MOBBING (TORNANDO AL LAVORO)

Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza molto grave: mobbing in seguito a congedo straordinario retribuito per figlio disabile. Le associazioni sono pregate di farsi sentire: fornirò l’email di Elisa a chiunque volesse aiutarla (G.P.)

Dopo aver usufruito del congedo straordinario per genitori di figli con handicap grave (l. 104), l’azienda per cui lavoro mi fa terrorismo psicologico al fine di farmi dimettere. Sono già stata convocata per ben 2 volte per sentirmi dire che con la crisi la situazione è difficile, che in ufficio sono già in troppi, che non sanno dove collocarmi, che la ragazza che hanno assunto per sostituirmi ormai ha imparato il lavoro, all’azienda va bene e quindi HA PIU’ DIRITTO DI ME a essere inserita. Sono stanca, incazzata, demoralizzata. Io ho usufruito di un diritto che la legge mi concede, ho passato 2 anni a seguire il mio bambino, ad accompagnarlo, fare attività con lui, ho girato ospedali e dottori (il più delle volte per nulla) e ora devo sentirmi trattata così? Capirei se a causa della crisi avessero dovuto sopprimere la mia mansione, ma sentirmi dire che devo sloggiare perchè deve rimanere una persona che hanno assunto per rimpiazzarmi, mi fa veramente imbestialire. Ho due figli , di cui uno autistico, un mutuo da pagare, la retta dell’asilo nido dell’altra mia figlia che ci stritola, mio marito è libero professionista e con i tempi che corrono le cose gli vanno parecchio male, tanto che – molto spesso –  il mio stipendio è la nostra unica fonte si sopravvivenza. Non so cosa fare, non so cosa pensare, ma i nostri diritti non dovrebbero essere garantiti? Che senso ha darci delle agevolazioni come quelle della legge 104 se poi c’è qualcuno che ce le fa pagare a caro prezzo?

ELISA

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ORGANICO RIMODULATO, BAMBINO DISCRIMINATO

la disintegrazione scolastica

Siamo i genitori di un bambino Asperger di 5 anni. Quest’anno gli è stato letteralmente impedito di andare a scuola.
Dopo il primo disastroso anno di asilo presso privati, lo iscriviamo in una scuola pubblica statale, con richiesta di sostegno e relativa certificazione.
A settembre, a pochi giorni dall’inizio della scuola, sorpresa: lo vogliono mettere un anno indietro (la pretestuosa motivazione è che nella diagnosi non c’è scritto che debba necessariamente frequentare con coetanei SIC). Ci rifiutiamo, rinunciamo al posto e tentiamo di far avviare un’ispezione da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale (tentiamo, perché a mesi di distanza siamo ancora in alto mare).
Nel frattempo, ci rivolgiamo alla Scuola dell’Infanzia Comunale. Ce lo diano loro un posto a scuola. A gennaio il bambino viene iscritto in una scuola comunale. Ci dicono però che l’insegnante di sostegno ancora non è stato nominato (questione di settimane, ci assicurano) e ci invitano a far comunque iniziare la frequenza.
Non ci fidiamo e ci impuntiamo: il bambino non entrerà a scuola fintanto che non avrà l’insegnante di sostegno (oltre tutto, loro stessi parlavano di tempi brevi per la nomina).
Da gennaio ad aprile sollecitiamo la scuola e il Comune. Ieri la risposta ufficiale: l’insegnante ormai non si può nominare (ma noi è da dicembre che l’abbiamo richiesto!), quindi la scuola deve “rimodulare l’organico già a disposizione”. Tradotto: riciclare le insegnanti già assegnate ad altri bambini, sfruttandole nelle ore inoccupate (es. quando il bambino cui sono assegnate è in terapia); in pratica nostro figlio avrebbe 3 insegnanti diverse variamente distribuite nell’arco di 4 giorni (il venerdì rimarebbe comunque scoperto). E’ accettabile? E, soprattutto, ma è legale?

La Scuola dovrebbe considerarsi un pò più di un dozzinale baby-parking, no?

