LA TERRIBILE VERITA’ SU BRUNO BETTELHEIM


COPIO E INCOLLO DA BRAINMINDLIFE.ORG UN ARTICOLO DEL 2003 ANCORA – PURTROPPO – ATTUALISSIMO (IL TERRIBILE LIBRO DEL TERRIBILE DOTTOR B. CONTINUA AD ESSERE PUBBLICATO E I LIBRI CONTRO IL DOTTOR B. CONTINUANO A NON ESSERE TRADOTTI).

La psicoanalisi ci ha insegnato che un meccanismo psichico di adattamento e di difesa, noto come razionalizzazione, ci può indurre a costruire intere trame razionali per giustificare e nascondere alla coscienza le ragioni più profonde e meno accettabili di nostre opinioni, decisioni, atteggiamenti e comportamenti. Un processo simile deve aver sostenuto in Bettelheim, esposto alla dura esperienza di un autoritarismo ingiusto e violento, l’avversione per ogni forma di autorità nella famiglia ed il rifiuto del valore costruttivo dell’autorevolezza nell’educazione. Un altro meccanismo psichico, consistente nel convogliare spinte pulsionali altrimenti poco controllabili in attività di valore ed utilità sociale o culturale, ossia la sublimazione, deve aver operato, sia pure con efficacia limitata, nel convertire la pedofilia di quest’uomo in un interesse teorico per la psicologia dell’infanzia.

Bruno Bettelheim, nato nel 1903, due anni dopo Jacques Lacan e la pubblicazione de L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud, non fu un genio della psicanalisi, come purtroppo ancora si legge, né un pioniere della psicologia infantile, né tanto meno il fondatore di una nuova pedagogia in grado di “curare” anche i più gravi disturbi psichici dell’età evolutiva. Fu solo un grande mistificatore che ebbe l’idea di impiegare proprie esperienze, dati biografici e circostanze storiche per costruire un falso edificio di sapere ad elevato tasso ideologico, entro cui collocarsi come signore e sovrano unico ed assoluto. L’operazione riuscì perfettamente, se la leggiamo in termini di “marketing” del prodotto realizzato, in quanto si creò una moda per le idee e per il suo autore che prescindeva da un’approfondita conoscenza e da una seria valutazione critica da parte di esperti realmente competenti di psicopedagogia e psicopatologia.

Si può notare che, negli anni in cui Bettelheim creava il suo personaggio di ebreo perseguitato che elaborava teorie liberatorie, l’Italia era, nel campo della psicologia, una sorta di periferia culturale di un centro lontano e poco noto; fattore, questo, che probabilmente ha favorito la presa delle tesi propagandate e lo sviluppo del mito. In altre parole la penuria di psicologi per la mancanza delle stesse facoltà di psicologia, la carente formazione psicologica degli insegnanti e degli educatori e l’assenza totale di formazione psichiatrica, fuori di un ristretto ambito medico-specialistico, deve aver giocato un ruolo non secondario nel favorire la diffusione di idee più vicine all’istintivo principio di piacere che allo scomodo principio di realtà.

E’ più difficile comprendere perché ancora oggi, che le condizioni di istruzione e cultura psicologica e psicopatologica non sembrano essere così disastrose, si continui a guardare con interesse e simpatia a quelle tesi. Ma è opportuno rilevare un problema oggettivo che impedisce l’esercizio della critica, ovvero la scarsa disponibilità di dati di conoscenza: quasi come se vi fosse un patto non scritto fra editoria e cultura, nel nostro paese si continua ad ignorare la grande messe di saggi e testimonianze che da lungo tempo ha mostrato il vero volto di quella realtà, evitandone accuratamente la traduzione e la diffusione. Invece si continuano a vendere titoli come Psicanalisi delle fiabe, Fortezza vuota, Un genitore quasi perfetto e L’amore non basta, e molti ancora divengono ignari allievi di un maestro dell’inganno che la notte del 12 marzo 1990 si ubriacò di whisky e assunse una grande quantità di psicofarmaci per trovare il coraggio di suicidarsi per asfissia, chiudendosi la testa in un sacchetto di plastica.

