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NUOVO STUDIO RIVALUTA BETTELHEIM: E' STATA LA MADRE FRIGORIFERO!

2 APRILE 2010:

L’ARTICOLO SOTTOSTANTE E’ IL NOSTRO PESCE D’APRILE 2010. QUALCUNO CI HA CREDUTO? DUE INDIZI CHIARISSIMI NON LASCIAVANO ADITO A DUBBI: L’URL DELL’ARTICOLO E L’IMMAGINE, NIENT’ALTRO CHE LA COPERTINA DEL RAPPORTO POLLAK CONTRO BETTELHEIM“.
RIBADIAMO CON FORZA CHE BETTELHEIM ERA n’ommo ‘e mmerda!

Si è recentemente concluso uno studio clinico sull’autismo, che ha portato una definitiva luce sulle cause scatenanti della malattia.

Lo studio ZIO BRUNO, promosso dalla COOPERAZIONE SVIZZERA-UNIONE EUROPEA, è uno studio randomizzato, in doppio cieco, condotto su due gruppi paralleli di pazienti. Lo studio è durato 15 anni, dalla nascita dei bambini studiati fino ad oggi.
Entrambi i gruppi di bambini sono stati scelti a seconda dei problemi psichici della madre: il primo gruppo con madri che avevano sofferto o soffrivano di depressione, disturbo bipolare, amenorrea, dismenorrea, alopecia, menopausa precoce; il secondo gruppo con madri sane.
Il primo gruppo era composto da 19 bambini, il secondo gruppo da altrettanti.

I bambini (tutti figli unici) di queste donne sono stati seguiti fino ai 15 anni di età. 7 bambini del primo gruppo sono diventati autistici e nessuno del secondo gruppo. 4 bambini del primo gruppo hanno sviluppato la sindrome di Asperger e nessuno del secondo gruppo.

Il risultato dello studio ZIO BRUNO spiazza completamente il mondo scientifico, in un momento in cui la teoria bettelhemiana era stata quasi abbandonata, per la pressione esercitata dal mondo comportamentista anglosassone.

Il noto analista comportamentale Vincent Carbone, intervistato ieri in lacrime, ha confessato: “L’ho sempre saputo, ma dovevo pur campare”.

FANTASiA (Federazione delle Associazioni Nazionali a Tutela delle persone con Autismo e Sindrome di Asperger) si è affrettata a emanare un comunicato stampa:

Le recenti scoperte sulla eziologia dell’autismo mettono al primo posto nel mondo la medicina italiana e quella francese, unici paesi dove era sopravvissuta l’idea dell’origine psicogenetica. FANTASIA è lieta di questo evento, che la Federazione aveva sempre auspicato e sperato. Il nostro recente gemellaggio con Frances Tustin Memorial Trust ne è la prova. Adesso i genitori potranno finalmente rivolgersi con fiducia agli operatori NPI delle ASL e degli Ospedali, prima osteggiati, e potranno beneficiare appieno della psicoterapia di tipo Junghiano e della psicoterapia familiare

Il Governo, intanto, ha annunciato una legge apposita che consenta la parentectomia immediata per i casi di autismo più grave e comunque un accompagnamento psicodinamico e psicomotorio per i bambini e le famiglie che convivono con questo problema.

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PAZZI AUTORIZZATI DAL NOSTRO S.S.N.

Ci scrive Antonella, una autentica iniezione di fiducia contro il logorio della vita moderna (per i complimenti) e una fonte ulteriore di rabbia esistenziale e di incazzatura guerrafondaia (G.P.)

