IL DOTTOR ARDUINO E IL TRATTAMENTO INTENSIVO DI TRE ORE

Arduino: una piattaforma di prototipazione elettronica per creativi e professionisti. 😉

In un recente convegno a Busto Arsizio, il dottor Maurizio Arduino ha esaltato l’importanza del suo centro di Mondovì, puntando i fari sul fatto che poche famiglie scelgono l’ABA home based quando c’e’ una alternativa valida nel servizio pubblico.
Il dottor Arduino ha però dimenticato di dire che – soprattutto per i bambini piccoli – l’intensività del trattamento è fondamentale e ha dimenticato di quantificare le ore che il Centro puo’ offrire alle persone con autismo.

Durante il convegno è stato citato più volte – non solo da Arduino – Enrico Micheli, ma solo per dire “noi facciamo il trattamento psicoeducativo che voleva lui e abbiamo la cassetta degli attrezzi che voleva lui“.

Nessuno ha citato – altra dimenticanza – quello che Micheli diceva sempre, cioè piu’ o meno questo:
Bisogna agire adesso! I bimbi crescono! Non c’è tempo!“.

Ad una precisa richiesta su quante ore fossero “passate” ai bambini a Mondovì, Arduino ha risposto:

“Il Centro fornisce direttamente 3 ore, ma noi contiamo molto sulla collaborazione della scuola”.

Beh, carissimo dottor Ardino, cerchiamo di non parlare dei massimi sistemi ma di essere pragmatici. Anche contando sulla collaborazione della scuola, nel migliore dei casi possibili (e forse non in questo mondo), bisogna prima formare il personale (sempre sperando che il turnover sia limitato, altra cosa difficilissima)…
Ma il tempo per formarlo, questo personale, ce lo abbiamo?

Se tuo figlio ha tre anni, ti giri un attimo e ne compie 4, ti volti un secondo dall’altra parte e ne compie 5. Un Centro che fornisce solo 3 o 4 ore non puo’ sbandierare il miraggio del trattamento intensivo “con la collaborazione della scuola“. Bisognerebbe che il Centro stesso dicesse ai genitori (almeno a quelli con i bambini piccoli):

“Noi facciamo del nostro meglio, ma i limiti del servizio pubblico ci costringono ad offrire solo poche ore. Potremmo coinvolgere la scuola, ma ci sono tante incognite e – detto tra noi – difficilmente il nostro intervento sara’ intensivo. FATE L’ABA, PERCHE’ IL VOSTRO BAMBINO CRESCE, NON C’E’ TEMPO, BISOGNA AGIRE ORA!

p.s. Naturalmente, il fatto che la scuola debba assumersi l’onere e l’onore del trattamento nella sua totalità, è lapalissiano, come ha detto in maniera chiarissima Pasquale Di Cresce (il pesce), ma smettiamola di prenderci in giro e diciamo chiaramente ai genitori dei bambini diagnosticati oggi che bisogna fare in fretta, e che non c’è alternativa all’ABA home based.

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9 commenti

  1. Laura

     /  3 giugno 2013

    L’Aba è per sua definizione un trattamento intensivo e come tale dubito che il SSN riuscirà mai a fornirla, ma piuttosto che investire in centri che purtroppo poco possono offrire in questo senso perchè non fornire le risorse necessarie alle famiglie a pagare la supervisione? O addirittura non formino personale qualificato in questo senso? A carico delle famiglie rimarrebbe il grosso dell’intervento educativo, ma a questo punto un genitore con meno risorse potrebbe decidere di essere egli stesso l’educatore per il figlio. Anche il tempo scolastico sarebbe ottimizzato potendo formare l’insegnante di sostegno e fornendole obiettivi e metodologie su cui lavorare. Alla fine si tratterebbe di 3 ore ogni 15 gg. a casa e 3 ore al mese a scuola per ogni bambino in linea generale ma massimamente finalizzate e utili ai bambini.

  2. fabrizia

     /  20 febbraio 2010

    son passati 10 anni e state ancora a litigare… cambiano i nomi ma non gli atteggiamenti
    vi fate la guerra tra metodi quello che è meglio quello che è peggio quello che hai detto quello che non hai detto
    conosco ragazzi della stessa età di mio figlio che hanno fatto aba e non spiaccicano una parola mentre il mio scrive e legge .. e allora? dovrei andare in giro a sbandierare ai quattro venti che l’aba non funziona?
    invece di unirvi affinchè possiate ottenere le ore che spettano ai vostri figli di intervento ha veramente così importanza stabilire QUI e ORA di quale intervento sia meglio o peggio? ci sono ragazzi e ragazze che hanno tratto beneficio dalla dieta senza glutine … dovete tenerne conto e rispettare le scelte di quella famiglia. Ormai i genitori possono navigare in internet e trovare tutto quello che serve sapere sull’autismo http://www.specialeautismo.it/servizi/menu/dinamica.aspx?idArea=17006&idCat=17013&ID=17019&TipoElemento=Categoria nessuno li obbliga a seguire la psicomotricità. Semmai si dovrebbero unire le forze affinchè vengano ricnosociuti altri interventi…scusate lo sfogo ma che noia sempre le stesse cose…

  3. Paperinik

     /  16 febbraio 2010

    @ Arduino:

    Tanto per chiarire nel mio commento ho citato la mia esperienza, io non posso parlare certo di un centro che non conosco.