Bettelheim assunse la direzione della Scuola Ortogenica di Chicago con l’intento di farne la fucina di idee e la sede di sperimentazione di quei metodi educativi che attribuivano ai bambini angosce e paure per ogni cosa che potesse far pensare ad una forma di organizzazione sia dei rapporti umani che degli spazi vissuti. Molti genitori influenzati da questa impostazione ideologica eliminavano porte e maniglie, orari ed abitudini, ruoli familiari e sociali, compromettendo spesso l’igiene e l’efficienza dei più semplici compiti di cura personale, riempiendo i mobili di caramelle e giocattoli e, in definitiva, riducendo le opportunità per i propri figli di sviluppare senso di realtà attraverso la consapevolezza di sé e del mondo, cosa che ovviamente si ottiene esercitando abilità di interpretazione, comprensione ed adattamento a circostanze reali e non vivendo secondo un modello artificiale.

Si deve rilevare che proprio negli Stati Uniti il mito autocostruito di Bettelheim è stato pian piano demolito nel tempo, così che le rivelazioni di sevizie e violenze sessuali ai piccoli allievi della scuola di Chicago, enfatizzate dalla stampa dopo il suicidio del fondatore, non trovarono impreparato il pubblico americano. In Europa, al contrario, si è assistito quasi ad un occultamento di tutto ciò che potesse offuscare la fama dello studioso, come per una sorta di censura ideologica ispirata alla difesa del suo pensiero. Forse con la sola eccezione dell’Inghilterra, dove la diffusione di libri ed interviste americane è stata favorita dalla lingua comune. La cultura italiana si è distinta nel trascurare tutto ciò che potesse rivelare la vera natura di quel pensiero e di quella scuola. Basti pensare che la prima biografia scritta dalla francese Nina Sutton che, pur affermando la grandezza del pensiero di Bettelheim già evidenziava aspetti inquietanti del suo autore, sia stata tradotta in italiano solo nel 1997.

Già nel 1944, quando Bruno Bettelheim assunse la direzione della Scuola Ortogenica, molte persone del suo entourage sapevano che aveva millantato glorie accademiche e competenze mai possedute e lo ritenevano un imbonitore senza scrupoli e dalle smisurate ambizioni. Arrivò persino ad accusare gli Ebrei di essere stati poco coraggiosi al momento delle torture e della morte, per essere come sempre controcorrente ed attrarre l’attenzione su di sé. E’ noto che Bettelheim, sebbene fosse stato internato a Dachau e a Buchenwald, dichiarandosi apolitico e manipolando scaltramente delle relazioni personali, riuscì ad evitare la tragica sorte degli altri deportati. Al riguardo Richard Pollack, in quella che si ritiene la biografia più documentata (1998), è impietosamente chiaro dicendo che si attribuì “mille millanterie resistenziali” ed inventò di sana pianta un coinvolgimento nelle sue imprese della consorte del presidente degli Stati Uniti, Eleanor Roosevelt, per far si che si associasse la sua immagine a quella di una scrittrice che godeva di un’ottima reputazione internazionale per il suo impegno in attività umanitarie.

Era un maestro della manipolazione e della pubblicità del suo istituto ortogenico, delle sue idee e della sua carriera inventata e continuamente aggiornata con nuovi ed inesistenti allori. In realtà era stato un allievo attento e diligente alla scuola della propaganda nazista dalla quale aveva compreso come la forza delle idee dipenda più dal numero delle persone che le sostengono e dall’intensità con la quale lo fanno, che dal valore intrinseco delle idee stesse. Anzi, è necessario che queste siano semplici, comprensibili, di facile presa ed accettabili dalla maggioranza. E, cosa c’era di più accettabile in un’epoca che aveva conosciuto la barbarie e l’oppressione dei sistemi educativi nazisti e fascisti, che un’educazione senza autorità?

Dalle tecniche di propaganda nazista aveva mutuato anche i sistemi di amplificazione del valore di menzogne, che possono diventare verità narrative rilanciate in circoli viziosi in continua espansione grazie a nuovi adepti. Così la sua scuola era la sede di produzione di un sapere virtuale che, attraverso la pubblicistica e tutto l’apparato di indottrinamento fondato su riunioni, convegni e varie forme di didattica, creava all’esterno il mito di idee realizzate e realizzabili, che venivano riverberate sull’immagine stessa della scuola. Tutti i biografi concordano sul fatto che quella realtà di “grembo materno”, come lui la chiamava, dove avvenivano guarigioni miracolose in assenza di autorità e distinzione di ruoli e competenze, non sia mai esistita. Anche le testimonianze spontanee al riguardo non lasciano ombra di dubbio.