Salve, sono Antonella, una pedagogista libera professionista.
Trovo questo sito veramente meraviglioso…è ricco di stimoli per farci riflettere ogni giorno di più. La sera torno a casa e leggo i vostri ultimi post perchè mi aiutano a non fermarmi mai davanti a nessuna certezza: non vi è un unica certezza quando si lavora con questi bambini ma bisogna analizzare sempre tutto, più di una volta….e voi mi aiutate a fare questo: voglio sempre rimettermi in discussione perchè dal mio operato dipende troppo per non mettermi in gioco!
Da poco ho iniziato a seguire una ragazza di 14 anni con disturbo pervasivo dello sviluppo N.A.S e la madre mi ha spiegato che la figlia non sta MAI in classe perchè due anni fa vi è stato un episodio in cui ha picchiato un’educatrice, è stata chiamata l’ambulanza e entrambi i genitori sono stati convocati dall’assistente sociale del comune affinchè trovassero un qualche accordo. Da quanto mi è parso di capire, sono arrivati alla conclusione di non far più partecipare la bambina alla vita di classe: quindi la bimba va a scuola solo per 3 ore al giorno, in un’aula con l’insegnante di sostegno per 12 ore settimanali e due educatrici che lavorano a turno: una in classe e una che aspetta fuori per paura di possibili crisi che da due anni non si sono mai più ripetute…..
Inoltre la bimba va a scuola solo dal lunedì al venerdì, perchè il sabato è il giorno libero dell’insegnante di sostegno (???????????)
A me la madre ha fatto una profonda tenerezza: per l’ennesima volta mi trovo di fronte a dei genitori che amano i loro figli ma che non sono aggueriti, non se la sentono di lottare in tutto e per tutto, credono sia giusto un provvedimento dove il figlio deve vivere isolato perchè “i medici – gli operatori sociali – la SCUOLA” dicono che è meglio così…. e – testuali parole della signora – “dicono che è l’unico modo per ridurre i comportamenti problema”.
In merito all’accaduto di due anni fa, la signora dice di non aver mai saputo il motivo di quella crisi, insomma non hanno trovato nessun antecedente….
Io ho iniziato a seguire questa famiglia da due settimane…. ho voglia di gridare a quella donna che il sistema ti distrugge se tu non lotti, non combatti, non ti fai rispettare…. devi chiedere, rompere le scatole, non puoi fidarti del tuo medico ASL di riferimento che – anche volendo – (ma vuole? NDR) non riesce a seguire tutti… ma a questo punto mi chiedo: posso sconvolgere in questo modo lo scudo di difesa che questi genitori si sono costruiti attorno?
Io credo che sia proprio questo: uno scudo, per difendersi, loro che non riescono a vincere una battaglia… figuriamoci una guerra!
Ebbene si sono proprio INCAZZATA . INCAZZATA nera!
I genitori sono abbandonati a se stessi: o hanno gli strumenti, la capacità e la volontà di lottare oppure sono in balia di “pazzi” autorizzati dal nostro S.S.N a rendere questi bambini più autistici di quello che sono!!!
Ringrazio chi si prenderà carico di questo mio inc…o, oggi ci voleva proprio!
Complimenti,
continuate così…..

Antonella

AUTISMO: RISPOSTA CHE NON DIVIENE

PUBBLICO QUI L’INTERVENTO DI TIZIANO GABRIELLI ALLA CONFERENZA PROGRAMMATICA SULL’AUTISMO DELLA PROVINCIA DI ROMA IL 14/01/2008, SULLA “INCOSTISTENZA DI TANTO OPERARE“.
RINGRAZIO MOLTISSIMO MARIANO FAGIOLO PER AVERMELA FATTA CONOSCERE. (G.P.)

Mi si chiede in qualità di padre “in controtendenza”, più che di medico-abilitatore che rifugge le istituzioni, perchè  l’autismo resti “risposta che non diviene”.

Le risposte “attuali”, pur qua e là significative se paragonate a quanto reperibile qualche anno addietro (credo comunque più per la non opinabilità imposta per legge che per merito), a ben vedere non esitano comunque in risultati significativi.

Intendo dire i nostri figli crescono senza speranza di vedere risolte gran parte delle loro difficoltà.
Molti, troppi genitori tacciono, più o meno bastonati soggiacciono, INFINE, gioco forza, al ricatto: “questo siamo in grado di dare!”.
Mestamente si adeguano PUR DI AVER QUALCOSA, un minimo sollievo  quotidiano, un pò di tempo per riprendere energie, spesso per mantenere un reddito che permetta loro  di gestire in prima persona il loro figlio in futuro.

Inoltre come potrebbero non affidarsi a chi per legge è indicato obbligatoriamente a questo ruolo? La delega è dovuta.