    L’affermazione che invece mi colpisce è che lei dice di conoscere l’aba da 20 anni. Io le credo, ma quale è il suo livello di conoscenza dell’aba.
    Ha partecipato a workshop? Ha avuto esperienza di bambini che hanno seguito quel tipo di terapia?
    Sa anche io avevo sentito parlare dell’aba e non mi era piaciuta , fino a che sono entrato in contatto con dei genitori che l’avevano scelta come terapia per i figli.
    Credo che per giudicare un metodo lo si debba conoscere per esperienza diretta.

    Lei poi scrive:
    “…..è chiaro che chi vende ABA (a proposito la conosciamo da 20 anni, non è un trattamento nato ieri) abbia tutto l’interesse a dire che le almeno 20 ore che rendono intensivo il trattamento, devono essere fatte da un terapista certificato.”

    Qui mi spiace ma devo contraddirla perché in aba le 20/30 ore settimanali, devono essere sotto la supervisione di un terapista certificato, ma vengono tranquillamente fatte da tutor anche senza esperienze, ma formati dal supervisor stesso, di cui possono far parte gli stessi genitori.

    Io non ho nessun interesse a vendere ABA, anzi vorrei che fosse lo Stato ad offrire tale servizio, ma devo appurare nella mie esperienze che è l’unica terapia intensiva e che offre garanzie. Mi duole constatarlo, anche perché purtroppo uno dei motivi che la rende valida è il fatto che essendo privata è gioco-forza usare i genitori nella terapia, che così diventano veramente i primi terapisti del figlio.

    Vede non c’è niente di personale nei suoi confronti, spesso ho sentito parlare bene del suo centro, mi duole però constatare che continuano a girare pregiudizi nei confronti dell’aba proprio fra gli addetti ai lavori.

  4. FERNANDO BASSI

     /  16 febbraio 2010

    il post parla di tre ore di trattamento fatte presso il centro e di nient’alto: Arduio invece parla di tutt’altro e non delle tre ore

  5. Maurizio Arduino

     /  16 febbraio 2010

    Sento il dovere di intervenire per replicare alla ricostruzione di quanto da me detto durante il convegno di Busto Arsizio. Innanzitutto non c’è stata da parte mia nessuna esaltazione del Centro di Mondovì, non è nel mio stile esaltare quello che faccio. Circa il nostro Centro, chi lo conosce e lo frequenta può apprezzare, criticare e, in generale, dire quel che gli pare in assoluta libertà: chi lo frequenta, appunto. Non chi parla per slogan o senza conoscere la realtà della nostra esperienza. Circa le tre ore alla settimana che ci sarebbero di trattamento presso il nostro centro è chiaro che chi vende ABA (a proposito la conosciamo da 20 anni, non è un trattamento nato ieri) abbia tutto l’interesse a dire che le almeno 20 ore che rendono intensivo il trattamento, devono essere fatte da un terapista certificato. Se la ricostruzione del mio intervento fosse stata corretta, sarebbe anche stato evidente che condivido, come peraltro dicono tutte le Linee Guida internazionali, che il trattamento deve prevedere l’uso di strategie comportamentali, essere intensivo e precoce – e, aggiungo, per tutto l’arco di vita, se necessario. Noi (siamo un servizio pubblico e gratuito) l’intervento intensivo lo cerchiamo di attivare usando le risorse che ci sono in famiglia, a scuola, nel nostro servizio e nel nostro territorio, e lo facciamo per tutti i bambini residenti nel nostro distretto. Altri preferiscono venderlo per chi può comprarselo e considerare il loro intervento come l’unico utile e necessario. Non tutti quelli che praticano interventi ABA la pensano in questo modo: da qualche anno abbiamo un’ottima collaborazione con terapisti ABA che seguono a domicilio bambini da noi seguiti in consulenza, mettendo in rete il lavoro che fanno e confrontandosi con gli operatori sanitari e la scuola. Noi da anni seguiamo bambini con autismo con un programma che si esplica tutti i giorni a casa e a scuola con il supporto degli operatori e il coinvolgimento di genitori e insegnanti (opportunamente formati e orientati, anche con parent training e interventi diretti a scuola e a domicilio). Non nascondo la difficoltà insita nel cercare di applicare un progetto di trattamento a contesti diversi, ma lo sforzo che facciamo da 15 anni è in questa direzione. Da qualche anno ci occupiamo anche di adulti con autismo. Abbiamo privilegiato interventi che sono possibili nella nostra realtà, con le risorse disponibili, e di cui siamo in grado di dimostrare l’efficacia e inoltre abbiamo sempre condiviso con le famiglie del nostro territorio le scelte metodologiche e organizzative. Siamo comunque sempre disponibili ad imparare e a modificare il nostro approccio, se le cose che ci vengono proposte sono concretamente realizzabili in un servizio pubblico, per tutti coloro che ne hanno diritto. Non accetto invece giudizi sommari su affermazioni estrapolate da un discorso più generale e che si basano su preconcetti e non su una conoscenza diretta di ciò di cui si sta parlando.
    Cordiali saluti