PASQUINA

La scuola e l’autismo: il silenzio delle Istituzioni

Padova, Italia

PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE LA LETTERA DI UNA MAMMA PADOVANA ALLE ISTITUZIONI (SINDACO E ASSESSORE ALL’ISTRUZIONE) SUL PROBLEMA DELLA SCOLARIZZAZIONE DI UN BAMBINO CON AUTISMO E SUL “BALLETTO” DELLE FIGURE DI RIFERIMENTO.
LA LETTERA E’ ANCORA SENZA RISPOSTA, SEBBENE SIA STATA INVIATA GIA’ DA MOLTI GIORNI. (G.P.)

Gentilissimi Sindaco e gentilissimo assessore all’Istruzione Dott. Piron (comune di Padova),

sono una mamma di un bimbo di 3 anni affetto da sindrome autistica (la sua diagnosi certificata è: Disturbo Generalizzato dello sviluppo), iscritto al primo anno di scuola materna (Madonna di Lourdes – 1° plesso).

La Dottoressa Onestini, supervisore delle situazioni di disabilità  e disagio culturale degli asili nido e materne del comune di Padova, conosce me e mio figlio e già con Lei ho potuto riflettere e confrontarmi un poco sulla situazione attuale di Enea a scuola, ma io sento il DOVERE di approfondire la riflessione e allargarla all’ Istituzione Scolastica perchè va al di là delle persone capaci che ho fino ad ora incontrato.

Ho saputo in data 28 agosto 2009 che il giorno 1 settembre mio figlio avrebbe iniziato il suo percorso educativo/formativo alla scuola materna essendogli state assegnate due figure (di diversa formazione: un operatore dell’ASL e un’insegnante di sostegno) che si alternerebbero una al mattino e una al pomeriggio per accompagnarlo nel suo percorso scolastico.

Delle due figure ho potuto sapere poco: dell’ operatore dell’ASL non mi è stato possibile sapere nulla perchè sconosciuta, mentre ho potuto incontrare l’ insegnante di sostegno ed ho saputo che è al suo terzo anno di esperienza con la disabilità e alla sua prima esperienza con un bambino autistico. E già sappiamo che – quasi sicuramente – il prossimo anno non verrà reincaricata di seguire mio figlio per scadenza del contratto.

Premetto che questa lettera non fa alcun riferimento alle persone specifiche incaricate di seguire il mio bambino, non le conosco e le mie considerazioni partono prima della loro conoscenza perchè sono questioni di principio che trascendono le persone fisiche.
In questi giorni ho riflettuto incessantemente su ciò che aspetterà mio figlio fin dalla partenza del suo anno scolastico e non ho potuto far altro che veder accrescere le mie preoccupazione man mano che procedevo coi pensieri.

Ho letto le “Linee guida per l’ integrazione scolastica degli alunni con disabilità” rilasciate dal Ministero dell’ Istruzione proprio lo scorso agosto, ho come riferimento personale un intervento illuminato del compianto esperto di autismo Enrico Micheli presentato ad un convegno dal titolo Autismo ed Educazione il ruolo della Scuola del 2005 tenutosi a Bologna (l’intervento di Micheli vale la pena di essere visto: potete trovarlo a questo link ) e non posso non provare rabbia e delusione per quanto la Scuola oggi, e sicuramente in futuro, può offrire a mio figlio.

La scuola non è preparata a garantire il DIRITTO di mio figlio ad un’ educazione adeguata alle sue esigenze specifiche e speciali perchè non ha la formazione, le competenze, gli strumenti e l’ organizzazione che potrebbero assicurargliela. Lo dico con il massimo rispetto possibile per tutte le persone che lavorano con zelo e dedizione all’ oneroso compito dell’ EDUCAZIONE dei nostri figli, ma è un dato di fatto.

Lo scorso anno mio figlio ha frequentato l’ Asilo Nido “Sacra Famiglia” nonchè il Centro Estivo che ne ha fatto seguito (per questo invio in copia anche alla assistente sociale, Dott.ssa Boldrin) ed è stata un’ esperienza positiva perchè  ha potuto contare su un’ unica figura di riferimento, di grande esperienza, professionalità e buonsenso, a tempo pieno per tutto l’ anno scolastico e perchè al centro estivo si è scelta una persona che già lo conosceva, per quanto poco, e che ha potuto fare un passaggio di consegne con l’ insegnante che lo aveva seguito fino a giugno.