Dapprima MEDICI, poi INSEGNANTI e infine OPERATORI, a vario titolo confusi nel percorso.

Vediamoli:

1) MEDICI…

.… specialisti, professori che fanno diagnosi, certificano ( a volte in colposo ritardo) di aver compreso il problema… Peccato che non sappiano dire con altrettanta chiarezza:

“ NOI NON SAPPIAMO COSA FARE. Noi non ne abbiamo abilitato uno, uno solo di questi bambini nella nostra vita professionale. Non uno lo abbiamo fatto stare definitivamente bene.”

FINCHÉ QUESTI ECCELSI PROFESSIONISTI NON AMMETTERANNO ESPLICITAMENTE LA LORO IMPOTENZA, (secondo me, più che ignoranza è… una “distanza intellettuale”) , NON SI AVVIERA’ MAI UN SERIO PERCORSO PEDAGOGICO EDUCATIVO-ABILITATIVO DI QUESTI ALUNNI.

In seconda battuta dovrebbero però avere l’onestà intellettuale di dire: “abbiamo però delle convinzioni su quanto funziona per abilitarli.

Niente.

Niente di niente.

NON C’È CHE NEBBIA, INCONSISTENTE NEBBIA.

Una qualsiasi promozione di un FRONTE COMPORTAMENTALE CHIARO: “fate così…”… non c’è. Il punto di partenza, questa definizione di ruoli sociali, questo campo base, riferimento da raggiungere e da cui eventualmente partire. NON C’è.

Come possono fungere da riferimento per la nebulosa di professionisti della pedagogia, della gestione dei disabili?

Mi spiego.

LA CERTIFICAZIONE (che peraltro non intendo mettere in discussione) CONFINA LE PERSONE CON AUTISMO IN UNA DIMENSIONE INTERMEDIA, PROFUGHI DALLA MEDICINA, DIVENGONO “SOGGETTI SENZA PATRIA”, ESPRESSIONE DI UN PROBLEMA SANITARIO IRRISOLTO.

Eppure la delega obbligatoria e legiferata, chiama in causa la SCUOLA e, solo in parallelo o dopo, anche altro.

2) INSEGNANTI-OPERATORI.

La clonazione delle nuove professionalità attorno a questo ruolo è tale da confondere qualsiasi straniero con cui abbia parlato del sistema italiano di professionisti che si occupano di disabilità, sia come studiosi che come operatori di un qualcosa…

Replicano quello che c’è, raramente si crea quello che manca.

E’ solo il mercato che decide se vale di più un architetto o un geometra, un ingegnere o un perito edile… tutti realizzano costruzioni, spesso senza significative differenze. Per fare un altro esempio, nessuno ti dice se è meglio uno specialista parodontologo, un odontoiatra o un igienista, un medico che fa il dentista, un odontotecnico o un abusivo di un odontotecnico, ecc. ecc. I corsi di laurea e i titoli e le partite IVA si sprecano.

Funziona così anche nell’insegnamento… anche per quello specifico per disabili. Decine di figure professionali.

Essere certificati ( per i disabili) significa diventare FRUITORI DI UN PROCESSO PEDAGOGICO – EDUCATIVO SPECIALE. Questa etichetta semplificherà opportunamente obiettivi e modalità di apprendimento, adattandole alle difficoltà esistenti.

La PARITA’ INTELLETTIVA, AUTOMATICAMENTE, per questi alunni speciali, non diventa fondamentale, ma allontanata (anche) all’infinito.

Il diritto alla salute e all’istruzione, sancito dalla costituzione, non ha valore per i nostri ragazzi.

Per i nostri, appunto, l’EVIDENZA TERAPEUTICA, figuriamoci quella PEDAGOGICA, il risultato, in qualsiasi forma lo si consideri (guarigione o apprendimento) si diafanizza, si scompone, allontana, non ha nemmeno valore intrinseco, qualsiasi traguardo è “grasso che cola”… si pensa subito alla facilitazione, alla non indispensabilità, all’integrazione non come esperienza di condivisione del mondo in reciprocità, tra normodotati e disabili, ma piuttosto come evento “una tantum”, meglio se opportunamente confinato e preordinato preavvisando il normodotato, che si attivi perchè risulti temporaneamente “protetto” e tollerante, e via di seguito.