La citata biografia di Pollack pubblicata anche in edizione francese e, a cinque anni di distanza dall’edizione americana non ancora tradotta nella nostra lingua, ha suscitato e continua a suscitare l’ “outing” di vittime di Bettelheim che a decenni di distanza trovano il coraggio di raccontare gli incubi rimossi di quelle esperienze infantili. In questo libro si narra uno di quegli episodi raccapriccianti che hanno indelebilmente segnato nella mente degli Americani l’esperienza della Scuola di Chicago e del suo padre fondatore.

In breve, Stephen Pollack, fratello dell’autore del saggio, a sei anni fu internato nella scuola e non ne uscì vivo: dichiararono che era morto precipitando da una scala, Bettelheim stesso disse: “Si è suicidato. La madre, i genitori, la famiglia, voi ne siete i responsabili.” Questa tragedia sconvolse profondamente la vita di Richard che trascorse anni a documentarsi e ad indagare.

Molti pazienti hanno raccontato di sevizie e violenze e non pochi fra i collaboratori di Bettelheim hanno ammesso verità da codice penale sulle condotte del loro maestro. La mancata introiezione del principio di autorità da parte dei bambini, con l’assenza di riferimenti assoluti al bene e almale, costantemente interpretati l’uno come soddisfazione dei bisogni e dei desideri e l’altro come frustrazione, ne faceva delle più deboli, manipolabili, sprovvedute, confuse e disarmate vittime di desideri perversi e, per loro, spesso incomprensibili.

Una questione assume notevole importanza per la critica alle teorie pedagogiche della Scuola di Chicago: la sperimentazione a supporto di quelle tesi, che si sarebbe svolta in quell’istituto, si sa per certo che non è mai avvenuta. Bettelheim era autoritario, aggressivo e persino violento con i bambini che non gli obbedivano; alla sbandierata assenza di regole di autorità, faceva riscontro la presenza della ferrea legge totalitaria della volontà del despota alla quale, se non si veniva uniformati dalla manipolazione spinta fino al plagio e si tentava di ribellarsi, si era puniti umiliati e picchiati. Inoltre le casistiche millantate dagli ortogenisti sono prive di qualunque prova documentale o tecnica e di fondamento scientifico. Oggi i suoi collaboratori rivelano ciò che poteva essere facilmente intuito da psichiatri e psicologi dell’infanzia. Bambini caratteriopatici con condotte aggressive o semplicemente carenti in affetto ed educazione familiare, venivano etichettati come psicotici gravi, così che Bettelheim potesse vantarsi di aver guarito sindromi che nessuno avrebbe potuto trattare con successo. Ad esempio, molta enfasi veniva data alla guarigione di bambini affetti da grave autismo: oggi è noto, grazie soprattutto allo studio funzionale mediante Tomografia ad Emissione di Positroni (PET) ed allo studio morfologico con tecniche avanzate di Risonanza Magnetica Nucleare (RMN), che la quasi totalità dei bambini affetti da sindrome autistica nasce con un danno cerebrale strutturale e funzionale, che si esprimerà progressivamente durante lo sviluppo nella prima infanzia. I quadri RMN e PET sono vari, ma riportabili a poche tipologie definite che consentono, ormai, la diagnosi di un danno al patrimonio neuronico di cui si studia l’origine genetica. La patogenesi “ideologica” sostenuta da Bettelheim gli consentiva di concepire una cura “ideologica” che, come diceva e scriveva, creava “un ambiente simile alla vita intrauterina con calore, comprensione, rispetto e libertà.” Ovviamente in cosa consista la libertà per un feto inetto, rinchiuso nella cavità uterina e legato dal cordone ombelicale ad una placenta dalla quale è totalmente dipendente non è dato sapere, ma un fatto è certo: le guarigioni millantate non solo non si otterrebbero mai con quella od altre pedagogie, ma semplicemente non sono possibili.

Tradurre i libri e le testimonianze su Bettelheim è importante, non per istruire un processo postumo ad un ciarlatano criminale, ma per comprendere tutti i gravi errori che hanno portato la cultura italiana, prima a farne un mito e, poi, ad occultare la verità che potesse farlo crollare.