L’ educazione di mio figlio (che condizionerà il suo futuro e la sua possibilità di recuperare i gravi deficit che la patologia gli impone) però non può essere lasciata al caso, alla buona volontà dei singoli, alla mia possibilità di essere costantemente presente lungo il percorso, o alla mia disponibilità economica di poter o meno pagare professionisti dell’ A.B.A. (Applied Behaviour Analisys) che possano andare a scuola a formare il personale scolastico che segue mio figlio, ma deve essere frutto di un’ attenta programmazione, di una specifica preparazione (tutto pensato sulle esigenze del bambino) e di un’ attenta e costante verifica da parte della Scuola, certamente in continua collaborazione con la famiglia e le strutture sanitarie che hanno in carico il bambino disabile.

Non so se quest’ anno riusciremo a trovare la soluzione più accettabile per rispondere alle esigenze del bambino (perché quella attuale non lo è ed è mia intenzione fare ciò che posso per cambiarla) ma spero che si possa riflettere sul PROBLEMA “scuola e autismo” in modo che il futuro sia più accogliente per i nostri figli affetti da questa drammatica patologia. Altrimenti ci ritroveremo ogni anno a dover lottare affinchè sia garantito un elementare diritto di un bambino.

E’ accettabile da me genitore che mio figlio affetto da autismo, con un grave deficit nelle capacità di relazione, sia costretto all’ immane sforzo di doversi relazionare con due figure, nessuna delle quali sarà una presenza costante per tutto il tempo in cui mio figlio sarà presente a scuola?
Posso accettarlo ben sapendo che attualmente la sua capacità di apprendere è totalmente condizionata dall’ intermediazione della figura di riferimento e che tale figura riesce ad assumere questo ruolo solo dopo un lungo lavoro di reciproca conoscenza, accettazione e fiducia?
E’ accettabile da me genitore di un bambino autistico con difficili comportamenti da gestire, che la sua Educazione sia responsabilità di persone che, per quanto volenterose e capaci, non hanno gli strumenti necessari per affrontare e risolvere le diverse situazioni complicate cui inevitabilmente incorreranno, nè hanno il tempo sufficiente per acquisire tali strumenti qualora avessero il desiderio e la disponibilità di impararli?

Concludo con un’ ultima domanda: la Scuola vuole essere pronta ad accogliere i nostri figli affetti da autismo (patologia che differisce enormemente dalle altre) in modo da garantirgli il loro diritto all’ Educazione? Se sì, c’è molto di cui discutere…

Ringrazio sinceramente per l’attenzione!

Vi saluto molto cordialmente, in attesa di vedere una Scuola all’ altezza di ricevere i nostri figli autistici…

Gloria Bullo

La scuola e l'autismo: il silenzio delle Istituzioni

Padova, Italia

PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE LA LETTERA DI UNA MAMMA PADOVANA ALLE ISTITUZIONI (SINDACO E ASSESSORE ALL’ISTRUZIONE) SUL PROBLEMA DELLA SCOLARIZZAZIONE DI UN BAMBINO CON AUTISMO E SUL “BALLETTO” DELLE FIGURE DI RIFERIMENTO.
LA LETTERA E’ ANCORA SENZA RISPOSTA, SEBBENE SIA STATA INVIATA GIA’ DA MOLTI GIORNI. (G.P.)

Gentilissimi Sindaco e gentilissimo assessore all’Istruzione Dott. Piron (comune di Padova),

sono una mamma di un bimbo di 3 anni affetto da sindrome autistica (la sua diagnosi certificata è: Disturbo Generalizzato dello sviluppo), iscritto al primo anno di scuola materna (Madonna di Lourdes – 1° plesso).

La Dottoressa Onestini, supervisore delle situazioni di disabilità  e disagio culturale degli asili nido e materne del comune di Padova, conosce me e mio figlio e già con Lei ho potuto riflettere e confrontarmi un poco sulla situazione attuale di Enea a scuola, ma io sento il DOVERE di approfondire la riflessione e allargarla all’ Istituzione Scolastica perchè va al di là delle persone capaci che ho fino ad ora incontrato.

Ho saputo in data 28 agosto 2009 che il giorno 1 settembre mio figlio avrebbe iniziato il suo percorso educativo/formativo alla scuola materna essendogli state assegnate due figure (di diversa formazione: un operatore dell’ASL e un’insegnante di sostegno) che si alternerebbero una al mattino e una al pomeriggio per accompagnarlo nel suo percorso scolastico.

