Ricordo che quand’ero piccolo andavo periodicamente dell’otorino per farmi sturare le orecchie: ero soggetto al “tappo di cerume”. L’otorino si chiamava – di cognome – Farina. Prendeva un siringone enorme pieno di acqua calda e mi faceva il lavaggio dei padiglioni. Prima credevo di sentirci, ma dopo il lavaggio era come se qualcuno avesse improvvisamente alzato il volume. I rumori diventavano assordanti.
Gli anni sono passati: sembra incredibile, ma a settembre ne faccio quaranta.
Giovedì mattina ero a scuola e – improvvisamente – non ci ho più sentito. Per fortuna ero con il mio alunno Asperger, in classe: il mio compito maggiore, quando sono in classe con lui, è di ricordargli di stare attento, di seguire, di scrivere quando gli altri scrivono: perciò ho lavorato di mimica e di non-verbale, nel silenzio più assoluto.
Nei giorni successivi, e fino ad oggi, ho vagato come un pesce in un mondo che non conoscevo più. Mia moglie mi parlava e non la sentivo, mio figlio giocava intorno a me, mi camminava quasi addosso e non me ne accorgevo.
Tutt’ora, ho messo delle gocce per “sciogliere il tappo di cerume”, ma ho recuperato pochissimo udito. Adesso sento – in lontananza – mia moglie che dice qualcosa a mio figlio, ma capisco una parola sì e sei no.
Diventare improvvisamente sordi è un disturbo sensoriale limitato, ma abbastanza forte da farti capire – per sommi capi – le sensazioni che può provare un soggetto autistico.
Venerdì e Sabato c’è stato un importantissimo convegno a Novara sull’autismo, dove hanno parlato importanti relatori internazionali (Olga Bogdashina e Michael Powers) ma anche italiani.
Ebbene: io ero l’unico in tutta la sala ad avere sempre le cuffie, anche quando parlavano i relatori italiani. Ho tentato di ascoltare solo Maurizio Arduino, all’inizio, senza cuffie, ma dopo un po’ ho capito come usarle (me l’ha spiegato, a gesti, una ragazza che fa il servizio civile all’ANGSA) e non ne ho più fatto a meno.
Come sembravo, imperterrito con le cuffie sulle orecchie, mentre parlavano gli italiani? Sicuramente bizzarro: come i programmatori autistici della Microsoft di cui parla Paul Collins in Nè giusto nè sbagliato (che – durante una conferenza – guardano la sua immagine nel video del pc, invece che dal vivo).
Ancora: nella due-giorni Novarese ho incontrato varie persone che – più o meno – hanno tentato di parlarmi. Sono riuscito a scambiare quattro chiacchiere con un omone “abista“, ma mi sono dovuto mettere molto vicino a lui (sopportando un forte “profumo” di pipa: disturbo sensoriale dell’olfatto), ma per il resto il 90% delle parole che mi rivolgevano erano movimenti delle labbra che dovevo interpretare.
Da qui è venuta una chiusura autistica non indifferente: ho dato confidenza solo a mia moglie, che conosceva il problema; per il resto sono stato quasi taciturno con la presidentessa di ANGSA , enigmatico con l’educatrice esperta in autismo (moglie di un allievo di Theo Peeters) che mi ha detto cosa pensava del convegno, molto poco comunicativo con Gloria Bullo e Andrea Bisognin.
Ho parlato il meno indispensabile con tutti e – se vedevo che qualcuno mi fissava – mi giravo dall’altra parte, evitando lo sguardo.
Tutti segni di autismo.
E anche ora che, nonostante le gocce, la sordità non mi è passata, mi trovo molto a mio agio davanti al computer (questo succede di solito, normalmente, ma oggi la sensazione è più forte), ma nei rapporti interpersonali (anche con mio figlio e mia moglie) è come se dovessi nuotare controcorrente: non solo capisco a fatica quando mi si rivolgono e quando mi chiamano, ma non riesco nemmeno a comprendere gli stati d’animo. Mia moglie – ad esempio – si arrabbia ed urla… ed io penso che mi abbia semplicemente detto qualcosa su cosa mangiamo stasera o sulla spazzatura da buttare.
La cosa che mi consola è che – fortunatamente – sono ad alto funzionamento. Soprattutto, invece che dall’oculista di Bologna, mi basta andare dall’otorino di Lonate Pozzolo.
Gianni Papa