 BM&L-luglio 2003

 

 

 

 

Advertisements
Lascia un commento

30 commenti

  1. mamma 75

     /  10 marzo 2012

    Scusate l’intrusione io sono una mamma che vive con il suo bambino malato di autismo da otto anni. Libri ,tesi , articoli e varie ne ho letti a centinaia e vi posso assicurare che per capire davvero o in parte l’autismo bisogna viverlo 24 su 24 e soffrire quando le persone non capiscono il problema di tuo figlio e allontanano il loro perchè dicono 2non è un bambino normale”. Questo purtroppo lo vivo da un bel po’ e vi posso assicurare che soltanto con l’amore la forza e il coraggio che trovo tutti i giorni guardando mio figlio negli occhi riesco ad andare avanti e sperare che un giorno anche mio figlio mi abbracci o possa comportarsi come gli altri. Anche se per me mio figlio è il bambino puù speciale e meraviglioso al mondo. Mamma 75′

  2. Autismo Incazziamoci

     /  21 luglio 2011

    Chiunque difenda un ciarlatano pericoloso che ha fatto tanti danni è pericoloso quanto quel ciarlatano. E’ una vergogna che in Italia ci sia ancora chi difende un essere immondo come l’inventore della “madre frigorifero”.

  3. Francesca Perone

     /  21 luglio 2011

    Sono una psicoanalista di Roma. Non credo sia lecito censurare con tanta facilità il pensiero e l’opera di Bettelheim. L’autore ha lasciato opere molto valide che possono essere spunto di riflessione anche se non condivise. Ad esempio lo stimolo ad entrare in empatia con un bambino autistico non solo a parole, ma anche con i fatti, mi sembra molto interessante e non da scartare integralmente. Inoltre, in quanto psicoterapeuta di stampo comunicativo (R. Langs) credo profondamente nella necessità, anche in terapia, di un assetto normativo rigoroso; ma se un bambino è completamente devastato forse deve sperimentare la libertà di esprimersi come vuole ed il setting può essere rappresentato dalle mura della clinica e dall’equilibrio mentale di chi lo ha in cura.

  4. silvia cerrato

     /  16 marzo 2011

    ciao paola sono Silvia come hai fatto ha capire che si trattava di un problema clinico con basi fisiologiche?

  5. paola m.

     /  16 marzo 2011

    Scusate se intervengo, arrivo qui di blog in blog, e vorrei soltanto dire che, avendo avuto a che fare soltanto una volta in vita mia con una bambina piccola affetta da autismo (ho fatto da volontaria rieducatrice per pochissimo tempo) ero in grado di percepire, senza aver letto libri, che si trattava di un problema clinico con basi fisiologiche. Dell'”autismo” volgarmente detto in senso pseudo-psicanalitico, invece, non so.

  6. Autismo Incazziamoci

     /  27 gennaio 2011

    Fonti? Tesi? Non si tratta di tesi ma di verità appurate.
    Quella su Bettelheim è una terribile verità, colpevolmente taciuta dall’editoria italiana (che non ha pubblicato – per esempio – il “rapporto” di Pollack e continua a vendere “La fortezza vuota”).

  7. Scusate tutti, forse non ho letto attentamente, ma quali sono le vostre fonti a sostegno di questa tesi?
    Grazie Anna

  8. Gianluca

     /  12 gennaio 2011

    Ma mastrangelo casa fa nella vita?

