio, Università della Valle d'Aosta, Università di Siena, Valle d'Aosta
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Posted by Autismo Incazziamoci on 15th September 2009
La T-shirt LENAbaby per l’autismo è l’ultima trovata della fondazione LENA che riduce i tempi di attesa di diagnosi e viene incontro alle esigenze delle famiglie più bisognose. In due settimane arriva il responso medico basato su una serie di registrazioni effettuate attraverso la maglietta che capta i vocalizzi dei bambini piccoli, anche di due anni soltanto che la indossano. Secondo l’Università di St. Louis la media di rilevazione dell’autismo è quasi sei anni, ma con le nuove tecnologie si può scoprire molto prima e così si possono aiutare e seguire i bambini in modo tempestivo. La maglietta capisce se il bambino è autistico con una precisione del 91% anche se emette solo versi o piccoli suoni.
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Posted by Autismo Incazziamoci on 8th May 2009

ROMA
Alpaca, acronimo di “Alternative Literacy with Pda and Augmentative Communication for Autism”, è uno strumento diretto ai bambini con disturbi pervasivi dello sviluppo, come l’autismo, che sfutta la multimedialità per implementare i vantaggi della comunicazione visiva adottata nel trattamento dei piccoli.
Il sistema impiega una soluzione che coinvolge tatto, vista e udito in un apposito software su palmare che, tramite il touch screen, gestisce una serie di immagini e tracce audio ritagliate sulle esigenze del singolo bambino.
I supporti visivi favoriscono la comparsa delle abilità di linguaggio e comunicazione nei bambini molto piccoli con disturbi pervasivi dello sviluppo e consentono ai bambini che non sviluppano il linguaggio verbale di poter disporre di un sistema di comunicazione alternativo.
In genere, la comunicazione visiva avviene avvalendosi di supporti cartacei, non sempre pratici in tutti i contesti di vita quotidiana. Per ovviare si è pensato ai comunicatori multimediali palmari che attivano un menù dal quale può essere scelto un gran numero di supporti visivi (foto, parole, simboli, frasi) associati a espressioni vocali che consentono l’uso di un sistema lessicale e grammaticale adeguato al livello di sviluppo di ciascun bambino. I software e le immagini del progetto sono stati sperimentati per sei mesi al Centro per i Disturbi Pervasivi dello Sviluppo, dell’Azienda Ospedaliera Brotzu di Cagliari.
Il sistema è adottato come ausilio tecnologico anche da alcune Asl della Sardegna e in sette mesi sono stati personalizzati e distribuiti 12 apparecchi completi.
copiato e incollato da
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=5325&ID_sezione=&sezione=
SITO DI RIFERIMENTO DI ALPACA
Tags: alternativa, aumentativa, autismo, autistico, comunicazione, pecs, tecnologia
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Posted by Autismo Incazziamoci on 8th May 2009
copio e incollo da
http://www.corriere.it/salute/08_agosto_20/autismo_robot_face_espressioni_sperimentazione_0db19dce-6eaf-11dd-bf8a-00144f02aabc.shtml
PISA - Si chiama «Face», come volto in inglese, ma il nome nasconde un acronimo, ovvero una parola le cui iniziali hanno un altro significato. In questo caso «Facial automaton for conveyng emotions» (automa facciale per trasmettere emozioni). Face è un androide biomimetico, ovvero un robot dalle sembianze antropomorfe realizzato per interagire con gli umani. E’ stato realizzato dall’Università di Pisa (Centro di ricerca Enrico Piaggio) per aiutare i bambini autistici a migliorare la comunicazione. Il progetto, al quale collaborano anche l’Istituto per la neuropsichiatria Stella Maris di Tirrenia (Pisa) e l’Accademia delle belle arti di Carrara, avrà due anni di sperimentazione e poi continuerà in un laboratorio allestito nell’Istituto per la neuropsichiatria.
PER ORA E’ SOLO UN VOLTO - Per ora Face è solo un volto, ma il progetto prevede anche di realizzare un robot umanoide completo, capace di una buona interazione. L’umanoide ha una pelle artificiale sensorizzata che «capisce» le informazioni tattili e il movimento ed è attrezzato con un sistema visivo artificiale per capire l’espressione facciale del soggetto e adeguarvisi. In altre parole Face riesce a riprodurre sei espressioni base: dal triste al felice, dall’arrabbiato all’impaurito. Il paziente indossa una maglietta con alcuni sensori che registrano in tempo reale i segnali comportamentali e fisiologici: la frequenza cardiaca, quella respiratoria e la risposta elettrodermica. Linguaggio, se pur non verbale, che il robot interpreta. «I bambini autistici – spiega Danilo De Rossi, professore ordinario al dipartimento di Ingegneria dell’Informazione all’università di Pisa – riescono a interagire meglio con le macchine che con gli uomini. L’introduzione di un androide crea dunque una situazione ambigua capace di stimolare la curiosità del bimbo che, se da un lato percepisce di trovarsi di fronte ad una macchina, dall’altro ne individua la forma umana».
NON SOLO PER L’AUTISMO - La prima sperimentazione, su una ventina di bambini, è stata positiva. «Ma ancora è presto per poter tracciare un bilancio – avverte De Rossi – perché i casi trattati sono ancora minimi». Face non sarà importante solo per studiare l’autismo, ma potrebbe aiutare medici e neuro scienziati a capire altri disturbi della comunicazione. Spiega Giovanni Pioggia, docente di Modelli di sistemi fisiologici all’Università di Pisa: «L’autismo sembra esemplificare il fenotipo clinico dei disordini dei sistemi cognitivi e neurali della socializzazione. La ricerca con Face ha dunque un’estrema rilevanza, in quanto fornisce una prospettiva complementare della cognizione sociale. Secondo molti studi attraverso l’autismo potremo maggiormente indagare lo sviluppo della cognizione sociale e viceversa».
ATTIVITA’ «DIDATTICA» - L’uso dei robot può avere inoltre dei benefici in alcuni soggetti. «Anche se l’essere umano è il migliore modello per il comportamento sociale, tuttavia il comportamento umano è sottile, elaborato e ampiamente e non può essere previsto – continua Pioggia -. I soggetti affetti da autismo focalizzano la loro attenzione su singoli dettagli, mentre l’interazione con un robot consente ad un soggetto di concentrarsi sul limitato, riproducibile e modulabile, numero di modalità di comunicazione del robot. Inoltre, mentre lo stress dell’imparare da un insegnante può risultare eccessivo, l’interazione con un robot riduce la pressione permettendo al paziente di imparare meglio dall’ambiente».
Marco Gasperetti.
mgasperetti@corriere.it
20 agosto 2008(ultima modifica: 21 agosto 2008)
Tags: autismo, autistico, emozioni, espressione, faccia, FACE, robot
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