Come mai non esistono più quelle sane CONVINZIONI che crediamo patrimonio della conoscenza medica. Questa nuova progenie di laureati non ha il coraggio di distanziarsi pubblicamente nemmeno dalle teorie che non hanno mai visto funzionare, quelle palesemente sbagliate; figurarsi se saprebbero perorare approcci validissimi ma non legittimati da pubblicazioni studiate durante il loro percorso di studi e di formazione.

Come possono formarsi “abilitatori” se imparano da chi non l’ha mai fatto e non lo farà mai? Come possono prodursi professionalmente se imparano esclusivamente a somministrare VALUTAZIONI ( leggere diagnosi) e NON ad abilitare?

Come può permettersi un genitore di contestare il proprio medico, CHE NON SA CHE FARE, che però con le sue certificazioni gli garantisce quel minimo di sostegno, decide e deciderà periodicamente se il caso è grave a sufficienza per ricevere un aiuto, un’erogazione, una presenza, un contributo ?

Come può un genitore avanzare richieste sostanziali alla scuola, riguardanti l’apprendimento, se nessun legislatore le ammette come obbligatorie (non semplicemente legittime)?

Come può un legislatore sentenziare un’obbligatorietà se tutte le figure referenti, specializzate in questo tipo di pazienti, gli suggeriscono che non se ne ricava nulla, che la sindrome è incurabile? NON SE NE VIENE FUORI.

Come potrà il legislatore cogliere questa contraddizione e preoccuparsi di abbandonare gli aspetti formali per sostenere sostanzialmente tale presa in carico ?

Come può un genitore contestare i numeri delle erogazioni, dei denari spesi, delle professionalità coinvolte, delle leggi legiferate?

Come può contestare i trend collettivi che si stanno affermando e che non vedono altro obiettivo che le “case di accoglienza”…

Come si può trovare del tutto naturale che dopo soli tre anni di “residenzialità”, qualsiasi soggetto autistico, indipendentemente dall’età di accesso e dal livello abilitativo raggiunto prima di accedere a tali strutture, riceve in tutto il territorio nazionale, nell’arco della giornata, identica somministrazione di farmaci per tipologia e dosaggio?

Personalmente lo trovo aberrante. Credo che questo dato ISTAT sia sufficiente a far comprendere a chiunque quanto orrore ci sia dietro la risposta formale che si vuole, a tutti i costi, far passare come sostanziale.

E, aggiungo, a chi venisse a dirvi che la sindrome è grave, ed è per questo che finiscono tutti così, dite semplicemente loro che non è vero e non perdete tempo a parlare loro di centinaia di persone con questa sindrome che vivono con dignità e bellezza, grazie ad interventi abilitativi efficaci e conosciuti ma che le istituzioni non si preoccupano di fornire in quanto richiedono convinzioni, applicazione, costanza, dedizione, passione…

Come può la Sanità, l’Università abbandonare questi pazienti?

Come può la scuola, la cultura allinearsi, lasciar perdere, rinunciando alle bandiere, alla scontro, alla dialettica che costringe le persone a provare, a cercare ancora?

Come possiamo ad ogni incontro pubblico cercare di ricucire alleanze con chi non ascolta, con chi non vuol vedere?

Cosa serve buttare e far buttare montagne di soldi per confezionare spazi che restano solo loro?

L’obiettivo è e deve tornare ad essere “l’abilitazione”.

Bisogna mostrare loro che SI PUO’ FARE ma bisogna uscire dai pregiudizi, da quest’insano attendismo, nell’attesa di una solidarietà becera e pietosa che ci isola sempre più nella diversità e che condanna i nostri figli all’orrore che vogliono farci credere in qualche maniera “obbligato”

Deve valere la stessa Costituzione per i nostri figli come per gli altri, la stessa legge, lo stesso diritto ad avere una cura e se questa, a tutt’oggi, è la pedagogia educativo cognitivo-comportamentale, senza se e senza ma, deve essere resa disponibile.