  9. Gianluca

     /  12 gennaio 2011

    Forse non mi sono spiegato bene o, per non fare torto a nessuno, non ci siamo capiti. Non sono psicologo, ma educatore- insegnante in un Centro di Formazione Professionale per disabili psichici, e sinceramente non ho fatto ne’ della psicanalisi ne’ del libro in questione o di quanto possano avere detto Bettelheim o i suoi seguaci il mio credo. Non ritengo però la psicanalisi pratica inutile a priori. Ritengo solo che accanirsi come hanno fatto alcune persone in questo blog (capisco che non sia facile, soprattutto per un un genitore con un figlio con tale patologia che anche io, come tutte le persone sensate credo correlata a disfunzioni organiche celebrali come i recenti studi hanno dimostrato, sentirsi colpevolizzato) non sia molto produttivo.
    Per il resto il libro lo ho letto qualche anno fa e per ricredermi, appena avro’ un po’ di tempo lo riprenderò in mano e se necessario farò ammenda.
    Lo so anch’io che le MADRI FRIGORIFERO non hanno così tanto potere da rendere autistici i propri figli. Non sono nato ieri. Per il resto ripeto la mia non è polemica nel merito della discussione circa le cause dell’autismo ma nel metodo, toni e linguaggio usati nelle critiche. I miei figli hanno comunque fatto tutte le vaccinazioni e forse anche per questo stanno benissimo e faranno anche le successive.
    Ultima cosa: se dei medici ancora oggi credono alla madre frigorifero forse sono arretrati e farebbero bene ad aggiornarsi così come quelli che però riducono tutti i mali a causa organica.
    Grazie per la considerazione e l’intervento di Mastrangelo saluti a tutti e grazie ancora.

    Scusate ma mi scoccia scrivere di fretta e fare errori ortogarfici

  10. Gianluca

     /  12 gennaio 2011

    Forse non mi sono spiegato bene o ,per non fare torto a nessuno, non ci siamo capiti. Non sono psicologo, ma educatore- insegnante in un Centro di Formazione Professionale per disabili psichici, e sinceramente non ho fatto ne’ della psicanalisi ne del libro in questione o di quanto possano avere detto Bettelheim o i suoi seguaci il mio credo. Non ritengo però la psicanalisi pratica inutile a priori Ritengo solo che accanirsi come hanno fatto alcune persone in questo blog (capisco che non sia facile, soprattutto per un un genitore con un figlio con tale patologia che anche io, come tutte le persone sensate credo correlata a disfunzioni organiche celebrali come i recenti studi hanno dimostrato, sentirsi colpevolizzato) non sia molto produttivo.
    Per il resto il libro lo ho letto qualche anno fa e per ricredermi, appena avro’ un po’ di tempo lo riprenderò in mano e se necessario farò ammenda.
    Lo so anch’io che le MADRI FRIGORIFERO non hanno così tanto potere da rendere autistici i propri figli. Non sono nato ieri. Per il resto ripeto la mia non è polemica nel merito della discussione circa le cause dell’autismo ma nel metodo, toni e linguaggio usati nelle critiche. I miei figli hanno comunque fatto tutte le vaccinazioni e forse anche per questo stanno benissimo e faranno anche le successive.
    Ultima cosa: se dei medici ancora oggi credono alla madre frigorifero forse sono arretrati e farebbero bene ad aggiornarsi così come quelli che però riducono tutti i mali a causa organica.
    Grazie per la considerazione e l’intervento di Mastrangelo saluti a tutti e grazieancora.

  11. Mastrangelo, redattore n.448490 di Autismoincazziamoci

     /  12 gennaio 2011

    Gianluca, evidentemente sei uno psicologo psicodinamico o un educatore con velleità psicodinamiche. Mi dispiace dirti che hai perso anni e anni di studio a studiare una scienza vuota e falsa. La psicanalisi è solo una caterva di falsità e può fare solamente danni.
    Bettelheim, oltre che un pericoloso millantatore, è stato uno che ha inquinato in maniera subdola e profonda la concezione dell’autismo. Ancora oggi, per colpa sua, ci sono dei medici che credono alla “madre frigorifero” e a cazzate del genere.
    La storia dei bambini non stimolati che diventano autistici è come quella degli Amish che non hanno autistici perché non si vaccinano: entrambe sono leggende metropolitane. I bambini sono spugne: apprendono da tutto, anche da uno starnuto o da una scorreggia… se non sono autistici.

  12. Gianluca

     /  12 gennaio 2011

    “E anche se si dovesse scoprire un giorno una forte correlazione tra disfunzione neurobiologica specifica e autismo infantile, essa sarebbe ancora compatibile con la teoria psicogena. In primo luogo, esiste la possibilità che, qualora un certo sistema neuronale non venga stimolato entro un determinato periodo, possa subire una lesione permanente: quindi l’assenza di certe stimolazioni emotive nel corso dell’età precoce potrebbe spiegare la disfunzione successiva di una certa zona del sistema nervoso centrale”

    Bettelheim B. “La fortezza vuota”, Garzanti 1967, p. 418.