Delle due figure ho potuto sapere poco: dell’ operatore dell’ASL non mi è stato possibile sapere nulla perchè sconosciuta, mentre ho potuto incontrare l’ insegnante di sostegno ed ho saputo che è al suo terzo anno di esperienza con la disabilità e alla sua prima esperienza con un bambino autistico. E già sappiamo che – quasi sicuramente – il prossimo anno non verrà reincaricata di seguire mio figlio per scadenza del contratto.

Premetto che questa lettera non fa alcun riferimento alle persone specifiche incaricate di seguire il mio bambino, non le conosco e le mie considerazioni partono prima della loro conoscenza perchè sono questioni di principio che trascendono le persone fisiche.
In questi giorni ho riflettuto incessantemente su ciò che aspetterà mio figlio fin dalla partenza del suo anno scolastico e non ho potuto far altro che veder accrescere le mie preoccupazione man mano che procedevo coi pensieri.

Ho letto le “Linee guida per l’ integrazione scolastica degli alunni con disabilità” rilasciate dal Ministero dell’ Istruzione proprio lo scorso agosto, ho come riferimento personale un intervento illuminato del compianto esperto di autismo Enrico Micheli presentato ad un convegno dal titolo Autismo ed Educazione il ruolo della Scuola del 2005 tenutosi a Bologna (l’intervento di Micheli vale la pena di essere visto: potete trovarlo a questo link ) e non posso non provare rabbia e delusione per quanto la Scuola oggi, e sicuramente in futuro, può offrire a mio figlio.

La scuola non è preparata a garantire il DIRITTO di mio figlio ad un’ educazione adeguata alle sue esigenze specifiche e speciali perchè non ha la formazione, le competenze, gli strumenti e l’ organizzazione che potrebbero assicurargliela. Lo dico con il massimo rispetto possibile per tutte le persone che lavorano con zelo e dedizione all’ oneroso compito dell’ EDUCAZIONE dei nostri figli, ma è un dato di fatto.

Lo scorso anno mio figlio ha frequentato l’ Asilo Nido “Sacra Famiglia” nonchè il Centro Estivo che ne ha fatto seguito (per questo invio in copia anche alla assistente sociale, Dott.ssa Boldrin) ed è stata un’ esperienza positiva perchè  ha potuto contare su un’ unica figura di riferimento, di grande esperienza, professionalità e buonsenso, a tempo pieno per tutto l’ anno scolastico e perchè al centro estivo si è scelta una persona che già lo conosceva, per quanto poco, e che ha potuto fare un passaggio di consegne con l’ insegnante che lo aveva seguito fino a giugno.

L’ educazione di mio figlio (che condizionerà il suo futuro e la sua possibilità di recuperare i gravi deficit che la patologia gli impone) però non può essere lasciata al caso, alla buona volontà dei singoli, alla mia possibilità di essere costantemente presente lungo il percorso, o alla mia disponibilità economica di poter o meno pagare professionisti dell’ A.B.A. (Applied Behaviour Analisys) che possano andare a scuola a formare il personale scolastico che segue mio figlio, ma deve essere frutto di un’ attenta programmazione, di una specifica preparazione (tutto pensato sulle esigenze del bambino) e di un’ attenta e costante verifica da parte della Scuola, certamente in continua collaborazione con la famiglia e le strutture sanitarie che hanno in carico il bambino disabile.

Non so se quest’ anno riusciremo a trovare la soluzione più accettabile per rispondere alle esigenze del bambino (perché quella attuale non lo è ed è mia intenzione fare ciò che posso per cambiarla) ma spero che si possa riflettere sul PROBLEMA “scuola e autismo” in modo che il futuro sia più accogliente per i nostri figli affetti da questa drammatica patologia. Altrimenti ci ritroveremo ogni anno a dover lottare affinchè sia garantito un elementare diritto di un bambino.

