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ABA PER GRANDI

PER LA TRADUZIONE E DIFFUSIONE DI QUESTO TESTO SI RINGRAZIA LO STAFF DI IPPOCRATES

C’è un’idea sbagliata che ABA sia utile o appropriato soltanto per i bambini piccoli (sotto i 5 anni). Questa nozione probabilmente viene fuori dai successi notevoli del UCLA Young Autism Project, in cui molti bambini piccoli raggiunsero funzionamento normale.
Anche se potrebbe essere vero che il beneficio più grande si ottiene iniziando l’intervento in tenera età, questo non ha importanza quando considerate il futuro del vostro bambino: anche se è più grande, dovete essere comunque sicuri di dargli il miglior futuro possibile.

I principi d’insegnamento di ABA si applicano a tutte le persone di qualsiasi età. E’ la scienza del comportamento umano. Vi guida per raggiungere i migliori risultati nello sviluppo di abilità o d’indipendenza senza badare all’età o alla disabilità o all’abilità. Entro i limiti del potenziale del vostro bambino, l’intervento basato sui principi di ABA lo aiuterà ad apprendere il più possibile. Anche se il recupero completo (funzionamento normale) potrebbe non essere un opzione per la severità della sua disabilità o, forse, per la sua età, non c’è metodo d’insegnamento che abbia mostrato di avere la stessa capacità di sviluppare un soggetto al massimo delle sue potenzialità.

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SCELGO L'EDUCAZIONE COMPORTAMENTALE

COPIO-INCOLLO DAL BLOG Giuliaparla

Bianca ha tre anni, i capelli ricci ed una passione smodata per l’azzurro. Precipita in una crisi di pianto se la madre tenta di farle indossare abiti di un altro colore.
E’ agile per la sua età. S’arrampica con successo sui mobili più alti sfidando il pericolo con un coraggio che sconcerta. E’ altezzosa. Non guarda negli occhi nessuno. Non sa parlare. Ogni tanto urla senza motivo.
“Pensavo fosse la pioggia a terrorizzarla” racconta il padre “ma le urla sono arrivate anche nelle giornate di sole e poi persino dentro casa con le finestre chiuse”.
Bianca non sa giocare. Si limita ad allineare costruzioni lungo il perimetro del tappeto.
“Quando abbiamo deciso di eliminare il tappeto ha avuto la peggiore delle sue crisi, ha lanciato le costruzioni per aria e s’è tirata i morsi sulle braccia e non siamo riusciti a placarla fino a quando il tappeto non è tornato al suo posto”.
Da pochi mesi Bianca e le sue magliette azzurre hanno una diagnosi d’autismo.
I genitori si sono documentati. Un provvidenziale internet ha fornito loro informazioni e dettagli.
Hanno scelto un intervento di tipo comportamentale:
“I risultati della ricerca Lovaas duplicati in altri centri nel mondo ci hanno fatto sperare. E abbiamo letto di bambini guariti con interventi intensivi. Così abbiamo chiamato un esperto che venisse dall’estero. ”
“Bianca è guarita?” chiedo in maniera piuttosto diretta.
“No. Bianca adesso ha dieci anni, va a scuola col sostegno e sa parlare e ci guarda negli occhi. Ma non si può dire che sia guarita. Conosco un ragazzo che ha perso del tutto la diagnosi. Non è il caso di nostra figlia. Lei ha fatto progressi enormi e confidiamo nel fatto che un giorno possa lavorare, anche se part-time e sotto il controllo di qualcuno. Adora i supermercati. Il padre dice che l’assumeranno di sicuro.”
“Veste ancora d’azzurro?”
“Qualche volta. Ora il suo colore preferito è il rosa, ma lo indossa uno o due giorni alla settimana senza lamentarsi”.
Bianca ha una bella famiglia e salutandola sento quanto forti, consapevoli e lungimiranti siano stati i suoi genitori. Nello scegliere, quand’ancora si parlava di mamme frigorifero e bambini traumatizzati, un intervento comportamentale intensivo e precoce, scientificamente convalidato e consigliato oggi con energia.
Contemporaneamente apprezzo il realismo di cui questa coppia è stata capace di dotarsi nel tempo e ribadisco che i professionisti non dovrebbero sbandierare facili guarigioni, ma auspicarsi il raggiungimento del miglior livello di funzionamento possibile per ogni individuo affetto d’autismo.

“Carlo ha ventun anni e non ha mai seguito prima d’ora un intervento comportamentale. Io e mio marito pensavamo si facesse solo con i piccoli. Invece è stato possibile insegnargli ad andare in bagno da solo, usare un computer ed una serie di abilità che gli hanno cambiato la vita. Qualche volta ci chiediamo cosa sarebbe accaduto se avessimo scoperto vent’anni fa come insegnargli le cose”.

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