    A parte l’uso del condizionale che in genere non è il verbo che afferma le idee platoniche ma indica una possibilità non pretendendo la verità assoluta (mi limito a parlare di lingua italiana) io non mi permetterei mai di giudicare come sceglie di morire una persona perchè sono fatti suoi. Il libro sarà sicuramente superato ma ha anche 45 anni o quasi e certi studi sulla citogenetica non erano nemmeno abbozzati. Adesso è facile parlarne male in termini assoluti ma sulla buona fede dell’autore o meno non mi permetterei di dare giudizi.
    Se qualcuno leggesse gli studi compiuti da Spitz magari sarebbe più morbido ed imparerebbe a dare giudizi un po’ più con cognizione e con parole decenti… ciao a tutti

    Già a partire dall’inizio del secolo vennero segnalate alti tassi di mortalità tra bambini allevati in ospedali o in istituti, in condizioni molto asettiche. Spitz (1945, 1946, 1951) che, fu il primo a studiare questo problema dal punto di vista psicanalitico, pervenne alla conclusione che la carenza affettiva, assieme all’ assenza di stimolazioni adeguate, induceva nei bambini una sorta di depressione analitica, nonché un grave ritardo affettivo ed intellettuale. Nei casi più gravi poteva sopravvenire anche la morte.

  13. Non lo sapevo. Ho aggiunto il link a questo articolo nel mio blog.
    Grazie per il lavoro di supporto e informazione che state facendo.

  14. Elisabetta Salandra

     /  6 maggio 2010

    Sì. Assolutamente.Al limite brucialo nel camino, almeno servirà a qualcosa.
    Scusa, ma perchè ti serve un manuale per educare un figlio?I figli non sono macchine ad ingranaggi per cui se schiacci un bottone sei sicura che avrai un determinato risultato.

    Usa il tuo amore e il buon senso, e non avere paura.

  15. ceci

     /  6 maggio 2010

    ciao, sto leggendo il libro sulla psicologia delle fiabe e mi piace molto. Anche quello è da rivalutare? sono così convinta che sia positivo! 😦
    Ho letto prima “un genitore quasi perfetto” e mi ero convinta di crescere mio figlio con questo modo che sembra libero e ricco di comprensione. E’ il contrario di quello che ha sempre fatto mio padre con me con le sue regole e la poca coerenza perciò pensavo comunque che come ogni testo andasse preso con le pinze, dopo tutto egli stesso dice all’inizio di fare come ci si sente, di non farsi idottrinare da libri e impiccioni.
    Adesso questo vostro articolo mi ha sconvolta.

    Io non mi riferisco alla parte dedicata all’autismo che da inesperta avevo comunque capito che fosse totalmente sbagliato e passato (bene o male il tempo passa e per fortuna si fanno progressi).

    E’ proprio tutto tutto tutto da cestinare?

  16. Paperinik

     /  7 gennaio 2010

    Come dice Emanuele il problema non è Angela, ma sono le nostre università che continuano a formare NPI , Psicologi, Educatori con basi del genere.
    Io ho conosciuto più di un NPI che aveva idee del genere, che lavorano nel SSN e che sono a contatto con la scuola.
    I danni che possono causare sono incalcolabili.

    Ma le tutors di mia figlia in Aba sono studentesse di Neuropsicologia,Psicologia,Scienze dell’educazione. E tutte mi hanno sempre confermato che la visione dell’autismo continua ad essere piena di preconcetti superati. Che se loro non avessero avuto contatto diretto con l’autismo si sarebbero fatti un’idea diversa. Che non si conosce cosa è l’ABA e che comunque non è tramontata del tutto la tesi della genesi da trauma psicologico dell’autismo.

