GOLA ARROSSATA E DISINTEGRAZIONE SCOLASTICA

Buongiorno,
sono un’insegnante di sostegno superextraiperincazzata
Seguo per 18 ore un bimbo autistico.
La mamma è scombinatissima e al limite riesce solo a fargli fare logopedia e psicomotricità… inoltre a scuola la frequenza è scarsa: praticamente frequenta 16 ore a settimana e a tutt’oggi ha fatto 30 giorni di assenza.

Il piccolo non presenta ritardo mentale e, secondo me, ha buone possibilità di recupero… Ha stabilito un ottimo rapporto con me e accetta che i compagni gli stiano intorno (si lascia anche rincorrere da loro)…
Riesce a ripetere delle frasi, sotto mio invito ecc… ma non “parla” con lo scopo di comunicare.

Come dicevo, la madre non collabora per niente… Qualsiasi cosa dico di fare,lei mi risponde che non ha voluto farlo.
Praticamente il bimbo passa il tempo davanti a tv, psp, nintendo e a tutto ciò che riguarda i giochi elettronici.
E’ dall’inizio dell’anno che con le colleghe sto cercando di trovare dei punti d’incontro per realizzare un briciolo di quella parola che sembra essere di un altro pianeta: l’integrazione!
La gola mi si è arrossata a furia di urlare, ma in tre mesi di scuola non è stata dedicato nemmeno un minuto alla programmazione, fosse pure di un girotondo. Niente di niente.
Le colleghe sono sempre prese da altro, come se le pari opportunità non esitessero…

Faccio presente che l’ora di educazione fisica, di musica e di arte e immagine sono state eliminate: non sono mai state fatte dall’inizio dell’anno. La cosa è stata giustificata con il fatto che i bimbi – essendo in prima – devono imparare a leggere e a scrivere…

Non esistendo educazione fisica, musica e arte e immagine, in quali momenti posso creare l’integrazione? E come?

Nemmeno in occasione del Natale si è tenuto conto della presenza di questo bimbo. E’ stata scelta una canzone lunghissima metà italiano metà inglese
Non credo che riuscirà a ripetere almeno qualche frase, ma ci proviamo… MA IL PROBLEMA E’ CHE in genere la provano quando lui va via…

Così, non potendo proprio fare nulla, ho programmato un’attività trasversale…
Una favola musicale dove si potesse fare italiano, educazione artistica e musica…

L’ho pazientemente ridotta in sequenze brevissime, in modo da poterla anche raccontare al “mio”bimbo. Ho proposto le illustrazioni e la musica (lo schiaccianoci)…

Ho consegnato il materiale alla docente di italiano…
che mi ha informato che è bellissimo e che lo farà fare come lettura e poi darà delle domande ai bambini!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Sarò sempre perdente… dopo le feste ci sarà il primo GLH e non so cosa andrò a raccontare, nè cosa potranno raccontare le altre docenti…

Io mi chiedo: ma qual è il compito della scuola? E perchè lo stato sborsa 1243 euro per me?

Il mio bambino è invisibile e anche io, ma questo non importa. Dopo quelle 5 ore io ho una vita: il mio bambino non ha le chiavi per costruirsela, la vita, e io non riesco a dargliele.
Sento che è solo un fallimento… Ogni battaglia è persa… Eppure io nn sono di quelle che mollano facilmente

Auguri e grazie se avrete la pazienza di leggermi

CLARA

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5 commenti

  1. MARIA TERESA BORRA

     /  4 gennaio 2010

    Dunque mi ha colpito tantissimo la tua disperata lettera, sono mamma di ragazzino asperger , educatore da una vita e insegnante di classe in una primaria da tre anni.
    resisti incazzati con le colleghe e lavora sulla madre, sarà depressa o non vuol capire la situazione del figlio, ma è necessario che tutti capiscano che o si lavora adesso o è merda per gli anni futuri!
    Cerca di coalizzarti con chi tratta il bambino, centro o ASL, incazzati se non ti danno una mano.
    I 1240 euro che lo stato ti da servono a questo a lavorare sul bambino che ne ha diritto ma la famiglia devi averla come alleata non ti so dire come io sono per le maniere forti mettere le persone davanti alla realtà le colleghe devono essere messe sotto pressione perchè collaborino tanto se l’atteggiamento è di merda verso tutta la classe i nodi saranno venuti al pettine prima di natale e poi abbi cura di te nella scala di potere scolastica metti a vento con chi puoi funzione obiettivo preside sindacato.. fammi sapere
    maria teresa da genova

