SCELGO L'EDUCAZIONE COMPORTAMENTALE

COPIO-INCOLLO DAL BLOG Giuliaparla

Bianca ha tre anni, i capelli ricci ed una passione smodata per l’azzurro. Precipita in una crisi di pianto se la madre tenta di farle indossare abiti di un altro colore.
E’ agile per la sua età. S’arrampica con successo sui mobili più alti sfidando il pericolo con un coraggio che sconcerta. E’ altezzosa. Non guarda negli occhi nessuno. Non sa parlare. Ogni tanto urla senza motivo.
“Pensavo fosse la pioggia a terrorizzarla” racconta il padre “ma le urla sono arrivate anche nelle giornate di sole e poi persino dentro casa con le finestre chiuse”.
Bianca non sa giocare. Si limita ad allineare costruzioni lungo il perimetro del tappeto.
“Quando abbiamo deciso di eliminare il tappeto ha avuto la peggiore delle sue crisi, ha lanciato le costruzioni per aria e s’è tirata i morsi sulle braccia e non siamo riusciti a placarla fino a quando il tappeto non è tornato al suo posto”.
Da pochi mesi Bianca e le sue magliette azzurre hanno una diagnosi d’autismo.
I genitori si sono documentati. Un provvidenziale internet ha fornito loro informazioni e dettagli.
Hanno scelto un intervento di tipo comportamentale:
“I risultati della ricerca Lovaas duplicati in altri centri nel mondo ci hanno fatto sperare. E abbiamo letto di bambini guariti con interventi intensivi. Così abbiamo chiamato un esperto che venisse dall’estero. ”
“Bianca è guarita?” chiedo in maniera piuttosto diretta.
“No. Bianca adesso ha dieci anni, va a scuola col sostegno e sa parlare e ci guarda negli occhi. Ma non si può dire che sia guarita. Conosco un ragazzo che ha perso del tutto la diagnosi. Non è il caso di nostra figlia. Lei ha fatto progressi enormi e confidiamo nel fatto che un giorno possa lavorare, anche se part-time e sotto il controllo di qualcuno. Adora i supermercati. Il padre dice che l’assumeranno di sicuro.”
“Veste ancora d’azzurro?”
“Qualche volta. Ora il suo colore preferito è il rosa, ma lo indossa uno o due giorni alla settimana senza lamentarsi”.
Bianca ha una bella famiglia e salutandola sento quanto forti, consapevoli e lungimiranti siano stati i suoi genitori. Nello scegliere, quand’ancora si parlava di mamme frigorifero e bambini traumatizzati, un intervento comportamentale intensivo e precoce, scientificamente convalidato e consigliato oggi con energia.
Contemporaneamente apprezzo il realismo di cui questa coppia è stata capace di dotarsi nel tempo e ribadisco che i professionisti non dovrebbero sbandierare facili guarigioni, ma auspicarsi il raggiungimento del miglior livello di funzionamento possibile per ogni individuo affetto d’autismo.

“Carlo ha ventun anni e non ha mai seguito prima d’ora un intervento comportamentale. Io e mio marito pensavamo si facesse solo con i piccoli. Invece è stato possibile insegnargli ad andare in bagno da solo, usare un computer ed una serie di abilità che gli hanno cambiato la vita. Qualche volta ci chiediamo cosa sarebbe accaduto se avessimo scoperto vent’anni fa come insegnargli le cose”.

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4 commenti

  1. Giorgio

     /  10 febbraio 2010

    Questo è un post che mi riempie di speranze, ed ha illuminato la mia giornata, grazie.

  2. minguccio73

     /  8 febbraio 2010

    Premetto che l’ABA è la via principale, indiscutibile , quasi una bestemmia dire il contrario. Mi piacerebbe fare una riflessione su questa frase:”… confidiamo nel fatto che un giorno possa lavorare, anche se part-time e sotto il controllo di qualcuno. Adora i supermercati. Il padre dice che l’assumeranno di sicuro.”
    Quali sono i limiti che la socierà imporrà ai nostri figli? E’ uscito da qualche giorno un film sulla HBO (che ovviamente non si vedrà mai in italia in quanto siamo troppo impegnati ad ammirare le acrobazie delle veline con i vari attori o a compatire il cantante che si è fatto sfuggire di essere un cocainomane) su Temple Grandin. Ovviamente premetto che la Grandin è la “rockstar” degli autistici con delle capacità di molto oltre la norma quindi probabilmente non fa testo, ebbene questa ragazza nonostante o forse grazie al suo autismo è riuscita a “vendere” il suo prodotto vivendo in una società come quella americana dove se vali 10, magari non avrai 10, ma sicuramente avrai 9 indipendentemente da chi e come sei. Da questa considerazione ne consegue un’altra: in italia Temple Grandin che fine avrebbe fatto? Vi è la cultura in tutta l’italia del “lavoro protetto”, o è solo una questione di fortuna (ovvero la fortuna di trovarsi in regioni in cui vi è più attenzione per il sociale?). In una nazione dove a volte per lavorare devi chiedere il “permesso” al politico di turno, anche quando sei sano come un pesce che futuro potranno avere i nostri figli?

  3. minguccio73

     /  6 febbraio 2010

    di associazioni come quella da cui è presa questa testimonianza ce ne vorrebbe una per ogni città. Complimenti.

  4. Abaduradapaura!

     /  6 febbraio 2010

    Bella testimonianza!

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