    Giuseppe Maurizio Arduino

  6. Marcella Longhetti

     /  14 febbraio 2010

    […]
    Bisognerebbe che il Centro stesso dicesse ai genitori (almeno a quelli con i bambini piccoli):

    “Noi facciamo del nostro meglio, ma i limiti del servizio pubblico ci costringono ad offrire solo poche ore. Potremmo coinvolgere la scuola, ma ci sono tante incognite e – detto tra noi – difficilmente il nostro intervento sara’ intensivo. FATE L’ABA, PERCHE’ IL VOSTRO BAMBINO CRESCE, NON C’E’ TEMPO, BISOGNA AGIRE ORA!“
    […]
    Questa frase è il pensiero che più mi gira per la testa negli ultimi mesi. Le limitazioni del servizio sanitario nazionale dovrebbero essere riconosciute a partire proprio dai bravi professionisti che ci lavorano, e che dovrebbero avere a cuore il futuro dei nostri bambini e non dei loro centri. Ogni attacco alle mancanze dei centri pubblici viene letto come una accusa ai loro dirigenti e responsabili. Se questi ultimi fossero i primi a parlar chiaro tutto sarebbe più facile, soprattutto per noi genitori che già abbiamo un mare di fatiche da affrontare. Mi piace l’articolo per la sua chiarezza (non sono stata al convegno ma non fatico a credere quanto è stato riportato!) e condivido tutti i commenti che ho letto qui sopra.

  7. minguccio73

     /  14 febbraio 2010

    Intervengo per dire la mia su questo argomento, premetto che è solo un mio modo di vedere e forse è anche molto politically uncorrect:
    Io faccio il chirurgo, sono un medico che ha scelto un lavoro in cui si fanno “poche chiacchiere e molta sostanza” (per la natura stessa del lavoro, ve lo immaginate discutere di filosofia mentre un’aorta sanguina?:) )
    Mi stupisco sempre più, ma forse è proprio la natura di noi italiani, che su un argomento come l’autismo in cui l’intervento intensivo e precoce è ORMAI DA TEMPO dimostrato essere uno delle variabili indipendenti più importanti per ottenere dei miglioramenti da questi bimbi indipendentemente dal loro grado di compromissione , si possano fare una marea di parole inconcludenti (dette volgarmente “Pixxe”).
    Una volta smaltito lo shock della diagnosi ed avuto le informazioni necessarie, ed una volta resomi conto che lo stato non ti dà niente di concreto (chi è quell’ingenuo che si fida della frase “Il Centro fornisce direttamente 3 ore, ma noi contiamo molto sulla collaborazione della scuola”? Ovviamente quando esiste un centro: in molte realtà non è nemmeno così), noi come famiglia, non abbiamo neanche interagito con il niente offerto dal SSN, ma ci siamo buttati a capofitto a risolvere il problema con “l’intervento più efficace possibile”, che a parere nostro e della maggior parte della letteratura scientifica è l’ABA.
    Probabilmente noi italiani con il nostro “onanismo mentale” cronico caratteristico e di cui andiamo particolarmente fieri non riusciamo ad evitare di parlare del nulla e di proporlo come miracolosa soluzione. E questo per evitare di vedere la realtà, ovvero che l’unico intervento che in italia si può fare seriamente e con risultati è quello home based e se lo stato vuole aiutare le famiglie deve cercare di supportare le famiglie in questo sforzo e non proporre l’impossibile e l’irraggiungibile.

  8. Paperinik

     /  13 febbraio 2010

    La nostra esperienza a Pistoia dove mia figlia ha seguito un programma Teacch è simile a quella promessa dal dottor Arduino. Dalle 2 alle 4 ore settimanali ( le 4 ore solo ai più grandi), ma con la promessa di coinvolgere la scuola e la famiglia. Dopo 8 mesi il coinvolgimento della scuola è stato pari a zero. Quello della famiglia; ZERO. A quel punto siamo passati all’aba, anche perché nel frattempo abbiamo avuto una connessione ad internet per informarci ed avevamo la sensazione di perdere tempo prezioso(e non era una semplice sensazione).

  9. Emanuela Borrelli

     /  13 febbraio 2010

    condivido le tue perplessità….Mia figlia ha 22 anni e all’età di tre anni è stata valutata dal dr. Enrico Micheli ma solo anni dopo è stata seguita solo in un percorso scolastico… 0 dico ZERO ore di riabilitazione e/o d’intervento settimanale…Solo un’educatrice del centro di Micheli una volta ogni due mesi…tutto lasciato alla famiglia….Gli attrezzi di Micheli sono quelli che forse attivava al suo centro di Agordo. Col sistema sanitario pubblico attualmente non esiste nulla tutto è a carico della famiglia quindi tutto dipende dalle disponibilità finanziarie della famiglia…..

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