E’ accettabile da me genitore che mio figlio affetto da autismo, con un grave deficit nelle capacità di relazione, sia costretto all’ immane sforzo di doversi relazionare con due figure, nessuna delle quali sarà una presenza costante per tutto il tempo in cui mio figlio sarà presente a scuola?
Posso accettarlo ben sapendo che attualmente la sua capacità di apprendere è totalmente condizionata dall’ intermediazione della figura di riferimento e che tale figura riesce ad assumere questo ruolo solo dopo un lungo lavoro di reciproca conoscenza, accettazione e fiducia?
E’ accettabile da me genitore di un bambino autistico con difficili comportamenti da gestire, che la sua Educazione sia responsabilità di persone che, per quanto volenterose e capaci, non hanno gli strumenti necessari per affrontare e risolvere le diverse situazioni complicate cui inevitabilmente incorreranno, nè hanno il tempo sufficiente per acquisire tali strumenti qualora avessero il desiderio e la disponibilità di impararli?

Concludo con un’ ultima domanda: la Scuola vuole essere pronta ad accogliere i nostri figli affetti da autismo (patologia che differisce enormemente dalle altre) in modo da garantirgli il loro diritto all’ Educazione? Se sì, c’è molto di cui discutere…

Ringrazio sinceramente per l’attenzione!

Vi saluto molto cordialmente, in attesa di vedere una Scuola all’ altezza di ricevere i nostri figli autistici…

Gloria Bullo

LA PSICOLOGA DELL'ASILO NIDO

accetta

Quando mio figlio cominciò ad andare all’asilo nido del paese dove abitiamo, mia moglie prese un mese di astensione facoltativa, per fare l’inserimento.

L’inserimento sembrava andare benissimo, ma lei era sempre più nervosa. “E’ vero che non piange quando vado via” diceva “Ma non mi guarda nemmeno: è come se non esistessi. Forse gli piace talmente l’ambiente che non gli importa se io vado via”.

Nostro figlio, invece, era autistico, ma non lo sapevamo ancora.

Quando mia moglie riprese a lavorare, il primo di Ottobre, il bambino pianse per la prima volta. Un pianto disperato, esagerato, quasi da comportamento-problema.

L’educatrice che si occupava di lui disse: “Signora, lui si è reso conto che la madre ha ripreso a lavorare e ha percepito che la madre non è serena”.

Man mano che passava il tempo, diventava sempre più chiaro che c’era qualcosa che non andava. Lo portammo da un rinomato medico di Varese, ma era uno inesperto della patologia: ci disse che dovevamo aspettare, che doveva osservarlo, che dovevamo continuare a mandarlo al nido (magari riducendo l’orario).

Alla fine, le maestre si arresero all’evidenza. In nostro figlio qualcosa non andava.

In un colloquio ci dissero di farlo vedere da un medico, ma soprattutto di chiedere un colloquio con la loro psicologa, che era tanto brava e avrebbe potuto aiutarci.

Mia moglie chiese il colloquio con la psicologa. Io non ci andai primo perché coincideva con il mio orario di lavoro, secondo perché le psicologhe mi danno l’orticaria.

 

Quando tornò a casa, mia moglie era infuriata. La psicologa le aveva detto: “Lei non ha mai accettato suo figlio. Lei vede tutti questi aspetti negativi nel bambino perché lei ha sbagliato a impostare la relazione”.

Mia moglie le aveva raccontato che il bambino diceva spesso (in quel periodo): “Mamma, sono qui” (poi avremmo scoperto che si trattava di una ecolalia presa dagli Aristogatti) e lei aveva risposto: “Vede? Evidentemente lo trascura!”.

Questo fu il primo colloquio con la psicologa del nido. Mia moglie fu così “dabbene” da chiederne un altro.

 

Al secondo colloquo la psicologa aveva – evidentemente – compreso che si trattava di autismo. Le disse: “Queste cose si risolvono con la psicoterapia”, e le consigliò di incontrare la dottoressa De La Pierre, autrice di questo libro.

Inutile dire che la De La Pierre è una psicodinamica. Il titolo del libro del quale ho messo il link può trarre in inganno, ma il sottotitolo non lascia dubbi: Esperienze di psicoterapia psicoanalitica.

 La psicologa dell’asilo nido non è una persona anziana. Anzi probabilmente è più giovane sia di me che di mia moglie. Sicuramente è uscita dall’Università da pochi anni. Cosa diavolo si studia nelle Università italiane???

Per finire, sottolineo che la psicologa dell’asilo nido è ancora lì a far danni.

Noi abbiamo ignorato il suo sventurato consiglio, ma quanti genitori – con meno mezzi culturali e intellettuali di noi – possono cascarci?

 Gianni Papa