  17. Emanuele Fuffa

     /  6 gennaio 2010

    Carissimi, non vi arrabbiate con Angela. Ovvio che non sa cosa sia l’autismo (se non per sentito dire…il ke è ben diverso dal “viverlo”). Purtroppo però dobbiamo fare i conti con neuropsichiatri infantili e psicologi che ne seguono ancora le indicazioni e le basi di ragionamento. Tre anni fa, l’assistente educativa (formata a ns. spese per seguire ns. figlio a scuola) di Alessio, doveva preparare la tesi di laurea per l’università, corso di Scienza dell’educazione di Perugia. Mi chiese del materiale sull’autismo e io gli feci avere un dvd rom con qualche migliaio di documenti (a partire dalle linee guida del SINPIA, recenti proprio di quel tempo). Mi disse poche settimane dopo che non aveva utilizzato nulla, neanche il materiale del Centro per l’Autismo di Fano, struttura pubblica all’avanguardia per lo studio dell’intervento ABA sui casi in Età Evolutiva, in quanto la sua insegnante gli consegnò il materiale su Bettelheim, su quello doveva impostare la sua tesi riguardo l’argomento Autismo.
    Quindi che vogliamo di più dalla vita…sai quante Angela ci sono ancora???? Io ho incontrato una psicologa di un Istituto privato tra i maggiori a livello nazionale, qualche altro genitore della mia associazione ha incontrato un responsabile di reparto di neuropsichiatria infantile di un grosso ospedale pubblico marchigiano (regione che spende per fare un buon lavoro). Purtroppo nessuno si scandalizza più di tanto….in fondo a pagarne le conseguenze siano solo noi e i nostri figli!!!!!!!!!!!!!!!

  18. stefania

     /  6 gennaio 2010

    cara angela mi sembra che prima di affermare una cosa del genere DOVRESTI riflettere bene!!!
    “alla base dell’autismo qualche problema in famiglia c’e'”….
    puoi spiegare in virtu’ di cosa lo affermi???

  19. Elena Corona

     /  6 gennaio 2010

    Angela scusami ma non capisco se sei fuori o cosa, e te lo dico da mamma di un bambino con autismo: a parte che non vedo come si possa paragonare la situazione di un detenuto in un lager a quella di un bambino con autismo nella propria famiglia, io ti farei provare sulla tua pelle che cosa vuol dire, alzarsi con l’autismo, andare a dormire con l’autismo,e vivere con l’autismo di tuo figlio. Io con mio figlio non riesco a comunicare neanche verbalmente, mi abbraccia e comunica a modo suo con il tatto, adora le sensazioni tattili e ogni minuto che passa mi fa sentire quanto mi ama e io ho solo voglia di piangere a volte o di rompere qualcosa perchè vorrei sentire il suono della sua voce.
    E’il principe di casa mia. Sei da internare se la pensi davvero cosi: spero di cuore per te che tu sia una provocatrice, ma allora in tal caso vai altrove… non si provoca sulle sofferenze altrui

  20. Autismo Incazziamoci

     /  6 gennaio 2010

    sei una provocatrice o sei semplicemente pazza?

  21. angela

     /  6 gennaio 2010

    purtroppo sto leggendo ora la fortezza vuota,non sò se Bettelheim fosse un ciarlatano ma da quanto ho letto nelle prime pagine del libro descrive molto dettagliatamente le condizioni nei lager nazisti e se qualcuno avesse letto Primo Levi nel suo “se questo è un uomo” capiremmo che realmente annullarsi nell’autismo come facevano quei”numeri” dei perseguitati ebrei capiremmo che alla base dell’autismo qualche problema grave all’interno della famiglia c’è.

  22. Lapo

     /  27 dicembre 2009

    Credo che una manuale per la fabbricazion artigiale pozioni per avvelenere persone non dovrebbe essere pubblicato impunemente. La libertà di stampa e di opinione è una cosa, ma fornire delle mappe stradali inventate o dei manuali di medicina con informazioni errate o false comporti delle responsabilità. Quando entro in libreria e vedo pile della “Fortezza vuota”, ristampate di recente, in vendita mi viene rabbia e raccapriccio per le conseguenze che la dissusione delle sue idee può avere sui cosiddetti operatori. Purtroppo la cosa si estende alla diffusione di letteratura psicanalitica, comprese le opere del “profeta” Freud. Freud ha talmennte inlfluenzato la cultura occidentale che è difficile sradicarne gli effetti. Ma salvo che in Italia e in Francia (sotto forma di lacanismo) la psicanalisi è totalmente screditata. Ma ci sono ancora legioni di psicanalisti che lavorano con questo strumento.

  23. Autismo Incazziamoci

     /  17 novembre 2009

    Diffondi la notizia!!!
    Non è mica nuova: è vecchia!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  24. sabrina

     /  17 novembre 2009

    salve a tutti sono un’insegnante di scuola dell’infanzia, ho letto diversi libri di b.b., questo articolo mi ha sconvolto… non credo che siano molte le persone ad esserne a conoscenza.