Deve valere per i nostri figli l’evidenza di un apprendimento, l’evidenza di un intervento educativo.

Il medico deve alzare la voce e indicare con chiarezza cosa c’è da fare ora .

Deve infrangere i compartimenti stagni, tra istituzioni e professioni; l’obiettivo è il paziente, l’alunno e non le alleanze, le politiche, le cautele, le normative, le circolari.

Chi sa fare abilitazione si metta alla prova, mostri la propria competenza, senza indugio, sradicando all’origine le velleità, i personalismi,

Creiamo dei pool di terapeuti che si muovano sul territorio che mostrino in pratica quanto si può fare e come si possa fare e che siano supervisori reali di quanto effettuato e di come viene effettuato, in grado di avvallare o interrompere una presa in carico.

Diamo degli incentivi alle scuole per le buone prassi, premi e penali che risultino dirimenti. Diamo regole e indichiamo la strada a chi vuol rispettare, non la conoscenza o l’efficacia, ma il disabile che lo pretende e la società intera che pretende questa tutela e l’auspicato recupero.

Tiziano Gabrielli

AUTISMO: TUTTI SPECIALISTI O TUTTI CIARLATANI?

Le alterazioni riscontrate nel sistema nervoso centrale, se da un lato confermano definitivamente l’origine neuro-biologica dell’Autismo, dall’altro non danno adito per ora a speranze di terapie mediche rivolte a curarne le cause ne esiste un farmaco che sia in grado di curare.

Nonostante ciò, miriadi di organizzazioni invitano a partecipare a congressi, convegni, seminari e tavole rotonde in qualsiasi parte del territorio. In molti casi sono reti ben preparate e calate nel posto “giusto” per validare nuovi santoni e mercanti di fumo come: i venditori di libri e di ricette “miracolose”. Come aiutare i giovani genitori, dall’insidia delle sirene che promettono di guarire, di recuperare, di normalizzare i bambini autistici? Ancora più forte è il richiamo se è fatto da genitori che mostrano i loro figli come prove di efficacia. Quanto più sono grandi i miracoli promessi, tanto più i genitori sono attratti dai ciarlatani.
Se le alterazioni riscontrate nel sistema nervoso centrale, confermano definitivamente l’origine neuro-biologica dell’Autismo,occorre la specializzazione di neurobiologo? oppure, va bene qualsiasi specializzazione, come attualmente accade?

Autismo: pazienti o clienti ?

“Paziente”. Il termine deriva dal latino patiens, il participio passato del verbo deponente pati, intendendo “sofferente” o “che sopporta”. Oggi il termine paziente è sostituito dalla parola “cliente”.
Nel linguaggio contrattuale è Cliente o Committente chi richiede prestazioni, prodotti e servizi a fronte di un contratto che preveda obbligazioni reciproche ad un fornitore in cambio di corrispettivi economici. Ma nel nostro caso nessun fornitore dirà mai che il suo intervento è solo un:
palliativo [pal-lia-tì-vo] s.m.
1) Farmaco, cura che attenua i sintomi di una malattia, ma non ne rimuove la causa.
2) Rimedio apparente e temporaneo, adottato per fronteggiare un problema ma inadeguato a risolverlo definitivamente.

Abbiamo di fronte sofisti o specialisti ?

Anticamente il termine sophistés (sapiente) era sinonimo di sophos (saggio) e si riferiva a un uomo esperto conoscitore di tecniche particolari e dotato di un’ampia cultura. Si chiamarono sofisti quegli intellettuali che facevano professione di sapienza e la insegnavano dietro compenso. I sofisti furono così bollati come falsi sapienti, interessati al successo e ai soldi, più che alla verità. Attualmente, il termine mantiene anche nel linguaggio corrente un carattere negativo: con “sofismi” si intendono discorsi ingannevoli e basati sulla semplice forza retorica delle argomentazioni.

“Attenzione” a non caderci!

Dimenticavo: prima di far vedere il bambino fatti mostrare il tesserino, ti assicuro che ne vedrai di tutti i colori.

GIUSEPPE FELACO

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