  2. Daniela

     /  28 dicembre 2009

    Cara Clara, io sono una mamma,non ho consigli da darti, voglio solo dirti che ho pianto leggendo il tuo post e che vorrei tanto che tu fossi l’insegnante di sostegno di mio figlio. Non mollare perchè il tuo bambino merita tutta la lotta di cui sei capace per lui. Non scoraggiarti, magari proprio la tua passione darà una sveglia alla mamma e alle tue colleghe. Nella nostra esperienza ci sono stati tani momenti bui ma non ci siamo mai arresi perchè per il nostro bambino daremmo la vita,e così quando tutto sembrava perduto, l’abbiamo sempre spuntata e sono accaduti tanti piccoli miracoli.
    In bocca al lupo per il lavoro, e tati auguri per l’anno nuovo

  3. A volte con i bambini autistici sono utilizzabili alcuni modelli già “strutturati” nella scuola, come ad esempio il “cooperative learning” o alcune metodologie già utilizzate per i dislessici, i ritardi mentali o altro, possono essere di aiuto per far digerire alle tue colleghe la necessità di un qualcosa di speciale per un bambino speciale.
    Sicuramente più difficile è coinvolgere una famiglia che non accetta ne riconosce la diversità del proprio figlio. Prova a contattare la locale associazione dei genitori magari ti danno una mano.

  4. paola marangi

     /  20 dicembre 2009

    Non esistendo educazione fisica, musica e arte e immagine, in quali momenti posso creare l’integrazione? E come?

    Provo a risponderti, riportando la nostra esperienza.
    Mio figlio e’ in prima, non ha ancora fatto musica, arte e immagine ed educazione fisica perche’ partecipa a tempo ridotto ad una classe a tempo pieno (come stabilito dalla consulente che ci segue da quasi 4 anni oramai nel nostro percorso ABA).
    La persona che sta con lui a scuola e’ la sua terapista (per garantire la continuità con l’intervento a domicilio), la psicologa e’ li’ con lui per cogliere ogni minima opportunità di interazione, sicuramente durante le ore di lezione (prestare/richiedere i materiali, seguire le istruzioni dell’insegnante, rispondere quando chiamato, ecc..) ma soprattutto per sfruttare i preziosi momenti dei riposi e le transizioni di routines.
    Riesci a creare un piccolissimo gruppo di compagni/e da affiancargli durante il riposo ? Riesci a strutturare alcune attività di gioco da lui gradite, da condividere con questi amichetti ? Tipo portare in classe un tappeto con lo scenario cittadino e qualche macchinina da far scorrere sul tappeto in compagnia ? Riesci a pensare ad una serie di minimi obiettivi di interazione da strutturare durante il riposo, e da condividere con chi lavora a casa con il bimbo ?
    Esempio: consegnare un foglio con alcune forme colorate al tuo bimbo, consegnare lo stesso foglio in bianco e nero al compagno di banco; alzare una barriera tra i due. Il compagno mostra il colore rosso al tuo bimbo, lui deve fare cenno di si/di no con la testa per rispondere; il compagno mostra una forma del disegno al tuo bimbo, lui deve fare cenno di si/no per rispondere…fino a completare la copia del disegno, togliere la barriera e godere del fatto che il tuo bimbo ha dato le istruzioni (non verbali) all’altro. E poi i ruoli si scambiano, e’ il tuo bimbo a dover alzare un colore e a dover attendere il cenno del compagno….E’ solo una delle idee carine per finalizzare il lavoro sul contatto oculare, sulla comunicazione non verbale, sull’interazione…
    Comincia dal riposo, visto che le altre attività per ora non gliele fanno fare…

  5. Enrico Grosso

     /  18 dicembre 2009

    Ciao Clara, non mollare!!!
    Se l’alunno ha 18 ore di sostegno significa che è pervaso da una patologia grave.
    L’alunno non è escusivamente “suo” ma di tutti gli insegnanti della sua classe e della scuola. Scuola di quale grado? Penso della scuola primaria se l’obbiettivo generale di apprendimento è quello di imparare a leggere e scrivere. Scuola che dovrebbe avere stilato un progetto di curricolo verticale, un P.O.F.
    Tu scrivi che avrai un incontro con il G.L.H. quindi un gruppo che è a conoscenza delle linee guida per l’integrazione e il SINPIA.
    Il PEI l’hanno firmato i colleghi?
    Se il bambino ha bisogno di essere integrato, stabiliscano i “suoi” colleghi con quali modalità pensano di collaborare con te sugli obiettivi primari della scolarizzazione, se questo non avviene ma, la responsabilità non è sua, se i “suoi” colleghi non hanno le competenze di affrontare una didattica di inclusione e condivisione di obbiettivi educativi e formativi calibrati alla realtà della classe perchè in difficoltà, convinca il dirigente di convocare il C.di C. per un aggiornamento condotto da un esperto sull’autismo e scuola come prevede la legge…
    Non molli e lotti come un lupo determinato a difendere lo spirito della sensibilità contro ogni opportunismo…
    Racconti come sono i fatti alla riunione del GLH…sono in attesa di una possibilità di aiuto se Lei lo riterrà necessario.
    Cordialità, Enrico.(ins. di sos.)

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