  25. Desidero innanzitutto complimentarmi con coloro che lavorano per questo sito web, perché la scelta di un orientamento scientificamente rigoroso rende un reale servizio ai visitatori e a quanti utilizzano i materiali pubblicati. Vorrei, poi, fornire qualche dato sullo scritto da voi ripreso.

    “La terribile verità su Bruno Bettelheim” fu redatto dallo stesso presidente della Società Nazionale di Neuroscienze, professore Giuseppe Perrella, sulla base di un’estesa documentazione e di molte testimonianze raccolte da lui e da noi, suoi collaboratori, in varie città degli Stati Uniti d’America. In quel periodo, che coincideva con le prime pubblicazioni della Società sul sito di “BRAIN, MIND & LIFE”, per decisione unanime non firmavamo gli scritti. L’obiettivo della pubblicazione era fornire in estrema sintesi il dato certo -e comprovato da numerose inchieste giudiziarie- della pedofilia e delle condotte criminali di Bettelheim, accanto allo smascheramento dell’impostura rappresentata dalle sue congetture e speculazioni vendute come “teorie psicologiche” della scuola ortogenica di Chicago. Fra le ragioni che ci spinsero a mettere in rete la verità, tante volte riecheggiata nelle aule dei tribunali e impressa nelle pagine di libri e articoli scritti da dipendenti della scuola, ex-ospiti o loro parenti, vi fu la costatazione che in molti corsi di molte università italiane le suggestive e infondate costruzioni di Bettelheim erano ancora oggetto di insegnamento (quasi fossero teorie scientifiche supportate dal vaglio sperimentale) e, addirittura, si promuoveva un nuovo proselitismo italiano per quelle idee.

    La pubblicazione de “La terribile verità su Bruno Bettelheim”, con un certo stupore da parte di chi scrive, fu la prima occasione per molti psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili e cattedratici italiani, per conoscere e riflettere su un inganno che aveva creato false terapie, false speranze e false carriere.

    Molti, letto l’articolo, immediatamente ritrattarono la loro fede incondizionata nel “ciarlatano criminale”, ma pochi citarono la fonte del proprio ravvedimento.

    Il professor Nicola Lalli, del quale ricordiamo sempre con rispetto la grande onestà intellettuale, fece dei contenuti de “La terribile verità su Bruno Bettelheim” il modello esemplare del perché lui si fosse allontanato dall’insegnamento di Fagioli (da lui accostato a Bettelheim), riportando quasi integralmente lo scritto in un suo saggio e citandone ampi stralci sul sito dell’editore Armando.

    Lo scorso inverno ho visto in metropolitana a Milano una ragazza che recava con sé quattro saggi di Bettelheim, e le ho chiesto perché leggesse quei libri. Mi ha risposto con aria grave e condiscendente: “Sono il fulcro di un’importante corso di formazione in psicoterapia dell’infanzia.” Allora ho provato ad imbastire un discorso sull’argomento, ma lei, senza darmi troppe possibilità di proseguire, mi ha spiegato, col tono di chi vuol mostrarti di aver pazienza solo per buona educazione: “Sì, tanti aspetti delle teorie possono essere discussi, ma Bettelheim è indispensabile per la terapia dell’autismo… Scusi, ma a questa fermata devo scendere”.
    Inverno 2009: qualcuno ancora insegna che si cura l’autismo con quella roba.

    Ecco perché ritengo che abbiate fatto bene a riprendere quell’articolo e spero che lo si diffonda molto di più perché, a quanto pare, ce n’è ancora bisogno.

    Roberto Colonna

  1. autismo e attaccamento - Pagina 3 - Forum di Psicologia
  2. ODE ALLA MADRE FRIGORIFERO – di Bruno Bettelheim (?) « Autismo, che fare? Incazzarsi!
  3. LA RIVOLUZIONE NON E’ UN PIC-NIC « Autismo, che fare? Incazzarsi!
  4. LA TERRIBILE VERITA’ SU BRUNO BETTELHEIM SEMPRE PIU’ TERRIBILE « Autismo, che fare? Incazzarsi!
  5. LA BUFALA DELLA COMUNICAZIONE FACILITATA « Autismo, che fare? Incazzarsi!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: